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Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Europa globale: un partenariato rafforzato per assicurare l'accesso ai mercati per gli esportatori europei {SEC(2007) 452} {SEC(2007) 453}

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52007DC0183

Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Europa globale: un partenariato rafforzato per assicurare l'accesso ai mercati per gli esportatori europei {SEC(2007) 452} {SEC(2007) 453} /* COM/2007/0183 def. */


[pic] | COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE |

Bruxelles, 18.4.2007

COM(2007) 183 definitivo

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI

EUROPA GLOBALE: UN PARTENARIATO RAFFORZATO PER ASSICURARE L'ACCESSO AI MERCATI PER GLI ESPORTATORI EUROPEI

{SEC(2007) 452}{SEC(2007) 453}

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI

EUROPA GLOBALE: UN PARTENARIATO RAFFORZATO PER ASSICURARE L'ACCESSO AI MERCATI PER GLI ESPORTATORI EUROPEI

1. Introduzione

Mai come nell'attuale economia globale le imprese europee sono risultate così dipendenti da un effettivo accesso ai mercati dei nostri partner commerciali. Le imprese europee investono capitali importanti nei paesi terzi e creano catene di approvvigionamento che sono al tempo stesso complesse e globali. Gli esportatori europei cercano sempre più di affermarsi non solo nella grandi economie dei paesi sviluppati, ma anche nelle economie emergenti come Cina, India, Brasile e Russia.

La comunicazione sull' Europa globale del 2006[1] sostiene che la politica commerciale può contribuire in maniera decisiva alla crescita e alla creazione di posti di lavoro in Europa, facendo sì che le imprese europee si mantengano competitive ed abbiano realmente accesso ai mercati all'esportazione di cui hanno bisogno. L'Europa sta giustamente procedendo ad aprire i propri mercati in modo atto ad incoraggiare la competitività e l'innovazione, garantire l'accesso alle materie prime e attirare gli investimenti stranieri: è questa la reazione corretta alla globalizzazione. Parallelamente, possiamo e dobbiamo aspettarci di trovare all'estero mercati aperti e condizioni commerciali eque. In particolare, le economie emergenti che hanno beneficiato del sistema globale degli scambi per conseguire alti tassi di crescita dovrebbero ora ridurre le loro barriere e aprire ulteriormente i loro mercati, il che è nel loro interesse come pure, più in generale, nell'interesse del sistema commerciale globale. Nel quadro di un'economia globale fortemente competitiva l'accesso ai mercati contribuirà in maniera significativa al nostro potenziale economico di esportazione.

Per garantire l'apertura dei mercati globali la prima e più chiara priorità dell'Europa è rappresentata dagli impegni assunti nel quadro dell'OMC, del sistema commerciale multilaterale e del Doha Round. La graduale liberalizzazione globale non è solo il mezzo più efficace per realizzare un sistema commerciale aperto, ma è anche l'unico modo che va a vantaggio tanto dei paesi sviluppati quanto di quelli in via di sviluppo. Una politica rinnovata in materia di accesso ai mercati, orientata verso problemi o mercati specifici, è tuttavia una componente essenziale della strategia più generale dell'UE.

La presente comunicazione propone un partenariato rafforzato per assicurare l'accesso ai mercati tra la Commissione, gli Stati membri e le imprese, basato su un'ampia consultazione pubblica. Essa definisce una strategia più chiara e maggiormente orientata verso i risultati, incentrata sui problemi concreti cui le imprese europee devono far fronte nei mercati dei paesi terzi, ed individua i punti deboli dell'attuale sistema, indicando in che misura la politica dell'UE deve cambiare per fare i conti con un'economia globale in piena evoluzione.

La presente comunicazione prevede un maggiore decentramento dell'attuale sistema e un migliore impiego delle conoscenze e delle iniziative locali grazie allo sviluppo di gruppi comunitari specializzati nell'accesso ai mercati, impiantati localmente, composti da rappresentanti delle delegazioni della Commissione, delle ambasciate degli Stati membri e delle organizzazioni delle imprese. Essa chiede inoltre se sia possibile una migliore definizione delle priorità quanto all'uso delle competenze per garantire che l'UE, pur esaminando adeguatamente tutte le denunce ricevute in materia di accesso ai mercati, si concentri sui problemi più pressanti. Indica altresì come rendere l'attuale sistema più efficiente e trasparente per le imprese dell'UE.

Una politica rafforzata in materia di accesso ai mercati costituisce un elemento chiave della politica commerciale comune e un ambito fondamentale in cui l'UE può conseguire effettivi vantaggi economici per i suoi Stati membri. Per lottare contro gli ostacoli agli scambi occorre individuare le modalità per migliorare l'impiego degli strumenti esistenti e, ove possibile, svilupparne di nuovi. Il presente documento indica come rafforzare questa politica per l'avvenire.

2. L'accesso ai mercati in un'economia globale in evoluzione

Progressi realizzati dal 1996

La strategia di accesso ai mercati per l'Unione europea è stata avviata nel 1996[2] allo scopo di applicare gli accordi commerciali bilaterali e multilaterali e di garantire l'apertura dei mercati dei paesi terzi alle esportazioni dell'UE. Il suo obiettivo era quello di fornire agli esportatori informazioni sulle condizioni di accesso ai mercati e un quadro per affrontare gli ostacoli agli scambi di beni e servizi nonché i problemi legati alla proprietà intellettuale e agli investimenti.

La banca dati sull'accesso ai mercati ( Market Access Database) è stata creata quale principale strumento operativo di questa strategia. Si tratta di un servizio gratuito on line offerto agli esportatori dell'UE, contenente informazioni sulle condizioni di accesso ai mercati di circa 100 paesi e un registro pubblico, regolarmente aggiornato, di ostacoli all'accesso ai mercati (attualmente circa 500) segnalati alla Commissione principalmente dalle imprese. Le sezioni informative della banca dati sono assai consultate e in genere molto apprezzate dagli utenti.

Avendo l'UE dato la priorità ai negoziati multilaterali intesi a ridurre le barriere commerciali, l'interesse principale della Commissione si è in certa misura allontanato dall'eliminazione di ostacoli specifici. È assolutamente necessario correggere questa tendenza sia in considerazione della crescente importanza e complessità delle barriere non tariffarie sia alla luce delle richieste espresse dalle parti interessate. Tale obiettivo può essere conseguito attuando una maggiore consultazione delle imprese e degli Stati membri ed adottando un approccio più mirato all'eliminazione degli ostacoli e allo sfruttamento ottimale delle risorse. Senza un migliore coordinamento risulterà assai più difficile individuare, analizzare e valutare i casi prioritari e riuscire ad eliminare sistematicamente gli ostacoli.

Evoluzione degli ostacoli agli scambi nell'economia globale

Nell'economia globale le caratteristiche degli ostacoli agli scambi sono cambiate. Se un tempo le questioni relative all'accesso ai mercati erano soprattutto legate ai dazi alle frontiere, nei mercati dei nostri partner commerciali gli ostacoli non tariffari e altri ostacoli "oltre frontiera" assumono un'importanza crescente (vedi riquadro nel seguito). Occorre stabilire una distinzione chiara tra ostacoli agli scambi inutili e misure giustificate e giuridicamente fondate per realizzare obiettivi politici legittimi, come la sicurezza, la protezione della salute degli esseri umani, degli animali e delle piante e la tutela dell'ambiente. La regolamentazione degli scambi, pur necessaria, va effettuata in modo trasparente e non discriminatorio, ossia senza imporre più restrizioni di quanto sia necessario per il conseguimento di altri obiettivi politici legittimi.

Questi nuovi tipi di ostacoli sono più complessi, tecnicamente più problematici e richiedono tempi più lunghi per essere individuati, analizzati ed eliminati. Molti degli attuali problemi di accesso ai mercati sono dovuti al fatto che le norme esistenti non vengono correttamente applicate o il loro rispetto non è adeguatamente garantito. Inoltre, l'espansione della normativa dell'OMC non ha sempre tenuto il passo con la crescente diversificazione degli ostacoli agli scambi nell'economia globale. Se il GATT e l'OMC si sono dimostrati assai efficaci nell'eliminare gli ostacoli tariffari e sono passati ad occuparsi di settori quali le restrizioni sanitarie agli scambi, restano ancora molti ambiti in cui l'OMC deve elaborare nuove norme o adattare quelle esistenti per affrontare i problemi legati agli ostacoli non tariffari. Inoltre, quanto più sapremo condividere le buone pratiche e ravvicinare le nostre norme ambientali e sociali a quelle dei nostri partner commerciali tanto più le imprese dell'UE si troveranno avvantaggiate.

Ostacoli agli scambi nella moderna economia globale

1. Ostacoli tariffari . Pur essendo stati ridotti dai cicli successivi di negoziati multilaterali, dazi doganali elevati continuano a costituire un problema per gli esportatori dell'UE.

2. Procedure doganali gravose per l'importazione, l'esportazione e il transito e norme o pratiche fiscali discriminatorie o sleali.

3. Regolamentazioni tecniche, norme e procedure di valutazione della conformità non in linea con le norme dell'OMC sugli ostacoli tecnici agli scambi (accordo TBT).

4. Abuso di misure sanitarie e fitosanitarie , ovvero di provvedimenti non giustificati da motivi di salute e di sicurezza nel quadro delle norme OMC in vigore.

5. Restrizioni all'accesso alle materie prime , pratiche di esportazione particolarmente restrittive, fra cui tasse all'esportazione, che fanno salire i prezzi di prodotti quali cuoi e pelli o i principali minerali e metalli nonché pratiche di duplice fissazione dei prezzi.

6. Scarsa protezione dei diritti di proprietà intellettuale , comprese le indicazioni geografiche, e assenza di un sistema efficace per assicurarne l'applicazione.

7. Ostacoli agli scambi di servizi e agli investimenti esteri diretti quali limiti massimi imposti alla partecipazione di capitale straniero, obblighi in materia di joint venture e trattamenti discriminatori.

8. Norme e pratiche restrittive in tema di appalti pubblici , che impediscono alle imprese dell'UE di partecipare efficacemente alle gare d'appalto pubbliche nei paesi terzi.

9. Utilizzo arbitrario e/o incompatibile con le norme dell'OMC degli strumenti di difesa commerciale da parte dei paesi terzi.

10. Uso sleale , da parte dei paesi terzi, degli aiuti di stato e di altre sovvenzioni, così da ostacolare l'accesso ai mercati.

Sostegno al cambiamento da parte degli attori interessati

Nel 2006 la Commissione ha commissionato uno studio di valutazione[3] ed ha avviato una consultazione via Internet sulla strategia dell'Unione europea in tema di accesso ai mercati[4]. Nel quadro di questa consultazione sono state ricevute oltre 150 risposte dagli Stati membri, dalle imprese dell'UE e da altre parti interessate. Il processo di valutazione e consultazione ha permesso di trarre le seguenti conclusioni di massima:

- l'UE deve migliorare il mix di strumenti politici di cui si avvale per conseguire e mantenere l'accesso ai mercati, associando l'impegno a continuare sulla via dei negoziati commerciali multilaterali e bilaterali all'adozione di misure volte a garantire l'applicazione di tali accordi;

- se è vero che la promozione delle esportazioni resta giustamente e fondamentalmente di competenza degli Stati membri, molte imprese europee operano su scala europea e, sempre più, mondiale. La Commissione, gli Stati membri e le imprese, tanto a Bruxelles quanto nei paesi terzi, devono collaborare più strettamente nell'ambito di partenariati per massimizzare la nostra capacità di eliminare gli ostacoli ed impedirne la comparsa di nuovi;

- l'UE deve definire meglio le sue priorità in materia di lotta contro gli ostacoli agli scambi per conseguire il massimo impatto economico per le sue imprese;

- l'UE deve offrire alle sue imprese servizi più efficienti e trasparenti. Le piccole e medie imprese (PMI) svolgono un ruolo sempre più attivo nei mercati dell'esportazione e si trovano spesso a dover affrontare le maggiori difficoltà in tema di ostacoli agli scambi. I problemi incontrati dalle PMI nell'accesso ai mercati devono essere attentamente presi in considerazione nell'applicazione pratica della strategia. Nel novembre 2005 la Commissione ha adottato una comunicazione[5] che contiene riferimenti specifici alle esigenze delle PMI in tale ambito. La Commissione può ulteriormente migliorare la sua banca dati sull'accesso ai mercati per renderla più facile da utilizzare.

I risultati della valutazione e delle consultazioni indicano chiaramente che l'accesso ai mercati è considerato un settore che richiede maggiori interventi da parte dell'UE. Le imprese europee auspicano un approccio più orientato verso i risultati che le aiuti a superare, con la rapidità e l'efficacia richieste dalla moderna realtà commerciale, i problemi concreti cui devono far fronte per avere accesso ai mercati dei paesi terzi. Gli Stati membri hanno ripetutamente espresso la necessità di una politica europea più efficace ed assertiva.

3. Proposte per un partenariato rafforzato che assicuri l'accesso ai mercati

Le ragioni che spingono ad interessarsi all'accesso ai mercati sono altrettanto valide oggi quanto lo erano nel 1996, se non di più. Occorre rafforzare ed adeguare il quadro esistente in materia di politica di accesso ai mercati e migliorare gli strumenti concreti che rientrano in tale quadro.

3.1. Il mix adeguato di strumenti politici

Il sistema dell'OMC e la cooperazione multilaterale restano il principale meccanismo per conseguire l'accesso ai mercati nell'ambito del sistema commerciale globale, sebbene anche altri organismi, come l'Organizzazione mondiale delle dogane, svolgano un ruolo importante. Per lottare contro gli ostacoli agli scambi, tuttavia, non si può contare su una soluzione o un meccanismo unici. Occorre utilizzare strumenti multilaterali e bilaterali, tanto formali quanto informali.

Nell'ambito dell'OMC l'UE deve innanzitutto mirare a concludere con successo l'ambizioso ciclo di negoziati di Doha. La possibilità di utilizzare i negoziati di adesione all'OMC per ottenere un più ampio accesso ai mercati sta diminuendo, poiché alcuni dei principali partner commerciali, come la Cina, vi hanno ora aderito ed altri, come la Russia, stanno per entrare nella fase finale dei negoziati. Le attività multilaterali saranno completate dall'avvio di negoziati su una nuova generazione di accordi bilaterali di libero scambio, che andranno oltre le attuali norme dell'OMC, con regioni e paesi quali l'ASEAN, la Corea, l'India, i paesi andini e quelli dell'America centrale, nonché dal proseguimento dei negoziati in corso con il Mercosur e il Consiglio di cooperazione del Golfo e dalla conclusione di accordi settoriali.

Dovremo inoltre cercare di rafforzare la nostra posizione in seno agli organismi internazionali di normazione come l'organizzazione internazionale per la standardizzazione (ISO). Questo ci consentirà di avere maggiore peso nell'ambito della cooperazione internazionale in campo normativo, promuovendo ad esempio il ricorso a norme internazionali volontarie elaborate dagli organismi internazionali di normazione. La nuova generazione di accordi di libero scambio dovrebbe inoltre comprendere una componente di ravvicinamento normativo. L'UE dovrebbe anche agevolare la partecipazione attiva dei paesi in via di sviluppo a questi dialoghi in materia normativa.

Un accordo sulle norme costituisce tuttavia solo il punto di partenza del processo. Occorre continuare a sorvegliare la loro applicazione e garantire che i paesi terzi rispettino gli obblighi ad essi incombenti in forza degli accordi bilaterali e multilaterali. A tal fine occorre far valere attivamente i diritti conferiti dall'intesa dell'OMC sulla risoluzione delle controversie. Nel quadro dei negoziati bilaterali e multilaterali occorrerà stabilire meccanismi flessibili, basati sulla mediazione, per evitare e risolvere le controversie con i paesi partner. Dovremo inoltre incoraggiare le altre parti interessate a ricorrere con maggiore frequenza, come fa l'UE, alle procedure di notifica previste nel quadro degli accordi sugli ostacoli tecnici agli scambi per prevenire le restrizioni agli scambi. Sarebbe anche opportuno modificare il regolamento sugli ostacoli agli scambi per includere le denunce contro le violazioni dei trattati bilaterali che l'UE ha sottoscritto. L'UE può inoltre sviluppare ulteriormente la cooperazione con i paesi terzi per eliminare gli ostacoli comuni. L'UE dovrebbe ad esempio integrare queste discussioni nell'ambito dei partenariati strategici esistenti con i principali paesi emergenti e con quelli sviluppati: stiamo già collaborando con gli Stati Uniti sulle questioni relative all'accesso ai mercati.

Anche l'assenza di normative efficaci in materia di concorrenza può limitare l'accesso ai mercati. Dobbiamo continuare i nostri sforzi al fine di promuovere l'introduzione nei paesi terzi di adeguate regole di concorrenza.

L'applicazione delle norme relative all'accesso ai mercati dipende inoltre dall'esistenza di un sistema tecnico ed amministrativo efficace. In particolare, molti paesi in via di sviluppo non dispongono di capacità amministrative, formative e tecniche sufficienti. L'assistenza in campo commerciale può contribuire a ridurre queste limitazioni. La Commissione e l'UE nel suo complesso si sono impegnate ad accrescere l'assistenza in campo commerciale nel quadro della loro strategia globale di aiuti al commercio[6].

I contatti politici e la diplomazia commerciale svolgeranno infine un ruolo sempre più importante negli sforzi comuni della Commissione, degli Stati membri e delle imprese per affrontare efficacemente il problema degli ostacoli agli scambi e integreranno altri strumenti politici di medio e lungo termine.

3.2. Una nuova relazione con gli Stati membri e le imprese

Il ruolo centrale della Commissione nell'ambito della politica commerciale comune è fondamentale. È chiaro tuttavia che, per essere più efficace, la Commissione deve instaurare un nuovo partenariato tanto con gli Stati membri, che detengono la loro competenza in questo settore, quanto con le imprese europee.

La Commissione, gli Stati membri e le imprese devono migliorare i propri metodi di lavoro. Ciò comporta dei contatti e una cooperazione molto più sistematici a tutti i livelli, sia all'interno dell'UE che nei paesi terzi. La Commissione, gli Stati membri e le imprese dovrebbero collaborare meglio per fissare le priorità di intervento in materia di eliminazione delle barriere agli scambi, collegare le loro basi di dati e sviluppare una rete di specialisti dell'accesso ai mercati.

È particolarmente importante realizzare sul terreno questa strategia nei mercati chiave dei paesi terzi, a un livello cioè ove la conoscenza delle realtà locali è più profonda. Le delegazioni della Commissione, le ambasciate degli Stati membri e le imprese europee che operano nei mercati stranieri conoscono le strutture e i processi amministrativi locali e sono generalmente le più indicate per fornire una prima analisi dei problemi incontrati per l'accesso ai mercati, individuare i casi che richiedono un intervento coordinato con gli specialisti di Bruxelles in settori quali la proprietà intellettuale, gli ostacoli tecnici agli scambi e la protezione sanitaria e fitosanitaria nonché garantire un seguito a livello locale. In pratica, molte iniziative sono già state avviate nei paesi terzi per mettere in comune risorse e contatti. Dei contatti e un coordinamento più sistematici servirebbero tuttavia a migliorare la raccolta di informazioni, permetterebbero di individuare le proposte legislative pertinenti e di reagire prima della loro adozione nonché di utilizzare le conoscenze e le influenze locali per fare pressione a livello diplomatico allo scopo di affrontare rapidamente ed efficacemente i problemi legati agli ostacoli all'accesso ai mercati.

La Commissione propone di istituire nei paesi terzi gruppi specializzati nell'acceso ai mercati cui partecipino rappresentanti della Commissione, degli Stati membri, del settore privato (ad esempio delle Camere di Commercio dell'UE) e, se del caso, altre parti interessate nell'UE. A breve termine verrà redatto un elenco di paesi pilota in cui verranno create reti più solide ed istituiti gruppi specializzati nell'accesso ai mercati.

La Commissione ritiene inoltre che il comitato consultivo per l'accesso ai mercati, composto da rappresentanti degli Stati membri e presieduto dalla Commissione, dovrebbe concentrarsi maggiormente sugli aspetti tecnici dell'accesso ai mercati[7], considerare anche casi specifici e procedere allo scambio di buone pratiche. Esso dovrebbe inoltre dare nuova enfasi al coordinamento, in base al feed-back dei gruppi locali per l'accesso ai mercati, e agire in stretta collaborazione con il comitato del regolamento sugli ostacoli agli scambi. Il comitato dell'articolo 133, che è il comitato consultivo generale sulla politica commerciale, dovrebbe restare la sede delle discussioni sulle principali questioni relative all'accesso ai mercati. Tuttavia, a causa della complessità e della varietà di tali questioni, altri comitati specialistici continueranno, se del caso, a svolgere un ruolo guida. La Commissione continuerà inoltre a discutere regolarmente di tali questioni con il Parlamento europeo.

Appare evidente che le imprese desiderano davvero partecipare più attivamente all'eliminazione degli ostacoli agli scambi. La Commissione ritiene che sarebbe utile organizzare più sistematicamente discussioni trilaterali tra la Commissione, le imprese dell'UE e gli Stati membri e propone di creare un forum ad hoc in cui si riuniscano regolarmente i rappresentanti degli Stati membri, i servizi della Commissione e le imprese europee, iniziativa questa da collegare eventualmente alle riunioni del comitato consultivo per l'accesso ai mercati.

Il principio generale alla base di questi lavori congiunti dovrebbe consistere nell'utilizzare meglio i meccanismi esistenti e nell'istituire un quadro per contatti regolari, più che nel creare nuove istituzioni per una cooperazione intra-UE.

3.3. Definire le priorità per un migliore impiego delle risorse

Dato l'aumento previsto del numero già elevato di ostacoli agli scambi segnalati, associato alla crescente complessità e difficoltà per eliminarli, è importante concentrarsi e intervenire su quelli maggiormente prioritari.

Tutte le denunce ricevute dovranno continuare ad essere prese in esame, ma alla luce di indicatori obiettivi di priorità stabiliti con gli Stati membri e con le imprese dell'UE, comprese le piccole e medie imprese. Tali indicatori potrebbero basarsi sulle seguenti considerazioni:

- i vantaggi economici potenziali per il complesso delle imprese dell'UE a breve e medio termine;

- se l'ostacolo in questione costituisce una grave violazione di accordi bilaterali o multilaterali;

- la probabilità di risoluzione del problema entro tempi ragionevoli.

Per quanto riguarda i risultati del processo di fissazione delle priorità, queste ultime potrebbero essere definite in termini di:

- paesi (tanto le economie industriali quanto quelle emergenti, ad eccezione tuttavia dei paesi meno sviluppati);

- settori (è stata già individuata una serie di settori, ad esempio nel corso della consultazione e nel quadro della politica industriale[8]); e/o

- categorie di problemi – ad esempio, violazione dei diritti di proprietà intellettuale.

La definizione delle priorità non deve tuttavia costituire un vincolo, ma deve fornire orientamenti per un migliore impiego delle risorse.

3.4. Un servizio più efficace, efficiente e trasparente

… che eviti la comparsa di nuovi ostacoli…

Nel seguire le normative dei paesi terzi un approccio basato sulla prevenzione e su un sistema di "allarme rapido" presenta il vantaggio di consentire l'individuazione di potenziali ostacoli nella fase iniziale e di affrontarli alla fonte. I nostri partner commerciali possono così essere informati delle preoccupazioni dell'UE prima che i progetti di legge vengano adottati in via definitiva. La Commissione incoraggerà le altre parti interessate a ricorrere alla procedura di notifica nel quadro dell'accordo sugli ostacoli tecnici agli scambi e potenzierà la raccolta di informazioni direttamente sul campo, da parte dei gruppi per l'accesso ai mercati, sulla legislazione in preparazione nei paesi terzi.

… che migliori il processo di eliminazione degli ostacoli…

Il maggiore scarto tra le aspettative create nel 1996 e i risultati effettivamente ottenuti risiede nel tempo necessario per eliminare con successo le restrizioni agli scambi anche nei casi più evidenti di violazione di accordi bilaterali o multilaterali. Nelle loro osservazioni le imprese hanno indicato chiaramente la necessità di interventi più rapidi e meglio adatti alle varie situazioni. La Commissione migliorerà e razionalizzerà le modalità per la registrazione, l'analisi e il trattamento delle denunce relative all'accesso ai mercati nonché per la risposta alle imprese.

Contiamo sulle imprese dell'UE per ottenere la maggior parte delle informazioni sugli ostacoli che si ripercuotono sui loro scambi o sugli investimenti nei paesi terzi e provvederemo a diffondere a livello dell'intera Commissione le informazioni ricevute. L'obiettivo è quello di registrare nella banca dati sull'accesso ai mercati tutte le denunce ricevute in merito. Stabiliremo collegamenti web con altre basi di dati nell'UE (compresi gli Stati membri e le imprese, se possibile) per garantire che le informazioni su tutti gli ostacoli registrati siano accessibili grazie alla banca dati sull'accesso ai mercati. Ad ogni caso verrà attribuito un numero unico di registrazione, grazie al quale sarà più facile seguire il suo iter nel sistema in maniera trasparente.

L'analisi degli ostacoli agli scambi deve coinvolgere tutte le parti interessate, compresi i gruppi per l'accesso ai mercati stabiliti a livello locale e le imprese dell'UE dovrebbero essere mantenute regolarmente al corrente dei lavori in corso.

L'individuazione e l'analisi degli ostacoli è l'ambito in cui un partenariato più stretto con le imprese e gli Stati membri dovrebbe produrre i maggiori risultati in termini di efficienza e di trasparenza.

… e che migliori l'accesso alla banca dati sull'accesso ai mercati

La banca dati sull'accesso ai mercati della Commissione europea fornisce informazioni affidabili e rapidamente accessibili sulle tariffe applicate, le formalità di importazione e i requisiti in materia di documentazione per le importazioni nei paesi terzi, oltre a contenere informazioni sugli ostacoli agli scambi che limitano l'accesso a tali mercati. Benché gli utenti si dichiarino in genere soddisfatti del servizio esistente, è possibile migliorarlo ulteriormente.

Ci si adopererà per accrescere la facilità d'uso e la semplificazione della banca dati sull'accesso ai mercati onde agevolare l'individuazione e la registrazione dei problemi. La Commissione fisserà tempi di risposta più brevi per i quesiti on line e si impegnerà ad aggiornare regolarmente le informazioni disponibili nella banca dati. L'attuale sezione della banca dati dedicata ai "Commenti" verrà migliorata per incentivare la trasmissione alla Commissione, via posta elettronica, di un maggior numero di questioni e problemi. Verrà lanciata una campagna promozionale negli Stati membri, condotta in collaborazione con questi ultimi, intesa a dare ampia pubblicità ai servizi del partenariato per l'accesso ai mercati, in particolare presso le PMI, mediante la futura rete europea di sostegno alle imprese e all'innovazione, come pure ad incoraggiare le imprese dell'UE a registrare le proprie denunce in merito agli ostacoli agli scambi.

Per rispondere alle richieste degli utenti e tenere conto in maniera più adeguata delle sfide e delle esigenze attuali degli esportatori dell'UE, nella banca dati sull'accesso ai mercati verranno introdotte nel corso del tempo nuove sezioni destinate a migliorare la copertura di settori quali i servizi, il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale e gli investimenti.

I gruppi per l'accesso ai mercati insediati localmente dovrebbero elaborare con cadenza regolare relazioni sulla situazione degli ostacoli agli scambi nei paesi che li ospitano, le quali contribuiranno ad aggiornare e a completare il quadro offerto dalla banca dati sull'accesso ai mercati.

La Commissione studierà inoltre le modalità per collegare la banca dati sull'accesso ai mercati e l' Export Helpdesk per gli esportatori dei paesi in via di sviluppo. Garantire agli esportatori dei paesi in via di sviluppo l'accesso a tali informazioni aumenterà la loro capacità di esportare in altri paesi e fornirà, in particolare, un utile stimolo al commercio sud-sud.

4. Conclusioni

La creazione di un partenariato rafforzato per assicurare l'accesso ai mercati è una componente fondamentale della strategia per un'Europa globale e offre un contributo importante all'agenda di Lisbona per la crescita e l'occupazione. Le imprese europee, dalle grandi imprese globali alle PMI più intraprendenti, lottano per riuscire ad imporsi sui mercati mondiali. Una politica rafforzata in materia di accesso ai mercati costituisce un elemento chiave della politica commerciale comune e un settore fondamentale in cui l'UE può conseguire effettivi vantaggi economici per i suoi Stati membri oltre che per le imprese e i cittadini europei. La politica avviata dall'UE nel 1996 deve essere rafforzata e adeguata ad un'economia globale in piena evoluzione in cui tanto i mercati cui vogliamo avere accesso quanto gli ostacoli a tale accesso stanno cambiando.

La Commissione propone quindi:

- un rinnovato impegno ad avvalersi di istituzioni multilaterali, come l'OMC, e di canali bilaterali, come la nuova generazione di accordi di libero scambio, per favorire una liberalizzazione progressiva ed effettiva, l'apertura dei mercati e il ravvicinamento delle norme tra l'UE e i suoi partner commerciali;

- l'instaurazione di rapporti più stretti tra la Commissione, gli Stati membri e le imprese dell'UE al fine di sostenere direttamente gli operatori economici nel superare le difficoltà concrete cui devono far fronte per avere accesso ai mercati dei paesi terzi secondo modalità e tempi compatibili con la realtà economica;

- il decentramento dell'attuale sistema e l'incentivazione delle iniziative locali nei paesi terzi grazie allo sviluppo di gruppi comunitari specializzati nell'accesso ai mercati, impiantati localmente, composti da rappresentanti delle delegazioni della Commissione, delle ambasciate degli Stati membri e delle organizzazioni delle imprese;

- una maggiore cooperazione tecnica a Bruxelles tra i rappresentanti degli Stati membri e la Commissione sulle questioni relative all'accesso ai mercati e consultazioni più frequenti con una serie di rappresentanti dell'industria;

- una migliore fissazione delle priorità all'atto di scegliere su quali ostacoli concentrarsi onde utilizzare in maniera ottimale le nostre risorse in alcuni mercati obiettivo (ad esclusione di quelli dei paesi meno sviluppati), in settori chiave e/o in ambiti di fondamentale importanza come i diritti di proprietà intellettuale;

- una revisione approfondita della banca dati della Commissione europea sull'accesso ai mercati;

- maggiore efficienza e trasparenza nell'analisi, da parte della Commissione, delle denunce relative agli ostacoli agli scambi, compreso un nuovo sistema ottimizzato per la registrazione di tali denunce.

Il successo di tale iniziativa dipenderà dalla solidità del nuovo partenariato che verrà istituito, dalla disponibilità di risorse sufficienti e dall'impiego ottimale delle risorse che assegneremo collettivamente a questo progetto. La Commissione si impegna a raccogliere questa sfida e invita tutte le parti interessate a contribuire alla realizzazione di questo nuovo partenariato.

[1] Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Europa globale - Competere nel mondo - Un contributo alla strategia per la crescita e l’occupazione dell’UE - COM(2006) 567 del 4.10.2006.

[2] Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni: La sfida globale del commercio internazionale: Una strategia di accesso ai mercati per l' Unione europea - COM(96) 53 del 14.2.1996

[3] La relazione è disponibile sul sito:http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2006/november/tradoc_130518.2.pdf.

[4] La relazione è disponibile sul sito http://ec.europa.eu/trade/issues/sectoral/mk_access/cs101106_en.htm

[5] Comunicazione della Commissione “Attuare il programma comunitario di Lisbona – Una politica moderna a favore delle PMI per la crescita e l'occupazione” - COM(2005) 551 del 10.11.2005.

[6] Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo: Verso una strategia dell’UE in materia di aiuti al commercio – il contributo della Commissione - COM(2007) 163 del 4.4.2007.

[7] Nell'ambito del mandato conferito dalla decisione 98/552/CE del Consiglio del 24 settembre 1998.

[8] Comunicazione della Commissione: "Attuare il programma comunitario di Lisbona: un quadro politico per rafforzare l’industria manifatturiera dell’UE - verso un’impostazione più integrata della politica industriale" - COM(2005) 474 del 5.10.2005. L'aggiornamento tecnico del 4.9.2006 può essere scaricato dal sito:http://ec.europa.eu/enterprise/enterprise_policy/industry/doc/sec_overview_update06.pdf

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