52007DC0158


Titolo e riferimento

Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamentoeuropeo, al Comitato economico e sociale europeo e alComitato delle regioni - Da Monterrey al consenso europeo in materia di sviluppo: il rispetto degli impegni assunti {COM(2007) 163 definitivo} {COM(2007) 164 definitivo}

/* COM/2007/0158 def. */

Testo

BG ES CS DA DE ET EL EN FR GA IT LV LT HU MT NL PL PT RO SK SL FI SV
  html html html html html html html html   html html html html html html html html   html html html html
pdf pdf pdf pdf pdf pdf pdf pdf pdf   pdf pdf pdf pdf pdf pdf pdf pdf pdf pdf pdf pdf pdf
doc doc doc doc doc doc doc doc doc   doc doc doc doc doc doc doc doc doc doc doc doc doc

Date

Classificazione

Altre informazioni

Relazioni tra i documenti

Testo

Doppia visualizzazione: BG CS DA DE EL EN ES ET FI FR HU IT LT LV MT NL PL PT RO SK SL SV

[pic] | COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE |

Bruxelles, 4.4.2007

COM(2007) 158 definitivo

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL PARLAMENTO EUROPEO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI

Da Monterrey al consenso europeo in materia di sviluppo: il rispetto degli impegni assunti

{COM(2007) 163 definitivo}{COM(2007) 164 definitivo}

INDICE

Introduzione 3

1. L'Unione europea ha onorato l'impegno globale di aumentare gli aiuti nel 2006; il rispetto delle prossime scadenze necessita tuttavia ulteriori sforzi e concertazione 3

2. Occorre potenziare l'assistenza in materia commerciale per far sì che i paesi in via di sviluppo traggano beneficio dalla liberalizzazione degli scambi – necessità di un piano d'attuazione 5

3. Maggiori qualità ed efficacia degli aiuti comunitari – Un codice di condotta per la divisione dei compiti proposto dalla Commissione 6

4. Conclusioni 7

INTRODUZIONE

L'adozione, a dicembre 2005, del consenso europeo in materia di sviluppo ha posto questa problematica al centro dell'azione esterna dell'Unione europea (UE), conferendole una dimensione politica inedita. Per la prima volta, una visione espressa di concerto dal Consiglio, dal Parlamento europeo, dalla Commissione e da ciascuno dei ventisette Stati membri definisce il quadro di riferimento necessario affinché l'azione comunitaria affronti in modo più efficace la povertà e il diffondersi della disuguaglianza nel mondo e faccia fronte con maggior coerenza alle problematiche mondiali, quali il cambiamento climatico, l'energia, le migrazioni, la sicurezza e la dimensione sociale della globalizzazione. Si tratta di una dimensione importante della strategia di sviluppo sostenibile che rientra oramai tra gli obiettivi generali dell'Unione.

Pur riconoscendo l'importanza e la molteplicità dei mezzi d'azione in favore dello sviluppo, l'UE si è impegnata nel senso di un aumento sostanziale degli aiuti comunitari, ritenuti più che mai necessari per raggiungere più velocemente gli obiettivi del Millennio.

In seguito alla conferenza di Monterrey del 2002 sul finanziamento dello sviluppo, l'Unione si è impegnata ad aumentare il volume degli aiuti comunitari allo sviluppo, decidendo in particolare di destinare collettivamente agli aiuti allo sviluppo lo 0,39% del suo reddito nazionale lordo nel 2006 e lo 0,56% nel 2010 per arrivare allo 0,7% nel 2015. Grazie al contributo attivo fornito alla dichiarazione di Parigi sull'efficacia degli aiuti, l'Unione si è inoltre impegnata nel senso di un profondo riassetto del sistema di erogazione dell'assistenza.

Riconoscendo che i paesi partner sono i principali artefici del loro sviluppo, l'Unione europea si impegna a fornire un'assistenza adeguata in funzione delle loro esigenze specifiche. L'UE contribuisce al processo investendo nei settori sociali, nelle infrastrutture e nelle riforme istituzionali e sostenendo i progressi in termini di buon governo.

Si delinea così un contesto politico inedito tra paesi in via di sviluppo e Unione europea, che combina gli aiuti con il dialogo politico. L'apporto europeo si vuole sinonimo di valore aggiunto. L'influenza esercitata dall'Europa non può non essere commensurata ai mezzi messi a disposizione.

Il Consiglio ha incaricato la Commissione di garantire che gli impegni siano onorati. Sulla base delle ultime analisi, la Commissione avanza oggi tre proposte volte al pieno rispetto degli impegni assunti.

1. L'UNIONE EUROPEA HA ONORATO L'IMPEGNO GLOBALE DI AUMENTARE GLI AIUTI NEL 2006; IL RISPETTO DELLE PROSSIME SCADENZE NECESSITA TUTTAVIA ULTERIORI SFORZI E CONCERTAZIONE

Nel 2002, l'Unione europea si è impegnata a destinare collettivamente agli aiuti allo sviluppo lo 0,39% del suo reddito nazionale lordo nel 2006. Questo obiettivo è stato addirittura superato, poiché nel 2006 l'UE ha destinato collettivamente agli aiuti allo sviluppo lo 0,42% del reddito nazionale lordo.

Per valutare lo sforzo intrapreso, è utile tener conto dei seguenti dati comparativi:

- nel 2006, gli aiuti comunitari allo sviluppo ammontavano a 48 miliardi di euro, un aumento sensibile rispetto ai 35 miliardi del 2004 e ai 45 miliardi del 2005.

- Uno Stato membro ha erogato aiuti superiori all'1% del suo reddito nazionale lordo.

- I dieci Stati membri che hanno aderito all'Unione nel 2004 e che fornivano contributi minimi allo sviluppo hanno, da allora, raddoppiato gli stanziamenti, dimostrando il proprio impegno rispetto all'acquis comunitario e dando prova di voler raggiungere gli obiettivi che si sono posti.

- Il contributo corrisponde a circa 100 euro per cittadino europeo su base annua e a 40 euro a testa per quanti, nei paesi in via di sviluppo, percepiscono meno di 1 dollaro al giorno.

A titolo di confronto, gli aiuti erogati dagli Stati Uniti rappresentano lo 0,17% del reddito nazionale lordo ed equivalgono a 53 euro per cittadino statunitense. Per il Giappone, le cifre ammontano rispettivamente allo 0,25% e a 69 euro.

Si tratta di uno sforzo corale che cela disparità tra gli Stati membri. Se alcuni Stati destinano più dello 0,80% del reddito nazionale allo sviluppo, superando di gran lunga gli obiettivi più ambiziosi, altri rimangono invece molto al di sotto della media o degli obiettivi che si sono prefissi, mentre in altri casi l'aiuto fornito nel 2006 risulta inferiore a quello del 2005. Gran parte degli aiuti supplementari, inoltre, consiste palesemente in una riduzione del debito. Il problema per i prossimi anni sarà continuare ad aumentare l'aiuto globale allo sviluppo riducendo la parte rappresentata dall'alleggerimento del debito.

Quanto alla ripartizione degli aiuti dell'Unione, si concretizza la priorità accordata al continente africano: gli aiuti europei sono infatti già destinati per metà all'Africa e, dal 2010, sono previsti 10 miliardi di euro in più all'anno.

Nell'insieme, l'UE è quindi sulla buona strada nel rispetto degli impegni assunti per il 2010, anche se la tendenza e i risultati attuali possono trovare conferma solo grazie alla capacità di mobilitazione della classe politica e dell'opinione pubblica. L'aumento degli aiuti di alcuni Stati membri fin qui registrato è in parte imputabile ad operazioni di annullamento del debito o ad altri interventi una tantum, segnatamente nel settore umanitario. Perché gli stanziamenti a favore degli aiuti possano continuare a crescere, è necessario fare appello ad un afflusso nuovo di aiuti programmabili.

In virtù di questo bilancio positivo ma modulato e della necessità di seguire attentamente l'evoluzione degli stanziamenti dell’Unione in favore degli aiuti, la Commissione raccomanda ad ogni Stato membro di definire, entro la fine del 2007, una tabella di marcia che garantisca un aumento graduale dell'afflusso degli aiuti pubblici fino al 2010 e fino al 2015, onde evitare scostamenti rispetto agli impegni assunti collettivamente e individualmente.

2. OCCORRE POTENZIARE L'ASSISTENZA IN MATERIA COMMERCIALE PER FAR SÌ CHE I PAESI IN VIA DI SVILUPPO TRAGGANO BENEFICIO DALLA LIBERALIZZAZIONE DEGLI SCAMBI – NECESSITÀ DI UN PIANO D'ATTUAZIONE

Malgrado il sistema di preferenze tariffarie di cui beneficiano, specie sul mercato comunitario, i paesi più poveri svolgono un ruolo marginale nel commercio internazionale. Oltre all'assistenza tecnica volta alla realizzazione di politiche commerciali (quali le politiche doganali), negli ultimi anni è stata riconosciuta la necessità di un ulteriore impegno che veda inseriti, nelle strategie di cooperazione, aiuti a sostegno delle capacità produttive e delle infrastrutture commerciali e intesi ad abolire altri elementi di ostacolo all'offerta.

A dicembre 2005, l’UE si è impegnata a portare gli aiuti al commercio nel loro insieme a 2 miliardi di euro annui a partire dal 2010 per tutti i paesi in via di sviluppo, ovvero 1 miliardo in aiuti comunitari cui si aggiunge 1 miliardo di euro in aiuti bilaterali da parte degli Stati membri.

Su invito del Consiglio di ottobre 2006, la Commissione e gli Stati membri dovranno concordare una strategia comune di aiuti in questo ambito. La Commissione ritiene che detta strategia debba contemplare i seguenti elementi:

- l'aumento annunciato del volume di aiuti comunitari in favore del commercio per raggiungere i 2 miliardi di euro a partire dal 2010. La Commissione è sulla buona strada per il rispetto della propria parte di impegno. Quanto a quello degli Stati membri, occorre arrivare a 600 milioni di euro nel 2008. Ove detto obiettivo non fosse raggiunto, occorreranno provvedimenti specifici a tal fine;

- la destinazione di una quota sostanziale di dette risorse ai paesi ACP nell'ambito degli accordi di partenariato economico (APE). La strategia dovrà indicare l'importo previsto a beneficio dei paesi ACP;

- un processo d'individuazione dei bisogni dei paesi partner che si basi su valutazioni fatte dai medesimi e su meccanismi internazionali esistenti. Occorre incoraggiare la partecipazione della società civile e del settore privato, fondamentale per il processo. Sarà inoltre necessario garantire che le misure e le riforme sostenute siano di carattere duraturo;

- interventi più efficaci grazie all'attuazione delle riforme annunciate, garantendo in particolare progressi nel senso della programmazione congiunta, della divisione dei compiti, dell'allineamento e di modalità di aiuto più efficienti, quali il sostegno di bilancio e i cofinanziamenti;

- la creazione, da parte dei paesi ACP, di fondi regionali che, canalizzando gli aiuti comunitari in modo coerente, consentano di far fronte ai bisogni individuati nell'ambito degli APE e di fornire sostegno all'integrazione regionale. Il partenariato UE-Africa per le infrastrutture, istituito nel 2006, costituisce un esempio di questo tipo di iniziative; diversi Stati membri vi contribuiscono già e gli altri sono invitati ad unirsi a questa impresa comune.

3. MAGGIORI QUALITÀ ED EFFICACIA DEGLI AIUTI COMUNITARI – UN CODICE DI CONDOTTA PER LA DIVISIONE DEI COMPITI PROPOSTO DALLA COMMISSIONE[1]

Negli ultimi anni, l'espandersi e il moltiplicarsi delle attività di cooperazione allo sviluppo hanno dato vita ad un assetto complesso e costoso nel quale i paesi partner faticano a districarsi.

L’agenda di Parigi sull'efficacia degli aiuti, sottoscritta a pieno dall’Unione, è imperniata sull’impegno per l'armonizzazione, attivamente incoraggiato dalla Commissione.

Sotto questo profilo, tre dimensioni rivestono un posto centrale:

- la divisione dei compiti. La Commissione ha proposto un codice di condotta dell’UE, improntato alla liberà volontà e alla flessibilità, che intende promuovere la complementarità tra i donatori al fine di una maggiore efficacia;

- la titolarità dei programmi di cooperazione e il loro allineamento alle strategie e alle procedure dei paesi partner. Si tratta di principi sanciti dalla dichiarazione di Parigi e dal consenso europeo, sebbene la realtà sia ancora molto diversa. Da un lato, non viene rispettato l'iter di bilancio dei paesi e, dall'altro, la continuità e la prevedibilità degli aiuti sono messe a repentaglio da un eccesso di condizioni. La Commissione ritiene che sia giunto il momento di adottare il concetto di "contratto" vincolato a risultati tangibili in vista degli obiettivi del Millennio, in sostituzione della tradizionale verifica annua delle condizioni poste da ciascun donatore;

- le modalità dell'assistenza. I programmi di aiuti e il sostegno di bilancio dovrebbero diventare presto le modalità preferite, senza tuttavia escluderne altre qualora si rivelino più adeguate. La frammentazione degli aiuti e la presenza di tanti piccoli progetti, come in Tanzania dove 600 progetti di meno di un milione di euro coesistono nel solo settore sanitario, comportano evidenti costi eccessivi e efficacia ridotta.

Si tratta di riforme da prevedere ai fini di progressi più incisivi verso la programmazione congiunta degli aiuti bilaterali e comunitari.

4. CONCLUSIONI

In materia di sviluppo, l’UE ha assunto, ai massimi livelli politici, impegni ambiziosi nel senso di un aumento progressivo degli aiuti comunitari fino a raggiungere lo 0,7% del reddito nazionale lordo entro il 2015, ovvero 164 euro per cittadino europeo su base annua, e dell'adozione dei provvedimenti necessari per potenziare l'efficacia globale dell'assistenza comunitaria nel suo insieme.

Occorre ora passare dalle parole ai fatti, il che implica rispetto degli impegni e determinazione politica. Non si tratta di modificare l'assetto istituzionale in seno all'Unione né di estendere le competenze della Commissione in materia di sviluppo, bensì di rendere l'Europa più forte, più efficace, creando opportunità migliori per i più fragili e i più deboli del pianeta. Per garantire queste opportunità, l'Europa non può che fare una scelta corale.

[1] COM(2007) 72.

In alto

Gestito dall'Ufficio delle pubblicazioni