/* COM/2011/0343 definitivo */ RELAZIONE DELLA COMMISSIONE Relazione annuale sulle politiche di aiuto umanitario e protezione civile dell'Unione europea e sulla loro attuazione nel 2010
L’Unione europea è tra i principali donatori mondiali di aiuti umanitari e svolge un ruolo di primo piano nel prestare soccorsi urgenti alle vittime di catastrofi sia naturali sia provocate dall’uomo. Promuove inoltre il rispetto e l’osservanza del diritto umanitario internazionale. La Commissione europea, in particolare attraverso la direzione generale per gli Aiuti umanitari e la protezione civile (DG ECHO), opera per salvare e preservare la vita ma anche l’ambiente e la proprietà, prevenendo e alleviando le sofferenze umane e salvaguardando l’integrità e la dignità delle popolazioni colpite da catastrofi naturali o di origine umana che avvengono all’interno e al di fuori del territorio dell’UE. Il mandato della Commissione include l’assistenza umanitaria e la protezione civile, ovvero i due principali strumenti a disposizione dell’Unione europea, indispensabili per garantire interventi di soccorso tempestivi ed efficaci a favore di quelle popolazioni che devono affrontare le conseguenze immediate di una catastrofe. L’assistenza umanitaria dell’UE, che si distingue dagli aiuti allo sviluppo a più lungo termine o dagli strumenti di politica estera, si fonda sui principi umanitari di umanità, imparzialità, indipendenza e neutralità. Tale impegno a erogare aiuti umanitari sulla base di principi è sancito nel trattato di Lisbona. Attraverso le proprie politiche in materia di aiuto umanitario e protezione civile, l’Unione europea è in grado di dimostrare concretamente il proprio impegno a sostegno di coloro che, dentro e oltre i confini dell’UE, necessitano di assistenza trovandosi in condizioni di massima vulnerabilità. Ciò contribuisce al conseguimento di uno degli obiettivi strategici dell’azione esterna dell’UE, secondo quanto stabilito nel trattato sull’Unione europea. La nomina di un commissario per gli Aiuti umanitari e la risposta alle crisi in seno alla nuova Commissione sottolinea l’importanza della politica per gli aiuti umanitari. Il meccanismo di protezione civile, che, dal febbraio 2010, insieme agli aiuti umanitari è di competenza di un’unica direzione generale, è inteso a favorire la cooperazione negli interventi di soccorso della protezione civile, in caso di emergenze gravi che richiedano una reazione urgente. Il contesto globale in cui l’UE fornisce assistenza Molte questioni globali attuali hanno un impatto sulla portata e sulla natura delle sfide umanitarie e di protezione civile. L’evoluzione delle minacce alla sicurezza. Benché, dalla fine della Guerra fredda, i contrasti tra paesi siano diminuiti, si sono diffuse altre tipologie di conflitto, più complesse da affrontare. Il numero crescente di Stati deboli e in dissoluzione ha creato condizioni che alimentano situazioni di prolungata instabilità, crisi violente e guerre civili in tutta l’Asia meridionale e centrale, il Medio Oriente e l’Africa. I cambiamenti climatici. Mai prima d’ora le attività umane hanno sottoposto l’ambiente e il clima del nostro pianeta a livelli di stress così elevati. Oggi il mondo è soggetto a fenomeni atmosferici più che mai estremi (siccità, inondazioni, tempeste). I cambiamenti climatici incideranno probabilmente sulla frequenza delle catastrofi naturali e sulla portata delle loro conseguenze, nonché sulla distribuzione geografica di tali emergenze. In molte regioni del mondo l’accesso alle risorse naturali di base, all’acqua e alle terre coltivabili è sempre più difficile e ciò genera ulteriori tensioni e “migrazioni indotte dal clima”. I cambiamenti nell’economia mondiale. I paesi emergenti e in via di sviluppo sono ora i nuovi motori della crescita mondiale. Si stima che entro il 2020-2025 il PIL aggregato delle otto maggiori economie emergenti supererà quello dell’attuale G-8. Se da un lato tale crescita solleva milioni di persone dalla povertà, dall’altro persistono livelli di sviluppo estremamente disuguali che impediscono a gran parte della popolazione di raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio (OSM). Il crescente ruolo degli attori non statali. In tutto il mondo, le ONG si sono rivelate importanti forze sociali e politiche; il settore privato acquista sempre più potere non soltanto nell’ambito del commercio e della finanza internazionali ma anche nelle questioni sociali; i mezzi di informazione globali influenzano la linea della diplomazia e della politica attraverso l’impatto immediato ed emotivo delle notizie in tempo reale. La crisi finanziaria può incidere sulle risorse disponibili per rispondere alle emergenze, il che può accrescere il bisogno di solidarietà europea e sottolinea al contempo l’importanza di prestare assistenza in modo efficace e conveniente sotto il profilo dei costi. Di conseguenza, attuare le politiche in materia di aiuti umanitari e di protezione civile è sempre più complesso e difficile . A causa dell’aumento delle catastrofi naturali in termini di frequenza e intensità, osserviamo un maggior numero di crisi umanitarie improvvise quali, in particolare, le terribili catastrofi avvenute nel 2010 a Haiti e in Pakistan. Durante l’anno si sono verificate 373 catastrofi naturali che hanno causato quasi 300 000 decessi e hanno colpito 207 milioni di persone in tutto il mondo[1]. L’Asia è stata la regione più colpita, con l’89% del numero totale di vittime. Il 2010 è stato uno dei peggiori anni dell’ultimo ventennio per quanto riguarda le catastrofi naturali. Le catastrofi umanitarie di origine umana scoppiano essenzialmente per situazioni di conflitto interno, le quali espongono sempre più la popolazione civile a violenze e sofferenze. Spesso, in questo genere di conflitti, le parti in lotta non rispettano i principi del diritto umanitario internazionale e limitano lo spazio umanitario. Garantire l’accesso umanitario ai beneficiari nonché la sicurezza e la protezione dei civili e degli operatori umanitari è sempre più problematico. Un altro fattore determinante è il moltiplicarsi degli attori nel campo degli aiuti umanitari. Oltre alle ONG umanitarie e alle organizzazioni umanitarie internazionali tradizionali, il ruolo di fondazioni e imprese private è sempre più preminente; in alcuni paesi le forze militari svolgono operazioni paraumanitarie; alcune forze di mantenimento della pace hanno mandati di protezione che, in alcuni casi, incidono sull’azione umanitaria. In alcune regioni, l’assistenza tra governi o l’impiego di mezzi militari acquistano sempre più peso. Un tale numero di attori comporta una varietà di motivazioni, interessi e pratiche. Riaffermare i principi umanitari di neutralità e di non discriminazione risulta pertanto ancora più essenziale. Le attività dell’UE nell’ambito degli aiuti umanitari e della protezione civile nel 2010 Attraverso la Commissione (DG ECHO), l’UE ha prestato un’assistenza umanitaria fondata sulle esigenze e ha facilitato la fornitura di assistenza in natura ai fini della protezione civile. La DG ECHO interviene quando e dove sopraggiungono crisi o catastrofi naturali , aiutando milioni di persone in tutto il mondo. Nel 2010, l’UE ha risposto a crisi nuove o in corso stanziando 1 115 milioni di euro, destinati a: - prestare assistenza umanitaria a circa 151 milioni di persone[2] in 80 paesi terzi, di cui 39 (tra paesi e territori) erano già inclusi nella programmazione iniziale della DG ECHO poiché si trovavano in una situazione di crisi; - attivare il meccanismo di protezione civile per 28 situazioni di crisi all’interno e al di fuori dell’UE. Il bilancio iniziale per gli aiuti umanitari per il 2010, pari a 835 milioni di euro, è stato più volte aumentato per rispondere alle nuove crisi e catastrofi naturali verificatesi durante l’anno, in particolare le terribili catastrofi a Haiti e in Pakistan. Il bilancio per gli aiuti umanitari è stato incrementato attingendo alla riserva per gli aiuti d’urgenza e alle risorse del Fondo europeo di sviluppo destinate all’aiuto umanitario negli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico, nonché mediante storni da linee di bilancio relative ad altri strumenti di aiuto esterni. Il 44% dell’assistenza totale prestata nel 2010 è stato destinato alle catastrofi naturali, il 41% alle crisi di lunga durata e il 15% a crisi e interventi ad hoc. Le catastrofi naturali hanno continuato a causare seri danni in tutto il mondo. La DG ECHO segue una duplice strategia per affrontare questo tipo di catastrofi: - risposta rapida , fornendo aiuto umanitario, facilitando e coordinando gli interventi di assistenza a livello di protezione civile effettuati dagli Stati membri dell’UE e dai paesi che fanno parte, volontariamente, del meccanismo di protezione civile a beneficio di altri Stati (dell’UE o paesi terzi), una volta attivato il meccanismo; - preparazione alle catastrofi , identificando le regioni e le popolazioni più soggette a catastrofi naturali e per cui sono stabiliti programmi specifici di preparazione alle catastrofi. La DG ECHO ha fornito assistenza umanitaria per affrontare le conseguenze delle seguenti catastrofi: - inondazioni in Benin, Burkina Faso, Bangladesh, Colombia e Pakistan; - terremoti in Cile, in Indonesia e a Haiti; - cicloni in Asia meridionale, America centrale e Laos; - siccità nel Grande Corno d’Africa, nella regione del Sahel, in Bolivia e a Gibuti; - epidemie nella Repubblica del Congo, a Haiti, in Malawi, nello Zimbabwe e nel Sud-est asiatico. - Assistenza specifica è stata inoltre fornita alla Mongolia, colpita dal fenomeno dello Dzud[3], al Bangladesh (infestazioni dei roditori), alle Filippine (El Niño), al Guatemala, colpito da una serie di catastrofi naturali (eruzione vulcanica, tempesta tropicale, grave siccità nel 2009 seguita da una depressione tropicale) e al Tagikistan, colpito da un terremoto, da inondazioni e da un’epidemia di poliomielite. In quanto alle “ crisi originate dall’uomo ”, gli scontri interetnici nel Kirghizistan meridionale del giugno 2010 hanno reso necessario un intervento d’urgenza per fornire assistenza in diversi ambiti (alloggio, cibo, assistenza medica, consulenza legale, protezione). Nello Yemen , la situazione politica e umanitaria si è deteriorata a causa di numerosi conflitti interni in corso in tutto il paese. La situazione di instabilità nel Corno d’Africa, in particolare in Somalia, spinge un flusso crescente di persone ad approdare sulle coste dello Yemen aumentando il numero dei rifugiati e dei richiedenti asilo. In Pakistan, le operazioni militari a seguito della crisi degli sfollati interni nel 2009 hanno dato origine a nuovi sfollamenti, spingendo la DG ECHO a soccorrere circa tre milioni di persone con un estremo bisogno di assistenza umanitaria. Alla fine dell’anno, la Costa d’Avorio ha dovuto affrontare una crisi post-elettorale che ha avuto ripercussioni anche sui paesi vicini. Oltre alle crisi citate, la Commissione ha dovuto gestire numerose emergenze prolungate e complesse, per esempio: - in Sudan , dove i crescenti livelli di insicurezza (i casi di rapimenti mirati e di maltrattamento degli operatori umanitari sono frequenti) e l’estrema difficoltà d’accesso hanno contribuito alla quasi completa sparizione dello spazio umanitario in Darfur. Gli interventi sono in gran parte limitati ai campi, dove i partner lavorano in condizioni di assoluta precarietà. - Nei territori palestinesi occupati , dove la popolazione continua a vivere in uno stato di elevata vulnerabilità e dipendenza dall’assistenza umanitaria esterna, a causa degli effetti combinati del blocco e delle restrizioni di accesso e circolazione nonché dell’impatto del regime di occupazione a Gaza, nell’area C della Cisgiordania e a Gerusalemme est. - Nella Repubblica democratica del Congo , gli scontri, le violenze sessuali e lo sfollamento della popolazione non sono mai cessati durante l’anno, benché una graduale stabilizzazione sia stata registrata in alcune aree del paese. Nonostante l’aumento del numero di catastrofi, sia naturali sia provocate dall’uomo, il pesante tributo di vittime per le emergenze complesse degli ultimi anni e il mancato rispetto e la mancata adesione ai principi umanitari e di tutela della sicurezza degli operatori umanitari, vi sono anche casi in cui si registra un miglioramento della situazione umanitaria . Si ravvisano segni decisamente incoraggianti a riprova del successo degli interventi umanitari laddove i finanziamenti sono seguiti dallo sviluppo. Questo si è verificato in Sri Lanka e nelle Filippine nel 2010. In Sri Lanka , la situazione umanitaria si è notevolmente evoluta. Ad oggi, il 75% degli sfollati interni sono ritornati al luogo d’origine, mentre gli altri continuano a vivere presso famiglie d’accoglienza oppure in campi. Grazie al suo bilancio, l’UE è uno dei principali donatori di aiuti umanitari. L’UE ha finanziato iniziative di sminamento umanitario che hanno agevolato il ritorno degli sfollati. Inoltre, è stata prestata maggiore attenzione agli interventi multisettoriali, incluse le componenti inerenti all’alloggio, al sostentamento e all’assistenza alimentare. Le preoccupazioni in materia di protezione permangono, visto che la grande maggioranza delle famiglie che fanno ritorno al paese d’origine sono guidate da donne. Inoltre, dalla fine del conflitto, le condizioni di sicurezza si sono mantenute stabili e, benché l’accesso per i partner della DG ECHO rimanga limitato, si osserva un miglioramento generale delle condizioni. Nelle Filippine si notano i primi segni di miglioramento delle condizioni di sicurezza di pari passo con i progressi compiuti in sede di negoziati di pace tra le parti e con il cessate il fuoco, sotto la supervisione di un comitato di coordinamento congiunto per la cessazione delle ostilità e di un team di controllo internazionale sotto guida malese. La DG ECHO continua a prestare assistenza agli sfollati che ancora vivono nei centri di evacuazione e a sostenere il processo di rientro degli sfollati interni. Alla fine del 2010, il numero degli sfollati non superava i 25 000, confermando l’importanza di ridurre gradualmente l’aiuto umanitario a favore di strumenti più a lungo termine. Per quanto concerne la protezione civile, il meccanismo di protezione civil e dell’UE è stato attivato 28 volte durante l’anno (11 volte all’interno dell’UE e 17 volte in paesi terzi), per rispondere, per esempio, alle inondazioni in Pakistan, Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Ungheria, Polonia, Romania, Benin, Tagikistan e Colombia; al terremoto e all’epidemia di colera ad Haiti; al terremoto in Cile; alla marea nera nel Golfo del Messico; a una violenta tempesta (Xynthia) in Europa occidentale; agli incendi boschivi in Francia, Portogallo e Israele; alle nevicate nel Regno Unito e nei Paesi Bassi; a uragani e tempeste tropicali in Guatemala e Haiti; all’incidente chimico in Ungheria, in seguito al quale numerosi villaggi sono stati inondati da fanghi rossi provenienti da una fabbrica locale di alluminio. In tutto, 48 esperti sono stati inviati in 12 missioni di valutazione e coordinamento, all’interno e all’esterno dell’UE. L’azione preparatoria riguardante la messa a punto di una capacità di risposta rapida dell’UE per il 2010 (un’iniziativa del Parlamento europeo avviata nel 2008, rinnovata nel 2009 e, per l’ultima volta, nel 2010) ha permesso di individuare progetti validi e ha contribuito a un ulteriore sviluppo dei moduli. Nel 2010, quattro capacità di reazione rapida europee sviluppate e messe a disposizione nell’ambito di questo programma sono state utilizzate per la prima volta in risposta a situazioni di emergenza, in particolare: a Haiti, a seguito del terremoto, sono stati installati un posto medico avanzato con unità chirurgica e un dispositivo di purificazione dell’acqua, in Polonia e Moldova, colpite dalle inondazioni, è stato predisposto un modulo ad alta capacità per il pompaggio e un gruppo di supporto e assistenza tecnica è stato inviato a Haiti per far fronte all’epidemia di colera. Il numero delle operazioni di trasporto è cresciuto notevolmente nel 2010 (55, di cui 50 mediante sovvenzioni dirette e 5 nell’ambito del contratto quadro con un fornitore di servizi di trasporto). La revisione dell’attuale politica di protezione civile è iniziata nel 2010 ed è ancora in corso. La tabella sottostante mostra la ripartizione geografica dei finanziamenti dell’UE stanziati nel 2010 per gli aiuti umanitari e la protezione civile, secondo il principio degli aiuti basati sulle necessità (in migliaia di euro). [pic] A differenza della protezione civile, in genere la DG ECHO non fornisce aiuti umanitari direttamente sul campo, ma adempie al proprio mandato erogando finanziamenti a circa 200 partner che comprendono organizzazioni non governative, agenzie delle Nazioni Unite, altre organizzazioni internazionali quali il Comitato internazionale della Croce Rossa, la Federazione internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa e alcune agenzie specializzate degli Stati membri dell’UE. È importante per la DG ECHO poter disporre di un’ampia gamma di partner al fine di soddisfare in modo efficace un numero crescente di necessità che si presentano in tutto il mondo, spesso in situazioni sempre più complesse. Le sovvenzioni e i contributi gestiti dalla DG ECHO vengono forniti selezionando le migliori proposte ricevute per soddisfare le esigenze delle popolazioni più vulnerabili. Nel 2010 i finanziamenti sono stati così ripartiti fra i partner della DG ECHO: 50% a ONG, 39% ad agenzie delle Nazioni Unite e 11% a organizzazioni internazionali. Le organizzazioni umanitarie riscontrano crescenti difficoltà per accedere ai beneficiari, dovute, da un lato, al restringersi dello spazio umanitario per l’azione dei governi e di attori non governativi che non rispettano neppure le forme più elementari di protezione previste dal diritto umanitario internazionale e, dall’altro, ai vincoli connessi alla sicurezza. I governi impongono sempre più spesso restrizioni all’erogazione di aiuti umanitari (per esempio in Sri Lanka). In molte zone di conflitto (quali RDC, Somalia e Sudan), gli operatori umanitari osservano pratiche particolarmente brutali, che consistono nel prendere di mira i civili e nel frequente ricorso alla violenza sessuale quale arma di guerra. Sembra inoltre in aumento l’incidenza degli attacchi contro gli operatori umanitari, vittime di espulsioni e uccisioni. I donatori devono prendere atto che sono a rischio non soltanto la sicurezza del personale umanitario, ma anche gli stessi finanziamenti e infrastrutture da essi forniti. Alcuni governi arrivano al punto di espropriare o “prendere in prestito” fondi e beni finanziati dai donatori e/o espellere le organizzazioni di aiuto umanitario dopo averle private delle loro risorse. Politica umanitaria e di assistenza in materia di protezione civile A livello politico, molte delle questioni generali che riguardano l’aiuto umanitario sono contenute nel Consenso europeo sull’aiuto umanitario del 2007 e nel relativo piano d’azione. La revisione intermedia del piano d’azione del Consenso è stata ultimata nell’autunno del 2010[4] e ha confermato un notevole progresso per quanto concerne l’attuazione in tutte le aree d’azione. Le conclusioni della revisione intermedia sono disponibili all’indirizzo: http://ec.europa.eu/echo/policies/consensus_en.htm. Un gran numero di popolazioni vulnerabili continua a soffrire di una forte insicurezza alimentare, ovvero circa il 10% dei quasi 10 miliardi di persone esposte a insicurezza alimentare nel mondo. A marzo, la Commissione ha adottato una comunicazione sull’assistenza alimentare umanitaria [5], in cui delinea un quadro politico per l’azione umanitaria dell’UE al fine di intensificare l’azione tesa ad affrontare l’insicurezza alimentare nelle crisi umanitarie, cercando la combinazione più appropriata di strumenti di risposta per fornire l’assistenza alimentare più efficace ed efficiente in un determinato contesto umanitario. La Commissione ha inoltre presentato proposte per rafforzare la capacità di risposta alle catastrofi dell’UE . La comunicazione[6] mira a migliorare l’efficacia, la coerenza e la visibilità basandosi sugli elementi fondamentali della stessa risposta dell’UE, ovvero l’aiuto umanitario e la protezione civile, oltre al sostegno militare ove necessario e appropriato, all’interno e al di fuori dell’UE. Le lezioni apprese dall’esperienza di Haiti e del Pakistan, nonché dalle recenti catastrofi naturali verificatesi in Europa, contribuiranno a delineare le proposte future. A seguito dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona e conformemente al suo articolo 214, paragrafo 5, la Commissione sta lavorando, in stretta consultazione con gli Stati membri e altre parti interessate, all’istituzione di un corpo volontario europeo di aiuto umanitario [7]. A novembre la Commissione ha adottato una comunicazione il cui obiettivo è permettere ai cittadini europei di contribuire all’azione di aiuto dell’UE, sottolineando al contempo i valori europei quali la solidarietà con le persone in difficoltà. La comunicazione sarà seguita da azioni pilota nel 2011, Anno europeo del volontariato , e dalla preparazione di una proposta legislativa per istituire il corpo volontario europeo di aiuto umanitario. Una speciale indagine Eurobarometro sull’aiuto umanitario condotta nel 2010 ha rivelato che i cittadini dell’UE sono profondamente solidali con le vittime di conflitti e catastrofi naturali nei paesi terzi. Otto cittadini su dieci ritengono importante che l’UE finanzi l’aiuto umanitario oltre i suoi confini. La Commissione sostiene azioni di preparazione alle catastrofi nelle regioni soggette a catastrofi naturali, in modo da aiutare le comunità locali a reagire tempestivamente e in modo efficace in caso di catastrofe, così da salvare più vite possibili. La Commissione continua a sostenere i programmi DIPECHO, sia quelli del 2009 sia i nuovi programmi avviati in Africa meridionale, in Asia centrale e sud-orientale e in America centrale. Il contributo alla preparazione alle catastrofi va ben oltre i piani d’azione DIPECHO, dal momento che molte decisioni di finanziamento in ambito umanitario includono tra gli obiettivi la preparazione alle catastrofi o la mitigazione dell’impatto delle catastrofi. L’integrazione si basa su attività legate al sostegno alle infrastrutture, alla promozione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica, alla mitigazione su piccola scala, all’informatizzazione dei dati e delle mappe, ai sistemi di allarme rapido, al rafforzamento delle istituzioni e al cambiamento climatico. Nell’ambito del suo mandato in materia di protezione civile , la DG ECHO promuove e facilita la cooperazione tra i 31 Stati[8] che partecipano al meccanismo di protezione civile e al relativo strumento finanziario, nell’intento di migliorare l’efficacia dei sistemi di prevenzione e protezione dalle catastrofi naturali, tecnologiche o causate dall’uomo in Europa. Per esempio, nel 2010 la Commissione ha elaborato e pubblicato, in collaborazione con le autorità degli Stati membri, un documento di orientamento per la valutazione e la mappatura dei rischi nazionali ai fini della gestione dei disastri. Spetta ora agli Stati membri sviluppare ulteriormente i processi di gestione del rischio nazionale tenendo conto dei suddetti orientamenti. Sarà questo un importante passo in avanti verso il rafforzamento della cultura della gestione dei rischi legati a catastrofi nell’UE. L’attuazione del meccanismo di protezione civile e dello strumento finanziario garantisce che le persone, l’ambiente, la proprietà e il patrimonio culturale siano maggiormente protetti nell’eventualità di una catastrofe. Nell’ambito della preparazione, l’UE sostiene i sistemi di allarme rapido, i moduli e il programma di formazione del meccanismo di protezione civile (oltre 870 esperti sono stati formati nel 2010 e sono state supportate quattro esercitazioni su vasta scala). La Commissione ha inoltre fornito assistenza finanziaria a numerosi progetti di cooperazione nell’ambito della preparazione alle catastrofi (per es., miglioramento del sistema di allarme rapido per 30 paesi europei, portando a cinque giorni i periodi di previsione e includendo allerte in caso di pioggia e inondazioni). L’assistenza fondata sulle risorse messe a disposizione dagli Stati membri è fornita ai paesi dell’UE e ai paesi terzi colpiti da catastrofi, purché il governo del paese interessato ne faccia richiesta. [1] Fonte: CRED (www.cred.be). [2] 151 milioni, di cui 101 milioni tramite aiuti umanitari, 22 milioni tramite aiuti alimentari e 28 milioni attraverso attività di preparazione alle catastrofi. [3] Fenomeno naturale provocato dalla combinazione di nevicate continue e freddo estremo, il tutto preceduto da estati secche. [4] COM(2010) 722, SEC(2010) 1505. [5] COM(2010) 126 (http://ec.europa.eu/echo/policies/food_assistance_en.htm). [6] COM(2010) 600 definitivo e SEC(2010) 1243/1242 http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/georgieva/hot_topics/european_disaster_response_capacity_en.htm [7] COM(2010) 683http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/georgieva/hot_topics/voluntary_humanitarian_en.htm. [8] I 27 Stati membri dell’UE, la Norvegia, l’Islanda, il Liechtenstein e la Croazia.