52009DC0290

Relazione della Commissione - Direzione generale per gli aiuti umanitari (ECHO) - Relazione annuale 2008 {SEC(2009)825) /* COM/2009/0290 def. */


[pic] | COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE |

Bruxelles, 1.7.2009

COM(2009) 290 definitivo

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE

Direzione generale per gli aiuti umanitari - (ECHO) Relazione annuale 2008

{SEC(2009)825)

INDICE

1. Introduzione 3

2. Aspetti di politica generale 4

3. Panoramica globale delle operazioni umanitarie della DG ECHO nel 2008 5

3.1. Situazione generale 5

3.2. Principali interventi eseguiti nel 2008 per regione e ripartizione dei fondi 7

3.3. Analisi comparativa 8

3.4. Riduzione del rischio di catastrofi, ivi incluse le attività di prevenzione 9

3.5. Collegamento fra aiuto, risanamento e sviluppo (CARS) 10

3.6 Principali partner delle operazioni umanitarie 10

4. Rapporti con le parti interessate 10

5. Altre attività 11

6. Conclusione 11

Allegato :

L’allegato fornisce ulteriori dettagli sotto forma di:

- rassegna dettagliata per paese delle operazioni umanitarie;

- rapporti con le parti interessate;

- risultati delle valutazioni;

- tabelle finanziarie.

1. INTRODUZIONE

La politica degli aiuti umanitari dell’Unione europea ne riflette i principi fondamentali: solidarietà, tolleranza e rispetto della dignità umana. L’assistenza umanitaria, anche se non è uno strumento di gestione delle crisi, è uno dei pilastri dell’azione comunitaria non soltanto a favore dei paesi colpiti da calamità naturali o da catastrofi provocate dall’uomo, ma anche di quelli che si trovano in complesse situazioni di emergenza[1]. In virtù delle sue attività nelle aree colpite da calamità e del suo attivo contributo a promuovere il rispetto e la partecipazione al diritto umanitario internazionale[2], la Commissione europea si è affermata quale attore fondamentale nel campo dell’assistenza umanitaria internazionale. Oggi la Commissione europea è il maggiore donatore a favore di operazioni volte a fornire aiuti, soccorso e protezione alle popolazioni di paesi terzi colpite da crisi umanitarie.

La Direzione generale per gli aiuti umanitari[3] (DG ECHO) è il servizio della Commissione europea responsabile dell’assistenza umanitaria alle vittime di conflitti o calamità, sia naturali che provocate dall’uomo, nei paesi terzi. Il perseguimento di questa finalità generale contribuisce al raggiungimento dell’obiettivo strategico della Commissione “ l’Europa come partner internazionale ”, a sua volta parte dell’obiettivo generale delle relazioni esterne[4], come definito dal trattato sull’Unione europea (UE).

La DG ECHO difende lo spazio e i principi umanitari soggetti a minacce crescenti, mantenendo alto il suo impegno nei confronti dei principi del “buon donatore umanitario” (GHD[5]), assumendosi la responsabilità di fornire un’assistenza di elevata qualità e sostenendo un dialogo trasparente con tutti gli altri attori chiave.

La DG ECHO non attua direttamente i programmi di assistenza. In quanto donatore, essa realizza la propria missione finanziando le azioni umanitarie comunitarie tramite partner firmatari dell’accordo quadro di partenariato (in prosieguo: “AQP” ), quali le ONG europee e le organizzazioni internazionali (famiglia della Croce Rossa), oppure dell’accordo quadro finanziario e amministrativo (FAFA) per le agenzie delle Nazioni Unite.

Compito della DG ECHO è garantire che i prodotti e i servizi raggiungano velocemente le zone di crisi tramite i suddetti partner. La rapidità della fornitura degli aiuti è agevolata dalle disposizioni speciali del regolamento finanziario e relative misure attuative. Questi accordi strutturali consentono inoltre l’intervento di assistenti tecnici di settore della DG ECHO (esperti ECHO) garantendo l’individuazione dei settori vulnerabili della società, una valutazione accurata delle necessità e una rapida identificazione dei partner e dei progetti più adeguati per soddisfare tali necessità. Questi interventi sono seguiti da un monitoraggio in loco sull’operato dei partner e sull’avanzamento dei progetti, al fine di garantire una sana gestione finanziaria a sostegno della dichiarazione di affidabilità con cui si conferma che le risorse sono state impiegate per lo scopo previsto.

Basandosi sull’esperienza acquisita nella gestione delle calamità, la DG ECHO è inoltre intenta a promuovere la prevenzione delle calamità al fine di ridurre la vulnerabilità delle popolazioni e la loro esposizione a rischi e disastri, nonché i costi di tali disastri. Per adempiere in modo efficace al proprio mandato, la DG ECHO può, ove opportuno e necessario, offrire sostegno a misure di sviluppo delle capacità dei partner incaricati dell’attuazione.

La presente relazione viene fornita al fine di soddisfare il requisito dell’articolo 19 del regolamento sugli aiuti umanitari:

“Al termine di ciascun esercizio di bilancio la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione annuale contenente un sommario delle azioni finanziate durante l’esercizio. Nel sommario figurano segnatamente informazioni riguardo agli operatori tramite i quali le azioni umanitarie sono state attuate. La relazione include una sintesi delle valutazioni esterne effettuate, eventualmente, per quanto riguarda azioni specifiche”.

La presente relazione offre una sintesi delle principali attività della DG ECHO nel 2008. L’allegato contiene una panoramica completa delle operazioni finanziate nei vari paesi e nelle varie regioni in cui la DG ECHO presta assistenza tramite i suoi partner, nonché statistiche estratte dalla relazione finanziaria del 2008[6].

2. ASPETTI DI POLITICA GENERALE

Benché la situazione umanitaria in tutto il mondo non cambi radicalmente da un anno all’altro, le esigenze di natura umanitaria rimangono elevate e gli interventi divengono sempre più frequenti.

Nell’ultimo decennio il numero delle calamità naturali è aumentato sostanzialmente, soprattutto a causa degli effetti del cambiamento climatico. Oggi nove calamità su dieci sono legate al clima[7] e il numero delle calamità registrate è andato raddoppiando negli ultimi due decenni. Gli eventi naturali danno spesso luogo a catastrofi, a causa dell’elevata vulnerabilità e della mancanza di capacità di reazione delle popolazioni, specie nei paesi in via di sviluppo.

Parallelamente alle calamità, la cui origine può essere in parte ricondotta al comportamento umano, i conflitti , pur non avendo registrato notevoli variazioni numeriche, tendono a durare più a lungo e a divenire più distruttivi. Ne consegue un aumento della domanda di aiuti umanitari globali. La sfida cui si confrontano i donatori umanitari, come la DG ECHO, è mantenere un necessario equilibrio fra il finanziamento di azioni mirate alla prevenzione delle calamità umanitarie e il finanziamento di azioni di risposta rapida alle emergenze, sia naturali sia di origine umana.

A livello strategico, nel dicembre 2007 la firma del Consenso europeo [8] sull’aiuto umanitario da parte dei presidenti del Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione europea, seguita dall’adozione di un piano d’azione [9], ha costituito un notevole passo avanti dell’Unione europea, che ha infine stabilito un insieme di valori, principi e obiettivi comuni intesi a rafforzare la coerenza dell’azione umanitaria nel suo insieme. Il Consenso sottolinea l’importanza del principio della diversità dei partner cui è demandata la realizzazione degli interventi e riconosce che, proprio in virtù di tale diversità, ciascun partner beneficia di vantaggi comparati per quanto concerne la capacità di risposta a situazioni o a circostanze specifiche.

Nel quadro dell’attuazione del piano d’azione, il 16 settembre 2008 si è svolta una conferenza sul diritto umanitario internazionale (DUI) presso il parlamento europeo. La conferenza mirava ad accrescere la consapevolezza delle violazioni del diritto umanitario internazionale e ad esplorare, nel contesto del consenso europeo sull’aiuto umanitario, i modi per promuovere più efficacemente il rispetto del diritto umanitario internazionale a livello dell’Unione europea.

Infine, a marzo la Commissione ha adottato una comunicazione relativa al potenziamento delle capacità di reazione dell’Unione europea alle catastrofi , per rispondere alla crescita delle sfide derivanti da calamità naturali o da crisi provocate dall’uomo, e per potenziare la capacità dell’Unione di offrire protezione civile e assistenza umanitaria sul proprio territorio o in paesi terzi.

3. PANORAMICA GLOBALE DELLE OPERAZIONI UMANITARIE DELLA DG ECHO NEL 2008

3.1. Situazione generale

Tramite la Direzione generale per gli aiuti umanitari (DG ECHO), la Commissione fornisce assistenza umanitaria alle vittime di catastrofi naturali o provocate dall’uomo in paesi terzi, basandosi esclusivamente sulle necessità umanitarie. Nel 2008 la risposta della DG ECHO alle crisi umanitarie in oltre 60 paesi si è concretizzata in 90 decisioni di finanziamento, per un totale di 937 milioni di euro . Il bilancio iniziale di 751 milioni di euro è stato rafforzato in diverse occasioni per rispondere a nuove crisi e calamità naturali verificatesi durante l’anno e, soprattutto, per fare fronte all’aumento vertiginoso dei prezzi alimentari.

Nel 2008 la DG ECHO ha dovuto fronteggiare l’effetto dell’ aumento vertiginoso dei prezzi alimentari . Come conseguenza dell’impennata dei prezzi dei prodotti per i quali vengono forniti aiuti alimentari di base, nonché del prezzo del petrolio, il costo della risposta alle esigenze umanitarie individuate nel 2008 ha registrato un notevole aumento. Inoltre è aumentata la vulnerabilità alle crisi delle popolazioni povere, costrette a destinare una proporzione maggiore delle magre risorse all’acquisto di alimenti. Per fronteggiare gli effetti nel breve termine dell’aumento dei prezzi alimentari, il bilancio della DG ECHO per gli aiuti alimentari d’emergenza è praticamente raddoppiato nel 2008, con risorse addizionali tratte dalla riserva per aiuti d’emergenza. Alla fine dell’anno, il bilancio per gli aiuti alimentari aveva raggiunto i 363 milioni di euro, consentendo di fornire aiuti a oltre 25 milioni di persone.

Oltre alla crisi alimentare, le calamità naturali , accentuate dai cambiamenti climatici, continuano ad aumentare in termini di frequenza e gravità, colpendo sempre più spesso e più gravemente popolazioni già vulnerabili.

Nel 2008 le calamità naturali hanno creato gravi danni nelle seguenti aree geografiche: cicloni/uragani nella regione caraibica, dove sono stati investiti Haiti, Bahamas, Cuba, Madagascar, e in Birmania/Myanmar; siccità nel Corno d’Africa, nel Sahel, nella Repubblica di Moldova, in Paraguay, Honduras e nei territori palestinesi; terremoti in Cina; epidemie nel Benin, in America Latina e nei Caraibi; inondazioni in Bangladesh, Bolivia, Ecuador, Guatemala, Honduras, Nepal, Namibia, India e Yemen; periodi di freddo estremo in Perù e in Bolivia; tifoni in Laos e Vietnam. La Commissione ha dovuto reagire prontamente per aiutare migliaia di persone sofferenti, che in alcuni casi erano già vittime di altre crisi.

Per quanto concerne le crisi “ provocate dall’uomo”, ad agosto il conflitto fra la Georgia e la Federazione Russa nell’Ossezia del Sud ha necessitato interventi d’emergenza a favore della popolazione investita da questo nuovo conflitto. Il Kenya è stato vittima delle diffuse turbolenze politiche seguite alle controverse elezioni presidenziali. La violenza esplosa dopo le elezioni ha provocato l’esodo di oltre 500.000 persone. Nel 2008 lo Yemen ha visto l’ escalation del conflitto interno nel Nord del paese. La mancata conclusione di un accordo di pace fra il Fronte di liberazione islamico Moro e il governo delle Filippine ha innescato ad agosto la ripresa dei combattimenti nell’isola meridionale di Mindanao, causando l’esodo di oltre 550.000 persone. Alla fine dell’anno, vi erano ancora circa 320.000 sfollati, senza prospettive di soluzione in vista. Infine, nello Sri Lanka il governo ha revocato l’accordo di cessate il fuoco del 2002 e ha intensificato l’offensiva nel Nord del paese.

Oltre alle nuove crisi, la Commissione ha dovuto far fronte al peggioramento delle condizioni umanitarie, segnate spesso da emergenze complesse, che si protraggono da anni. I due esempi principali sono rappresentati dal Sudan e dalla Repubblica democratica del Congo.

Tramite il bilancio per gli aiuti umanitari – inclusi gli aiuti alimentari – l’UE ha fornito assistenza umanitaria a circa 143 milioni di beneficiari in paesi terzi[10]. Inoltre l’UE ha offerto assistenza a 18,5 milioni di persone con interventi mirati alla prevenzione delle catastrofi, consistenti nel rafforzare la prontezza di recupero e la capacità di risposta delle comunità locali.

La Commissione ha destinato in totale di 552 milioni di euro (ossia il 58,9% del bilancio totale finale) ai paesi ACP, principali destinatari dei finanziamenti della DG ECHO, seguiti da Asia e America Latina (con 192 milioni di euro, pari al 20,5%) e da Europa orientale, Nuovi Stati Indipendenti, Medio Oriente e paesi mediterranei (con 156 milioni di euro, pari al 16,3%).

L’applicazione dei principi[11] basati sulle necessità ha portato alla seguente suddivisione geografica [12] dei fondi impegnati per gli aiuti umanitari nel 2008 (in migliaia):

Aiuti umanitari nel 2008 |

Unità/Regione | Total | % |

A/1: Africa, Caraibi, Pacifico | 551 847 | 58,9% |

Sudan e Ciad | 197 000 |

Corno d’Africa | 167 897 |

Africa centrale e meridionale, Oceano Indiano | 126 200 |

Africa occidentale | 39 100 |

Caraibi | 21 650 |

A/2: Nuovi Stati Indipendenti, Medio Oriente, Mediterraneo | 152 635 | 16,3% |

Medio Oriente, Mediterraneo | 124 860 |

Europa, Caucaso e Asia centrale | 27 775 |

A/3: Asia America Latina | 192 327 | 20,5% |

Asia meridionale | 94 257 |

Asia sudorientale e orientale | 64 000 |

America Latina | 34 070 |

Strumenti non geografici | 39 833 |

Sviluppo di capacità, sovvenzioni e servizi , decisioni concernenti il DREF[13] e altro | 7 021 | 0,7% |

Assistenza Tecnica | 25 000 | 2,7% |

Spese di supporto | 7 812 | 0,8% |

TOTALE | 936 642 | 100% |

Nel 2008, sui 41 paesi in cui, secondo la definizione della valutazione, è in atto una crisi, 15 sono stati considerati estremamente vulnerabili: 11 di questi sono paesi africani, gli altri sono Afghanistan, Cecenia (Federazione Russa), Timor Est e Yemen.

Conformemente alla metodologia impiegata, nel 2008 la DG ECHO ha impegnato l’ 85% del bilancio inizialmente preventivato a copertura della linea principale per gli aiuti umanitari (23.02.01) nei settori prioritari di urgenti esigenze umanitarie .

La strategia di aiuto della DG ECHO ha continuato a concentrarsi sulle crisi dimenticate (situazioni in cui gravi crisi umanitarie sono prese in scarsa considerazione dai donatori – con conseguente basso livello di aiuti ricevuti – e dai mezzi di comunicazione). L’analisi e la metodologia della DG ECHO volte a individuare le crisi dimenticate si basano sia su dati quantitativi (mancanza di copertura mediatica o esiguità del sostegno dei donatori rispetto al fabbisogno) che su fattori qualitativi (valutazione in loco da parte di esperti e funzionari della DG ECHO). Per ulteriori dettagli sulle crisi dimenticate si rimanda alla parte II dell’allegato.

I risultati delle valutazioni delle esigenze globali e delle crisi dimenticate sono disponibili sul sito web Europa http://ec.europa.eu/echo/policies/strategy_en.htm.

3.2. Principali interventi eseguiti nel 2008 per regione e ripartizione dei fondi

La Commissione ha dovuto far fronte a un numero elevato di calamità naturali e di crisi provocate dall’uomo, ma anche al peggioramento delle condizioni umanitarie, segnate spesso da emergenze complesse, che si protraggono da anni. Nella Repubblica Democratica del Congo , per esempio, le organizzazioni umanitarie sono messe da anni a dura prova da scontri ricorrenti nella parte orientale del paese, che costringono centinaia di migliaia di persone ad abbandonare le proprie abitazioni. La crisi umanitaria in atto nella regione sudanese del Darfur è considerata la peggiore al mondo e richiede di conseguenza un enorme sforzo in termini di aiuti umanitari internazionali. Le vite di milioni di persone dipendono dall’aiuto esterno.

I dettagli relativi agli interventi elencati nelle sezioni seguenti sono forniti in allegato, alla parte III.

3.2.1. Africa, Caraibi e Pacifico (paesi ACP)

Nel 2008 la DG ECHO ha destinato buona parte dei finanziamenti al Sudan, per un totale di 167 milioni di euro, e alla Repubblica Democratica del Congo (45,5 milioni di euro + 8 milioni di euro per il servizio ECHO FLIGHT). Gli altri principali interventi, superiori cioè a 20 milioni di euro, a favore dell’Africa sono andati alla Somalia (44 milioni di euro), al Ciad (30 milioni di euro), al programma regionale di prevenzione della siccità (30 milioni di euro), allo Zimbabwe (25 milioni di euro) e all’Etiopia (40 milioni di euro).

3.2.2. Medio Oriente e NSI

La Commissione ha continuato a rispondere alla grave situazione umanitaria in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, che nel 2008 non ha mostrato alcun segno di miglioramento, nonostante la ripresa, nel dicembre 2007, dell’aiuto strutturale all’Autorità Palestinese. Oltre alla situazione politica, i segmenti più vulnerabili della popolazione palestinese in Cisgiordania sono stati colpiti da due eventi climatici: il gelo e la siccità. È stato fornito un finanziamento di 82,8 milioni di euro per provvedere alle necessità alimentari delle fasce più vulnerabili della popolazione in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, nonché dei rifugiati palestinesi in Libano. Inoltre, per venire incontro alle esigenze umanitarie e alimentari provocate dalla crisi irachena, sono stati utilizzati 30 milioni di euro, destinati a beneficiari all’interno e all’esterno dell’Iraq.

Nel Caucaso settentrionale la Commissione ha continuato a finanziare gli interventi a favore delle vittime del conflitto ceceno, approvando l’importo totale di 11 milioni di euro.

3.2.3. Asia

Sono stati assegnati 39 milioni di euro di aiuti alla popolazione della Birmania/Myanmar colpita dal ciclone Nargis, e 36,3 milioni di euro per le popolazioni vulnerabili vittime di conflitti e calamità naturali in Afghanistan, Iran e Pakistan. 20,15 milioni di euro sono stati destinati alle popolazioni colpite da calamità naturali in Bangladesh (infestazione di roditori nel Chittagong Hill Tracts, perduranti stati di necessità creati dal ciclone Sidr che ha colpito il paese alla fine del 2007, massicce piogge monsoniche alla fine del settembre 2008, combinate con forti innalzamenti dei livelli delle acque di superficie che hanno dato luogo a saturazione idrica del suolo nel Sud-Ovest). Altri 351.000 euro sono stati andati a sostegno dei profughi Rohingya (birmani) presenti in Bangladesh.

3.2.4. America Latina

Infine, 34 milioni di euro sono stati stanziati per l’America Latina, di cui 12,5 a favore delle vittime del conflitto colombiano, e il resto per far fronte a gravi calamità naturali, come il fenomeno del Niño in Bolivia e in Ecuador, la siccità in Paraguay e in Honduras, ondate di freddo eccezionale in Bolivia e in Perù e inondazioni in Guatemala e in Honduras.

3.3. Analisi comparativa

Nel grafico che segue, l’analisi comparativa della distribuzione geografica delle decisioni di finanziamento per il periodo 2004-2008 mostra che la quota relativa dei finanziamenti ai paesi ACP è in costante crescita, fatta eccezione per il 2005, anno in cui la tendenza si è invertita, lasciando la parte più cospicua dei finanziamenti all’Asia per le due catastrofi verificatesi in quella zona: lo Tsunami e il terremoto in Kashmir. In una prospettiva quinquennale, si nota che i finanziamenti destinati alle varie regioni e parti del mondo sono molto variabili, il che conferma che gli interventi della DG ECHO hanno, per natura e per definizione, un orientamento di breve termine. Si noti altresì che oltre il 96% del bilancio per gli aiuti umanitari è impiegato per finanziare operazioni umanitarie, mentre meno del 4% è assorbito dalle spese di supporto (informazione, revisioni contabili, valutazioni, personale di sostegno, ecc.). Si veda la sezione VIII dell’allegato.

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3.4. Riduzione del rischio di catastrofi e attività di prevenzione

Nell’ambito del suo mandato, la DG ECHO finanzia attività a volte a prevenire e ridurre i rischi che incombono sulle comunità più vulnerabili e su quelle più esposte a calamità naturali.

Considerando la crescente consapevolezza dell’importanza della prevenzione, il sostanziale aumento del numero e dell’intensità delle calamità negli ultimi decenni, nonché il quadro d’azione 2005-2015 di Hyogo che invita tutti i governi e le organizzazioni internazionali ad attribuire un’elevata priorità alla riduzione del rischio di calamità (RRC), negli ultimi anni la DG ECHO ha aumentato i finanziamenti a favore della prevenzione delle calamità a livello delle comunità ed è pronta a mettere ulteriormente a punto il suo approccio. Senza travalicare i limiti del mandato umanitario, la DG ECHO può sostenere una molteplicità di azioni facendo affidamento sui suoi sperimentati punti di forza.

La DG ECHO contribuisce alla RRC tramite il programma DIPECHO, le iniziative di prevenzione della siccità, l’integrazione delle misure di prevenzione delle calamità nelle operazioni di soccorso o nelle attività intese a promuovere la prevenzione.

L’approccio della DG ECHO alla prevenzione delle calamità si basa su due idee fondamentali: da un lato, rendere le comunità più consapevoli dei rischi cui sono esposte e, dall’altro, accrescerne la capacità di recupero. Al tempo stesso, sono state avviate attività volte a rafforzare le capacità delle istituzioni pubbliche locali responsabili della protezione delle popolazioni. Le attività di prevenzione delle calamità vengono realizzate avvalendosi di un’ampia serie di partner che operano in stretto collegamento con le organizzazioni locali, il che agevola l’accesso alle comunità più vulnerabili ed emarginate.

Con il nuovo piano di azione lanciato per l’Africa sud orientale, oggi la DG ECHO è presente in sette regioni del mondo particolarmente esposte a rischi di calamità naturali.

3.5. Collegamento fra aiuto, risanamento e sviluppo (CARS)

L’assistenza della DG ECHO mira altresì ad agevolare, avvalendosi anche di altri strumenti di aiuto, il ritorno delle popolazioni a condizioni di autosufficienza, ovunque e non appena possibile, e a consentire la graduale cessazione dei finanziamenti della DG ECHO non appena la situazione si è stabilizzata. In questa prospettiva, la DG ECHO è attivamente impegnata a realizzare una strategia di collegamento fra aiuti, risanamento e sviluppo (CARS) e a rafforzare la cooperazione con gli altri servizi della Commissione o con altri donatori.

3.6. Principali partner delle operazioni umanitarie

Gli aiuti umanitari forniti dalla DG ECHO vengono realizzati tramite organizzazioni partner. La DG ECHO lavora con circa 200 tra organizzazioni non governative, agenzie delle Nazioni Unite e organizzazioni internazionali quali il Comitato internazionale della Croce Rossa e la Federazione internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa.

Per la DG ECHO è importante disporre di un’ampia gamma di partner per poter soddisfare efficacemente un numero sempre crescente di necessità che si presentano in tutto il mondo. La DG ECHO ha sviluppato stretti rapporti di lavoro con i propri partner, sia a livello strategico che a livello di gestione delle operazioni umanitarie.

Nel 2008 la DG ECHO ha svolto operazioni umanitarie per lo più tramite ONG (44%), agenzie delle Nazioni Unite (46%) e organizzazioni internazionali (10%).

Nel corso del 2008, la DG ECHO ha rivisto, rivalutato e ridefinito gli accordi di partenariato che disciplinano i rapporti con i partner, snellendone le procedure senza compromettere il controllo del monitoraggio e la supervisione degli aiuti erogati. Così facendo, la DG ECHO ha preservato l’efficacia degli aiuti umanitari. Per ulteriori particolari circa la suddivisione annuale fra i vari tipi di partner, si rimanda alla sezione VIII.5 dell’allegato.

4. RAPPORTI CON LE PARTI INTERESSATE

Come negli anni precedenti, la DG ECHO ha mantenuto stretti rapporti con altre istituzioni europee, con gli Stati membri e le organizzazioni internazionali, e ha continuato a promuovere il rispetto del diritto umanitario internazionale e dei principi umanitari (umanità, imparzialità, non discriminazione e neutralità).

Essa ha inoltre assicurato che l’obbligo di rispettare lo spazio umanitario durante le emergenze venga preso in considerazione nel dibattito europeo e internazionale. La DG ECHO ha altresì sviluppato un solido rapporto di lavoro con il relatore del Parlamento europeo per le questioni umanitarie.

Sono stati mantenuti stretti contatti con la presidenza francese e con quella ceca che le è succeduta nel primo semestre del 2009. Sotto questo aspetto, si è ottenuto un risultato di particolare importanza: la creazione di un nuovo gruppo di lavoro del Consiglio sugli aiuti umanitari e alimentari.

Nel quadro dei rapporti con i donatori non comunitari, la DG ECHO ha mantenuto i contatti con gli Stati Uniti, con l’organizzazione di un dialogo di partenariato strategico e altri incontri, e ha sviluppato relazioni con gli altri principali donatori.

Infine, la DG ECHO ha continuato a dare rilievo e visibilità alla prospettiva umanitaria nelle sedi dell’ONU e a garantire che le posizioni coordinate, le risoluzioni e le dichiarazioni dell’UE in seno agli organismi dell’ONU riflettano la politica comunitaria.

Per ulteriori dettagli sulle parti interessate si rimanda alla sezione V dell’allegato.

5. ALTRE ATTIVITÀ

Nell’ambito delle proprie attività, la DG ECHO deve svolgere anche compiti intesi a garantire l’erogazione e la qualità degli aiuti umanitari:

1. sviluppo della politica della DG ECHO in materia di sicurezza del personale incaricato dell’erogazione degli aiuti umanitari;

2. sostegno al rafforzamento delle capacità istituzionali dei partner in taluni settori specifici, mediante programmi volti a migliorarne la capacità di rispondere in modo rapido ed efficiente alle emergenze;

3. rafforzamento della propria capacità di reazione rapida sul campo, mediante la costituzione di squadre multisettoriali;

4. strategia di comunicazione e informazione;

5. iniziative di formazione: la DG ECHO sostiene la “ rete di assistenza umanitaria ” (NOHA) che propone un diploma post-laurea pluridisciplinare.

Per ulteriori dettagli sulle suddette attività, si rimanda alla sezione VI dell’allegato.

6. CONCLUSIONE

La DG ECHO ha continuato a rispondere rapidamente ad eventi imprevisti per aiutare migliaia di persone sofferenti, talvolta già colpite da crisi di lunga durata. I conflitti lunghi e sempre più distruttivi hanno conseguenze drammatiche non soltanto per le popolazioni presenti, che si ritrovano in condizioni di dipendenza permanente dagli aiuti umanitari, ma anche per quelle future.

Se il cambiamento climatico è la causa più importante del crescente fabbisogno di aiuti umanitari, il problema immediato è quello creato dalla crisi alimentare mondiale. Considerate inoltre le conseguenze delle finanziaria ed economica mondiale, si prevede che molti paesi in via di sviluppo raggiungeranno il livello critico della povertà. Eventuali riduzioni degli investimenti e degli aiuti internazionali dovuti alla crisi colpirebbero in particolar modo le regioni più vulnerabili.

Sin dalla sua creazione, la DG ECHO ha adattato costantemente la sua strategia per far sì che gli aiuti giungano alle popolazioni più bisognose. È chiaro che l’attuale contesto geopolitico lancia nuove sfide. In primis , proteggere uno spazio umanitario minacciato e promuovere la partecipazione al diritto umanitario internazionale di tutte le parti coinvolte in conflitti armati. Esiste poi l’esigenza di garantire la coerenza dei comportamenti degli attori, in continuo aumento, onde fornire un aiuto efficace e adeguato a quanti sono in condizioni di bisogno.

Infine, dal punto di vista politico, lo sforzo di coordinamento avviato con la firma del Consenso europeo sull’aiuto umanitario, e l’adozione di un piano di azione per la relativa attuazione, consentiranno alla DG ECHO di affermare l’ambizione di contribuire attivamente alla definizione di una politica umanitaria e di questioni strategiche concernenti la capacità di fornire aiuti umanitari adeguati ed efficaci nelle situazioni di massima la necessità.

[1] COM(2008) 130, Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio relativa al potenziamento delle capacità di reazione dell'Unione europea alle catastrofi.

[2] http://www.icrc.org/Web/Eng/siteeng0.nsf/htmlall/section_ihl_in_brief?OpenDocument

[3] Si veda il regolamento (CE) n. 1257/96 del Consiglio

[4] Articolo 21, paragrafo 2, lettera g), del trattato UE.

[5] http://www.goodhumanitariandonorship.org/

[6] Disponibile all’indirizzo http://ec.europa.eu/echo/funding/key_figures/echo_en.htm

[7] Holmes, J., More help now, please , The Economist, “The Year in 2009”, pag. 110.

[8] GU C 25 del 30.1.2008.

[9] SEC(2008)1991, maggio 2008

[10] Fra cui 13,5 milioni di sfollati interni assistiti dalla DG ECHO su un totale di 26 milioni dichiarati – www.internal-displacement.org (IDMC, Internal Displacement Monitoring Centre, Global Overview of Trends and Developments in 2007).

[11] La DG ECHO fornisce aiuti in funzione della valutazione delle esigenze umanitarie, valutazione basata su due indici complementari: l’indice della crisi e l’indice della vulnerabilità, illustrati nella parte II dell’allegato.

[12] La suddivisione per linee di bilancio del totale impegnato nel 2008 è disponibile nella parte VIII.

[13] Fondo per il soccorso d’emergenza in caso di catastrofi (Disaster Relief Emergency Fund)


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