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COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI Per una rinascita industriale europea

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52014DC0014

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI Per una rinascita industriale europea /* COM/2014/014 final */


COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI

Per una rinascita industriale europea

1. INTRODUZIONE

L'Unione europea emerge dalla recessione più lunga che abbia mai sperimentato. Il PIL dell'UE28 è cresciuto dello 0,2% nel terzo trimestre del 2013. L'inversione che si constata nella percezione del mondo imprenditoriale e gli indicatori di fiducia suggeriscono che le riforme strutturali, i miglioramenti sul piano della governance macroeconomica e le misure adottate nel settore finanziario sono riusciti a stabilizzare l'economia europea. L'UE è sulla giusta via, ma la ripresa rimane modesta e la Commissione prevede per il 2014 una crescita del PIL pari all'1,4% nell'UE28 con tassi di disoccupazione vicini all'11% per il prossimo biennio. Questo è il motivo per cui stimolare la crescita e la competitività per sostenere e rafforzare la ripresa e raggiungere gli obiettivi dell'agenda Europa 2020 è diventata la priorità essenziale per la Commissione e per gli Stati membri dell'UE.

La crisi ha ribadito l'importanza dell'economia reale e di una solida base industriale. Le interazioni dell'industria con il resto del tessuto economico europeo vanno ben al di là della sola attività manifatturiera e abbracciano, a monte, le materie prime e le forniture energetiche e, a valle, i servizi alle imprese (ad esempio logistica), i servizi ai consumatori (ad esempio servizi post vendita per i beni durevoli) o il turismo. Le attività industriali sono integrate in catene di valore sempre più ricche e complesse cui partecipano grandi corporazioni industriali e piccole o medie imprese (PMI) attive nei diversi settori e paesi.

L'importanza economica delle attività industriali è molto maggiore di quella suggerita dalla quota del PIL attribuibile all'industria manifatturiera. L'industria è all'origine di più dell'80% delle esportazioni europee e dell'80% delle attività di ricerca e innovazione condotte da privati. Più o meno un posto di lavoro su quattro nel settore privato appartiene all'industria e si tratta spesso di posti di lavoro altamente qualificati. Inoltre, ogni nuovo posto di lavoro creato nell'industria manifatturiera è all'origine di 0,5-2 posti di lavoro in altri settori[1]. La Commissione ritiene che una salda base industriale sia della massima importanza per il recupero della competitività dell'economia europea.

Nel complesso l'industria dell'UE ha fatto prova di resilienza al cospetto della crisi economica. L'industria europea è leader mondiale sul piano della sostenibilità e produce un surplus commerciale di 365 miliardi di EUR attraverso gli scambi di prodotti manifatturieri (1 miliardo di EUR al giorno)[2] generato essenzialmente da un certo numero di settori a tecnologia medio alta. In questi rientrano l'industria automobilistica, quella dei macchinari e delle attrezzature, l'industria farmaceutica, chimica, aeronautica, spaziale nonché le industrie creative e i prodotti di alta gamma in diversi altri settori, compreso quello alimentare.

Il retaggio lasciato dalla crisi resta però gravoso: dal 2008 sono andati perduti 3,5 milioni di posti di lavoro, la quota delle attività manifatturiere rispetto al PIL è scesa nell'ultimo anno dal 15,4 % al 15,1 %[3] e la resa produttiva dell'UE continua a deteriorarsi rispetto a quella dei concorrenti.

Due recenti relazioni della Commissione[4] hanno identificato diversi punti deboli che rallentano la crescita. La domanda interna rimane debole e ne consegue una contrazione dei mercati domestici delle imprese europee e un rallentamento degli scambi intraunionali in seguito alla crisi. L'ambiente imprenditoriale è migliorato nel complesso nell'UE, ma i progressi rimangono diseguali. La scarsa flessibilità dei meccanismi amministrativi e normativi, le rigidità di certi mercati del lavoro ed un'integrazione subottimale sul mercato interno continuano a frenare il potenziale di crescita delle imprese, soprattutto delle PMI. Gli investimenti nella ricerca e nell'innovazione rimangono troppo bassi rallentando l'indispensabile modernizzazione delle nostra base industriale e creando pastoie alla competitività futura dell'UE. Le imprese dell'UE si trovano ad affrontare prezzi energetici superiori a quelli pagati dai nostri principali concorrenti[5] e hanno difficoltà ad accedere a condizioni abbordabili a fattori produttivi basilari come ad esempio le materie prime, la manodopera qualificata e il capitale.

Su questo sfondo la Commissione porta avanti una politica industriale integrata come delineato nelle comunicazioni sulla politica industriale del 2010 e del 2012[6] ed ha emanato all'indirizzo degli Stati membri, nel contesto del Semestre europeo, raccomandazioni per stimolare la crescita. La piena implementazione di questo approccio politico a livello europeo e nazionale è essenziale se si vuole assicurare la nostra competitività futura e incrementare il nostro potenziale di crescita. Per essere efficaci gli interventi politici devono essere ben coordinati e coerenti a tutti i livelli, da quello regionale a quello unionale.

In quanto contributo al dibattito sulla politica industriale condotto in seno al Consiglio europeo la presente comunicazione delinea le principali priorità della Commissione in tema di politica industriale. Essa attinge all'Analisi annuale della crescita, fa un quadro delle azioni già intraprese e prospetta nuove azioni selezionate per velocizzare il raggiungimento di queste priorità. Essa indica che la politica industriale e le altre politiche dell'UE stanno diventando progressivamente sempre più integrate come risulta dalla comunicazione faro sulla politica industriale del 2010, di qui l'importanza di portare avanti questo processo di mainstreaming. Ciò che più conta, la presente comunicazione ribadisce l'importanza dell'implementazione piena ed efficace della politica industriale nell'UE e si prefigge di facilitare tale compito.

In questo processo di implementazione delle riforme per migliorare la competitività gli Stati membri sono chiamati a svolgere un ruolo fondamentale. Lo sviluppo di nuovi strumenti come i "Partenariati per la crescita, l'occupazione e la competitività" può essere estremamente utile per migliorare l'efficacia dell'attuazione di tali riforme[7].

2. UN MERCATO UNICO EUROPEO INTEGRATO: CREARE UN AMBIENTE ATTRAENTE PER LE IMPRESE E LA PRODUZIONE

Il mercato interno rimane il pilastro del successo economico dell'UE. A metà degli anni '80 il mercato interno ha cambiato le aspettative dell'economia europea e, dopo la crisi, esso può svolgere di nuovo questo ruolo per rivitalizzare l'economia dell'UE in modo da fare dell'UE un luogo attraente per la produzione di beni e servizi.

Il mercato interno assicura alle imprese unionali un grande mercato domestico, agevola i miglioramenti sul piano della produttività, riducendo i costi dei fattori produttivi e dando spazio a  processi aziendali più efficienti, e incrementa i ritorni dell'innovazione. Ma il mercato interno presenta ancora notevoli potenzialità di crescita e la sua ulteriore semplificazione può ancora migliorare l'efficienza economica. Un consolidamento del mercato interno può accelerare il cambiamento tecnologico. L'integrazione più salda delle imprese dell'UE nelle catene di valore regionali e globali è essenziale per realizzare guadagni di produttività. Norme europee concepite oculatamente e introdotte tempestivamente possono accelerare la diffusione dell'innovazione. Anche le riforme unionali nel campo dei diritti di proprietà intellettuale incoraggeranno la creatività e l'innovazione. Ma sprigionare appieno le potenzialità del mercato interno comporta una migliore integrazione delle reti infrastrutturali, una migliore implementazione e semplificazione delle regole che si applicano ai beni e ai servizi e un quadro normativo prevedibile e stabile affiancato da un'amministrazione pubblica moderna ed efficiente.

2.1. Completare l'integrazione delle reti: reti d'informazione, reti energetiche e di trasporti

Il mercato interno non può funzionare senza intoppi se non dispone di una struttura integrata. L'Atto per il mercato unico II ha prospettato quattro azioni per promuovere lo sviluppo dei trasporti marittimi, aerei e su rotaia nonché un'iniziativa per rafforzare l'implementazione e l'enforcement del Terzo pacchetto energia al fine di liberalizzare e integrare i mercati europei dell'energia. Agli inizi del 2013 la Commissione ha proposto il Quarto pacchetto ferroviario per agevolare per gli operatori ferroviari la possibilità di accedere al mercato dell'UE e di operarvi[8]. Nel settore marittimo la Commissione ha delineato, nel luglio 2013, piani per alleggerire le formalità doganali che gravano sulle navi, riducendo la burocrazia, abbreviando i tempi in porto e rendendo più competitivo il settore. La Commissione sta inoltre prendendo misure attive per far rispettare negli Stati membri gli obblighi attinenti al Cielo unico europeo[9]. Attualmente l'adozione, la piena implementazione e/o l'enforcement di queste iniziative subiscono ritardi.

Lo sviluppo di un mercato interno dell'energia richiede sia la piena attuazione del quadro legislativo ad opera di tutti gli Stati membri sia reti energetiche integrate che dovrebbero promuovere la concorrenza sul mercato interno e ridurre i costi energetici sostenuti dalle imprese europee. Occorrono investimenti significativi per modernizzare l'infrastruttura energetica dell'Europa, connettere le "isole" energetiche, rendere possibili i flussi di energia sul mercato interno e permettere all'industria dell'UE di beneficiare di una maggiore sicurezza delle forniture e di prezzi più bassi[10].

L'infrastruttura dell'UE deve rispondere alla domanda della società e integrare il cambiamento tecnologico. La diffusione di veicoli e navi puliti costituisce una sfida importante per l'industria dell'UE che lotta per mantenere il suo vantaggio concorrenziale. Questo sviluppo è legato sia alla disponibilità di nuove tecnologie sia all'installazione delle infrastrutture necessarie per gli utilizzatori. L'adozione della proposta di direttiva[11] sullo sviluppo di un'infrastruttura per i combustibili alternativi demanderà agli Stati membri la messa a punto di un'infrastruttura minima per i combustibili alternativi, tra cui punti di ricarica elettrica dalle interfacce basate su standard comuni.

La Commissione invita il Consiglio e il Parlamento europeo ad adottare questa proposta all'inizio del 2014.

Come menzionato nelle conclusioni del Consiglio europeo dell'ottobre 2013, i prodotti e servizi digitali sono molto importanti per fare avanzare l'industria europea. Per sostenere lo sviluppo dei servizi di comunicazione la Commissione ha proposto nel settembre 2013 un programma ambizioso relativo a un mercato unico delle telecomunicazioni che si prefigge di promuovere gli investimenti e di fare il necessario per ridurre ulteriormente la frammentazione normativa nell'UE promuovendo nel contempo la concorrenza nella fornitura di banda larga.

Al di là degli sviluppi infrastrutturali, la convergenza delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione con le reti energetiche e logistiche crea nuove opportunità e sfide per l'industria. La sfida consiste nel mettere in campo reti digitali  con il livello di sicurezza e di resilienza necessario per sostenere le imprese nelle loro operazioni. L'impatto di questi cambiamenti inizia a farsi sentire e creerà opportunità sul mercato, segnatamente nel campo delle tecnologie abilitanti fondamentali. L'impostazione delle reti intelligenti richiederà inoltre un quadro normativo ad hoc come anche lo sviluppo di appropriate norme di interoperabilità. L'UE, gli Stati membri, le regioni e l'industria sono tutti chiamati a svolgere il loro ruolo per promuovere la digitalizzazione dei processi aziendali e sviluppare la dimensione industriale dell'agenda digitale.

Le infrastrutture spaziali e le applicazioni e i servizi industriali correlati presentano potenzialità per stimolare la competitività dell'industria, generare crescita e creare posti di lavoro. L'UE deve svolgere un importante ruolo in questo ambito poiché il costo elevato dei progetti spaziali incentiva gli Stati membri a economizzare le risorse mettendo in comune i loro investimenti e traendo tutti vantaggio delle opportunità che ne derivano. In cooperazione con gli Stati membri e con le pertinenti organizzazioni e agenzie [come ad esempio l'Agenzia spaziale europea e l'Agenzia europea del sistema globale di navigazione satellitare (GSA)], la Commissione sta completando le infrastrutture spaziali dei suoi progetti faro, Galileo e Copernicus, nel contesto del prossimo quadro di pianificazione finanziaria pluriennale. Essa proporrà norme atte a creare le condizioni tecnologiche e regolamentari per il loro sfruttamento commerciale.

A titolo prioritario la Commissione invita il Consiglio e il Parlamento ad adottare e implementare le misure summenzionate e la legislazione in tema di informazione, energia, trasporti, spazio e reti di comunicazione nell'UE, dando seguito alle proposte formulate dalla Commissione.

Un ritardo nella messa a disposizione di queste infrastrutture pregiudicherà la nostra competitività futura. Poiché l'attuale contesto economico non è favorevole agli investimenti di lungo periodo la Commissione farà ulteriormente uso delle obbligazioni di progetto (project bond) per agevolare il finanziamento di questi progetti infrastrutturali.

2.2.      Un mercato interno dei beni e dei servizi aperto e integrato

La Commissione ha dato un nuovo impulso all'integrazione del mercato dell'UE attraverso l'Atto per il mercato unico I e II e invita i colegislatori ad adottare le proposte ivi contenute, in particolare il pacchetto sulla vigilanza del mercato e sulla sicurezza dei prodotti.

La Commissione continua a promuovere attivamente un mercato dei beni privo di compartimentazioni. Dal riesame del mercato interno dei beni industriali è emerso che tale mercato funziona adeguatamente[12]. L'industria si è avvantaggiata del suo sviluppo e gli scambi intraunionali di prodotti manifatturieri sono aumentati nel corso degli anni. L'iniziativa relativa al mercato unico dei prodotti verdi propone una serie di azioni per smorzare i problemi che insorgono in relazione alla libera circolazione di tali prodotti[13]. Se però gli Stati membri non faranno di più per dare attuazione al quadro attuale, le imprese continueranno ad affrontare costi inutilmente elevati e differenziali di prezzo che rischiano di aumentare. La Commissione assicurerà che l'armonizzazione venga fatta rispettare e si concentrerà in primo luogo sull'attuazione e sull'enforcement del quadro legislativo in vigore oltre ad agevolare la partecipazione delle PMI al mercato interno.

La comunicazione "Una prospettiva per il mercato interno dei prodotti industriali" presenta le azioni utili per pervenire a un mercato interno maggiormente integrato grazie alla razionalizzazione del quadro normativo esistente. La Commissione contemplerà l'eventualità di elaborare una proposta legislativa sulle modalità per snellire e armonizzare le sanzioni economiche di natura amministrativa o civile applicabili in caso di inottemperanza alla legislazione dell'Unione in tema di armonizzazione al fine di assicurare la parità di trattamento di tutte le imprese sul mercato interno dei prodotti industriali. Si procederà a rafforzare la rete Enterprise Europe per dare maggiore sostegno alle PMI sul mercato interno e sviluppare ulteriormente l'assistenza nell'accesso ai finanziamenti, migliorare la loro efficienza energetica e sul piano delle risorse e accrescere la capacità di gestione dell'innovazione delle PMI.

L'industria commercia sia beni che servizi. La piena applicazione della direttiva Servizi rimane un fattore importante per la competitività industriale dell'Europa. Vi è un chiaro squilibrio tra il livello d'integrazione del mercato dei beni e di quello dei servizi e se si vuole che l'industria riesca effettivamente a modernizzarsi si deve ulteriormente migliorare il funzionamento del mercato interno dei servizi[14].

Molto è già stato realizzato, ma gli Stati membri devono ancora completare le riforme e migliorare l'implementazione delle regole del mercato interno in certi ambiti. Già nella sua comunicazione del 2012[15] la Commissione europea aveva invitato gli Stati membri a fare ulteriori sforzi ai fini di un'ambiziosa attuazione della direttiva Servizi. La piena implementazione della direttiva Servizi migliorerebbe notevolmente il buon funzionamento del mercato interno, in particolare a vantaggio dei paesi di dimensioni medie o piccole e dei consumatori. Il potenziamento della competitività potrebbe sfociare in un beneficio economico complessivo pari a circa il 2,6% del PIL dell'UE. I progressi in tale direzione vengono monitorati nel contesto del Semestre europeo e la Commissione ha intavolato un dialogo con gli Stati membri per raggiungere gli obiettivi concordati sul piano politico.

La competitività dell'industria trarrebbe vantaggio da un mercato interno dei servizi maggiormente integrato, soprattutto per quanto concerne i servizi alle imprese che rappresentano circa il 12% del valore aggiunto nell'UE. Questo è un buon esempio di un ambito in cui il mainstreaming della competitività industriale può contribuire ad accrescere la competitività complessiva dell'economia dell'UE. I servizi alle imprese dovrebbero essere adeguatamente presi in conto all'atto di concepire e implementare le strategie di politica industriale. In seguito alla comunicazione del 2012 sulla politica industriale la Commissione, all'inizio del 2013, ha istituito un Gruppo ad alto livello sui servizi alle imprese. Quando questo emanerà nel marzo 2014 le proprie raccomandazioni la Commissione esaminerà la necessità di un'azione ulteriore.

Il neoaggiornato Sistema europeo di normalizzazione verrà monitorato da vicino per determinare se debba essere ulteriormente adattato al contesto in rapido cambiamento affinché possa contribuire agli obiettivi strategici dell'Europa, in particolare nel campo della politica industriale, dei servizi, dell'innovazione e dello sviluppo tecnologico.

Inoltre, un'efficace definizione degli standard e la tutela della proprietà intellettuale (cui corrisponde il 50% del totale di asset intangibili nell'UE) sono essenziali per promuovere l'innovazione e lo sviluppo di nuovi settori tecnologici. La Commissione seguirà da vicino il dibattito in corso sull'uso e sul ruolo dei diritti di proprietà intellettuale nell'ambito delle norme e valuterà se sia il caso di affrontare la questione con un'iniziativa ad hoc.

2.3. Ambiente imprenditoriale, quadro normativo e pubblica amministrazione nell'UE

Nell'UE la competitività si è sempre basata su un quadro istituzionale saldo e prevedibile, su un'infrastruttura qualitativamente valida, su una forte base di conoscenze tecnologiche e su una manodopera sana e qualificata. L'Europa si trova da sempre ben piazzata nella graduatoria delle zone del mondo in cui realizzare transazioni commerciali e produrre beni, ma sta ora perdendo competitività rispetto ad altre regioni del mondo[16].

Il fatto che il mercato interno (particolarmente quello dei servizi) non sia pienamente integrato è un fattore che contribuisce in misura importante a rallentare i guadagni di produttività. Nel complesso l'Europa non è stata sufficientemente capace di adattarsi all'evolversi delle circostanze. Gli oneri amministrativi e la complessità normativa vengono eliminati a un ritmo troppo lento e diseguale e certi mercati del lavoro non sono sufficientemente flessibili. In seguito alla crisi finanziaria la riduzione della leva finanziaria continua a minare la fiducia delle imprese e a rallentare gli investimenti e l'apertura di nuovi crediti alle imprese nuocendo in tal modo alla modernizzazione dell'industria unionale.

La Commissione segue regolarmente l'andamento della competitività e il contesto imprenditoriale dell'UE, segnatamente nell'ambito del processo del Semestre europeo e attraverso le relazioni degli Stati membri in tema di competitività in forza dell'articolo 173 del TFUE. Da certe relazioni recenti emergono segnali di miglioramento via via che le riforme strutturali iniziano a far presa, ma i progressi risultano diseguali tra i diversi Stati membri.

Dal 2014, la "Relazione sull'andamento e sulle politiche in materia di competitività degli Stati membri" in forza dell'articolo 173 del TFUE verrà rafforzata per valutare e correlare chiaramente l'impatto dei miglioramenti dell'ambiente imprenditoriale con i risultati reali in materia di competitività registrati negli Stati membri e si estenderà il campo di applicazione delle relazioni attuali per monitorare gli sforzi realizzati a livello nazionale al fine di integrare gli aspetti della competitività negli altri ambiti politici[17].

A livello dell'UE la Commissione continua a migliorare la qualità della legislazione e del contesto normativo per renderli più adeguati, stabili e prevedibili. L'attuazione del Programma di controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione (REFIT) e il follow-up dei 10 principali oneri normativi (quali percepiti dalle organizzazioni imprenditoriali e dagli stakeholder) semplificheranno la legislazione dell'UE e ridurranno gli oneri normativi che gravano sulle imprese. Le prove di concorrenzialità sono state pienamente integrate nelle valutazioni d'impatto che la Commissione realizza in merito a tutte le principali proposte che presentano effetti significativi per la competitività. Studi sulle valutazioni dei costi cumulativi sono stati già realizzati in diversi settori (acciaio, alluminio) e verranno applicati ad altri (ad esempio industrie chimiche e industria del legno) per stimare ex-post i costi cumulativi dei diversi filoni della normativa nazionale e unionale per i settori industriali. Nel 2014 si perfezionerà un check-up della legislazione nel settore della raffinazione del petrolio. In futuro la Commissione procederà gradualmente ad effettuare un ampio riesame della competitività e dei quadri normativi in ciascuna delle principali catene di valore industriali facendo leva su check-up e su valutazioni dei costi cumulativi[18].

La Commissione invita gli Stati membri ad adottare misure analoghe a livello nazionale per far sì che le loro politiche contribuiscano ad accrescere la competitività in tutta l'UE. La Commissione monitorerà i progressi compiuti in questo ambito.

Vi sono notevoli variazioni nell'approccio che le amministrazioni pubbliche dei 28 Stati membri seguono in relazione al settore privato. Per consentire a tutti gli Stati membri di far tesoro delle esperienze altrui, la Commissione presenterà un'iniziativa in tema di amministrazioni pubbliche per la crescita tramite la quale presenterà un'ampia rassegna delle pratiche ottimali seguite nelle amministrazioni pubbliche di tutta l'UE, in particolare per quanto concerne gli strumenti di pubblica amministrazione on-line e gli appalti pubblici.

3. MODERNIZZAZIONE INDUSTRIALE: INVESTIRE NELL'INNOVAZIONE, NELLE NUOVE TECNOLOGIE, NEI FATTORI PRODUTTIVI E NELLE COMPETENZE

In presenza di risorse naturali ed energetiche scarse e di obiettivi sociali e ambientali ambiziosi le imprese dell'UE non sono in grado di concorrere sul piano dei prezzi bassi e dei prodotti di bassa qualità. Esse devono usare la leva dell'innovazione, della produttività, dell'uso efficiente delle risorse e dell'elevato valore aggiunto per poter competere sui mercati globali. Il vantaggio competitivo dell'Europa nell'economia mondiale continuerà a fondarsi su beni e servizi ad elevato valore aggiunto, sulla gestione efficace delle catene di valore e sull'accesso ai mercati di tutto il mondo. L'innovazione e il progresso tecnologico rimarranno pertanto la principale fonte di competitività per l'industria dell'UE. Per tale motivo si dovranno compiere ulteriori sforzi per raggiungere l'obiettivo di Europa 2020 consistente nello spendere il 3% del PIL per la ricerca e lo sviluppo (R&S).

In particolare le tecnologie digitali sono al centro degli aumenti di produttività dell'industria europea. Il loro potere di trasformazione e il loro crescente impatto in tutti i settori stanno ridefinendo i tradizionali modelli imprenditoriali e produttivi e sfoceranno in una gamma potenziale di nuovi prodotti e, in particolare, di innovazioni sul piano dei servizi realizzate dall'industria ("servitizzazione delle imprese"). Nell'economia globale è in corso una transizione digitale ragion per cui la politica industriale deve integrare le nuove opportunità tecnologiche come ad esempio il cloud computing, i megadati e gli sviluppi della catena di valore dei dati, le loro applicazioni industriali in internet, le fabbriche intelligenti, la robotica, la stampa e il design 3-D.

3.1. Stimolare gli investimenti nell'innovazione e nelle nuove tecnologie

Dal manifestarsi della crisi economica il crollo dei livelli di investimento nell'innovazione è un'importante fonte di preoccupazione per il futuro industriale dell'Europa.

La Commissione ha messo a disposizione degli Stati membri, delle regioni e dell'industria una parte crescente dei suoi strumenti politici, regolamentari e finanziari per stimolare gli investimenti nell'innovazione. Il programma Orizzonte 2020, in particolare attraverso il suo pilastro "Leadership industriale", fornirà fino a 80 miliardi di EUR per la ricerca e l'innovazione. In ciò rientra anche il sostegno alle tecnologie abilitanti fondamentali che ridefiniranno le catene di valore globali, accresceranno l'efficienza nell'uso delle risorse e riconfigureranno la divisione internazionale del lavoro. Per facilitare la commercializzazione dei risultati della ricerca, Orizzonte 2020 finanzierà anche prototipi e progetti dimostrativi viciniori al mercato rispetto a quelli sostenuti sinora. Un elemento essenziale del nuovo programma quadro consiste nell'unione delle forze con il settore privato attraverso partenariati pubblico-privati in ambiti industriali essenziali al fine di stimolare ulteriori investimenti privati.

Inoltre, con l'adozione del nuovo quadro finanziario pluriennale 2014-2020, sono disponibili per gli Stati membri Fondi strutturali e di investimento europei (fondi ESI) per un importo di almeno 100 miliardi di EUR per finanziare l'investimento nell'innovazione, in linea con le priorità della politica industriale. Nel periodo 2014-2020 gli investimenti nell'innovazione a valere sui fondi ESI saranno ispirati al concetto di "specializzazione intelligente" per consentire agli Stati membri e alle regioni di concentrare gli investimenti sui loro vantaggi comparativi e incoraggiare la creazione di catene di valore trans-europee. Molte delle tematiche proposte dagli Stati membri e dalle regioni nell'ambito delle strategie di specializzazione intelligente interessano i sei ambiti strategici identificati nella politica industriale con il risultato che a disposizione delle regioni vi è un consistente pacchetto di finanziamenti.

Via via che gli Stati membri si adoperano per stimolare gli investimenti in settori industriali strategici la Commissione modernizza il quadro degli aiuti di Stato per R&S&I e riforma le regole in materia di appalti pubblici per creare una massa critica sul lato della domanda e migliorare l'efficienza nell'allocazione delle risorse nel pieno rispetto delle regole in materia di concorrenza e di mercato interno.

La necessità di accelerare gli investimenti nelle tecnologie di punta in settori in rapida crescita è il motivo principale che sottende la decisione della Commissione di identificare, nella comunicazione sulla politica industriale del 2012, i sei settori in cui vanno incoraggiati gli investimenti.

Questi settori trasversali strategici sono: processi di fabbricazione avanzati, tecnologie abilitanti fondamentali, veicoli e trasporti puliti, bioprodotti, costruzione sostenibile e materie prime nonché reti intelligenti. I lavori delle sei task-force istituite un anno fa hanno consentito alla Commissione di identificare le opportunità, ma anche gli ostacoli, in materia di innovazione che richiedono un ulteriore intervento a livello politico. Sulla base di tali lavori la Commissione perseguirà le seguenti priorità:

· processi di fabbricazione avanzati: attuare la comunità della conoscenza e dell'innovazione su processi di fabbricazione a valore aggiunto e istituire un partenariato pubblico/privato per l'industria dai processi sostenibili facendo leva sull'efficienza nell'uso delle risorse e sull'efficienza energetica, sulle fabbriche del futuro, sulla fotonica e la robotica, sul miglioramento della capacità d'innovazione e della competitività del settore manifatturiero europeo. L'integrazione delle tecnologie digitali nel processo di fabbricazione costituirà una priorità nell'ambito dei lavori futuri considerata l'importanza dell'internet industriale. L'uso dei megadati verrà sempre più integrato nel processo di fabbricazione[19];

· tecnologie abilitanti fondamentali (KET): questa task-force sta lavorando all'identificazione di potenziali progetti KET d'interesse europeo in diversi ambiti, come ad esempio le batterie, i materiali intelligenti, la produzione ad alto rendimento e i bioprocessi industriali, l'agevolazione di un accesso paneuropeo delle PMI all'infrastruttura tecnologica nonché l'ulteriore valorizzazione delle possibilità contenute nel memorandum d'intesa firmato con la Banca europea per gli investimenti;

· bioprodotti: garantire l'accesso a materie prime sostenibili e a prezzi di mercato mondiali per la produzione di bioprodotti. Ciò richiederà l'applicazione del principio a cascata nell'uso della biomassa e l'eliminazione delle eventuali distorsioni nell'allocazione della biomassa per usi alternativi, distorsioni che potrebbero risultare dai meccanismi di aiuto e d'altro genere attivati a favore dell'uso della biomassa per altri fini (ad esempio energetici)[20];

· veicoli e navi puliti: adozione e piena attuazione della proposta della Commissione sull'infrastruttura per i combustibili alternativi, dando attuazione all'iniziativa Veicoli verdi e alle altre iniziative di Orizzonte 2020 che promuovono trasporti puliti ed efficienti sul piano energetico, perseguono la messa a punto di norme globali per gli autoveicoli elettrici e implementano le priorità identificate nell'ambito di CARS 2020;

· costruzione sostenibile e materie prime: costituire una capacità creditizia della BEI per un importo di 25 miliardi di EUR finalizzata all'efficienza energetica nell'edilizia residenziale e migliorare il riciclaggio e la gestione sostenibili dei residui nel settore della costruzione;

· reti intelligenti e infrastruttura digitale: definire ulteriori obiettivi per lo sviluppo di componenti di reti intelligenti; rivedere e ampliare i mandati di normazione e sviluppare e fornire orientamenti sugli indicatori di rendimento[21]. Il software di infrastruttura e il software di connettività per l'internet industriale costituiscono un ambito prioritario alla luce della loro crescente importanza e dovrebbero contribuire ad integrare processi ad alto rendimento, compreso il cloud computing.

Prendendo le mosse dal lavoro delle task force la Commissione propone agli Stati membri di combinare gli strumenti di politica regionale e industriale per creare piattaforme di specializzazione intelligente al fine di aiutare le regioni ad avviare programmi di specializzazione intelligente agevolando i contatti tra le imprese e i cluster e aprendo l'accesso alle tecnologie innovative e alle opportunità di mercato.

Infine, sulla base di un'analisi dei punti di forza industriali dell'Europa e dei suoi principali asset la Commissione esaminerà i settori dell'attività industriale nei quali l'Europa godrà probabilmente in futuro di un vantaggio competitivo. Il monitoraggio delle tendenze degli investimenti svolgerà inoltre un ruolo sempre più importante nell'ambito della valutazione effettuata nel contesto del Semestre europeo.

3.2. Accrescere la produttività e l'efficienza nell'uso delle risorse e agevolare l'accesso a fattori di produzione abbordabili

Le imprese dell'UE devono avere accesso a fattori produttivi essenziali in modo sostenibile e nei migliori termini possibili, ma si registrano ancora notevoli problemi sui mercati dei capitali, dell'energia e delle materie prime.

a) Accesso ai finanziamenti

Le riforme normative sui mercati finanziari, una politica monetaria assennata e la nuova struttura di supervisione assicurata dall'Unione bancaria sono riuscite a ripristinare la stabilità finanziaria. Ma la scarsa propensità agli investimenti da parte delle banche rende difficile per le imprese accedere al credito bancario, soprattutto per le PMI negli Stati membri in cui la crisi ha avuto effetti particolarmente duri.

Gli interventi politici contribuiscono ad alleviare il fabbisogno di capitale a fini specifici. Nel 2014-2020 la politica di coesione continuerà a fornire un accesso ai finanziamenti per le imprese attraverso l'uso di strumenti finanziari. Il nuovo periodo di programmazione contempla, oltre agli strumenti finanziari tradizionali posti in atto a livello nazionale/regionale o transnazionale o transfrontaliero, la possibilità di fornire risorse a strumenti finanziari istituiti a livello unionale. In ciò rientra l'iniziativa PMI, che rappresenta uno strumento di condivisione del rischio con copertura attraverso garanzie dell'UE, come richiesto dal Consiglio europeo dell'ottobre 2013. Questo è il risultato di un'iniziativa proposta dalla Commissione e dalla BEI che consente agli Stati membri, su base volontaria, di usare i fondi ESI per sostenere gli strumenti finanziari che erogano prestiti alle PMI. Gli Stati membri sono invitati a contribuire ai Fondi strutturali e di investimento europei attingendo ai loro stanziamenti nazionali per tale iniziativa affinché lo strumento possa raggiungere una massa critica e avere un impatto significativo sull'aumento del credito reso disponibile alle PMI.

L'adozione dei programmi COSME e Orizzonte 2020 servirà anche ad aumentare la capacità di finanziamento dei fondi pubblici grazie a investimenti azionari ad opera di intermediari finanziari come i fondi di venture capital e un efficace mercato paneuropeo del venture capital. La piena attuazione della direttiva sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali[22] migliorerà anch'essa le possibilità di finanziamento per le imprese. Recenti modifiche legislative faciliteranno l'accesso delle PMI ai finanziamenti. Ad esempio, il regolamento sui requisiti patrimoniali comprende un fattore di correzione che riduce i requisiti di capitale legati al rischio creditizio in caso di esposizione nei confronti delle piccole e medie imprese; la direttiva riveduta sui mercati degli strumenti finanziari (MiFID) creerà apposite piattaforme commerciali denominate "mercati di crescita per le PMI"; la direttiva riveduta sulla trasparenza abolisce il requisito di pubblicare informazioni finanziarie con cadenza trimestrale; e le nuove regole sul Fondo europeo di venture capital e sui Fondi europei per l'imprenditoria sociale creeranno un apposito passaporto unionale per i gestori di fondi che investono nelle PMI neo-avviate e nell'imprenditoria sociale.

Nonostante queste misure, ci si attende che l'accesso ai finanziamenti rimarrà problematico. Anche se le grandi corporazioni si rivolgono in misura crescente ai mercati obbligazionari, le PMI europee dipendono ancora essenzialmente dalle banche quali principali fonti di finanziamento, e questo in misura ben maggiore che in altre parti del mondo. La crisi ha frammentato nell'UE il mercato interno del credito bancario e i tassi passivi sono cresciuti in modo sproporzionato in certi paesi. Un mercato interno dei capitali in cui le PMI possano avere un accesso transfrontaliero ai finanziamenti rimane ancora un obiettivo irrealizzato.

In tale contesto ci si continua ad adoperare per migliorare i canali di trasmissione dei crediti e diversificare le fonti di finanziamento alle imprese. Si sono realizzati progressi nell'ambito di diverse iniziative comprese nell'aggiornamento del 2012 della politica industriale. L'analisi delle risposte al Libro verde sul finanziamento a lungo termine sfocerà ora in proposte di misure volte a diversificare le fonti di finanziamento per le PMI e a facilitare gli investimenti nel lungo periodo.

Occorrono inoltre misure addizionali per ridurre l'impatto delle carenze di finanziamenti di cui risentono alcune imprese e la Commissione continuerà a collaborare con il Gruppo BEI e a sostenere le iniziative bilaterali tra Stati membri finalizzate a sormontare tali carenze.

b) Energia

Nonostante i guadagni d'efficienza e la progressiva apertura dei mercati energetici alla concorrenza che hanno portato a una riduzione dei prezzi all'ingrosso dell'elettricità e del gas, i prezzi al dettaglio che gravano sull'industria per questi input energetici essenziali sono aumentati. Nel periodo tra il 2008 e il 2012 nell'UE i prezzi al dettaglio dell'elettricità che l'industria si è trovata a sostenere sono cresciuti in media del 3,5% annuo e quelli del gas dell'1%. Di conseguenza i prezzi dell'elettricità consumata dall'industria nell'UE sono stimati doppi rispetto a quelli praticati negli USA e in Russia e del 20% superiori a quelli della Cina stando ai dati dell'Agenzia internazionale per l'energia[23]. Il differenziale di prezzo è maggiore per quanto concerne il gas: il gas unionale è da tre a quattro volte più costoso per l'industria dell'UE che per concorrenti quali USA, Russia e India, e più caro del 12% rispetto alla Cina ma costa meno che in Giappone. I prezzi effettivamente pagati dagli utilizzatori industriali possono tuttavia variare da uno Stato membro all'altro.

La comunicazione sui prezzi energetici e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che l'accompagna presentano un resoconto documentato dell'evoluzione dei prezzi energetici e delle loro tre principali componenti, vale a dire energia, costi di rete e imposte e tasse, compreso il sostegno alle fonti rinnovabili di energia. L'elemento di costo energetico rimane la componente maggiore, anche se la sua quota sta calando, e vi sono inoltre notevoli variazioni tra gli Stati membri. I costi di rete e le imposte e tasse sono la causa principale degli aumenti dei prezzi energetici e ad essi è da ascriversi la porzione maggiore del prezzo finale al dettaglio[24].

L'evoluzione dei costi energetici suscita preoccupazioni per la competitività delle industrie ad alta intensità energetica. I costi dell'energia rappresentano una quota considerevole dei costi totali delle industrie della carta e della stampa, dei prodotti chimici, del vetro e della ceramica, del ferro e dell'acciaio e dei metalli non ferrosi, anche se vi sono differenze tra impianti, tecnologie e paesi.

La competitività industriale e l'efficienza nell'uso dell'energia rimangono importanti obiettivi dell'Unione, come evocato nella strategia Europa 2020. Diverse politiche unionali si adoperano per raggiungere i nostri obiettivi nel modo più efficiente sul piano dei costi.

- Sul lato delle forniture, Orizzonte 2020 ha reso direttamente disponibili finanziamenti per la ricerca e l'innovazione in ambito energetico e climatico, soprattutto attraverso la sfida societale "Energia sicura, pulita ed efficiente" e le iniziative di leadership industriale come SPIRE (Processi industriali sostenibili attraverso l'uso efficiente delle risorse e dell'energia), il Piano strategico europeo per le tecnologie energetiche (piano SET) e SILC II (Programma di basse emissioni di carbonio per un'industria sostenibile) che si prefiggono di sviluppare e di promuovere l'accettazione delle tecnologie di punta necessarie per raggiungere gli obiettivi climatici ed energetici.

- Il completamento di un mercato interno dell'energia pienamente integrato e la crescente concorrenza sui mercati energetici consentiranno agli utilizzatori industriali e residenziali di beneficiare di prezzi energetici all'ingrosso più bassi.

- L'ulteriore sviluppo di un'infrastruttura paneuropea efficiente per il gas e l'elettricità nonché per il trasporto di importanti materie prime come l'etilene e il propilene contribuirebbe a ridurre i costi di trasporto e i rischi per i settori ad alta intensità energetica. Le condotte esistenti dovrebbero essere collegate in particolare con l'Europa meridionale e orientale per migliorare le sinergie tra le industrie di diversi Stati membri e raggiungere una maggiore efficienza energetica in tutta Europa.

- È importante evitare aumenti sproporzionati dei costi energetici dovuti alle imposte, alle tasse o agli altri strumenti introdotti dagli Stati membri per porre in atto diverse politiche. Ciò è essenziale per assicurare l'efficacia dei costi e contribuire a migliorare la competitività dell'UE.

Parallelamente alla presente comunicazione la Commissione ha adottato un pacchetto su clima e energia in cui definisce la propria posizione nella prospettiva del 2030[25]. Con un'unica eccezione si tratta di un pacchetto non legislativo che consentirà alle discussioni in seno al Consiglio europeo e al Parlamento europeo di contribuire a perfezionare la posizione dell'Unione europea per quanto concerne la lotta contro il cambiamento climatico esaminando anche come ciò interagisca con la politica energetica e la competitività dell'economia unionale.

c) Materie prime e efficienza nell'uso delle risorse

L'industria dell'UE dipende essenzialmente dalle forniture di materie prime provenienti dai dei mercati internazionali[26], soprattutto di minerali e metalli non trasformati. Essa si trova innanzi diverse sfide per quanto concerne l'accesso sia alle materie prime primarie che alle materie prime di recupero lungo l'intera catena del valore (prospezione, estrazione, trasformazione/raffinazione, riciclaggio e sostituzione). La Commissione è impegnata dal 2008 in una strategia sulle materie prime (l'iniziativa "Materie prime"). La Commissione promuove inoltre l'uso efficiente delle risorse e lo sviluppo di modelli di produzione e di modelli aziendali circolari.

L'iniziativa "Materie prime" della Commissione ha una forte dimensione esterna per assicurare un accesso equo e affidabile alle materie prime su scala mondiale offrendo condizioni eque a tutti gli attori del commercio di materie prime. L'UE è riuscita a negoziare regole sull'esportazione di materie prime nel contesto di accordi commerciali bilaterali e multilaterali ed è riuscita anche a monitorare e a far rispettare regole in materia di ostacoli agli scambi che interessano le materie prime.

La Commissione continuerà a sfruttare tutti gli strumenti a sua disposizione e procederà anche a una mappatura della diplomazia in corso nel campo delle materie prime per salvaguardare un accesso sostenibile a queste ultime. Un'attenzione particolare sarà riservata a tale capitolo nell'ambito dei negoziati commerciali in corso e futuri.

La Commissione contemplerà l'opportunità di elaborare una comunicazione sul Partenariato europeo per l'innovazione (EIP) in relazione alle materie prime per spiegare come la Commissione europea, gli Stati membri, l'industria e il mondo della ricerca intendono cooperare per portare avanti il Piano strategico 2013 di attuazione  del partenariato onde conseguire miglioramenti sul piano della ricerca e dell'innovazione, del contesto normativo o della standardizzazione.

Tra gli obiettivi concreti vi sarà l'avvio di un massimo di 10 progetti pilota volti a promuovere le tecnologie per la produzione e la trasformazione di materie prime primarie e secondarie, per trovare alternative ad almeno tre applicazioni di materie prime critiche e scarse nonché per creare migliori condizioni quadro per le materie prime in Europa[27].

Per aiutare l'industria in questa transizione la Commissione presenterà nel 2014 un'iniziativa legislativa sull'efficienza nell'uso delle risorse e sui residui. L'iniziativa prenderà le mosse dai progressi realizzati nell'attuazione della Tabella di marcia verso un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse e definirà gli elementi chiave necessari per sbloccare il potenziale economico dell'UE in modo da assicurare una maggiore produttività usando nel contempo minori risorse e procedendo sulla via di un'economia circolare. Essa comprenderà anche conclusioni ricavate dallo sviluppo di opportuni indicatori e obiettivi e presenterà inoltre una rassegna dei principali obiettivi della legislazione unionale in tema di residui (in linea con le clausole di revisione della direttiva quadro sui rifiuti, della direttiva sulle discariche e della direttiva sugli imballaggi) ed effettuerà una valutazione ex-post delle direttive sui flussi di rifiuti, compresa una valutazione delle opzioni atte ad accrescere la loro coerenza.

Oltre a ciò e sulla base di valutazioni preliminari la Commissione proporrà, ove necessario, misure per eliminare le distorsioni dei prezzi che impediscono alle imprese unionali di accedere a fattori produttivi fondamentali per l'industria ai prezzi di mercato internazionali. La Commissione assicurerà la neutralità politica nell'accesso alla biomassa adibita a diversi fini per consentire un'applicazione efficiente del principio a cascata nell'uso della biomassa così da assicurare un impiego efficiente e sostenibile delle risorse naturali. Essa contemplerà inoltre, se necessario, misure atte a consentire all'industria di accedere ai prezzi del mercato globale ad input fondamentali come il bioetanolo o gli amidi per le attività bioindustriali emergenti da settori tradizionali come quello chimico, della carta e delle industrie del legno[28].

3.3. Migliorare le competenze e agevolare il cambiamento industriale

Le competenze sono uno dei principali elementi programmatici dell'agenda Europa 2020. La Commissione ha posto in atto una strategia complessiva per migliorare i sistemi d'istruzione e formazione anticipando i bisogni e investendo nel capitale umano tramite gli strumenti finanziari dell'UE; la Commissione ha inoltre predisposto gli strumenti per monitorare i bisogni e le tendenze in materia di competenze e le iniziative specifiche che riuniscono i pertinenti attori, tra cui le parti sociali, coinvolti negli apprendistati, soprattutto coloro che dispongono di informazioni essenziali e di capacità nel campo delle tecnologie della comunicazione.

Gli squilibri tra domanda e offerta di competenze e le problematiche legate alla formazione rimarranno probabilmente una delle importanti sfide per l'industria unionale negli anni a venire, soprattutto via via che i progressi nelle tecnologie di fabbricazione accresceranno la domanda di profili di qualifiche e di formazione specifici. Tra i vari Stati membri vi sono differenze notevoli per quanto concerne l'acquisizione di competenze e l'efficacia dei sistemi di formazione professionale. Questi aspetti, nonché gli elevati tassi di disoccupazione negli Stati membri colpiti dalla crisi richiedono un intervento immediato per investire maggiormente nell'istruzione e nella formazione. Occorre inoltre migliorare la mobilità transfrontaliera. A tal fine la Commissione ha adottato un'ampia riforma di  EURES che rafforzerà la cooperazione tra i servizi pubblici per l'impiego dell'UE e del SEE al fine di agevolare la mobilità e l'allineamento tra domanda e offerta di competenze facendo leva su tutta una gamma di nuovi servizi e prodotti.

Il contributo degli apprendistati per sostenere la competitività industriale è riconosciuto da più parti. Le grandi differenze che si registrano nell'acquisizione di competenze e nell'efficacia dei sistemi di formazione professionale nei vari Stati membri stanno in relazione con l'acuta disoccupazione nei paesi colpiti dalla crisi. Iniziative come l'Alleanza europea per l'apprendistato continueranno a sostenere lo sviluppo di apprendistati qualitativamente validi ed efficaci aventi origine in forti partenariati tra i datori di lavoro e il mondo dell'istruzione in tutta l'UE.

La Commissione sta inoltre sviluppando una nuova generazione del programma Erasmus per giovani imprenditori nonché altri strumenti per rendere disponibili tirocini in impresa su base transfrontaliera[29] con il coinvolgimento attivo dell'industria e delle PMI. La comunicazione "Ripensare l'istruzione"[30] chiede che si presti maggiore attenzione all'abbinamento tra l'offerta di competenze e le esigenze del mercato del lavoro in Europa, esigenze cui dà ora una risposta più rigorosa il nuovo programma di finanziamento Erasmus+. La Commissione invita gli Stati membri ad appoggiare questi sforzi.

Attualmente soltanto lo 0,3 % della popolazione dell'UE si sposta annualmente in un altro Stato membro per motivi di lavoro, rispetto al 2,4 % negli USA. L'UE è chiamata a svolgere un ruolo precipuo, quello di agevolare la mobilità apprenditiva tra le istituzioni d'istruzione e di formazione per il tramite del programma Erasmus+ a tutti i livelli attraverso apprendistati, tirocini e scambi a livello d'istruzione superiore. Si incoraggerà ulteriormente la partecipazione dell'industria e delle PMI a queste iniziative. Nei settori e negli ambiti di attività economiche emergenti le comunità della conoscenza e dell'innovazione contribuiranno a rendere disponibili le competenze richieste in questi nuovi mercati.

Gli stakeholder a tutti i livelli dovrebbero adoperarsi per gestire proattivamente i fabbisogni di competenze e di formazione. La politica industriale deve inoltre agevolare il cambiamento industriale e contribuire a modernizzare le strutture industriali per evitare ristrutturazioni drastiche dalle pesanti conseguenze.

Poiché l'impatto delle ristrutturazioni viene risentito più direttamente a livello regionale, la gestione e la previsione dei cambiamenti impongono il coinvolgimento attivo delle regioni. Sulla scia delle strategie vincenti di "specializzazione intelligente", le iniziative politiche condotte a tale livello (in tema di infrastrutture, formazione, ricerca e innovazione) dovrebbero pertanto tenere conto degli effetti delle ristrutturazioni imminenti.

Per aiutare le regioni a modernizzare la base industriale incanalando le risorse sui settori più produttivi e per sostenere gli sforzi volti a limitare gli eventuali impatti sociali, la Commissione proporrà una strategia d'insieme per la previsione e l'agevolazione del cambiamento industriale a livello regionale.

Infine, la Commissione presenterà all'inizio del 2014 una comunicazione sulla creazione di posti di lavoro nell'economia verde al fine di concentrare gli sforzi su settori economici chiave che presentano potenzialità di creazione di posti di lavoro e sullo sviluppo dei relativi profili di qualifiche emergenti[31].

4. LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE E L'IMPRENDITORIA

La politica industriale dell'UE consacra da sempre la sua attenzione alle PMI che sono state inserite nei vari filoni del nostro approccio politico. A tutto il 2013 il Programma quadro per la competitività e l'innovazione ha aiutato le istituzioni finanziarie ad erogare circa 30 miliardi di EUR di nuovi finanziamenti a più di 315 000 PMI e ha creato o mantenuto direttamente circa 380 000 posti di lavoro. Nello stesso periodo inoltre i Fondi strutturali hanno erogato circa 70 miliardi di EUR a sostegno delle imprese, soprattutto delle PMI. Sono stati finanziati circa 200 000 progetti che, considerati individualmente, hanno sostenuto diverse PMI, portando all'avvio di 78 000 start-up e alla creazione di almeno 268 000 posti di lavoro permanenti (per non parlare del gran numero di quelli che sono stati così conservati).

Gli oneri normativi e amministrativi possono colpire le PMI in una misura ben dieci volte maggiore rispetto alle imprese di più grandi dimensioni. La Commissione promuove sistematicamente la semplificazione a vantaggio delle PMI attraverso esenzioni per le microimprese e l'applicazione del principio "pensare anzitutto in piccolo". Le condizioni quadro per le PMI sono state migliorate notevolmente da quando, cinque anni fa, è stato adottato lo Small Business Act (SBA). I tempi medi e i costi per avviare un'impresa sono stati ridotti (da nove a cinque giorni e da 463 EUR a 372 EUR). Resta però il fatto che i tempi e i costi per ottenere tutte le necessarie licenze per avviare un'attività commerciale rimangono estremamente elevati in certi Stati membri.

Le nuove prospettive finanziarie per il periodo 2014-2020 hanno reso disponibili nuovi strumenti più efficaci a sostegno dell'imprenditoria e delle PMI. Per la prima volta essi comprendono un programma, COSME, specialmente concepito per le PMI. Esso è dotato di un bilancio di 2,3 miliardi di EUR che si aggiungono ai contributi a valere su altre politiche unionali. La nuova politica di coesione riserva un'attenzione particolare alla competitività delle PMI. Un apposito strumento nell'ambito di Orizzonte 2020 eroga finanziamenti alle attività di ricerca e innovazione in fase iniziale ad alto rischio condotte dalle PMI. La nuova politica di sviluppo rurale stimola ulteriormente le start-up e la competitività delle PMI nelle zone rurali. [32]

Oltre a questo sostegno finanziario, gli Orientamenti sugli aiuti di Stato a finanziamento del rischio sono particolarmente sensibili ai problemi che incontrano le PMI per finanziare le loro attività.

Per poter sprigionare appieno le loro potenzialità le PMI devono ancora superare gli ostacoli che ne limitano la crescita. La PMI media è più piccola in Europa che negli USA. Vi sono inoltre differenze tra le dimensioni delle PMI nei diversi Stati membri: la PMI media in Germania ha 7,6 lavoratori rispetto ai 3,6 in Spagna e ai 3,2 in Italia. Ciò ha conseguenze significative: quanto più piccola è l'impresa, tanto maggiori saranno le sue difficoltà a investire nell'innovazione, a esportare e a integrarsi nelle catene di valore globali con conseguente rischio di perdita di competitività.

Le potenzialità insite nei cluster di creare ecosistemi favorevoli all'innovazione costituiti da gruppi di PMI che si rafforzano reciprocamente vanno meglio valorizzate quale strumento di promozione della crescita. La Commissione agevolerà l'abbinamento delle PMI che desiderano inserirsi in cluster di rilevanza mondiale nella ricerca dell'eccellenza e dell'accesso a catene di valore trans-europee. Questo esercizio non sarà limitato a singoli settori industriali, ma mirerà ad agevolare la collaborazione e l'innovazione trans-settoriale e transfrontaliera.

Le catene a valore aggiunto, dall'approvvigionamento di materie prime ai servizi alle imprese e alla distribuzione, nonché i legami con il mondo della ricerca, dell'istruzione e della formazione devono essere meglio integrati. Anche progetti di dimostrazione agevolati dai cluster e che perseguono l'innovazione lungo la catena di valore riceveranno un finanziamento a valere su Orizzonte 2020 per la messa in atto di strategie di specializzazione intelligente. La Commissione rafforzerà inoltre il Piano d'azione sull'imprenditorialità per sviluppare le abilità e capacità imprenditoriali e aiutare i singoli a sviluppare nuove idee in una prospettiva commerciale.

Un aggiornamento dello Small Business Act (SBA) potrebbe creare maggiori sinergie con il processo di riforma nell'ambito del Semestre europeo, aiutando le PMI a crescere e a creare lavoro. La Commissione contemplerà le possibili azioni e, se del caso, proporrà nuove misure legislative per assicurare che sia possibile avviare in qualsiasi Stato membro un'impresa in non più di tre giorni e a un costo massimo di 100 EUR. Si contemplerà inoltre la definizione dell'obiettivo di un mese per ottenere le necessarie licenze. Infine, la Commissione sta studiando misure per ridurre la durata dei contenziosi giudiziari in materia di recupero di crediti da parte delle imprese, nonché le condizioni per riprendersi da difficoltà finanziarie ed evitare l'insolvenza accedendo a procedure di ristrutturazione del debito efficienti sul piano dei costi ed anche le condizioni per offrire una seconda opportunità agli imprenditori onesti e per agevolare il trasferimento di imprese. La Commissione chiede vibratamente agli Stati membri di introdurre nel loro processo decisionale un test PMI o un sistema equivalente e di ridurre gli oneri amministrativi[33].

Infine la Commissione contempla ulteriori possibilità per aiutare le PMI a sviluppare sinergie transfrontaliere mantenendo un quadro normativo flessibile e leggero a vantaggio delle PMI. Le reti di aziende presentano interessanti opportunità d'impresa in particolare per rafforzare la cooperazione transfrontaliera. Potenziando la specializzazione intracomunitaria, le reti di imprese potrebbero anche essere un fattore importante di innovazione. La Commissione esaminerà in che misura, ad esempio attraverso orientamenti pratici, si potrebbero proporre alcune misure mirate (ad esempio su questioni legate alla normazione, alla terminologia o all'etichettatura) atte ad incoraggiare lo sviluppo delle reti di imprese.

5. INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE DELL'UE

Le esportazioni e il surplus commerciale dell'UE hanno svolto un ruolo importante per alleviare l'impatto della crisi. Allorché le stime prevedono per il 2015 che il 90% della crescita globale si registrerà oltre oceano, l'accesso ai mercati dei paesi terzi rimarrà un elemento chiave per la competitività dell'Europa. L'industria dell'UE è rimasta in grande misura competitiva sui mercati internazionali, ma non si può dare per garantito che continuino questi buoni risultati sul piano delle esportazioni. Le imprese europee devono rimanere innovative e inserirsi nella rete dinamica delle catene di valore che abbraccia tutto il mondo. L'integrazione nell'economia globale deve andare di pari passo con la promozione di mercati aperti ed equi in tutto il mondo.

La politica commerciale è al centro dell'agenda unionale per l'internazionalizzazione non solo per aprire i mercati ma anche per difendere gli interessi dell'UE e promuovere attivamente condizioni di equità sui mercati terzi. L'UE è impegnata a promuovere ulteriormente il libero scambio in sede di OMC come indicato dal neo-adottato accordo sull'agevolazione degli scambi. Parallelamente l'UE porta avanti un'agenda senza precedenti di scambi e investimenti bilaterali tramite gli Accordi di libero scambio (ALS) che sono attualmente lo strumento più importante per migliorare l'accesso ai mercati. Il completamento dei negoziati ALS in corso potrebbe dare un impulso al PIL dell'UE dell'ordine del 2% (pari a 250 miliardi di EUR). La Commissione ha inoltre proposto la modifica degli Strumenti di difesa commerciale (TDI) e invita il Consiglio e il Parlamento a raggiungere rapidamente un accordo per rafforzare il sistema TDI e ridurre i costi correlati in modo da renderlo più efficiente nel fare rispettare il principio della concorrenza leale.

5.1. Accesso ai mercati

Con i progressi compiuti nel campo della politica estera, con l'avvio delle Missioni per la crescita e con lo sviluppo della Strategia di accesso ai mercati, l'UE dovrebbe intensificare i suoi sforzi nel campo della diplomazia economica facendo leva sulla solidarietà tra gli Stati membri ed esprimersi con voce più forte innanzi ai partner economici per difendere gli investimenti e gli interessi europei all'estero. Le condizioni di concorrenza non sono eque sui mercati globali e alle imprese europee operanti in mercati emergenti fondamentali vengono imposte condizioni inique.

Il settore europeo degli appalti pubblici è il più aperto al mondo eppure le imprese dell'UE trovano difficoltà a inserirsi nei mercati degli appalti pubblici all'estero. Nell'ambito di ALS negoziati di recente l'UE ha ottenuto discreti miglioramenti nell'accesso ai mercati degli appalti. Ad esempio, dai negoziati bilaterali con il Canada sono emersi importanti progressi per quanto concerne l'apertura dei mercati degli appalti a livello sub-federale. Progressi analoghi verranno perseguiti nell'ambito di altri negoziati bilaterali, segnatamente quelli con gli Stati Uniti e il Giappone.

Oltre a ciò la Commissione ha proposto un nuovo strumento che, se approvato dagli Stati membri e dal Parlamento europeo, consentirà all'UE di affrontare gli squilibri che si registrano sui mercati internazionali degli appalti pubblici[34]. Attraverso questa procedura le autorità aggiudicatrici degli Stati membri sarebbero in condizione di escludere dagli appalti più importanti gli offerenti che usano beni e servizi originari di un paese terzo in cui i mercati degli appalti sono oggetto di forte protezionismo. Questo è un buon esempio di come la reciprocità possa produrre risultati positivi per l'UE in un contesto internazionale.

Ai servizi è da ascrivere circa il 40% del valore aggiunto nelle esportazioni manifatturiere europee. Circa un terzo dei posti di lavoro generati da queste esportazioni si trova in imprese che forniscono servizi ausiliari agli esportatori di beni. Pertanto, la disponibilità di servizi migliori e più economici è una variante fondamentale nell'equazione della competitività industriale. Una migliore integrazione delle imprese unionali nelle catene di valore globali faciliterà loro l'accesso a servizi di elevata qualità e migliorerà la competitività delle esportazioni di beni e servizi unionali.

Gli sforzi volti ad accrescere l'internazionalizzazione delle PMI meritano un alto grado di priorità. Nell'UE il top 10% delle aziende che esportano produce il 70-80 % dei volumi di esportazione; la Commissione si adopererà pertanto per accrescere non solo i volumi di esportazione ma anche il numero di imprese esportatrici per agevolare l'integrazione delle imprese unionali nelle catene di valore globali.

Il miglioramento dell'accesso ai mercati impone l'uso di un mix di strumenti di politica commerciale che affrontino i problemi concreti incontrati dalle nostre imprese che esportano o investono in paesi terzi. La strategia di accesso ai mercati svolge un ruolo fondamentale nel rispondere a queste sfide grazie agli sforzi congiunti della Commissione, degli Stati membri e del mondo imprenditoriale. Il rafforzamento della cooperazione tra i diversi stakeholder renderà più efficaci le iniziative volte ad abbattere tali barriere.

Per promuovere l'accesso ai mercati mondiali la Commissione:

• continuerà, nell'ambito delle nostre strategie negoziali complessive di ALS, le discussioni con i più importanti partner commerciali bilaterali, tra cui l'USA, il Canada, il Giappone e l'India, volte a perseguire un migliore accesso dell'industria europea ai loro mercati ed assicurerà il follow-up degli ALS già in vigore procedendo a un monitoraggio, a una valutazione e a un'implementazione regolari;

• continuerà a portare avanti i negoziati di accordi di libero scambio globali e approfonditi nonché di accordi sull'accreditamento e l'accettazione dei prodotti industriali tra l'UE e i paesi del Mediterraneo meridionale e quelli del Partenariato orientale;

• continuerà ad adoperarsi nell'ambito degli organi dell'OMC per prevenire ed evitare che paesi terzi creino barriere tecniche agli scambi, anche attraverso il ricorso alla composizione delle controversie ove necessario;

• rafforzerà le Missioni per la crescita e valorizzerà i servizi della rete Enterprise Europe per promuovere l'internazionalizzazione delle PMI e sostenere l'organizzazione e il follow-up delle Missioni per la crescita;

• porterà avanti il dialogo in materia di PMI e promuoverà la cooperazione con i nostri partner internazionali – bilateralmente con gli USA, la Cina, la Russia e il Brasile e multilateralmente nel contesto del Partenariato orientale, della cooperazione industriale EU-MED, dell'allargamento e dei paesi ACP;

• continuerà ad attuare la strategia di accesso ai mercati quale strumento atto ad affrontare i problemi concreti incontrati dalle imprese europee, con una particolare attenzione per le PMI che spesso si trovano innanzi problemi maggiori allorché devono affrontare le barriere commerciali nei paesi terzi.

5.2. Normazione, cooperazione regolamentare e diritti di proprietà intellettuale

La Commissione continuerà a promuovere la definizione di standard internazionali e la cooperazione regolamentare partendo dal ruolo dell'UE quale definitrice de facto degli standard internazionali e assumerà un ruolo guida ai fini del rafforzamento del sistema internazionale di normazione. La cooperazione regolamentare con altri paesi continuerà ad avere carattere prioritario, soprattutto nell'ambito dei negoziati bilaterali in corso con gli Stati Uniti e il Giappone in relazione ai quali l'attenzione maggiore sarà consacrata agli ostacoli agli scambi e agli investimenti che si manifestano "behind-the-border", vale a dire sul territorio dei nostri interlocutori commerciali. L'innalzamento del livello di trasparenza e di convergenza regolamentare aumenterà notevolmente le opportunità di scambi nei paesi d'oltremare per le imprese dell'UE e contribuirà a ridurre i costi di accesso ai mercati.

In un mondo in cui la competitività dipende spesso dal vantaggio del primo arrivato e dalla capacità di coltivare il brand è estremamente importante che le imprese dell'UE facciano rispettare i loro diritti di proprietà industriale in tutti i mercati pertinenti, soprattutto nell'interesse delle industrie creative per la quali la contraffazione rappresenta un problema grave. Per estendere il sostegno offerto alle imprese la Commissione ha già potenziato la propria rete di help-desk per i diritti di proprietà industriale estendendola ai paesi dell'ASEAN e del MERCOSUR al fine di offrire servizi su una base territoriale più ampia e esaminerà inoltre l'opportunità di estendere ulteriormente la copertura geografica di questi servizi di sostegno.

6. ConclusionE

L'Europa ha urgente bisogno di rafforzare la base per una crescita sostenibile post crisi e per la modernizzazione. A tal fine deve inviare chiari segnali quanto al suo impegno alla reindustrializzazione, alla modernizzazione della base industriale europea e alla promozione di un quadro competitivo per l'industria dell'UE.

L'importanza delle sfide che si prospettano all'Europa del futuro richiede attenzione e indirizzo strategico al livello politico più elevato, vale a dire in sede di Consiglio europeo. Ciò è essenziale per assicurare la coerenza e la prioritizzazione di tutti gli strumenti a disposizione dell'UE. Non è possibile porre in atto una politica industriale quale politica a sé stante poiché essa ha diverse interazioni e sovrapposizioni con altri ambiti strategici.

Di conseguenza la Commissione invita gli Stati membri a riconoscere l'importanza centrale dell'industria per dare impulso alla competitività e alla crescita sostenibile in Europa e li sollecita a una presa in carico più sistematica delle tematiche legate alla competitività in tutti gli ambiti politici.

A tal fine la Commissione ritiene che si debbano perseguire le seguenti priorità a sostegno della competitività dell'industria europea:

· continuare ad approfondire il mainstreaming della competitività industriale in altri ambiti politici per supportare la competitività dell'economia dell'UE considerata l'importanza del contributo della competitività industriale alla resa competitiva generale dell'UE. Ad esempio, si dovrà consacrare un'attenzione particolare ad aumentare la produttività nell'ambito dei servizi alle imprese per accrescere la competitività industriale e quella dell'economia unionale in generale;

· massimizzare il potenziale del mercato interno sviluppando le necessarie infrastrutture, offrendo un quadro normativo stabile, semplificato e prevedibile, atto a incoraggiare l'imprenditoria e l'innovazione, integrare i mercati dei capitali, migliorare le possibilità di formazione e di mobilità per i cittadini e completare il mercato interno dei servizi quale importante fattore della competitività industriale;

· porre in atto con decisione gli strumenti dello sviluppo regionale unitamente agli strumenti nazionali e unionali a sostegno dell'innovazione, delle competenze e dell'imprenditoria per portare avanti il cambiamento industriale e dare impulso alla competitività dell'economia dell'UE;

· per incoraggiare gli investimenti le imprese hanno bisogno di accedere a fattori produttivi critici e in particolare a energia e materie prime a prezzi abbordabili che rispecchino la situazione dei costi internazionali. La concezione e l'implementazione di strumenti politici per i diversi obiettivi sia a livello unionale che nazionale non deve tradursi in distorsioni dei prezzi che comportino prezzi relativi sproporzionalmente elevati per tali fattori produttivi. Si dovrebbe inoltre intervenire sul mercato interno e a livello internazionale per assicurare l'adeguata disponibilità di tali fattori nonché  per aumentare l'efficienza nell'uso dell'energia e delle risorse e per ridurre i rifiuti;

· fare il massimo per agevolare l'integrazione delle imprese unionali nelle catene di valore globali onde promuoverne la competitività e assicurarne l'accesso ai mercati globali a condizioni competitive più favorevoli;

infine, l'obiettivo di rivitalizzare l'economia dell'UE impone che si condividano gli sforzi di reindustrializzazione in linea con l'aspirazione della Commissione di innalzare il contributo dell'industria al PIL portandolo a ben il 20% entro il 2020.

[1] Rueda-Cantuche, José M, Sousa, N., Andreoni, V. and Arto, I. "The Single Market as an engine for employment growth through the external trade", Joint Research centre, IPTS, Seville, 2012. Nella presente comunicazione per attività manifatturiere si intendono quelle riportate nella Sezione C e nelle divisioni da 10 a 33 della NACE Rev. 2. Per industria s'intende un campo di attività più ampio in cui rientrano anche le attività minerarie ed estrattive e il settore energetico.

[2] Stima basata sulle statistiche commerciali di Eurostat. Questa cifra si riferisce unicamente ai prodotti manifatturieri e non comprende pertanto i flussi commerciali di energia e materie prime in relazione ai quali l'UE presenta una bilancia commerciale in passivo.

[3] Si noti che mentre in alcuni paesi (Slovacchia, Lituania, Austria, Germania e Paesi Bassi) la quota delle attività manifatturiere nell'ambito del PIL è aumentata a partire dal 2007, essa ha subito una contrazione negli altri paesi.

[4] European Competitiveness Report 2013 "Towards knowledge-driven Reindustrialisation" (Relazione sulla competitività europea 2013: Verso una reindustrializzazione guidata dalla conoscenza) reperibile sul sito http://ec.europa.eu/enterprise/policies/industrial-competitiveness/competitiveness-analysis/european-competitiveness-report/files/eu-2013-eur-comp-rep_en.pdf e "Quadro di valutazione dei risultati dell'industria" reperibile all'indirizzo http://ec.europa.eu/enterprise/policies/industrial-competitiveness/monitoring-member-states/files/scoreboard-2013_it.pdf.

[5] Per l'elettricità e il gas e si sta allargando il differenziale di prezzo con i concorrenti esterni (con la grande eccezione del Giappone).

[6] COM(2012) 582 final "Un'industria europea più forte per la crescita e la ripresa economica" del 10.10.2012 e COM(2010) 614 definitivo "Una politica industriale integrata per l'era della globalizzazione. Riconoscere il ruolo centrale di concorrenzialità e sostenibilità" del 28.10.2010. Negli ultimi anni diversi Stati membri, tra cui Francia, Spagna, Germania o Regno Unito, hanno anche definito politiche o strategie industriali a livello nazionale e regionale.

[7] Questi accordi contrattuali concordati reciprocamente dagli Stati membri potrebbero agevolare l'implementazione di aspetti importanti della politica industriale alla luce delle priorità di politica economica identificate in sede di Consiglio europeo nell'analisi comune della situazione economica negli Stati membri e nell'eurozona, sulla base delle raccomandazioni specifiche per paese.

[8] Il pacchetto costituisce una tappa importante verso la creazione di uno Spazio ferroviario europeo unico in cui treni e componenti ferroviari standardizzati rimpiazzano progressivamente la congerie del materiale rotabile non uniformato e vengono snellite le procedure di autorizzazione dei veicoli su rotaia. L'impresa comune Shift2Rail coadiuverà questo processo mettendo in comune finanziamenti pubblici e privati per accelerare lo sviluppo e la posta in atto di nuove tecnologie e soluzioni.

[9] Nel settore del trasporto di merci su strada è necessario far meglio rispettare le disposizioni in tema di accesso al mercato per assicurare un'ulteriore apertura del mercato. L'armonizzazione delle regole tecniche e di sicurezza nel trasporto merci su strada è già avvenuta ponendo così le basi per un'eventuale liberalizzazione di questo settore a livello unionale.

[10] Il 14 ottobre 2013 la Commissione ha adottato un elenco di 248 progetti essenziali in tema di infrastruttura energetica che, sulla base dei nuovi orientamenti per l'infrastruttura energetica trans-europea (TEN-E), beneficeranno di procedure di autorizzazione più celeri e più efficienti e di un trattamento normativo migliorato. Inoltre, il Consiglio e il Parlamento europeo hanno concordato, nel dicembre 2013, la creazione del Meccanismo per collegare l'Europa (CEF), un fondo del valore di 33,2 miliardi di EUR destinato a finanziare e attirare gli investimenti per migliorare le reti dei trasporti, energetiche e digitali in Europa. Il CEF contribuirà a creare in tutta Europa reti interconnesse altamente efficienti e sostenibili sul piano ambientale. Per il periodo 2014-2020 nel contesto del CEF sono stati stanziati 5,85 miliardi di EUR per l'infrastruttura energetica trans-europea destinati a contribuire all'integrazione del mercato e alla sicurezza degli approvvigionamenti nel sistema energetico dell'UE.

[11] COM(2013) 18 final del 24.1.2013 "Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla realizzazione di un'infrastruttura per i combustibili alternativi".

[12] Comunicazione della Commissione COM (2014) 25 final del 22.1.2014 "Una prospettiva per il mercato interno dei prodotti industriali".

[13] Questa iniziativa propone metodi comuni per misurare la resa economica dei prodotti e delle organizzazioni. La disponibilità di informazioni ambientali comparabili e affidabili in tema di prodotti faciliterà l'integrazione dei mercati per tali prodotti in tutta l'UE.

[14] La relazione sull'integrazione del mercato unico è consultabile all'indirizzo: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2013:0785:FIN:IT:PDF

[15] Comunicazione dell'8 giugno 2012, COM (2012) 261 final "Un partenariato per una nuova crescita nel settore dei servizi 2012 –   2015."

[16] Nel 2008 la pubblicazione della Banca mondiale "Doing Business" elencava otto Stati membri tra i top 20, tre di essi tra i top 10. Nel 2013 c'erano soltanto 6 Stati membri tra i top 20 e due tra i top 10.

[17] Cfr. le conclusioni del Consiglio Competitività del 2-3 dicembre 2013.

[18] Oltre a ciò sono portate avanti altre iniziative per agevolare l'implementazione dei regolamenti in ambiti specifici. Ad esempio, la legislazione unionale sui rifiuti è in corso di revisione per renderla più chiara e più facilmente applicabile nonché per facilitare il riciclaggio delle materie prime di recupero.

[19] Cfr. l'imminente documento di lavoro dei servizi della Commissione " Advancing Manufacturing – Advancing Europe".

[20] Per una descrizione e interpretazione del principio a cascata si rimanda al sito

http://ec.europa.eu/research/bioeconomy/pdf/201202_commision_staff_working.pdf - Commission Staff Working Paper that is accompanying the Commission's Communication on the Bioeconomy Strategy – cfr. le pagine 25-26, sezione 1.3.3.1., secondo paragrafo, nonché il sito http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//NONSGML+REPORT+A7-2013-0201+0+DOC+PDF+V0//IT – Parere del Parlamento europeo relativo alla comunicazione della Commissione su una strategia bioeconomica, cfr. le pagine 6 e 7, punto 28.

[21] La Commissione ha selezionato di recente due progetti di reti intelligenti quali progetti di interesse comune per l'infrastruttura energetica trans-europea.

[22] Direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16.2.2011, relativa alla lotta contro il ritardo di pagamento nelle transazioni commerciali, reperibile all'indirizzo: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:048:0001:0010:it:PDF

[23] Tali prezzi non sono corretti da differenze qualitative poiché la fornitura di elettricità nell'UE è più affidabile e presenta meno interruzioni che nei paesi menzionati.

[24] COM(2014) 21 final del 22 gennaio 2014 "Energy Prices and Costs in Europe". Si rinvia a detta comunicazione per una descrizione dettagliata dell'evoluzione dei costi e dei prezzi energetici.

[25] COM(2014) 15 final "A Policy Framework for Climate and Energy in the period from 2020-2030", COM(2014) 20 final "Proposal for a decision of the European Parliament and of the Council concerning the establishment and operation of a market stability reserve for the Union greenhouse gas emission trading scheme amending directive 2003/87/EC", COM(2014) 23 final, "On the exploration and production of hydrocarbons (such as shale gas) using high volume hydraulic fracturing in the EU" e C(2014) 267 final “Commission recommendation on minimum principles for the exploration and production of hydrocarbons (such as shale gas) using high volume hydraulic fracturing in the EU”, tutte del 22.1.2014.

[26] I costi dei materiali ammontano in media a più del 40% dei costi di fabbricazione secondo i calcoli del VDI (l'Associazione degli ingegneri tedeschi) "Cost Structure of the Manufacturing Sector". Si stima che il miglioramento nell'efficienza dell'uso delle risorse potrebbe ridurre il fabbisogno di fattori produttivi materiali del 17 - 24% entro il 2030. Cfr."Macroeconomic modelling of sustainable development and the links between the economy and the environment" (2011), GWS e altri, reperibile sul sito della Commissione all'indirizzo:          http://ec.europa.eu/environment/enveco/studies_modelling/pdf/report_macroeconomic.pdf

[27] Nel contesto del secondo pilastro dell'iniziativa "Materie prime" la Commissione pubblicherà nel 2014 una relazione sugli indicatori della politica mineraria nazionale in merito a quanto hanno realizzato gli Stati membri in tema di rilascio di licenze e di pianificazione nell'uso del territorio e indirà inoltre una consultazione pubblica per esaminare con tutti gli stakeholder le opzioni politiche in vista di un'eventuale armonizzazione di certi aspetti delle procedure per il rilascio delle licenze e della pianificazione territoriale.

[28] Cfr. le sezioni sulle industrie chimiche e del legno nell'allegato documento di lavoro dei servizi della Commissione.

[29] Cfr. la proposta di raccomandazione del Consiglio del 4 dicembre 2013 relativa a un quadro di qualità per i tirocini, COM(2013) 857 final.

[30] COM(2012) 669 final del 20.11.2012, "Ripensare l'istruzione: investire nelle abilità in vista di migliori risultati socioeconomici".

[31] L'occupazione e gli aspetti sociali dell'anticipazione dei cambiamenti e delle ristrutturazioni sono stati trattati nella comunicazione della Commissione del 13 dicembre 2013 (COM/2013) 882 final).

[32] Per le potenzialità specifiche della "crescita blu" cfr. COM(2012) 494 final del 13.9.2012 "Crescita blu – Opportunità per una crescita sostenibile dei settori marino e marittimo".

[33] Queste proposte saranno coordinate integrativamente con altre azioni in preparazione nel campo della giustizia per agevolare il recupero transfrontaliero dei crediti. Anche in questo ambito e quale follow-up della comunicazione del 2012 "Un nuovo approccio al fallimento delle imprese e all'insolvenza", norme di minima consentiranno alle imprese in difficoltà finanziarie di ristrutturare efficacemente il loro debito e di evitare l'insolvenza.

[34] COM(2012) 124 final del 21.3.2012. Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'accesso di beni e servizi di paesi terzi al mercato interno degli appalti pubblici dell'Unione europea e alle procedure a sostegno dei negoziati sull'accesso di beni e servizi dell'Unione europea ai mercati degli appalti pubblici dei paesi terzi.

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