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Terza Relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo sull’applicazione delle direttive 93/96, 90/364 e 90/365 relative al diritto di soggiorno degli studenti, delle persone economicamente non attive e dei pensionati dell’Unione {SEC(2006) 424}

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52006DC0156

Terza relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sull’applicazione delle direttive 93/96, 90/364 e 90/365 relative al diritto di soggiorno degli studenti, delle persone economicamente non attive e dei pensionati dell’Unione {SEC(2006) 424} /* COM/2006/0156 def. */


[pic] | COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE |

Bruxelles, 5.4.2006

COM(2006) 156 definitivo

TERZA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO E AL PARLAMENTO EUROPEO

sull’applicazione delle direttive 93/96, 90/364 e 90/365 relative al diritto di soggiorno degli studenti, delle persone economicamente non attive e dei pensionati dell’Unione {SEC(2006) 424}

TERZA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO E AL PARLAMENTO EUROPEO

sull’applicazione delle direttive 93/96, 90/364 e 90/365 relative al diritto di soggiorno degli studenti, delle persone economicamente non attive e dei pensionati dell’Unione

(Testo rilevante ai fini del SEE)

INTRODUZIONE

Con la presente relazione la Commissione europea espleta l’obbligo - previsto all’articolo 4 della direttiva 90/364[1] relativa al diritto di soggiorno , all’articolo 4 della direttiva 90/365[2] relativa al diritto di soggiorno dei lavoratori salariati e non salariati che hanno cessato la propria attività professionale , e all’articolo 5 della direttiva 93/96[3] relativa al diritto di soggiorno degli studenti - di elaborare ogni tre anni una relazione sull’applicazione delle rispettive direttive e di presentarla al Parlamento europeo e al Consiglio.

Scopo della relazione è di esporre i principali sviluppi riguardanti le direttive nel periodo 2003-2005 e le principali innovazioni della direttiva 2004/38[4] del 29 aprile 2004 relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che abrogherà e sostituirà le tre direttive sopra citate dal 30.4.2006.

L’APPORTO DELLA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA

Durante il periodo di riferimento la Corte di giustizia ha emesso quattro sentenze principali sull’interpretazione delle direttive.

La Corte ha ricordato che il diritto di soggiornare sul territorio di uno Stato membro è conferito ad ogni cittadino dell’Unione direttamente dall’articolo 18, paragrafo 1 del trattato CE, e che lo status di cittadino dell’Unione è destinato ad essere lo status fondamentale dei cittadini degli Stati membri: questo consente a tutti coloro che si trovano nella stessa situazione di ottenere lo stesso trattamento giuridico, indipendentemente dalla loro nazionalità, ferme restando le eccezioni espressamente previste a riguardo. Essa ha inoltre sottolineato la necessità di interpretare il diritto di libera circolazione alla luce dei diritti fondamentali, e in particolare del diritto alla tutela della vita familiare e del principio di proporzionalità.

Sentenza del 7.9.2004 nella causa C-456/02 : Michel Trojani contro Centre public d’aide sociale de Bruxelles

La Corte ha ricordato che il diritto di soggiornare sul territorio degli Stati membri non è incondizionato, ma è riconosciuto soltanto fatti salvi i limiti e le condizioni previsti dal trattato e dalle disposizioni applicative.

Anche se gli Stati membri possono subordinare il soggiorno di un cittadino dell’Unione economicamente non attivo alla disponibilità di risorse sufficienti, tale persona può fruire del principio della parità di trattamento qualora abbia soggiornato legalmente nello Stato membro ospitante durante un certo periodo o disponga di un titolo di soggiorno.

La Corte ha confermato che lo Stato membro ospitante può constatare che una persona che si è avvalsa dell’assistenza sociale non soddisfa più i requisiti cui è subordinato il suo diritto di soggiorno. In tal caso, lo Stato membro ospitante può adottare, nel rispetto dei limiti imposti dal diritto comunitario, una misura di allontanamento. Tuttavia, il ricorso al sistema dell’assistenza sociale non può comportare automaticamente tale misura.

Sentenza del 19.10.2004 nella causa C-200/02: Kunqian Catherine Zhu e Man Lavette Chen contro Secretary of State for the Home Department

La Corte ha ritenuto che la situazione di un cittadino dell’Unione nato in uno Stato membro diverso da quello di cui ha la nazionalità e che non si è avvalso del diritto alla libera circolazione tra Stati membri non possa, soltanto per questo, essere assimilata ad una situazione puramente interna che priva il detto cittadino del beneficio, nello Stato membro ospitante, delle disposizioni del diritto comunitario in materia di libera circolazione.

La Corte ha ritenuto inoltre che l’idoneità ad essere titolare dei diritti garantiti dal trattato e dal diritto derivato di circolare e soggiornare liberamente non possa essere subordinata alla condizione che l’interessato abbia raggiunto l’età richiesta per avere la capacità giuridica di esercitare, egli stesso, i detti diritti.

La Corte ha riconosciuto che la direttiva 90/364 non contiene la minima condizione quanto alla provenienza delle risorse sufficienti richieste, e ha respinto ogni obiezione secondo cui la condizione relativa all’esistenza di risorse sufficienti significa che l’interessato deve disporre egli stesso di tali risorse senza che possa avvalersi, al riguardo, di quelle di un familiare che l’accompagna. Una tale interpretazione aggiungerebbe alla condizione formulata nella direttiva un requisito attinente alla provenienza delle risorse, che rappresenterebbe un’ingerenza sproporzionata nell’esercizio del diritto fondamentale di libera circolazione e di soggiorno, in quanto non necessaria al raggiungimento dell’obiettivo perseguito, cioè la protezione delle finanze pubbliche.

La Corte ha riconosciuto che il rifiuto di consentire a un genitore, cittadino dell’Unione o di uno Stato terzo che effettivamente ha la custodia di un figlio al quale l’art. 18 CE e la direttiva 90/364 riconoscono un diritto di soggiorno, di soggiornare con tale figlio nello Stato membro ospitante, priverebbe di qualsiasi effetto utile il diritto di soggiorno di quest’ultimo, e ha concluso che il godimento del diritto di soggiorno da parte di un bimbo in tenera età implica necessariamente che tale bimbo abbia il diritto di essere accompagnato dalla persona che ne garantisce effettivamente la custodia.

Sentenza del 15.3.2005 nella causa C-209/03: The Queen, ex parte di: Dany Bidar contro London Borough of Ealing e Secretary of State for Education and Skills

La Corte ha rovesciato la posizione precedentemente assunta nelle cause Lair (39/86) e Brown (197/86) e ha concluso che l’aiuto economico di cui fruiscono gli studenti a copertura dei loro costi di mantenimento rientra nel campo d’applicazione del trattato, con riferimento all’art. 12 CE.

La Corte ha riconosciuto che gli studenti che si recano in un altro Stato membro per proseguire studi superiori e ivi, a tal fine, beneficiano in forza della direttiva 93/96 di un diritto di soggiorno non possono invero fondare su tale direttiva alcun diritto al pagamento di un aiuto per il loro mantenimento. Tuttavia, la direttiva 93/96 non osta a che un cittadino di uno Stato membro che, ai sensi dell’art. 18 CE e della direttiva 90/364, soggiorna legalmente nel territorio di un altro Stato membro dove prevede di iniziare o proseguire studi superiori, invochi, durante tale soggiorno, il principio di parità di trattamento.

La Corte ha poi sostenuto che è legittimo che uno Stato membro conceda aiuti solo agli studenti che abbiano dato prova di un certo grado di integrazione nella società di tale Stato prescrivendo che gli interessati vi abbiano soggiornato per un certo periodo di tempo.

La Corte ha concluso che l’articolo 12 deve essere interpretato nel senso che osta a una normativa nazionale che escluda un cittadino di un altro Stato membro dal diritto di ottenere un aiuto a copertura delle spese di mantenimento come studente anche se detto cittadino soggiorna legalmente ed ha svolto parte importante degli studi secondari nello Stato membro ospitante ed ha, di conseguenza, stabilito un legame effettivo con la società di tale Stato.

Il Regno Unito ha eseguito la sentenza modificando la regolamentazione relativa agli aiuti agli studenti (Student Support Regulations) in Inghilterra e Galles, Irlanda del Nord e Scozia, con l’adozione delle disposizioni seguenti: Statutory Instruments 2005 n. 1341 e 2084, Statutory Rule 2005 n. 323 e Scottish Statutory Instrument 2005 n. 341.

Sentenza del 14.4.2005 nella causa C-157/03: Commissione contro Spagna

Il 7.3.2003 la Commissione ha presentato alla Corte un ricorso contro la Spagna. La Corte ha ricordato che le condizioni che possono essere richieste per il rilascio di un permesso di soggiorno sono previste nelle relative direttive e hanno carattere limitativo. Gli Stati membri devono rilasciare nel più breve termine un visto d’ingresso ai familiari che sono cittadini di alcuni paesi terzi e, nella misura del possibile, nei luoghi di ingresso. La Corte ha giudicato che la normativa spagnola che esige l’ottenimento, da parte di tali cittadini, di un visto di soggiorno per il ricongiungimento familiare ai fini del rilascio di un permesso di soggiorno, costituisca un recepimento scorretto e una misura contraria, fra l’altro, alla direttiva 90/365.

La Corte ha sottolineato che la direttiva 64/221 stabilisce che lo Stato membro deve adottare una decisione in merito al rilascio o meno del permesso di soggiorno nel più breve termine e al più tardi entro sei mesi dalla presentazione della domanda. Essa ha ritenuto che con il mancato rilascio di un permesso di soggiorno entro tali termini la Spagna abbia violato gli obblighi ad essa incombenti in forza della direttiva 64/221.

L’AZIONE DELLA COMMISSIONE IN QUANTO CUSTODE DEL DIRITTO COMUNITARIO

Documenti richiesti ai cittadini dell’Unione all’ingresso o all’uscita da uno Stato membro

Nel periodo di riferimento la Commissione ha ricevuto un numero crescente di denunce, in particolare da cittadini dei nuovi paesi aderenti, relative ai diritti dei cittadini dell’Unione di viaggiare in altri Stati membri. Il 10.8.2005 è stata inviata a tutti gli Stati membri una lettera in cui veniva ricordato l’obbligo, ai sensi del diritto comunitario, e come confermato dalla giurisprudenza, di autorizzare ogni cittadino dell’Unione a entrare o uscire dal loro territorio dietro semplice presentazione della carta d’identità o del passaporto in corso di validità.

Gli Stati membri non possono pertanto obbligare le autorità o i vettori a esigere la presentazione del passaporto invece della carta di identità, o a chiedere la carta di soggiorno o un biglietto di andata e ritorno, oppure chiedere o raccomandare che il passaporto o la carta di identità abbiano una certa durata di validità dopo il ritorno.

Secondo le risposte ricevute, la legislazione nazionale degli Stati membri è conforme al diritto comunitario.

La Commissione continuerà a prendere provvedimenti in caso di applicazione scorretta.

Accesso ai vantaggi sociali

I servizi della Commissione stanno esaminando delle denunce riguardanti la legislazione e la prassi di due Stati membri relativamente alla possibilità di accesso alle tariffe dei trasporti ridotte per soggetti che percepiscono la pensione ai sensi di un sistema straniero, e la legislazione di un altro Stato membro relativa all’accesso all’assistenza sociale per le persone non attive.

Procedure di infrazione per non conformità o inadeguata applicazione delle direttive

I casi più rilevanti riguardano le questioni esposte in appresso.

Visto di soggiorno

Dopo la sentenza del 14.4.2005 ( si veda il punto 2 ), il 13.12.2005 la Commissione ha deciso di inviare alla Spagna, ai sensi dell’articolo 228 del trattato CE, una lettera di messa in mora. Benché l’obbligo di avere un visto di soggiorno per i familiari che sono cittadini di un paese terzo sia cessato in seguito ad istruzioni amministrative, non si può ritenere che la sentenza della Corte sia correttamente eseguita finché la disposizione nazionale contestata non sarà stata formalmente emendata.

Prova delle risorse ai sensi della direttiva 93/96 e prova delle risorse distinta per i familiari

Ai sensi della direttiva 93/96 quale interpretata dalla giurisprudenza della Corte di giustizia, in particolare nella sentenza del 25.5.2000 nella causa C-424/98 ( Commissione contro Repubblica italiana ) e nella sentenza del 20.9.2001 nella causa C-184/99 ( Grzelczyck ), gli Stati membri non possono chiedere a studenti la cui situazione rientri nel campo d’applicazione della direttiva 93/96 di fornire prove o garanzie di disponibilità di una determinata quantità di risorse, ma devono accontentarsi di una dichiarazione o di altri mezzi equivalenti, a scelta dello studente, che assicurino alle autorità competenti che l’interessato dispone di risorse sufficienti per sé e per i suoi familiari.

Il 13.12.2005 la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato all’Italia relativamente al Decreto del Presidente della Repubblica 18 gennaio 2002, n. 54: tale testo è contrario alla direttiva 93/96 in quanto stabilisce che gli studenti debbano dimostrare di disporre di risorse sufficienti, ed è contrario alle tre direttive poiché esige che i familiari forniscano una prova di risorse sufficienti separata.

Il 14.12.2004 la Commissione ha deciso di chiudere una procedura di infrazione avviata nei confronti della Francia. Il 19.12.2002 la Commissione aveva inviato a questo Stato un parere motivato relativamente all’obbligo, imposto agli studenti in virtù del decreto n. 94-211 dell’11.3.1994 e di una circolare del 19.6.1999, di fornire alle autorità competenti una garanzia di disponibilità di risorse per un importo specifico, e alla prassi di esigere da loro la prova di un conto bancario. Il caso è stato chiuso visto che la Francia ha adottato la legge n. 1119 del 26.11.2003 che abolisce l’obbligo, per tutti i cittadini dell’Unione, di ottenere una carta di soggiorno, e ha modificato le disposizioni contestate.

Il 30.3.2004 la Commissione ha inoltre deciso di chiudere un caso di applicazione inadeguata di misure nazionali d’attuazione da parte dei Paesi Bassi: in questo caso uno studente tedesco si era visto rifiutare la carta di soggiorno perché non aveva fornito la prova di un conto bancario. In seguito all’intervento della Commissione la carta di soggiorno è stata rilasciata senza tale prova.

Provenienza e durevolezza delle risorse ai sensi della direttiva 90/364

Come confermato dalla sentenza Chen , la direttiva 90/364 non stabilisce nessuna condizione quanto all’origine delle risorse sufficienti richieste a un cittadino dell’Unione che intenda avvalersi del diritto di soggiorno ai sensi di questa direttiva.

Il 3.4.2003 la Commissione ha inviato un parere motivato ai Paesi Bassi, fra l’altro perché la legislazione nazionale di questo Stato stabilisce che i cittadini dell’Unione debbano disporre di risorse sufficienti durevoli per un periodo minimo di un anno, e che tali risorse debbano essere personali. I servizi della Commissione stanno prendendo in considerazione l’eventualità di adire la Corte.

Il 30.9.2003 la Commissione ha presentato alla Corte di giustizia un ricorso contro il Belgio ( causa 408/03 ) per mancata osservanza degli obblighi ad esso incombenti in virtù dell’articolo 18 del trattato e della direttiva 90/364, poiché tale Stato subordina il diritto di soggiorno dei cittadini dell’Unione alla condizione di disporre di risorse personali sufficienti. Il parere dell’avvocato generale del 25.10.2005 ha confermato la posizione della Commissione.

In seguito a una denuncia in merito alla stessa questione è stata avviata contro il Belgio una seconda procedura di infrazione.

Il 18.10.2004 la Commissione ha inviato una lettera di messa in mora al Lussemburgo relativamente a una denuncia di una cittadina tedesca a cui è stato negato il diritto di soggiorno ai sensi della direttiva 90/364 poiché non disponeva di risorse personali – e questo benché i suoi genitori e la madre del fidanzato avessero accettato di coprire le sue spese. La risposta del Lussemburgo è in corso d’esame.

Conseguenze del ricorso all’assistenza sociale

Come confermato dalla Corte di giustizia nei procedimenti Grzelczyck e Trojani , gli Stati membri possono ritenere che un beneficiario delle direttive 90/364 o 93/96 che si è avvalso dell’assistenza sociale non soddisfi più i requisiti cui è subordinato il suo diritto di soggiorno, e possono adottare misure, nel rispetto dei limiti imposti dal diritto comunitario, per ritirare il titolo di soggiorno o per non rinnovarlo. Tuttavia, il ricorso al sistema dell’assistenza sociale da parte di un cittadino dell’Unione che sia studente o inattivo non può in nessun caso comportare automaticamente tale misura.

Nel sopra citato parere motivato del 3.4.2003 inviato ai Paesi Bassi, la Commissione ha considerato contraria alla direttiva 90/364 la normativa olandese che prevede che il diritto di soggiorno di un cittadino dell’Unione sia negato o automaticamente sospeso se l’interessato fa ricorso all’assistenza sociale.

Documenti richiesti per il rilascio della carta di soggiorno o per modificare l’indirizzo ivi indicato

Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia (causa C-363/89, Roux, del 5.2.1991, e causa C-376/89, Giagounidis , del 5.3.1991), le condizioni di ingresso e di soggiorno per i cittadini dell’Unione che esercitano il proprio diritto alla libera circolazione e per i loro familiari sono contenute nelle pertinenti disposizioni del diritto comunitario e hanno carattere limitativo, nel senso che gli unici documenti che possono essere richiesti dalle autorità degli Stati membri sono quelli espressamente previsti dalla legislazione comunitaria applicabile.

Il 18.10.2004 è stata inviata alla Francia una lettera di messa in mora relativamente all’obbligo - imposto dalle autorità francesi ai cittadini dell’Unione e ai loro familiari in base ad una circolare del 6.12.2000 – di presentare una serie di documenti comprovanti il loro stato civile e il loro domicilio ai fini dell’ottenimento della carta di soggiorno, e relativamente a una denuncia per condizioni analoghe imposte per modificare l’indirizzo sulla carta di soggiorno stessa. Il 12.12.2005 è stata inviata una lettera di messa in mora complementare poiché la circolare continua ad essere in vigore benché la prassi contestata sia cessata, e la legislazione prevede ancora il rilascio della carta di soggiorno se il cittadino dell’Unione lo chiede.

Il 21.12.2005 è stata inviata una lettera di messa in mora alla Spagna relativamente all’obbligo - imposto a un pensionato britannico che trascorre più di tre mesi all’anno in Spagna ma non desidera trasferirvi definitivamente la propria residenza - di presentare il modulo 121 previsto dal regolamento 1408/71 per ottenere la carta di soggiorno in questo paese. La Commissione ritiene che ciò sia contrario alla direttiva 90/365, che non richiede alcuna forma specifica di assicurazione malattia per ottenere la carta di soggiorno. Si tratta inoltre di disposizioni contrarie al regolamento 1408/71, che prevede che per soggiorni temporanei un pensionato possa utilizzare il modulo 111. Detto modulo è stato sostituito dal giugno 2004 dalla tessera europea d’assicurazione malattia.

Misura automatica di allontanamento in caso di non presentazione dei documenti entro un termine determinato

Nel ricorso contro il Belgio presentato il 30.3.2003 (causa C-408/03), la Commissione ha chiesto alla Corte di giustizia di dichiarare il Belgio inadempiente, fra gli altri, agli obblighi ad esso incombenti ai sensi della direttiva 90/364, a causa della prevista possibilità di una notificazione automatica di un provvedimento di allontanamento ai cittadini dell’Unione che non abbiano presentato entro il termine prescritto i documenti necessari per ottenere il titolo di soggiorno.

Sanzioni discriminatorie per mancata richiesta o mancato rinnovo della carta di soggiorno

Il 7.3.2003 la Commissione ha presentato alla Corte di giustizia un ricorso contro la Spagna ( causa C-108/03 ) per inadempienza agli obblighi derivanti, fra gli altri, dagli articoli 39, 43 e 49 del trattato CE: in Spagna difatti cittadini dell’Unione non spagnoli hanno subito, per quanto riguarda la gravità delle infrazioni e l’entità delle sanzioni per la violazione di disposizioni relative ai titoli di soggiorno, un trattamento sproporzionato rispetto ai cittadini spagnoli che commettono violazioni analoghe relativamente all’obbligo di ottenimento o rinnovo dei documenti di identità nazionali.

Nella replica presentata alla Corte, la Spagna ha dichiarato di aver notificato alla Commissione l’adozione del decreto regio n. 178/2003 del 14.2.2003, che abolisce l’obbligo per i cittadini dell’Unione – eccetto per le persone non attive – di ottenere la carta di soggiorno. Il 22.7.2003 la Commissione ha deciso di rinunciare a procedere.

Carta di soggiorno permanente – Discriminazione in base alla nazionalità

Il 17.6.2003 la Commissione ha presentato alla Corte di giustizia un ricorso contro la Francia ( causa C-258/03 ): subordinando il rilascio della carta di soggiorno permanente ai cittadini di altri Stati membri, in base al decreto n. 94-221 dell’11.3.1994, a una condizione di reciprocità, la Francia è difatti venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi dell’articolo 12 del trattato CE.

La Francia ha abolito la condizione della reciprocità nella sopra citata legge n. 2003-1119, e il 30.3.2004 la Commissione ha deciso di rinunciare a procedere.

Costo della carta di soggiorno

In seguito alla modifica della legge n. 2910/2001, il 7.7.2004 la Commissione ha deciso di chiudere una procedura di infrazione contro la Grecia riguardante il costo della carta di soggiorno, che era discriminatorio rispetto al costo dei documenti di identità nazionali.

MISURE D’ATTUAZIONE NEI NUOVI STATI MEMBRI

I dieci nuovi Stati membri hanno adottato le misure d’attuazione prima dell’adesione. L’ultima misura nazionale d’attuazione è stata notificata alla Commissione nel gennaio 2005. Durante il periodo di riferimento non è stata ricevuta alcuna denuncia relativamente all’applicazione delle direttive da parte di questi Stati membri.

Un quadro d’insieme delle misure nazionali d’attuazione figura in allegato.

LA NUOVA DIRETTIVA 2004/38 – INNOVAZIONI PRINCIPALI

Durante il periodo di riferimento, il principale sviluppo è stato l’adozione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio della direttiva 2004/38: essa segna un importante passo avanti nell’evoluzione del diritto di libera circolazione, che da semplice diritto economico diventa l’espressione concreta di una reale cittadinanza dell’Unione.

La direttiva riunisce in un unico strumento l’ acquis comunitario relativo alla libertà di circolazione e di soggiorno, incluse le tre direttive, rendendo tale diritto più trasparente e facile da applicare sia per i cittadini dell’Unione che per le amministrazioni nazionali.

Il termine per il recepimento è il 30.4.2006.

Le principali innovazioni apportate dalla direttiva sono le seguenti:

- Estensione del diritto al ricongiugimento familiare dei cittadini dell’Unione ai partner che hanno contratto un’unione registrata e concessione di nuovi diritti ai familiari in caso di decesso del cittadino dell’Unione o di scioglimento del matrimonio o dell’unione registrata.

- Esercizio più facile del diritto di libera circolazione grazie ad una riduzione delle formalità ad esso legate. I cittadini dell’Unione e i loro familiari possono soggiornare in uno Stato membro per un periodo fino a tre mesi senza altra formalità o condizione a parte il possesso della carta di identità o del passaporto in corso di validità.

- Per periodi superiori ai tre mesi, i cittadini dell’Unione non avranno più bisogno di ottenere un titolo di soggiorno nello Stato membro ospitante: sarà sufficiente una semplice iscrizione presso le autorità competenti, e anche questo sarà richiesto solo se ritenuto necessario dallo Stato membro ospitante. Queste misure volte a ridurre il peso della burocrazia sono in linea con provvedimenti già presi da diversi Stati membri per abolire l’obbligo del titolo di soggiorno. La direttiva continua a richiedere che i cittadini dell’Unione, per potersi stabilire in un altro Stato membro, esercitino un’attività economica o, in caso di persone non attive, che dispongano di risorse sufficienti e di un’assicurazione malattia che copra tutti i rischi.

- La principale innovazione della direttiva, in particolare per le persone economicamente non attive, è che dopo cinque anni di soggiorno legale continuativo nello Stato membro ospitante i cittadini dell’Unione e i loro familiari acquisiscono un diritto di soggiorno permanente e incondizionato. Tale diritto costituisce la chiara espressione di una cittadinanza europea.

- La direttiva conferma espressamente il diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari, che soggiornano sul territorio di uno Stato membro ospitante ai sensi della direttiva, alla parità di trattamento con i cittadini nazionali. A tale diritto sono state previste due deroghe: lo Stato membro ospitante non è tenuto ad attribuire il diritto a prestazioni d’assistenza sociale durante i primi tre mesi di soggiorno agli studenti e ad altre persone non attive, né è tenuto a concedere prima dell’acquisizione del diritto di soggiorno permanente aiuti di mantenimento agli studi, nella forma di borse di studio o prestiti, a queste stesse persone.

- La direttiva limita infine il margine d’azione degli Stati membri per quanto riguarda la possibilità di porre fine al diritto di soggiorno dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari per motivi d’ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica, e per motivi di non osservanza delle condizioni di soggiorno. Essa stabilisce espressamente che il ricorso da parte di un cittadino dell’Unione o di un suo familiare all’assistenza sociale nello Stato membro ospitante non dà luogo automaticamente ad un provvedimento di allontanamento.La direttiva aumenta la protezione contro l’allontanamento per motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza per i cittadini dell’Unione e i loro familiari che abbiano acquisito un diritto di soggiorno permanente, e limita la possibilità di allontanamento dei cittadini dell’Unione che hanno soggiornato nello Stato membro ospitante per i precedenti dieci anni o che sono minorenni ai casi basati su motivi imperativi di pubblica sicurezza. Essa rafforza le garanzie procedurali esistenti contro l’allontanamento e le estende ai casi di allontanamento per non osservanza delle condizioni di soggiorno.

La direttiva impone agli Stati membri di informare i cittadini dell’Unione, in particolare attraverso campagne di sensibilizzazione, in merito ai diritti da essa derivanti, affinché ne siano debitamente a conoscenza. Allo stesso scopo la Commissione ha pubblicato sul suo sito Internet una compilazione della legislazione pertinente, incluso un raffronto fra l’ acquis attuale e la direttiva[5].

Per seguire il recepimento da parte degli Stati membri e per assisterli sotto questo aspetto, la Commissione ha convocato due riunioni con gli esperti degli Stati membri nel giugno 2005 e nel gennaio 2006.

CONCLUSIONI

Al termine del periodo di riferimento, quindici anni dopo l’adozione delle direttive sul diritto di soggiorno dei cittadini dell’Unione non attivi, la loro applicazione è fondamentalmente soddisfacente, come mostra il numero decrescente di infrazioni. Tuttavia, le misure nazionali di attuazione di sei Stati membri sono ancora oggetto di procedure di infrazione per non conformità o per applicazione scorretta, a causa, principalmente, di un’interpretazione restritttiva di questi testi. Durante il periodo di riferimento la Commissione ha anche ricevuto denunce che potevano essere risolte prima dell’avvio delle procedure di infrazione.

Sistemi come la rete SOLVIT[6], EUROPE DIRECT[7] e il Servizio di orientamento per i cittadini (Citizens Signpost Service)[8] hanno continuato a servire come preziosi strumenti per aiutare i cittadini a risolvere casi che richiedono soluzioni urgenti (che i vincoli imposti dalle procedure di infrazione non possono garantire) o a ottenere informazioni utili.

La nuova direttiva 2004/38 migliora la legislazione esistente e offre, sotto una serie di aspetti, una soluzione a molti degli specifici problemi incontrati nell’applicazione delle tre direttive. Essa fornisce un unico, semplice strumento giuridico relativo al diritto fondamentale di libera circolazione e di soggiorno (che è il diritto più visibile fra quelli legati alla cittadinanza dell’Unione), e facilita il diritto di soggiorno riducendo le formalità amministrative e le spese associate e introducendo un diritto permanente dopo cinque anni di soggiorno nello Stato membro ospitante – diritto che non solo sarà incondizionato, ma che garantirà anche una piena parità di trattamento fra cittadini economicamente non attivi di un altro Stato membro e cittadini nazionali. La direttiva limita inoltre il margine d’azione per l’allontanamento dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari. Infine, le sentenze della Corte e l’integrazione, nella direttiva, dei chiarimenti ivi forniti contribuiranno a prevenire infrazioni future.

La Commissione sta seguendo da vicino i progressi compiuti nell’attuazione di questa direttiva e garantirà, come priorità assoluta, che sia correttamente recepita nel diritto nazionale.

[1] GU L 180 del 13.7.1990, pag. 26.

[2] GU L 180 del 13.7.1990, pag. 28.

[3] GU L 317 del 18.12.1993, pag. 59.

[4] Direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE (GU L 158 del 30.4.2004, pag. 77).

[5] http://europa.eu.int/comm/justice_home/doc_centre/citizenship/movement/doc/free_movement_281004_en.pdf

[6] http://europa.eu.int/comm./internal_market/solvit

[7] http://europa.eu.int/europedirect/index_en.htm. Numero verde: 00 800 67 89 10 11.

[8] http://europa.eu.int/citizensrights/signpost/front_end/index_en.htm .

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