Relazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento Europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - La parità tra le donne e gli uomini - 2008 /* COM/2008/0010 def. */
[pic] | COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE | Bruxelles, 23.1.2008 COM(2008) 10 definitivo RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL PARLAMENTO EUROPEO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI La parità tra le donne e gli uomini - 2008 INDICE 1. Introduzione 3 2. Principali evoluzioni 3 2.1. Divari tra donne e uomini 3 2.2. Sviluppi politici e legislativi 5 3. Sfide e orientamenti strategici 6 3.1. Posti di lavoro di qualità per favorire una pari indipendenza economica 7 3.2. Servizi di qualità a sostegno della conciliazione 8 3.3. Lotta contro gli stereotipi, sostegno alle scelte individuali 8 3.4. Meccanismi istituzionali in sostegno agli impegni politici ed all'attuazione della legislazione 9 4. Conclusioni 9 ANNEX 11 INTRODUZIONE La parità tra le donne e gli uomini è un valore fondamentale dell'Unione europea. Grazie all'azione congiunta della Comunità e degli Stati membri, la situazione degli uomini e delle donne in Europa è davvero cambiata in numerosi settori. Ad esempio la quota di donne che lavorano è cresciuta incessantemente, mentre il livello d'istruzione delle donne è oggi superiore a quello degli uomini. Rimangono però da affrontare dei nodi importanti. In particolare, pur di fronte a progressi incontestabili sul piano quantitativo, bisogna ulteriormente sostenere l'aspetto qualitativo della parità. Questo è il messaggio principale alla base della presente relazione. L'anno 2007 è stato contrassegnato dall'attuazione di numerose azioni previste nel 2006 dalla "Tabella di marcia per la parità tra donne e uomini" della Commissione europea nonché dal "Patto europeo per la parità di genere" del Consiglio europeo. Tutte queste azioni convergono verso l'obiettivo di realizzare una reale parità tra le donne e gli uomini, lavorando sia sugli aspetti quantitativi che su quelli qualitativi. Inoltre, la Commissione ha contributo alla creazione di principi comuni in materia di "flessicurezza"[1], segnatamente allo scopo di sostenere la creazione di nuovi e migliori posti di lavoro. L'anno è stato poi contrassegnato da alcune significative celebrazioni e manifestazioni dedicate alla politica per la parità tra le donne e gli uomini: 50esimo anniversario della politica europea di parità tra le donne e gli uomini; anno europeo delle pari opportunità per tutti; decimo anniversario della firma del Trattato di Amsterdam, atto fondatore della strategia europea per l'occupazione e dell'integrazione ( mainstreaming ) della dimensione di genere nelle politiche comunitarie. La presente quinta relazione annuale sulla parità tra le donne e gli uomini, realizzata in collaborazione con gli Stati membri su richiesta del Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo, è la prima relativa a un'Europa ormai allargata a 27 Stati membri. L'accresciuta diversità che contraddistingue oggi l'Unione europea potrebbe porre nuove sfide alle politiche in materia di parità. Tuttavia l'allargamento ai nuovi stati dimostra che questi condividono i valori fondamentali dell'Unione europea e sono impegnati a portarne avanti le missioni fondamentali, fra cui la realizzazione della parità tra le donne e gli uomini. Principali evoluzioni Divari tra donne e uomini Nuovi e migliori posti di lavoro: questo è uno dei principali obiettivi strategici nel quadro dell'Agenda di Lisbona per la crescita e l'occupazione. Da dieci anni, malgrado gli innegabili progressi in termini di aumento dei posti di lavoro per le donne, permane la necessità di migliorare l'aspetto qualitativo. Il lavoro femminile è stato il principale fattore della continua crescita dell'occupazione nell'UE nel corso di questi ultimi anni. Tra il 2000 ed il 2006 il numero di persone che lavorano nell'UE-27 è salito di circa 12 milioni di unità, tra cui oltre 7,5 milioni di donne. Il tasso di occupazione femminile ha infatti registrato una crescita costante ogni anno, fino a per raggiungere il 57,2% nel 2006, pari a 3,5 punti di più rispetto al 2000; l'obiettivo di raggiungere il 60% nel 2010 è ormai a portata di mano. Nel corso dello stesso periodo il tasso di occupazione maschile è aumentato di meno di un punto. Anche fra i lavoratori di oltre 55 anni l'aumento del tasso di occupazione delle donne è proseguito a ritmo superiore rispetto a quello degli uomini, raggiungendo il 34,8%, pari a 7,4 punti di più rispetto al 2000. In parallelo, il tasso di disoccupazione femminile raggiungeva il suo livello più basso da dieci anni, attestandosi al 9%. Questa evoluzione positiva ha permesso una sensibile riduzione del divario nel tasso di occupazione di donne e uomini, passato dal 17,1 % nel 2000 al 14,4 % nel 2006. Tuttavia la persistenza stessa di un divario nel tasso di occupazione, anche fra i giovani (6 punti nella fascia d'età compresa fra 15 e 24 anni) rappresenta un fattore anomalo, in particolare se si tiene conto del superiore tasso di successo scolastico ed universitario delle giovani donne. Inoltre tale differenza divario sembra crescere con l'età fino a raggiungere il 17,8 % oltre i 55 anni. Molti aspetti della qualità del lavoro delle donne restano problematici. La parità tra le donne e gli uomini fa parte delle componenti della qualità del lavoro individuate dalla Commissione[2]. Per quanto riguarda gli indicatori della retribuzione, della segregazione del mercato del lavoro e della presenza delle donne nei posti decisionali non si registra alcun progresso significativo da molti anni. Anche il divario nella retribuzione si è stabilmente assestato sul 15% dal 2003, scendendo di un solo punto dal 2000. La segregazione settoriale e professionale basata sul genere non è dunque diminuita, e anzi in alcuni paesi è perfino aumentata; ciò sembrerebbe indicare che le donne recentemente affacciatesi sul mercato del lavoro sono entrate in settori e professioni dove si riscontrava già una forte presenza femminile. La presenza di donne dirigenti nelle imprese ristagna al 33%, mentre progredisce assai lentamente in campo politico; infatti appena il 23% dei parlamentari nazionali ed il 33% degli eurodeputati sono donne. Inoltre, in tutte le altre dimensioni della qualità del lavoro, come ad esempio nella conciliazione della vita professionale e privata , nel ricorso a modalità di lavoro che non valorizzano pienamente le competenze, o nella salute e sicurezza sul luogo di lavoro, possono persistere divari tra donne e uomini . Ne testimonia il drastico calo del tasso di occupazione delle donne con figli piccoli a carico (-13,6 punti in media), mentre quello degli uomini aumenta. Infatti il tasso di occupazione delle donne con figli a carico è appena del 62,4%, contro il 91,4% degli uomini, con uno scarto di ben 29 punti percentuali. Oltre tre quarti dei lavoratori a tempo parziale sono donne (76,5%), un dato che corrisponde a una donna su tre, rispetto a meno di un uomo su dieci. Anche il ricorso a contratti d'impiego a tempo determinato è più frequente tra le donne (il 15,1%, ovvero un punto in più rispetto agli uomini). In altri termini i notevoli sforzi profusi nel quadro della strategia europea per la crescita e l'occupazione per raggiungere un aumento sia quantitativo che qualitativo (""more and better jobs") dell'occupazione delle donne sembrano avere ottenuto migliori risultati sotto l'aspetto della quantità che sotto quello della qualità. Anche in materia sociale sussistono differenze, le quali potrebbero rispecchiare le differenze sul mercato del lavoro. La disoccupazione di lunga durata risulta infatti ancora molto più frequente tra le donne (4,5%) che tra gli uomini (3,5%). Le carriere professionali più brevi, più lente e meno rimunerative delle donne incidono inoltre sul loro rischio di povertà, in particolare nella fascia di età oltre i 65 anni (21%, ovvero 5 punti di più rispetto agli uomini). Sviluppi politici e legislativi La tabella di marcia per la parità tra donne e uomini[3] ha impresso un nuovo slancio alla politica comunitaria in questo settore. La Commissione garantisce la verifica dei progressi compiuti e delle previsioni di azioni nel quadro della tabella di marcia in un dettagliato programma di lavoro[4] annuale. Tale programma indica in particolare che sono stati realizzati importanti progressi per quanto riguarda l'integrazione ( mainstreaming ) di una prospettiva di parità nelle politiche dell'Unione, in particolare nei settori prioritari individuati dalla tabella di marcia. La conciliazione della vita professionale, della vita privata e della vita familiare è un elemento centrale della parità tra donne e uomini e rappresenta un settore di azione prioritaria della tabella di marcia. Inoltre essa rappresenta un fattore essenziale della qualità del lavoro. Alla fine del 2006 la Commissione ha lanciato una consultazione formale delle parti sociali[5] a livello europeo in merito al possibile orientamento di un'azione comunitaria in questo settore, volta a migliorare o completare il quadro esistente. La consultazione ha evidenziato la convergenza di opinioni tra le parti sociali riguardo alla necessità di adottare misure, in particolare per incoraggiare gli uomini ad impegnarsi maggiormente nella vita familiare. La Commissione ha dunque lanciato, in data 30 maggio 2007 la seconda fase[6] della consultazione, relativa al contenuto di eventuali proposte in questo settore. Queste hanno riguardato in particolare il miglioramento delle disposizioni relative al congedo di maternità ed al congedo parentale, nonché l'introduzione di nuovi tipi di congedi (congedo di paternità, di adozione o congedo per occuparsi di familiari in condizioni di dipendenza), e altre misure non legislative. Dopo avere analizzato le risposte ottenute la Commissione potrà, se del caso, avanzare delle proposte di miglioramento dell'attuale quadro legislativo, tenendo conto dell'apertura di eventuali negoziati tra parti sociali e dei risultati delle analisi d'impatto necessarie. Inoltre, la Commissione ha assicurato il proprio sostegno[7] all' Alleanza europea per la famiglia , proposta dal Consiglio europeo di primavera, che sarà costituita da una piattaforma di scambi e di conoscenze sulle politiche a favore delle famiglie e sulle buone prassi adottate negli Stati membri, destinate a rispondere alle sfide dell'evoluzione demografica. La legislazione ha sempre svolto un ruolo centrale per i progressi realizzati verso la parità tra donne e uomini. Per quanto riguarda la legislazione in materia di parità di trattamento , le procedure d'infrazione aperte per mancato recepimento della direttiva 2002/73[8] sono terminate, con l'eccezione di un caso in cui il recepimento resta parziale. L'analisi della conformità delle disposizioni nazionali di recepimento è attualmente in corso. La prima fase della procedura di cui all'articolo 226 CE è stata lanciata nel 2007. Tale esercizio di controllo della conformità delle legislazioni nazionali proseguirà nel 2008. Nonostante determinati progressi, sul mercato del lavoro persiste un notevole divario tra donne ed uomini, e di conseguenza rimangono altrettanti ostacoli al raggiungimento dell'obiettivo della parità nell'indipendenza economica. In particolare, in una comunicazione adottata il 18 luglio 2007[9], la Commissione ha preannunciato il suo massimo impegno nel tentare il possibile per combattere il divario di retribuzione tra donne e uomini . Si tratterà in particolare di sviluppare le capacità d'analisi del fenomeno, che resta complesso e mal compreso, al fine di tracciare delle linee d'azione mirate e di individuare possibili miglioramenti dell'attuale quadro legislativo. Inoltre sarà necessaria un'azione concertata, in particolare nel quadro del nuovo ciclo della strategia europea per la crescita e l'occupazione e dei principi comuni in materia di "flessicurezza"[10], al fine di eliminare tutte le differenze che esistono sul mercato del lavoro. La creazione dell' Istituto europeo per l'uguaglianza di genere ha registrato progressi grazie al sostegno attivo della Commissione. Infatti, grazie alla nomina dei membri del Consiglio d'amministrazione[11], l'istituto possiede oggi un organo decisionale. L'istituto sarà chiamato ad apportare un significativo sostegno tecnico alle politiche di parità tra donne e uomini. Sfide e orientamenti strategici Conformemente alla strategia europea per la crescita e l'occupazione, il miglioramento della qualità dell'occupazione riveste un'importanza rilevante, sia per il benessere dei lavoratori che per l'aumento della produttività e dell'occupazione. Il ciclo appena terminato è stato caratterizzato da un costante aumento del tasso di occupazione delle donne, mentre i progressi sono stati meno netti da un punto di vista qualitativo. Infatti rimane un notevole divario tra i sessi, in particolare per quanto concerne le differenze delle modalità di lavoro tra donne e uomini (segnatamente nel ricorso al tempo parziale o a contratti a tempo determinato, o nei posti di lavoro di qualità inferiore e meno remunerati), persiste la segregazione orizzontale e verticale del mercato del lavoro (in alcuni paesi è addirittura aumentata) e non diminuiscono le differenze di retribuzione . Maggiori sforzi devono dunque essere profusi per creare più posti di lavoro di qualità, avendo ben presente l'importanza di un approccio basato sulla "flessicurezza" e tenendo conto del diverso impatto delle politiche dell'occupazione sulle donne e sugli uomini durante l'intero ciclo della vita. Tale approccio deve riguardare sia la qualità intrinseca del lavoro che tutti gli altri aspetti che incidono su di essa, come lo sviluppo di infrastrutture che permettano a chiunque di accedere al mercato del lavoro e di rimanervi, o la possibilità di realizzare le proprie aspirazioni professionali e scelte personali al di là degli stereotipi. È inoltre fondamentale dotarsi degli strumenti istituzionali necessari alla buona gestione ed all'attuazione effettiva degli impegni politici. Posti di lavoro di qualità per favorire una pari indipendenza economica Il miglioramento quantitativo dell'occupazione deve procedere di pari passo con un miglioramento qualitativo[12]. I posti di lavoro di elevata qualità sono attraenti per i lavoratori e permettono loro di sfruttare pienamente il proprio potenziale produttivo; inoltre contribuiscono a migliorare la qualità globale della vita sociale. La parità tra donne e uomini rappresenta una componente essenziale della qualità del lavoro. Si tratta di eliminare sia le differenze che persistono sul mercato del lavoro che di affrontare tutte le dimensioni della qualità in una prospettiva di genere, anche per le questioni attinenti alla salute e al benessere sul lavoro. - Gli sforzi volti ad eliminare i divari tra i sessi nel campo dell'occupazione devono essere proseguiti ed intensificati nel quadro del nuovo ciclo della strategia europea per la crescita e l'occupazione, al fine di ridurre significativamente i divari in materia di occupazione, disoccupazione e retribuzione, nonché la segregazione del mercato del lavoro; - Il sostegno alla conciliazione della vita professionale e privata dovrebbe essere intensificato, mirando a coinvolgere sia gli uomini che le donne, in particolare attraverso modalità di lavoro e di congedo innovative e flessibili, che agevolino la partecipazione e la permanenza nel mondo del lavoro degli uomini e delle donne che hanno responsabilità riguardo a persone non autosufficienti, e stimolino una migliore ripartizione dei compiti domestici e familiari in armonia con il principio di corresponsabilità; - Dovrebbe essere garantito il perfezionamento professionale dei lavoratori per assicurare loro prospettive di evoluzione che ne valorizzino pienamente il potenziale nel corso del ciclo di vita, e al fine di mirare ad una rappresentazione equilibrata dei due sessi nei posti decisionali; - L'approccio alle questioni attinenti alla salute e al benessere sul lavoro, nonché alla qualità dell'ambiente di lavoro, dovrebbe tenere conto della situazione e dei problemi specifici delle donne e degli uomini; - Occorre avvalersi in pieno del potenziale offerto dai fondi strutturali al fine di sostenere le politiche miranti a un miglioramento del lavoro sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Servizi di qualità a sostegno della conciliazione La possibilità di conciliare vita professionale e vita privata[13] dipende sia da un'organizzazione del lavoro moderna, che combini flessibilità e sicurezza in una prospettiva di genere, che della disponibilità di servizi accessibili, abbordabili e di qualità. Numerosi sforzi sono stati profusi per migliorare la disponibilità e l'accessibilità di questi servizi, in particolare la custodia dei bambini e l'assistenza per altre persone non autosufficienti. Gli aspetti qualitativi richiedono un'attenzione equivalente, come evidenziato dalla consultazione della Commissione sull'inclusione attiva.[14] - Gli sforzi volti a migliorare la disponibilità e l'accessibilità dei servizi di custodia dei bambini, conformemente agli obiettivi di Barcellona[15], e dei servizi di assistenza per persone non autosufficienti, dovrebbero essere proseguiti ed intensificati, prestando altrettanta attenzione alla qualità dei servizi, anche per quanto riguarda l'aspetto degli orari; - La qualità dei servizi dovrebbe essere sostenuta assicurando la formazione continua ed il miglioramento delle qualifiche del personale addetto, nonché valorizzandone la professionalità; - È necessario garantire la qualità dei servizi di interesse generale, in particolare nei settori dei trasporti, dell'amministrazione o del collocamento. Si dovrebbe assicurare in particolare la compatibilità di tali servizi con gli orari di lavoro a tempo pieno degli uomini e delle donne su cui ricade la responsabilità dell'assistenza a persone non autosufficienti; - Occorre avvalersi in pieno del potenziale offerto dai fondi strutturali al fine di sostenere una maggiore accessibilità e qualità dei servizi volti ad agevolare la conciliazione tra vita professionale e vita privata a vantaggio di tutti. Lotta contro gli stereotipi, sostegno alle scelte individuali Gli stereotipi rappresentano ostacoli alla realizzazione delle scelte individuali sia degli uomini che delle donne. Essi contribuiscono alla persistenza delle disuguaglianze influendo sulle scelte dei settori dell'istruzione, della formazione o dell'occupazione, sulla partecipazione ai compiti domestici e familiari e sulla rappresentazione in seno ai posti decisionali. Inoltre possono influire sulla valorizzazione del lavoro di tutti. La loro eliminazione è una delle priorità dell'itinerario e del quadro d'azione delle parti sociali europee per la parità. - La lotta contro gli stereotipi legati al sesso deve iniziare fin dalla più giovane età e dovrebbe promuovere modelli di comportamento che valorizzino scelte individuali dei percorsi d'istruzione e sostengano la parità tra i sessi, anche nella ripartizione dei compiti domestici e familiari; - È necessario eliminare le barriere culturali per agevolare l'accesso delle donne e degli uomini ai mestieri non tradizionali, anche in seno ai posti decisionali, e sostenere pienamente le scelte individuali; - L'approccio della formazione permanente, dello sviluppo professionale e dell'orientamento professionale dovrebbe essere libero da tutti gli stereotipi. I professionisti della formazione e gli addetti all'orientamento professionale dovrebbero essere sensibilizzati in tal senso; - I mass media di qualsiasi tipo devono essere coinvolti negli sforzi volti a combattere le immagini stereotipate delle donne e degli uomini e a promuovere un'immagine realistica delle loro competenze. Meccanismi istituzionali in sostegno agli impegni politici ed all'attuazione della legislazione Chiari impegni a sostegno della parità tra i sessi sono stati presi al più alto livello politico, dalla Commissione, dal Consiglio europeo e dalle parti sociali europee. L'itinerario attribuisce la massima importanza all'efficienza della governance, necessaria per dotarsi di efficaci mezzi per attuare questi impegni. - È fondamentale l'elaborazione di strumenti di formazione e di attuazione che permettano a tutti i soggetti interessati di integrare una prospettiva di genere nei propri rispettivi settori di competenza ( mainstreaming di genere), compresa la valutazione dell'impatto specifico delle politiche dedicate alle donne e agli uomini; è inoltre opportuno vigilare sull'utilizzo efficace degli strumenti esistenti, come i manuali per l'integrazione ( mainstreaming ) di una prospettiva di genere nelle politiche per l'occupazione della Commissione;[16] - È fondamentale sviluppare le capacità dei principali soggetti ed organismi che operano per la parità tra i sessi per dotarli delle competenze, degli strumenti e delle risorse necessarie per l'attuazione delle loro politiche; - L'attuazione e la verifica delle politiche devono essere assicurate attraverso indicatori sia quantitativi che qualitativi nonché attraverso statistiche ripartite per sesso e affidabili, comparabili e disponibili in tempo utile. Conclusioni Al fine di raggiungere un'autentica parità tra i sessi, sia in termini quantitativi che qualitativi, si invita il Consiglio europeo ad esortare urgentemente gli Stati membri a raccogliere le sfide summenzionate, in collaborazione con le parti sociali e la società civile. Alla luce della presente relazione un'attenzione particolare dovrebbe essere prestata: - All'aumento dell'occupazione delle donne, sia in termini quantitativi che qualitativi, nel quadro del nuovo ciclo della strategia europea per la crescita e l'occupazione; - All'integrazione di una prospettiva di genere ( mainstreaming di genere) in tutte le dimensioni della qualità del lavoro; - Allo sviluppo sia dell'offerta che della qualità dei servizi che permettono di conciliare vita professionale e vita privata sia per gli uomini che per le donne; - Alla lotta contro gli stereotipi nell'istruzione, nell'occupazione e nei mass media e al coinvolgimento degli uomini nella promozione della parità; - Allo sviluppo di strumenti di valutazione d'impatto delle politiche in una prospettiva di genere. ANNEX This statistical annex provides an overview of the situation of women and men in the EU, its evolution over time and remaining gender gaps in different fields such as the labour market, education, presence in decision making positions and social inclusion. Indicators have been chosen according to their relevance in covering aspects of the lives of women and men and the availability of comparable and reliable data. These indicators were already presented in the previous reports in order to facilitate the follow-up from one year to another. Employment rates The European Strategy for Jobs and Growth set the target of reaching an employment rate for women of 60% by 2010. In the past years, female employment has witnessed continuous growth, at a rate that was consistently higher for women than for men. The employment rate of women rose by almost 3 percentage points (p.p.) between 2001 and 2006, from 54.3% to 57.2%, whereas over the same period the employment rate of men increased by only 0.7 p.p., from 70.9% to 71.6%. As a result, the gap between women's and men's employment rates decreased from 16.6 p.p. in 2001 to 14.4 p.p. in 2006. At national level, significant differences exist across the EU, as the employment rate of women in Malta (34.9%) was less than half that reported in Denmark (73.4%) or Sweden (70.7%). The employment rate gap between women and men ranged from less than 5 p.p. in Finland and Sweden to more than 25 p.p. in Greece and Malta. In general, the employment rate gap increases with age and is the highest amongst older workers (55 to 64 years). In 2006, it was on average 17.8, down from 19.5 p.p. in 2001 thanks to the strong increase of the employment rate of women above 55 years, from 28.2% in 2001 to 34.8% in 2006. Unemployment rates A similar trends could be evidenced in the evolution of unemployment rates, that dropped by 0.6 p.p. to 9.0% between 2001 and 2006 for women, whilst the decrease was limited to 0.1 p.p. for men to 7.6%. As a result, the gap between women's and men's unemployment rates narrowed from 1.9 p.p. in 2001 to 1.4 p.p. in 2006. This decrease occurred notably in countries where the gap was the highest in 2001 (Spain, Italy, Cyprus, Germany, France and Poland). Part-time work Women's participation in the labour market is still largely characterised by a high and increasing share of part-time work. In 2007, the share of women employees working part-time was 31.4% in the EU-27 while the corresponding figure for men was 7.8%. The share of female part-timers exceeded 30% in France, Ireland, Denmark and Luxembourg, 40% in Sweden, Austria, Belgium, United Kingdom and Germany and even reached 74.9% in the Netherlands. Conversely, the share of part-timers among female workers was very low in Bulgaria, Slovakia, Hungary, the Czech Republic and Latvia. Reconciliation of professional, private and family life Parenthood has a significant long-term effect on women's participation to the labour market. This reflects women's predominant role in the care of children, elderly or disabled persons. In 2006, the employment rate for women aged 20-49 was 62.4% when they had children under 12, compared with 76% when they did not, a negative difference of 13.6 p.p. Interestingly, men with children under 12 had a significantly higher employment rate than those without, 91.4% vs. 80.8%, a positive difference of 10.6 p.p. Participation in employment and the amount of time worked by women between 20 and 49 years are closely linked to the number and age of their children, which is less the case for men. Education Women record a higher educational attainment than men in all Member States. On average, 80.7% of young women (20-24) reached at least upper secondary school in the EU in 2006, against only 74.8% on young men. Furthermore, women represent as much as 59% of university graduates. However, study fields continue to be greatly segmented with a low presence of women in engineering or science and technology and a high one in health, education or the humanities. Segregation The choice of study fields certainly impacts on the gender segregation of the labour markets evidenced both for occupations and economic sectors. Estonia, Cyprus, Latvia, Lithuania, Slovakia, and Finland face high segregation in occupations whilst sectoral segregation is the highest in Estonia, Slovakia, Lithuania, Ireland, Finland and Sweden. In consequence of segregated labour markets there is an under-representation of women in sectors crucial for economic development and usually well remunerated. For example, only 29% of scientists and engineers in the EU are women. Decision-making The average number of women member of national parliaments (single/lower houses) was 23% in 2007, unchanged since 2004 level. This share exceeds 35% Belgium, Spain, Denmark and the Netherlands and 40% in Finland and Sweden. However, it was below 15% in Greece, Cyprus, France, Slovenia, Ireland, Romania and Hungary and did not exceed 10% in Malta. Regarding decision-making in the economic sphere, women's share among managers in enterprises and administrations was 32.6% in 2006, up from 30.1% in 2001. This share exceeded 35% in Hungary, France, Latvia and Lithuania, but was lower than 20% in Malta and Cyprus. At risk of poverty rate for older people The disadvantaged position of women on the labour market has consequences on the higher exposure risk of women to poverty. This was particularly true for persons above 65 years, amongst which the share of people living in households at risk of poverty (having an income below the threshold set at 60% of the national median income) was significantly higher for women than for men in the EU-25 in 2005 (21% vs. 16%). This was a pattern in almost all Member States. The gap exceeds 10 p.p. in six countries: Bulgaria, Estonia, Latvia, Lithuanian, Slovenia and Finland. [pic] [pic] [pic][pic] [pic] [pic] [pic] [pic] [pic][pic] [pic] [pic] [pic] [pic] [pic] [pic] [pic] [pic] Employment rates (women and men aged 15-64) in EU Member States – 2001 and 2006 Women | Men | Gender gap | 2001 | 2006 | 2001 | 2006 | 2001 | 2006 | EU-27 | 54.3 | 57.2 | 70.9 | 71.6 | 16.6 | 14.4 | Belgium | 51.0 | 54.0 | 68.8 | 67.9 | 17.8 | 13.9 | Bulgaria | 46.8 | 54.6 | 52.7 | 62.8 | 5.9 | 8.2 | Czech Republic | 56.9 | 56.8 | 73.2 | 73.7 | 16.3 | 16.9 | Denmark | 72.0 | 73.4 | 80.2 | 81.2 | 8.2 | 7.8 | Germany | 58.7 | 62.2 | 72.8 | 72.8 | 14.1 | 10.6 | Estonia | 57.4 | 65.3 | 65.0 | 71.0 | 7.6 | 5.7 | Ireland | 54.9 | 59.3 | 76.6 | 77.7 | 21.7 | 18.4 | Greece | 41.5 | 47.4 | 71.4 | 74.6 | 29.9 | 27.2 | Spain | 43.1 | 53.2 | 72.5 | 76.1 | 29.4 | 22.9 | France | 56.0 | 57.7 | 69.7 | 68.5 | 13.7 | 10.8 | Italy | 41.1 | 46.3 | 68.5 | 70.5 | 27.4 | 24.2 | Cyprus | 57.2 | 60.3 | 79.3 | 79.4 | 22.1 | 19.1 | Latvia | 55.7 | 62.4 | 61.9 | 70.4 | 6.2 | 8.0 | Lithuania | 56.2 | 61.0 | 58.9 | 66.3 | 2.7 | 5.3 | Luxembourg | 50.9 | 54.6 | 75.0 | 72.6 | 24.1 | 18.0 | Hungary | 49.8 | 51.1 | 62.9 | 63.8 | 13.1 | 12.7 | Malta | 32.1 | 34.9 | 76.2 | 74.5 | 44.1 | 39.6 | Netherlands | 65.2 | 67.7 | 82.8 | 80.9 | 17.6 | 13.2 | Austria | 60.7 | 63.5 | 76.4 | 76.9 | 15.7 | 13.4 | Poland | 47.7 | 48.2 | 59.2 | 60.9 | 11.5 | 12.7 | Portugal | 61.3 | 62.0 | 77.0 | 73.9 | 15.7 | 11.9 | Romania | 57.1 | 53.0 | 67.8 | 64.6 | 10.7 | 11.6 | Slovenia | 58.8 | 61.8 | 68.6 | 71.1 | 9.8 | 9.3 | Slovakia | 51.8 | 51.9 | 62.0 | 67.0 | 10.2 | 15.1 | Finland | 65.4 | 67.3 | 70.8 | 71.4 | 5.4 | 4.1 | Sweden | 72.3 | 70.7 | 75.7 | 75.5 | 3.4 | 4.8 | United Kingdom | 65.0 | 65.8 | 78.0 | 77.3 | 13.0 | 11.5 | Eurostat, Labour Force Survey (LFS), annual averages Provisional value: EU-27, DE and FR. Employment rates of older workers (women and men aged 55-64) in EU Member States – 2001 and 2006 Women | Men | Gender gap | 2001 | 2006 | 2001 | 2006 | 2001 | 2006 | EU-27 | 28.2 | 34.8 | 47.7 | 52.6 | 19.5 | 17.8 | Belgium | 15.5 | 23.2 | 35.1 | 40.9 | 19.6 | 17.7 | Bulgaria | 14.7 | 31.1 | 34.2 | 49.5 | 19.5 | 18.4 | Czech Republic | 23.1 | 32.1 | 52.6 | 59.5 | 29.5 | 27.4 | Denmark | 49.7 | 54.3 | 65.5 | 67.1 | 15.8 | 12.8 | Germany | 29.4 | 40.6 | 46.5 | 56.4 | 17.1 | 15.8 | Estonia | 42.1 | 59.2 | 56.7 | 57.5 | 14.6 | -1.7 | Ireland | 28.7 | 39.1 | 64.6 | 67.0 | 35.9 | 27.9 | Greece | 22.9 | 26.6 | 55.3 | 59.2 | 32.4 | 32.6 | Spain | 21.7 | 28.7 | 57.7 | 60.4 | 36.0 | 31.7 | France | 27.8 | 35.2 | 36.2 | 40.1 | 8.4 | 4.9 | Italy | 16.2 | 21.9 | 40.4 | 43.7 | 24.2 | 21.8 | Cyprus | 32.2 | 36.6 | 66.9 | 71.6 | 34.7 | 35.0 | Latvia | 30.0 | 48.7 | 46.2 | 59.5 | 16.2 | 10.8 | Lithuania | 31.1 | 45.1 | 49.2 | 55.7 | 18.1 | 10.6 | Luxembourg | 15.2 | 27.8 | 35.9 | 38.7 | 20.7 | 10.9 | Hungary | 14.9 | 27.1 | 34.1 | 41.4 | 19.2 | 14.3 | Malta | 10.2 | 11.2 | 50.4 | 50.4 | 40.2 | 39.2 | Netherlands | 28.0 | 37.2 | 51.1 | 58.0 | 23.1 | 20.8 | Austria | 18.4 | 26.3 | 40.1 | 45.3 | 21.7 | 19.0 | Poland | 20.4 | 19.0 | 35.6 | 38.4 | 15.2 | 19.4 | Portugal | 40.3 | 42.8 | 61.6 | 58.2 | 21.3 | 15.4 | Romania | 42.9 | 34.5 | 54.3 | 50.0 | 11.4 | 15.5 | Slovenia | 15.8 | 21.0 | 35.9 | 44.5 | 20.1 | 23.5 | Slovakia | 9.8 | 18.9 | 37.7 | 49.8 | 27.9 | 30.9 | Finland | 45.0 | 54.3 | 46.6 | 54.8 | 1.6 | 0.5 | Sweden | 64.0 | 66.9 | 69.4 | 72.3 | 5.4 | 5.4 | United Kingdom | 43.0 | 49.1 | 61.7 | 66.0 | 18.7 | 16.9 | Eurostat, Labour Force Survey (LFS), annual averages Provisional value: EU-27, DE and FR. Unemployment rates (women and men aged 15 and over) in EU Member States – 2001 and 2006 In this table, the gender gap is calculated as women's unemployment rate minus men's unemployment rate Women | Men | Gender gap | 2001 | 2006 | 2001 | 2006 | 2001 | 2006 | EU-27 | 9.6 | 9.0 | 7.7 | 7.6 | 1.9 | 1.4 | Belgium | 6.9 | 9.3 | 5.6 | 7.4 | 1.3 | 1.9 | Bulgaria | 18.9 | 9.3 | 20.9 | 8.6 | -2.0 | 0.7 | Czech Republic | 9.6 | 8.8 | 6.7 | 5.8 | 2.9 | 3.0 | Denmark | 4.8 | 4.5 | 3.6 | 3.3 | 1.2 | 1.2 | Germany | 7.8 | 10.1 | 7.8 | 10.3 | 0 | -0.2 | Estonia | 13.1 | 5.6 | 11.8 | 6.2 | 1.3 | -0.6 | Ireland | 3.5 | 4.1 | 3.8 | 4.6 | -0.3 | -0.5 | Greece | 15.9 | 13.6 | 6.9 | 5.6 | 9.0 | 8.0 | Spain | 15.0 | 11.6 | 7.3 | 6.3 | 7.7 | 5.3 | France | 10.5 | 9.9 | 7.0 | 8.4 | 3.5 | 1.5 | Italy | 13.0 | 8.8 | 7.4 | 5.4 | 5.6 | 3.4 | Cyprus | 5.7 | 5.4 | 2.6 | 3.9 | 3.1 | 1.5 | Latvia | 11.5 | 6.2 | 14.6 | 7.4 | -3.1 | -1.2 | Lithuania | 14.1 | 5.4 | 19.5 | 5.8 | -5.4 | -0.4 | Luxembourg | 2.2 | 6.2 | 1.6 | 3.5 | 0.6 | 2.7 | Hungary | 4.9 | 7.8 | 6.3 | 7.2 | -1.4 | 0.6 | Malta | 8.1 | 8.9 | 6.7 | 6.5 | 1.4 | 2.4 | Netherlands | 2.5 | 5.0 | 1.8 | 4.1 | 0.7 | 0.9 | Austria | 4.1 | 5.2 | 3.9 | 4.3 | 0.2 | 0.9 | Poland | 20.0 | 14.9 | 17.0 | 13.0 | 3.0 | 1.9 | Portugal | 4.9 | 9.0 | 2.9 | 6.5 | 2.0 | 2.5 | Romania | 6.0 | 6.1 | 7.0 | 8.2 | -1.0 | -2.1 | Slovenia | 6.0 | 7.2 | 5.4 | 4.9 | 0.6 | 2.3 | Slovakia | 18.6 | 14.7 | 20.1 | 12.3 | -1.5 | 2.4 | Finland | 10.8 | 8.1 | 9.9 | 7.4 | 0.9 | 0.7 | Sweden | 4.4 | 7.3 | 5.0 | 6.9 | -0.6 | 0.4 | United Kingdom | 4.1 | 4.9 | 5.2 | 5.7 | -1.1 | -0.8 | Eurostat, Labour Force Survey (LFS), annual averages Provisional value: EU-27, DE and FR. Share of part-time workers in total employment, in EU Member States - 2002 and 2007 Women | Men | 2002 | 2007 | 2002 | 2007 | EU-27 | 28.5 | 31.4 | 6.6 | 7.8 | Belgium | 37.7 | 41.9 | 5.9 | 7.5 | Bulgaria | 3.7 | 2.3 | 2.4 | 1.5 | Czech Republic | 8.3 | 8.7 | 2.1 | 2.3 | Denmark | 31.4 | 36.5 | 11.0 | 13.6 | Germany | 39.5 | 46.2 | 5.8 | 9.5 | Estonia | 9.6 | 11.6 | 3.9 | 4.3 | Ireland | 30.7 | 32.7 | 6.5 | 7.1 | Greece | 8.0 | 10.5 | 2.3 | 2.8 | Spain | 17.1 | 23.0 | 2.6 | 4.3 | France | : | 31.0 | : | 5.6 | Italy | 16.7 | 26.6 | 3.7 | 4.9 | Cyprus | 11.3 | 10.4 | 4.0 | 4.2 | Latvia | 11.2 | 9.2 | 7.3 | 5.4 | Lithuania | 11.0 | 10.3 | 8.6 | 6.5 | Luxembourg | 26.4 | 39.7 | 1.8 | 2.2 | Hungary | 5.1 | 5.7 | 2.3 | 2.7 | Malta | 18.9 | 25.3 | 4.3 | 4.1 | Netherlands | 72.8 | 74.9 | 21.5 | 23.7 | Austria | : | 41.5 | : | 7.4 | Poland | 13.4 | 12.4 | 8.3 | 6.8 | Portugal | 16.5 | 16.9 | 7.2 | 8.2 | Romania | 12.8 | 10.3 | 10.2 | 9.0 | Slovenia | 8.3 | 12.1 | 5.2 | 8.2 | Slovakia | 2.7 | 4.7 | 1.2 | 1.1 | Finland | 17.1 | 18.7 | 8.0 | 8.9 | Sweden | 32.9 | 40.3 | 11.2 | 11.7 | United Kingdom | 43.9 | 42.5 | 9.6 | 10.8 | Eurostat, Labour Force Survey (LFS) - Spring results Share of employees with temporary contracts (women and men aged 15 - 64) in EU Member States- 2001 and 2006 Women | Men | Gender gap | 2001 | 2006 | 2001 | 2006 | 2001 | 2006 | EU-27 | 13.3 | 14.9 | 11.7 | 13.9 | 1.6 | 1.0 | Belgium | 12.0 | 10.9 | 6.3 | 6.9 | 5.7 | 4.0 | Bulgaria | 5.9 | 6.1 | 6.6 | 6.3 | -0.7 | -0.2 | Czech Republic | 8.9 | 10.1 | 7.2 | 7.5 | 1.7 | 2.6 | Denmark | 10.7 | 10.0 | 7.7 | 8.0 | 3.0 | 2.0 | Germany | 12.7 | 14.1 | 12.2 | 14.7 | 0.5 | -0.6 | Estonia | 1.8 | 2.2 | 3.3 | 3.3 | -1.5 | -1.1 | Ireland | 6.2 | 3.9 | 4.4 | 2.9 | 1.8 | 1.0 | Greece | 15.7 | 13.0 | 11.6 | 9.1 | 4.1 | 3.9 | Spain | 34.7 | 36.7 | 30.6 | 32.0 | 4.1 | 4.7 | France | 16.2 | 14.0 | 13.2 | 13.0 | 3.0 | 1.0 | Italy | 11.9 | 15.8 | 8.3 | 11.2 | 3.6 | 4.6 | Cyprus | 14.8 | 19.0 | 7.1 | 7.9 | 7.7 | 11.1 | Latvia | 5.0 | 5.4 | 8.5 | 8.8 | -3.5 | -3.4 | Lithuania | 4.2 | 2.7 | 7.6 | 6.4 | -3.4 | -3.7 | Luxembourg | 6.4 | 6.6 | 5.2 | 5.7 | 1.2 | 0.9 | Hungary | 6.8 | 6.0 | 8.1 | 7.4 | -1.3 | -1.4 | Malta | 6.4 | 6.0 | 2.8 | 2.7 | 3.6 | 3.3 | Netherlands | 17.4 | 18.0 | 11.9 | 15.4 | 5.5 | 2.6 | Austria | 8.7 | 8.9 | 7.2 | 9.1 | 1.5 | -0.2 | Poland | 10.9 | 26.0 | 12.4 | 28.5 | -1.5 | -2.5 | Portugal | 22.5 | 21.7 | 18.4 | 19.5 | 4.1 | 2.2 | Romania | 2.8 | 1.6 | 3.2 | 2.0 | -0.4 | -0.4 | Slovenia | 14.0 | 19.3 | 12.1 | 15.5 | 1.9 | 3.8 | Slovakia | 4.7 | 5.2 | 5.1 | 5.0 | -0.4 | 0.2 | Finland | 19.9 | 20.0 | 12.9 | 12.6 | 7.0 | 7.4 | Sweden | 17.6 | 19.1 | 12.9 | 15.4 | 4.7 | 3.7 | United Kingdom | 7.5 | 6.4 | 6.0 | 5.1 | 1.5 | 1.3 | Source: Eurostat, Labour Force Survey (LFS), annual averages. EU-27, DE and FR : Provisional value Pay gap between women and men in unadjusted form in EU Member States - 2006 (Difference between men’s and women’s average gross hourly earnings as a percentage of men’s average gross hourly earnings) 2006 (1) | EU (27 countries) | 15 | Belgium | 7 | Bulgaria | 14 | Czech Republic | 18 | Denmark | 18 | Germany | 22 | Estonia | 25 | Ireland | 9 | Greece | 10 | Spain | 13 | France | 11 | Italy | 9 | Cyprus | 24 | Latvia | 16 | Lithuania | 15 | Luxembourg | 14 | Hungary | 11 | Malta | 3 | Netherlands | 18 | Austria | 20 | Poland | 12 | Portugal | 9 | Romania | 10 | Slovenia | 8 | Slovakia | 22 | Finland | 20 | Sweden | 16 | United Kingdom | 20 | Source: Eurostat. Administrative data are used for LU, Labour Force Survey for FR and MT. Provisional results of EU-SILC (Statistics on Income and Living Conditions) are used for BE, IE, EL, ES, IT, AT, PT, and UK. All other sources are national surveys. EU27, BE, IE, EL, ES, FR, CY and SI: Provisional results. Exception to the reference year: (1) 2005: DK, DE, EE, IT, LT, NL, PT and UK NB: EU27 estimates are population weighted-averages of the latest available values. CZ: calculations based on the median earnings. Life-long learning - Percentage of the population aged 25-64 participating in education and training over the four weeks prior to the survey, 2006 Women | Men | EU-27 | 10.4 | 8.8 | Belgium | 7.6 | 7.4 | Bulgaria | 1.3 | 1.3 | Czech Republic | 5.9 | 5.4 | Denmark | 33.8 | 24.6 | Germany | 7.3 | 7.8 | Estonia | 8.6 | 4.2 | Ireland | 8.9 | 6.1 | Greece | 1.8 | 2.0 | Spain | 11.5 | 9.3 | France | 7.8 | 7.2 | Italy | 6.5 | 5.7 | Cyprus | 7.8 | 6.5 | Latvia | 9.3 | 4.1 | Lithuania | 6.6 | 2.9 | Luxembourg | 8.7 | 7.6 | Hungary | 4.4 | 3.1 | Malta | 5.6 | 5.5 | Netherlands | 15.9 | 15.3 | Austria | 14.0 | 12.2 | Poland | 5.1 | 4.3 | Portugal | 4.0 | 3.7 | Romania | 1.3 | 1.3 | Slovenia | 16.3 | 13.8 | Slovakia | 4.6 | 4.0 | Finland | 27.0 | 19.3 | Sweden | 36.5 | 27.9 | United Kingdom | 31.2 | 22.0 | Source: Eurostat, Labour force Survey. NB: BE, LT, LV, PT and UK : Provisional value. EE and LT : values for men : Unreliable or uncertain data. Exception to the reference year: SE: 2005 Educational attainment (at least upper secondary school) of women and men aged 20 - 24, in EU Member States – 2006 Women | Men | EU-27 | 80.7 | 74.8 | Belgium | 85.6 | 79.1 | Bulgaria | 81.1 | 80.0 | Czech Republic | 92.4 | 91.1 | Denmark | 81.5 | 73.4 | Germany | 73.5 | 69.8 | Estonia | 89.8 | 74.1 | Ireland | 89.1 | 81.8 | Greece | 86.6 | 75.5 | Spain | 69.0 | 54.6 | France | 84.3 | 80.0 | Italy | 79.4 | 71.7 | Cyprus | 90.7 | 76.1 | Latvia | 86.2 | 75.9 | Lithuania | 91.2 | 85.3 | Luxembourg | 74.5 | 64.0 | Hungary | 84.7 | 81.2 | Malta | 52.8 | 48.1 | Netherlands | 79.6 | 69.9 | Austria | 86.7 | 84.9 | Poland | 93.8 | 89.6 | Portugal | 58.6 | 40.8 | Romania | 77.8 | 76.6 | Slovenia | 91.4 | 87.7 | Slovakia | 91.7 | 91.2 | Finland | 87.0 | 82.3 | Sweden | 88.6 | 84.5 | United Kingdom | 80.3 | 77.3 | Source: Eurostat, Labour Force Survey (LFS), annual averages. NB: BG, CY, EL, FI, IT, MT, RO: Provisional value. Students living abroad for one year or more and conscripts on compulsory military service are not covered by the EU Labour Force Survey, which may imply lower rates than those available at national level. This is especially relevant for CY. Members of single/lower houses of national parliaments in EU Member States - Distribution by sex 2004 and 2007 (1) 2004 | 2007 | Women | Men | Women | Men | EU 27 | 23 | 77 | 23 | 77 | Belgium | 33 | 67 | 35 | 65 | Bulgaria | : | : | 22 | 78 | Czech Republic | 15 | 85 | 15 | 85 | Denmark | 38 | 62 | 37 | 63 | Germany | 32 | 68 | 31 | 69 | Estonia | 15 | 85 | 22 | 78 | Ireland | 12 | 88 | 13 | 87 | Greece | 13 | 87 | 14 | 86 | Spain | 35 | 65 | 37 | 63 | France | 13 | 87 | 13 | 87 | Italy | 12 | 88 | 17 | 83 | Cyprus | 9 | 91 | 14 | 86 | Latvia | 17 | 83 | 19 | 81 | Lithuania | 22 | 78 | 24 | 76 | Luxembourg | 24 | 76 | 25 | 75 | Hungary | 9 | 91 | 11 | 89 | Malta | 9 | 91 | 9 | 91 | Netherlands | 38 | 62 | 39 | 61 | Austria | 36 | 64 | 32 | 68 | Poland | 21 | 79 | 20 | 80 | Portugal | 20 | 80 | 26 | 74 | Romania | : | : | 11 | 89 | Slovenia | 13 | 87 | 13 | 87 | Slovakia | 17 | 83 | 19 | 81 | Finland | 40 | 60 | 42 | 58 | Sweden | 48 | 52 | 48 | 52 | United Kingdom | 18 | 82 | 20 | 80 | Source: European Commission, Employment, Social affairs and Equal opportunities DG, Database on Women and Men in Decision making. NB: (1) Data for 2007 have been collected in June 2007. The indicator has been developed within the framework of the follow-up of the Beijing Platform for Action in the EU Council of Ministers. Data for 2004 are not available for BG and RO. EU aggregate : for 2004, the value is for EU-25 and not EU-27. Distribution of managers by sex in EU Member States – 2001 and 2006 2001 | 2006 | Women | Men | Women | Men | EU-27 (1) | 30.1 | 69.9 | 32.6 | 67.4 | Belgium | 33.3 | 66.7 | 31.3 | 68.7 | Bulgaria | 32.4 | 67.6 | 30.5 | 69.5 | Czech Republic | 26.5 | 73.5 | 29.2 | 70.8 | Denmark | 20.8 | 79.2 | 24.3 | 75.7 | Germany | 27.0 | 73.0 | 27.4 | 72.6 | Estonia | 34.2 | 65.8 | 33.4 | 66.6 | Ireland | 27.3 | 72.7 | 30.2 | 69.8 | Greece | 24.7 | 75.3 | 26.8 | 73.2 | Spain | 32.3 | 67.7 | 31.8 | 68.2 | France | 35.6 | 64.4 | 38.5 | 61.5 | Italy | 17.8 | 82.2 | 32.9 | 67.1 | Cyprus | 19.4 | 80.6 | 16.1 | 83.9 | Latvia | 37.7 | 62.3 | 40.6 | 59.4 | Lithuania | 46.7 | 53.3 | 40.7 | 59.3 | Luxembourg | 30.5 | 69.5 | 25.9 | 74.1 | Hungary | 35.2 | 64.8 | 37.1 | 62.9 | Malta | 15.8 | 84.2 | 18.6 | 81.4 | Netherlands | 26.0 | 74.0 | 27.0 | 73.0 | Austria | 30.3 | 69.7 | 28.7 | 71.3 | Poland | 32.1 | 67.9 | 35.2 | 64.8 | Portugal | 30.8 | 69.2 | 33.1 | 66.9 | Romania | - | - | 31.1 | 68.9 | Slovenia | 31.8 | 68.2 | 33.4 | 66.6 | Slovakia | 31.2 | 68.8 | 27.7 | 72.3 | Finland | 27.7 | 72.3 | 29.5 | 70.5 | Sweden | 30.3 | 69.7 | 31.8 | 68.2 | United Kingdom | 31.0 | 69.0 | 34.8 | 65.2 | Source: Eurostat, Labour Force Survey (LFS). (1) EU aggregate for 2001 is the value for EU-25 and not EU-27. NB: Managers are persons classified in ISCO 12 and 13. For MT and CY: data lack reliability due to small sample size For IT: Change of data collection method. No data for RO in 2001. Gender segregation in occupations and in economic sectors in EU Member States, in 2001 and 2006 Gender segregation in occupations | Gender segregation in economic sectors | 2001 | 2006 | 2001 | 2006 | Belgium | 26.1 | 26.1 | 18.1 | 18.3 | Bulgaria | 27.0 | 28.7 | 17.5 | 19.6 | Czech Republic | 29.2 | 28.1 | 18.9 | 19.1 | Denmark | 28.1 | 27.8 | 19.0 | 19.4 | Germany | 27.0 | 26.5 | 18.2 | 18.2 | Estonia | 32.4 | 31.6 | 24.4 | 24.3 | Ireland | 26.7 | 26.8 | 20.7 | 22.7 | Greece | 21.5 | 22.4 | 15.4 | 15.9 | Spain | 24.9 | 27.1 | 19.3 | 20.4 | France | 26.6 | 26.6 | 17.4 | 18.1 | Italy | 21.9 | 23.7 | 15.2 | 17.8 | Cyprus | 29.5 | 29.3 | 17.5 | 19.6 | Latvia | 29.7 | 29.4 | 21.0 | 23.8 | Lithuania | 28.4 | 29.4 | 20.8 | 23.1 | Luxembourg | 26.8 | 26.4 | 19.6 | 18.3 | Hungary | 28.3 | 28.8 | 19.3 | 19.9 | Malta | 17.2 | 24.7 | 15.2 | 16.5 | Netherlands | 25.0 | 25.6 | 18.1 | 18.0 | Austria | 27.2 | 25.9 | 20.3 | 19.3 | Poland | 25.6 | 25.5 | 13.9 | 19.4 | Portugal | 26.3 | 26.5 | 21.2 | 20.4 | Romania | 11.8 | 22.8 | 13.8 | 15.5 | Slovenia | 26.8 | 26.8 | 17.4 | 17.8 | Slovakia | 31.2 | 29.9 | 22.8 | 22.8 | Finland | 29.6 | 29.0 | 21.9 | 22.7 | Sweden | 28.0 | 26.8 | 21.2 | 21.6 | United Kingdom | 26.8 | 25.6 | 18.8 | 18.6 | Eurostat, Labour Force Survey (LFS) – Spring data. FR : Provisional value. Exception to the reference year for occupations: LU: 2005 (annual average) Gender segregation in occupations is calculated as the average national share of employment for women and men applied to each occupation; differences are added up to produce the total amount of gender imbalance expressed as a proportion of total employment (ISCO classification). Gender segregation in sectors is calculated as the average national share of employment for women and men applied to each sector; differences are added up to produce the total amount of gender imbalance expressed as a proportion of total employment (NACE classification). Employment rates of women and men (aged 25-49), depending on whether they have children (under 12) – 2006 Without children | With children | Difference | Women | Men | Women | Men | Women | Men | EU-27 | 76.0 | 80.8 | 62.4 | 91.4 | -13.6 | 10.6 | Belgium | 75.5 | 81.7 | 69.3 | 92.2 | -6.2 | 10.5 | Bulgaria | 74.7 | 76.6 | 61.5 | 81.2 | -13.2 | 4.7 | Czech Republic | 83.2 | 87.1 | 53.4 | 93.9 | -29.8 | 6.8 | Germany | 80.3 | 80.6 | 62.7 | 91.4 | -17.6 | 10.8 | Estonia | 82.7 | 86.9 | 66.7 | 92.4 | -16.0 | 5.5 | Greece | 64.1 | 82.5 | 57.0 | 96.8 | -7.0 | 14.3 | Spain | 75.5 | 84.3 | 58.8 | 93.2 | -16.7 | 8.8 | France | 73.7 | 76.6 | 65.9 | 91.1 | -7.7 | 14.4 | Italy | 66.7 | 80.7 | 54.6 | 93.8 | -12.1 | 13.1 | Cyprus | 82.1 | 87.8 | 70.8 | 95.7 | -11.3 | 7.8 | Latvia | 82.1 | 80.9 | 68.4 | 91.2 | -13.7 | 10.3 | Lithuania | 81.5 | 78.9 | 77.2 | 89.7 | -4.3 | 10.7 | Luxembourg | 80.2 | 90.3 | 65.0 | 95.7 | -15.3 | 5.5 | Hungary | 76.1 | 79.1 | 49.8 | 86.1 | -26.3 | 7.0 | Malta | 68.7 | 88.6 | 32.6 | 94.0 | -36.1 | 5.3 | Netherlands | 83.8 | 87.9 | 72.7 | 94.5 | -11.2 | 6.6 | Austria | 83.6 | 87.7 | 68.5 | 92.9 | -15.1 | 5.3 | Poland | 69.9 | 71.5 | 60.8 | 88.0 | -9.2 | 16.5 | Portugal | 77.3 | 82.7 | 76.4 | 94.2 | -0.9 | 11.5 | Romania | 70.7 | 76.9 | 66.3 | 85.4 | -4.3 | 8.6 | Slovenia | 77.1 | 82.7 | 84.8 | 95.3 | 7.8 | 12.6 | Slovakia | 79.0 | 79.5 | 54.2 | 88.2 | -24.8 | 8.7 | Finland | 78.9 | 79.5 | 70.6 | 92.7 | -8.3 | 13.2 | United Kingdom | 82.9 | 84.1 | 63.1 | 91.0 | -19.8 | 6.8 | Source : Eurostat, European Labour Force Survey, annual averages. Notes: No data for DK, IE and SE. At-risk-of-poverty rate after social transfers for older people (women and men aged 65 years and over) in EU Member States – 2004 Women | Men | EU-27 | 21 | 16 | Belgium | 22 | 20 | Bulgaria | 23 | 5 | Czech Republic | 7 | 2 | Denmark | 18 | 17 | Germany | 18 | 12 | Estonia | 26 | 10 | Ireland | 36 | 30 | Greece | 30 | 25 | Spain | 32 | 26 | France | 18 | 15 | Italy | 25 | 19 | Cyprus | 53 | 47 | Latvia | 26 | 12 | Lithuania | 22 | 6 | Luxembourg | 5 | 9 | Hungary | 8 | 4 | Malta | 17 | 16 | Netherlands | 6 | 5 | Austria | 17 | 10 | Poland | 9 | 5 | Portugal | 28 | 28 | Romania | 21 | 12 | Slovenia | 26 | 11 | Slovakia | 10 | 3 | Finland | 23 | 11 | Sweden | 14 | 6 | United Kingdom | 29 | 24 | Source: Eurostat. SILC and national sources. NB: 1) At risk of poverty rate for elderly persons: The share of persons aged 65+ with an income below the risk-of-poverty threshold, which is set at 60% of the national median income. Income must be understood as equivalised disposable income (sum from all sources, adjusted for household size and composition). It should be noted that the risk-of-poverty indicator is computed using an income definition which does not yet include imputed rent of owner-occupiers. Comparisons between genders are based on the assumption of equal sharing of resources within households. Source: EU-25 : SILC(2005) Income data 2004. BG: National HBS 2004, income data 2004 and RO National HBS 2005, income data 2005. Exception to the income reference period : UK: income year 2005 and IE: moving income reference period (2004-2005). EU aggregates are computed as population weighted averages of national values. Indicators for the candidate countries in 2006 Turkey | Croatia | FYROM | |Women |Men |Gap |Women |Men |Gap |Women |Men |Gap | |Activity rate (15-64) (1) |26.1 |74.4 |48.3 |56.9 |68.9 |12.0 |43.2 |64.9 |21.7 | |Employment rate (15-64) (2) |23.9 |68.1 |44.2 |49.4 |62.0 |12.6 |30.7 |48.3 |17.6 | |Employment rate (of people aged 20-49) with/without children <12 |22.3/40.8 |88/76.4 |- |65.8/68.9 |86/73.6 |- |: |: |: | |Employment rate of older workers (55-64) (3) |16.7 |44.1 |27.4 |25.7 |44.4 |18.7 |17 |36 |19 | |Unemployment rate (2) |8.4 |8.4 |0 |12.7 |9.8 |-2.9 |37.2 |35.3 |-1.9 | |Unemployment on population 15-24 (4) |3.9 |8 |4.1 |9.8 |10.9 |1.1 |20.2 |21.1 |0.9 | |Share of part-time workers |17.8 |4.4 |-13.4 |11.7 |7.5 |-4.2 |: |: |: | |Share of employees with temporary contracts |13.1 |13.3 |0.2 |12.6 |13.1 |0.5 |: |: |: | |Educational attainment (upper secondary school, 20-24) (5) |51.7 |38.9 |12.8 |94.9 |92.8 |2.1 |: |: |: | |Life long learning (5) |2.4 |1.6 |0.8 |2.1 |2.0 |0.1 |: |: |: | |Share of members of national parliaments (6) |3 |97 |- |22 |78 |- |27.5 |72.5 |- | |Share among managers |7.8 |92.2 |- |25.6 |74.4 |- |: |: |: | |Source: LFS 2006. For FYROM: other sources indicated below. The gender gap is always calculated as the value for men minus the value for women. (1) For FYROM, the reference year is 2004 and the source is Labour Force Survey 2005, Basic – Republic of Macedonia, State Statistical Office. It should be noted that the activity rate is calculated among all persons older than 15 (and not 15-64). (2) For FYROM, the source is the FYROM 2007 Progress report (SEC(2007)1432). (3) For FYROM, the reference year is 2004 and the source is DG EMPL's estimate based on Labour Force Survey 2005, Basic – Republic of Macedonia, State Statistical Office. (4) For FYROM, the reference year is 2004 and the source is Labour Force Survey 2005, Basic – Republic of Macedonia, State Statistical Office. (5) Exception to the reference year: Croatia: 2005 (6) Source: European Commission, Employment, Social affairs and Equal opportunities DG, Database on Women and Men in Decision making, except for FYROM where the source is the FYROM 2007 Progress report (SEC(2007)1432). [1] COM(2007)359 [2] COM(2001) 313 [3] COM(2006) 92 [4] SEC(2007) 537. [5] SEC(2006) 1245. [6] http://ec.europa.eu/employment_social/social_dialogue/consultations_en.htm [7] COM(2007) 244 [8] Direttiva 2002/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 settembre 2002 che modifica la direttiva 76/207/CEE del Consiglio relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro [9] COM(2007) 424 [10] COM(2007) 359 [11] Decisione del Consiglio del 30.05.2007 (2007/C 128/02) e della Commissione del 30.04.2007 [12] Tema sottolineato nel corso della riunione informale dei ministri responsabili delle questioni della parità nell'ottobre 2007, nel quadro della presidenza portoghese del Consiglio. [13] La conciliazione rientra tra i temi prioritari individuati nella dichiarazione della troika presidenziale sulla parità tra donne e uomini nell'UE, adottata nel maggio 2007 al termine della riunione informale dei ministri responsabili delle questioni di parità, nel quadro della presidenza tedesca del Consiglio. [14] COM(2007) 620. [15] Garanzia di custodia per il 33% dei bambini da 0 a 3 anni e per il 90% dei bambini di età compresa tra 3 anni e l'età di obbligo scolastico entro il 2010. [16] http://ec.europa.eu/employment_social/gender_equality/docs/2007/manual_gend_mainstr_en.pdf