Help Print this page 

Document 62011CO0654

Title and reference
Ordinanza della Corte (Sesta Sezione) del 13 dicembre 2012.
Transcatab SpA contro Commissione europea.
Impugnazione - Concorrenza - Intese - Mercato italiano dell'acquisto e della prima trasformazione del tabacco greggio - Fissazione dei prezzi e ripartizione del mercato - Imputabilità del comportamento illecito della controllata alla sua società controllante - Presunzione d'innocenza - Diritti della difesa - Obbligo di motivazione - Principio della parità di trattamento.
Causa C-654/11 P.

European Court Reports 2012 -00000
  • ECLI identifier: ECLI:EU:C:2012:806
Languages and formats available
Language of the case
BG ES CS DA DE ET EL EN FR GA HR IT LV LT HU MT NL PL PT RO SK SL FI SV
HTML html FR html IT
Multilingual display
Text
The HTML format is unavailable in your User interface language.

ORDINANZA DELLA CORTE (Sesta Sezione)

13 dicembre 2012 (*)

«Impugnazione – Concorrenza – Intese – Mercato italiano dell’acquisto e della prima trasformazione del tabacco greggio – Fissazione dei prezzi e ripartizione del mercato – Imputabilità del comportamento illecito della controllata alla sua società controllante – Presunzione d’innocenza – Diritti della difesa – Obbligo di motivazione – Principio della parità di trattamento»

Nella causa C‑654/11 P,

avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’articolo 56 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, proposta il 16 dicembre 2011,

Transcatab SpA, in liquidazione, con sede in Caserta, rappresentata dall’avv. G. Mastrantonio,

ricorrente,

procedimento in cui l’altra parte è:

Commissione europea, rappresentata da L. Malferrari, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo,

convenuta in primo grado,

LA CORTE (Sesta Sezione),

composta dal sig. A. Rosas, facente funzione di presidente della Sesta Sezione, dai sigg. U. Lõhmus e A. Arabadjiev (relatore), giudici,

avvocato generale: sig.ra V. Trstenjak

cancelliere: sig. A. Calot Escobar

sentito l’avvocato generale,

ha emesso la seguente

Ordinanza

1        Con l’impugnazione in oggetto la Transcatab SpA (in prosieguo: la «Transcatab») chiede l’annullamento parziale della sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 5 ottobre 2011, Transcatab/Commissione (T‑39/06, non ancora pubblicata nella Raccolta; in prosieguo: la «sentenza impugnata»), con la quale quest’ultimo ha respinto il suo ricorso diretto, da un lato, all’annullamento parziale della decisione 2006/901/CE della Commissione, del 20 ottobre 2005, relativa ad un procedimento ai sensi dell’articolo 81, paragrafo 1, [CE] (caso COMP/C.38.281/B.2 – Tabacco greggio – Italia) (GU L 353, pag. 45; in prosieguo: la «decisione controversa»), e, dall’altro, alla riduzione dell’importo dell’ammenda inflittale.

 Fatti

2        La Transcatab è una società italiana, attualmente in liquidazione, avente come attività principale la prima trasformazione del tabacco greggio. Al momento dei fatti all’origine della presente causa, la Transcatab era una società controllata al 100% dalla Standard Commercial Corp. (in prosieguo: la «SCC»). Il 13 maggio 2005, vale a dire durante il procedimento amministrativo, la SCC ha proceduto ad una fusione con la Dimon Inc. (in prosieguo: la «Dimon»), creando così un nuovo soggetto denominato Alliance One International Inc. (in prosieguo: la «AOI»), che controlla al 100% la Transcatab.

3        Il 20 ottobre 2005 la Commissione europea ha adottato la decisione controversa, constatando all’articolo 1, paragrafo 1, della stessa che la Transcatab, la Deltafina SpA, la Dimon Italia Srl (controllata della Dimon, divenuta Mindo Srl) e la Romana Tabacchi SpA (in prosieguo, congiuntamente, i «trasformatori») nonché le società controllanti di alcune di esse, segnatamente la SCC, la Dimon e la Universal Corp., controllante della Deltafina SpA, avevano partecipato nel periodo tra il 1995 e l’inizio del 2002 (ad eccezione della Romana Tabacchi SpA la cui partecipazione all’intesa è stata di durata inferiore) a diverse pratiche costitutive di un’infrazione unica e continuata all’articolo 81, paragrafo 1, CE.

4        In particolare, per quanto riguarda la responsabilità della SCC, la Commissione si è fondata sulla presunzione di esercizio effettivo di un’influenza determinante sulla Transcatab derivante dal possesso da parte della società controllante dell’intero capitale della propria controllata e ha respinto gli argomenti e gli elementi di prova prodotti dall’impresa al fine di confutare tale presunzione.

5        La Commissione ha precisato inoltre che, poiché la SCC, che deteneva il controllo della Transcatab nel periodo in cui ha avuto luogo l’infrazione, aveva cessato di esistere in seguito alla sua fusione con la Dimon, l’AOI, in qualità di successore legale di tali due gruppi, era destinataria della decisione controversa.

6        Al fine di determinare, anzitutto, l’importo di partenza dell’ammenda da infliggere alla Transcatab, la Commissione, in primo luogo, ha qualificato come molto grave l’infrazione commessa dai trasformatori, in quanto riguardava la fissazione dei prezzi di acquisto di varietà di tabacco greggio in Italia nonché la ripartizione dei quantitativi acquistati. Per garantire all’ammenda un carattere deterrente, essa ha, in secondo luogo, applicato un coefficiente moltiplicatore di 1,25 a titolo dell’appartenenza di tale società ad un gruppo multinazionale di considerevole forza economica e finanziaria. Di conseguenza, l’importo di partenza dell’ammenda di tale società è stato fissato a EUR 12,5 milioni.

7        La Commissione ha poi maggiorato tale importo del 60% a titolo della durata di sei anni e quattro mesi dell’infrazione, di modo che l’importo di base dell’ammenda inflitta a detta società è stato fissato a EUR 20 milioni.

8        La Commissione ha deciso di non concedere alla Transcatab il beneficio di circostanze attenuanti.

9        Infine, la Commissione ha ridotto del 30% l’ammenda inflitta alla Transcatab, in applicazione della comunicazione della Commissione relativa all’immunità dalle ammende e alla riduzione dell’importo delle ammende nei casi di cartelli tra imprese (GU 2002, C 45, pag. 3), in quanto tale società, da un lato, era stata la seconda ad aver fornito elementi di prova che costituivano un valore aggiunto significativo rispetto agli elementi di prova già in suo possesso e, dall’altro, aveva posto fine alla sua partecipazione all’infrazione alla data della presentazione di tali elementi di prova.

10      Pertanto, all’articolo 2, lettera c), della decisione controversa, la Commissione ha fissato a EUR 14 milioni l’importo finale dell’ammenda da infliggere, in solido, alla Transcatab e all’AOI.

 Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata

11      Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il 3 febbraio 2006, la Transcatab ha proposto un ricorso diretto all’annullamento della decisione controversa e alla riduzione dell’ammenda inflittale.

12      A sostegno del suo ricorso la Transcatab ha dedotto cinque motivi. Nell’ambito del primo motivo, essa ha fatto valere, sostanzialmente, che la Commissione ha commesso errori di diritto imputando alla AOI l’infrazione in questione, che tale istituzione non ha sufficientemente motivato la propria posizione a tale riguardo e che ha altresì violato i suoi diritti della difesa. Con il secondo motivo, la Transcatab ha fatto valere, segnatamente, un errore di diritto, un difetto di motivazione e un’illogica motivazione in sede di fissazione dell’ammenda. Il terzo motivo riguardava, segnatamente, il carattere erroneo della maggiorazione dell’importo dell’ammenda alla luce della durata dell’infrazione. Il quarto motivo della Transcatab riguardava il rifiuto della Commissione di accordarle il beneficio delle circostanze attenuanti. Le valutazioni del Tribunale in risposta al quinto motivo non formano oggetto dell’impugnazione in esame.

13      Il Tribunale ha respinto integralmente tale ricorso e ha condannato la ricorrente alle spese.

 Procedimento dinanzi alla Corte e conclusioni delle parti

14      Con l’impugnazione in oggetto la Transcatab chiede che la Corte voglia:

–        annullare la sentenza impugnata laddove ha ritenuto che la SCC e, di conseguenza, l’AOI erano responsabili in solido delle infrazioni commesse dalla Transcatab;

–        annullare parzialmente l’articolo 2, lettera c), della decisione controversa, ridurre l’importo dell’ammenda inflittale e dichiarare che quest’ultima deve essere calcolata con riferimento al suo fatturato pari a EUR 32 338 000 per l’anno finanziario chiuso al marzo 2005;

–        annullare la decisione controversa nella parte in cui applica il moltiplicatore di 1,25 a titolo di deterrenza all’importo di base dell’ammenda inflittale;

–        annullare la sentenza impugnata nelle parti in cui rigetta le sue censure relativamente alla mancata riduzione dell’importo della sanzione inflittale in conseguenza dell’assenza di impatto concreto sul mercato, all’affievolimento nell’intensità dell’infrazione nel periodo 1999‑2002, nonché alla circostanza attenuante collegata all’esistenza di un ragionevole dubbio, e

–        condannare la Commissione alle spese.

15      La Commissione chiede che la Corte voglia respingere l’impugnazione e condannare la Transcatab alle spese.

16      Con ordinanza del presidente della Corte del 6 agosto 2012, la presente causa è stata riunita alla causa C‑593/11 P ai fini della trattazione orale e della sentenza.

17      Tuttavia, ai sensi dell’articolo 181 del suo regolamento di procedura, quando l’impugnazione è in tutto o in parte manifestamente irricevibile o manifestamente infondata, la Corte, su proposta del giudice relatore, sentito l’avvocato generale, può respingere in qualsiasi momento l’impugnazione con ordinanza motivata, senza aprire la fase orale. Tale disposizione va applicata nella presente causa.

 Sull’impugnazione

18      A sostegno della propria impugnazione la Transcatab deduce tre motivi. Con il primo, essa fa valere una violazione dell’articolo 296 TFUE, degli articoli 48 e 49 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, dei principi generali di diritto in materia di onere della prova e dei diritti della difesa. Il suo secondo motivo attiene al carattere erroneo della determinazione dell’importo dell’ammenda inflitta. Con il suo terzo motivo, essa fa valere una violazione del principio della parità di trattamento.

 Sul primo motivo

19      In primo luogo, la Transcatab contesta al Tribunale di aver violato l’articolo 296 TFUE. A tale riguardo, la suddetta società lamenta, ai punti 12-30 dell’impugnazione, una «omessa, insufficiente, contraddittoria» motivazione della sentenza impugnata. La Transcatab avrebbe avuto anzitutto risorse proprie e un management locale, nonché un consiglio d’amministrazione ed un amministratore delegato indipendenti e dotati di poteri molto ampi. Tali censure riguardano i punti 106-110 della sentenza impugnata.

20      La Commissione contesta la ricevibilità e la fondatezza di tali argomenti.

21      Occorre constatare che, con i punti 12-30 della sua impugnazione, la Transcatab riprende gli argomenti relativi alle prove da essa presentati dinanzi al Tribunale e, in ogni caso, censura le valutazioni di fatto svolte dal Tribunale.

22      Orbene, risulta da una giurisprudenza costante che un’impugnazione deve indicare in maniera precisa gli elementi contestati della sentenza di cui si chiede l’annullamento, nonché gli argomenti di diritto su cui si fonda in maniera specifica tale domanda. Non è conforme a tale esigenza l’impugnazione che, senza neppure contenere un argomento specificamente diretto ad individuare l’errore di diritto che vizierebbe la sentenza impugnata, si limiti a riprodurre i motivi e gli argomenti già presentati dinanzi al Tribunale. Infatti, un’impugnazione di tal genere costituisce in realtà una domanda diretta ad ottenere un semplice riesame dell’atto introduttivo presentato dinanzi al Tribunale, il che esula dalla competenza della Corte (v. ordinanza del 6 ottobre 2011, ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni e a./Commissione, da C‑448/10 P a C‑450/10 P, punto 62 e giurisprudenza ivi citata).

23      Peraltro, conformemente ad una giurisprudenza altresì costante, risulta dagli articoli 256 TFUE e 58, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea che il Tribunale è il solo competente, da un lato, ad accertare i fatti, salvo il caso in cui l’inesattezza materiale dei suoi accertamenti risulti dagli atti di causa ad esso sottoposti, e, dall’altro, a valutare tali fatti (v. sentenza del 19 luglio 2012, Alliance One International e Standard Commercial Tobacco/Commissione, C‑628/10 P e C‑14/11 P, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 84 e giurisprudenza ivi citata).

24      La Corte ha parimenti precisato che la valutazione dei fatti, salvo il caso di snaturamento degli elementi di prova addotti dinanzi al Tribunale, non costituisce una questione di diritto soggetta, come tale, al sindacato della Corte (v. sentenza Alliance One International e Standard Commercial Tobacco/Commissione, cit., punto 85 e giurisprudenza ivi citata).

25      Orbene, nel caso di specie, con i suoi argomenti la Transcatab tende in realtà ad ottenere una nuova valutazione dei fatti, senza far valere un qualsivoglia snaturamento degli elementi di prova.

26      Quanto all’argomento della Transcatab secondo cui il Tribunale si sarebbe contraddetto ai punti 109 e 110 della sentenza impugnata affermando al contempo che la delega di poteri all’amministratore delegato della Transcatab era «non inconsueta» e «non plausibile», si deve constatare che tale considerazione deriva da una lettura manifestamente erronea della sentenza impugnata. Invero, da un lato, il Tribunale ha ritenuto che non è affatto inconsueto che una società controllante deleghi i poteri di gestione della propria controllata all’amministratore delegato di quest’ultima e che la circostanza che tale amministratore delegato disponesse, da solo, di poteri rilevanti, poteva dimostrare la volontà della società controllante di semplificare l’esercizio del suo controllo concentrando tutti i poteri nelle mani di una «persona di fiducia». Dall’altro, esso ha considerato che non era plausibile che la società controllante consentisse che tutti i poteri fossero concentrati nelle mani del solo amministratore delegato, il quale, di fatto, non le rendesse conto dei propri atti. Di conseguenza, non sussiste alcuna contraddizione fra queste due affermazioni.

27      In secondo luogo, la Transcatab fa valere che la giurisprudenza applicata dal Tribunale equivale sostanzialmente, considerati i collegamenti necessariamente esistenti tra la società controllante e la sua controllata, a trasformare una presunzione relativa in una presunzione assoluta, con buona pace dei principi di presunzione di innocenza, legalità e responsabilità individuale sanciti agli articoli 48 e 49 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

28      La Commissione contesta la ricevibilità e la fondatezza di tali argomenti.

29      Occorre rilevare che il Tribunale non ha commesso errori di diritto ricordando, ai punti 92 e 93 della sentenza impugnata, che, secondo giurisprudenza costante, il comportamento di una controllata può essere imputato alla società controllante in particolare qualora, pur avendo personalità giuridica distinta, tale controllata non determini in modo autonomo la sua linea di condotta sul mercato, ma si attenga, in sostanza, alle istruzioni che le vengono impartite dalla società controllante, in considerazione, segnatamente, dei vincoli economici, organizzativi e giuridici che intercorrono tra i due soggetti giuridici. Invero, in una siffatta situazione, atteso che la società controllante e la sua controllata fanno parte di una stessa unità economica e formano così una sola impresa ai sensi dell’articolo 81 CE, la Commissione può emanare una decisione che infligge ammende nei confronti della società controllante, senza necessità di dimostrare l’implicazione personale di quest’ultima nell’infrazione (v. sentenza Alliance One International e Standard Commercial Tobacco/Commissione, cit., punti 43 e 44 nonché giurisprudenza ivi citata).

30      Il Tribunale non ha commesso errori di diritto neanche rammentando, al punto 94 della sentenza impugnata, che, secondo la giurisprudenza, con riferimento al caso particolare in cui una società controllante detenga il 100% del capitale della propria controllata la quale abbia infranto le norme in materia di concorrenza dell’Unione, da un lato, tale società controllante può esercitare un’influenza determinante sul comportamento della controllata e, dall’altro, esiste una presunzione relativa secondo cui detta società controllante esercita effettivamente una siffatta influenza (v. sentenza Alliance One International e Standard Commercial Tobacco/Commissione, cit., punto 46 e giurisprudenza ivi citata).

31      A tale riguardo, spetta ai soggetti che desiderano confutare la presunzione di esercizio effettivo di un’influenza determinante avanzare tutti gli elementi relativi ai vincoli economici, organizzativi e giuridici che uniscono la controllata in questione alla società controllante e che considerano atti a dimostrare che esse non costituiscono un’entità economica unica (v. sentenza del 29 settembre 2011, Elf Aquitaine/Commissione, C‑521/09 P, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 65).

32      La mera circostanza che un soggetto non produca, in un determinato caso, elementi di prova tali da confutare la presunzione di esercizio effettivo di un’influenza determinante non significa che detta presunzione non possa essere confutata in nessun caso (v. sentenza Elf Aquitaine/Commissione, cit., punto 66).

33      Ne consegue che tali argomenti della Transcatab sono manifestamente infondati.

34      In terzo luogo, la Transcatab fa valere che il Tribunale non ha proceduto ad un’analisi soddisfacente dei suoi motivi relativi all’inammissibilità dei documenti non menzionati nella comunicazione degli addebiti, che la Commissione ha utilizzato nella decisione controversa a titolo di prova dell’esistenza di «linee di comunicazione». Essa ritiene inoltre che tali nuovi documenti siano stati accettati sulla base di un’erronea applicazione dei principi che governano l’onere della prova e, in ogni caso, in violazione, per quanto riguarda la propria società controllante, dei diritti della difesa.

35      La Commissione contesta la ricevibilità e la fondatezza di tali argomenti.

36      Va rilevato che il Tribunale ha sufficientemente motivato la sua sentenza considerando, da un lato, al punto 120 di quest’ultima, che per giustificare l’imputazione alla società controllante del comportamento della sua controllata la Commissione avrebbe potuto limitarsi in linea di principio ad accertare il possesso dell’intero capitale della società controllata da parte della controllante, ma che era tenuta a prendere posizione sugli argomenti dedotti dalle parti, in risposta alla comunicazione degli addebiti, e, dall’altro, al punto 121 di detta sentenza, che, poiché non si trattava di elementi diretti a dimostrare la responsabilità della società controllante, la valutazione di tali documenti non era tale da incidere sull’efficacia dell’esercizio, da parte di quest’ultima, dei diritti della difesa.

37      Inoltre, il Tribunale ha giustamente ricordato, al punto 120 della sentenza impugnata, che, per giustificare l’imputazione alla società controllante del comportamento della sua controllata, la Commissione avrebbe potuto limitarsi in linea di principio ad accertare il possesso dell’intero capitale della società controllata da parte della controllante. Orbene, come risulta dalla giurisprudenza citata al punto 31 della presente ordinanza, spettava alla Transcatab avanzare gli elementi di prova che essa considerava atti a confutare la presunzione di esercizio effettivo di un’influenza determinante. Pertanto, atteso che i documenti menzionati da tale società non sono elementi diretti a dimostrare la responsabilità della società controllante, il Tribunale non ha commesso errori di diritto considerando, al punto 121 della sentenza impugnata, che la valutazione di tali documenti, riportati nel fascicolo amministrativo, non era tale da incidere sull’efficacia dell’esercizio, da parte della Transcatab, dei diritti della difesa, tanto più che essa aveva avuto accesso a tali documenti, di cui disponeva, in ogni caso, durante il procedimento amministrativo.

38      Pertanto, detti argomenti della Transcatab sono manifestamente infondati.

39      Alla luce di tutte le considerazioni sin qui svolte emerge che il primo motivo dell’impugnazione deve essere respinto in quanto in parte manifestamente irricevibile e in parte manifestamente infondato.

 Sul secondo motivo

40      In primo luogo, la Transcatab contesta i punti 164‑171 nonché 236‑239 della sentenza impugnata, a causa del carattere erroneo, a suo avviso, della qualificazione della gravità dell’infrazione in questione, giudicata «molto grave», sostenendo a tal riguardo che il Tribunale è incorso in una valutazione inadeguata dell’impatto concreto di tale infrazione sul mercato.

41      La Commissione contesta la ricevibilità e la fondatezza di tale argomento.

42      A tale riguardo va constatato che, ai punti 159‑161 della sentenza impugnata, il Tribunale ha giustamente ricordato la giurisprudenza costante secondo la quale le infrazioni possono essere qualificate come «molto gravi» sulla sola base della loro natura, indipendentemente dal loro impatto concreto sul mercato.

43      È quindi a titolo sovrabbondante che il Tribunale, ai punti 164‑171 della sentenza impugnata, ha esaminato gli argomenti della Transcatab relativi all’impatto concreto dell’infrazione di cui trattasi sul mercato.

44      Di conseguenza, è inoperante l’argomento della Transcatab attinente ad un’erronea qualificazione della gravità dell’infrazione.

45      In secondo luogo, tale società contesta al Tribunale di avere snaturato, al punto 239 di detta sentenza, il suo argomento relativo alla durata dell’infrazione. Infatti, il Tribunale avrebbe interpretato la sua affermazione secondo la quale durante il periodo tra il 1999 ed il 2002 gli accordi conclusi nel mercato italiano del tabacco greggio erano stati «in massima parte» accordi interprofessionali, nel senso che durante tale periodo erano stati conclusi anche altri accordi fra i trasformatori, oltre ai contatti relativi a tali accordi interprofessionali.

46      Il Tribunale avrebbe giudicato ultra petita, in quanto la Transcatab gli avrebbe chiesto di constatare che la Commissione, nella parte della decisione controversa relativa alla valutazione della gravità dell’infrazione, aveva agito illegittimamente non prendendo in considerazione la drastica riduzione d’intensità dell’infrazione tra il 1999 ed il 2002, e non di eliminare il periodo tra il 1999 ed il 2002 dal calcolo della durata dell’infrazione.

47      La Commissione contesta la ricevibilità e la fondatezza di tali argomenti.

48      Occorre ricordare che uno snaturamento deve risultare manifestamente dai documenti del fascicolo (v. sentenze del 6 aprile 2006, General Motors/Commissione, C‑551/03 P, Racc. pag. I‑3173, punto 54; del 22 dicembre 2008, British Aggregates/Commissione, C‑487/06 P, Racc. pag. I‑10515, punto 98, e del 10 febbraio 2011, Activision Blizzard Germany/Commissione, C‑260/09 P, Racc. pag. I‑419, punto 53 e giurisprudenza ivi citata, nonché ordinanza ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni e a./Commissione, cit., punto 34).

49      Orbene, emerge tanto dal ricorso della Transcatab quanto dal punto 239 della sentenza impugnata che secondo tale società, gli accordi conclusi sul mercato italiano del tabacco greggio sono stati, «in massima parte», accordi interprofessionali. Pertanto, l’analisi del punto controverso del ricorso della Transcatab svolta dal Tribunale non rivela alcuno snaturamento. Inoltre non esiste alcuna contraddizione manifesta tra l’affermazione in esame e la conclusione che ne ha tratto il Tribunale, secondo la quale i trasformatori avevano concluso altri accordi oltre agli accordi interprofessionali.

50      L’argomento della Transcatab attinente ad uno snaturamento del suo ricorso deve quindi essere considerato manifestamente infondato.

51      Per quanto riguarda l’argomento della Transcatab attinente alla violazione del principio della corrispondenza tra chiesto e pronunciato, va rilevato che tale argomento deriva da una lettura erronea della sentenza impugnata. Infatti, avendo constatato che durante il periodo tra il 1999 ed il 2002 erano stati conclusi anche altri accordi fra i trasformatori oltre ai contatti relativi agli accordi interprofessionali, il Tribunale non ha eliminato il periodo tra il 1999 ed il 2002 dal calcolo della durata dell’infrazione.

52      Occorre quindi considerare infondato tale argomento.

53      Il secondo motivo dell’impugnazione deve quindi essere integralmente respinto, in quanto manifestamente infondato.

 Sul terzo motivo

54      La Transcatab sostiene che la sentenza impugnata è viziata da un errore di diritto, da un difetto di motivazione e da una motivazione illogica per quanto riguarda il rigetto del suo argomento attinente alla violazione del principio di parità di trattamento, in quanto, nel caso di specie, non si è tenuto conto della circostanza attenuante legata all’esistenza di un dubbio ragionevole, applicata invece nella decisione 2007/236/CE della Commissione, del 20 ottobre 2004, relativa ad un procedimento ai sensi dell’articolo 81, paragrafo 1, [CE] (caso COMP/C.38.238/B.2 – Tabacco greggio – Spagna) (GU L 102, pag. 14).

55      Alla luce delle numerose somiglianze tra le due cause, il Tribunale avrebbe almeno dovuto constatare una certa analogia tra le due situazioni nonché un’eccessiva differenza di trattamento tra i trasformatori spagnoli e quelli italiani e avrebbe dovuto concedere a questi ultimi − e dunque alla Transcatab – una riduzione di ammenda.

56      La Commissione contesta la ricevibilità e la fondatezza di tali argomenti.

57      Occorre rilevare che, sebbene la Transcatab faccia valere un difetto di motivazione e una motivazione illogica, il suo motivo è diretto essenzialmente a criticare la valutazione delle differenze tra le due situazioni in questione svolta dal Tribunale ai punti 317 e 318 della sentenza impugnata. Infatti, è solo nell’ambito di un caso specifico sollevato dalla Transcatab, che quest’ultima qualifica come del tutto ipotetico, che vengono fatti valere un difetto di motivazione ed una motivazione illogica, senza che sia precisato in cosa sarebbe viziata la constatazione svolta dal Tribunale secondo cui le due situazioni in questione erano caratterizzate da notevoli differenze.

58      Orbene, atteso che la valutazione del Tribunale menzionata al punto precedente è di ordine fattuale, essa non può formare oggetto di un controllo della Corte nell’ambito di un’impugnazione, come rammentato ai punti 23 e 24 della presente ordinanza.

59      Discende da tali elementi che il terzo motivo dell’impugnazione deve essere disatteso, in quanto manifestamente irricevibile.

60      Alla luce delle considerazioni che precedono, si deve respingere l’impugnazione in quanto, in parte, manifestamente irricevibile e, in parte, manifestamente infondata.

 Sulle spese

61      Ai sensi dell’articolo 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura della Corte, applicabile all’impugnazione ai sensi dell’articolo 184, paragrafo 1, del medesimo regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda.

62      Poiché la Commissione ha chiesto la condanna della Transcatab, quest’ultima, risultata soccombente, dev’essere condannata alle spese.

Per questi motivi, la Corte (Sesta Sezione) così provvede:

1)      L’impugnazione è respinta.

2)      La Transcatab SpA è condannata alle spese.

Firme


* Lingua processuale: l’italiano.

Top