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Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo , al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni - Pari opportunità per le persone con disabilità: un Piano d'azione europeo

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52003DC0650

Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo , al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni - Pari opportunità per le persone con disabilità: un Piano d'azione europeo /* COM/2003/0650 def. */


COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL PARLAMENTO EUROPEO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI - Pari opportunità per le persone con disabilità: un Piano d'azione europeo

INDICE

1. Relazione

2. Il contenuto politico

2.1. La strategia generale dell'ue: obiettivi e strumenti

2.2. Fatti e tendenze

2.3. Principali risultati raggiunti dall'ue sinora

2.4. L'impulso recato dall'anno europeo delle persone con disabilità 2003

2.5. Obiettivi strategici per il futuro

3. Il piano d'azione dell'ue sulla disabilita'

3.1. La logica di fondo

3.2. La prima fase del piano d'azione dell'ue in materia di disabilità: 2004-2005

3.2.1. Accesso all'occupazione e sua conservazione

3.2.2. Educazione permanente

3.2.3. Usare le potenzialità delle nuove tecnologie

3.2.4. Accessibilità all'ambiente edificato pubblico

4. Monitoraggio e strutture di follow-up

4.1. Migliorare la capacità esecutiva

4.1.1. Rafforzare le strutture della commissione

4.1.2. Rafforzare la cooperazione con gli stati membri

4.1.3. Massimizzare la cooperazione con le altre organizzazioni o agenzie internazionali

4.2. Rafforzare la governance

4.2.1. Rafforzare la cooperazione con le ong

4.2.2. Invitare le parti sociali a recare appieno il loro contributo per promuovere la parità per le persone con disabilità

4.2.3. Presentazione di relazioni alle istituzioni e agli organi dell'ue

4.3. La relazione ue sulla situazione delle persone con disabilità

4.3.1. Una relazione biennale sulla situazione generale delle persone con disabilità nell'unione europea allargata

4.3.2. Sviluppare indicatori di contesto, raccogliere dati e ricerche

4.3.3. Valutare il piano d'azione dell'ue

1. RELAZIONE

Una questione cruciale per il successo dell'Anno europeo delle persone con disabilità 2003 è se esso produrrà risultati sostenibili che vadano al di là del 2003. La Commissione europea, assieme a tutti i partner che partecipano all'Anno europeo, intende prendere le mosse dall'impulso che questo ha dato e dai risultati raggiunti affrontando nuove, importanti sfide. La presente comunicazione intende realizzare una strategia sostenibile e operativa per le questioni della disabilità nell'Europa allargata. Essa costituirà un punto di riferimento e un quadro per il rafforzamento della dimensione delle persone con disabilità in tutte le pertinenti politiche dell'UE sostenendo e stimolando nel contempo le politiche a livello nazionale.

La presente comunicazione delinea iniziative dell'UE proiettate verso il futuro e volte ad assicurare un'ulteriore inclusione delle persone con disabilità nel complesso dell'economia e della società dell'UE allargata. Questi obiettivi operativi sono al centro della strategia proposta: realizzare la piena applicazione della direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (2000/78/CE), rafforzare il mainstreaming delle questioni legate alla disabilità nelle pertinenti politiche comunitarie e migliorare l'accessibilità per tutti.

In particolare, la presente comunicazione introduce un piano d'azione evolutivo su base pluriennale nella prospettiva del 2010. Obiettivo del piano d'azione è di assicurare il mainstreaming delle questioni legate alla disabilità nelle pertinenti politiche comunitarie e sviluppare azioni concrete in ambiti cruciali al fine di accrescere l'integrazione delle persone con disabilità. Quale strumento per portare avanti il mainstreaming delle questioni della disabilità nelle politiche chiave dell'UE la Commissione pubblicherà una relazione biennale sulla situazione generale delle persone con disabilità nell'UE allargata, tenendo conto dei nuovi sviluppi registrati negli Stati membri. Nello stesso tempo la Commissione intende accrescere il coinvolgimento degli interessati e dei principali attori nel dialogo politico per porre in atto ampi e durevoli cambiamenti nell'insieme dell'economia e della società.

Poiché l'occupazione rimane il principale fattore critico per l'inclusione sociale, la prima fase di attuazione del piano d'azione dell'UE per la disabilità - che dovrebbe essere sviluppato nel 2004 e 2005 - si concentrerà sulla creazione delle condizioni necessarie per promuovere l'occupazione delle persone con disabilità rendendo loro più accessibile il mercato del lavoro generale nell'intera Unione allargata. Di conseguenza la prima fase di questo piano d'azione si concentrerà su quattro azioni prioritarie concrete legate all'occupazione:

- accesso all'occupazione e mantenimento nella stessa, compresa la lotta contro la discriminazione;

- educazione permanente per sostenere e accrescere l'occupabilità, l'adattabilità, lo sviluppo personale e la cittadinanza attiva;

- nuove tecnologie per emancipare le persone con disabilità e agevolare il loro accesso all'occupazione;

- accessibilità all'ambiente edificato pubblico per migliorare la partecipazione sul posto di lavoro e l'integrazione nell'economia e nella società.

La relazione biennale della Commissione sulla situazione complessiva delle persone con disabilità nell'Europa allargata servirà da base per identificare nuove priorità da affrontare nelle fasi successive del piano d'azione alla luce dell'impatto delle politiche dell'UE sulla situazione delle persone con disabilità.

2. IL CONTENUTO POLITICO

2.1. La strategia generale dell'UE: obiettivi e strumenti

Il perdurante impegno dell'UE nei confronti dei suoi cittadini con disabilità va di pari passo con una nuova strategia nei confronti della disabilità: dal considerare le persone con disabilità quali destinatari passivi di indennizzi, la società ha finito per riconoscere le loro legittime richieste in materia di pari diritti e per comprendere che la partecipazione è legata direttamente all'inserimento. Contribuire a creare una società pienamente inclusiva è quindi l'obiettivo generale dell'UE: al proposito, la lotta contro la discriminazione e la promozione della partecipazione delle persone con disabilità nella società e nell'economia svolge un ruolo fondamentale.

Per realizzare questi obiettivi la Commissione sta sviluppando una strategia coerente e integrata che fa leva su tutta una serie di strumenti. Nel contesto della rapida ristrutturazione socioeconomica la Commissione è particolarmente impegnata a fare pieno uso di metodi di cooperazione volontaria che assicurino un'adeguata partecipazione di tutti gli interessati: gli Stati membri, le parti sociali, la società civile, ecc. Cio' vale in particolare per il metodo di coordinamento aperto nei campi dell'occupazione, dell'inclusione sociale e dell'educazione permanente che sono cruciali per le persone con disabilità e in relazione ai quali obiettivi comuni possono essere tradotti in politiche nazionali e si possono diffondere buone pratiche.

* Accrescere il rispetto per la diversità facendo leva sui diritti individuali

Il riconoscimento e la protezione dei diritti delle persone con disabilità è al centro delle azioni dell'UE. L'articolo 13 del Trattato CE conferisce alla Comunità la facoltà di adottare una legislazione atta a combattere le discriminazioni, tra cui quelle fondate sulla disabilità. Sono state già avviate azioni per il tramite della direttiva UE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro [1] e in particolare mediante il Programma antidiscriminazione dell'UE. Per parte sua, la Carta dei diritti fondamentali tutela specificamente i diritti delle persone con disabilità e la sua proposta incorporazione nel futuro Trattato dell'UE costituisce un importante sviluppo. La Carta rende i diritti politici, economici e civili indivisibili dei diritti sociali. I suoi articoli 21 e 26 stabiliscono i diritti delle persone con disabilità. In particolare l'articolo 26 riconosce un diritto fondamentale "il diritto delle persone con disabilità di beneficiare di misure intese a garantirne l'autonomia, l'inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità".

[1] Direttiva 2000/78/CE del Consiglio del 27 novembre 2000, GU L 303 del 2 dicembre 2000.

* Rendere più accessibile l'ambiente mediante l'eliminazione delle barriere

L'UE considera inoltre la disabilità alla stregua di una costruzione sociale. Il modello sociale dell'UE per le persone con disabilità evidenzia le barriere ambientali presenti nella società che impediscono la piena partecipazione delle persone con disabilità alla società stessa. Tali barriere vanno rimosse sulla base della comunicazione della Commissione del maggio 2000 "Verso un'Europa senza ostacoli per le persone con disabilità" [2] che ha importanti implicazioni per il modo in cui vengono ora sviluppate le politiche e le norme in relazione alla disabilità. Le questioni dell'accessibilità e della mobilità sono ora affrontate alla luce delle pari opportunità e del diritto a partecipare. In particolare, questi aspetti sono diventati essenziali per assicurare l'eliminazione delle barriere tecniche e giuridiche che si frappongono all'effettiva partecipazione delle persone con disabilità alla società e all'economia basate sui saperi in modo da emanciparli e consentire loro di beneficiare delle potenzialità della società dell'informazione.

[2] COM(2000) 284 def. del 12.5.2000.

* Incoraggiare l'inclusione mediante l'occupazione: la Strategia europea per l'occupazione, i fondi strutturali e la modernizzazione della protezione sociale

L'entrata nel mondo del lavoro è cruciale per l'integrazione delle persone con disabilità nell'economia e nella società in generale. Il fatto di partecipare al mercato del lavoro consente alle persone di guadagnarsi da vivere e di partecipare con maggiore pienezza. Esso conferisce inoltre alle persone una maggiore dignità e un più alto grado di autonomia. La Strategia europea per l'occupazione contribuisce a spostare l'accento dai programmi specifici per le persone con disabilità a un approccio più globale. La maggior parte delle politiche attive degli Stati membri volte a combattere la disoccupazione massiccia privilegiano ora soluzioni maggiormente personalizzate volte ad affrontare i bisogni degli individui, compresi quelli che rientrano in gruppi particolarmente vulnerabili come le persone con disabilità. I programmi generali del Fondo sociale europeo e l'iniziativa comunitaria EQUAL, in quanto principali strumenti finanziari tramite i quali la Comunità mette in atto i suoi obiettivi in materia di occupazione delle persone con disabilità, stanno finanziando un'ampia gamma di azioni per l'integrazione delle persone con disabilità nel mercato del lavoro. Inoltre, la Commissione si adopera per assicurare ai lavoratori con disabilità diritti di residenza continuativi e più ampi rispetto alle altre categorie di lavoratori migranti dell'UE.

I moderni sistemi di protezione sociale sono essenziali per fornire un adeguato sostegno alle persone con disabilità che non sono in grado di ricavare un reddito adeguato dal lavoro e per promuovere l'accesso all'occupazione di coloro che sono esclusi dal mercato del lavoro ma hanno la capacità di guadagnarsi da vivere. Percio' si presta ora maggiore attenzione all'erogazione di incentivi e prestazioni legati al lavoro in modo da rendere interessante il fatto di lavorare e da superare gli effetti delle "trappole dell'assistenzialismo". Questo passaggio da una dipendenza di lungo periodo da misure passive di assistenza sociale a misure attive del mercato del lavoro avrà, se terrà adeguatamente conto delle situazioni individuali, un effetto positivo sulla situazione economica dei beneficiari e anche sulla loro autostima. Cio' puo' anche migliorare la struttura e la qualità della spesa pubblica e contribuire a renderla più sostenibile nel medio-lungo termine.

Al proposito, il settore delle imprese svolge un ruolo importante allorché si tratta di promuovere una migliore integrazione, sia a vantaggio delle imprese stesse, che dei lavoratori con disabilità e dei clienti. Si stanno sviluppando ora strategie di integrazione progressiva poiché le imprese ritengono che i costi sostenuti per gli adattamenti del posto di lavoro e dei beni e servizi hanno una natura transitoria. Per parte sua la Commissione è ben lieta di sostenere gli sforzi di sensibilizzazione sull'importanza strategica del fattore "disabilità" per le imprese.

* Promuovere l'integrazione sociale e combattere l'emarginazione: il processo europeo di inclusione sociale

Entro le grandi linee della Strategia di Lisbona, la promozione delle pari opportunità per le persone con disabilità va al di là dell'integrazione mediante l'occupazione. Al proposito, il nuovo processo di inclusione sociale, avviato dal Consiglio europeo di Nizza sulla base del metodo di coordinamento aperto, ha le potenzialità per aiutare gli Stati membri a lottare con maggiore efficacia contro l'emarginazione delle persone con disabilità assicurando nel contempo che le persone più vulnerabili non siano escluse dall'accesso a diritti, servizi e risorse fondamentali. Dopo aver esaminato la seconda tornata di piani d'azione nazionali per il 2003-2005, la Commissione sta preparando una nuova relazione comune da adottarsi nel contesto dei preparativi per il Consiglio di primavera 2004. Inoltre la Commissione sarà impegnata attivamente nel contesto del Comitato per la protezione sociale nella realizzazione di indicatori appropriati per misurare i progressi compiuti sulla via dell'eradicazione della povertà e dell'esclusione sociale.

* Strutture di emancipazione e di sostegno in una società che promuove la partecipazione: mainstreaming della prospettiva "disabilità" nei pertinenti settori politici

Aiutare i cittadini con disabilità a diventare a pieno titolo parte dell'economia e della società comporta la partecipazione all'insieme degli aspetti dell'economia e della società per ciascuno che lo possa e in ogni ambito in cui cio' sia possibile - piuttosto che la segregazione nell'ambito di soluzioni specifiche per le persone con disabilità. Il mainstreaming richiede un policy-making consapevole e l'ampia partecipazione al processo politico per assicurare che le persone con disabilità e i loro diversi bisogni ed esperienze siano al centro del processo decisionale ogni qualvolta esso abbia un impatto, diretto o indiretto, sulle loro vite.

Si noti in particolare che i sistemi di assistenza sanitaria si sono visti attribuire ora una nuova importanza per quanto concerne l'obiettivo di consentire agli anziani e/o alle persone con disabilità di condurre una vita attiva, sana e autonoma anche in età avanzata. Occorre porre l'accento su strategie preventive impostate anche su un'alimentazione più sana e sull'attività fisica e mentale, prendendo le mosse anche dagli stili di vita dei giovani e delle persone di mezza età. La Commissione e il Consiglio hanno adottato il 10 marzo 2003 una relazione comune sul sostegno alle strategie nazionali per il futuro dell'assistenza sanitaria e dell'assistenza agli anziani [3] con cui si pongono le basi per un'ulteriore cooperazione politica imperniata su tre obiettivi fondamentali: accessibilità per tutti, qualità e sostenibilità finanziaria dei sistemi di assistenza sanitaria. Entro la primavera 2004 la Commissione presenterà una comunicazione contenente proposte per l'ulteriore cooperazione tra gli Stati membri, che costituirà un'opportunità per il mainstreaming delle tematiche della disabilità in questo importante ambito.

[3] SOC 116.

2.2. Fatti e tendenze

Fare opera di sensibilizzazione sul contributo delle persone con disabilità alla società è un importante aspetto della strategia dell'Unione europea. La misurazione dei fenomeni è un compito cruciale, ma non è agevole. Le definizioni e i criteri per definire la disabilità sono fissati attualmente nelle legislazioni e pratiche amministrative nazionali e divergono tra i vari Stati membri a seconda della loro percezione e dei loro approcci nei confronti della disabilità. Uno studio comparativo eseguito per conto della Commissione europea [4] illustra la diversità delle persone con disabilità come anche le diverse definizioni alternative di disabilità. Cio' rappresenta un ostacolo per la raccolta di dati comparabili e aggregati e dimostra che vi è ancora molto da fare sul piano dello scambio di informazioni e dello sviluppo di politiche in questo ambito.

[4] Comparative Study of Definitions of Disability, Brunel University, 2003.

Una possibilità consiste nell'esaminare i risultati delle indagini condotte a livello dell'UE. Le cifre consolidate ad opera dell'indagine sul panel delle famiglie della Comunità europea condotta in base all'autodichiarazione di disabilità risulta avere una sua buona coerenza nel corso degli anni. Ne emerge che 14,5% della popolazione dell'UE in età lavorativa (tra i 16 e i 64 anni) segnala una qualche forma di disabilità. [5] Cio' significa che quasi 15% delle donne (dai 16 ai 64 anni) e 14% degli uomini (dai 16 ai 64 anni) segnalano di soffrire di una disabilità da moderata a grave. Per 14 Stati membri [6], cio' corrisponde a circa 26 milioni di persone in età lavorativa. Nei 10 paesi candidati si segnala che 25% della popolazione [7] presenta una qualche forma di disabilità. Queste cifre rivelano chiaramente che le persone con disabilità non sono una minoranza. Per tale motivo il problema dell'inclusione delle persone con disabilità va considerato una questione che interessa l'intera società e richiede il contributo di tutti.

[5] "Disability and social participation in Europe", European Commission, Eurostat, theme 3 "Population and social conditions", 2001, ISBN 92-894-1577-0.

[6] La Svezia non è inclusa nell'analisi perché non erano disponibili dati provenienti dal panel europeo delle famiglie (ECHP).

[7] Paesi candidati Eurobarometro 2002.1: la situazione sociale nei paesi candidati all'adesione all'Unione europea (pag. 127).

Queste cifre evidenziano anche due importanti questioni. In primo luogo la correlazione tra invecchiamento e disabilità. Attualmente 63% delle persone con disabilità ha più di 45 anni e l'incidenza della disabilità appare destinata ad aumentare poiché molte persone sviluppano disabilità in età più avanzata. Il 20% delle persone tra i 60 e i 64 anni presenta una disabilità grave; 17,1% segnala una disabilità moderata, mentre soltanto 6,3% di coloro che dichiarano di non avere nessuna disabilità rientra nella fascia di età dai 60 ai 64 anni [8]. Le tendenze demografiche fanno prevedere un miglioramento dell'assistenza sanitaria agli adulti con disabilità parallelamente a una più lunga speranza di vita. E' quindi chiaro che il numero delle persone con disabilità nell'UE sta aumentando - e continuerà ad aumentare - a seguito dell'invecchiamento della popolazione. Cio' evoca la necessità di accrescere le opportunità per tutti nel campo dell'accessibilità, usando soluzioni globali impostate soprattutto sul principio della Progettazione per tutti (Progettazione per tutti).

[8] Cfr. la nota 5.

In secondo luogo, dalle cifre emerge che vi è un'importante potenzialità inutilizzata per lo sviluppo della crescita economica. Soltanto 42% delle persone con disabilità ha un lavoro rispetto a circa 65% dei non-disabili, e addirittura 52% delle persone con disabilità sono economicamente inattivi, rispetto a soltanto 28% dei non disabili [9]. Se è vero che la disabilità rimane un importante ostacolo all'inclusione mediante il lavoro, queste cifre indicano la grandezza del compito da realizzare. Eliminando le barriere che si frappongono all'accesso al mercato del lavoro sarà possibile creare opportunità.

[9] Studio su "The employment situation of people with disabilities in the EU", Commissione europea, Direzione generale Occupazione e affari sociali, 2001. Fonte dei dati: Panel europeo delle famiglie, 1996.

2.3. Principali risultati raggiunti dall'UE sinora

* Contributo all'eliminazione della discriminazione utilizzando l'articolo 13 del Trattato

Sulla base di una proposta della Commissione il Consiglio ha adottato, il 27 novembre 2000, la direttiva 2000/78/CE [10],"che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro". La direttiva proibisce qualsiasi discriminazione, diretta o indiretta, basata su religione o convinzioni personali, handicap, età o tendenze sessuali. Per quanto concerne la disabilità tale direttiva riconosce che il fatto di non fornire una ragionevole sistemazione nel posto di lavoro puo' costituire discriminazione. In pratica la "sistemazione ragionevole" comprende misure atte ad adattare il posto di lavoro ai singoli lavoratori con disabilità, ad esempio adattando gli ambienti e le attrezzature, come anche l'organizzazione dell'orario di lavoro ecc. per facilitare il loro accesso all'occupazione. Gli Stati membri hanno tempo fino al dicembre 2003 per recepire le disposizioni della direttiva nel diritto nazionale. Essi hanno anche la facoltà di prolungare di altri tre anni il recepimento della direttiva per quanto concerne le sue disposizioni riguardanti la disabilità e l'età.

[10] Gazzetta ufficiale, L 303 del 2.12.2000.

Il programma d'azione comunitario per combattere le discriminazioni (2001-2006) [11] intende aiutare gli Stati membri nella loro lotta contro le discriminazioni. Esso consente alla Commissione di finanziare diverse attività di lotta contro la discriminazione sulla base della disabilità, come ad esempio la creazione di reti e di partenariati, conferenze, giornate nazionali d'informazione organizzate dagli Stati membri per sensibilizzare sugli sviluppi nel campo della disabilità, campagne, studi, ecc., perseguendo nel contempo il massimo coinvolgimento delle persone con disabilità stessi e delle loro organizzazioni rappresentative. Il programma cofinanzia anche i costi di gestione di diverse ONG a livello europeo che rappresentano le persone con disabilità, come ad esempio il Forum europeo delle persone disabili, ecc.

[11] Decisione 2000/750/CE del Consiglio del 27 novembre 2000, GU L 303 del 2 dicembre 2000.

* Promuovere i diritti delle persone con disabilità a livello delle Nazioni Unite e tramite la cooperazione allo sviluppo della CE

La Commissione sostiene gli sforzi globali per assicurare il pieno e pari godimento dei diritti umani da parte delle persone con disabilità, in particolare tramite una convenzione delle Nazioni Unite volta a promuovere e a proteggere i diritti umani delle persone con disabilità. Prendendo atto del fatto che i diritti umani internazionali dovrebbero essere adeguati alle circostanze che si trovano ad affrontare le persone con disabilità, questa iniziativa è in linea con la strategia comunitaria in materia di disabilità che si fonda sui diritti. Cio' avviene sulla base dell'articolo 13 del Trattato CE, che consente alla Comunità di prendere iniziative per combattere le discriminazioni fondate sulla disabilità. La Commissione ha adottato un atteggiamento positivo nei confronti di un simile strumento e contribuisce attivamente al suo sviluppo. Nel gennaio 2003 la Commissione ha emanato una comunicazione "Verso uno strumento delle Nazioni Unite giuridicamente vincolante per la promozione e la tutela dei diritti e della dignità delle persone con disabilità" [12]. Tale comunicazione delinea il sostegno della Commissione europea a tale strumento e illustra il motivo per cui è indispensabile una partecipazione attiva della Comunità europea al suo sviluppo. In particolare, la Commissione ha richiesto la negoziazione di direttive poiché parte della Convenzione concerne la lotta contro la discriminazione, che è di competenza comunitaria sulla base del Trattato di Amsterdam e dell'articolo 13. Il Parlamento europeo sostiene la comunicazione della Commissione e ritiene in particolare che l'adozione di una convenzione tematica internazionale sui diritti delle persone con disabilità accrescerebbe la visibilità della problematica della disabilità nell'ambito dell'attuale sistema dei diritti umani e consentirebbe di tener conto delle differenze che la disabilità comporta.

[12] COM(2003) 16 def. del 24.1.2003.

La Commissione europea incoraggia anche le delegazioni della CE nei paesi in via di sviluppo a compiere ulteriori sforzi per assicurare che si tenga conto della disabilità nel quadro della cooperazione allo sviluppo. Una nota orientativa nel merito è stata inviata a tutte le delegazioni.

* Incoraggiare la libera circolazione

Importanti implicazioni per la mobilità delle persone con disabilità e per la loro capacità di beneficiare di una delle libertà di base del trattato si registrano sul piano della libera circolazione delle persone. Tale libertà diventa ancora più importante in un'Unione allargata composta di 25 Stati membri e nel contesto della crescente globalizzazione delle economie e delle società. La Commissione si è già impegnata a rivedere l'attuale esenzione delle prestazioni di disabilità dalle disposizioni in materia di esportabilità del regolamento CEE 1408/71 per ridurre il numero di tali prestazioni che attualmente non sono esportabili.

* Preparazione all'allargamento

Per entrare nell'Unione i paesi candidati devono incorporare nelle loro politiche e prassi l'ordinamento dell'Unione europea. Al proposito, la situazione concernente le persone con disabilità è stata valutata nel 2001 e nel 2002 contestualmente alle relazioni periodiche. L'Anno europeo delle persone con disabilità 2003 è stato aperto ai paesi candidati consentendo loro di partecipare nella misura del possibile alle attività dell'anno europeo. Tuttavia, la necessità di acquisire conoscenze sulla situazione e di identificare i bisogni generali delle persone con disabilità nei paesi candidati e nei paesi in via di adesione rimane una questione vitale. Cio' avrà importanti implicazioni per lo sviluppo di strategie moderne ed efficaci in materia di disabilità, soprattutto per quanto concerne l'erogazione di sistemi di sostegno e di servizi assistenziali di comunità adattati alle circostanze specifiche di ciascun paese. La Commissione ha già avviato uno studio per analizzare la situazione delle persone con disabilità nelle case ricovero site negli Stati membri dell'UE, nei paesi candidati e nei paesi in via di adesione, studio che terrà anche conto degli aspetti legati ai diritti umani. Inoltre, il metodo di coordinamento aperto che si applica alla Strategia europea per l'occupazione come anche al processo europeo di inclusione sociale consentirà di studiare la problematica e di sviluppare approcci appropriati per il raggiungimento degli obiettivi comuni dell'UE.

La Commissione e il Forum europeo delle persone con disabilità sono anche impegnati congiuntamente in un progetto di capacity-building per le organizzazioni delle persone con disabilità nei paesi candidati e nei paesi in via di adesione che è finanziato dal programma Phare. Questo è un importante ambito di lavoro che agevolerà notevolmente il processo di allargamento in relazione alla disabilità migliorando la comprensione tra gli interessati a tutti i livelli. Istituire un dialogo con i diversi interessati per identificare i bisogni e le possibilità di cooperazione incoraggiando nel contempo l'istituzione di partenariati tra i paesi candidati e le loro controparti degli altri progetti nell'UE contribuirà in misura notevole a portare avanti i risultati di tale progetto. Questo dialogo dovrebbe basarsi sui progressi realizzati per emancipare le persone con disabilità stessi e consentire loro di partecipare ai processi decisionali che influenzano la loro vita. Inoltre, la partecipazione a programmi d'azione comunitari costituisce un'utile preparazione all'adesione. In diversi ambiti i paesi candidati e i paesi in via di adesione sono stati invitati sin dal 2002 a partecipare ai programmi dell'UE in materia di promozione dell'occupazione, di lotto contro l'esclusione sociale e contro la discriminazione, di miglioramento dell'accesso all'istruzione e alla formazione e di promozione della parità tra i sessi.

2.4. L'impulso recato dall'Anno europeo delle persone con disabilità 2003

Per rafforzare il suo impegno e fare opera di sensibilizzazione sulle tematiche della disabilità in generale l'UE ha deciso di designare il 2003 quale Anno europeo delle persone con disabilità. Il concetto sviluppato dalla Commissione e dagli Stati membri per l'Anno europeo ha offerto alle persone con disabilità a livello nazionale, regionale e locale un'opportunità unica di esprimere cio' che li preoccupa e di contribuire a meglio mirare le priorità politiche oltre ad incoraggiare azioni specifiche. L'Anno europeo è stato avviato quale una campagna popolare, basata su una forte alleanza di organizzazioni non governative che rappresentano le persone con disabilità, come ad esempio il Forum europeo delle persone con disabilità e organizzazioni che si occupano di disabilità a livello nazionale, l'impegno delle amministrazioni pubbliche, il sostegno delle parti sociali e delle imprese e le organizzazioni di fornitori di servizi. L'Anno europeo ha avuto così la capacità di mobilitare l'intera società dell'UE. Una menzione particolare, merita l'importante impegno e sostegno del Parlamento europeo che tra l'altro ha organizzato un Parlamento europeo delle persone con disabilità, nonché l'impegno del Comitato economico e sociale, del Comitato delle regioni e anche di organizzazioni internazionali come il Consiglio d'Europa, ecc.

L'Anno europeo stesso è stato concepito quale processo estremamente inclusivo e strutturato in modo atto a far sì che le persone con disabilità stesse fossero in grado di partecipare alla definizione del concetto dell'Anno, mentre le loro organizzazioni hanno svolto un ruolo cruciale nell'impostare la corrispondente campagna a livello dell'UE e nazionale con la loro partecipazione negli organismi di coordinamento nazionali, nella definizione dei messaggi chiave dell'Anno europeo, nella scelta del suo logo e dello slogan, ecc. In tutti i paesi partecipanti sono stati condotti migliaia di eventi per promuovere i diritti delle persone con disabilità e fare opera di sensibilizzazione sulle barriere che essi si trovano ad affrontare quotidianamente nella società. Le azioni si sono svolte simultaneamente a livello europeo, nazionale, regionale e locale e hanno comportato una grande diversità di attori: le persone con disabilità, le loro famiglie e le loro organizzazioni rappresentative, persone non disabili, decisori a tutti i livelli, le parti sociali e attori del settore pubblico e privato.

Grazie alle numerose conferenze e ai dibattiti pubblici che si sono svolti in tutta Europa e che sono stati spesso echeggiati dalla stampa e presentati su Internet, l'Anno europeo ha offerto un'occasione unica alle persone con disabilità e alle organizzazioni delle persone con disabilità a tutti i livelli di promuovere i diritti e la piena partecipazione delle persone con disabilità nella società e nell'economia. I dibattiti avviati in questa occasione hanno dimostrato che le persone con disabilità nell'UE hanno molte preoccupazioni comuni e, soprattutto, che tali questioni interessano la società nel suo insieme. Cio' vale in particolare per quanto concerne la stigmatizzazione e l'esclusione sociale; la necessità di una maggiore emancipazione, mobilità e accessibilità; la promozione della qualità della vita e di un'assistenza appropriata. Sono stati anche messi in luce la situazione dei bambini con disabilità, la discriminazione multipla delle donne disabili [13], il ruolo delle famiglie nel gestire la disabilità e la situazione specifica dei giovani con disabilità.

[13] Nel 2003 si è tenuto a Valencia, Spagna, un importante congresso consacrato a "Donne e disabilità".

Nel quadro delle azioni a favore dei giovani la Commissione europea ha cofinanziato una conferenza organizzata dalla Presidenza greca intitolata "Un'Europa senza barriere per i giovani" cui hanno partecipato 150 giovani per discutere le tematiche del Libro bianco sulla gioventù (partecipazione, informazione, lavoro volontario) [14].

[14] http://www.edf-feph.org/en/policy/ y_pol.htm

Si è visto anche che i mass media svolgono un ruolo estremamente importante per sormontare gli stereotipi legati alle persone con disabilità. La Presidenza greca, in cooperazione con la Commissione europea e con le organizzazioni delle persone con disabilità, ha organizzato nell'ambito dell'Anno europeo una conferenza su questa tematica cruciale. Di conseguenza, nel giugno 2003 è stata approvata una "Dichiarazione europea sui mass media e la disabilità". E' stata anche adottata la decisione di creare una rete europea sui mass media e la disabilità per continuare a migliorare l'immagine delle persone con disabilità nei mass media, i livelli di occupazione e l'accesso ai media.

L'eccezionale mobilitazione degli interessati nel corso dell'Anno europeo ha dimostrato un diffuso desiderio di intensificare gli sforzi per raggiungere le pari opportunità e l'Anno europeo ha dato un nuovo impeto politico all'ulteriore integrazione delle persone con disabilità. Al di là del recepimento della direttiva CE che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, si sono annunciati nuovi sviluppi politici che sono ora in via di realizzazione negli Stati membri. Essi non riguardano soltanto l'aggiornamento della legislazione esistenti e il varo di nuove leggi, ma anche la promozione di nuove strategie, di metodi innovativi e di misure positive. Ecco alcuni esempi:

* La Francia sta riesaminando le sue leggi del 1975 sull'indennizzazione e la copertura sociale e prenderà anche misure in materia di accesso a certi servizi.

* La Spagna ha designato un piano d'azione specifico per le persone con disabilità (2003-2007); un nuovo piano nazionale sull'accessibilità (2004-2012); un piano sull'occupazione delle persone con disabilità. La Spagna adotterà anche due nuove leggi: una sulle pari opportunità e la non discriminazione e una sui diritti economici e di eredità delle persone con disabilità.

* La Germania sta dando attuazione alla nuova legge sulla parità di trattamento delle persone con disabilità portando avanti nel contempo l'attuazione della precedente legislazione quadro.

* La Grecia sta elaborando un piano d'azione sull'inclusione sociale nella prospettiva del 2006. Inoltre, alla luce dei giochi paraolimpici 2004 (Atene) il governo sta realizzando una serie di miglioramenti pratici e di riforme istituzionali per le persone con disabilità.

* Il Portogallo intende presentare una nuova legge generale sulla disabilità e le malattie croniche; una legge sulle organizzazioni non governative che rappresentano le persone con disabilità e le persone con malattie croniche; un piano d'azione nazionale a promozione dell'accessibilità (2004-2011).

* I Paesi Bassi sviluppano un piano d'azione sulle politiche della disabilità. Una nuova legge sulla parità di trattamento dovrebbe entrare in vigore entro la fine del 2003.

* L'Italia sta lavorando allo sviluppo di prestazioni per le famiglie con disabili e si adopera per facilitare la valutazione delle disabilità a fini amministrativi. Il Parlamento italiano ha in discussione un decreto governativo sull'accessibilità ai siti web nonché un progetto legge sulla tutela.

* La Finlandia ha adottato un nuovissimo piano governativo e ha prodotto una guida per aiutare le persone con disabilità a prendere conoscenza dei loro diritti umani e delle situazioni in cui si verificano discriminazioni.

* La Svezia ha attuato, conformemente al suo piano d'azione nazionale sulle politiche per la disabilità, orientamenti in materia di accessibilità alle autorità nazionali, un programma nazionale per migliorare la presa in carico da parte dei funzionari pubblici e dei rappresentanti politici.

* L'Irlanda pubblicherà una nuova legge generale sulla disabilità che conterrà disposizioni per la valutazione dei bisogni d'autonomia; è stata emanata una legge sull'educazione delle persone con disabilità.

* Il Regno Unito ha posto in atto regolamenti per attuare la direttiva CE/2000/78 e le parti finali della legge sulla discriminazione contro le persone con disabilità nell'ottobre 2004. Il Regno Unito intende presentare quest'anno un progetto di legge per estendere ulteriormente la legislazione in materia di disabilità.

* Il Lussemburgo ha varato nel luglio 2003 una nuova legge sulle norme in materia di lavoro che si applicano alle persone con disabilità e ha stabilito un reddito per le persone con disabilità gravi.

* L'Austria ha presentato una relazione dettagliata sulla situazione delle persone con disabilità e prepara una nuova legge sulla parità di trattamento delle persone con disabilità.

* Il Belgio ha adottato di recente una legge contro la discriminazione che sarà attuata per il tramite del Centro per le pari opportunità e con il sostegno degli organismi che hanno responsabilità territoriali per l'integrazione delle persone con disabilità.

* La Danimarca ha prodotto un piano d'azione sulla disabilità e ha predisposto un bilancio per creare da 800 a 1200 nuove sistemazioni per le persone con disabilità nel prossimo biennio in modo da consentire loro di lasciare gli istituti di ricovero.

Concludendo, l'Anno europeo ha costituito un importante riferimento per gli Stati membri per dare impulso a nuovi sviluppi politici finalizzati al conseguimento delle pari opportunità per le persone con disabilità, a determinare un passaggio definitivo verso misure maggiormente proattive a favore delle persone con disabilità ponendo nel contempo le basi su cui costruire l'azione futura di lungo periodo. Anche a livello dell'UE l'Anno europeo ha costituito l'occasione per portare avanti diverse importanti iniziative politiche in ambiti chiave correlati all'eliminazione delle barriere che si frappongono all'integrazione. In particolare, la Commissione ha istituito un gruppo di esperti indipendenti sulle tematiche fondamentali dell'accessibilità all'ambiente edificato, la cui relazione contiene diverse raccomandazioni.

2.5. Obiettivi strategici per il futuro

Il principale obiettivo della Commissione per gli anni a venire consisterà nel dare impulso alle pari opportunità per le persone con disabilità. In tal modo si costituirà una dinamica duratura finalizzata alla piena inclusione delle persone con disabilità nella società e a configurare la costruzione europea in modo tale che essa offra pari opportunità effettive.

La maggior parte delle azioni nel campo della disabilità rientra essenzialmente nelle responsabilità degli Stati membri e sono trattate più efficacemente a livello nazionale. Per tale motivo l'obiettivo strategico della Commissione andrà raggiunto facendo leva su tre obiettivi operativi e complementari e che si sostengono a vicenda, facendo pienamente uso della capacità che la Commissione ha di agire in modo da massimizzare il contributo dell'UE. Questi obiettivi operativi sono:

* Pervenire alla piena applicazione della direttiva per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro e avviare il dibattito sulla strategia futura per combattere la discriminazione

La Commissione controllerà il recepimento delle disposizioni legislative in materia di discriminazione negli Stati membri e nei paesi in via di adesione entro le scadenze concordate dal Consiglio. In particolare la Commissione controllerà in modo proattivo il recepimento e assicurerà l'adeguata applicazione della direttiva 2000/78/CE del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro in modo da assicurare che tutte le vittime di discriminazioni possano beneficiare della sua piena tutela. Va ribadito che l'effettiva attuazione di tale direttiva è un elemento chiave dell'approccio generale della Commissione in materia di disabilità e costituisce un'importante sfida vista la sua concezione innovativa. Tale direttiva è destinata a diventare un importante elemento per porre in atto le pari opportunità per le persone con disabilità. In quanto tale, la direttiva metterà in questione il concetto erroneo per cui la disabilità corrisponderebbe a un'inabilità o incapacità e per questo, col passare del tempo, la direttiva, se debitamente applicata, dovrebbe contribuire a eliminare i pregiudizi, i timori e l'ignoranza che gravano sulla disabilità.

La Commissione intende avviare una consultazione pubblica (Libro verde) nella primavera del 2004 sulla futura strategia per combattere la discriminazione. Tale documento farà il punto sui progressi realizzati in materia di politiche antidiscriminazione dell'UE e solleverà questioni relative ai futuri sviluppi politici. Esso affronterà anche le nuove sfide poste dall'allargamento dell'UE.

* Efficace mainstreaming delle tematiche della disabilità nelle pertinenti politiche comunitarie e nei processi esistenti

Gli sviluppi moderni nel campo delle politiche relative alla disabilità indicano una crescente tendenza al mainstreaming per meglio incorporare i diritti delle persone con disabilità e promuovere le pari opportunità per le persone con disabilità. La strategia di mainstreaming comporta l'integrazione della prospettiva "disabilità" in tutti le fasi dei processi politici - dalla concezione e attuazione al monitoraggio e alla valutazione - al fine di promuovere le pari opportunità per le persone con disabilità. Parallelamente al mainstreaming delle tematiche della disabilità, il persistere di sperequazioni richiede l'attuazione di azioni specifiche a favore delle persone con disabilità. Anche se si sono compiuti notevoli progressi per quanto concerne la situazione delle persone con disabilità, rimane ancora molto da fare e occorrono ulteriori sforzi. Poiché l'occupazione rimane l'elemento primario e più efficace per realizzare miglioramenti duraturi nell'interesse delle persone con disabilità e raggiungere la loro piena inclusione sociale, si dovrà prestare un'attenzione particolare al mainstreaming delle tematiche della disabilità nelle politiche dell'occupazione, in particolare nel campo dell'istruzione e dell'educazione permanente [15], usando tutti i mezzi a disposizione della Commissione.

[15] Compresa l'educazione tramite lo sport, cui è stato consacrato l'Anno europeo 2004.

* Migliorare "Accessibilità per tutti"

Il mainstreaming dovrebbe essere impostato in particolare sull'ambito dell'accessibilità e posto chiaramente in correlazione col principio di Progettazione per tutti. L'accessibilità ai beni, ai servizi e alle infrastrutture edilizie è una questione centrale per le persone con disabilità ma che interessa anche tutti i cittadini dell'UE. La Commissione intende promuovere l'elaborazione di norme tecniche europee di documenti di normalizzazione e altri orientamenti a carattere più generale che diano espressione tecnica al concetto di "Accessibilità per tutti", che è cruciale per l'ulteriore integrazione delle persone con disabilità nell'economia e nella società. Esso incoraggerà anche le iniziative volte a fare opera di sensibilizzazione tra quanti sono interessati alla standardizzazione quanto al concetto di "Accessibilità per tutti" e alle corrispondenti opportunità di mercato.

***

Per raggiungere i summenzionati obiettivi operativi, la Commissione svilupperà un piano d'azione evolutivo e pluriennale. Basato essenzialmente sul mainstreaming nel contesto di diversi ambiti politici dell'UE questo piano d'azione ha un orizzonte temporale fissato al 2010. Una strategia progressiva consentirà di avere tempo sufficiente per sviluppare azioni innovative nel medio termine e beneficiare delle iniziative avviate nel contesto della Strategia di Lisbona.

I passi successivi del presente piano d'azione saranno definiti e supportati da una relazione biennale che esaminerà la situazione complessiva delle persone con disabilità. La Commissione si impegna a produrre questo documento su base biennale per riferire in modo specifico e a intervalli regolari sulla situazione complessiva delle persone con disabilità nell'Europa allargata. La relazione dovrebbe essere uno strumento per tutti coloro che partecipano al processo decisionale e politico in modo da accrescere le loro conoscenze e la loro consapevolezza della situazione delle persone con disabilità. In particolare, cio' porterà a una migliore determinazione dei progressi, all'identificazione delle prospettive per gli anni a venire e all'esame di possibili sviluppi politici futuri alla luce dell'impatto delle politiche dell'UE sulla situazione delle persone con disabilità. La relazione sarà quindi usata quale base per identificare nuove priorità da affrontare nelle fasi successive del piano d'azione.

3. IL PIANO D'AZIONE DELL'UE SULLA DISABILITA'

3.1. La logica di fondo

Questo Piano d'azione evolutivo e pluriennale sulla disabilità contemplerà la pianificazione, l'attuazione e il follow-up di azioni prioritarie suscettibili di contribuire in modo significativo a cogliere le opportunità e ad affrontare le sfide summenzionate per quanto concerne l'integrazione socioeconomica, la parità di accesso e l'effettiva partecipazione. Le azioni prioritarie saranno quindi complementari l'una rispetto all'altra in modo da consentire di sviluppare un insieme coerente di attività a livello dell'UE, nazionale o decentrato.

La prima fase del piano d'azione prenderà il via alla fine dell'Anno europeo e avrà una durata di due anni, dal 2004 al 2005. Essa si concentrerà sulla creazione delle condizioni necessarie per promuovere l'occupazione delle persone con disabilità creando opportunità di empowerment in tal senso. Così facendo e rafforzando l'approccio basato sui diritti, i risultati derivanti dall'attuazione della prima fase rafforzeranno e integreranno la direttiva 2000/78/CE sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. Per tale motivo le azioni prioritarie affronteranno i diversi anelli della cosiddetta "catena dell'occupazione" per rendere il diritto al lavoro paritariamente accessibile alle persone con disabilità.

La Commissione ha identificato gli ambiti prioritari d'intervento per la prima fase di questo piano d'azione, che sono raggruppati nei seguenti quattro pilastri complementari:

* accesso all'occupazione e conservazione della stessa;

* educazione permanente a sostegno dell'occupabilità, dall'adattabilità, dello sviluppo personale e della cittadinanza delle persone con disabilità;

* uso delle potenzialità delle nuove tecnologie che svolgono un ruolo cruciale nell'assicurare pari opportunità e mobilità nell'economia e nell'empowerment delle persone con disabilità;

* l'accessibilità all'ambiente edificato pubblico che è condizione basilare per la partecipazione al lavoro e per la mobilità nell'economia e nella società.

Le seguenti sezioni riportano un insieme di azioni previste per affrontare le sfide rimanenti e i nuovi bisogni in materia di miglioramento del tasso di occupazione e di migliore integrazione delle persone con disabilità nel contesto socioeconomico. L'elenco delle azioni non è esaustivo ed illustra le potenzialità del piano d'azione. Esso dovrebbe assicurare la piena trasparenza per quanto concerne le priorità e le attività per il 2004-2005.

3.2. La prima fase del Piano d'azione dell'UE in materia di disabilità: 2004-2005

3.2.1. Accesso all'occupazione e sua conservazione

L'impatto della direttiva 2000/78/CE del 27 novembre 2000 che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro sarà molto grande. Esso richiederà importanti cambiamenti nelle regole attualmente in vigore in certi Stati membri. Essa ha enormi implicazioni per i datori di lavoro - pubblici e privati - e per le loro prassi occupazionali nei confronti delle persone con disabilità per quanto concerne la messa a disposizione di una "ragionevole sistemazione". E' quindi importante che i principali attori: decisori politici, funzionari governativi, organizzazioni non governative, lavoratori e datori di lavoro siano sensibilizzati sui loro nuovi diritti e responsabilità. La sensibilizzazione dell'opinione politica e pubblica è quindi essenziale per assicurare il successo della direttiva e la Commissione ha avviato nel giugno 2003 una campagna d'informazione di alto profilo in tutti gli Stati membri per informare i datori di lavoro e i lavoratori dei loro nuovi diritti sul posto di lavoro.

Sotto gli auspici dell'Anno europeo i Ministri degli affari sociali e dell'occupazione hanno adottato nel giugno 2003 una risoluzione relativa alla promozione dell'occupazione e dell'integrazione sociale delle persone con disabilità [16]. La risoluzione invita gli Stati membri, la Commissione e le parti sociali [17] a continuare gli sforzi per eliminare le barriere che si frappongono all'integrazione e alla partecipazione delle persone con disabilità sul mercato del lavoro, rafforzando le misure in materia di parità di trattamento e migliorando l'integrazione e la partecipazione a tutti i livelli del sistema educativo e formativo.

[16] Risoluzione 2003/C 175/01 del Consiglio del 15 luglio 2003. GU C 175 del 24.7.2003.

[17] Nella dichiarazione comune da esse emanata quale contributo per l'Anno europeo delle persone con disabilità, le parti sociali a livello europeo hanno affermato il loro impegno a promuovere la percezione dell'integrazione professionale delle persone con disabilità quale interesse condiviso delle imprese e dei lavoratori.

L'efficace attuazione dell'Agenda di Lisbona esige che le politiche dell'occupazione degli Stati membri portino avanti, in modo equilibrato, tra obiettivi complementari e che si sostengono reciprocamente vale a dire la piena occupazione, la qualità e produttività del lavoro, nonché la coesione sociale e l'inclusione. Tutti questi obiettivi sono chiaramente importanti per l'integrazione delle persone con disabilità nel mercato del lavoro. In effetti, uno degli obiettivi di ampia portata è il concetto di mercato del lavoro inclusivo che richiede l'effettiva integrazione delle persone con disabilità e di tutte le persone in situazione svantaggiata.

Inoltre, gli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione [18] contestualmente alla rinnovata Strategia europea per l'occupazione (SEO) prevedono, in relazione alla priorità d'azione 7, la promozione dell'integrazione e la lotta contro la discriminazione delle persone svantaggiate sul mercato del lavoro, come ad esempio le persone con disabilità. In particolare le politiche avranno l'obiettivo di realizzare entro il 2010 una riduzione significativa in ciascuno Stato membro del divario sul piano della disoccupazione in cui versano le persone svantaggiate. Considerata la chiara correlazione tra le questioni che interessano le persone con disabilità e il raggiungimento dei tre obiettivi della "nuova" SEO sarà una delle massime priorità del presente piano d'azione assicurare il mainstreaming della tematica della disabilità nella politica occupazionale in generale. Di conseguenza, le persone con disabilità riceveranno anche un sostegno nel contesto di ulteriori priorità, in particolare sul piano dell'attivazione/prevenzione e dell'offerta di lavoro. Gli Stati membri sono invitati ad esplorare il potenziale serbatoio di manodopera costituito dalle persone con disabilità, tenendo conto della situazione specifica delle donne disabili e delle persone con disabilità mentali.

[18] Decisione 2003/578/CE del Consiglio relativa a orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione del 22.7.2003. GU L 197 del 5.8.2003.

Inoltre, i programmi generali del Fondo sociale europeo e l'iniziativa comunitaria EQUAL, quali principali strumenti finanziari per il cui tramite la Comunità traduce in azione i suoi obiettivi in materia di occupazione delle persone con disabilità, finanziano tutta una serie di azioni per l'integrazione delle persone con disabilità sul mercato del lavoro e sperimentano soluzioni innovative su aspetti specifici dell'integrazione nel mercato del lavoro. Nel quadro delle attività tematiche di EQUAL sono stati creati cinque gruppi tematici europei corrispondenti alle sue priorità orizzontali: occupabilità, imprenditorialità, adattabilità, pari opportunità e persone in cerca di asilo. Un particolare impulso è stato dato dal gruppo tematico Occupabilità che ha creato un gruppo di lavoro sulla disabilità.

Tuttavia certe persone con disabilità hanno esigenze speciali e simili esigenze esisteranno sempre, di fatti la Commissione riconosce che se ne deve tener conto, se necessario anche mediante politiche del mercato del lavoro specifiche per le persone con disabilità. La Commissione ha già compiuto sforzi di tal genere nel contesto della politica di concorrenza della Comunità. Nel novembre 2002 è stato adottato un regolamento relativo agli aiuti di Stato a favore dell'occupazione [19], in base al quale gli Stati membri possono a partire da ora concedere aiuti per la creazione di nuovi posti di lavoro e per l'assunzione di lavoratori con disabilità senza dover richiedere l'autorizzazione previa della Commissione. D'ora innanzi gli Stati membri possono farsi carico sino al 60% del costo salariale e dei contributi sociali di un anno se un'impresa assume un lavoratore disabile e possono essere anche concessi aiuti per compensare la ridotto produttività come anche per l'adattamento degli ambienti e per misure di assistenza speciale.

[19] Regolamento (CE) 2204/2002 della Commissione, GU L 337/3, 13 dicembre 2002.

Le persone con disabilità dovrebbero fruire di parità di trattamento sul lavoro e in cio' rientra la parità in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Le persone con disabilità sono infatti coperti dalla legislazione europea in materia di salute e sicurezza sul lavoro. La legislazione dovrebbe essere applicata per agevolare l'occupazione delle persone con disabilità. A livello dell'UE la direttiva 89/654/CEE [20] prevede, ai punti 20 e 15 degli allegati I e II rispettivamente, che "I luoghi di lavoro devono essere strutturati tenendo conto, se del caso, di eventuali lavoratori portatori di handicap. Quest'obbligo vige in particolare per le porte, le vie di circolazione, le scale, le docce, i lavatoi, i gabinetti e i posti di lavoro utilizzati od occupati direttamente da lavoratori portatori di handicap". Inoltre, per quanto concerne i "luoghi di lavoro cui vengono apportate, successivamente al 31 dicembre 1992, modifiche, ampliamenti e/o trasformazioni, il datore di lavoro prende le misure necessarie affinché tali modifiche, ampliamenti e/o trasformazioni siano conformi alle corrispondenti prescrizioni minime di cui all'allegato I" (articolo 5 della direttiva 89/654/CEE).

[20] Direttiva del Consiglio (CE) 89/654 del 30 novembre 1989 relativa alle prescrizioni minime di sicurezza e di salute per i luoghi di lavoro (prima direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1 della direttiva 89/391/CEE). GU L 393 del 30.12.1989.

La direttiva quadro 89/391/CEE [21] stabilisce, all'articolo 8, l'obbligo per il datore di lavoro di prendere, nell'espletare la loro valutazione dei rischi, misure appropriate in materia di pronto soccorso, prevenzione degli incendi ed evacuazione dei lavoratori. Nel contempo, la direttiva 89/654/CEE contiene, negli allegati I e II, disposizioni minime per quanto concerne i corridoi e le uscite di emergenza come anche misure per la rilevazione e la prevenzione degli incendi.

[21] Direttiva 89/391/CEE del Consiglio, del 12 giugno 1989, concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro. GU L 183 del 29.6.1989.

Alla luce di queste considerazioni la Commissione intende fare quanto segue:

Politica antidiscriminazione:

* Promuovere l'opera di sensibilizzazione sulla direttiva 2000/78/CE del 27 novembre 2000 che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.

La riveduta Strategia europea per l'occupazione (SEO):

* Seguire da vicino l'attuazione della rinnovata SEO ad opera degli Stati membri e incoraggiarli in particolare a promuovere un migliore accesso a misure attive del mercato del lavoro per le persone con disabilità; migliorare l'offerta di assistenza e orientamento personale, ove necessario; intensificare la lotta contro la discriminazione sul mercato del lavoro; evitare le trappole dell'assistenzialismo; promuovere l'uso senza barriere delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione e migliorare la qualità dell'apprendimento, della formazione professionale e dell'accesso all'occupazione.

* In tale contesto, nell'ambito del sistema statistico europeo, la Commissione incoraggerà ove necessario l'ulteriore sviluppo di sistemi statistici nazionali per meglio seguire le tematiche della disabilità nel contesto dell'SEO con particolare attenzione per i dati ripartiti per genere.

* Pubblicare un documento di lavoro sull'attuazione dell'SEO per quanto concerne le persone con disabilità. Per ciascun orientamento dell'occupazione si attirerà l'attenzione sull'importanza che esso ha per le persone con disabilità e sulle buone pratiche in tale ambito. Tale documento intenderà anche contribuire alla riflessione sul mainstreaming della disabilità negli Stati membri contestualmente alla Strategia per l'occupazione.

Il Fondo sociale europeo:

* Incoraggiare gli Stati membri a tener conto dei bisogni delle persone con disabilità nel contesto delle attività finanziate dai programmi generali del Fondo sociale europeo e dall'iniziativa comunitaria EQUAL.

* Incoraggiare la diffusione di buone pratiche e di misure innovative in materia di politiche dell'occupazione/formazione per le persone con disabilità, in particolare nel contesto dell'FSE, dell'iniziativa comunitaria EQUAL e nel quadro della revisione tra pari sulle politiche dell'occupazione, ecc.

Dialogo sociale:

* Approfondire il dialogo con le parti sociali a livello europeo sul loro contributo alle pari opportunità per le persone con disabilità nel mercato del lavoro; in particolare, incoraggiare le parti sociali ad assicurare la concreta applicazione delle raccomandazioni formulate nella loro dichiarazione del 20 gennaio 2003 "Promuovere le pari opportunità e l'accesso all'occupazione per le persone con disabilità", e sostenere iniziative nel contesto del dialogo sociale settoriale come l'accordo volontario sull'occupazione delle persone con disabilità previsto nel settore del commercio.

Responsabilità sociale delle imprese:

* Continuare a promuovere l'opera di sensibilizzazione e di diffusione in materia di strategie ed esperienze di responsabilità sociale delle imprese al fine di dare lavoro alle persone con disabilità come proposto nella comunicazione della Commissione sulla responsabilità sociale delle imprese [22].

[22] COM(2002) 347.

Mainstreaming nel campo della salute e sicurezza:

* Assicurare che si tenga conto dei bisogni delle persone con disabilità nelle pertinenti iniziative dell'UE in materia di salute e sicurezza.

3.2.2. Educazione permanente

Dotare le persone con disabilità di tutte le abilità e competenze disponibili è un elemento fondamentale per migliorare l'accesso all'occupazione, combattere l'esclusione e migliorare la coesione sociale. Questo aspetto va dall'istruzione di base ad altre forme di educazione permanente: la relazione comune sull'inclusione 2001 evidenziava il fatto che le persone con disabilità che sono integrati nell'istruzione generale in gioventù hanno maggiori probabilità di sviluppare le essenziali abilità generali e professionali necessarie per riuscire poi sul mercato del lavoro. In particolare, l'accesso alle opzioni generali di educazione permanente nell'UE è ancora chiaramente insufficiente, soprattutto per quanto concerne i gruppi svantaggiati, tra cui le persone con disabilità.

Un modo per superare le barriere che si frappongono all'istruzione, alla formazione e all'apprendimento permanente per le persone con disabilità puo' consistere nell'uso delle moderne tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) ai fini dell'eLearning. [23] La proposta della Commissione relativa a un programma eLearning [24] fa un riferimento specifico ai bisogni delle persone con disabilità. Inoltre, il piano d'azione della Commissione sull'apprendimento delle lingue e la diversità linguistica [25] intende raccogliere e diffondere informazioni sulle buone pratiche nell'insegnamento delle lingue straniere a discenti con bisogni speciali. Il piano d'azione dell'UE per le competenze e la mobilità [26] ribadisce che gli Stati membri dovrebbero intensificare il sostegno finalizzato all'integrazione dei giovani svantaggiati, in particolare dei giovani con disabilità e di coloro che presentano difficoltà di apprendimento nei loro sistemi di istruzione e formazione. Sotto gli auspici dell'Anno europeo delle persone con disabilità, il Consiglio Istruzione ha adottato una risoluzione sulle pari opportunità degli alunni e degli studenti con disabilità nel settore dell'istruzione e della formazione [27].

[23] Cfr.: http://www.elearningeuropa.info/

[24] Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio recante adozione di un programma pluriennale (2004 - 2006) per l'effettiva integrazione delle tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni (TIC) nei sistemi d'istruzione e formazione in Europa (programma eLearning), COM(2002) 751 def., 19.12.2002.

[25] COM(2003) 449 def. del 24.7.2003: Comunicazione della Commissione "promuovere l'apprendimento delle lingue e la diversità linguistica: piano d'azione 2004 - 2006".

[26] COM(2002) 72 def. "Piano d'azione della Commissione per le competenze e la mobilità".

[27] Risoluzione del Consiglio del 5 maggio 2003. GU C 134 del 7.6.2003.

Alla luce di queste considerazioni la Commissione intende:

Programmi dell'UE in materia d'istruzione, formazione e politiche della gioventù:

* Contestualmente all'attuazione del programma di lavoro sugli obiettivi dei sistemi d'istruzione e formazione [28], continuare ad attribuire priorità alla promozione dello scambio di buone pratiche e all'identificazione dei fattori di riuscita (o fallimento) in relazione all'integrazione delle persone con disabilità nel campo dell'istruzione e della formazione.

[28] COM(2001) 501 def. del 7 settembre 2001.

* Prestare un'attenzione specifica alla concezione e attuazione del futuro programma d'azione e-Learning (2004 - 2006) in relazione ai bisogni specifici che le persone con disabilità - come anche altri gruppi vulnerabili - possono avere per sviluppare l'e-learning per tutti i cittadini in modo da rendere possibile la piena partecipazione alla società basata sui saperi.

* Il sistema d'informazione PLOTEUS sulle opportunità di educazione permanente in Europa estenderà le informazioni all'indirizzo delle persone con disabilità comprese le opportunità di finanziamenti speciali negli Stati membri.

* Incoraggiare la libera scelta di migliori offerte di formazione e di apprendimento ad opera di servizi maggiormente specializzati in materia di orientamento e consulenza nel campo dell'apprendimento permanente e dell'orientamento professionale al fine di aprire opportunità non tradizionali sul mercato del lavoro e tutte le opportunità di apprendimento non legate al lavoro all'indirizzo delle persone con disabilità.

* Prestare un'attenzione particolare ai progetti che coinvolgono le persone con disabilità nell'ambito degli attuali programmi Socrates, Leonardo e GIOVENTU', effettuando una valutazione dell'impatto della seconda generazione di programmi in materia di opportunità di educazione permanente per le persone con disabilità negli Stati membri, diffondere i loro risultati e tener conto dei bisogni delle persone con disabilità nella concezione della futura generazione di programmi nel campo dell'istruzione e della formazione.

* Monitorare l'accessibilità informatica dei siti web e dei prodotti mediali di educazione permanente a livello europeo e nell'ambito di programmi europei.

Studi:

* Diffondere e fare pieno uso delle ricerche condotte nell'ambito dei programmi Socrates e Leonardo e del Sesto programma quadro di ricerca per quanto concerne la priorità 7 "I cittadini e la governance in una società basata sui saperi" che prevede validi contributi al dibattito sull'inclusione sociale nella società dei saperi anche nell'interesse delle persone con disabilità.

3.2.3. Usare le potenzialità delle nuove tecnologie

Nell'ambito delle attività in materia di accessibilità condotte nel contesto del piano d'azione e-Europe 2002 [29], si sono raggiunti alcuni importanti risultati cui si deve assicurare un follow- up. Gli orientamenti sull'accessibilità al contenuto del web (W3C/WAI/WCAG-V1.0) [30] contestualmente all'iniziativa Accessibilità del pubblico ai siti web per quanto concerne i siti web pubblici sono stati adottati dagli Stati membri come proposto dalla Commissione [31]. Il Consiglio ha adottato una risoluzione sull'accessibilità ai siti web nel dicembre 2002 [32].

[29] "Risoluzione del Consiglio sul piano d'azione e-Europe 2002, Feira, giugno 2000.

[30] http://www.w3.org/TR/WCAG10/

[31] Comunicazione COM (2001) 529 def.; con il sostegno del Consiglio e del Parlamento europeo come si riscontra nelle loro risoluzioni (CR 7087/02, 20.3.2002 e EPR P5_TA (002) 0325, 13.6.2002; risoluzione del Consiglio del 25.3.2002 sul piano d'azione eEurope 2002: Accessibilità del pubblico ai siti web e al loro contenuto, GU C 86 del 10.4.2002, pag. 2..

[32] Documento di lavoro dei servizi della Commissione: assicurare l'accessibilità al web. Migliorare l'accesso delle persone con disabilità alla società dell'informazione. SEC(2002) 1039 e risoluzione del Consiglio "e-Accessibility - migliorare l'accesso delle persone con disabilità alla società dei saperi", 14680/02, GU C 39 del 18.2.2003, pag. 3.

Si è anche posto in atto un coordinamento più efficace delle politiche a livello europeo per evitare la "esclusione informatica," mediante azioni di benchmarking e scambi di buone pratiche tra gli Stati membri e si sono sottoposti a revisione i pertinenti testi legislativi e norme per assicurare la conformità coi principi di accessibilità. Si è creata una rete di Centri nazionali di eccellenza in relazione a Progettazione per tutti e si sono definiti standard di Progettazione per tutti, orientamenti e materiale di supporto per garantire l'accessibilità dei prodotti della tecnologia dell'informazione, in particolare al fine di migliorare l'occupabilità e l'inclusione sociale delle persone con disabilità. E' ovvio tuttavia che accrescere l'accessibilità dei siti web e i relativi servizi pubblici e applicazioni è essenziale per assicurare l'inclusione nella società. Il monitoraggio dei progressi compiuti in materia di accessibilità effettuato sulla base di una metodologia comune al fine di ottenere dati comparabili rivestirà un ruolo importante nell'ambito delle attività future.

Gli sforzi condotti nell'ambito di "eEurope 2005- una società dell'informazione per tutti" [33] saranno finalizzati ad assicurare la partecipazione e la parità di accesso per le persone con disabilità e gli altri gruppi svantaggiati agli sviluppi generali negli ambiti dei moderni servizi pubblici on-line, dell'e-government, dell'e-learning, dell'e-health e a creare un ambiente dinamico e accessibile di e-business. Il piano d'azione eEurope 2005, in quanto strumento per raggiungere tali obiettivi, propugna un'ampia disponibilità di accesso a banda larga a prezzi competitivi e una infrastruttura informatica sicura.

[33] eEurope 2005: una società dell'informazione per tutti, piano d'azione, maggio 2002 COM(2002) 263, adottato dal Consiglio europeo di Siviglia, 21-22.6.2002.

Gli sviluppi della tecnologia - soprattutto della tecnologia dell'informazione e della comunicazione - offrono grandi opportunità per consentire alle persone con disabilità di superare i limiti funzionali aumentando così le loro prospettive di partecipazione alla società. Tuttavia, le persone con disabilità possono trovarsi anche ad affrontare barriere addizionali. Le azioni proposte sono intese a rendere eguali le opportunità con un'azione di empowerment che valorizzi i benefici della società dell'informazione e delle nuove tecnologie a vantaggio di tutti.

Alla luce di quanto detto sopra la Commissione intende:

Tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC):

* Instaurare un dialogo internazionale sui problemi di accessibilità e varare orientamenti in particolare nel campo delle TIC oltre a organizzare seminari con l'UE e l'industria per esaminare la politica di accessibilità e misure legislative basate sulla legislazione esistente nel campo dei prodotti e servizi TIC (sensibilizzazione, licenze, appalti, orientamenti, standard, requisiti essenziali, ecc.).

Piano d'azione eEurope 2005:

* L'accessibilità verrà affrontata quale questione orizzontale nell'ambito di e-Europe 2005. Si svilupperanno azioni di sostegno: uno strumento per agevolare l'inclusione dei requisiti di accessibilità in materia di tecnologie dell'informazione e della comunicazione nei bandi di gara degli appalti pubblici, l'accessibilità dei servizi elettronici pubblici, l'accessibilità intesa quale abilità informatica.

Progettazione per tutti, tecnologie sussidiarie e standard sulla e-accessibility:

* Produrre raccomandazioni per lo sviluppo e l'uso di un Curriculum europeo in materia di "Progettazione per tutti" per gli operatori della società dell'informazione, in particolare progettisti e ingegneri. La Commissione sosterrà in particolare la rete dei centri nazionali di eccellenza per la progettazione per tutti.

* Inoltre, si compiranno ulteriori sforzi per promuovere la standardizzazione in materia di accessibilità informatica, compresa la Progettazione per tutti e le tecnologie sussidiarie.

* Rilasciare premi e riconoscimenti nel campo di "Innovazione nella Progettazione per tutti e nelle Tecnologie sussidiarie".

* Istituire un dialogo coi produttori di tecnologie sussidiarie e incoraggiare la creazione di un certo numero di associazioni dell'industria delle tecnologie sussidiarie che consentirebbe un dialogo più strutturato e coerente a livello europeo.

Relazioni:

* Produrre una relazione sull'accessibilità del web al fine di assicurare il follow up e l'attuazione degli orientamenti WAI nei siti web pubblici e continuare i lavori per pervenire a una metodologia europea comune di valutazione dei siti web accessibili al fine di ottenere dati comparabili sulla base degli orientamenti W3C/WAI.

Ricerca:

* Consacrare 30 milioni di Euro a un invito a presentare progetti nell'ambito del Sesto programma quadro di ricerca [34] relativi all'accessibilità nel campo delle tecnologie senza barriere e delle tecnologie emancipative per accrescere l'autonomia degli anziani e delle persone con disabilità assicurando parità di accesso e piena partecipazione alla società dell'informazione [35].

[34] Decisione n. 1513/2002/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27.6.2002, relativa al Sesto programma quadro di azioni comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione, volto a contribuire alla realizzazione dello Spazio europeo della ricerca e all'innovazione (2002-2006), GU L 232 del 29.8.2002, pag. 1.

[35] Programma di lavoro IST 2003-2004, www.cordis.lu

* Dare sostegno ai lavori e ai risultati del gruppo comunicazione inclusiva INCOM sull'accessibilità per le persone con disabilità ai servizi di comunicazione elettronici per pervenire a una relazione con obiettivi di breve e lungo termine.

3.2.4. Accessibilità all'ambiente edificato pubblico

Si ricavano vantaggi specifici allorché la progettazione e la costruzione degli edifici segue i principi della progettazione universale (Progettazione per tutti) [36]. In particolare un migliore e più efficace accesso al posto di lavoro consentirà ai lavoratori con disabilità di assicurare il proprio accesso al mercato del lavoro e consentirà loro di recare un prezioso contributo all'economia e alla società.

[36] Risoluzione del Consiglio d'Europa del 15.2.2001 sull'introduzione dei principi di progettazione universale nei curriculi di tutte le professioni correlate all'ambiente edificato.

Inoltre, il fatto di includere la tematica dell'accessibilità nella fase iniziale di progettazione è efficace a livello dei costi ed è ampiamente compensato dai vantaggi economici che ne derivano. Un edificio pienamente accessibile è flessibile, sostenibile - vale a dire in grado di adattarsi al mutare dei bisogni nel corso delle vite dei suoi occupanti - e quindi puo' avere un valore di mercato maggiore di un edificio che non lo sia. Inoltre l'accessibilità contribuisce a ridurre i costi determinati dal numero ancora grande di lesioni dovute a cadute e di incidenti dovuti alla scarsa accessibilità, in particolare sul posto di lavoro.

Strutture culturali e del tempo libero che siano accessibili sono anche importanti per migliorare la qualità della vita e una migliore partecipazione al mondo socioculturale come riconosciuto dal Consiglio nella sua risoluzione del 6 maggio 2003 [37] relativa all'accessibilità alle infrastrutture e attività culturali per le persone con disabilità e nella risoluzione del 21 maggio 2002 [38] sul futuro del turismo europeo in cui la Commissione, gli Stati membri e altri interessati sono invitati a intensificare gli sforzi per migliorare l'accessibilità ai siti turistici per le persone con disabilità.

[37] GU C 134 del 7 giugno 2003.

[38] GU C 135 del 6 giugno 2002.

Inoltre il Libro bianco della Commissione su "La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte" [39] riconosce che i trasporti pubblici accessibili sono un elemento integrante dell'accessibilità in senso lato. La Commissione promuoverà percio' un maggior uso di trasporti pubblici accessibili, il che costituisce un importante contributo alla capacità di lavorare.

[39] COM(2001) 370 def.

Alla luce di queste considerazioni e tenendo conto delle raccomandazioni formulate dal gruppo di esperti indipendenti sull'accessibilità nell'ambiente edificato istituito dalla Commissione sotto gli auspici dell'Anno europeo delle persone con disabilità, la Commissione intende fare quanto segue:

Accessibilità all'ambiente edificato:

* Promuovere i principi della Progettazione per tutti in tutte le pertinenti politiche comunitarie in materia di accessibilità all'ambiente edificato.

* Esaminare l'eventualità di sviluppare adeguate norme europee in tutti gli ambiti legati all'ambiente edificato, compresi gli aspetti della progettazione, concezione, costruzione e uso degli edifici e le procedure sicure di evacuazione delle persone con disabilità.

* Promuovere una migliore educazione alle questioni dell'accessibilità nelle scuole e mediante lo sviluppo di corsi sull'accessibilità per gli operatori professionali dell'edilizia come gli architetti.

* Promuovere lo scambio di informazioni e la diffusione di buone pratiche sulle questioni dell'accessibilità tra città.

Legislazione:

* Riesame dei requisiti essenziali stabiliti nella direttiva 89/106/CEE sui prodotti da costruzione per includervi disposizioni sull'accessibilità per tutti e in particolare si contemplerà l'eventualità di una proposta per sviluppare un 7° requisito essenziale in materia di accessibilità per rendere la direttiva più efficace e più specifica per le necessità di utenti che presentano diversi tipi di handicap.

Mainstreaming:

* Promuovere l'inclusione delle disposizioni in materia di accessibilità nelle politiche degli appalti pubblici e nell'ambito dello stanziamento di fondi strutturali a livello nazionale e regionale.

Studi:

* Intraprendere un'azione di follow up sullo studio di criteri armonizzati per la buona accessibilità dei siti turistici e delle infrastrutture per le persone con disabilità e prendere in esame le misure maggiormente appropriate per rendere le strutture turistiche accessibili alle persone con disabilità in tutta l'Unione europea.

* Considerare i risultati dello studio sui trasporti urbani per le persone a mobilità ridotta al fine di identificare le barriere all'accessibilità riscontrabili nei sistemi di trasporti urbani.

Ricerca:

* Nell'ambito del Sesto programma di ricerca comunitario la Commissione intende:

- avviare uno studio volto a produrre uno strumento dettagliato di sussidio decisionale da usarsi nella valutazione dei progetti edilizi, sulla base del principio della progettazione universale o "Progettazione per tutti", che terrà conto dei bisogni delle persone con disabilità nell'ambiente edificato, in particolare per quanto concerne il posto di lavoro;

- emanare nuovi inviti a presentare proposte nel campo delle ricerca: finanziare reti di ricerca per analizzare le questioni legate all'accessibilità in senso lato (compresi gli ostacoli finanziari alla partecipazione per le persone con disabilità) e avviare un progetto volto a sviluppare indicatori per misurare l'accessibilità all'ambiente edificato.

4. MONITORAGGIO E STRUTTURE DI FOLLOW-UP

4.1. Migliorare la capacità esecutiva

4.1.1. Rafforzare le strutture della Commissione

Il gruppo interservizio della Commissione per la disabilità avrà il compito di portare avanti il processo del piano d'azione e di monitorare le attività di mainstreaming dei vari servizi della Commissione. Esso contribuirà anche all'elaborazione di strumenti per il mainstreaming delle questioni legate alla disabilità, in particolare ai fini dell'attuazione operativa e della valutazione, compresa la formazione dei responsabili di settore delle politiche della Commissione, ecc. Il gruppo interservizio riferirà sui progressi realizzati al gruppo di Commissari per le pari opportunità.

4.1.2. Rafforzare la cooperazione con gli Stati membri

Il Gruppo ad alto livello sulla disabilità, che è un gruppo di esperti a livello dell'UE presieduto dalla Commissione e cui partecipano esperti in materia di disabilità inviati dai governi degli Stati membri riceverà un mandato in linea con quanto esposto nella presente comunicazione. Il gruppo avrà il compito di sostenere lo sviluppo di sinergie tra le politiche in materia di disabilità a livello dell'UE e discuterà la relazione periodica sulla disabilità. Tenendo presente cio', tale gruppo di esperti ad alto livello dovrebbe scambiare informazioni, consentire lo scambio e l'eventuale trasferimento di idee e buone pratiche, soprattutto per quanto concerne il mainstreaming delle questioni legate alla disabilità, e acquisire esperienza delle problematiche della disabilità nei nuovi Stati membri.

4.1.3. Massimizzare la cooperazione con le altre organizzazioni o agenzie internazionali

Attori chiave al proposito sono le Nazioni Unite, compresa l'Organizzazione internazionale del lavoro e l'Organizzazione mondiale della sanità, il Consiglio d'Europa, l'OCSE, l'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, le organizzazioni europee di normalizzazione (CEN, CENELEC, ETSI), l'Agenzia europea per gli studenti con bisogni speciali, la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. La cooperazione con queste organizzazioni verrà rafforzata per costruire relazioni reciprocamente utili e condividere le loro esperienze e riflessioni. Per quanto concerne la convenzione delle Nazioni Unite, il pieno coinvolgimento della Comunità, assieme agli Stati membri, nei negoziati della Convenzione confermerebbe la sollecitudine dell'UE nei confronti della disabilità anche a livello internazionale.

4.2. Rafforzare la governance

4.2.1. Rafforzare la cooperazione con le ONG

Le forme attuali di cooperazione e partenariato tra la Commissione e le ONG come il Forum europeo delle persone con disabilità costituiranno la base per approfondire il dialogo sulle politiche, migliorare l'informazione reciproca e sviluppare la cooperazione.

La Commissione propone anche che il gruppo ad alto livello tenga riunioni almeno una volta all'anno con rappresentanti delle persone con disabilità come ad esempio il forum europeo delle persone disabili e con rappresentanti dei diversi altri interessati al settore della disabilità come ad esempio la piattaforma delle ONG sociali europee, i rappresentanti delle famiglie di persone con disabilità, la lobby delle donne europee, l'Associazione europea dei fornitori di servizi e la piattaforma europea per la riabilitazione. Un simile scambio di vedute tra il gruppo ad alto livello e la società civile non puo' che migliorare la capacità dell'UE di capire e prendere in considerazione le diverse situazioni delle persone con disabilità.

4.2.2. Invitare le parti sociali a recare appieno il loro contributo per promuovere la parità per le persone con disabilità

E' particolarmente importante migliorare la partecipazione delle persone con disabilità al mondo del lavoro promuovendo l'attuazione dei fattori di successo enunciati nella dichiarazione delle parti sociali per l'Anno europeo delle persone con disabilità e valutare l'impatto dei loro accordi quadro sulle persone con disabilità con l'obiettivo di includere un maggior numero di persone con disabilità nelle loro organizzazioni accrescendo così la rappresentanza dei portatori di handicap.

4.2.3. Presentazione di relazioni alle istituzioni e agli organi dell'UE

La Commissione incoraggerà la cooperazione interistituzionale tra le istituzioni e gli organi dell'UE per facilitare e promuovere l'integrazione di una prospettiva "disabilità" in tutte le pertinenti politiche comunitarie. In particolare, la Commissione approfondirà il suo dialogo con la Commissione del Parlamento europeo per l'occupazione e gli affari sociali, come anche con l'intergruppo del Parlamento europeo consacrato alla disabilità, consessi che svolgono entrambi un ruolo importante nel sollevare le questioni che interessano le persone con disabilità.

4.3. La relazione UE sulla situazione delle persone con disabilità

4.3.1. Una relazione biennale sulla situazione generale delle persone con disabilità nell'Unione europea allargata

La relazione della Commissione sulla disabilità attirerà specificamente l'attenzione sugli sforzi delle politiche comunitarie per promuovere le pari opportunità per le persone con disabilità e raccoglierà contributi in materia di disabilità dagli Stati membri che illustreranno i risultati raggiunti, soprattutto per quanto concerne l'integrazione di una prospettiva "disabilità" in tutte le pertinenti politiche nazionali. Tali contributi potrebbero in particolare prendere le mosse dai piani d'azione nazionali per l'occupazione e l'inclusione sociale. Un'attenzione particolare sarà consacrata al modo per meglio identificare la situazione, le tendenze e le questioni politiche correlate alla disabilità nei nuovi Stati membri. La Commissione preparerà queste azioni pubbliche con cadenza biennale e secondo una struttura concordata con gli Stati membri e i rappresentanti delle persone con disabilità. La Commissione spera di pubblicare la prima relazione di tal genere il 3 dicembre 2005, in occasione della Giornata europea delle persone con disabilità.

4.3.2. Sviluppare indicatori di contesto, raccogliere dati e ricerche

La valutazione dell'efficacia delle politiche in materia di disabilità è ostacolata dalla carenza di dati e di valutazioni quantitative e qualitative dei risultati. E' percio' essenziale sviluppare indicatori di contesto che siano comparabili tra gli Stati membri. Si dovrebbe fare il massimo uso anche delle fonti e delle strutture del sistema statistico europeo, in particolare mediante lo sviluppo di moduli d'indagine armonizzati per acquisire le informazioni statistiche internazionalmente comparabili di cui si ha bisogno per monitorare i progressi realizzati in direzione degli obiettivi prestabiliti. Si dovrebbero compiere sforzi maggiori a livello dell'UE e nazionale per sviluppare indicatori e migliorare la raccolta di dati comparabili.

La Commissione europea promuove anche attività di ricerca essenzialmente al fine di far fronte alle lacune nel campo delle conoscenze e di migliorare gli approcci multidisciplinari nel campo della disabilità.

4.3.3. Valutare il piano d'azione dell'UE

Il piano d'azione dell'UE in materia di disabilità è stato definito nella prospettiva temporale del 2010. La Commissione intende procedere a una prima valutazione dei suoi risultati intermedi nell'anno che segue le sue prime due edizioni, vale a dire nel 2008.

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