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Contro il divario di retribuzione tra donne e uomini

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Contro il divario di retribuzione tra donne e uomini

Il divario di retribuzione tra donne e uomini rappresenta ancora una realtà nell’Unione europea. In questa comunicazione, la Commissione analizza le cause del fenomeno, indica una serie di interventi per porre fine a tale disuguaglianza e invita tutte le parti interessate a dare il loro contributo alla soluzione di tale problema.

ATTO

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 18 luglio 2007 dal titolo Combattere il divario di retribuzione tra donne e uomini [COM(2007) 424 def. - Non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale].

SINTESI

Il trattato di Roma conteneva fin dal 1957 il principio della parità di retribuzione tra lavoratrici e lavoratori. L’art. 157 del trattato CE prevede che gli Stati membri garantiscano l’applicazione del principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro ovvero per un lavoro avente lo stesso valore. Peraltro, la riduzione del divario di retribuzione figura tra gli obiettivi della strategia europea per la crescita e l’occupazione.

Nella pratica, la situazione rimane però problematica. All’interno dell’Unione, le donne continuano a guadagnare in media il 16,2% in meno degli uomini per ora di lavoro (Eurostat 2011), nonostante prove evidenti di progressi significativi in termini di formazione e di esperienza professionale. Tali cifre dimostrano il persistere del divario di retribuzione fra donne e uomini, che finora si sta riducendo solo a un ritmo molto lento.

La maggior parte delle cause di tale divario non è riconducibile a fattori oggettivi. In tutti gli Stati membri le donne non solo superano meglio il percorso scolastico ma rappresentano la maggioranza dei diplomi dell’insegnamento superiore. Non è quindi spiegabile come esse non ottengano migliori condizioni sul mercato del lavoro e non si comprende come il loro potenziale produttivo non venga maggiormente sfruttato.

L’azione volta a ridurre il divario di retribuzione tra donne e uomini non rientra nelle possibilità di intervento della Commissione europea. Per tale motivo è necessaria una mobilitazione di tutte le parti interessate, soprattutto per quanto riguarda gli Stati membri e le parti sociali, nelle cui mani si concentra la parte essenziale del potere decisionale e di intervento in questa materia.

Un fenomeno complesso e persistente

Le differenze di retribuzione possono essere spiegate in base a una serie di fattori quali:

  • caratteristiche individuali (età, livello d’istruzione, esperienza acquisita);
  • elementi connessi all’occupazione (professione, tipo di contratto o condizioni di lavoro);
  • aspetti riguardanti direttamente l’impresa (settore d’attività, dimensione).

Possono esistere del pari casi di discriminazione nei quali una donna può ricevere per uno stesso lavoro una retribuzione inferiore a quella percepita da un collega.

Il divario di retribuzione è anche il risultato di disuguaglianzeconnesse al mercato del lavoro :

  • la segregazione orizzontale: le donne si concentrano in un numero molto più ristretto di settori e di professioni, rispetto agli uomini, generalmente meno retribuiti e meno valorizzati;
  • la segregazione verticale: le donne vengono impiegate principalmente su posti molto meno retribuiti e incontrano maggiori ostacoli per la loro carriera professionale (soltanto un terzo delle donne sono quadri nelle imprese dell’UE);
  • le tradizionie gli stereotipi: questi influenzano in particolare le scelte nei percorsi dell’istruzione, la valutazione e la classificazione delle professioni, nonché la partecipazione all’occupazione;
  • la difficile conciliazione tra la vita privata e la vita professionale che comporta spesso per le donne un lavoro a tempo parziale e interruzioni ripetute di carriera, con conseguenze importanti per quanto riguarda la loro evoluzione professionale.

Le statistiche mostrano che il divario di retribuzione dipende dall’età, dal titolo di studio e dagli anni di esperienza: le differenze di retribuzione superano il 30% nella forbice di età da 50 a 59 anni (nel 7% dei casi ciò vale per le persone di età inferiore a 30 anni); superano del pari il 30% presso i diplomati del ciclo superiore e non superano il 13% presso i lavoratori che hanno ultimato il ciclo secondario inferiore. Tali differenze possono raggiungere il 32% presso i lavoratori che hanno trenta anni di attività in un’impresa, mentre il divario di retribuzione si limita al 22% tra i dipendenti che hanno un’anzianità da uno a cinque anni.

Combattere la disuguaglianza di retribuzione tra donne e uomini

Al fine di contribuire efficacemente alla riduzione del divario di retribuzione tra donne e uomini, la Commissione indica gli orientamenti seguenti:

  • applicare meglio la normativa esistente, svolgendo azioni di sensibilizzazione;
  • sfruttare appieno la strategia europea per la crescita e l’occupazione, grazie segnatamente al sostegno finanziario europeo in tutte le sue forme (Fondi strutturali);
  • promuovere la parità di retribuzione presso i datori di lavoro, facendo appello al loro senso di responsabilità sociale;
  • sostenere lo scambio di buone prassi a livello comunitario, associandovi le parti sociali.

Contesto

L’eliminazione del divario di retribuzione tra donne e uomini costituisce uno degli elementi centrali della politica europea in materia di uguaglianza dei generi ed è affrontata da molti strumenti legislativi e linee guida dell’Unione:

  • legislazione riguardante l’applicazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in termini di lavoro e occupazione;
  • la Strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015, che segue la Tabella di marcia sullo stesso tema (2006-2010);
  • i Patti europei per l’uguaglianza tra donne e uomini adottati dal Consiglio nel 2006 e nel 2011; ecc.

ATTI COLLEGATI

Raccomandazione 2014/124/UE della Commissione, del 7 marzo 2014, sul potenziamento del principio della parità retributiva tra donne e uomini tramite la trasparenza [Gazzetta ufficiale L 69 dell’8.3.2014].

La raccomandazione fornisce linee guida agli Stati membri per sostenerli nel miglioramento dell’applicazione del principio della parità retributiva tra donne e uomini. Le misure proposte sono le seguenti:

  • promuovere la trasparenza nei salari;
  • rafforzare il ruolo degli organismi nazionali responsabili della promozione della parità in merito alla discriminazione sulla retribuzione;
  • aumentare il controllo sull’applicazione del principio della parità retributiva e delle misure attraverso le quali combattere la discriminazione sulla retribuzione;
  • realizzare campagne di sensibilizzazione riguardanti il principio della parità retributiva.

Relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sull’applicazione della direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (COM(2013) 861 final) [Non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale].

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 21 settembre 2010, Strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015 [ COM(2010) 491 def. - Non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale].

Direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego ( GU L 204 del 26.7.2006, p. 23 ).

Ultima modifica: 10.06.2014

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