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Comunicazione della Commissione - Riforme economiche e competitività: i messaggi chiave della relazione 2006 sulla competitività europea {SEC(2006) 1467}

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52006DC0697

Comunicazione della Commissione - Riforme economiche e competitività: i messaggi chiave della relazione 2006 sulla competitività europea {SEC(2006) 1467} /* COM/2006/0697 def. */


[pic] | COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE |

Bruxelles, 14.11.2006

COM(2006) 697 definitivo

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE

Riforme economiche e competitività: i messaggi chiave della relazione 2006 sulla competitività europea

{SEC(2006) 1467}

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE

Riforme economiche e competitività: i messaggi chiave della relazione 2006 sulla competitività europea

1. INTRODUZIONE: UNA NUOVA RELAZIONE A SOSTEGNO DELLA STRATEGIA EUROPEA PER LA CRESCITA E L'OCCUPAZIONE

Nella comunicazione si illustrano le conclusioni raggiunte e i messaggi contenuti nella relazione 2006 della Commissione europea sulla competitività[1].

La relazione sulla competitività tratta principalmente dell'analisi delle questioni connesse allo sviluppo della produttività, quale indicatore chiave della competitività a lungo termine. In questo contesto per competitività s'intende un incremento durevole del tenore di vita di una nazione o di una regione e un livello di disoccupazione involontaria quanto più basso possibile. A livello dei settori industriali, la competitività consiste nel mantenimento e nel miglioramento della posizione sul mercato mondiale.

A seguito del rilancio della strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione, che distingue fra sfide a livello macroeconomico, microeconomico e a livello di occupazione, la relazione sulla competitività è stata riformulata per fungere da solida base analitica del pilastro microeconomico della strategia di Lisbona. Ne deriva inoltre che l'analisi delle questioni contenute nella relazione è stata ravvicinata all'agenda politica.

La presente comunicazione non intende concludere con proposte concrete o piani d'azione, ma intende invece sostenere la fase decisionale proponendo un certo numero di constatazioni e raccomandazioni pertinenti a livello politico, basante sull'analisi economica.

Dopo una rassegna degli sviluppi recenti in materia di crescita, produttività e occupazione in Europa, la relazione affronta vari aspetti relativi a tre delle quattro azioni prioritarie del programma di riforma proposto nel Consiglio europeo di primavera del 2006: conoscenze e innovazione, liberazione del potenziale delle imprese e definizione di una politica dell'energia efficiente e integrata. Quattro capitoli trattano, successivamente, della liberalizzazione dei mercati energetici europei, del contesto normativo nell'ambito della strategia per la crescita e l'occupazione, del finanziamento dell'innovazione, del concetto dei "mercati pilota" nella politica dell'innovazione. La relazione esamina inoltre la posizione concorrenziale di due settori industriali europei ad alta tecnologia, il settore della produzione di beni e servizi delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e il settore dell'industria farmaceutica. Infine, un allegato statistico presenta gli indicatori della competitività a livello settoriale.

2. RISULTATI GLOBALI IN MATERIA DI COMPETITIVITÀ: SEGNALI INCORAGGIANTI INDICANO CHE SI STANNO ADOTTANDO PROVVEDIMENTI PER RIMEDIARE AI RISULTATI DELUDENTI REGISTRATI NEGLI ULTIMI ANNI PER QUANTO RIGUARDA IL MIGLIORAMENTO DELLA COMPETITIVITÀ

Nell'ultimo decennio la crescita del PIL pro capite dell'UE-25 è stata inferiore a quella degli Stati Uniti e il tasso di crescita del PIL reale, della produttività della manodopera e della produttività totale dei fattori nell'Unione europea è andato riducendosi o è rimasto fermo nel periodo 1990-2004. Queste tendenze hanno aspetti strutturali e la consapevolezza di questa circostanza, condivisa dai responsabili europei delle strategie, richiede un'adeguata risposta a livello politico. Nel 2000 a Lisbona il Consiglio europeo ha deciso di rilanciare la competitività europea. Nel 2005 la strategia di Lisbona è stata rilanciata, con una maggiore attenzione per le politiche destinate a produrre crescita, nonché un miglioramento quantitativo e qualitativo dell'occupazione. In effetti, i settori chiave della strategia "crescita e occupazione" si interessano, fra l'altro, di uno sviluppo della produttività attraverso un investimento nella Ricerca & Sviluppo, migliorando l'infrastruttura europea, potenziando il capitale umano e promuovendo la concorrenza. In tal modo sarebbe possibile sfruttare al massimo la globalizzazione. Questa strategia deve anche collocarsi nel contesto più ampio del requisito di uno sviluppo sostenibile, secondo il quale dobbiamo rispondere alle esigenze attuali senza compromettere la capacità delle generazioni future di fare altrettanto.

Un primo segnale incoraggiante è la tendenza a un tasso di occupazione più elevato in diversi Stati membri dell'UE. Questo è dovuto in parte alle riforme del mercato del lavoro attuate nel corso degli ultimi anni, tuttavia, i tassi occupazionali nella maggior parte dei paesi rimangono inferiori agli obiettivi della strategia di Lisbona.

I recenti progressi compiuti in materia di tasso di occupazione nell'UE sono stati tuttavia accompagnati soltanto da un debole incremento della produttività della manodopera. Le cause dell'evoluzione deludente della produttività della manodopera europea possono essere individuate sia negli investimenti deboli, che in un tasso di crescita della produttività totale dei fattori generalmente poco elevato. La crescita della produttività totale dei fattori rimane bassa dopo il rallentamento registrato a metà degli anni '90. Ciò dimostra che occorre adoperarsi quanto prima per attuare le riforme corrispondenti alle priorità definite nella strategia per la crescita e l'occupazione. L'incremento della produttività risultante dalla riorganizzazione e dalla ridistribuzione della produzione, dal miglioramento delle competenze della manodopera, dall'introduzione di nuovi prodotti e nuove procedure, in particolare grazie alle TIC, potrebbe contribuire a un aumento della richiesta di investimenti e a un'ulteriore evoluzione della produttività della manodopera in termini di intensificazione della dotazione del capitale.

Evoluzioni più recenti indicano un'accelerazione della crescita economica dell'UE, dall'1,7% nel 2005 al 2,8% nel 2006. Si tratterebbe del miglior risultato per l'UE-25 dal 2000 ed è accompagnato da una crescita dell'occupazione e della produttività e da una riduzione della disoccupazione. L'aumento dei prezzi del petrolio ha avuto chiaramente un impatto negativo, anche se limitato, sulla crescita europea. Le simulazioni effettuate utilizzando dei modelli ci aiutano a quantificare le conseguenze delle variazioni dei prezzi dell'energia a lungo termine e illustrano l'ampia variabilità a seconda dei paesi e dei settori. Malgrado l'aumento dei prezzi del settore energetico registrato quest'anno, l'economia europea è in fase evidente di forte ripresa. Assieme alla nuova governance del partenariato per la crescita e l'occupazione, questo costituisce un'opportunità unica per adoperarsi con vigore nell'attuazione delle riforme strutturali necessarie.

3. I MOTORI DELLA COMPETITIVITÀ

Liberalizzazione dei mercati dell'energia : una forte risposta agli incentivi rende ancor più necessaria un'attenta pianificazione delle politiche

I mercati europei dell'energia stanno attraversando una fase di liberalizzazione dall'inizio degli anni '90. La relazione presenta una valutazione di alcuni degli effetti della liberalizzazione dei mercati europei dell'elettricità e del gas e discute le questioni sollevate a seguito della liberalizzazione in generale, ivi comprese esperienze al di fuori dell'UE.

Le constatazioni suggeriscono che l'introduzione della concorrenza in genere si sia tradotta con operazioni più efficienti economicamente, per cui una parte dei benefici è stata distribuita ai consumatori. Tuttavia i mercati all'ingrosso dell'elettricità e del gas si sono rivelati particolarmente vulnerabili alle forze di mercato risultanti sia dalla struttura dell'industria preesistente, che dalle caratteristiche specifiche dei mercati in questione. Gli operatori già presenti esercitano un forte controllo sulla produzione, sulle importazioni e sull'infrastruttura. Per affrontare questo problema occorrono, in modo particolare, autorità di regolamentazione che svolgano il loro compito con efficacia. La concorrenza sui mercati al dettaglio deve ancora funzionare adeguatamente nella maggior parte dei casi. Le direttive sull'energia dispongono comunque obblighi a livello di servizio universale e di servizio pubblico, nonché norme specifiche per la tutela dei consumatori.

Per quanto riguarda la R&S, le informazioni relative alle conseguenze sulle innovazioni indicano che, a seguito della liberalizzazione, si avverte uno spostamento per quanto riguarda la composizione degli sforzi in materia di R&S: le aziende spostano la loro attenzione in materia di innovazione allontanandosi dall'innovazione tecnologica (d'interesse pubblico) e andando verso le tecnologie che permettono di ridurre costi e i servizi per i consumatori. Se le spese globali in materia di R&S sembrano essersi ridotte, è aumentata l'attenzione nei confronti delle innovazioni destinate ad incrementare l'efficacia. Conseguentemente potrebbero rivelarsi necessarie ulteriori misure strategiche destinate a far sì che la ricerca fondamentale nel settore dell'energia ritrovi il livello che aveva prima della liberalizzazione.

Sia a livello teorico che a livello documentabile risulta che nei mercati liberalizzati, i prezzi possono avere più un andamento irregolare a breve termine e la domanda potrebbe doversi adattare alla capacità disponibile, più spesso di quanto non sia avvenuto prima della liberalizzazione. Se queste fluttuazioni dei prezzi spesso sono ritenute inopportune, il ruolo più importante della domanda nel ristabilire l'equilibrio dei mercati è conforme ad un incremento dell'efficienza a lungo termine. Un'altra questione che si pone è il fatto che una progettazione inadeguata del mercato può comportare investimenti troppo bassi e quindi inefficaci[2], in particolare se i prezzi non riflettono il reale valore dell'energia, il che comporta tassi di redditività più modesti, oppure nel caso in cui una separazione delle tariffe inadeguata spinga gli operatori delle reti a favorire le società affiliate. Nei mercati regolamentati (ad esempio quelli delle infrastrutture), è necessario mettere a punto meccanismi destinati a favorire investimenti efficaci, in particolare per quanto riguarda la capacità di trasporto (transfrontaliero). Fattori quali le procedure complesse imposte dalle autorità pubbliche possono scoraggiare gli investimenti. Investimenti insufficienti nella produzione di energia rischiano di avere come conseguenza penurie nell'erogazione e interruzioni.

I risultati dell'analisi economica che fa parte della relazione indicano che le risposte a livello di strategia dovrebbero anzitutto orientarsi su una chiara attribuzione dei diritti e delle responsabilità degli attori del mercato, in particolare durante i periodi di penuria. Inoltre, la promozione della creazione di mercati all'ingrosso di liquidi, in particolare per i contratti a termine, aiuterà i consumatori a tutelarsi contro le fluttuazioni dei prezzi. Mercati efficienti richiedono un elevato livello di trasparenza; un meccanismo che permetta a livello di UE di controllare la domanda e l'offerta nel mercato europeo dell'energia, identificando le carenze delle infrastrutture, delle forniture e dello stoccaggio potrebbe favorire la trasparenza per quanto riguarda gli aspetti della sicurezza dell'approvvigionamento energetico nell'UE.

Infine, basandosi sui risultati sia pratici che teorici, è incerto quale sia l'impatto della liberalizzazione dei mercati dell'elettricità sull'ambiente. Se da un lato la riduzione dei prezzi dovrebbe incrementare il consumo energetico, una maggiore efficienza dei combustibili e i mutamenti delle combinazioni tecnologiche dovuti a una maggiore concorrenza, possono far sì che si riducano le emissioni[3]. In generale, la liberalizzazione non è in contrasto con gli obiettivi ambientalistici e può anche rafforzare gli effetti degli strumenti ambientali basati sul mercato, quali il sistema europeo di scambio di quote di emissioni.

Contesto normativo : un'ampia adesione ai principi per una migliore regolamentazione malgrado impegni non omogenei

Il miglioramento dell'ambiente imprenditoriale attraverso l'applicazione di misure che favoriscono l'imprenditoria e l'attuazione di norme per migliorare la regolamentazione rappresenta oggi un obiettivo condiviso nell'UE. La diffusione degli strumenti destinati a migliorare la regolamentazione è pertanto una priorità enunciata chiaramente nella strategia per la crescita e l'occupazione. Occorre considerare positivamente il fatto che i programmi nazionali di riforma (PNR) adottati dagli Stati membri nel 2005 rispecchiano la volontà di riformare le prassi normative. Queste riforme sono complementari all'iniziativa per una migliore regolamentazione varata a livello comunitario, che comprende un programma di semplificazione della legislazione in vigore, valutazioni sistematiche dell'impatto della nuova legislazione, una migliore consultazione delle parti in causa, nonché una valutazione e una riduzione degli oneri amministrativi. Sono inoltre in corso lavori per definire obiettivi quantitativi di riduzione degli oneri amministrativi.

Risulta estremamente difficile isolare gli effetti della regolamentazione sull'economia, tuttavia la letteratura economica in questo settore, anche se limitata, dimostra che la regolamentazione può avere conseguenze significative sia positive che negative (se la progettazione non è adeguata) sui risultati economici e sull'innovazione. La relazione sulla competitività analizza le numerose misure proposte nell'ambito dei PNR e in altri ambiti nell'UE-25 in materia di miglioramento della regolamentazione. Queste misure variano notevolmente a livello di orizzonte temporale, portata, grado di istituzionalizzazione e efficacia probabile e la maggior parte degli Stati membri prende in considerazione una o più attività di alto profilo in questo settore. Inoltre, gli Stati membri presentano misure con effetti benefici evidenti a breve termine, quali gli sportelli unici per la registrazione delle imprese. I programmi nazionali di riforma e le evoluzioni osservate a partire dalla loro pubblicazione l'anno scorso costituiscono quindi un passo avanti nella buona direzione per il contesto normativo dell'UE. I grandi scarti rilevati fra le misure proposte dai singoli Stati membri spesso rispecchiano il fatto che questi si trovano in fasi differenti dell'attuazione di un sistema per migliorare la regolamentazione.

In questo contesto va osservato che disporre di un sistema per migliorare la regolamentazione non comporta necessariamente una riduzione sostanziale della regolamentazione stessa. Fra i sette Stati membri che, in funzione degli indicatori esistenti, sono stati classificati nella categoria di coloro che possiedono un contesto normativo relativamente restrittivo, secondo le definizione dell'OCSE, due di essi presentano nel programma nazionale di riforma una serie di misure che riprendono tutti o quasi tutti gli elementi del programma per il miglioramento della regolamentazione, mentre la maggior parte degli altri Stati membri interviene in almeno due settori. Peraltro, alcuni degli otto Stati membri classificati fra coloro che possiedono un contesto normativo meno restrittivo, figurano anche fra i paesi che hanno previsto misure relative a tutti o quasi tutti gli elementi del programma per il miglioramento della regolamentazione.

Un numero sempre crescente di paesi (18) sta realizzando, o intende realizzare, il loro proprio sistema di valutazione dell'impatto (VI) esattamente come avviene a livello della Commissione e di un piccolo numero di Stati membri. Cosµi facendo si potrebbe contribuire a garantire un'elevata qualità della regolamentazione futura per quanto riguarda aspetti importanti per la competitività a livello nazionale ed europeo. Tuttavia i progressi per il momento sono alquanto lenti e occorre tener presente che i vantaggi dell'attuazione di un sistema di VI richiedono alcuni anni prima di poter essere avvertiti. Inoltre si può temere che in un certo numero di casi le restrizioni a livello di bilancio possano rivelarsi un notevole ostacolo. Se questo problema della redistribuzione delle risorse non è risolto, la nuova legislazione potrebbe non beneficiare del miglioramento della qualità risultante dalla realizzazione di VI che esaminano sistematicamente l'impatto a livello economico, sociale e ambientale, nell'ambito di un processo integrato.

La messa a punto di un sistema completo e integrato per una migliore regolamentazione dovrebbe costituire l'obiettivo a medio e lungo termine di tutti gli Stati membri. È chiaro che occorre adoperarsi con urgenza per porre le basi di questo sistema e farlo in maniera duratura permetterà di offrire migliori condizioni all'imprenditoria, riduzione degli oneri amministrativi – particolarmente elevati in alcuni settori - e degli ostacoli all'ingresso sul mercato, favorendo una maggiore concorrenza, più innovazioni e, infine, la crescita economica. Il processo generale di miglioramento della regolamentazione è ancora in una fase iniziale e il successo dipenderà da numerosi fattori che risulta difficile prendere in considerazione. La serietà con la quale le proposte esistenti saranno attuate svolgerà anch'essa un ruolo importante.

Questa analisi suggerisce che alcuni progressi siano già stati compiuti nell'UE e che tutti gli Stati membri si stiano adoperando per il miglioramento della regolamentazione e del contesto imprenditoriale a livello più generale, ma che le vere sfide siano ancora presenti. Ovviamente quei paesi che fino ad ora hanno privilegiato di meno le strategie di miglioramento della regolamentazione percepiscono maggiormante l'urgenza di farlo e intuiscono i vantaggi potenziali connessi ad un'azione più decisa a favore del miglioramento della regolamentazione rispetto ad altri Stati membri che si trovano in una posizione più avanzata. I paesi che si trovano in una posizione iniziale meno favorevole dovrebbero compiere maggior sforzi per mettere a punto sistemi di miglioramento della regolamentazione completo.

Il finanziamento dell'innovazione ottiene l'attenzione che merita, rimangono tuttavia alcune lacune a livello strategico

La relazione verte anzitutto su alcuni problemi specifici di finanziamento dell'innovazione e sugli strumenti adatti a porvi rimedio. Il sostegno delle autorità pubbliche può assumere diversi aspetti: misure dirette quali sovvenzioni e prestiti, misure indirette quali garanzie o incentivi fiscali per la R&S e misure a favore del capitale di rischio. La relazione esamina le buone prassi in materia di sostegno da parte dei governi, sulla base delle teorie economiche e presenta conclusioni di rilevanza politica. Queste conclusioni sono state successivamente completate da una rassegna delle misure di finanziamento dell'innovazione presentate dagli Stati membri nell'ambito dei rispettivi programmi nazionali di riforma dell'ottobre 2005.

Nel corso degli ultimi anni, un numero sempre crescente di paesi ha fatto ricorso agli incentivi fiscali per favorire la R&S e, in diversi paesi, gli utili risultanti dai vantaggi fiscali in materia di R&S sono aumentati. I programmi nazionali di riforma che gli Stati membri hanno pubblicato nell'ottobre 2005 confermano la tendenza e inoltre rispecchiano la sempre crescente importanza per le autorità pubbliche di disporre di un solido settore dei capitali di rischio, riferendo in merito alle azioni in corso, a quelle potenziate o alle azioni nuove in quasi tutti gli Stati membri, con particolare attenzione per gli investimenti iniziali. Un gruppo importante di paesi segnala inoltre azioni relative ai cosiddetti "business angels". Tuttavia in generale si registrano poche iniziative per facilitare la mobilità transfrontaliera del capitale di rischio. Lo stesso vale per il finanziamento mediante cessione di crediti dei progetti innovatori; soltanto un numero esiguo di paesi ha dichiarato di aver adottato misure a questo proposito.

L'ampia varietà dei programmi e degli strumenti, nonché l'intenzione spesso dichiarata di riformarli e ristrutturarli indicano che è in corso un'intensa sperimentazione. È evidente che c'è spazio per l'apprendimento reciproco e lo scambio di buone prassi, il che sarebbe molto più facile se le valutazioni delle misure esistenti fossero più frequenti, più sistematiche e più paragonabili. Peraltro, a volte nell'ambito di un unico paese esiste un'ampia gamma di strumenti, il che rende ancora più necessario compiere sforzi sistematici per informare gli utilizzatori potenziali, ma anche per rendere gli strumenti esistenti più semplici e più accessibili.

Per concludere, sembra opportuno orientare maggiormente gli sforzi verso una facilitazione della fornitura transfrontaliera di capitali di rischio e verso il finanziamento mediante cessione di crediti dei progetti innovatori. Diversi paesi stanno esaminando la possibilità di fornire capitale di rischio in fase iniziale, tuttavia si tratta di un settore nel quale sarebbe opportuno fare di più. La valutazione e la semplificazione dei programmi esistenti dovrebbe peraltro essere effettuata sistematicamente e dovrebbe proseguire l'apprendimento reciproco in materia di politiche.

Tuttavia bisogna che sia chiaro che se questi sforzi sono necessari, certamente non sono sufficienti a raggiungere l'obiettivo più generale che consiste nel trasformare l'economia europea in un'economia più dinamica e basata sulle conoscenze. Oltre alla definizione di politiche globali in materia di ricerca, sviluppo e innovazione, sarà necessario attuare quelle riforme che potranno stimolare l'attività economica a livello generale, in particolare nei settori del contesto imprenditoriale, della concorrenza, del commercio estero, dell'istruzione e dei mercati del lavoro.

La strategia dei mercati pilota può favorire le politiche d'innovazione che permettono di anticipare le esigenze mondiali

Nella relazione è stata effettuata una rassegna della letteratura relativamente alla strategia dei mercati pilota, ritenuta utile per capire meglio i fattori alla base del successo mondiale delle innovazioni e delle nuove tecnologie, in particolare nel caso delle progettazioni innovatrici concorrenti.

Se il metodo dei mercati pilota è pertinente soprattutto per le imprese, esso può anche aiutare i governi a definire una politica tecnologica più efficace per favorire il successo mondiale potenziale delle attività innovatrici delle imprese. A questo scopo si possono applicare alcuni criteri generici per definire le varie parti di una strategia d'innovazione (dai programmi di finanziamento e dagli appalti pubblici, fino alla regolamentazione e alla definizione degli standard): presa in considerazione delle esigenze dei mercati mondiali e delle preferenze dei clienti esteri, trasferimento delle preferenze dei mercati nazionali all'estero, particolare attenzione per la riduzione dei costi di produzione, permettere la concorrenza fra diverse progettazioni innovatrici e rispondere alle tendenze mondiali (sebbene quest'ultimo aspetto sia particolarmente ambizioso, dal momento che è difficile determinare se un mutamento particolare costituisca una tendenza mondiale).

Un aspetto cruciale di qualsiasi strategia che tenti di favorire l'emergere di un mercato pilota consiste nell'anticipare i mercati mondiali, sviluppare una progettazione innovatrice che risponda alle esigenze mondiali emergenti e introdurre vantaggi a livello dei costi sufficientemente elevati da convincere altri paesi a seguire l'esempi, senza interferire con le dinamiche della concorrenza.

Per rendere operativo il concetto dei mercati pilota a livello europeo, la Commissione ha proposto, nella recente comunicazione sull'innovazione[4] di consultare anzitutto le parti in causa, in particolare le Piattaforme tecnologiche e i gruppi d'innovazione Europe INNOVA, per identificare eventuali settori nei quali un'associazione di strategie di offerta e domanda potrebbe contribuire all'emergenza di mercati favorevoli alle innovazioni e, in secondo luogo, di varare nel 2007 iniziative pilota nei settori più promettenti. Sulla base di questa esperienza, la Commissione elaborerà una strategia globale sui mercati pilota.

4. LA COMPETITIVITÀ NEI SETTORI

Dopo avere esaminato le riforme economiche (liberalizzazione dell'energia, contesto normativo) e le politiche destinate a migliorare le prestazioni in materia di innovazione, la relazione esamina la posizione concorrenziale di due importanti settori ad alta tecnologia e in rapida crescita: la produzione di beni e servizi nel settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) e l'industria farmaceutica.

Le industrie TIC hanno bisogno di più R&S e di strategie che facilitano il cambiamento

Per quanto riguarda le TIC, la relazione giunge alla conclusione che l'UE gode di vantaggi comparativi a livello di prodotti differenziati di qualità elevata, venduti a prezzi più alti. L'incremento del commercio di prodotti intermedi, per lo più a livello delle imprese stesse, indica che alcune delle importazioni vengono utilizzate come prodotti intermedi per prodotti finiti più complessi e di valore più elevato.

La globalizzazione ha moltiplicato le possibilità di frazionare il processo di produzione e di trasferire la produzione di componenti secondo i vantaggi comparativi delle varie ubicazioni. Conseguentemente la progettazione dei chip viene effettuata in Europa, mentre la produzione di massa di chip ha luogo nel sud-est asiatico; lo sviluppo del software viene effettuato nei laboratori europei, mentre la codificazione viene effettuata in India. La prossimità agli acquirenti di prodotti specializzati, quali il software su misura, è un altro argomento a favore dell'ubicazione nell'UE. I dati disponibili dimostrano che la produzione ad alto livello di conoscenze, la progettazione di prodotti e la R&S strategiche sono ancora ubicate in Europa, mentre la produzione ad elevata intensità di manodopera di prodotti standardizzati pronti per l'uso è stata trasferita in Asia. Un incremento degli investimenti nella R&S in Cina e in India potrebbero tuttavia compromettere questa situazione in futuro.

I produttori di TIC dei nuovi Stati membri hanno tuttavia dimostrato che è ancora possibile essere competitivi nell'UE con una produzione a costi ridotti, con notevoli economie di scala, di prodotti quali cavi elettrici isolati, ricevitori radio e TV e altri apparecchi elettronici di grande consumo, nonché computer. Tuttavia è poco probabile che questo tipo di produzione si riveli competitiva a lungo termine ed è quindi necessario rafforzare ulteriormente i legami fra i sistemi d'innovazione europei per trarre pieno profitto dalla manodopera relativamente altamente qualificata dell'UE-10.

L'UE è specializzata in particolare nella produzione di servizi di comunicazione, nonché servizi informatici e software. A livello di produzione di TIC, l'UE possiede vantaggi comparativi a livello di produzione di strumenti scientifici, prodotti elettronici e attrezzatura per le telecomunicazioni di elevata qualità. La risposta alla sfida dei produttori a basso costo consiste nell'intensificare l'aspetto qualitativo dei prodotti e nel garantire un flusso rapido di nuovi prodotti innovatori che rispondano alla crescente domanda in materia di servizi e beni avanzati. Sarà più facile raggiungere questo obiettivo se vengono applicate adeguate politiche settoriali specifiche e politiche microeconomiche a livello più generale.

Rispetto ad altri settori, il settore TIC dell'UE ha una forte intensità di R&S. Tuttavia, dato il ritardo già accumulato rispetto ai principali concorrenti, un ulteriore incremento degli investimenti per la R&S sarà cruciale per la competitività futura. Si tratta di una necessità, non tanto per le maggiori imprese europee del settore, quanto per quelle più piccole e per quelle che iniziano l'attività. Questa constatazione mette in evidenza l'esistenza di una debolezza più sistemica nella realizzazione, e nel finanziamento, della ricerca nelle piccole imprese innovatrici, difficoltà che non può essere risolta soltanto con misure specifiche settoriali, ma ha bisogno di risposte a livello di politica orizzontale in relazione al finanziamento dell'innovazione. Si tratta inoltre di un settore in cui è evidente che si applica il concetto dei mercati pilota nel momento in cui si prendono in considerazione politiche specifiche.

Per concludere, i mercati delle TIC possono evolversi rapidamente e l'innovazione è un fattore primario per la competitività a lungo termine. Oltre alle condizioni settoriali specifiche che possono facilitare un ulteriore sviluppo del settore, il contesto aziendale più ampio e, in particolare, la regolamentazione del mercato e i sistemi d'innovazione hanno un'importanza fondamentale per facilitare l'adattamento ai cambiamenti.

Industria farmaceutica : debolezze sistemiche frenano un'industria in crescita

In termini di produzione e occupazione il settore farmaceutico europeo risulta in espansione, come pure la sua parte nelle esportazioni mondiali. Questi buoni risultati sono dovuti in parte ad una delocalizzazione della produzione statunitense in Europa, ma anche ad un aumento della competitività europea a livello dei costi.

Tuttavia, il quadro generale è preoccupante. L'industria farmaceutica europea accusa un notevole ritardo nei confronti degli Stati Uniti in termini di produttività della manodopera, ritardo più marcato di quello relativo alla produzione in generale. La crescita della produttività degli Stati Uniti è stata per lo più il risultato di un incremento dell'apporto di capitali, mentre in Europa la componente principale è stata la crescita della produttività totale dei fattori (PTF). In Europa l'intensificazione della struttura capitalistica è andata aumentando a un ritmo modesto.

Dal 2000, gli Stati Uniti hanno consolidato il loro ruolo centrale in qualità di centro innovatore per i prodotti farmaceutici. Le aziende statunitensi detengono la maggior parte dei brevetti farmaceutici e questa posizione dominante continua a rafforzarsi. Le ditte statunitensi svolgono inoltre un ruolo cruciale nella divisione mondiale della ricerca innovativa nel settore farmaceutico, come è dimostrato dalle loro quote dei brevetti relativi a invenzioni congiunte a livello internazionale. Questa tendenza è confermata dai dati sulle citazioni dei brevetti. La struttura interna del sistema nazionale d'innovazione statunitense è all'origine di un solido vantaggio competitivo e di una leadership industriale. In particolare, il settore delle biotecnologie svolge un ruolo essenziale integrando lo studio di nuove opportunità di ricerca con lo sviluppo clinico e commerciale.

Il mercato americano dei prodotti farmaceutici è più concentrato e più irregolare dei mercati europei. In altri termini, una concentrazione più elevata del mercato americano non significa che sia meno competitivo, al contrario, il mercato statunitense è altamente contestabile, il rinnovo dei prodotti è molto più frequente che nell'UE e in Giappone e la concorrenza rappresentata dai produttori di farmaci generici è molto forte. Il comportamento del mercato statunitense corrisponde a quello di un mercato caratterizzato dal modello di Schumpeter, nel quale gli innovatori possono ottenere utili temporanei in condizioni di quasi monopolio, il che a sua volta spinge i concorrenti a fare sforzi innovatori, che a loro volta determinano la produzione di prodotti più innovatori e una maggiore rotazione delle quote di mercato. La concorrenza dinamica è meno evidente nell'UE considerata nell'insieme, in particolare in alcuni paesi dell'Europa continentale.

L'Europa accusa ritardo rispetto agli Stati Uniti per quanto riguarda la capacità di generare, organizzare e sostenere processi innovatori o crescita della produttività nel settore farmaceutico. Peraltro gran parte della R&S del settore farmaceutico viene realizzata negli Stati Uniti, con conseguenze negative sia in termini di occupazione ad alto valore aggiunto, che di investimenti complementari nella ricerca clinica.

Le politiche dei costi degli enti di sicurezza sociale europei possono spiegare in una certa misura le diverse dinamiche che caratterizzano l'industria farmaceutica europea rispetto a quella statunitense. Tuttavia le differenze non possono essere giustificate pienamente dai fattori settoriali specifici, esse sono anche la conseguenza della relativa mancanza di dinamismo europeo nel riformare i mercati del lavoro e della manodopera, dei sistemi d'istruzione, della spesa pubblica e dei regimi di regolamentazione del mercato. Questo fenomeno è illustrato, ad esempio, dalla relativa mancanza di dinamismo da parte delle giovani imprese tecnologiche nel generare e sviluppare progetti di R&S.

Date le carenze europee a livello di competitività che si possono attribuire, almeno in parte, alle distorsioni create dalle politiche dei prezzi e dei rimborsi attualmente in vigore, la Commissione ha preso l'iniziativa di affrontare alcune delle questioni più urgenti creando il Forum farmaceutico. Istituito nel giugno 2005, il forum riunisce per la prima volta responsabili decisionali ad alto livello negli Stati membri, nell'industria e altre parti in causa. Basandosi su lavori precedenti, fra cui il processo G10 Farmaci, il forum affronterà i tre temi seguenti: "informazione dei pazienti, efficacia relativa dei farmaci e tariffe/rimborsi".

I due ultimi aspetti, in particolare, sono stati all'origine di distorsioni del mercato nell'ambito del mercato unico dei prodotti farmaceutici dell'UE dal momento che diverse decisioni nazionali in materia di tariffe/rimborsi ed esigenze divergenti per quanto riguarda la misurazione dell'efficacia relativa dei farmaci hanno avuto conseguenze inopportune in altri Stati membri con sistemi diversi e spesso hanno causato ripercussioni impreviste per il mercato comunitario considerato globalmente.

L'obiettivo del forum è quello di trovare un accordo che rappresenti un equilibrio fra l'obiettivo di sanità pubblica che consiste nel garantire l'accesso dei pazienti ai nuovi farmaci a costi abbordabili e la necessità di creare un contesto prevedibile per le imprese con ricompense economiche per gli innovatori. Se si trova il giusto equilibrio e si crea un contesto che promuova l'innovazione sarà possibile stimolare la competitività dell'industria. Sulla base delle deliberazioni in questo contesto occorrerà procedere con azioni concrete a livello di UE e, in particolare, fra gli Stati membri per restituire all'Europa il suo ruolo centrale a livello mondiale nel campo dell'innovazione farmaceutica.

5. SINTESI

Migliorare la competitività delle economie europee è un'impresa a lungo termine e dai molteplici aspetti. La relazione 2006 sulla competitività europea passa in rassegna un certo numero di riforme relative a condizioni quadro (accesso al finanziamento dell'innovazione, migliore regolamentazione) e il mercato di una risorsa particolarmente importante, l'energia. Inoltre identifica il contributo che il concetto di mercati pilota può avere nel progettare politiche innovatrici preventive. Nella relazione vengono esaminate le tendenze recenti e le sfide in materia di competitività per due settori ad alta tecnologia in piena crescita, le TIC e l'industria farmaceutica.

Conformemente alla sua missione a sostegno del pilastro microeconomico della strategia di Lisbona, la relazione illustra i settori in cui potrebbero essere necessari ulteriori sforzi, ad esempio, nel caso delle riforme del mercato dell'energia, per quanto riguarda gli utili ricavati dai consumatori a seguito di un incremento dell'efficienza, di organi di regolamentazione efficienti, di investimenti nella ricerca di base a lungo termine e nelle infrastrutture, affidabilità e conseguenze ambientali. Per quanto riguarda il contesto imprenditoriale, la relazione indica che tutti gli Stati membri si stanno adoperando per quanto riguarda il miglioramento della regolamentazione e, a livello più generale, lo stesso contesto imprenditoriale, ma che gli Stati membri che si trovano in una posizione iniziale meno vantaggiosa dovrebbero compiere ulteriori sforzi per definire un sistema completo di miglioramento della regolamentazione.

Per quanto riguarda la politica dell'innovazione, la relazione sottolinea la necessità di sostenere il capitale di rischio in una fase iniziale e di facilitare le operazioni transfrontaliere del capitale di rischio insistendo sulla relativa mancanza di attenzione per quanto riguarda il finanziamento dell'innovazione attraverso prestiti. La relazione identifica inoltre i fattori che potrebbero favorire la definizione di un mercato pilota orientato verso una politica innovatrice, vale a dire la presa in considerazione delle esigenze dei mercati mondiali e delle preferenze dei clienti esteri, trasferendo le preferenze dei mercati interni all'estero e insistendo sulla necessità di ridurre i costi di produzione, permettere la concorrenze fra diverse progettazioni innovatrici e tener conto delle tendenze mondiali.

Le industrie produttrici di TIC e l'industria farmaceutica hanno poco in comune, salvo il fatto di essere entrambi settori ad alta tecnologia. Per quanto riguarda le prime, le tendenze sono determinate principalmente dalla tecnologia, mentre per quanto riguarda l'industria farmaceutica le politiche dei costi della sanità svolgono un ruolo determinante. Tuttavia in entrambi i settori esistono alcune debolezze, quali un deficit notevole a livello di intensità di R&S e una relativa mancanza di nuove imprese innovatrici. Appare chiaro inoltre che al di là delle misure settoriali specifiche, necessarie e perseguite in forum specifici, la loro competitività migliorerebbe notevolmente attuando riforme più orizzontali prioritare nell'agenda di Lisbona, quali quelle relative al finanziamento dell'innovazione, al contesto imprenditoriale generale, alla ricerca, all'istruzionee al funzionamento dei mercati del lavoro.

[1] Documento di lavoro dei servizi della Commissione, SEC(2006) 1467 del 14.11.2006 , Relazione 2006 sulla competitività europea .

[2] "La progettazione del mercato" copre diversi elementi: mercati all'ingrosso, mercati al dettaglio, mercati dei combustibili, mercati delle capacità, meccanismi di gestione della congestione, meccanismi di equilibrio.

[3] Quest'ultimo effetto dipende dalle condizioni iniziali specifiche del paese.

[4] Comunicazione della Commissione COM(2006) 502 del 13.9.2006, Mettere in pratica la conoscenza: un'ampia strategia dell'innovazione per l'UE.

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