Seconda relazione di follow-up sulla comunicazione relativa alla carenza idrica e alla siccità nell’Unione europea (COM(2007) 414 definitivo) {SEC(2010)573} /* COM/2010/0228 def. */
[pic] | COMMISSIONE EUROPEA | Bruxelles, 18.5.2010 COM(2010)228 definitivo RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIOE AL PARLAMENTO EUROPEO Seconda relazione di follow-up sulla comunicazione relativa alla carenza idrica e alla siccità nell ’Unione europea (COM(2007) 414 definitivo) {SEC(2010)573} RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO E AL PARLAMENTO EUROPEO Seconda relazione di follow-up sulla comunicazione relativa alla carenza idrica e alla siccità nell’Unione europea (COM(2007) 414 definitivo) 1. INTRODUZIONE L’acqua è una delle nostre risorse più preziose, ma va sempre più scarseggiando e tutto lascia presagire che in futuro questa tendenza si accentuerà in misura ancora maggiore. La sempre minore disponibilità, il peggioramento qualitativo e la crescente domanda di acqua dolce stanno creando notevoli problemi. Con tutta probabilità, i cambiamenti climatici esacerberanno la situazione. Pertanto, è necessario considerare le problematiche legate alla carenza idrica in questo contesto più ampio. Nel 2007 la Commissione ha adottato una comunicazione in materia di carenza idrica e siccità[1]. La comunicazione individuava sette iniziative strategiche a cui fare riferimento per orientare l’Europa verso un’economia mirata al risparmio di risorse idriche e ad un loro utilizzo più efficiente. Nell’ottobre 2007[2] il Consiglio ha manifestato il suo sostegno alle strategie individuate nella comunicazione e ha invitato la Commissione a riesaminare e a sviluppare ulteriormente la strategia attuale in materia di carenza idrica e siccità entro il 2012. Nell’ottobre 2008 il Parlamento europeo ha adottato una relazione sulla comunicazione in oggetto ed si è pronunciato a favore della prima serie di opzioni strategiche di intervento proposte. La risoluzione del Parlamento sottolinea la necessità di intervenire con urgenza, in particolar modo per incentivare il risparmio idrico, gli scambi di buone pratiche, le campagne di sensibilizzazione e la determinazione del giusto prezzo dell’acqua, oltre alla necessità di stanziare maggiori fondi per sostenere tali interventi. La prima relazione di follow-up sulla comunicazione[3] è stata adottata nel dicembre 2008; in essa si illustravano in dettaglio i progressi compiuti nell’attuazione delle proposte formulate dalla stessa comunicazione. La relazione delineava alcune iniziative strategiche positive adottate a livello nazionale e comunitario, che hanno contribuito al raggiungimento dei risultati, ma concludeva sostenendo che molto rimaneva ancora da fare. La relazione era accompagnata da un programma di lavoro da sottoporre a costante monitoraggio. Come preannunciato nella relazione, la Commissione valuterà su base annua i progressi compiuti nell’attuazione degli orientamenti fissati in previsione della revisione strategica del 2012, nel rispetto delle conclusioni del Consiglio del 30 ottobre 2007. Questa è la seconda relazione destinata a valutare i progressi compiuti nell’attuazione delle opzioni della comunicazione nonché il programma di lavoro a medio e lungo termine. Lo scopo della relazione consiste nel presentare i progressi compiuti su scala europea nello scorso anno. La relazione[4] contiene le informazioni fornite dagli Stati membri in risposta ad un questionario relativo all’attuazione delle strategie di intervento. 2. VALUTAZIONE DEI PROGRESSI COMPIUTI NELL’ATTUAZIONE DELLE STRATEGIE DI INTERVENTO Presentazione del contesto Nell’aprile 2009 la Commissione europea ha presentato un documento strategico (Libro bianco[5]), che definisce un quadro per le misure e le strategie di adattamento climatico atte a ridurre la vulnerabilità della UE all’impatto dovuto ai cambiamenti climatici. Il Libro bianco sottolinea la necessità di ulteriori misure destinate a potenziare l’efficienza idrica e ad incrementare la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. Il 22 dicembre 2009 rappresenta una pietra miliare nella politica idrica europea. Si tratta infatti della data entro cui l’attuazione della direttiva quadro sulle acque[6] (WFD) ha imposto l’adozione dei piani di gestione dei bacini idrografici per tutti i bacini idrografici presenti nella UE che permetterà di acquisire una panoramica più chiara degli interventi pianificati dagli Stati membri nei rispettivi bacini idrografici per affrontare i problemi di carenza idrica e siccità. Tuttavia, nel dicembre 2009 molti degli Stati membri in cui si prevedono i più elevati livelli di carenza idrica e siccità non avevano ancora adottato i piani stabiliti. 3. Fissare il giusto prezzo dell’acqua La direttiva quadro sulle acque (articolo 9)[7] prevede che gli Stati membri garantiscano, entro il 2010, che le politiche di tariffazione dell’acqua offrano agli utenti incentivi adeguati a favorire l’uso efficace delle risorse idriche e che i diversi usi dell’acqua contribuiscano adeguatamente al recupero dei costi dei servizi idrici. I programmi di misure attinenti ai piani di gestione dei bacini idrografici consentiranno di verificare se tale disposizione sia stata attuato integralmente su scala europea. Dalle attuali informazioni provenienti dagli Stati membri emerge che l’adattamento dei sistemi tariffari finalizzato a tenere conto del principio di recupero dei costi potrebbe generare per i cittadini un aumento delle fatture dell’acqua. Ed è ciò che si sta gradualmente verificando. Da quanto è possibile constatare, l’aumento dei prezzi potrebbe non essere inevitabilmente seguito da una riduzione del consumo. La determinazione dei prezzi è soltanto uno dei possibili strumenti da prendere in considerazione; per incoraggiare un uso efficiente dell’acqua, sono infatti necessarie misure aggiuntive. Tra gli esempi di misure più comunemente adottate negli Stati membri si ricordano l’applicazione di tariffe a blocchi, sanzioni in caso di eccessivo consumo e sconti legati al risparmio idrico. Per quanto riguarda gli sforzi compiuti per diffondere i programmi di misurazione in tutti i settori che utilizzano acqua, compresi i controlli obbligatori sulle estrazioni (articolo 11, paragrafo 3 della direttiva quadro sulle acque), molti Stati membri hanno riferito che l’uso di contatori per la fornitura di acqua potabile domestica sta raggiungendo un elevato livello di diffusione. Anche la misurazione degli usi non domestici sta migliorando, in particolar modo quando gli utenti sono collegati alla rete pubblica. La misurazione e il controllo delle estrazioni dirette sono solitamente associati al processo stesso di autorizzazione. In alcuni bacini idrografici dell’Europa meridionale sono state adottate misure di legge per controllare anche le estrazioni delle acque sotterranee esistenti. 4. Ripartire in modo più efficace l’acqua e i fondi destinati al settore idrico Migliorare la pianificazione dell ’uso del suolo Le attività economiche devono adattarsi alla disponibilità sostenibile delle risorse a livello dei bacini idrografici, senza esacerbare le già esistenti pressioni su alcuni di essi. Lo sviluppo su larga scala di attività economiche quali il turismo o l’agricoltura potrebbe portare ad un’estrazione eccessiva di acqua con conseguenti problemi significativi, in particolare nelle zone che presentano carenza idrica. In tutta la UE, sia a livello europeo che nazionale sono in corso molteplici attività legate alla pianificazione dell’uso del suolo. Per quanto riguarda l’ agricoltura , per rispondere alle nuove sfide, la valutazione dello stato di salute della politica agricola comune (PAC) approvata nel 2008 ha comportato l’inserimento di obiettivi di migliore gestione idrica in relazione alla condizionalità. Dal 2010 gli Stati membri devono definire le norme applicabili a livello di azienda agricola per la conformità alle procedure di autorizzazione nazionali in vigore per l’uso di acqua per l’irrigazione. Gli obblighi correlati alla condizionalità devono contribuire a sensibilizzare maggiormente gli agricoltori in merito alle procedure di autorizzazione, soprattutto fornendo loro migliori informazioni e prospettando una riduzione dei pagamenti della PAC in caso di infrazione. La Commissione monitorerà attentamente l’applicazione delle norme di condizionalità emerse dalla valutazione dello stato di salute durante la fase di attuazione. La direttiva sull’incentivazione all’uso di energia da fonti rinnovabili (direttiva sulle energie rinnovabili[8]) fissa obiettivi nazionali obbligatori per la quota di energia rinnovabile sul consumo finale ed un obiettivo pari al 10% di energia rinnovabile nei trasporti entro il 2020, da cui potrebbe derivare un incremento della produzione di biomassa nell’ambito della UE. Da uno studio sull’impatto dello sviluppo della bioenergia sulla disponibilità di acqua condotto per conto della Commissione[9] è emerso che un incremento significativo della produzione di biomassa nella UE non implicherà, in gran parte delle zone, un aumento del consumo totale di acqua ad uso irriguo. Tuttavia, secondo quanto concluso dallo studio, per evitare una maggiore pressione sulle risorse idriche europee, in Europa le materie prime per la bioenergia dovranno essere maggiormente concentrate nelle regioni centro-settentrionali anziché in quelle aree meridionali (e in particolar modo nelle regioni soggette a carenza idrica). In materia di misure di efficienza idrica nelle aree urbane , a livello locale sono state adottate alcune iniziative atte ad incentivare l’integrazione di una nuova cultura della gestione dell’acqua nei piani regolatori delle amministrazioni comunali, ma le attività riferite dimostrano la necessità di una maggiore enfasi a livello nazionale. La maggior parte degli Stati membri ha riferito di attuare completamente le direttive sulla valutazione dell’impatto ambientale[10] (VIA) e sulla valutazione ambientale strategica[11] ( VAS ). In caso di progetti che interessano in modo significativo l’ambiente acquatico, si raccomanda di integrare la valutazione dell’impatto idrico richiesta dall’articolo 4, paragrafo 7 della WFD nelle direttive VAS e VIA[12]. Anche il settore turistico merita attenzione. Molti turisti si recano nelle zone in cui la carenza idrica e la siccità sono già problematiche e mediamente utilizzano oltre un quadruplo[13] dell’acqua consumata giornalmente da un abitante del luogo. La domanda che si genera nei periodi di alta stagione può quindi dare luogo a pesanti limitazioni sulla fornitura locale. In questo ambito è opportuno intervenire per ridurre la domanda di acqua in alta stagione e minimizzare l’uso di risorse per ridurre l’impatto ecologico e lo stress idrico. Finanziare l’efficienza idrica I programmi di sviluppo rurale sono uno strumento importante che può avere un impatto significativo sul raggiungimento degli obiettivi della WFD. Le problematiche idriche vengono integrate nella politica di sviluppo rurale, ma è necessaria un’attenzione particolare per affrontare i problemi relativi a possibili impatti negativi sulla gestione dell’acqua dovuti a nuovi investimenti agricoli, soprattutto quelli mirati ad incrementare le zone irrigate e nuove strutture di stoccaggio dell’acqua su larga scala. Devono essere sviluppati sistemi di controllo che aiutino le aziende agricole in crescita ad usare le risorse idriche in modo sostenibile[14]. È pertanto necessario un maggiore coordinamento tra le politiche idriche e quelle agricole. L’accordo raggiunto in sede di verifica dello stato di salute della PAC si è tradotto in un incremento di trasferimenti finanziari dal primo pilastro alla politica di sviluppo rurale. Le risorse finanziarie aggiuntive, pari a 3,3 miliardi di euro, consentiranno agli Stati membri di rafforzare il proprio impegno nell’ambito dei loro programmi di sviluppo rurale, per affrontare le nuove sfide lanciate all’agricoltura europea, compresa la necessità di una migliore gestione dell’acqua. Inoltre, il Piano europeo di ripresa economica mette a disposizione 1,020 miliardi di euro destinati a migliorare le infrastrutture a banda larga nelle zone rurali e ad affrontare le nuove sfide individuate nella verifica dello stato di salute. In base alle informazioni da essi stessi fornite alla Commissione nel 2009, gli Stati membri hanno stanziato il 26,9% di queste risorse aggiuntive a favore della gestione idrica nell’ambito dei programmi di sviluppo rurale esistenti.[15] Nella programmazione 2007-2013 della politica di coesione , oltre il 6% degli stanziamenti totali viene utilizzato per investimenti in infrastrutture legate alla gestione dell’acqua. Inoltre, una quota ingente dei 5,8 miliardi di euro previsti per la “prevenzione dei rischi” sosterrà progetti inerenti all’“acqua”, compresa la carenza idrica. La Commissione ha già intrapreso una serie di attività in preparazione della politica di coesione del periodo successivo al 2013. Nel marzo 2009 la Commissione ha pubblicato il documento di lavoro “Regioni 2020 – La sfida dei cambiamenti climatici per le regioni europee”[16], che affronta anche il problema dell’aggravamento della carenza idrica e della siccità in relazione ai cambiamenti climatici. I programmi di cooperazione territoriale europea (già “Interreg”) forniscono un importante sostegno a progetti transfrontalieri e transnazionali sulla carenza idrica. Il finanziamento di misure atte a favorire una migliore gestione dell’acqua, come il miglioramento dei sistemi di fornitura esistenti, la riduzione delle perdite, il riutilizzo delle acque reflue, la protezione del suolo, la tutela e il monitoraggio delle risorse ambientali e idriche e le ricerche destinate a migliorare le conoscenze, assume un’importanza sempre maggiore nei bilanci nazionali ed europei. Si attendono maggiori informazioni sul migliore utilizzo dei fondi europei e nazionali nell’ambito dei piani di gestione dei bacini idrografici. Soltanto alcuni Stati membri hanno comunicato di aver adottato politiche fiscali che prendono in considerazione le problematiche della carenza idrica e della siccità. 5. Migliorare la gestione del rischio siccità Mettere a punto piani di gestione del rischio siccità Il passaggio dalla “risposta alle crisi” alla “gestione del rischio” nel contesto della gestione idrica rappresenta il modo per migliorare la capacità di adattamento della società ai fenomeni di carenza idrica e siccità. Gli Stati membri della UE considerano ed affrontano queste problematiche in funzione del loro recente passato e delle situazioni di sofferenza legate allo stress idrico. Molti Stati membri hanno incominciato a individuare le zone o gli interi bacini colpiti da siccità, carenza idrica permanente o quasi permanente e processi di degradazione del suolo e desertificazione. Ad integrazione dei piani di gestione dei bacini idrografici potrebbero essere messi a punto specifici piani di gestione della siccità. Tuttavia, il ritardo nell’attuazione della WFD può incidere negativamente sugli interventi degli Stati membri interessati per affrontare i problemi di carenza idrica e siccità. Nel dicembre 2009 i responsabili delle risorse idriche hanno adottato un documento di orientamento sull’integrazione dei cambiamenti climatici nel secondo e terzo ciclo di gestione dei bacini idrografici[17]. Il documento comprende un capitolo specifico sulle misure di adattamento relative ai problemi della carenza idrica e della siccità. Alcuni Stati membri hanno già riferito di non aver individuato bacini colpiti da carenza permanente (DE, AT, FI, LT, BE), ma non hanno escluso l’insorgere di stress idrici sporadici o addirittura frequenti durante l’estate (DE, AT, FI, LT). Altri lamentano invece una carenza permanente nell’intero paese (MT, CY) o in interi bacini idrografici (ES, IT). Non soltanto i paesi mediterranei ma anche altri paesi dell’Europa centrale hanno riferito di zone colpite da frequente carenza idrica (CZ) o con falde acquifere soggette a sfruttamento eccessivo (FR, BE). Istituire un osservatorio e un sistema di allerta rapida sulla siccità Il prototipo dell’osservatorio europeo sulla siccità per la previsione, l’individuazione e il monitoraggio dei fenomeni di siccità in Europa è attualmente impegnato nell’elaborazione preoperativa di indici di siccità con l’ausilio delle informazioni meteorologiche. In Europa sono oggi in corso numerose attività destinate a monitorare e gestire i rischi di siccità, carenza idrica e desertificazione sia a livello nazionale che europeo. Molti Stati membri stanno già monitorando i fenomeni di siccità (ad esempio ES, PT, UK, IT, PL, AT). Migliorare ulteriormente l’utilizzazione del Fondo di solidarietà dell’Unione europea e del Meccanismo europeo di protezione civile Nel 2009 è stato concesso a Cipro un contributo di 7,6 milioni di euro, proveniente dal Fondo di solidarietà dell’Unione europea, per aiutare il paese a rimborsare i costi delle misure urgenti rese necessarie dalla grave siccità del 2008. Per la prima volta il Fondo di solidarietà è stato utilizzato per fornire un aiuto finanziario per misure urgenti in risposta ad un fenomeno di siccità eccezionale. La mobilitazione del Fondo per la siccità è difficile a causa del limite di 10 settimane previsto per la presentazione delle domande alla Commissione dopo la comparsa dei primi danni. I meccanismi di domanda (scadenza del termine) devono essere riesaminati in futuro, in modo tale da consentire al Fondo di rispondere più adeguatamente a disastri in lenta evoluzione come la siccità. L’attuazione di piani e indicatori sulla siccità ed un efficace sistema di allerta rapida potrebbero ridurre questa difficoltà per i richiedenti. Il Parlamento europeo si è affiancato alla Commissione nel fare appello al Consiglio europeo perché riesamini il suo atteggiamento negativo in merito al proposto emendamento al regolamento relativo al Fondo, già avanzato dalla Commissione nel 2005, includendo anche una nuova definizione dei criteri ed una più ampia portata degli eventi ammissibili. Il programma di lavoro sulla protezione civile per il 2009 comprende azioni che possono beneficiare di aiuto finanziario nell’ambito dello strumento finanziario di protezione civile per quanto riguarda la risposta, la preparazione e la prevenzione. Il programma comprende progetti di cooperazione sulla prevenzione, preparazione (formazione, esercitazioni) e spese legate alla risposta alle situazioni d’emergenza, inclusa la siccità. 6. Considerare la creazione di ulteriori infrastrutture per l’approvvigionamento idrico Nelle regioni in cui la domanda di acqua supera ancora la disponibilità delle risorse, malgrado siano state esplorate tutte le opzioni possibili per ridurre tale domanda nel rispetto della gerarchizzazione delle opzioni idriche, potrebbero essere prese in considerazione nuove infrastrutture per l’approvvigionamento idrico mirate ad attenuare gli effetti della siccità. Da uno studio condotto per conto della Commissione nel dicembre 2008, che valutava i rischi e l’impatto di quattro opzioni di approvvigionamento idrico alternative (desalinizzazione, riutilizzo delle acque reflue, ravvenamento delle acque sotterranee e raccolta delle acque piovane), è emerso che non è possibile fornire su scala europea una serie di opzioni ottimali per la riduzione della siccità. I potenziali problemi e le opzioni di riduzione differiscono da un luogo all’altro e da una tecnologia all’altra, in quanto le misure di riduzione devono essere studiate per fare fronte alle condizioni locali. Le opzioni di approvvigionamento idrico alternative potrebbero essere più costose di quelle tradizionali, ma le sovvenzioni destinate a compensare le differenze di prezzo devono servire soltanto ad aiutare gli utenti nel passaggio verso un uso più sostenibile dell’acqua laddove il prezzo dell’acqua riflette il suo costo reale . In futuro, il ruolo delle opzioni di approvvigionamento idrico alternative subirà un aumento in ragione dei cambiamenti climatici e della riduzione della disponibilità di acqua; pertanto, è necessario prestare particolare attenzione alla loro attuazione e al continuo miglioramento delle conoscenze in questo campo. 7. Promuovere le tecnologie e le pratiche che consentono un uso efficiente dell’acqua Nel luglio 2009 è stata ultimata per la Commissione una valutazione[18] secondo cui si potrebbero ottenere risparmi significativi dall’introduzione di requisiti obbligatori per le apparecchiature che utilizzano acqua nell’ambito dell’estensione della direttiva sulla progettazione ecocompatibile. Se venissero inclusi tutti i prodotti che fanno uso di acqua domestica, si potrebbe raggiungere una riduzione del 19,6% dell’approvvigionamento pubblico totale europeo (circa il 6% se si includessero soltanto i prodotti connessi al consumo energia, escluse lavastoviglie e lavatrici). Ne deriverebbe una riduzione del 3,2% dell’estrazione annua totale su scala europea. La riduzione del consumo di acqua di prodotti connessi al consumo di energia, come rubinetti, docce e vasche da bagno, può inoltre comportare una diminuzione indiretta del consumo energetico, ossia una potenziale riduzione del 20% del fabbisogno di riscaldamento richiesto da tali prodotti. Per quanto riguarda l’edilizia domestica si è concluso che piccoli cambiamenti nei comportamenti potrebbero portare a risparmi significativi. Lievi cambiamenti nel tempo dedicato alla doccia, nella frequenza di utilizzo della vasca da bagno o nell’uso dei rubinetti possono comportare risparmi pari al 20-30%. Il sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS)[19] è uno strumento di gestione destinato ad aziende ed altre organizzazioni per valutare, esporre e migliorare le loro prestazioni ambientali. La regolamento rivisto contempla anche la comunicazione di dati, sulla base di indicatori di efficienza essenziali, compreso un indicatore di efficienza sull’utilizzo dell’acqua, del consumo annuo totale di acqua espresso in m³. Indicatori più specifici saranno definiti nei documenti di riferimento che verranno elaborati per tutti i settori dell’attività economica. A parte il regolamento EMAS, che richiede ai partecipanti un impegno volontario a contribuire all’uso efficiente delle risorse idriche, sono stati comunicati altri accordi volontari con diversi settori economici che utilizzano acqua negli Stati membri. L’Agenzia europea dell’ambiente ha riferito che l’industria manifatturiera utilizza circa l’11% del totale di acqua dolce estratta in tutta Europa, di cui circa la metà viene impiegata per il raffreddamento e l’altra metà per la lavorazione. L’acqua estratta per la produzione di energia rappresenta il 44% dell’estrazione totale di acqua dolce, di cui però soltanto una piccola parte viene consumata nel processo. Esistono potenzialità per un maggiore utilizzo di sorgenti idriche alternative per la produzione di energia (raffreddamento), in quanto l’impatto esercitato su di esse dalla siccità può risultare inferiore[20]. 8. Favorire lo sviluppo di una cultura del risparmio idrico in Europa Lo sviluppo di una cultura del risparmio idrico in Europa richiede il coinvolgimento della società civile. Illustrando le ragioni delle azioni intraprese e fornendo informazioni su quanto è necessario fare per incrementare il risparmio idrico, gli Stati membri possono invitare i consumatori a scegliere prodotti e servizi più efficienti in termini idrici, che a loro volta creeranno un mercato per tali prodotti e servizi. La tendenza ad una maggiore ecocompatibilità degli appalti pubblici e la divulgazione di informazioni ai consumatori con apposite etichette faciliteranno la nascita di una cultura del risparmio idrico. L’estensione della direttiva quadro sulla progettazione ecocompatibile[21] adottata il 21 ottobre 2009 riguarda non soltanto gli articoli che utilizzano energia, ma anche i prodotti connessi al consumo di energia. Il nuovo piano di lavoro della direttiva sulla progettazione ecocompatibile (2009-2011) comprende le apparecchiature che fanno uso di energia ed acqua, come gli impianti di irrigazione; anche la direttiva sull’etichettatura energetica è in fase di revisione, allo scopo di estenderne il campo di applicazione a una più ampia gamma di prodotti, analogamente alla direttiva sulla progettazione ecocompatibile. In seguito all’adozione del regolamento rivisto sul marchio Ecolabel UE nel novembre 2009, si prevede che il marchio Ecolabel svolgerà un ruolo sempre più importante nell’aiutare i consumatori ad acquistare prodotti ecocompatibili, compresi quelli realizzati con un minore consumo idrico e quelli che utilizzano quantità di acqua inferiori. La tendenza ad una maggiore ecocompatibilità degli appalti pubblici rappresenta una grande occasione per stimolare il mercato verso prodotti e tecnologie ecocompatibili e dare la priorità a prodotti e tecnologie più efficienti in termini idrici. La Commissione raccomanda vivamente agli Stati membri di incrementare il proprio livello di appalti pubblici ecocompatibili. L’impronta idrica viene sempre più utilizzata per sensibilizzare maggiormente i consumatori in merito al consumo di acqua. Questo elemento presenta le potenzialità per fornire informazioni sul volume di acqua dolce utilizzata per realizzare un prodotto (merce, bene o servizio). La Commissione valuterà il suo eventuale ruolo nella futura politica in materia di carenza idrica e siccità. In Europa sono in corso svariate iniziative incentrare sul risparmio idrico. Aquawareness, il programma europeo di gestione delle acque e di sensibilizzazione lanciato nel giugno 2008 dalla European Water Partnership (EWP), coinvolge diverse parti interessate appartenenti a vari settori di attività e alla società civile, tra cui ONG e governi regionali e locali, nello sviluppo di soluzioni congiunte per una gestione più sostenibile dell’acqua. 9. Migliorare le conoscenze e la raccolta di dati Un sistema di informazione europeo sulla carenza idrica e la siccità È in corso l’elaborazione di indicatori nell’ambito dell’attuazione comune della WFD in coordinamento con l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) e il Centro comune di ricerca (CCR). L’AEA ha compiuto progressi nella creazione di un sistema di informazione europeo sulla carenza idrica e la siccità; sono stati registrati passi in avanti anche nell’attuazione del Monitoraggio globale per l’ambiente e la sicurezza (GMES), che può fornire dati satellitari e servizi di monitoraggio del territorio a sostegno delle politiche in campo idrico[22] . L’AEA presenta inoltre dati annuali, inclusi quelli relativi alla quantità di acqua, nella relazione sullo stato dell’ambiente. In allegato sono riportati vari esempi di nuovi sistemi di informazione correlati alla previsione dei fenomeni di siccità. Prospettive in materia di ricerca e sviluppo tecnologico I progetti di ricerca e sviluppo sia a livello nazionale che internazionale svolgono un ruolo chiave nell’individuazione di sinergie tra le politiche di gestione della carenza idrica e della siccità, identificando le principali lacune esistenti nella ricerca e i provvedimenti essenziali necessari per migliorare le attuali conoscenze[23]. Su invito del Parlamento europeo, la Commissione intraprenderà progetti pilota che potrebbero contribuire agli interventi mirati per affrontare carenza idrica e siccità (attività destinate ad arrestare la desertificazione in Europa, intervento sul clima nella regione dei Carpazi e riduzione delle perdite nei sistemi di distribuzione dell’acqua). In allegato sono riportati alcuni esempi di altre attività. 10. CONCLUSIONI Le priorità della comunicazione del 2007 su carenza idrica e siccità sono tuttora attuali. Le strategie di intervento individuate nella comunicazione del 2007 hanno determinato l’attuazione di molteplici misure ed azioni, ma sono necessari sforzi molto più intensi per arrestare ed invertire il processo di sfruttamento eccessivo delle tanto preziose quanto limitate risorse idriche europee. Nel 2010 l’attenzione sarà puntata sull’efficienza idrica e, in particolar modo, sulle potenzialità di risparmio in termini di uso di acqua domestica. La Commissione valuterà le opzioni per l’adozione di misure europee sul risparmio idrico che potrebbe essere raggiunto grazie a interventi nell’edilizia (che presenterà alle parti interessate nel 2011) e alla riduzione delle perdite. Nel 2012 la revisione della politica su carenza idrica e siccità da parte della Commissione si concentrerà sulla valutazione dei risultati conseguiti e sull’eventuale necessità di maggiori interventi in materia di efficienza idrica, integrazione delle politiche, risparmio idrico e migliore conservazione dell’acqua tramite cambiamenti nell’uso e nella gestione del territorio, infrastrutture di approvvigionamento idrico, utilizzo di risorse idriche non tradizionali, edilizia e prodotti, gestione dei fenomeni di siccità e misure legate all’allerta rapida sulla siccità, nonché mobilitazione delle parti interessate. La Commissione è preoccupata per il ritardo nell’attuazione della direttiva quadro sulle acque negli Stati membri maggiormente colpiti da carenza idrica (a dicembre 2009 le consultazioni sui progetti dei piani di gestione dei bacini idrografici non erano ancora iniziate, tra l’altro, in PT, CY, MT, EL e in 22 su 24 regioni idrografiche in ES). Il fatto che il 2009 abbia registrato un certo “sollievo idrologico” rispetto alla difficile situazione vissuta negli ultimi anni da alcuni paesi dell’Europa meridionale non cambia il tenore di queste conclusioni. Le risorse idriche sono ancora soggette ad una crescente pressione dovuta ad inquinamento, sfruttamento eccessivo e cambiamenti climatici; anche alla luce di significative incertezze sul futuro regime idrologico europeo, la pulizia delle acque, il rafforzamento della biodiversità, il passaggio ad una migliore efficienza idrica e la massimizzazione della disponibilità di acqua devono essere parte integrante della risposta a queste sfide. Il know-how e la tecnologia acquisiti grazie all’’attuazione di tali politiche offriranno al settore industriale europeo un importante vantaggio in questo ambito. La direttiva quadro sulle acque prevede che la Commissione pubblichi, entro il 2012, una relazione sulla sua attuazione, in cui esamina in che modo gli Stati membri hanno pianificato la gestione dei bacini idrografici. La sopramenzionata revisione della politica su carenza idrica e siccità e la relazione sull’attuazione della WFD sono strettamente legate e contribuiranno, unitamente ad un riesame della vulnerabilità delle risorse ambientali, al modello della Commissione per la salvaguardia delle risorse idriche europee, previsto per il 2012. Il modello esaminerà l’efficacia delle attuali politiche e l’esigenza di ulteriori politiche o misure necessarie a rafforzare la capacità di adattamento della politica idrica della UE all’impatto dei cambiamenti climatici. Il modello favorirà il passaggio da un approccio di gestione delle crisi verso un approccio centrato sulla prevenzione e la preparazione, nell’intento di assicurare un equilibrio sostenibile tra la domanda di acqua e la fornitura di acqua pulita, tenendo in considerazione sia le necessità delle attività umane sia quelle degli ecosistemi naturali. In particolar modo, il modello prenderà in esame la necessità di una migliore attuazione e di ulteriori interventi legislativi, finanziamenti e misure incentivanti nonché l’istituzione del supporto necessario alla raccolta dei dati e allo sviluppo scientifico e tecnologico. [1] COM(2007) 414 definitivo del 18.7.2007. [2] 13888/07, 15 ottobre 2007, ENV 515, DEVGEN 182, AGRI 325. [3] COM(2008) 875 definitivo del 19.12.2008. [4] Nella primavera 2009 è stato inviato un questionario ai direttori responsabili delle risorse idriche dei 27 Stati membri. Sono state ricevute le risposte di CZ, IT, FIN, AT, DE, PT, UK, BE, PL, FR, MT, CY, ES e LT. I riferimenti a particolari Stati membri indicati nel corso del testo fungono da esempi. [5] COM(2009) 147 definitivo dell’1.4.2009, "L’adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d’azione europeo". [6] Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di politica idrica, GU L 327 del 22.12.2000, pag. 1. [7] Ai sensi dell’allegato VII, punto A.7.2, i piani di gestione dei bacini idrografici devono comprendere una "relazione sulle iniziative e misure pratiche adottate in applicazione del principio del recupero dei costi dell’utilizzo idrico in base all’articolo 9". [8] Direttiva 2009/28/CE del 23 aprile 2009 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, GU L 140 del 5.6.2009, pag. 16. [9] T. Dworak et al. (2009), Valutazione delle correlazioni fra lo sviluppo bioenergetico e la disponibilità di acqua. [10] Direttiva 85/337/CEE del Consiglio del 27 giugno 1985 concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, GU L 175 del 5.7.1985, pag. 40. [11] Direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 giugno 2001 concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente, GU L 197 del 21.7.2001, pag. 30. [12] Documento di orientamento per la strategia comune di attuazione n. 20 sulle esenzioni, http://circa.europa.eu/Public/irc/env/wfd/library?l=/framework_directive/guidance_documents/documentn20_mars09pdf/_EN_1.0_&a=d. [13] EEA, Europe’s Environment, The Third Assessment (2000) (AEA - “L’ambiente in Europa: la terza valutazione” (2000). [14] T. Dworak et al (2009), Valutazione approfondita dei programmi di R & S nel periodo 2007-2013 per in relazione alla gestione idrica. [15] Inoltre, dalla pubblicazione delle misure di attuazione dell’articolo 38 del regolamento sullo sviluppo rurale (Regolamento (UE) n. 108/2010 della Commissione), gli Stati membri possono fornire un sostegno per integrare l’attuazione della direttiva quadro sulle acque. Tale misura può essere utilizzata una volta resi operativi i piani di gestione dei bacini idrografici. [16] <http://ec.europa.eu/regional_policy/sources/docoffic/working/regions2020/index_en.htm> . [17] http://circa.europa.eu/Public/irc/env/wfd/library?l=/framework_directive/guidance_documents/management_climatepdf/_EN_1.0_&a=d. [18] BioIS e Cranfield university (luglio 2009), Studio sugli standard di efficienza idrica. [19] Regolamento (CE) n. 1221/2009, GU L 342 del 22.12.2009, pag. 1. [20] Relazione n. 2/2009 dell’AEA, Risorse idriche in Europa – confronto fra la scarsità di acqua e la siccità. [21] Direttiva 2009/125/CE, GU L 285 del 31.10.2009, pag. 10. [22] COM(2009) 223 definitivo, proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al programma europeo di osservazione della terra (GMES) e alla sua fase iniziale di operatività (2011-2013). [23] Oltre alle attività già riportate nella prima relazione di follow-up, quali AQUASTRESS, RECLAIM WATER, GABARDINE, MEDINA, MEDESOL, PLEIADeS o FLOW AID.