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COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE: lo spazio europeo della ricerca: imprimere un nuovo slancio - Rafforzare, riorientare, aprire nuove prospettive
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52002DC0565




COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE - LO SPAZIO EUROPEO DELLA RICERCA: IMPRIMERE UN NUOVO SLANCIO - Rafforzare, riorientare, aprire nuove prospettive (Testo rilevante ai fini del SEE)

Indice

1. RIASSUNTO

2. INTRODUZIONE

3. I GRANDI INSEGNAMENTI

4. RAFFORZARE E RIORIENTARE LE AZIONI IN CORSO

4.1. Valutazione comparativa ("benchmarking") delle politiche di ricerca

4.2. Cartografia dell'eccellenza

4.3. Mobilità dei ricercatori

4.4. Infrastrutture di ricerca

4.5. Messa in rete dei programmi nazionali di ricerca

4.6. Il rafforzamento dell'investimento privato nella ricerca

4.7. Proprietà intellettuale

4.8. Una rete elettronica transeuropea per la ricerca

4.9. Dimensione internazionale dello Spazio europeo della ricerca

4.10. La dimensione regionale dello Spazio europeo della ricerca

4.11. Le questioni scienza e società

5. NUOVE PROSPETTIVE

5.1. Creare le condizioni di un effettivo coordinamento delle politiche di ricerca

5.2. Utilizzare maggiormente gli strumenti legali

5.3. Ottimizzare l'impatto delle iniziative di cooperazione europea

5.4. Coinvolgere pienamente i paesi candidati

6. CONCLUSIONI

1. RIASSUNTO

Lanciato al Consiglio europeo di Lisbona nel mese di marzo 2000, il progetto di realizzazione dello Spazio europeo della ricerca è diventato allo stesso tempo l'asse centrale delle azioni dell'Unione in materia di ricerca e il quadro di riferimento delle questioni di politica di ricerca in Europa.

A trenta mesi dal suo lancio, si può considerare che ha contribuito a modificare il paesaggio della politica di ricerca in Europa. La sua attuazione ha attivato una presa di coscienza, a livello nazionale, della dimensione europea della ricerca; stimolato il ravvicinamento dei soggetti e degli operatori della ricerca in Europa e il lancio di nuove iniziative di cooperazione e condotto alla definizione e adozione di un programma quadro di ricerca sostanzialmente ridefinito in questa prospettiva.

Nonostante i progressi registrati, il progetto nella sua forma odierna sembra tuttavia urtarsi ad un limite, il modesto coinvolgimento degli Stati membri, che riduce la portata delle azioni intraprese compromettendo le possibilità di raggiungere gli obiettivi perseguiti: creare un vero "mercato interno della ricerca" e stabilire un effettivo coordinamento delle politiche nazionali di ricerca.

Sulla base di un bilancio delle azioni avviate e degli sviluppi intervenuti sui vari piani, "rivisitando" il progetto nelle sue varie dimensioni, la presente comunicazione cerca di identificare le azioni da intraprendere per conferirgli un nuovo slancio, rafforzando gli sforzi dove necessario e definendo nuove prospettive in grado di potenziare i mezzi di attuazione.

2. INTRODUZIONE

Avviato al Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000 partendo da un'idea proposta dalla Commissione due mesi prima [1], il progetto di Spazio europeo della ricerca costituisce da allora l'asse centrale dell'azione dell'Unione in materia di ricerca e, molto rapidamente, è diventato il principale quadro di riferimento per la riflessione e il dibattito sulle questioni di politica di ricerca in Europa nonché un elemento di riferimento a livello internazionale [2].

[1] Commissione europea, comunicazione "Verso uno Spazio europeo della ricerca", COM(2000) 6 del 18.1.2000 e documento di lavoro "Prima relazione sui progressi compiuti nella realizzazione dello Spazio europeo della ricerca", SEC(2001) 465 del 16.3.2001.

[2] Cfr. il riferimento alla comunicazione del gennaio 2000 e alla raccolta di indicatori quantitativi "Key Figures 2001" definiti in questa prospettiva, negli "Science and Engineering Indicators 2002" della National Science Foundation americana.

La creazione dello Spazio europeo della ricerca rappresenta una componente centrale della strategia definita a Lisbona, volta a rendere l'Unione l'economia della conoscenza più competitiva e dinamica al mondo. Questa strategia dovrebbe consentire di incentivare l'innovazione e la crescita economica e, di conseguenza, la creazione di posti di lavoro. Nell'economia della conoscenza, la valorizzazione a livello industriale dei risultati della ricerca scientifica in settori quali le biotecnologie, le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, e ben presto delle nanotecnologie e delle tecnologie energetiche pulite, costituisce il principale motore della crescita economica.

L'idea stessa di Spazio europeo della ricerca parte dalla constatazione della triplice debolezza di cui soffre la ricerca in Europa: insufficiente livello degli investimenti; assenza di un ambiente che stimoli la ricerca e la valorizzazione dei suoi risultati; frammentazione delle attività e dispersione delle risorse.

L'Unione europea assegna alla ricerca e allo sviluppo tecnologico solo l'1,9% del suo PIL, mentre l'impegno degli Stati Uniti, in continuo aumento, raggiunge attualmente il 2,7% del PIL e quello del Giappone il 3%. All'origine di un terzo del totale mondiale delle pubblicazioni scientifiche, l'Europa si situa dietro ai suoi concorrenti in termini di depositi di brevetti e la sua bilancia commerciale per i prodotti di alta tecnologia è deficitaria. Le attività di ricerca del settore privato europeo sono inferiori a quelle svolte nelle altre potenze tecnologiche, e le imprese europee sfruttano meno sistematicamente i mercati tecnologici in espansione. Inoltre, oltre l'80% delle attività di ricerca dell'UE è finanziato a livello nazionale, in modo poco coordinato. Il progetto di Spazio europeo della ricerca si basa sull'idea semplice che per raggiungere l'obiettivo, le varie azioni di collaborazione scientifica e tecnologica europea ora attuate non sono affatto sufficienti.

In questo spirito combina quindi, a titolo di obiettivo, tre aspetti legati e complementari:

- la creazione di un "mercato interno" della ricerca, come spazio di libera circolazione di conoscenze, ricercatori e tecnologie, per aumentare la cooperazione, attivare la concorrenza e ripartire meglio le risorse;

- uno sforzo di strutturazione del tessuto della ricerca europea, soprattutto coordinando meglio le attività e le politiche nazionali di ricerca che rappresentano la parte più significativa della ricerca condotta e finanziata in Europa;

- lo sviluppo di una politica europea di ricerca che copra altri aspetti oltre al finanziamento di attività di ricerca e tenga quindi conto di tutti gli elementi pertinenti delle altre politiche pubbliche a livello europeo e nazionale.

Il progetto di Spazio europeo della ricerca ha suscitato iniziative diverse e ha cominciato a tradursi in azioni concrete su molti piani:

- sulla scia delle conclusioni del Consiglio europeo di Lisbona, in base generalmente a comunicazioni della Commissione o documenti di lavoro dei suoi servizi, sono state intraprese azioni nei settori e sui temi seguenti: valutazione comparativa (benchmarking) delle politiche di ricerca, cartografia dell'eccellenza, mobilità dei ricercatori, infrastrutture di ricerca, messa in rete dei programmi nazionali di ricerca, investimento privato nella ricerca, proprietà intellettuale, reti elettroniche per la ricerca, dimensione internazionale e regionale della ricerca e questioni scienza e società;

- in collegamento, generalmente, con le azioni e i programmi dell'Unione, sono stati creati o lo saranno prossimamente ambiti e strutture di contatto tra soggetti privati e pubblici e della ricerca onde migliorare il coordinamento delle attività e delle politiche nazionali in molti settori: i trasporti (ACARE per la ricerca aeronautica, ERRAC per la ricerca ferroviaria) [3]; l'ambiente (Piattaforma europea per la ricerca strategica sulla biodiversità - EPBRS); l'energia: "Gruppo ad alto livello per la ricerca sull'idrogeno e le pile a combustibili", nel quadro del progetto mondiale "Civilizzazione H2" e in collegamento con la prossima comunicazione della Commissione sulle tecnologie pulite;

[3] ACARE: Advisory Council for Aeronautics Research in Europe; ERRAC: European Rail Research Advisory Council.

- è stato adottato un nuovo programma quadro comunitario di ricerca [4], specificamente concepito e disegnato per contribuire a realizzare lo Spazio europeo della ricerca e destinato a diventare uno strumento fondamentale della sua creazione. Ciò avverrà grazie a nuovi strumenti di sostegno che permettono di riunire masse critiche di risorse (reti di eccellenza e progetti integrati), un rafforzamento dell'azione in alcuni settori come le infrastrutture di ricerca e la mobilità dei ricercatori; un piano di sostegno ad iniziative di messa in rete delle attività nazionali e l'applicazione delle disposizioni dell'articolo 169 del trattato che autorizza la Comunità a partecipare ad azioni intraprese congiuntamente da diversi Stati membri;

[4] GU L 232 del 29.8.2002, pag. 1.

- il Centro comune di ricerca (CCR) ha intensificato le attività di collegamento in rete delle capacità di ricerca nazionali che svolge per fornire i riferimenti scientifici necessari alle politiche comunitarie, in particolare nei settori della sicurezza nucleare, della metrologia chimica, dei rischi ambientali, e dell'individuazione e dell'analisi degli OGM;

- indipendentemente dalle azioni dell'Unione, la comunità scientifica o l'industria spontaneamente varano o studiano iniziative definite nello spirito dello Spazio europeo della ricerca. I programmi di attività degli organismi nazionali di ricerca fanno sempre più riferimento allo Spazio europeo della ricerca, ad esempio, in Francia, quelli del CEA (ricerca nucleare) e dell'INSERM (ricerca medica) o, in Germania, quelli della Fraunhofer Gesellschaft;

- le relazioni bilaterali o multilaterali tra le grandi organizzazioni nazionali di ricerca (CNRS in Francia, CSIC in Spagna, CNR in Italia, Max Planck Gesellschaft in Germania, Consigli di ricerca britannici, TNO nei Paesi Bassi, FNRS in Belgio, TEKES in Finlandia ecc.), che si concretizzano nella creazione di "Laboratori europei associati" (laboratori "senza muri" che riuniscono gruppi di ricerca di molti paesi) tendono ad intensificarsi;

- emergono nuove forme di collaborazione, come il programma di scambi di ricercatori tra la Deutsche Forschungsgemeinschaft e la Royal Society o il programma di borse per giovani ricercatori messo a punto dall'associazione EUROHORCS [5].

[5] European Union Research Organisations Heads of Research Councils.

Nonostante questi successi e i progressi realizzati, il progetto di Spazio europeo della ricerca sembra scontrarsi con alcuni limiti che riducono la portata delle azioni intraprese. Essenzialmente, questi limiti sono il modesto coinvolgimento degli Stati membri, che si manifesta ad esempio con la partecipazione delle amministrazioni nazionali alle azioni intraprese ad un livello che non è sempre quello dove si prendono le decisioni. Ciò, combinato con la limitazione di molte di queste azioni a scambi di informazioni, si traduce in un insufficiente grado di coordinamento delle politiche nazionali di ricerca.

A trenta mesi dal suo lancio, sulla base del bilancio della sua attuazione e degli insegnamenti che si possono trarne, appare opportuno "rivisitare" il progetto di Spazio europeo della ricerca.

Questo è l'obiettivo della presente comunicazione strettamente legata, nella prospettiva del Consiglio europeo di primavera 2003, alla comunicazione sull'obiettivo di aumentare lo sforzo europeo globale di ricerca fino al 3% del PIL dell'Unione entro il 2010 [6], recentemente adottata dalla Commissione, nonché al parere, di prossima presentazione, sul ruolo delle università nell'Europa della conoscenza. Si tratta di un ruolo centrale, vista la duplice funzione di ricerca e insegnamento delle università, e dell'azione sempre più significativa nel processo di innovazione. Le azioni descritte nella presente comunicazione sono strettamente legate agli obiettivi stabiliti per l'Unione europea dal Consiglio europeo di Barcellona ripresi negli Indirizzi di massima del 2002 per le politiche economiche [7]. Dette azioni saranno realizzate nel rispetto dei principi di proporzionalità e sussidiarietà.

[6] Commissione europea, comunicazione "Più ricerca per l'Europa; Obiettivo: 3% del PIL", COM(2002) 499 dell'11.9.2002".

[7] ECFIN/210/02

3. I GRANDI INSEGNAMENTI

L'immagine che emerge dall'osservazione e in particolare dalla relazione di monitoraggio 2001 delle attività sullo Spazio europeo della ricerca [8], dal parere del gruppo EURAB [9] a questo riguardo e dalla relazione di monitoraggio 2001 del programma quadro [10] è contrastata.

[8] 2001 Specific monitoring report on European Research Area Activities (ERA).

[9] European Research Advisory Board.

[10] 2001 Monitoring report on the EU Framework Programme for Research and Technological Development.

Gli insegnamenti generali che si possono trarne sono i seguenti:

- data la natura del progetto di Spazio europeo della ricerca, logicamente i progressi realizzati dipendono direttamente dal grado di mobilitazione degli Stati membri sui vari temi, nonché dal loro coinvolgimento nelle azioni intraprese su questi temi;

- questi progressi sono particolarmente rapidi quando si tratta di un settore ben identificato e oggetto di azioni chiaramente definite a livello nazionale;

- una delle ragioni per le quali ha potuto svilupparsi e concretizzarsi un buon coordinamento sulla questione "donne e scienze" è, ad esempio, il fatto che si tratta di una problematica, complessa come tipologia e meccanismi, ma chiara in termini concettuali e che porta ad iniziative esplicite negli Stati membri. Non si può dire la stessa cosa di un tema come quello dell'istruzione scientifica, che copre un insieme di problemi, legati ma distinti, che non sono trattati insieme, in quanto tali, a livello nazionale;

- i progressi risultano d'altra parte difficili da realizzare in quanto implicano altre politiche oltre a quella di ricerca stricto sensu. Nel caso della mobilità dei ricercatori, ad esempio, gli ostacoli ad una loro effettiva libera circolazione sono legati a questioni che rientrano nelle politiche sociali (sicurezza sociale e pensioni), fiscali, ecc.

- molto spesso, le azioni in corso o previste restano legate al programma quadro di ricerca dell'Unione e dipendenti dai suoi finanziamenti. Questa tendenza rischia di accentuarsi con il Sesto programma quadro, a causa dei finanziamenti più importanti ivi previsti. Il progetto di Spazio europeo della ricerca non può ridursi a queste azioni e, per definizione, deve sfociare in una dinamica propria, che oltrepassi questo quadro e sia basata su iniziative indipendenti.

Riassumendo, questo bilancio e gli insegnamenti che si possono trarre dall'attuazione del progetto di Spazio europeo della ricerca invitano, a metà strada tra la prosecuzione pura e semplice delle azioni avviate e la loro completa rimessa in discussione, a adottare le misure necessarie per imprimere un nuovo slancio al progetto, in sintonia con lo spirito con cui è stato concepito e i suoi principi fondamentali.

In tale prospettiva, gli obiettivi generali dovrebbero essere:

- rafforzare sostanzialmente il coinvolgimento degli Stati membri e la mobilitazione delle attività nazionali;

- aumentare l'impatto delle azioni avviate;

- consolidare il quadro concettuale e politico nel quale è attuato il progetto.

4. RAFFORZARE E RIORIENTARE LE AZIONI IN CORSO

Un'analisi più dettagliata evidenzia progressi piuttosto diseguali tra i settori, nonché la necessità di rafforzare, nell'insieme, le azioni in corso, ma anche di riorientare alcune di esse.

4.1. Valutazione comparativa ("benchmarking") delle politiche di ricerca [11]:

[11] Commissione europea, documento di lavoro "Messa a punto di un metodo aperto di coordinamento per la valutazione comparativa ('benchmarking") delle politiche nazionali della ricerca - Obiettivi, metodologia ed indicatori", SEC(2000) 1842 del 3.11.2000 e documento di lavoro "Relazione sui progressi compiuti nell'analisi comparativa delle prestazioni ("benchmarking") delle politiche di ricerca nazionali", SEC(2001) 1002 del 20.6.2001; "Benchmarking delle politiche nazionali di RST: primi risultati", SEC (2002) 129 del 31.12. 2002.

La valutazione comparativa delle politiche di ricerca costituisce un elemento di base del "metodo di Lisbona" e, a questo titolo, del progetto di Spazio europeo della ricerca.

Il suo obiettivo è contribuire a migliorare le politiche di ricerca degli Stati membri, rafforzandone la coerenza globale, grazie al raffronto, allo scambio e all'apprendistato reciproco.

Un primo ciclo di benchmarking è stato portato a termine, con i risultati seguenti:

- sono stati definiti 20 indicatori quantitativi che consentono di seguire l'evoluzione della situazione negli Stati membri in materia, ad esempio, di spese di ricerca e di risorse umane in questo settore e di valorizzazione economica dei risultati. I dati relativi a 15 indicatori sono stati rilevati e analizzati e si stanno elaborando altri 5 indicatori;

- sono stati analizzati 5 temi: risorse umane nella ricerca e sviluppo; finanziamento pubblico e privato; impatto sulla competitività economica e l'occupazione; produttività scientifica e tecnica; promozione della cultura scientifica;

- i risultati di queste analisi e le raccomandazioni che ne sono emerse indicano che, per conseguire gli obiettivi di Lisbona, è necessario rafforzare le attività di ricerca nell'Unione europea, in particolare gli investimenti privati nel campo della ricerca. Per questi motivi nelle conclusioni del Consiglio europeo di Barcellona, si è tenuto conto di queste considerazioni;

- d'altra parte questi risultati, sono stati ampiamente diffusi per studio e discussione, in occasione di seminari di lavoro e conferenze e messi a disposizione del pubblico [12];

[12] Sito web: http://www.cordis.lu/rdt2002/era-devlopments/benchmarking.htm

results

Questo primo ciclo è anche servito da esperienza pilota, contribuendo ad evidenziare le condizioni nelle quali si poteva e si doveva continuare l'esercizio. Due insegnamenti che si possono trarre al riguardo sono l'assoluta necessità di una partecipazione attiva dei paesi interessati, in particolare di una mobilitazione sufficiente di risorse a livello nazionale per la rilevazione di dati, e la difficoltà di giungere a conclusioni utili se i temi sono definiti in senso troppo lato.

Azioni previste o da considerare

- Concentrazione dell'esercizio su un numero limitato di argomenti più mirati. A titolo indicativo, i temi previsti potrebbero essere scelti fra i seguenti: sviluppo delle risorse umane per la ricerca pubblica e privata, in particolare il tasso di mobilità a tutti i livelli e le condizioni di accoglienza dei ricercatori di altri paesi europei; investimenti pubblici nella ricerca fondamentale; le misure adottate dagli Stati membri per incoraggiare l'investimento privato nel campo della ricerca, in linea con la comunicazione della Commissione "Più ricerca per l'Europa. Obiettivo: 3% del PIL [13]"; "clustering" locale delle risorse di ricerca e sviluppo; politiche pubbliche di promozione della conoscenza della scienza da parte del pubblico e misure adottate per coinvolgere i cittadini nel dibattito sulle questioni della ricerca;

[13] COM(2002) 49 9 dell'11.9.2002.

- creazione, per ogni tema scelto, di "gruppi di controllo" composti da rappresentanti delle amministrazioni nazionali e di "gruppi di lavoro" che riuniscono esperti nominati dagli Stati membri, in cui l'azione su ciascuno dei temi è "guidata" da uno dei paesi partecipanti.

4.2. Cartografia dell'eccellenza [14]

[14] Commissione europea, comunicazione "Eseguire la cartografia dell'eccellenza in materia di ricerca e sviluppo in Europa", SEC(2001) 434 del 12.3.2001.

L'obiettivo dell'esercizio di cartografia dell'eccellenza è identificare a livello capillare (unità di ricerca o équipe di ricerca) le capacità di ricerca esistenti in Europa, in particolare, in una prospettiva dinamica, quelle emergenti, per farle conoscere meglio alla comunità scientifica e ai decisori politici e favorire la valorizzazione e la diffusione dell'eccellenza.

È stata avviata una fase pilota che riguarda i settori seguenti: scienze della vita, nanotecnologie e scienze economiche. Finora sono stati raggiunti i risultati seguenti:

- completamento dell'esercizio per le scienze economiche, per il quale la relazione finale è in corso di elaborazione;

- risultati intermedi ottenuti per gli altri due settori; si attendono per novembre 2002 risultati consolidati.

Questa fase pilota ha, tuttavia, messo in evidenza una serie di gravi difficoltà di carattere tecnico e metodologico. Nello stato attuale della situazione e delle pratiche in materia di pubblicazione e brevetti, i dati disponibili permettono infatti di prevedere di conseguire il risultato voluto soltanto con un investimento in tempo e lavoro considerevole rispetto al valore aggiunto ottenuto.

Azioni previste o da considerare

- Prosecuzione della diffusione dei risultati: le informazioni fornite possono infatti apportare un complemento alla conoscenza esistente in merito nella comunità scientifica, presso i decisori politici, le amministrazioni e nell'industria;

- valutazione di questa prima fase, al fine di determinare l'interesse, in termini costi/benefici, della prosecuzione dell'esercizio e della sua estensione ad altri settori.

4.3. Mobilità dei ricercatori [15]

[15] Commissione europea, comunicazione "Una strategia di mobilità per lo Spazio europeo della ricerca", COM(2001) 331 del 20.6.2001.

Di norma possibile nel mercato interno europeo, ai sensi del principio di libera circolazione delle persone, la mobilità dei ricercatori europei nella Comunità rimane in pratica molto limitata, a causa di ostacoli di diversa natura: giuridici, amministrativi e regolamentari, pratici, culturali e linguistici, in termini di informazione, ecc. Le azioni intraprese su questo tema mirano ad eliminarli.

Una prima categoria di mezzi utilizzabili a tale fine sono gli incentivi finanziari. Va rilevato, a questo proposito, che i mezzi dedicati alle azioni di sostegno alla mobilità nel Sesto programma quadro sono quasi raddoppiati e che i tipi di sostegno accordati sono stati diversificati e adattati in un duplice senso: estensione delle borse alla totalità della carriera dei ricercatori e allungamento della loro durata.

Una seconda categoria di mezzi sono gli strumenti giuridici. La mobilità dei cittadini di paesi terzi non è ancora organizzata a livello europeo, la circolazione dei ricercatori di paesi terzi nella Comunità è ancora più difficile da garantire di quella dei ricercatori europei. L'ammissione dei ricercatori di paesi terzi, inoltre, è oggetto di un dispositivo specifico solo in due Stati membri. La riflessione riguardante le condizioni di ingresso e soggiorno dei ricercatori di paesi terzi è stata avviata nel corso del 2002 al fine di favorire al loro ammissione ed agevolare la loro mobilità in seno alla Comunità europea.

Sono state avviate varie azioni su altri piani, nel quadro di un processo di coordinamento delle politiche degli Stati membri in materia. Citiamo tra i progressi finora compiuti in questo settore:

- lo sviluppo di una rete europea di centri di mobilità (circa 40 istituzioni), destinati a fornire ai ricercatori aiuto pratico e assistenza (la preparazione è molto avanzata e il lancio avrà luogo all'inizio del 2003);

- lo sviluppo di un sistema di informazione elettronica sulle opportunità di lavoro per i ricercatori e le disposizioni legali e amministrative nei paesi dell'Unione - "Researcher's Mobility web Portal" - (fase pilota nell'autunno 2002, operativo all'inizio del 2003, sarà attuato in collegamento col sito Internet unico di informazioni sulla mobilità professionale chiesto dal Consiglio europeo di Barcellona per fine 2003 al più tardi).

Come tutte le altre categorie di persone interessate, i ricercatori beneficeranno del processo di revisione in corso (semplificazione e estensione) del regolamento comunitario esistente in materia di coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (regolamento 1408/71).

Azioni previste o da considerare

- Presentazione, nel corso del 2003, di misure destinate ad agevolare l'ingresso e il soggiorno dei ricercatori di paesi terzi nella Comunità e a estendere a loro beneficio la libera circolazione delle persone, ivi compresa, se necessaria, la creazione di un permesso di soggiorno "scientifico" a livello europeo;

- presentazione di un documento di analisi, contenente raccomandazioni e proposte di azione sullo svolgimento delle carriere dei ricercatori: metodi di assunzione e valutazione delle prestazioni, condizioni di mobilità tra settore pubblico e privato ecc.

4.4. Infrastrutture di ricerca [16]

[16] Commissione europea, documento di lavoro "A European Research Area for Infrastructures", SEC(2001) 356 del 27.2.2001.

Le infrastrutture di ricerca sono un settore che si presta particolarmente ad un approccio a livello europeo, a causa degli importi finanziari in causa e della necessità di dare loro i mezzi per garantire i servizi che rendono su scala europea.

Le questioni legate alle grandi infrastrutture non possono infatti essere trattate efficacemente a livello nazionale ed è a livello europeo che si devono definire le necessità in questo settore e prendere le decisioni.

L'azione su questo tema mira a promuovere lo sviluppo progressivo di una politica europea in materia. Citiamo tra i progressi compiuti:

- rafforzamento e diversificazione delle azioni di sostegno dell'Unione all'accesso e al funzionamento delle infrastrutture di ricerca in Europa nel Sesto programma quadro;

- creazione di un Forum strategico europeo sulle infrastrutture di ricerca volto a promuovere una politica europea in materia di sviluppo e valorizzazione delle infrastrutture di ricerca in Europa, nonché iniziative multilaterali nel settore;

- è stata avviata una prima serie di lavori su tre temi: i laser ad elettroni liberi (sorgenti di radiazioni della quarta generazione); le sorgenti di neutroni; le navi oceanografiche.

I membri del Forum europeo sulle infrastrutture non godono tuttavia sistematicamente del potere decisionale in questo settore a livello nazionale. Inoltre in questa fase il Forum non emette pareri destinati al Consiglio dei ministri o alla Commissione e non dispone di alcun mezzo per influenzare formalmente le decisioni, o tantomeno per prenderne [17].

[17] Le conclusioni del Consiglio del 15 giugno sulle infrastrutture nello Spazio europeo della ricerca chiedono semplicemente alla Commissione di far pervenire regolarmente delle relazioni sui progressi compiuti in materia.

Azioni previste o da considerare

- Presentazioni di proposte per istituire presso il Forum europeo sulle infrastrutture meccanismi formali di concertazione e di consulenza per gli Stati membri che prendono le decisioni in questo campo.

4.5. Messa in rete dei programmi nazionali di ricerca [18]

[18] Commissione europea, comunicazione "Il programma quadro e lo Spazio europeo della ricerca: attuazione dell'articolo 169 e collegamento in rete dei programmi nazionali", COM(2001) 282 del 30.5.2001.

Nella parte delle conclusioni del Consiglio europeo di Lisbona dedicata allo Spazio europeo della ricerca, è conferita grande attenzione alla messa in rete dei programmi nazionali di ricerca.

Realizzabile in varie forme, dal semplice scambio di informazioni all'esecuzione congiunta di programmi con il sostegno dell'Unione ai sensi dell'articolo 169 del trattato, questa messa in rete costituisce infatti uno dei mezzi più efficaci e al tempo stesso più emblematici per realizzare lo Spazio europeo della ricerca. Citiamo tra i progressi:

- identificazione da parte degli Stati membri, di quattro settori nei quali esistono possibilità di apertura reciproca dei loro programmi e un forte interesse a farlo: scienze marine, chimica, genomica delle piante e astrofisica;

- inclusione nel Sesto programma quadro di un piano di sostegno finanziario dell'Unione a favore di iniziative di messa in rete e di apertura reciproca dei programmi: dotato di un bilancio di 160 milioni di euro, il piano ERA-NET permetterà di finanziare attività di coordinamento a più livelli, dallo scambio di informazioni in tutte le sue forme alla gestione di programmi comuni;

- definizione di un sistema di informazione elettronica sui programmi di ricerca e gli strumenti di sostegno nazionali e regionali in questo settore, sotto forma di un accesso centrale ai sistemi di informazione esistenti negli Stati membri, in modo da contribuire sul lungo periodo alla loro armonizzazione;

- proposta concernente l'istituzione, ai sensi dell'articolo 169 del trattato, di una piattaforma per le prove cliniche nel settore della lotta contro le malattie infettive legate alla povertà (malaria, AIDS, tubercolosi), che associa numerosi paesi terzi [19] e lo studio di altre possibilità di azione basate su questo meccanismo, nei settori, in particolare, della gestione e del controllo del traffico aereo (ATM/ATC) o dello sviluppo sostenibile.

[19] Commissione europea, proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la partecipazione della Comunità a un programma di ricerca e sviluppo destinato a sviluppare nuovi interventi clinici per lottare contro l'HIV/AIDS, la malaria e la tubercolosi grazie ad un partenariato a lungo termine tra l'Europa e i paesi in via di sviluppo, realizzato da vari Stati membri e la Norvegia, COM(2002) 474 del 28.8 2002.

Nonostante questi primi risultati, nell'insieme, l'impegno degli Stati membri e delle amministrazioni nazionali in queste varie azioni rimane limitato.

Azioni previste o da considerare

- Proseguimento delle attività intraprese per attuare le azioni di cui all'articolo 169 attualmente in fase di studio e esame delle possibilità esistenti su questo piano in altri settori (ad esempio le nanotecnologie).

- Valutazione delle possibilità di ricorrere all'articolo 169 per l'attuazione di forme di cooperazione regionale tra paesi partecipanti al programma quadro, geograficamente vicini, legati dalla storia o da problematiche comuni, ad esempio paesi dell'Unione cui si assocerebbero, se del caso, dei paesi candidati associati, dell'area mediterranea o della regione baltica.

- Creazione di una struttura di concertazione dei responsabili della strategia delle grandi organizzazioni nazionali di ricerca.

4.6. Rafforzamento dell'investimento privato nella ricerca

Le conclusioni del Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000 invitavano a fare il necessario per creare, in Europa, un ambiente più propizio all'investimento privato nella ricerca. Quelle del Consiglio europeo di Barcellona hanno stabilito per l'Unione l'obiettivo di portare, entro il 2010, lo sforzo di ricerca quanto più vicino possibile al 3% del suo PIL. L'aumento rispetto all'1,9% attuale proverrà in gran parte da un incremento degli investimenti privati che dovrebbero aumentare fino ad arrivare a 2/3 delle attività complessive.

Successivamente la Commissione ha presentato la comunicazione "Più ricerca per l'Europa. Obiettivo: 3% del PIL" [20] per lanciare il dibattito sui mezzi per raggiungere questo obiettivo. La comunicazione esamina le misure attuabili e necessarie a tale scopo, per mobilitare in modo coordinato le diverse politiche interessate a livello nazionale ed europeo.

[20] COM(2002) 499 dell'11.9.2002.

Parallelamente, la Commissione e la Banca europea per gli investimenti (BEI)/Fondo europeo per gli investimenti (FEI) hanno preso le disposizioni necessarie per sostenere in modo completare o congiunto la ricerca e l'investimento privato in questo settore in Europa. Citiamo in proposito:

- la firma, il 7 giugno 2001, di un memorandum congiunto per lo sviluppo di sinergie tra il programma quadro di ricerca e l'iniziativa Innovazione 2000 della BEI, in materia di sostegno alla ricerca e alla valorizzazione dei suoi risultati, alle infrastrutture di ricerca e agli investimenti a favore della ricerca delle imprese ad alta tecnologia;

- lo sviluppo, ad opera della BEI, in collaborazione con la Commissione, di nuovi strumenti di sostegno finanziario in materia di ricerca, tra cui una forma di prestito per le imprese di dimensioni medie (operative) o di un meccanismo (in fase di esame) di finanziamento di progetti di ricerca e sviluppo strategici multipartner;

- il considerevole aumento degli investimenti della BEI in materia di ricerca (4,6 miliardi di euro di prestiti approvati dall'inizio del 2000 rispetto a 245 milioni dal 1990 al 1999) per il finanziamento di infrastrutture di ricerca (ad esempio a Turku, in Finlandia), parchi tecnologici (in particolare a Madrid) e incubatori (un prestito di 61 milioni di euro per la valorizzazione dei risultati del laboratorio europeo di biologia molecolare EMBL a Heidelberg).

Azioni previste o da considerare

- Presentazione, da parte della Commissione, di una seconda comunicazione concernente l'obiettivo "3%" contenente proposte dettagliate di azione, sulla base in particolare delle conclusioni dell'ampio dibattito che si svolgerà in proposito e delle conclusioni del Consiglio europeo di primavera 2003.

- Sviluppo da parte della BEI, in collaborazione con la Commissione, di una gamma di strumenti complementari (prestiti, meccanismi di sostegno al capitale di rischio e sistemi di garanzie) adatti al finanziamento di attività di ricerca e innovazione da utilizzare in sinergia con le azioni del programma quadro.

4.7. Proprietà intellettuale

Il bilancio della realizzazione dello Spazio europeo della ricerca nel settore della proprietà intellettuale non è molto soddisfacente.

Le discussioni al Consiglio sulla proposta di creare un brevetto comunitario, infatti, sono sempre bloccate e i principali punti di disaccordo sono l'uso delle lingue e dei sistemi di traduzione, il ruolo degli uffici nazionali di brevetti e la normativa comune da creare.

Parallelamente, sono stati fatti invece passi avanti verso un trattamento più efficace delle questioni di proprietà intellettuale in materia di ricerca in Europa:

- proposta, adozione, o attuazione di misure legislative volte a favorire lo sviluppo di un quadro più efficace e armonizzato per i diritti di proprietà intellettuale in Europa, in settori specializzati come le biotecnologie o i programmi software(oppure: il software);

- consultazione degli ambienti interessati su determinati aspetti regolamentari [21] o sulla spinosa questione del "periodo di grazia";

[21] Esempio: consultazione del gruppo europeo di alto livello sullle scienze della vita in merito alla questione dell'applicazione della direttiva sulla brevettabilità delle invenzioni biotecnologiche e contributo alla comunicazione della Commissione "Valutazione delle implicazioni, nel campo della ricerca di base di ingegneria genetica, della pubblicazione tardiva di documenti il cui contenuto potrebbe essere brevettabile in conformità all'articolo 16, lettera b), della direttiva 98/44/CE sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche" COM(2002) 2.

- avvio di un processo di identificazione e diffusione delle buone pratiche ed esperienze in materia di sistemi di proprietà intellettuale applicabili alla ricerca pubblica, di tutela e valorizzazione dei risultati della ricerca accademica e di collaborazioni università/industria.

Azioni previste o da considerare

- Creazione di un brevetto comunitario, secondo la richiesta del Consiglio europeo;

- prosecuzione delle azioni intraprese per adattare e armonizzare i sistemi di protezione della proprietà intellettuale a livello europeo e per garantire l'applicazione di norme di protezione adeguate a livello internazionale (come quelle stabilite con l'accordo ADPIC in seno all'Organizzazione mondiale del commercio e nel quadro dell'Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale);

- rafforzamento e approfondimento degli scambi di esperienze e buone pratiche in materia di protezione delle conoscenze e di trasferimento tecnologico, in particolare nell'ambito delle collaborazioni università/industria;

- azioni di sostegno alla formazione dei ricercatori, in particolare universitari, in materia di proprietà intellettuale e trasferimento tecnologico.

4.8. Una rete elettronica transeuropea per la ricerca

Si sono registrati ulteriori progressi verso la creazione di una rete transeuropea ad altissimo flusso per le comunicazioni scientifiche in forma elettronica. Citiamo:

- varo di una ventina di azioni di sviluppo di sistemi basati sulla tecnologia "Grid" di trattamento distribuito delle informazioni, in particolare nel campo della fisica, del progetto "DataGrid" a cura di quattro istituzioni nazionali e due europee (il CERN e un istituto dell'ESA) che associa in tutto 17 organizzazioni di ricerca attiva nel campo della fisica, per scambi massicci di dati ad alta velocità;

- inclusione, nel Sesto programma quadro, di una dotazione di bilancio per un importo fino a 100 milioni di euro per 'area tematica prioritaria "Tecnologie per la società dell'informazione" e fino a 200 milioni di euro per la parte "Infrastrutture di ricerca" per il sostegno allo sviluppo del GRID in Europa, e la prosecuzione del progetto GEANT di interconnessione delle reti elettroniche nazionali ad alto flusso.

Azioni previste o da considerare

- Sviluppo di architetture di tipo GRID in settori diversi dalla fisica delle particelle in Europa, in particolare l'astrofisica, la biologia, la genomica e la modellizzazione del cambiamento climatico a livello mondiale.

- Estensione di queste reti ai paesi candidati.

- Proseguimento e completamento, mediante il progetto GEANT, dell'interconnessione delle reti elettroniche nazionali di ricerca e istruzione, che comporta la messa a disposizione di una rete paneuropea di elevata capacità e ad alta velocità.

4.9. Dimensione internazionale dello Spazio europeo della ricerca [22]

[22] Commissione europea, comunicazione "La dimensione internazionale dello Spazio europeo della ricerca", COM(2001) 346 del 25.6.2001.

Dopo la comunicazione della Commissione su questo tema, sono state realizzate molte iniziative per tener conto, valorizzare e sfruttare la dimensione internazionale e di apertura al mondo dello Spazio europeo della ricerca.

Tra gli sviluppi citiamo:

- nel Sesto programma quadro, l'apertura senza condizioni della parte "tematica" all'insieme dei paesi terzi, con possibilità di accesso ai finanziamenti corrispondenti in alcuni casi; un doppio sistema di borse per ricercatori dei paesi terzi verso l'Unione e per ricercatori dell'Unione verso i paesi terzi e la ridefinizione delle attività di ricerca dell'Unione nel settore della fusione nucleare in funzione della partecipazione integrata dell'Europa al progetto internazionale ITER (International Themonuclear Experimental Reactor);

- la realizzazione di un sistema di informazione elettronica sulle condizioni di ingresso e soggiorno dei ricercatori di paesi terzi negli Stati membri;

- parallelamente all'azione integrata svolta, in materia di cooperazione con la Russia, nel quadro dell'associazione INTAS e dell'iniziativa internazionale ISTC [23], sviluppo di approcci concertati e coordinati Comunità/Stati membri nel dialogo scientifico e tecnologico dell'Unione con i grandi blocchi regionali di paesi terzi: paesi mediterranei, paesi dell'America Latina e paesi dell'ASEAN;

[23] International Science and Technology Center

- il ravvicinamento dell'Unione e dei paesi ACP in materia di ricerca con l'organizzazione a Città del Capo nel luglio 2002, di un Forum ACP-UE dedicato alla ricerca sullo sviluppo sostenibile.

Azioni previste o da considerare

- Istituzione, sul modello del Forum europeo sulle infrastrutture, di un Forum di concertazione in materia di cooperazione scientifica e internazionale, che consenta di rafforzare la coerenza e il coordinamento della partecipazione degli Stati membri alle iniziative di cooperazione internazionale condotte a livello mondiale: programmi internazionali sul cambiamento globale e a sostegno degli accordi di Kyoto; azioni condotte nel quadro del G-8; iniziative internazionali sulle questioni etiche.

- Istituzione di meccanismi potenziati di scambio di informazioni e concertazione in materia di politiche di cooperazione scientifica internazionale, ad esempio reti che associno i consiglieri scientifici e tecnologici delle rappresentanze degli Stati membri (e dell'Unione quando è il caso) nei paesi terzi, ispirandosi ad iniziative avviate in alcune capitali dei paesi terzi, ad esempio il Forum Feast in Australia [24];

[24] Forum for European-Australian Science and Technology cooperation

- Esplorazione delle possibilità di uso combinato dei piani di aiuto finanziario alla mobilità di ricercatori di paesi terzi verso l'Unione esistenti a livello nazionale ed europeo: una possibilità in questo senso potrebbe essere la concessione di un bonus di origine comunitaria a borse nazionali, a condizione di effettuare un soggiorno in laboratori di vari paesi dell'Unione, permettendo così di attirare ricercatori di alto livello e rafforzare i legami tra questi laboratori.

4.10. La dimensione regionale dello Spazio europeo della ricerca [25]

[25] Commissione europea, comunicazione "La dimensione regionale dello Spazio europeo della ricerca", COM(2001) 549 del 3.10.2001.

I progressi realizzati su questo piano, in seguito alla comunicazione della Commissione sulla dimensione regionale dello Spazio europeo della ricerca, sono i seguenti:

- lancio di un dibattito su questo tema negli ambienti interessati, limitato tuttavia, essenzialmente, ai decisori e soggetti regionali stricto sensu in quanto la partecipazione degli Stati membri resta ridotta;

- inclusione, nel Sesto programma quadro, di molte disposizioni destinate a favorire o agevolare l'integrazione della dimensione regionale: "borse di ritorno", inclusione, nel piano ERA-NET di sostegno ad iniziative di coordinamento, di programmi di ricerca regionali, possibilità di combinare i finanziamenti del programma quadro con i finanziamenti dei Fondi strutturali nel caso delle regioni dell'obiettivo 1, diversificazione delle azioni di sostegno alla ricerca nelle PMI;

- sensibilizzazione delle regioni dell'Unione europea e dei paesi candidati, alle realtà della ricerca e della cooperazione in questo settore, che si tradurrà ad esempio, in un incontro su questo tema con la partecipazione delle 180 regioni dell'Unione, nel novembre 2002;

- incremento estremamente significativo del sostegno offerto dai fondi strutturali a favore della ricerca, dello sviluppo tecnologico e dell'innovazione; si prevede infatti di assegnare circa 11 miliardi di euro in questo settore per le regioni dell'Obiettivo 1 nel periodo 2002-2006;

- studio delle possibilità concrete di cooperazione interregionale, ad esempio tra le regioni ultraperiferiche dell'Unione;

- sviluppo di scambi sistematici di esperienze nel campo della prospettiva scientifica e tecnologica regionale, in quanto si prevede la creazione di un'associazione europea delle regioni.

Nell'insieme, questi progressi rimangono tuttavia ancora limitati, come portata e aspetti presi in considerazione. Occorre un impegno particolare per tenere maggiormente conto della dimensione regionale dello Spazio europeo della ricerca.

Azioni previste o da considerare

- Ricorso più sistematico ai meccanismi che consentono di rafforzare la cooperazione interregionale: cooperazione in materia di ricerca tra regioni geograficamente vicine, con lo stesso profilo o con interessi comuni; cooperazione tra regioni caratterizzate da livelli diversi di progresso tecnologico, sotto forma, ad esempio, di iniziative di trasferimento delle conoscenze e di tecnologie a partire dai centri di eccellenza.

- Rafforzamento e diversificazione delle azioni di sostegno congiunto finanziamenti comunitari/finanziamenti nazionali a favore di iniziative di sviluppo di incubatori regionali di imprese tecnologiche, sul modello delle "valli biotecnologiche".

- Realizzazione di studi sulle esigenze e le priorità delle regioni nei paesi candidati in materia di ricerca, infrastruttura della ricerca e politiche scientifiche e dell'innovazione.

4.11. Le questioni scienza e società [26]

[26] Commissione europea, documento di lavoro "Scienza, società e cittadini in Europa", SEC(2000) 1973 del 14.11.2000 e comunicazione "Piano d'azione - Scienza e società", COM(2001) 714 del 4.12.2001.

L'obiettivo generale delle azioni condotte su questo tema è migliorare le relazioni tra la scienza e la società in Europa stimolando gli sforzi nazionali e rafforzando il loro coordinamento nei vari settori interessati: competenze scientifiche e del rischio; aspetti etici; dialogo con i cittadini e conoscenza della scienza da parte del pubblico; interesse dei giovani per la scienza; ruolo e posto delle donne nelle scienza e la ricerca.

In seguito al dibattito su un documento di riflessione su questo tema, è stato presentato e discusso un piano di azione che prevede 38 azioni [27], di qui da poco è stata avviata l'attuazione. Tenuto conto della data di lancio, si trova ancora in una fase molto preliminare di esecuzione. I progressi finora compiuti in questo settore complesso ed eterogeneo, poco strutturato a livello nazionale, dove problemi in gran parte identici sono talvolta trattati in modo molto diverso, sono quindi limitati.

[27] Commissione europea, documento di lavoro "Donne e scienza: la dimensione di genere come leva per la riforma della scienza", SEC(2001) 771 del 15.5.2001.

Un processo di scambio di informazioni e buone pratiche è stato avviato nell'ambito dei gruppi di lavoro tematici, ciascuno dei quali è guidato da uno Stato membro particolarmente interessato dalla problematica in esame. Nel campo "Donne e scienza" si sono registrati ulteriori progressi con la creazione di un gruppo di studio della situazione delle donne ricercatrici nei paesi candidati e la prossima presentazione di un rapporto sulle donne nella ricerca industriale.

L'inserimento nel Sesto programma quadro di una serie di azioni "Scienza e società" dovrebbe consentire d'altra parte di lanciare un certo numero di progetti congiunti e attività di messa in rete, scambio e coordinamento nei vari settori.

Per garantire un'effettiva integrazione di questa dimensione nello Spazio europeo della ricerca, si dovrà conferire particolare importanza, nel piano di azione "Scienza e società", agli aspetti finora meno considerati, come ad esempio la questione del dibattito pubblico sulla scienza o quella della conoscenza della scienza da parte del pubblico e della formazione scolastica in questo campo.

Azioni previste o da considerare

- Iniziative destinate a incentivare in Europa e a livello europeo, la riflessione, il dibattito e l'azione in materia di consulenze scientifiche ai decisori politici e dialogo tra ricercatori e cittadini.

- Costituzione di reti, a livello europeo e nazionale, nel settore dell'istruzione scientifica, degli operatori interessati dei sistemi scolastici e universitari e della comunità scientifica, su questioni come l'insegnamento delle scienze e la formazione dei professori di scienza.

5. NUOVE PROSPETTIVE

5.1. Creare le condizioni di un effettivo coordinamento delle politiche di ricerca

Il coordinamento delle politiche nazionali di ricerca costituisce un elemento centrale del progetto di Spazio europeo della ricerca. Recentemente sono state lanciate due iniziative significative. La prima riguardava la ricerca sulle encefalopatie spongiformi trasmissibili (Transmissible Spongiform Encephalopathies - TSE) [28]. Sono stati riuniti i responsabili al massimo livello della ricerca in questo settore a livello nazionale ed è stato elaborato e diffuso un inventario delle ricerche condotte su questo tema. Le lacune delle conoscenze e gli argomenti che devono essere oggetto di ricerche approfondite sono stati identificati, così come le possibilità di sinergie tra attività nazionali. Tutto ciò ha stimolato lo sviluppo delle condizioni per un coordinamento approfondito.

[28] Commissione europea, comunicazione sulle "Attività di ricerca in Europa in materia di encefalopatie spongiformi trasmissibili" COM(2001) 323 del 12.6.2001.

Sullo stesso modello è stata lanciata nel settore della ricerca un'iniziativa a sostegno della lotta contro il bioterrorismo, con risultati finora più limitati, poiché le organizzazioni nazionali sono meno propense a condividere le loro informazioni in questo settore, considerato il loro carattere sensibile in termini di difesa. In entrambi i casi, il successo della mobilitazione è tuttavia in gran parte riconducibile al contesto di crisi nel quale sono state attuate queste operazioni e bisogna creare condizioni che permettano di garantire un coordinamento comparabile nelle condizioni di funzionamento ordinario della ricerca.

Il progetto di Spazio europeo della ricerca è attuato applicando il "metodo aperto di coordinamento", stabilito al Consiglio europeo di Lisbona come metodo di azione dell'Unione in tutti i settori legati all'obiettivo della sua trasformazione entro il 2010 nell'economia della conoscenza più competitiva al mondo.

Questo metodo si basa sui principi seguenti: fissazione di obiettivi generali e linee direttrici a livello dell'Unione; traduzione di questi obiettivi in obiettivi particolari e misure politiche specifiche da parte di ogni Stato membro; elaborazione di indicatori quantitativi e qualitativi; valutazione comparativa delle prestazioni e delle politiche a livello nazionale e regionale nel settore interessato; scambi di informazioni, esperienze e "migliore pratiche".

Il potenziale di questo metodo flessibile, che nella sua attuazione prevede un elemento di geometria variabile, non è stato finora sfruttato pienamente per la realizzazione dello Spazio europeo della ricerca, in quanto la maggior parte delle azioni avviate si limita perlopiù a scambi di informazioni e esperienze.

Per creare le condizioni concrete di un coordinamento effettivo, permanente, generale e di portata significativa, sembra necessario fare un ulteriore passo avanti, adottando un approccio più risoluto ed esplicito.

Azioni previste o da considerare

- Definizione di un meccanismo formale di coordinamento delle politiche di ricerca considerate nel loro insieme, in una forma da determinare. Questo meccanismo potrebbe ad esempio ispirarsi alle disposizioni esistenti nel trattato, ad esempio alla formula delle relazioni nazionali annuali concernenti l'attuazione delle linee direttrici utilizzata nel campo delle politiche economiche e dell'occupazione.

- In questo contesto, ricorso al metodo aperto di coordinamento nella sua forma completa, senza rinunciare alle prime due tappe: fissazione di obiettivi comuni e loro traduzione in obiettivi particolari.

- Istituzione di una struttura atta a garantire questo coordinamento in modo effettivo. Dalla sua creazione, questo compito costituisce teoricamente il mandato del CREST [29] che però non lo ha finora svolto pienamente. Affinché possa farlo, si devono apportare cambiamenti alla sua organizzazione, in termini di composizione (rappresentazione delle amministrazioni nazionali ai più alti livelli di responsabilità) e funzionamento.

[29] Comitato per la ricerca scientifica e tecnica.

5.2. Utilizzare maggiormente gli strumenti legali

Accanto agli strumenti del metodo aperto di coordinamento e delle misure di aiuto finanziario, l'Unione dispone, per attuare il progetto di Spazio europeo della ricerca, di una terza categoria di strumenti, gli strumenti legali, utilizzati per l'esecuzione delle politiche comunitarie, in particolare la realizzazione del mercato interno (direttive, regolamenti, raccomandazioni).

Sono state avviate azioni per favorire una maggiore presa in considerazione delle esigenze della ricerca nella legislazione comunitaria in materia, ad esempio, di proprietà intellettuale, aiuti di Stato (revisione della disciplina comunitaria per gli aiuti di Stato) o concorrenza.

Nell'insieme però, gli strumenti legali sono stati utilizzati in grado limitato, a profitto di misure più facili da realizzare o che si configurano soltanto come preparatorie, come gli scambi di informazioni.

Azioni previste o da considerare

Ricorso più frequente alle misure legali, laddove esse costituiscono il mezzo più efficace, ad esempio nel campo della mobilità dei ricercatori, soprattutto per quanto riguarda l'ingresso e la circolazione dei ricercatori dei paesi terzi. Un altro settore in cui risultati presuppongono la creazione di un ambiente regolamentare ed amministrativo favorevole ai livelli europei e nazionale è quello delle misure destinate a favorire gli investimenti privati nella ricerca, a sostegno all'obiettivo di aumentare lo sforzo europeo globale di ricerca fino al 3% del PIL dell'Unione.

5.3. Ottimizzare l'impatto delle iniziative di cooperazione europea

Una categoria di protagonisti del progetto di Spazio europeo della ricerca destinati a svolgere al riguardo un ruolo importante e particolare, sono i grandi operatori della cooperazione europea.

Per ottimizzare la loro azione abbordando in modo più coordinato problemi comuni, conformemente ad una raccomandazione formulata nella comunicazione sullo Spazio europeo della ricerca del gennaio 2000, molti grandi centri e organizzazioni di cooperazione scientifica e tecnologica europea (CERN, ESA, EMBL, ESO, ESRF, ILL, EFDA) [30] si sono riuniti nell'associazione EIROFORUM.

[30] CERN: Organizzazione europea per la ricerca nucleare; ESA: Agenzia spaziale europea; EMBL: Laboratorio europeo di biologia molecolare; ESO: Osservatorio europeo per l'emisfero australe; ESRF: Laboratorio europeo d'irradiazione di sincrotrone; ILL: Istituto Laue-Langevin; EFDA: European Fusion Development Agreement.

Nel settore dello spazio in cui la ricerca ha un ruolo chiave, si attendono ripercussioni molto significative dagli sforzi congiunti dell'Unione e dell'ESA per attuare i progetti GALILEO in materia di navigazione via satellite e GMES [31] nel settore della sorveglianza dell'ambiente e della sicurezza, e per sviluppare una vera politica spaziale europea [32].

[31] Global Monitoring of Environment and Security.

[32] Commissione europea, comunicazioni "L'Europa e lo spazio: comincia un nuovo capitolo", COM(2000) 597 del 27.9.2000 e "Verso una politica europea dello spazio", COM(2001) 718 del 7.12.2001.

Parallelamente si deve compiere uno sforzo particolare per migliorare la ripartizione dei compiti e rafforzare i legami e le sinergie tra le strutture e gli strumenti di cooperazione basati sulla collaborazione tra organizzazioni e gruppi nazionali: accanto al programma quadro di ricerca dell'Unione, le iniziative più conosciute su questo piano sono EUREKA, la cooperazione COST [33], le azioni della Fondazione europea della scienza (FES).

[33] Cooperazione europea nel settore della ricerca scientifica e tecnica.

Gli organismi nazionali di ricerca hanno avviato una riflessione per realizzare a livello europeo una struttura di sostegno alla ricerca fondamentale. Destinata a rafforzare le capacità e gli sforzi dell'Europa in questo settore, essa farebbe capo alle strutture e agli strumenti esistenti a livello nazionale ed europeo. Questa struttura, che assumerebbe la forma di un "Consiglio europeo di ricerca", potrebbe mobilitare una combinazione di mezzi pubblici e privati. Il suo potenziale impatto sarebbe direttamente legato al valore aggiunto in termini di capacità di rafforzare l'eccellenza, di coordinamento degli sforzi nazionali e di finanziamenti.

Azioni previste o da considerare

- Rafforzamento e diversificazione dei legami stabiliti tra le azioni dell'Unione e le attività della Fondazione europea della scienza in particolare nel quadro delle azioni di sostegno alla messa in rete delle attività nazionali di ricerca, con un sostegno previsto di 20 milioni di euro all'iniziativa Eurocores [34].

[34] Eurocores è uno piano di programmi congiunti condotti in comune almeno da quattro organizzazioni nazionali di ricerca. Sei azioni sono in corso o in preparazione nei settori delle scienze fisiche e dell'ingegneria industriale, delle scienze della vita, dell'ambiente e della terra e delle scienze umane.

- Ristrutturazione della cooperazione COST, con la modifica delle condizioni di gestione delle attività interessate e uno sforzo per rafforzare l'impatto di queste azioni, grazie ad una modifica delle condizioni di scelta dei temi e di controllo della qualità scientifica.

- Prosecuzione della diversificazione delle collaborazioni tra le azioni dell'Unione ed EUREKA che si osserva dagli ultimi tre anni.

5.4. Coinvolgere pienamente i paesi candidati

Fin dall'inizio, era stato convenuto che il progetto di Spazio europeo della ricerca (al quale i paesi dell'Europa occidentale non membri dell'Unione sono in linea di massima associati), doveva coinvolgere completamente i paesi candidati all'Unione.

Di norma pienamente associati all'insieme delle attività condotte a questo titolo fin dal loro lancio, il coinvolgimento dei paesi candidati ha gradualmente assunto forme concrete e pratiche.

I paesi candidati dovrebbero essere associati al Sesto programma quadro di ricerca dell'Unione, così come lo sono stati al Quinto programma quadro, in condizioni di rigorosa parità con gli Stati membri.

Per ragioni legate in particolare alla situazione dei sistemi di ricerca in questi paesi, alle loro modalità di organizzazione e alla penuria di mezzi, l'integrazione dei paesi candidati nello Spazio europeo della ricerca in via di costituzione rimane tuttavia ancora in gran parte teorica.

L'Unione e i suoi Stati membri devono compiere uno sforzo congiunto per aiutare i paesi candidati a partecipare in modo più significativo alle attività dello Spazio europeo della ricerca e a integrarsi meglio in un tessuto europeo di ricerca maggiormente strutturato.

In gran parte, le azioni da intraprendere riguardano le persone coinvolte nel processo di ricerca e di innovazione nonché lo svolgimento delle politiche di ricerca: ricercatori, alti funzionari, amministratori, cui bisogna dare accesso, con particolare riferimento ai giovani, alle migliori conoscenze e alla competenza disponibili nell'Unione, in materia scientifica e di politiche di ricerca.

Azioni in questo senso sono previste nel Sesto programma quadro. Il CCR ha intrapreso in questo settore uno sforzo particolarmente importante e anche a livello nazionale si svolgono attività simili. Questi sforzi devono essere rafforzati e ottimizzati.

Azioni previste o all'esame

- Studio e discussione delle possibilità di uso combinato delle misure adottate a livello europeo e nazionale per aiutare i paesi candidati a rafforzare le loro capacità in materia di politica di ricerca e di gestione delle attività di ricerca: azioni del programma quadro (sostegno ai "punti di contatto" nazionali, azioni di sostegno alla formazione dei responsabili dei progetti e dello svolgimento delle politiche scientifiche) e del CCR nei suoi settori di competenza (sostegno per l'acquisizione delle basi scientifiche e tecniche necessarie per l'attuazione dell'acquis comunitario) e azioni equivalenti a livello nazionale.

6. CONCLUSIONI

Le analisi presentate nella presente comunicazione tendono ad accreditare la triplice diagnosi formulata nelle prime pagine:

- il progetto di Spazio europeo della ricerca ha modificato abbastanza profondamente l'ambiente della ricerca e delle politiche di ricerca in Europa;

- progredisce in modo disuguale secondo i settori e le dimensioni;

- fattori limitativi, di carattere strutturale, riducono la portata dei risultati finora ottenuti e potrebbero compromettere il conseguimento degli obiettivi.

L'iniziativa varata nella primavera 2000 ha dato origine ad un ampio dibattito, che deve proseguire, e a risultati concreti. Adesso si tratta di agire in maniera più incisiva.

Le misure suggerite nella presente comunicazione mirano a dare al progetto, sulla base dei risultati acquisiti, un nuovo slancio, dotandolo di mezzi di realizzazione potenziati. Esse richiedono un ampio dibattito, presso le istituzioni europee innanzitutto, ma anche fra tutti i soggetti e gli operatori della ricerca in Europa.

A questo scopo, sono state illustrate nella presente comunicazione, nella prospettiva di trarre in merito le prime conclusioni in tempo utile per il Consiglio europeo della primavera 2003.

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