Proposta di raccomandazione del Consiglio relativa alla mobilità dei giovani volontari in Europa {SEC(2008) 2174} {SEC(2008) 2175}
/* COM/2008/0424 def. */
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[pic] | COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE |
Bruxelles, 3.7.2008
COM(2008) 424 definitivo
Proposta di
RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO
relativa alla mobilità dei giovani volontari in Europa {SEC(2008) 2174} {SEC(2008) 2175}
(presentata dalla Commissione)
RELAZIONE
1. Contesto della proposta
Motivazione e obiettivi della proposta
La presente iniziativa è volta a promuovere la mobilità dei giovani volontari in Europa e rientra nell'"Agenda sociale rinnovata: Opportunità, accesso e solidarietà nell'Europa del XXI secolo" dell'UE. Lo scopo è aprire nuove possibilità di mobilità per i giovani volontari negli Stati membri, contribuendo allo sviluppo e all'accessibilità dell'istruzione dei giovani, dato che il volontariato rappresenta un'importante forma di apprendimento informale. L'iniziativa contribuirà altresì a creare solidarietà tra singole persone e comunità.
La mobilità dei giovani verrà promossa invitando gli Stati membri a sviluppare ulteriormente l'interoperabilità dei loro programmi nazionali relativi alle attività di volontariato, organizzate dalla società civile e/o dalle autorità pubbliche, e a superare i rimanenti ostacoli al volontariato transfrontaliero. Una mobilità transnazionale di volontari permette ai cittadini di conoscere meglio altri paesi e altri mercati del lavoro dell'UE, inoltre promuove l'inclusione sociale e l'inserimento professionale. La mobilità transfrontaliera dei giovani volontari può contribuire in modo essenziale alla concorrenzialità e alla solidarietà in Europa e in particolare alla promozione di un senso di cittadinanza europea.
Gli ostacoli alla mobilità transnazionale dei giovani volontari comportano uno spreco di risorse umane. Mediante l'apprendimento informale il volontariato transfrontaliero può portare a un consolidamento delle capacità e delle competenze che accrescono le possibilità di inserimento professionale dei giovani. A fronte degli elevati tassi di disoccupazione giovanile in numerose regioni dell'UE, il volontariato costituisce uno strumento per colmare il divario tra istruzione scolastica e mondo del lavoro. Oggi il mercato globale premia le persone dotate di competenze linguistiche e multiculturali. Per uno sviluppo della creatività e dell'innovazione, ai giovani dell'UE va offerta la massima possibilità di ampliare i loro orizzonti e di realizzare le loro potenzialità. L'apertura di nuove possibilità di volontariato transfrontaliero per tutti i giovani in Europa contribuirebbe ad attuare il Patto europeo per la gioventù e a realizzare gli obiettivi strategici di Lisbona.
Il volontariato dei giovani può contribuire a rafforzare la solidarietà sociale in Europa, ma tale attività potrebbe anche essere messa al servizio di altri obiettivi comuni di politiche in tema di protezione civile, inclusione sociale, salvaguardia del patrimonio culturale, sviluppo regionale e ambiente. Occorre inoltre che l'UE sensibilizzi i giovani europei al suo valore, in modo da far avanzare il progetto europeo nel suo complesso. L'intervento dell'UE nell'ambito di questa iniziativa aiuterebbe ad eliminare gli ostacoli tecnici e amministrativi che impediscono ai cittadini di contribuire alla causa della solidarietà, percepita come essenziale da molti giovani, tutelando e valorizzando nel contempo la ricca diversità dei programmi e delle tradizioni che esistono e continuano a svilupparsi in Europa.
Contesto generale
Negli ultimi anni le attività di volontariato dei giovani hanno acquisito importanza a livello nazionale ed europeo. Esiste un consenso generale sul fatto che il volontariato svolge un ruolo significativo per l'integrazione sociale, professionale ed economica dei giovani (in particolare di quelli con minori opportunità) e arricchisce inoltre le comunità nelle quali essi operano.
Nel caso del volontariato transfrontaliero i vantaggi sono anche maggiori. L'esperienza dimostra che l'attività di volontariato in un altro paese ha una profonda influenza sui giovani e sul loro sviluppo personale e professionale. I benefici del volontariato transfrontaliero sono evidenti a chi si impegna in tale attività: il 62% degli ex volontari del servizio volontario europeo (SVE), un'iniziativa del programma "Gioventù in azione"[1] ritiene che questa esperienza ha migliorato le proprie prospettive di carriera. Anche la comunità transfrontaliera in cui i giovani operano è arricchita, tanto culturalmente quanto economicamente, dalla partecipazione e dall'attività dei volontari in quel particolare contesto.
La richiesta di opportunità di volontariato sta inoltre crescendo: in base a un'indagine del 2008 svolta dall'Associazione delle organizzazioni di volontariato (AVSO), composta da 138 organizzazioni di volontari, si stima che tra il 2007 e il 2008[2] il numero dei volontari sia aumentato. Nel 2007 mediante il servizio volontario europeo è stata finanziata l'attività di approssimativamente 4 000 giovani volontari transfrontalieri, corrispondenti al 74% circa delle richieste. In quell'anno è stato necessario aumentare il bilancio dell'SVE a scapito di altre iniziative del programma "Gioventù in azione". Quest'anno finora le richieste al servizio volontario europeo sono aumentate del 17%.
Quanto alla domanda potenziale , un'indagine Eurobarometro del 2007[3] relativa ai giovani, effettuata negli Stati membri, ha rivelato che mentre solo il 16% dei giovani intervistati partecipa a un'attività di volontariato, il 74% sarebbe interessato a una simile esperienza se esistessero più programmi volti a promuovere tali attività. Nell'Unione europea attualmente vi sono 96 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni. Anche se solo l'1% di tutti i giovani compresi in questa fascia di età desiderasse partecipare a un progetto di volontariato transfrontaliero, questo significherebbe 64 000 giovani volontari all'estero ogni anno.
Limite principale al volontariato transfrontaliero tra Stati membri dell'UE
Nonostante tale interesse, le opportunità offerte dal volontariato transeuropeo sono estremamente scarse e i programmi nazionali (della società civile o delle autorità pubbliche) da soli non possono soddisfare la domanda. L'assenza di interoperatività tra i diversi programmi nazionali e la scarsità di informazioni disponibili fanno sì che, se si escludono le limitate possibilità offerte dal servizio volontario europeo, risulta spesso più facile effettuare un periodo di volontariato al di fuori dell'Europa, nel quadro degli aiuti allo sviluppo, che svolgere un'attività volontaria in un altro paese dell'UE.
Disposizioni vigenti nel settore della proposta
La raccomandazione proposta fa parte di una serie di iniziative a livello europeo volte a promuovere la mobilità. Le raccomandazioni del Parlamento europeo e del Consiglio del 2001 e del 2006[4] in tema di mobilità trasversale costituiscono due riferimenti importanti, ma riguardano principalmente studenti e insegnanti e in misura di gran lunga inferiore i volontari. Esse trattano questioni generali, quali il riconoscimento, gli ostacoli e le condizioni della mobilità, ma non contengono proposte mirate che rispondano adeguatamente alle specifiche esigenze dei giovani volontari.
Il Parlamento europeo ha riconosciuto il problema dell'assenza di interoperabilità a livello europeo dei programmi nazionali di volontariato dei giovani e ha proposto alcune misure preparatorie nel bilancio 2008 volte a migliorare la situazione tramite un progetto denominato "Amicus". Nell'aprile 2008 il Parlamento europeo ha adottato la relazione[5] sul contributo del volontariato alla coesione economica e sociale elaborata dall'onorevole Marian Harkin. Nella relazione gli Stati membri e le autorità regionali e locali sono invitati a riconoscere il valore del volontariato nel promuovere la coesione sociale ed economica e viene raccomandata la promozione di programmi di volontariato transfrontalieri.
Le condizioni per l'ammissione di cittadini di paesi terzi per motivi di studio, scambio di alunni, tirocinio non retribuito o volontariato sono stabilite nella direttiva 2004/114/CE del Consiglio[6], che prevede la possibilità di rilasciare permessi di soggiorno speciali ai cittadini di paesi terzi che chiedono di essere ammessi nel territorio di uno Stato membro per svolgervi un'attività di volontariato.
Dal 1996 il servizio volontario europeo (SVE) è parte integrante dei programmi dell'Unione relativi ai giovani e continua ad essere ulteriormente sviluppato. Per questa ragione potrebbe costituire un modello di volontariato transnazionale. Lo SVE tuttavia non ha ancora acquisito un'ampia notorietà, come ad esempio il programma ERASMUS, pertanto rimane – e continuerà a rimanere – quantitativamente limitato.
L'avvio del metodo aperto di coordinamento delle politiche per i giovani nel 2002 ha notevolmente contribuito a mantenere il volontariato dei giovani tra le priorità politiche e ha portato all'adozione di obiettivi comuni nel 2004 e di una risoluzione del Consiglio nel 2007. Nel quadro di tali iniziative il volontariato viene sempre più percepito come una valida opportunità di sviluppo personale e di inserimento professionale dei giovani e costituisce un modo concreto ed efficace di "investire nei giovani" in una società che invecchia.
Nonostante tali risultati positivi la dimensione transnazionale del volontariato dei giovani in Europa è ancora ridotta e vi sono ampie possibilità di ulteriori progressi.
Coerenza con altri obiettivi e politiche dell'Unione
Gli obiettivi della presente raccomandazione sono in linea con quelli alla base dell'azione europea nei settori dell'istruzione e della formazione, con i principi dell'apprendimento permanente nonché con quelli della strategia europea per l'occupazione. Essi sono inoltre coerenti con la strategia dell'UE a favore dell'inclusione sociale e promuoverebbero un senso di cittadinanza europea. Ripercussioni positive potrebbero inoltre provenire dall'ambito delle relazione esterne, poiché una migliore interoperabilità dei programmi nazionali e un maggiore scambio di informazioni possono stimolare i giovani europei a svolgere più attività di volontariato in paesi terzi, favorendo un maggior numero di scambi con detti paesi. In tal modo verrebbe rafforzato il ruolo dell'UE come protagonista sulla scena mondiale.
Consultazione delle parti interessate
Nel febbraio 2008 è stata effettuata una consultazione delle organizzazioni di giovani e di volontari di livello europeo e nazionale. Nel corso di tale riunione è emerso che la società civile conta su un intervento della Commissione per facilitare e migliorare la situazione dei giovani volontari. Le organizzazioni di giovani e di volontari sostengono l'approccio transeuropeo della Commissione e approvano l'intenzione di favorire la mobilità. Esse confermano inoltre i problemi individuati dalla Commissione. In seguito a tale riunione alcune delle organizzazioni presenti, quali l'Associazione delle organizzazioni di volontariato (AVSO) e il Centro europeo per il volontariato (CEV) hanno comunicato per iscritto le proprie osservazioni alla Commissione. Entrambe le ONG hanno espresso il loro pieno sostegno a un riconoscimento del volontariato mediante strumenti dell'UE. Anche il Forum europeo della gioventù (EYF) sostiene la proposta della Commissione di conferire un valore aggiunto europeo alle attività di volontariato dei giovani. Le organizzazioni hanno sottolineato che la nuova iniziativa dovrebbe riguardare tutti i tipi di programmi nazionali e non solo i servizi civili e costituire un quadro di riferimento in tema di diritti dei volontari. È stato inoltre proposto che la garanzia della qualità venga assicurata da uno strumento di autovalutazione.
Consultazione degli Stati membri
Nella redazione della presente raccomandazione la Commissione si è basata in larga misura sulle relazioni nazionali degli Stati membri relative al volontariato dei giovani per il 2006/2007. Dalle relazioni è emerso che in numerosi Stati membri il servizio volontario europeo costituisce il principale (o l'unico) strumento per il volontariato transeuropeo dei giovani. Gli Stati membri elogiano l'SVE, ma riconoscono la sua portata ridotta così come i limiti organizzativi e di bilancio, poiché i giovani interessati sono molto più numerosi delle possibilità di volontariato offerte dall'SVE. Alla luce di tale situazione solo pochi Stati membri hanno istituito forme efficaci di volontariato transfrontaliero. Nel marzo 2008 la Commissione ha inoltre organizzato una consultazione con i rappresentanti di alto livello degli Stati membri: in tale occasione si è potuto registrare il consenso degli Stati membri sull'importanza del concetto di mobilità e di interoperabilità illustrato dalla Commissione. Alcuni aspetti preliminari sono stati altresì discussi con i direttori generali nazionali responsabili di questioni giovanili nell'aprile 2008: gli Stati membri si sono dimostrati interessati all'idea di una maggiore interoperabilità dei programmi nazionali di volontariato giovanile e di una migliore mobilità dei giovani volontari. È stata infine confermata l'importanza di far fronte agli ostacoli sociali e amministrativi al volontariato dei giovani.
Gli Stati membri stessi hanno indicato alla Commissione una serie di ostacoli specifici[7], che comprendono in particolare:
- mancanza di conoscenze, di informazioni, di sostegno e di accessibilità: la conoscenza delle attività di volontariato deve essere più approfondita e maggiormente diffusa, le possibilità esistenti vanno rese più rapidamente accessibili e occorre migliorare lo scambio di informazioni tra i soggetti interessati;
- ostacoli socioeconomici: una copertura sanitaria parziale e la possibilità di perdere il sussidio di disoccupazione e altre prestazioni previdenziali durante il periodo di volontariato costituiscono disincentivi importanti; i giovani con minori possibilità in particolare incontrano ulteriori problemi nell'accedere ai programmi di volontariato e richiedono misure di promozione più specifiche e mirate;
- mancanza di riconoscimento: un adeguato riconoscimento dei periodi di volontariato faciliterebbe la transizione dallo studio al mondo del lavoro e motiverebbe i giovani a impegnarsi maggiormente in questo ambito. Talvolta una percezione non del tutto positiva del volontariato, basata sul mancato apprezzamento del volontariato transfrontaliero da parte dei potenziali datori di lavoro, può dissuadere i giovani dal candidarsi a tali attività.
Valutazione dell'impatto
La valutazione dell'impatto sottolinea il valore aggiunto che la presente raccomandazione apporterebbe alla promozione della mobilità dei giovani volontari in Europa. Essa definisce il problema in questione e le ragioni di un'azione politica a livello di UE. La valutazione dell'impatto descrive le finalità dell'iniziativa, suddivise in obiettivi generali e specifici, analizza le diverse modalità per garantire il conseguimento degli obiettivi perseguiti e propone l'opzione più appropriata nonché l'adeguato strumento giuridico.
La decisione di non prendere alcuna iniziativa determinerebbe il protrarsi dell'attuale situazione insoddisfacente. Gli ostacoli alla mobilità transnazionale dei giovani volontari persisterebbero e le aspettative dei soggetti interessati e di numerosi giovani europei verrebbero deluse.
L'opzione di espandere l'SVE per trasformarlo in un servizio universale avrebbe il vantaggio di offrire ad ogni giovane cittadino europeo che lo desideri ottime possibilità di volontariato in Europa, ma non è realizzabile per ragioni pratiche e finanziarie: richiederebbe un enorme centro organizzativo e amministrativo a livello di Unione e un bilancio notevolmente più alto, che risulta incompatibile con le risorse finanziarie disponibili e con il quadro di bilancio per il 2007-2013. Un altro svantaggio significativo consisterebbe nel rischio di ridurre la diversità dei programmi attualmente esistenti in Europa, una delle principali caratteristiche del settore del volontariato che andrebbe mantenuta e valorizzata.
L'armonizzazione dei sistemi nazionali in questo settore è disciplinata dal trattato.
L'opzione preferita dalla Commissione è il miglioramento dell'interoperabilità dei programmi esistenti negli Stati membri, istituiti dalla società civile o dalle autorità pubbliche. Una raccomandazione del Consiglio a norma dell'articolo 149, paragrafo 4, del trattato invierebbe un forte messaggio politico rispettando nel contempo il principio di sussidiarietà e la diversità delle situazioni negli Stati membri. In base a tale opzione l'SVE continuerebbe la propria attività quale programma di volontariato transfrontaliero ricco di stimoli e quale laboratorio per la verifica dei miglioramenti a livello di qualità, riconoscimento e sostegno.
Valore aggiunto della proposta
La raccomandazione proposta non mira a sostituire programmi nazionali. I principi e le linee d'azione proposti nella raccomandazione sono anzi volti a consentire agli Stati membri di potenziare i propri sistemi nazionali mediante lo scambio di buone pratiche e a costituire una piattaforma per agevolare la definizione di accordi o partenariati bilaterali o multilaterali tra gli Stati membri.
2. Elementi giuridici della proposta
Sintesi delle misure proposte
La raccomandazione proposta incoraggia gli Stati membri a migliorare l'interoperabilità dei programmi nazionali di volontariato dei giovani al fine di agevolare la partecipazione di un volontario originario di un dato paese a programmi di volontariato in un altro paese.
Gli Stati membri sono invitati a compiere progressi nei seguenti ambiti: raccolta di dati sui programmi esistenti nei loro territori; diffusione di informazioni sulle opportunità disponibili; incremento delle possibilità di volontariato transfrontaliero nei vari programmi nazionali; garanzia di un livello ragionevole di qualità per i giovani volontari, di un adeguato riconoscimento dei risultati dell'apprendimento dei giovani volontari e di un sostegno mirato sia per gli operatori socio-educativi specializzati nei giovani (denominati in genere "operatori giovanili") sia per i giovani con minori opportunità.
La Commissione si impegnerà inoltre a migliorare l'accesso alle possibilità di volontariato mediante l'ulteriore sviluppo di un portale europeo dei giovani volontari (quale parte dell'attuale portale per i giovani) e con l'ausilio di strumenti atti a favorire il riconoscimento di capacità e competenze, come il quadro europeo delle qualifiche, Europass e Youthpass.
Base giuridica
L'articolo 149 del trattato costituisce la base giuridica.
Principio di sussidiarietà
La proposta è conforme al principio di sussidiarietà poiché gli obiettivi della proposta non possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri a causa della dimensione e degli effetti della presente raccomandazione e possono dunque essere conseguiti meglio a livello comunitario. Il miglioramento della dimensione transnazionale del volontariato dei giovani è un compito difficile per qualsiasi programma nazionale di volontariato. Data la sua conoscenza del problema e l'esistenza di necessità comuni a tutti gli Stati membri, l'UE è nella posizione migliore per formulare una serie di raccomandazioni relative a una migliore interoperabilità dei sistemi nazionali.
Principio di proporzionalità
La proposta è conforme al principio di proporzionalità poiché non sostituisce né definisce programmi nazionali di volontariato, non armonizza tali programmi e lascia agli Stati membri il compito di attuare la raccomandazione. La proposta rispetta inoltre la diversità delle forme di volontariato dei giovani in Europa.
Scelta dello strumento
Raccomandazione del Consiglio.
3. Incidenza sul bilancio
Nessuna.
Proposta di
RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO
relativa alla mobilità dei giovani volontari in Europa
IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 149, paragrafo 4,
vista la proposta della Commissione[8],
considerando quanto segue:
(1) Le attività di volontariato costituiscono una ricca esperienza di apprendimento informale che potenzia le capacità e le competenze professionali dei giovani, contribuisce al loro inserimento nel mondo del lavoro, sviluppa un senso di solidarietà e competenze sociali, agevola l'integrazione nella società e promuove la cittadinanza attiva.
(2) La mobilità transnazionale in Europa costituisce un notevole vantaggio per tutti, poiché è uno strumento essenziale per promuovere l'istruzione, l'occupazione e la coesione regionale e sociale nonché per contribuire a migliorare la comprensione reciproca e la partecipazione attiva nella società. Questo vale in particolare per i giovani, alle prese con un mercato del lavoro in cui adattabilità e flessibilità sono sempre più apprezzate.
(3) La raccomandazione 2001/613/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilità nella Comunità degli studenti, delle persone in fase di formazione, di coloro che svolgono attività di volontariato, degli insegnanti e dei formatori[9] e la raccomandazione 2006/961/CE Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, relativa alla mobilità transnazionale nella Comunità a fini di istruzione e formazione professionale: Carta europea di qualità per la mobilità[10] fanno riferimento ai volontari.
(4) La mobilità dei giovani volontari rientra nell'ambito della libera circolazione delle persone tutelata dall'articolo 18 del trattato CE.
(5) Le comunità locali che ospitano giovani volontari traggono il massimo beneficio dalle loro attività, che possono svolgersi in un'ampia gamma di settori, quali la promozione dell'inclusione sociale, la salvaguardia del patrimonio culturale, il miglioramento della solidarietà tra generazioni e la tutela dell'ambiente, arricchendo nel contempo la diversità culturale delle comunità ospitanti.
(6) Nell'aprile 2008 il Parlamento europeo ha adottato una relazione sul contributo del volontariato alla coesione economica e sociale[11] che incoraggia gli Stati membri così come le autorità regionali e locali a riconoscere il valore del volontariato nel promuovere la coesione sociale ed economica e raccomanda la promozione di progetti di volontariato transfrontalieri.
(7) Esiste un'ampia gamma di attività di volontariato in Europa, organizzate dalla società civile o dalle autorità pubbliche, ed è opportuno che tali attività vengano mantenute, ulteriormente sviluppate e rese interoperabili.
(8) Il regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità[12] e le relative disposizioni riguardano solo i volontari assicurati secondo la legislazione nazionale in tema di sicurezza sociale, pertanto gli aspetti relativi alla protezione sociale possono talvolta costituire un disincentivo in rapporto alle attività di volontariato in un altro Stato membro.
(9) La raccomandazione 2001/613/CE invitava gli Stati membri a prendere i provvedimenti ritenuti adeguati, conformemente alla legislazione comunitaria e nel quadro della legislazione nazionale, affinché i volontari e le loro famiglie non siano discriminati, a causa della mobilità, per quanto riguarda la pertinente protezione sociale, come l'assistenza sanitaria e le politiche sociali a favore delle famiglie.
(10) Rispettivamente, la risoluzione del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, del 15 novembre 2004, in materia di obiettivi comuni per le attività di volontariato dei giovani, e la risoluzione del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, del 19 novembre 2007, concernente la realizzazione degli obiettivi comuni per le attività di volontariato dei giovani, definiscono obiettivi comuni relativi alle attività di volontariato dei giovani e propongono scambi di buone prassi e attività di apprendimento tra pari per migliorare la loro realizzazione, oltre ad invitare gli Stati membri ad esaminare strumenti pratici atti a misurare i progressi compiuti. Quest'ultima risoluzione invita inoltre la Commissione a presentare ulteriori proposte relative alla promozione e al riconoscimento delle attività di volontariato dei giovani.
(11) Le attività di volontariato hanno rappresentato una priorità del metodo aperto di coordinamento nel settore della gioventù, che ha già individuato un'ampia gamma di buone pratiche. In tale contesto il servizio volontario europeo (SVE), un'iniziativa del 1996 nel quadro del programma "Gioventù" dell'UE, ha consentito ai giovani di impegnarsi nel servizio volontario in una serie di ambiti. L'attuale programma "Gioventù in azione" potenzia tale iniziativa.
(12) La direttiva 2004/114/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, relativa alle condizioni di ammissione dei cittadini di paesi terzi per motivi di studio, scambio di alunni, tirocinio non retribuito o volontariato[13] prevede la possibilità di rilasciare permessi di soggiorno speciali ai cittadini di paesi terzi che chiedono di essere ammessi nel territorio di uno Stato membro per svolgervi un'attività di volontariato.
(13) Nonostante tali sforzi, in Europa sussistono ancora ostacoli alla mobilità transfrontaliera dei giovani volontari; di conseguenza la presente raccomandazione mira principalmente a fornire un quadro di riferimento che permetta agli Stati membri di intensificare la propria cooperazione, indipendentemente dalla diversità dei loro programmi nazionali.
(14) Nel quadro della presente raccomandazione è opportuno che le attività di volontariato transfrontaliero vengano definite come un impegno volontario in base al quale il giovane volontario partecipa, in un paese diverso da quello dove risiede, a un'attività non lucrativa e non remunerata a beneficio della collettività. Tale attività è caratterizzata dai seguenti aspetti: è aperta a tutti i giovani al di sotto dei 30 anni, è intrapresa volontariamente, ha una durata prestabilita, nonché obiettivi, struttura e contesto chiari, non è remunerata ma prevede la corresponsione di piccole somme di denaro e la copertura delle spese.
(15) Un'attenzione specifica va riservata ai giovani con minori opportunità, poiché il volontariato costituisce una possibilità particolarmente valida di mobilità per tali giovani, che altrimenti beneficerebbero meno, o per nulla, di altri programmi di mobilità. Questi giovani hanno specifiche esigenze in tema di formazione e di tutoraggio di cui occorre tenere conto. In tale contesto sarà molto utile sostenere la formazione e la mobilità degli operatori socio-educativi specializzati nei giovani e degli animatori giovanili.
(16) Una migliore interoperabilità dei programmi nazionali e una maggiore condivisione di informazioni può stimolare tutti i giovani europei, indipendentemente dalla loro nazionalità, a partecipare maggiormente ad attività di volontariato in paesi terzi.
(17) Poiché gli obiettivi della presente raccomandazione non possono essere realizzati in misura sufficiente dagli Stati membri e possono dunque, a causa delle dimensioni e degli effetti della presente raccomandazione, essere conseguiti meglio a livello comunitario, la Comunità può adottare misure volte a promuovere la mobilità dei giovani volontari mediante l'interoperabilità dei programmi nazionali, a norma del principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato. La presente raccomandazione si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo,
RACCOMANDA AGLI STATI MEMBRI:
A di promuovere la mobilità dei giovani volontari in Europa migliorando l'interoperabilità dei programmi nazionali di volontariato organizzati dalla società civile o dalle autorità pubbliche affinché tutti i giovani che lo desiderano abbiano la possibilità di svolgere un'attività di volontariato in Europa;
B di sviluppare a tal fine le seguenti linee d'azione:
(1) miglioramento del livello di conoscenza relativo ai programmi di volontariato nei territori nazionali e trasmissione di tali informazioni alla Commissione europea per un'ulteriore diffusione;
(2) migliore accessibilità delle informazioni sulle opportunità di volontariato all'estero per i giovani, gli operatori socio-educativi specializzati nei giovani e gli animatori giovanili;
(3) diffusione tra tutte le parti interessate (autorità pubbliche, organizzazioni della società civile, potenziali datori di lavoro e giovani, compresi i cittadini di paesi terzi legalmente residenti nell'UE) di informazioni circa i diritti e le opportunità, derivanti dalle disposizioni in vigore a livello europeo e nazionale, in tema di volontariato transnazionale;
(4) scambio di informazioni sulle possibilità di volontariato tra gli Stati membri e massima semplificazione delle procedure di richiesta di partecipazione, al fine di facilitare ai volontari l'accesso e la candidatura ai programmi nazionali di altri Stati membri;
(5) sviluppo di possibilità di volontariato transnazionale europeo mediante un approccio flessibile; se necessario, sostegno della capacità di accoglienza dei volontari transeuropei nel paese ospitante; istituzione di punti di contatto per i giovani europei in base all'approccio dello sportello unico, se del caso in connessione con le agenzie nazionali del programma "Gioventù in azione" e promozione del ricorso a meccanismi europei esistenti in grado di favorire la mobilità dei giovani, come le carte per la mobilità;
(6) riduzione delle barriere linguistiche alla mobilità transfrontaliera attraverso la promozione dell'apprendimento delle lingue da parte dei giovani volontari;
(7) elaborazione di norme di base sulla qualità volte a promuovere un ragionevole grado di garanzia della qualità, al fine di rassicurare e tutelare i volontari impegnati all'estero, di rafforzare la fiducia e di promuovere la partecipazione ai programmi transfrontalieri; le norme potrebbero riguardare il livello di formazione dei volontari e del personale, la preparazione alle attività, il tutoraggio, il rilevamento di dati e il seguito dato all'attività;
(8) invio di informazioni circa tali norme sulla qualità alle organizzazioni di accoglienza e d'invio, nonché ai volontari, e controllo del rispetto delle norme da parte delle organizzazioni;
(9) esame approfondito delle pertinenti disposizioni in tema di protezione sociale al fine di sfruttare pienamente le possibilità offerte dalla legislazione dell'UE e da quella nazionale, in particolare per quanto riguarda le situazioni in cui i volontari non sono adeguatamente tutelati;
(10) applicazione di provvedimenti volti a garantire l'adeguato riconoscimento dei risultati dell'apprendimento dei giovani volontari nei rispettivi quadri nazionali delle qualifiche e conformemente alle disposizioni comunitarie eventualmente esistenti;
(11) promozione dell'utilizzo di strumenti a livello di UE, atti a facilitare il volontariato transfrontaliero garantendo la trasparenza delle qualifiche, come Europass, e adeguato riconoscimento delle capacità e delle competenze acquisite durante il volontariato, preferibilmente in un formato comparabile, certificato, basato su Youthpass o su altri modelli equivalenti;
(12) rafforzamento della mobilità transeuropea degli operatori socio-educativi specializzati nei giovani e degli animatori giovanili attivi nel volontariato transfrontaliero;
(13) miglioramento delle informazioni e delle formazioni in tema di volontariato transeuropeo dei giovani destinate agli operatori socio-educativi specializzati nei giovani e agli animatori giovanili attivi nell'ambito di organizzazioni, autorità locali o servizi civili;
(14) particolare attenzione ed elaborazione di soluzioni mirate per i giovani con minori opportunità, al fine di migliorare il loro accesso ad attività di volontariato, in particolare alle forme di volontariato transeuropeo, tenendo conto delle specifiche necessità di tali giovani in tema di formazione e di sostegno;
APPROVA L'INTENZIONE DELLA COMMISSIONE
(1) di sostenere gli Stati membri nei compiti sopra descritti mediante il quadro di cooperazione dell'UE nel settore della gioventù e in particolare il metodo aperto di coordinamento e il programma "Gioventù in azione";
(2) di promuovere e organizzare, in collegamento con gli Stati membri, uno scambio sistematico di informazioni ed esperienze relative all'interoperabilità dei programmi nazionali di volontariato organizzati dalla società civile o dalle autorità pubbliche;
(3) di creare un portale europeo dei giovani volontari sulla base dei portali, delle banche dati o di specifici siti web nazionali sul volontariato dei giovani;
(4) di presentare al Consiglio, quattro anni dopo l'adozione della presente raccomandazione, una relazione volta a determinare se le misure proposte siano efficaci e a valutare la necessità di ulteriori iniziative.
Fatto a Bruxelles,
Per il Consiglio
Il Presidente
[1] Decisione n. 1719/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2006, che istituisce il programma "Gioventù in azione" per il periodo 2007-2013 (GU L 327 del 24.11.2006, pag. 30).
[2] Indagine di AVSO e Youthnetworks; NoBorders Foundation, Paesi Bassi, 28 febbraio 2008; http://www.avso.org/
[3] Looking Behind the Figures: The main results of the Eurobarometer 2007 survey on youth (Al di là dei numeri – i principali risultati dell'indagine Eurobarometro del 2007 sui giovani), Ufficio delle pubblicazioni delle Comunità europee, Lussemburgo 2007, ISBN 978-92-79-05540-9, http://ec.europa.eu/public_opinion/index_en.htm.
[4] Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 luglio 2001, relativa alla mobilità nella Comunità degli studenti, delle persone in fase di formazione, di coloro che svolgono attività di volontariato, degli insegnanti e dei formatori (GU L 215 del 9.8.2001, pag. 30) e raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, relativa alla mobilità transnazionale nella Comunità a fini di istruzione e formazione professionale: Carta europea di qualità per la mobilità (GU L 394 del 30.12.2006, pag. 5).
[5] REGI/6/50546, 2007/2149, del 21 aprile 2008.
[6] Direttiva 2004/114/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, relativa alle condizioni di ammissione dei cittadini di paesi terzi per motivi di studio, scambio di alunni, tirocinio non retribuito o volontariato (GU L 375 del 23.12.2004, pag. 12).
[7] Documento di lavoro dei servizi della Commissione Analysis of National Reports from the Member States of the European Union Concerning the Implementation of the Common Objectives for Voluntary Activities of Young People (Analisi delle relazioni nazionali degli Stati membri dell'Unione europea relative all'attuazione degli obiettivi comuni sulle attività di volontariato dei giovani), SEC(2007)1084 del 5.9.2007.
[8] GU C […] del […], pag. […].
[9] GU L 215 del 9.8.2001, pag. 30.
[10] GU L 394 del 30.12.2006, pag. 5.
[11] REGI/6/50546, 2007/2149, del 21 aprile 2008.
[12] GU L 149 del 5.7.1971, pag. 2.
[13] GU L 375 del 23.12.2004, pag. 12.
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