Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo- I cambiamenti climatici nel contesto della cooperazione allo sviluppo /* COM/2003/0085 def. */
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO E AL PARLAMENTO EUROPEO - I CAMBIAMENTI CLIMATICI NEL CONTESTO DELLA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO INDICE 1. Introduzione 2. Necessità dell'azione 3. Gli attuali effetti e impatti del cambiamento climatico sui paesi partner e relative previsioni 3.1 Effetti ambientali e socioeconomici del cambiamento climatico 3.1.1 Ecosistemi e risorse naturali 3.1.2 Settori economici e sicurezza alimentare 3.1.3 Salute umana, migrazione/sfollamento e infrastrutture 3.1.4 Impatto macroeconomico del cambiamento climatico 3.2 Affrontare la sfida del cambiamento climatico per mezzo dell'adattamento e della mitigazione 4. Proposta di strategia dell'UE in materia di cambiamento climatico a sostegno dei paesi partner 4.1 Obiettivo primario e principi guida 4.2 Priorità strategiche 4.2.1 Elevazione del profilo politico conferito al cambiamento climatico, in sede sia di dialogo che di cooperazione con (a) i paesi partner e (b) entro la Comunità 4.2.2 Sostegno all'adattamento al cambiamento climatico 4.2.3 Sostegno alla mitigazione dei cambiamenti climatici 4.2.4 Sviluppo delle capacità 4.3 Risposte strategiche indicative per i paesi partner dell'UE ALLEGATI ALLEGATO I: PIANO D'AZIONE ALLEGATO II: RISPOSTE STRATEGICHE INDICATIVE PER I PAESI PARTNER DELL'UE ALLEGATO III: INFORMAZIONE DI CARATTERE SCIENTIFICO E PREVISIONI SULL'IMPATTO DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO ALLEGATO IV: SINTESI DEL PROCESSO INTERNAZIONALE IN MATERIA DI CAMBIAMENTO CLIMATICO ALLEGATO V: ALTRE INIZIATIVE INTERNAZIONALI RELATIVE AL CLIMA ALLEGATO VI: PROGETTI RILEVANTI IN TERMINI DI CAMBIAMENTO CLIMATICO FINANZIATI AI SENSI DEL QUINTO PROGRAMMA QUADRO DI RICERCA ALLEGATO VII: ESIGENZE E OPZIONI IN MATERIA DI ADATTAMENTO ALLEGATO VIII: ESIGENZE E OPZIONI IN MATERIA DI MITIGAZIONE 1. Introduzione I dati scientifici [1] confermano che il cambiamento climatico [2] è già in atto. In base a nuovi e più solidi dati, inoltre, si può affermare che una quota rilevante del riscaldamento osservato nel corso degli ultimi cinquant'anni è imputabile ad attività umane. Gli scienziati stimano che il grado di cambiamento sia destinato a crescere più rapidamente di quanto ci si attendeva. Si prevede un innalzamento del livello dei mari in conseguenza del maggiore riscaldamento e la modifica dei regimi delle precipitazioni, nonché una maggiore incidenza di siccità, alluvioni e altri eventi climatici estremi. [1] Tutte le informazioni scientifiche e le affermazioni contenute in questa sezione del testo sono estratte dal Terzo rapporto di valutazione dell'IPCC (2001). [2] I cambiamenti climatici sono causati dall'aumento della concentrazione di gas a effetto serra nell'atmosfera, i quali a loro volta sono in larga parte prodotti dalla combustione di combustibili fossili, dalle attività agricole e dalla diversa destinazione dei suoli. I gas a effetto serra fanno in modo che l'atmosfera trattenga in misura maggiore al normale il calore a raggi infrarossi irradiato dalla superficie terrestre, provocando di conseguenza un graduale innalzamento della temperatura globale. Il cambiamento climatico, tuttavia, rappresenta un problema non solo per l'ambiente ma anche per lo sviluppo, poiché i suoi effetti negativi si ripercuoteranno in maniera sproporzionata sui paesi più poveri, le cui economie si basano prevalentemente sulle risorse naturali e sui relativi settori economici (agricoltura, foreste e pesca). Anche i paesi con economie più diversificate, comunque, sono esposti alle conseguenze del cambiamento climatico, considerato che la mancanza di risorse finanziarie, di tecnologie adeguate e di istituzioni stabili ed efficaci si traduce in una scarsa capacità di adattamento al cambiamento stesso. I paesi in via di sviluppo, nei quali risiedono le popolazioni più vulnerabili e ove si riscontra la minore capacità di adattamento, sono destinati a subire le maggiori conseguenze, nonostante siano quelli che meno hanno contribuito al prodursi del cambiamento climatico. Entro ciascun paese, inoltre, i membri più poveri della società spesso vivono nelle aree più marginali del paese e confidano per il proprio sostentamento in particolare sulle risorse naturali e sull'agricoltura pluviale. Essi, dunque, sono i più esposti ai danni derivanti da alluvioni e siccità. Allo stesso tempo, si deve tener conto delle legittime esigenze di sviluppo economico dei paesi partner. Una maggiore industrializzazione nei paesi in via di sviluppo condurrà tuttavia ad un maggiore consumo energetico e a maggiori emissioni di gas a effetto serra (GHG), come già è accaduto nei paesi sviluppati. E' perciò nell'interesse di tutte le parti di promuovere comportamenti sostenibili in relazione all'emissione dei GHG anche nei paesi partner [3]. Pur considerando gli sforzi oggi attuati a livello nazionale nelle aree in questione, i paesi partner avranno bisogno di sostegno per conciliare le legittime esigenze di sviluppo economico con la tutela dell'ambiente e l'uso sostenibile delle risorse naturali ed energetiche. [3] Si ritiene probabile un aumento della pressione internazionale volta a indurre i paesi in via di sviluppo ad avviare un'azione concreta per il controllo delle emissioni in parallelo con il secondo periodo di adempimento degli obblighi disposti dal protocollo di Kyoto. L'UE è impegnata ad assistere i paesi partner nella lotta contro la povertà, nel raggiungimento dei cosiddetti "obiettivi di sviluppo del millennio" e nella promozione di uno sviluppo sostenibile. Il cambiamento climatico forma parte integrante della presente agenda, considerata la molteplicità dei modi in cui esso incide sulle società e interagisce con specifiche vulnerabilità locali. E' perciò importante che la risposta al cambiamento climatico, qualunque essa sia, venga concepita entro i quadri di sviluppo esistenti e in coerenza con essi e non in maniera scollegata da essi. In altre parole, essa deve essere parte integrante delle attività generali di cooperazione allo sviluppo dell'UE. L'UE sottoscrive pienamente il principio secondo cui ciascun paese deve appropriarsi delle strategie e dei processi di sviluppo e indirizzarli, così come spetta agli stessi paesi partner la responsabilità di individuare e rispondere alle questione ambientali. Tuttavia, le questioni legate ai cambiamenti climatici (e le questioni ambientali in generale) occupano spesso una posizione di bassa priorità nei paesi partner. Il rafforzamento del dialogo in materia d'ambiente con tali paesi e il suo collegamento con le questioni legate allo sviluppo sostenibile (quali la riduzione della povertà e lo sviluppo sociale e economico) sono perciò essenziali per creare una sensibilità sul tema e per elevare il profilo politico del cambiamento climatico. In risposta a quanto sopra indicato, la Commissione invita gli Stati membri, il Parlamento europeo, la società civile e gli altri soggetti interessati a contribuire alla formulazione e all'attuazione di una strategia e di un piano d'azione in materia di cambiamento climatico coerenti e coordinati a livello dell'UE al fine di sostenere i paesi partner, sulla base degli obiettivi, della strategia e del piano d'azione proposti nel presente documento. L'obiettivo principale della strategia che qui si propone è di assistere i paesi partner dell'UE [4] nel processo di risposta alle sfide poste dal cambiamento climatico, sostenendo in particolare l'attuazione in tali paesi della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e del protocollo di Kyoto. A tale scopo, le preoccupazioni inerenti il cambiamento climatico e le conseguenze potenzialmente catastrofiche nel lungo termine dello stesso devono essere pienamente integrate nella cooperazione allo sviluppo dell'UE, per far sì che ad esse venga conferito un più alto profilo nel processo di definizione delle priorità e per garantirne la totale coerenza con il più ampio obiettivo della riduzione della povertà. Tale impostazione contribuirà parimenti all'attuazione della strategia dell'UE in materia di sviluppo sostenibile, in particolare per quanto concerne la sua dimensione esterna, e, a livello comunitario, al processo di Cardiff sull'integrazione ambientale. [4] In relazione alla Comunità, si tratta dei paesi ACP, ALA, MEDA, CARDS e Tacis. Tuttavia, il presente documento non riguarda la Croazia, la Russia e l'Ucraina, poiché essi si sono dotati di traguardi di emissione ai sensi del protocollo di Kyoto. La strategia proposta si compone di tre sottosezioni. La prima definisce l'obiettivo principale e elenca alcuni principi di orientamento. La seconda rende operativo tale obiettivo con l'individuazione di quattro priorità strategiche: (i) elevazione del profilo politico del cambiamento climatico, (ii) sostegno all'adattamento, (iii) sostegno alla mitigazione, e (iv) sviluppo delle capacità. La terza sottosezione, infine, individua tre risposte strategiche per i paesi partner dell'UE, ponendo l'accento sulla vulnerabilità e sull'adattamento [5]. [5] Per quanto concerne gli indicatori e il processo di selezione utilizzati, si veda l'Allegato II. Il piano d'azione (Allegato I) traduce le raccomandazioni della strategia in azioni concrete e indica i soggetti interessati. Esso si concentra sull'adattamento al cambiamento climatico, sullo sviluppo delle capacità e sulla ricerca [6]. [6] In particolare il nuovo programma quadro in materia di ricerca e sviluppo tecnologico (2002-2006) nell'ambito della priorità di ricerca in materia di sviluppo sostenibile, cambiamento climatico e ecosistemi offrirà una serie di opportunità ai paesi partner per partecipare a progetti di ricerca nei campi dell'energia, dei trasporti e del cambiamento climatico. Il documento prende avvio con due sezioni di analisi generale. La prima illustra le ragioni che rendono necessaria un'azione. La seconda sezione analizza gli effetti e l'impatto presenti e previsti del cambiamento climatico sui paesi partner, e la risposta ad esso in termini di adattamento e mitigazione. 2. Necessità dell'azione Il contesto scientifico: cambiamenti climatici presenti e previsti a livello globale I dati scientifici [7] confermano che il cambiamento climatico è già in atto. Disponiamo poi di nuovi e più solidi dati secondo i quali una quota prevalente del riscaldamento osservato nel corso degli ultimi cinquant'anni è imputabile alle attività umane. Gli scienziati stimano inoltre che il tasso di cambiamento sarà più rapido di quanto previsto in precedenza. Le proiezioni, in base agli attuali dati scientifici, indicano un aumento delle temperature medie globali di superficie compreso tra 1,4 e 5,8 gradi Celsius nei prossimi cento anni. Si tratterebbe del più alto livello di riscaldamento riscontrato negli ultimi 10.000 anni. Si prevede che l'aumento della temperatura comporti forti effetti negativi a causa dell'innalzamento del livello dei mari (tra i 9 e gli 88 centimetri), della maggiore irregolarità delle precipitazioni e della maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi quali siccità e tempeste. (Per maggiori informazioni scientifiche in merito al cambiamento climatico e agli effetti previsti, si veda l'Allegato III). [7] Tutte le informazioni scientifiche e le affermazioni contenute in questa sezione del testo sono estratte dal Terzo rapporto di valutazione dell'IPCC (2001). Il contesto internazionale: la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e il protocollo di Kyoto (PK), Monterrey e Johannesburg Al cambiamento climatico globale è riservata una posizione specifica nell'agenda internazionale in materia di sviluppo sostenibile. Con il vertice sulla Terra svoltosi a Rio nel 1992, in occasione del quale si è cercato di conciliare l'agenda in materia d'ambiente con quella relativa allo sviluppo, si è aperto il processo di adesione alla convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici [8] (UNFCCC), che è infine entrata in vigore nel 1994. Nel 1997, le parti della convenzione hanno adottato il protocollo di Kyoto, allo scopo di rafforzare gli impegni statuiti nella convenzione stessa [9]. La CE e gli Stati membri sono tutti parti della convenzione e hanno ratificato il protocollo di Kyoto [10]. [8] L'obiettivo intermedio della Convenzione è di stabilizzare entro l'anno 2000 le emissioni di CO2 nei paesi industrializzati ai livelli del 1990. [9] Il protocollo di Kyoto indica traguardi vincolanti di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per i paesi sviluppati. In tale contesto, l'UE è impegnata a ridurre, nel periodo 2008-2012, la quota collettiva di emissioni di gas serra dell'8 percento, scendendo così al di sotto del livelli di emissione del 1990. [10] L'UE ha ratificato il protocollo di Kyoto in occasione della seduta del Consiglio del 4 marzo 2002 (decisione del Consiglio del 25 aprile 2002 riguardante l'approvazione, a nome della Comunità europea, del protocollo di Kyoto allegato alla convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e l'adempimento congiunto dei relativi impegni, GU 15 maggio 2002, L130, pagina 1). Gli Stati membri hanno completato il processo nazionale di ratifica alla data del 31 maggio 2002. Ai sensi dell'UNFCCC, tanto i paesi sviluppati quanto quelli in via di sviluppo si sono impegnati a sviluppare e presentare inventari relativi alle emissioni di gas serra suddivisi per fonte e per rimozione tramite "pozzi di assorbimento" (quali sono le foreste, per la capacità di assorbire anidride carbonica); a riferire in merito alle misure adottate al fine di attuare l'UNFCCC; ad adottare programmi nazionali per la mitigazione del cambiamento climatico e strategie di adattamento; a promuovere il trasferimento di tecnologie; a cooperare in materia di ricerca tecnica e scientifica; a promuovere al riguardo la sensibilizzazione, l'educazione e la formazione dei cittadini. In conformità con il principio delle responsabilità comuni ma differenziate, i paesi sviluppati devono assumere il ruolo di guida nella risposta al cambiamento climatico [11] e devono anche assistere i paesi in via di sviluppo nell'adempimento degli impegni assunti nel quadro dell'UNFCCC mediante la concessione di fondi e il trasferimento e l'adattamento di tecnologie a beneficio di coloro che sono particolarmente esposti agli effetti negativi del cambiamento climatico [12]. [11] In considerazione della responsabilità storica per l'emergere della questione e per le tecnologie e le risorse finanziarie di cui dispongono. [12] Per esempio dei Paesi meno sviluppati e dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo. Alla riapertura della sessione della Sesta conferenza delle parti della convenzione (Bonn, luglio 2001), il gruppo EU+ ha emesso una dichiarazione politica [13], con la quale si impegna a fornire 410 milioni di dollari (ovvero 450 milioni di euro ai valori di cambio di luglio 2001) all'anno entro il 2005 per assistere i paesi in via di sviluppo nella risposta al cambiamento climatico. L'importo verrà prevedibilmente rivisto nel 2008. Non è ancora stato raggiunto un accordo in merito alla ripartizione dell'importo stesso ma all'epoca della dichiarazione è stato suggerito di calcolare tale ripartizione in base alle emissioni di CO2 di ciascun paese, ovvero in base al principio "chi inquina, paga" (Polluter Pays Principle, PPC). Di conseguenza, la quota spettante all'UE dovrebbe essere fornita dagli Stati membri, posto che all'UE in quanto tale non è riconducibile alcuna emissione di CO2. La Commissione probabilmente offrirà un finanziamento comunque, anche se strettamente parlando fondi aggiuntivi alla luce delle attuali prospettive finanziarie non sono disponibili. (Per una sintesi del processo internazionale relativo al cambiamento climatico si veda l'Allegato IV; per altre iniziative internazionali concernenti il clima, si veda l'Allegato V). [13] Il gruppo EU+ è formato dalla CE e dagli Stati membri, nonché dal Canada, l'Islanda, la Nuova Zelanda, la Norvegia e la Svizzera. La conferenza di Monterrey, svoltasi nel mese di marzo del 2002, ha affrontato le sfide legate al finanziamento dello sviluppo. Il cosiddetto "documento di Monterrey" adottato dalla conferenza sottolinea la necessità di mobilizzare e aumentare l'uso efficace di risorse finanziarie al fine di eliminare la povertà, di migliorare le condizioni sociali, di elevare il tenore di vita e di tutelare l'ambiente. Esso ricorda inoltre che il principio del buon governo è essenziale al fine di garantire uno sviluppo sostenibile, definendo critica la necessità di rafforzare l'impegno di ciascun paese in materia di sviluppo delle capacità nei paesi in via di sviluppo. L'UE, in occasione della Conferenza, ha annunciato di assumersi l'impegno di aumentare il proprio APS dal livello attuale pari a 0,33 percento del PIL allo 0,39 percento nel periodo compreso tra il corrente anno e il 2006, una differenza corrispondente a un impegno aggiuntivo di 7 miliardi di euro all'anno entro il 2006. Di fronte a tale situazione e alla luce della Dichiarazione ministeriale di Marrakech [14], il Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, svoltosi a Johannesburg nel mese di agosto del 2002, ha rappresentato un'ottima occasione per sottolineare l'esigenza di massimizzare le sinergie tra gli obiettivi legati allo sviluppo sostenibile, ivi incluso l'obiettivo globale delle riduzione della povertà, e le misure per la lotta al cambiamento climatico e per l'adattamento agli effetti negativi dello stesso [15]. Il Segretario generale delle Nazioni Unite ha individuato cinque priorità per il vertice, ovvero acqua, energia, salute, agricoltura e biodiversità, le quali sono certamente rilevanti in rapporto alle questioni poste dal cambiamento climatico. Tra i risultati del Vertice sullo sviluppo sostenibile, vi è un accordo per aumentare urgentemente e significativamente la quota globale di fonti di energia rinnovabile, nel cui contesto l'UE ha avviato una "coalizione d'intenti" che si è impegnata al rispetto di obiettivi e scadenze. E' stato anche raggiunto l'accordo sulla proposta dell'UE di istituire un quadro decennale in relazione ai programmi sul consumo e la produzione sostenibili. I paesi industrializzati hanno accettato di assumere un ruolo guida nell'impegno mondiale volto a correggere i modelli non sostenibili e ad assistere i paesi in via di sviluppo a realizzare politiche e strumenti a ciò finalizzati. A sostegno del piano di attuazione del Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, sono state inoltre lanciate due iniziative dell'UE in materia di acqua (Acqua e vita) e energia (Iniziativa UE in materia di energia a favore dell'eliminazione della povertà e dello sviluppo sostenibile). Tali iniziative hanno dato prova dell'impegno dell'UE di tradurre gli accordi politici raggiunti nella sede del Vertice in azione concreta, a sostegno degli obiettivi di sviluppo del Millennio. [14] La Dichiarazione di Marrakech è stata adottata nel mese di novembre del 2001 in occasione della Settima Conferenza delle Parti aderenti all'UNFCCC. Essa riconosce che il vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile rappresenta un'importante occasione per affrontare le questioni legate sia al cambiamento climatico che allo sviluppo sostenibile. Attribuisce un'enfasi particolare alla necessità di massimizzare le sinergie tra le convenzioni ONU in materia di cambiamento climatico, di diversità biologica e di desertificazione e sottolinea l'importanza dello sviluppo delle capacità, nonché dello sviluppo e della diffusione di tecnologie innovative in relazione ai settori chiave dello sviluppo. [15] Per quanto non formalmente inseriti nell'ordine del giorno, il cambiamento climatico e il protocollo di Kyoto si sono rapidamente imposti come temi dell'agenda politica nel corso del Vertice, considerato che Cina, Polonia e Sud Africa hanno annunciato la ratifica del protocollo. Inoltre, il Canada ha dichiarato di voler procedere alla ratifica e la Russia ha emesso una dichiarazione favorevole riguardo il processo di ratifica in corso. Il contesto europeo: la politica per lo sviluppo della CE, il processo di Cardiff, gli Stati membri e la società civile L'obiettivo primario della politica di sviluppo della CE è la riduzione e infine l'eliminazione della povertà [16]. Tale obiettivo implica il sostegno allo sviluppo sostenibile, l'integrazione dei paesi in via di sviluppo nell'economia mondiale e la determinazione a combattere le disuguaglianze, come stabilito dall'articolo 177 del trattato. Nel contesto dello sviluppo sostenibile, l'UE ha istituito una strategia di sviluppo sostenibile che comprende una dimensione interna all'UE [17] e, in ossequio alla richiesta del Consiglio europeo di Göteborg del mese di giugno del 2001, una dimensione esterna [18] elaborata nella prospettiva del Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile svoltosi nell'agosto del 2002. [16] "La politica di sviluppo della Comunità europea", COM(2000) 212 def. Nel novembre del 2000, il Consiglio e la Commissione hanno approvato una dichiarazione concernente la politica di sviluppo (documento del Consiglio n. 13458/00) che individua sei priorità tematiche, ovvero: commercio e sviluppo, integrazione e cooperazione regionale, sostegno alle politiche macroeconomiche collegate ai programmi inerenti il settore sociale, trasporti, sviluppo rurale sostenibile e sicurezza alimentare, nonché sviluppo delle capacità istituzionali,buongoverno e Stato di diritto. L'ambiente è considerato tema trasversale che richiede di essere integrato in tutti e sei i temi prioritari al fine di conferire sostenibilità allo sviluppo. [17] "Sviluppo sostenibile in Europa per un mondo migliore: strategia dell'Unione europea per lo sviluppo sostenibile" COM(2001) 264 def. [18] "Verso un partenariato mondiale per uno sviluppo sostenibile" COM(2002) 82 def. Le questioni ambientali sono parte integrante di quest'agenda, dato che il degrado dell'ambiente comprometterebbe le prospettive di sviluppo sociale ed economico sostenibile dei paesi partner e rischierebbe di annullare i risultati a breve termine in termini di riduzione della povertà. Nel medio e nel lungo termine, esso potrebbe persino condurre ad un aumento della povertà. Il cambiamento climatico è un fattore negativo aggiuntivo per i soggetti già in condizioni di vulnerabilità, in particolare per i paesi meno sviluppati, ed è perciò destinato ad aggravare ulteriormente le condizioni di povertà e di privazione umana. In linea con l'articolo 6 del trattato, in occasione del vertice di Cardiff svoltosi nel 1998 è stato lanciato un processo volto a promuovere l'integrazione concreta dell'ambiente in tutte le aree politiche comunitarie [19], il cui scopo è di favorire lo sviluppo sostenibile. Nel mese di dicembre del 1998, il vertice di Vienna ha ampliato la sollecitazione fino a includere la cooperazione allo sviluppo. In entrambi i vertici, i capi di Stato hanno effettivamente sottolineato che l'area del cambiamento climatico rappresenta l'esempio più evidente di quanto sia necessario integrare le questione ambientali nelle altre aree di azione politica. [19] L'articolo 6 del trattato CE, modificato dal trattato di Amsterdam, dispone che la tutela dell'ambiente sia integrata nella definizione e nell'attuazione delle politiche e azioni comunitarie di cui all'articolo 3, in particolare nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile. Inoltre, il sesto programma d'azione in materia d'ambiente "Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta", afferma che le questioni legate al cambiamento climatico devono essere affrontate e integrate in un tutte le politiche settoriali comunitarie. Il documento di lavoro "La cooperazione della CE in materia di economia e sviluppo: far fronte al cambiamento del clima", che risale al mese di novembre del 1999, rappresenta un primo tentativo di affrontare il modo in cui il cambiamento climatico dovrebbe essere considerato ed è stato da stimolo per il Consiglio nel corso della Presidenza finlandese nel 1999. Nelle conclusione del vertice dell'11 novembre 1999, il Consiglio ha confermato che la questione del cambiamento climatico globale deve essere considerata prioritaria e ha invitato la Commissione a riferire, con un documento che includa anche un programma d'azione, in merito ai progressi raggiunti nel processo finalizzato ad integrare i temi legati al cambiamento climatico nelle politiche della CE in materia economica e di cooperazione allo sviluppo. I negoziati internazionali sull'attuazione dell'UNFCCC e del protocollo di Kyoto hanno richiesto un certo tempo, tuttavia, e hanno ritardato lo sviluppo di un programma d'azione. Essi si sono infine chiusi nel mese di novembre del 2001 in occasione della settima sessione della Conferenza delle parti (COP7, Marrakech). La Commissione ha riferito al Consiglio e al Parlamento europeo sulle iniziative passate e presenti presentando, nel mese di novembre del 2001, la Terza comunicazione nazionale della Comunità europea ai sensi dell'UNFCCCC [20]. Le attività in materia di sviluppo collegate al cambiamento climatico sono state fin qui finanziate con il Fondo europeo di sviluppo o con risorse del bilancio comunitario [21]. Fino al momento attuale, è stato tuttavia complicato individuare quali dei progetti esistenti (in materia di conservazione, di efficienza energetica ecc.) presentassero qualche utilità in relazione alla mitigazione del cambiamento climatico e all'adattamento allo stesso, in conseguenza della mancanza di indici specifici nell'attuale sistema di recupero automatico delle informazioni della CE. I progetti rilevanti ai fini della questione del cambiamento climatico sono stati finanziati anche con la dotazione assegnata alla ricerca nell'ambito del Quinto programma quadro (si veda anche l'Allegato VI). [20] Documento di lavoro della Commissione del 20 dicembre 2001, SEC(2001) 2053. [21] Linee di bilancio MEDA, ALA, TACIS o CARDS e linee di bilancio tematiche orizzontali quali la linea di bilancio B7-6200 "Ambiente nei paesi in via di sviluppo e foreste tropicali". Per quanto riguarda gli Stati membri, le azioni in materia di sviluppo collegate al cambiamento climatico sono state finanziate su base trilaterale e mediante contributi al Fondo mondiale per l'ambiente, che rende operativo il meccanismo finanziario dell'UNFCCC, nonché mediante altri canali multilaterali. Oltre a ciò, la società civile sta assumendo un ruolo sempre più attivo per quanto concerne gli aspetti del cambiamento climatico che riguardano lo sviluppo, in aggiunta agli effetti sull'ambiente che da lungo tempo occupano una posizione prioritaria nella sua agenda. Questo documento, dunque, è la risposta della Commissione sia alla richiesta del Consiglio che all'evoluzione recente che il processo relativo al cambiamento climatico ha vissuto in termini di conoscenza scientifica, di quadri istituzionali e di sensibilità pubblica. Rendendo esplicito il nesso che lega la povertà al cambiamento climatico, esso propone una strategia integrata per affrontare le questioni relative al cambiamento climatico e alla riduzione della povertà, la quale strategia, per quanto attiene alla Comunità, rafforza anche il processo attualmente in corso di integrazione delle tematiche ambientali nella cooperazione allo sviluppo [22] e nella dimensione della sostenibilità delle politiche esterne dell'UE [23]. Oltre a ciò, la Commissione invita gli Stati membri, il Parlamento europeo, la società civile e gli altri soggetti interessati a contribuire alla formulazione e all'attuazione di una strategia e di un piano d'azione coerenti e coordinati dell'UE in materia di cambiamento climatico a sostegno dei paesi partner e sulla base degli obiettivi, della strategia e del piano d'azione proposti nel presente documento. [22] Nel mese di aprile del 2001, la CE ha definito una strategia per integrare l'ambiente nella propria cooperazione economica e allo sviluppo, mediante il documento SEC(2001) 609: Integrare l'ambiente nella cooperazione economica e allo sviluppo. [23] Contributo integrativo alla dimensione esterna della strategia per uno sviluppo sostenibile dell'UE (COM (2002) 82 def.) e Strategia per l'integrazione dell'ambiente nelle politiche esterne del Consiglio "affari generali", riunione dell'11 marzo 2002, doc. n. 6927/02. 3. Gli attuali effetti e impatti del cambiamento climatico sui paesi partner e relative previsioni [24] [24] In assenza di altre indicazioni, si intende che la fonte principale della sezione 3 è il Terzo rapporto di valutazione dell'IPCC (2001). L'aumento delle temperature, l'innalzamento del livello dei mari, la maggiore irregolarità delle precipitazioni e la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi stanno già producendo effetti negativi sui paesi in via di sviluppo. Gli effetti del cambiamento climatico previsti per i prossimi cento anni sono ancora più gravi. Si prevede che l'impatto di tali effetti sull'ambiente e sullo sviluppo sociale ed economico assuma caratteristiche specifiche in base alla posizione geografica. Il livello di complessità dipenderà dal modo, grado e intensità con cui si manifesteranno i cambiamenti climatici, nonché dal grado di vulnerabilità delle popolazioni e dei sistemi interessati da tali cambiamenti. La vulnerabilità al clima è una funzione sia del grado di esposizione delle popolazioni e dei sistemi [25] agli effetti negativi dei cambiamenti climatici, che includono tanto i cambiamenti graduali delle condizioni climatiche quanto gli eventi estremi, sia della capacità degli stessi di adattarsi ovvero di rispondere a tali effetti. La capacità di adattamento socioeconomico (o la capacità di risposta) è a sua volta determinata da fattori quali la disponibilità di risorse economiche e di altri beni, la tecnologia e le informazioni, nonché le competenze necessarie al loro impiego, le infrastrutture e infine la presenza di istituzioni stabili ed efficaci. Molti paesi partner sono scarsamente dotati in relazione a tali fattori e sono perciò in condizione di estrema vulnerabilità ai cambiamenti climatici. E' quindi prevedibile che il miglioramento della capacità di adattamento sia in grado di ridurre la vulnerabilità al cambiamento climatico e di promuovere al contempo lo sviluppo sostenibile. [25] Sistemi naturali e gestiti o creati dall'uomo. E' opportuno sottolineare che, per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo e in particolare i paesi meno sviluppati, la vulnerabilità al clima è probabilmente destinata ad aggiungersi, con un effetto di interazione e di rafforzamento, a problemi già esistenti quali la crescita demografica o ad altri inerenti la salute, la dipendenza dai mercati mondiali e la rarefazione delle risorse, in tal modo aggravando ulteriormente la condizione di povertà e di privazione umana. 3.1 Effetti ambientali e socioeconomici del cambiamento climatico Il nesso esistente tra povertà e ambiente comporta che gli effetti negativi sugli ecosistemi, sulle risorse naturali e sui relativi settori economici ricadano più pesantemente sulle popolazioni povere. 3.1.1 Ecosistemi e risorse naturali La sussistenza delle popolazioni povere, in particolare di quelle rurali, dipende in misura massiccia dall'accesso alle risorse naturali e agli ecosistemi e dalla loro qualità. Gli ecosistemi forniscono beni essenziali quali cibo, riparo e combustibile, nonché servizi quali l'eliminazione di rifiuti e inquinanti, la purificazione delle acque e la conservazione della fertilità dei suoli. Gli ecosistemi costieri, quali sono le foreste di mangrovia e le barriere coralline, proteggono i litorali dall'erosione. E' tuttavia previsto che il cambiamento climatico alteri il funzionamento degli ecosistemi con modalità complesse e incerte, al punto da compromettere o comunque limitare la capacità degli stessi di svolgere quest'importante ruolo di sistemi di sostegno della vita, con la conseguenza di rendere vulnerabili quanti dipendono da tali beni e servizi. Oltre a ciò, in conseguenza del fatto che gli ecosistemi mondiali non sono in grado di adattarsi allo stesso ritmo con cui avanza il cambiamento climatico, lo spostamento delle fasce di temperatura provocato dal cambiamento climatico potrebbe incidere gravemente sulla biodiversità e condurre, in molti luoghi del mondo, a spostamenti geografici delle specie, con effetti sia sulla presenza di varietà di specie che sull'estinzione di specie particolari [26]. La documentazione delle modifiche subite dagli ecosistemi è dunque necessaria sia per valutare egli effetti del cambiamento climatico sia per valutare gli effetti delle modifiche degli ecosistemi sul clima. Si tratta, tuttavia, di un'opera estremamente difficile, perché molti paesi in via di sviluppo non sono dotati di informazioni di riferimento attendibili sui confini degli ecosistemi e sulle loro condizioni. [26] Relazione annuale 2000 del CGIAR. La modifica del regime di precipitazioni piovose e la loro maggiore irregolarità comportano che, in molte regioni, le risorse idriche saranno sottoposte ad ulteriore minaccia e ciò riguarderà sia la disponibilità di acqua potabile che l'irrigazione. Il degrado delle acque sarà prevedibilmente favorito dalle inondazioni. Il numero di persone che vivono in paesi in condizioni di carenza idrica potrebbe perciò aumentare massicciamente, passando da 1,7 miliardi di persone (un terzo della popolazione mondiale) a circa 5 miliardi nel 2025 (a seconda del tasso di incremento demografico). [27] [27] In Africa, la quantità media di acque di superficie aumenterà a causa della diminuita capacità di assorbimento del suolo ma, in termini generali, la disponibilità di acqua diminuirà nell'Africa settentrionale e meridionale. In Asia questo problema riguarderà le aree desertiche e semidesertiche. Nell'America Latina, oltre alla maggiore frequenza di siccità, la scomparsa e il ritiro dei ghiacciai elimineranno un'importante fonte di acqua dolce. Terzo rapporto di valutazione dell'IPCC, 2001. Inoltre, si prevede che aumentino le temperature massime in tutte le aree terricole. Le stagioni calde diventeranno più secche nelle aree continentali interne di media latitudine, provocando una maggiore frequenza di siccità e degrado dei suoli. Si tratta di un aspetto di particolare gravità per le aree in cui la situazione è già grave quanto a degrado dei suoli, desertificazione e siccità. L'aumento del livello del mare potrebbe poi condurre alla salinizzazione e alla perdita di terre agricole poste a quote vicine all'attuale livello del mare. Si prevede che la forza e la frequenza di incendi di vaste proporzioni aumentino nel bacino amazzonico e in generale nelle aree tropicali, la qual cosa rappresenta una minaccia alla sostenibilità delle foreste tropicali umide di tutto il mondo e un pericolo per le popolazioni indigene e le altre popolazioni povere la cui sussistenza dipende da esse. 3.1.2 Settori economici e sicurezza alimentare Il cambiamento climatico è destinato ad incidere in maniera negativa sulle attività agricole e di allevamento. Per esempio, si stima un decremento dei raccolti in molti paesi dell'Africa e dell'America Latina e anche nelle regioni in cui il cambiamento climatico non avrà effetti diretti sulla produzione agricola, la lotta naturale contro i parassiti potrebbe essere gradualmente compromessa dalla proliferazione di predatori e prede negli ecosistemi locali. In Asia ed in America Latina é prevista una diminuzione della produttività agricola dovuta all'aumento nella frequenza dei cicloni tropicali. In Asia il cambiamento climatico potrà ridurre sostanzialmente la produzione di riso. Inoltre, gli stock ittici potrebbero muoversi verso i poli ma le risorse ittiche in generale potrebbero subire effetti negativi in conseguenza della distruzione delle foreste di mangrovia e delle barriere coralline prodotta dal cambiamento climatico. La pressione a cui saranno sottoposte le acque dolci potrà produrre conseguenze negative anche sulle attività di pesca nelle acque interne dell'Africa. Si registra quindi un rischio reale che il cambiamento climatico si traduca in un peggioramento della sicurezza alimentare [28] e in un aumento della fame. Nel breve periodo tuttavia, il più grande impatto sulla sicurezza alimentare non verrà tanto da cambiamenti graduali nel clima quanto piuttosto dal previsto aumento nel numero e nella severità degli eventi climatici estremi. A più lungo termine é previsto che, a causa del cambiamento climatico, le zone attualmente insicure dal punto di vista alimentare subiranno dei mutamenti via più severi nel loro potenziale di produzione alimentare a partire dal 2050 - 2080 [29]. Particolarmente vulnerabili, in questo senso, saranno i piccoli paesi africani già caratterizzati da scarse risorse alimentari e dipendenti dall'importazione di prodotti alimentari, nonché molte regioni dell'America Latina in cui è prevalente l'agricoltura di sussistenza In più, nelle aree in cui i prodotti ittici costituiscono una fonte significativa di approvvigionamento proteico per i poveri, la minore disponibilità e la perdita di risorse causata dalla pressione esercitata dal cambiamento climatico peserà certamente sulla loro sicurezza alimentare. E bene ricordare tuttavia, che la sicurezza alimentare é una funzione dell'interazione di più fattori uno solo dei quali é il potenziale di produzione alimentare. La povertà e un potere d'acquisto di beni alimentari inadeguato, hanno probabilmente un impatto più diretto sulla sicurezza alimentare, il quale potrebbe anche essere aggravato da altri effetti legati al cambiato climatico. [28] La garanzia della sicurezza alimentare associata alla lotta al cambiamento climatico è parte integrante dell'obiettivo finale della convenzione. [29] World agriculture: towards 2015/2030: A FAO perspective (2002). 3.1.3 Salute umana, migrazione/sfollamento e infrastrutture La diversa configurazione delle temperature e dei regimi di precipitazioni piovose è poi probabile che si traduca nell'ampliamento dell'ambito geografico in cui sono presenti malattie trasmesse da vettore quali la malaria e la dengue, con ciò esponendo nuove popolazioni a tali malattie. Inoltre, alluvioni e inondazioni potrebbero causare una maggiore diffusione di malattie associate alla condizione delle acque quali il colera e la diarrea, in particolare nelle aree carenti di adeguate infrastrutture sanitarie. La presenza di prolungate e intense ondate di caldo associate all'umidità potrebbe anche aumentare i tassi di mortalità e di morbosità, specie tra la popolazione urbana povera e tra gli anziani. L'aumento degli incendi di vegetazione spesso riconducibile al cambiamento climatico ha già causato una maggiore diffusione di patologie dell'apparato respiratorio, in particolare nel Sudest asiatico. La perdita di terre asciutte nelle aree costiere prevedibilmente condurrà allo sfollamento permanente o semipermanente di vaste aree della popolazione. Le regioni più esposte, in termini demografici, sono i paesi costieri dell'Asia meridionale e sudorientale e dell'Africa. In Asia, il numero di persone esposte a tale pericolo è particolarmente significativo nel Bangladesh e nel Vietnam, mentre per quanto riguarda l'Africa basti dire che un quarto della popolazione risiede entro cento chilometri dalla costa. Anche i piccoli Stati insulari sono particolarmente vulnerabili in questo senso, considerando che il cambiamento climatico potrebbe produrre conseguenze così devastanti da costringere le popolazioni locali ad abbandonare le isole stesse per migrare altrove. Inoltre, la maggiore insicurezza alimentare, conseguenza per esempio di gravi siccità, potrebbe tradursi in una situazione di totale insussistenza alimentare (in particolare nelle aree rurali dell'Africa subsahariana), tale da causare la migrazione verso le città, che non dispongono delle strutture e dei servizi sanitari necessari ad affrontare afflussi di popolazione di tale dimensione. In molte parti del mondo, le aree costiere a bassa quota saranno devastate da tempeste più intense e dall'aumento del livello del mare, con perdite in termini di vite e danni alle infrastrutture. Sono particolarmente a rischio i porti, le infrastrutture in mare aperto, le aree urbane costiere e le infrastrutture turistiche ma eventi meteorologici di tipo estremo potrebbero danneggiare anche le infrastrutture stradali, ferroviarie e aeroportuali dell'interno e compromettere quindi sistemi essenziali di trasporto. 3.1.4 Impatto macroeconomico del cambiamento climatico Oltre agli effetti economici diretti su livelli di sussistenza già vulnerabili in termini di perdita di dotazioni e diritti, l'impatto di cui si è dato conto più sopra è probabile che incida sostanzialmente anche a livello macroeconomico nei paesi in via di sviluppo, sia nel breve che nel lungo termine. In Ecuador, tra il 1997 e il 1998, si stima che El Niño abbia prodotto perdite economiche per due miliardi di dollari, un importo corrispondente al 12 percento del PIL del paese. L'incidenza della povertà risulterebbe così aumentata di più di dieci punti percentuali nelle aree interessate. In Honduras, nel 1998, l'uragano Mitch ha prodotto un calo stimato intorno al sette percento della produzione agricola. [30] [30] Rapporto sullo sviluppo nel mondo, 2000/2001. Poiché l'impatto del cambiamento climatico è di tipo multisettoriale e ricade sull'intera economia, è prevedibile che si registri una diminuzione anche della produzione industriale manifatturiera (a causa, per esempio, della diminuita disponibilità di acqua e energia) e delle entrate nel settore turistico. Inoltre, l'insicurezza alimentare cronica e il peggioramento delle condizioni sanitarie incideranno in misura maggiore sui bilanci nazionali ma potrebbe anche essere necessario far fronte ai costi relativi a potenziali conflitti causati dalla maggiore carenza di risorse idriche o da migrazioni di massa. La povertà già esistente e il rallentamento dello sviluppo amplificheranno gli effetti negativi tanto dei cambiamenti graduali delle condizioni climatiche quanto degli eventi meteorologici estremi, causando danni economici, che includono i costi da sostenere per l'aiuto e la ricostruzione, tali da assorbire una quota significativa del PIL dei paesi partner. La sottrazione di fondi prima destinati ai programmi per la riduzione della povertà e per lo sviluppo sostenibile completerà infine il circolo vizioso dell'esaurimento delle riserve di capitale, dell'indebitamento estero e della perdita di fiducia degli investitori stranieri, tutti fattori che a loro volta condurranno ad un aumento della povertà e della vulnerabilità. 3.2 Affrontare la sfida del cambiamento climatico per mezzo dell'adattamento e della mitigazione Di quali opzioni dispongono i paesi partner minacciati dal cambiamento climatico? Le risposte a questa sfida oggi disponibili possono essere ricondotte, semplificando, a due tipologie. La prima mira all'adattamento ai cambiamenti climatici, mentre la seconda punta a contenere la loro causa primaria, ovvero le emissioni di gas a effetto serra, con la riduzione a livello delle fonti di emissione e con la cattura per mezzo dei cosiddetti "pozzi di assorbimento", per esempio le foreste. Posto che il cambiamento climatico è già in atto, l'adattamento ai suoi effetti negativi diventa una necessità. Esso si riferisce a tutte quelle risposte suscettibili di ridurre la vulnerabilità al cambiamento stesso. [31] Le aree in cui attuare l'adattamento includono la gestione delle risorse naturali (p.e. terre/suoli, risorse idriche, foreste e risorse costiere), i relativi settori economici (agricoltura, foreste, pesca), le infrastrutture, gli insediamenti umani e la sanità. [31] L'adattamento implica strategie di gestione individuale e collettiva delle risposte e dei rischi, ivi incluso l'adeguamento delle pratiche, dei processi o delle strutture dei sistemi (naturali, gestiti o creati dall'uomo). Esso può essere autonomo o pianificato, di reazione o preventivo. Alcuni obiettivi generici di adattamento al cambiamento climatico sono: (i) migliorare la progettazione delle infrastrutture e aumento degli investimenti a lungo termine; (ii) aumento della flessibilità di sistemi gestiti vulnerabili (p.e. cambiando attività o collocazione); (iii) miglioramento dell'adattabilità di sistemi naturali vulnerabili (p.e. riducendo le pressioni non climatiche); (iv) inversione delle tendenze che portano ad un aumento della vulnerabilità (p.e. rallentando lo sviluppo in aree vulnerabili quali pianure alluvionali e zone costiere); e (v) miglioramento della preparazione e della consapevolezza della società. (Per una sintesi riguardante le necessità e le opzioni in materia di adattamento, si veda l'Allegato VII). La mitigazione viene solitamente definita come un intervento atto a ridurre le emissioni antropiche di gas a effetto serra. Le misure mirate alla riduzione a livello delle fonti di emissione includono, per esempio, quelle in materia di efficienza energetica, di fonti di energia rinnovabile e di nuove fonti energetiche più pulite. Anche le opzioni relative alla gestione delle risorse naturali, quali la destinazione dei suoli e le relative modifiche o la silvicoltura, possono risultare di qualche utilità nello sforzo mirato alla mitigazione, poiché offrono un potenziale significativo quanto a conservazione e cattura di carbonio, specie nelle aree tropicali. [32] (Per una sintesi riguardante le necessità e le opzioni in materia di mitigazione, si veda l'Allegato VIII). [32] Per esempio, la conservazione dei pozzi di carbonio a rischio può contribuire all'eliminazione delle emissioni, quando si riescano a evitare perdite, ma è sostenibile solo se si affrontano i fattori socioeconomici responsabili della deforestazione e di altre perdite di pozzi di assorbimento. In agricoltura, è possibile procedere alla riduzione delle emissioni di metano e di ossidi di azoto, provenienti dalla fermentazione enterica degli animali d'allevamento, dalle risaie, dall'impiego di fertilizzanti azotati e dai rifiuti animali. Tale riduzione avrebbe effetti positivi in termini di aumento dei redditi e anche di produzione e disponibilità di cereali ad uso alimentare. La conservazione e la cattura di carbonio consentirebbero anche di disporre del tempo per sviluppare e attuare altre opzioni. Le misure di adattamento, ivi inclusa la gestione delle risorse naturali, e di mitigazione non devono essere considerate, tuttavia, come se si escludessero a vicenda. Al contrario, talune opzioni sono aperte a grandi sinergie tra obiettivi diversi e la loro massimizzazione è spesso suscettibile di creare effetti molto positivi sulla riduzione della povertà. Per esempio, un programma in materia di energie rinnovabili che punti al decentramento dell'energia elettrica (impianti non collegati alla rete) può includere un pacchetto di sistemi di pompe solari per l'acqua destinata a usi domestici e di misure per la conservazione/gestione sostenibile delle foreste nelle aree remote. 4. Proposta di strategia dell'UE in materia di cambiamento climatico a sostegno dei paesi partner 4.1 Obiettivo primario e principi guida L'obiettivo primario della strategia è di assistere i paesi partner dell'UE [33] nel processo di risposta alle sfide poste dai cambiamenti climatici, in particolare sostenendo l'attuazione nei paesi stessi dell'UNFCCC e del protocollo di Kyoto. [33] Per la Comunità, la definizione include i paesi ACP, ALA, MEDA, CARDS e TACIS. Tuttavia, il presente documento non include la Croazia, la Russia e l'Ucraina, poiché tali paesi dispongono di propri traguardi di emissione nel quadro del protocollo di Kyoto. In considerazione della molteplicità di modi con cui il cambiamento climatico agisce sulle diverse società e interagisce con vulnerabilità specifiche a livello geografico, è comunque importante che la risposta al cambiamento climatico, qualsiasi essa sia, venga concepita non separatamente ma entro i quadri già esistenti di sviluppo e in coerenza con essi. Ciò significa che l'obiettivo statuito deve essere raggiunto come parte integrante delle attività integrate di cooperazione allo sviluppo dell'UE e in totale coerenza con l'obiettivo più generale di riduzione della povertà. In altre parole, è necessario integrare pienamente le questioni legate al cambiamento climatico nella cooperazione allo sviluppo dell'UE e sensibilizzare quanti si occupano di sviluppo sul fatto che gli effetti del cambiamento climatico ricadranno in maniera sproporzionata sui paesi più poveri e sulle popolazioni più povere di tutti i paesi in via di sviluppo. I principi che devono guidare l'attuazione della strategia, per quanto riguarda l'UE, sono: - contribuire all'obiettivo generale di riduzione della povertà definito nella politica di sviluppo dell'UE e, quando sia il caso, alle sei aree centrali della stessa [34]; [34] (i) Commercio e sviluppo, (ii) Integrazione e cooperazione regionale, (iii) Programmi in materia di riforma macroeconomica e settore sociale, (iv) Trasporti, (v) Sicurezza alimentare e sviluppo rurale, e (vi) Rafforzamento delle capacità istituzionali. - Contribuire agli obiettivi di sviluppo del millennio [35] e all'esito del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile; [35] (i) Eliminazione delle situazioni estreme di povertà e fame, (ii) Conseguimento dell'istruzione primaria universale, (iii) Promozione dell'uguaglianza sessuale e responsabilizzazione delle donne, (iv) Riduzione della mortalità infantile, (v) Miglioramento della salute delle madri, (vi) Lotta all'HIV/AIDS, alla malaria e ad altre malattie, (vii) Garanzia della sostenibilità ambientale, (viii) Costruzione di un partenariato mondiale a favore dello sviluppo. - la coerenza, interna ed esterna, ai seguenti livelli: (i) coerenza con le altre politiche della CE e degli Stati membri, [36] (ii) coerenza con le altre politiche e strategie tematiche/settoriali in materia di sviluppo, [37] (iii) coerenza/sinergie con le azioni di sostegno a favore di altri accordi multilaterali in materia d'ambiente [38]; [36] Per esempio, l'ambiente, il commercio, l'agricoltura, la ricerca e i trasporti. [37] Per esempio, energia, acqua, trasporti, sviluppo rurale, foreste, sanità, istruzione, questioni di genere. [38] Per esempio, azioni di sostegno a favore di accordi multilaterali in materia di desertificazione, biodiversità e foreste, che contribuiscano alla riduzione della povertà e allo stesso tempo affrontino questioni legate al cambiamento climatico. - coordinamento e complementarità tra la Comunità, gli Stati membri e gli altri donatori; la complementarità deve essere considerata dal punto di vista politico, finanziario, geografico, nonché in relazione al tipo di competenza tecnica richiesta; - primato del principio di appropriazione (ownership) da parte di ogni singolo paese delle strategie e dei processi in materia di sviluppo; - ampia partecipazione dei soggetti interessati al processo di attuazione. 4.2 Priorità strategiche In ossequio ai principi sopra indicati, la Commissione propone di concentrare la cooperazione allo sviluppo dell'UE sulle quattro priorità che seguono [39]: [39] E' il caso di ricordare che queste priorità sono concetti astratti, che in pratica possono sovrapporsi ma anche interagire a livelli differenti. Esse vanno perciò considerate come un utile sussidio trasversale di carattere organizzativo e di orientamento e non come singole aree indipendenti. (i) elevazione del profilo politico conferito al cambiamento climatico, (ii) sostegno a favore dell'adattamento al cambiamento climatico, (iii) sostegno a favore della mitigazione del cambiamento climatico, e (iv) sviluppo delle capacità. 4.2.1 Elevazione del profilo politico conferito al cambiamento climatico, in sede sia di dialogo che di cooperazione con (a) i paesi partner e (b) entro la Comunità (a) Con i paesi partner: l'UE sottoscrive pienamente il principio secondo cui il paese interessato deve appropriarsi delle strategie e dei processi in materia di sviluppo e gestirli e condivide del pari il principio secondo il quale ai paesi stessi compete la responsabilità di individuare e di rispondere alle questioni ambientali. Tuttavia, le questioni legate al cambiamento climatico sono nella maggior parte dei casi assenti nelle strategie di sviluppo dei paesi partner, come risulta dai documenti di strategia per la riduzione della povertà (DSRP) e dai documenti di strategia nazionale (DSN), in totale contraddizione con le richieste peraltro in aumento di risorse finanziarie e di sviluppo delle capacità in sede di negoziati internazionali. Colmare tale divario è dunque essenziale e ciò implica che le azioni mirate ad elevare il profilo politico conferito al cambiamento climatico devono concentrarsi a livello nazionale/di attuazione. Un modo per elevare tale profilo politico consiste nel chiarire o creare il collegamento con altri temi presenti nell'agenda UE e in quella internazionale che già godano di grande attenzione politica, quali gli obiettivi di sviluppo del millennio e lo sviluppo sostenibile (inserendo quindi quel collegamento a pieno titolo nello sviluppo sociale ed economico). In tale contesto, si devono creare i collegamenti con le raccomandazioni politiche e orientate all'azione espresse dal Vertice di Johannesburg. Un secondo modo, complementare al primo, per elevare il profilo di cui sopra e la sensibilità alla questione e per fare in modo che i paesi partner inseriscano la questione del cambiamento climatico nelle proprie agende nazionali, consiste nel rafforzare il dialogo in materia di ambiente tra l'UE e i singoli paesi ma anche entro ciascuno di questi paesi. Il dialogo politico ad alto livello può assumere un ruolo fondamentale al fine di incoraggiare i paesi partner ad affrontare il cambiamento climatico e le altre questioni di carattere ambientale segnatamente evidenziando come nei paesi in via di sviluppo gli obiettivi economici possono essere realizzati nel rispetto ambientale. Esistono poi altre tipologie di dialogo politico utili a questo fine, come per esempio la consultazione con i paesi partner nella fase di sviluppo e di revisione dei DSN. L'UE si affiderà dunque ai quadri istituzionali esistenti, quali l'accordo di Cotonou (con i paesi ACP), gli accordi di partenariato e cooperazione (con i paesi NSI) e il processo di Barcellona (partenariato euromediterraneo), oltre ad altri accordi bilaterali, ma si affiderà anche all'estesa rete di delegazioni e rappresentanti di cui dispone (Commissione e Stati membri), in modo da intensificare il dialogo sul cambiamento climatico nel contesto sia del dialogo politico che del consueto dialogo in materia di politica nazionale con ciascun paese e in modo da individuare con maggiore precisione le necessità specifiche di ciascun paese al fine di rispondere meglio alle stesse. L'intensificazione del dialogo specifico contribuirà anche ad individuare e attuare iniziative UE a sostegno della preparazione di strategie nazionali in materia di sviluppo sostenibile che includano il cambiamento climatico come componente orizzontale, in particolare nei paesi in cui la partecipazione dell'UE è già consistente. L'UE può svolgere un ruolo fondamentale nella promozione della cooperazione regionale tra i paesi partner. Per quanto riguarda il dialogo interno a ciascun paese, si intende aumentare il sostegno ai ministeri e alle altre autorità nazionali cui compete la questione del cambiamento climatico, in modo da aiutarli a rendersi maggiormente visibili. Questo aspetto può essere realizzato tramite il sostegno istituzionale previsto dalla politica di sviluppo dell'UE, sostenendo, istituendo, per esempio, comitati interministeriali e comitati che includano i diversi soggetti interessati. In tale contesto, è fuori discussione il ruolo fondamentale della società civile, alla quale è necessario fornire il giusto sostegno. Il presente documento deve essere inteso come uno strumento per incentivare il dialogo tra l'UE, in particolare le delegazioni della Commissione e i rappresentanti degli Stati membri, e i paesi partner, per sollecitare un dibattito sui modi più efficaci tramite cui l'UE può sostenere l'impegno dei paesi partner a far fronte al cambiamento climatico e a perseguire, al contempo, uno sviluppo sostenibile (includendo quindi la riduzione della povertà e lo sviluppo sociale ed economico). (b) All'interno della Comunità: fino al momento attuale, le questioni legate al cambiamento climatico non erano presenti, nella gran parte dei casi, nelle strategie della CE in materia di sviluppo. Su base locale e in linea con il documento di lavoro della Commissione adottato nel 2001 [40], la Commissione provvederà ad integrare tali questioni in tutti i programmi e i settori strategici della cooperazione allo sviluppo della CE [41] e nelle politiche interne e esterne della CE che abbiano un impatto sui paesi partner. Tale obiettivo può essere realizzato fornendo attività di formazione in loco volte a rafforzare la sensibilità e la conoscenza del personale della Commissione in relazione ai nessi che legano riduzione della povertà e cambiamenti climatici, ivi incluso un efficace dialogo politico e di orientamento con i paesi partner; fornendo consulenze di tipo pratico sul modo in cui integrare il cambiamento climatico nei documenti di strategia nazionale e regionale in occasione della revisione annuale e intermedia degli stessi; istituendo una rete tematica che affronti le questioni ambientali e coinvolga le sedi e le delegazioni della Commissione, cui si deve garantire il personale adeguato alle necessità. [40] SEC(2001)609 : Integrare l'ambiente nella cooperazione economica e allo sviluppo della CE. [41] In tale contesto potrebbe risultare proficuo l'utilizzo della linea di bilancio "Ambiente nei paesi in via di sviluppo e Foreste tropicali". Si vedano le azioni prioritarie 10-12 negli orientamenti strategici relativi a tale linea di bilancio. La Commissione provvederà a coordinare le iniziative promosse dal Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, in particolare l'iniziativa in campo energetico dell'UE e la Coalizione della buona volontà per l'energia rinnovabile, nonché programmi di cooperazione allo sviluppo e altri programmi comunitari in materia di cooperazione energetica con paesi terzi, in modo da favorirne la sinergia. Ai fini del dialogo politico sui cambiamenti climatici con i paesi partner, la Commissione farà riferimento a tali programmi. Oltre a quanto detto, la Commissione provvederà ad allargare il dialogo attualmente in corso con la BEI e con la BERS, in modo da garantire che tali soggetti tengano conto della questione del cambiamento climatico in modo esplicito e sistematico nella fase di programmazione di attività che abbiano rilevanza sulla questione stessa, in particolare delle attività in materia di energia, trasporti e risorse idriche. Il presente documento deve fungere da catalizzatore per aumentare la sensibilità entro la Commissione sui temi inerenti il cambiamento climatico. 4.2.2 Sostegno all'adattamento al cambiamento climatico Si prevede che gli effetti ecologici, sociali ed economici del cambiamento climatico saranno specifici in termini geografici ma anche interrelati. Le opzioni in materia di adattamento devono perciò essere adeguate a questo livello di complessità per risultare efficaci. L'adattamento, inoltre, dovrà riguardare sia il cambiamento graduale delle normali condizioni climatiche e della normale variabilità del clima che gli eventi estremi. In relazione all'attuale variabilità climatica, già si constata che essa incide con maggiore pressione su molti dei paesi, o dei gruppi all'interno di ciascun paese, più esposti al cambiamento climatico. La necessità di affrontare la vulnerabilità alle attuali condizioni climatiche è perciò il primo passo da avviare in direzione dell'adattamento al cambiamento climatico. L'UE intende sostenere le misure in materia di adattamento all'attuale situazione climatica e alla sua variabilità, che include gli eventi estremi, in modo da rafforzare le conoscenze e le capacità di adattamento tramite cui i paesi partner possano far fronte ai futuri cambiamenti del clima. L'attuale vulnerabilità al clima può essere ridotta, per esempio, tramite un adattamento fattibile e economicamente vantaggioso in forma di misure "senza rimpianto", ovvero di misure che abbiano un effetto positivo anche sulle pressioni non climatiche. Si procederà a sostenere l'individuazione di queste opzioni nei settori pertinenti. In tale contesto, l'UE manterrà il sostegno concesso alla conservazione degli ecosistemi e alla gestione sana dal punto di vista ambientale delle risorse naturali nei paesi partner, con il fine di beneficiare di possibili sinergie tra lo sviluppo sostenibile in senso ambientale, sociale ed economico e le questioni inerenti l'adattamento [42]. [42] La tutela dell'ecosistema e la gestione sana dal punto di vista ambientale delle risorse naturali possono contribuire anche a finalità di mitigazione, in termini di conservazione e sequestro di carbonio. In secondo luogo, è probabile che le misure specifiche di adattamento risultino maggiormente attuabili, quando siano coerenti ovvero integrate con i quadri d'azione volti ad affrontare pressioni non climatiche. L'UE intende sostenere e promuovere l'integrazione delle questioni inerenti l'adattamento e dei piani nazionali d'azione in materia di cambiamento climatico riportati nelle comunicazioni nazionali o nei programmi nazionali d'azione in materia d'adattamento, quando esistano, entro quadri strategici quali le strategie nazionali in materia di sviluppo sostenibile e i documenti di strategia per la riduzione della povertà (DSRP). Si prevede anche di sostenere lo sviluppo di strumenti e competenze mirate ad integrare nella pianificazione nazionale e settoriale le questioni legate alla gestione del rischio climatico ovvero all'adattamento allo stesso. Si vuole infine sostenere l'ampia partecipazione dei soggetti interessati, in modo da garantire che gli interventi formali siano compatibili con le "tradizionali" risposte informali ai rischi posti dai cambiamenti del clima, contribuendo con ciò allo sviluppo di strategie che associno l'impegno congiunto di supervisione strategica alle conoscenze e ai processi decisionali a livello locale. L'UE intende inoltre garantire coerenza e complementarità, quando sia il caso, tra le azioni mirate all'adattamento e quelle collegate ai settori pertinenti della cooperazione allo sviluppo (per esempio risorse idriche e forestali, agricoltura, pesca, sviluppo rurale, sanità e istruzione), in modo da evitare interventi che possano aumentare la vulnerabilità (adattamento sbagliato). Poiché tanto le popolazioni quanto tutti i tipi di sistema sono in genere più vulnerabili ai cambiamenti improvvisi e dirompenti che ai cambiamenti graduali, le opzioni in materia di adattamento devono anche tenere in considerazione la prevenzione e la preparazione alle catastrofi. Infine, un adattamento pianificato e preventivo ha in sé il potenziale per ridurre la vulnerabilità al cambiamento climatico. L'impatto di quest'ultimo e le valutazioni della vulnerabilità [43] costituiscono la base, e talvolta un'integrazione, dell'attività di individuazione e valutazione delle possibili opzioni in materia di adattamento preventivo [44]. Tuttavia, per quanto si siano registrati progressi significativi in queste aree, risulta ancora necessario avviare ulteriori attività di ricerca e lavori metodologici, in grado di restringere il divario che separa le attuali conoscenze dalle esigenze a livello di azione politica. [43] Le valutazioni sull'impatto del cambiamento climatico sono spesso basate su modelli quantitativi che analizzano la relazione tra le variabili climatiche e i settori d'impatto prescelti. [44] Qualsiasi opzione in materia di adattamento comporterà in termini generali misure di compromesso che dovranno essere pienamente valutate. Poiché risulta scarsa o incompleta una conoscenza scientifica e tecnologica che sia di rilevanza diretta per i paesi in via di sviluppo e sia in grado di sostenere il processo di transizione verso la sostenibilità, è necessario procedere urgentemente al suo rafforzamento per mezzo della mobilitazione congiunta delle comunità scientifiche nell'UE e nei paesi in via di sviluppo. Il cambiamento climatico è una delle priorità del Sesto programma quadro per la ricerca (2002-2006) [45]. La ricerca e la cooperazione scientifica e tecnologica con i paesi in via di sviluppo sono dunque gli strumenti fondamentali di cui l'UE dispone per attuare la strategia qui proposta e il programma quadro è un veicolo che consente ai paesi partner di sviluppare conoscenze, strumenti e metodologie che abbiano rilevanza sulla questione del cambiamento climatico e dell'adattamento pianificato (sia di quello reattivo che di quello preventivo). Per risultare efficace, la cooperazione scientifica e tecnologica deve necessariamente affrontare le condizioni ecologiche, socioculturali ed economiche dei paesi in via di sviluppo. [45] Il programma specifico in materia di cambiamenti climatici e ecosistemi godrà di una dotazione di 700 milioni di euro, una parte significativa dei quali verrà destinata ai cambiamenti climatici. Le università e le istituzioni di ricerca dei paesi partner verranno dunque incoraggiate ad unirsi alle controparti europee e a costituire consorzi di ricerca che contribuiscano allo sviluppo di strategie di adattamento e alla comprensione dei processi scientifici nel contesto delle condizioni specifiche dei paesi in via di sviluppo, nonché al monitoraggio delle relative attività. 4.2.3 Sostegno alla mitigazione dei cambiamenti climatici I paesi partner avranno bisogno di sostegno per conciliare le proprie legittime esigenze di sviluppo economico con la tutela dell'ambiente e l'uso sostenibile dell'energia e delle risorse naturali. Per quanto le opzioni in materia di mitigazione siano rintracciabili in tutti i settori dell'economia dei paesi in via di sviluppo, sono le aree relative all'approvvigionamento energetico, all'impiego di energia e ai trasporti ad offrire il massimo potenziale di riduzione delle emissioni per mezzo di attività di contenimento, attività peraltro suscettibili di apportare ottimi benefici collaterali in termini di sviluppo sostenibile. L'UE, quindi, manterrà e rafforzerà il sostegno ad azioni dotate di un potenziale implicito ed esplicito (impatto diretto e indiretto) in termini di contenimento delle emissioni di gas a effetto serra, con una particolare enfasi sulle aree sopraindicate. Tuttavia, le questioni inerenti la mitigazione devono essere integrate in tutti gli aspetti dell'attuale assistenza allo sviluppo fornita dall'UE, in modo da conseguire, a beneficio di tutti i paesi, una crescita economica con un'incidenza del carbonio minore rispetto a quanto sarebbe altrimenti accaduto. Tenendo conto sia della comunicazione della Commissione sulla cooperazione in materia di energia con i paesi in via di sviluppo [46] che dell'iniziativa in materia di energia proposta dall'UE in vista del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, l'UE impiegherà tutto il ventaglio di opzioni tecniche e istituzionali di cui dispone, ivi incluse l'efficienza energetica e le energie rinnovabili. A tale obiettivo si perverrà istituendo partenariati con i governi dei paesi in via di sviluppo, il cui scopo è di assistere la fase di sviluppo di politiche sostenibili in campo energetico, nonché di fornire una consulenza sulle opportunità finanziarie reperibili da fonti diverse (l'aiuto fornito dai donatori deve essere integrato da prestiti bancari e investimenti azionari da parte dei governi e del settore privato). I partenariati possono anche condurre all'avvio di iniziative per lo sviluppo delle competenze in materia energetica a livello nazionale o regionale, che incidano sullo sviluppo e l'attuazione di politiche nazionali e regionali in campo energetico. [46] COM(2002) 408 def. Nel contesto del cambiamento climatico, l'UE intende promuovere, quando questa sia l'opzione migliore in termini di sviluppo sostenibile, le energie rinnovabili e le tecnologie efficienti in termini energetici. L'UE, inoltre, sulla base dell'esperienza di cooperazione scientifica e tecnologica maturata con i paesi partner in aree direttamente inerenti il cambiamento climatico, intende sostenere la ricerca in materia di combustibili alternativi, biocombustibili e gas naturali, e garantire una vasta diffusione dei risultati di tali ricerche, nonché promuovere la cooperazione Nord-Sud in materia di ricerca. Gli investimenti nel settore dei trasporti contribuiscono alla crescita economica, facilitano gli scambi commerciali e riducono la povertà agevolando la mobilità delle persone e dei beni. Nel sostenere i paesi partner che stiano sviluppando politiche, strategie e servizi e infrastrutture in materia di trasporti, l'UE vuole incoraggiare e assistere l'opera finalizzata a valutare le conseguenze di lungo termine delle emissioni di gas a effetto serra legate ai diversi modelli di trasporto. Tale opera, per esempio, può consistere nel verificare se sia o meno fattibile e sostenibile il trasporto delle merci con modalità a bassa emissione di gas a effetto serra quali la ferrovia e le vie d'acqua interne. Il trasporto urbano è una delle fonti principali di emissioni di gas a effetto serra e richiede perciò di essere affrontata su fronti diversi. L'UE intende promuovere misure quali l'uso di mezzi di trasporto non motorizzati, lo sviluppo di mezzi di trasporto pubblico puliti ed efficienti e la creazione delle opportune infrastrutture, l'introduzione di normative nazionali che disciplinino il controllo tecnico dei veicoli, il miglioramento della gestione del traffico e la manutenzione regolare delle infrastrutture, in particolare delle strade. Si tratta di misure "senza rimpianto" che vanno a beneficio sia degli utenti dei trasporti che delle questioni legate al cambiamento climatico e che, dove ciò sia fattibile, possono essere integrate dall'introduzione di sistemi di trasporto pubblico. L'introduzione graduale di strumenti economici di base, quali l'imposizione per l'uso delle infrastrutture e la tassazione dell'energia, potrebbe contribuire a dirigere la domanda verso modalità di trasporto a bassa intensità energetica e a fornire risorse aggiuntive per il finanziamento degli investimenti in materia di trasporto a favore di tali modalità. Sistemi energetici e trasporti di superficie sostenibili sono temi prioritari entro il Sesto programma quadro per la ricerca (2002-2006), al pari delle fonti di energia rinnovabile, del risparmio e dell'efficienza energetici, dei combustibili alternativi e dei sistemi di trasporto privi di effetti negativi sull'ambiente. La BEI dovrà considerare quali siano le modalità energetiche e di trasporto maggiormente sostenibili nelle future azioni di sostegno a questi settori nei paesi in via di sviluppo. L'UE contribuirà ad individuare e rimuovere le barriere principali che ostacolano l'attuazione di misure di mitigazione. Esempi di tali barriere sono la mancanza di capitali adeguati e di finanziamenti a bassi tassi d'interesse, l'assenza di informazioni che consentano di selezionare le tecnologie adeguate, la mancanza di accesso a tecnologie al passo coi tempi e la scala ridotta di molti progetti. Tali barriere hanno senza dubbio conseguenze rilevanti anche sull'attuazione di progetti ammissibili nel quadro del Meccanismo di sviluppo pulito, un meccanismo basato su progetti e istituito con il protocollo di Kyoto, il cui duplice obiettivo è di contribuire all'obiettivo finale dell'UNFCCC e di assistere i paesi in via di sviluppo a conseguire uno sviluppo sostenibile. Esso, in pratica, consente ai paesi sviluppati che abbiano traguardi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di guadagnare crediti di riduzione delle emissioni investendo nella riduzione delle emissioni nei paesi in via di sviluppo, avvantaggiandosi quindi del fatto che la riduzione in tali paesi comporta costi inferiori. I crediti guadagnati possono essere poi impiegati dai paesi sviluppati per soddisfare in parte gli obiettivi di riduzione delle proprie emissioni. Si tratta, in effetti, di un meccanismo di incentivazione economica concepito per rendere ecologici gli investimenti diretti all'estero. Il Meccanismo di sviluppo pulito deve essere guidato principalmente dal settore privato e ci si attende che esso diventi un ottimo veicolo per il trasferimento di tecnologie moderne e pulite nei paesi in via di sviluppo e apporti al contempo benefici concreti in termini di sviluppo. Il Meccanismo di sviluppo pulito è uno strumento affidato al mercato e gli accordi di Marrakech stabiliscono che il suo funzionamento non deve provocare una diminuzione degli Aiuti pubblici allo sviluppo (APS). Poiché l'attuazione del Meccanismo compete al settore privato, è prevedibile che le attività conseguenti ad esso verranno proposte dapprima nei paesi in via di sviluppo più avanzati, nei quali il potenziale di contenimento dei gas a effetto serra presenta costi inferiori e dove il settore privato può godere di vantaggi comparativi con meno incertezze e meno rischi di carattere non commerciale. In tale contesto, è prevedibile dunque che il settore privato non considererà obiettivi prioritari l'uguaglianza, la dimensione dello sviluppo e quella sociale. Di conseguenza, potrebbe risultare necessaria una certa quota di intervento finanziario pubblico per garantire che questi temi vengano affrontati e che sia mantenuta una distribuzione geografica equilibrata dei progetti afferenti al Meccanismo di sviluppo pulito. L'impiego di APS nelle attività di preparazione dei progetti, ivi incluso lo sviluppo delle competenze del paese interessato, potrebbe essere un passo importante in questa direzione. Per stimolare lo sviluppo di progetti afferenti al Meccanismo di sviluppo pulito nei paesi meno sviluppati, nei quali il settore pubblico ha un vantaggio comparativo su quello privato e dove è prevedibile che il progetto produca benefici sociali aggiuntivi, specie in termini di riduzione della povertà, gli aiuti pubblici allo sviluppo possono dunque essere utilizzati anche per finanziare i costi relativi a un progetto afferente al Meccanismo [47]. In qualsiasi caso, tuttavia, gli APS non possono essere impiegati per finanziare l'acquisizione di crediti ai sensi del Meccanismo stesso [48]. [47] E' necessario elaborare un codice di condotta a livello UE per l'impiego di APS nel finanziamento di attività previste dal Meccanismo di sviluppo pulito. Tale codice dovrebbe indicare chiaramente che il valore acquisito in termini di crediti che sia stato generato da un progetto sostenuto con APS, deve essere o "reinvestito" nello stesso progetto (per conservare i benefici sociali aggiuntivi) o conferito al paese ospitante. [48] Conclusioni del Consiglio "ambiente" del 6 ottobre 1998, conclusioni del Consiglio "sviluppo" dell'11 novembre 1999. 4.2.4 Sviluppo delle capacità In considerazione della vulnerabilità dei paesi partner agli effetti negativi del cambiamento climatico e dell'aumento di emissioni di gas a effetto serra, è necessario sviluppare le competenze richieste agli stessi per attuare sia l'UNFCCC che il protocollo di Kyoto, al fine di rendere significativi gli sforzi mondiali mirati alla lotta contro il cambiamento climatico. E' altrettanto importante che tali paesi partecipino pienamente ai negoziati internazionali, in particolare per quanto concerne i futuri negoziati sugli impegni che i paesi in via di sviluppo potrebbero eventualmente assumere nel quadro del protocollo di Kyoto. Lo sviluppo delle capacità consiste nel migliorare la prestazione complessiva a livello organizzativo e le competenze operative, nonché la capacità di adattamento. Le iniziative di sviluppo delle capacità riguarderanno sia il settore pubblico che quello privato, ivi inclusa la società civile, in modo da elevare la consapevolezza delle sfide poste dal cambiamento climatico e la conoscenza delle opportunità offerte dall'UNFCCC e dal protocollo di Kyoto in termini di assistenza finanziaria e tecnica, di trasferimento delle tecnologie e di potenzialità di investimento, tramite le attività ammesse dal Meccanismo di sviluppo pulito, al fine di assistere i paesi partner ad adempiere ai propri obblighi. Le attività mirate allo sviluppo delle capacità che saranno avviate entro questo quadro devono anche mirare alla massimizzazione delle sinergie tra l'UNFCCC e altri accordi multilaterali in materia di ambiente, quando sia il caso. Particolare attenzione verrà conferita al rafforzamento delle competenze scientifiche e tecnologiche nei paesi in via di sviluppo, per mezzo dell'impiego sinergico e complementare di strumenti di ricerca quali la componente relativa alla mobilità del Sesto programma quadro per la ricerca e lo sviluppo di competenze da sostenere tramite gli strumenti per le relazioni esterne quali il FES, il programma MEDA e il regolamento ALA. 4.3 Risposte strategiche indicative per i paesi partner dell'UE Anche se la formulazione delle priorità in materia di sviluppo deve essere gestita dal paese interessato in modo da rafforzare l'appropriazione da parte dello stesso del processo di sviluppo, la definizione di strategie indicative di risposta al cambiamento climatico per i paesi partner dell'UE presenta taluni vantaggi. In primo luogo, tali strategie possono essere un utile punto di partenza per discutere con i paesi partner le esigenze particolari degli stessi nella risposta al cambiamento climatico. Secondariamente, esse forniscono uno strumento utile a individuare le opportunità di sfruttamento delle sinergie tra i progetti/programmi in corso in settori collegati, quali la gestione delle foreste e la gestione sostenibile delle risorse naturali, l'energia e lo sviluppo rurale. In terzo luogo, esse fungono da orientamento nella selezione dei progetti da finanziare con linee di bilancio tematiche/orizzontali come la linea di bilancio comunitaria "ambiente nei paesi in via di sviluppo e foreste tropicali". In quarto luogo, le suddette strategie possono ulteriormente rafforzare la cooperazione/complementarità tra le azioni della Comunità, degli Stati membri e degli altri donatori. Infine, tramite esse è possibile individuare quei paesi per i quali potrebbe risultare opportuna un'impostazione integrata della questione climatica, per esempio collegando le risposte in materia di adattamento con quelle in materia di mitigazione e/o di conservazione. Un primo tentativo volto a individuare le summenzionate strategie di risposta è riportato all'Allegato II. L'attività è stata condotta in due fasi distinte. La prima fase mirava ad individuare gli indicatori utili a esprimere la vulnerabilità al cambiamento climatico dei paesi, nonché il loro contributo in termini di soluzione del problema e di mitigazione della vulnerabilità stessa. Sono stati selezionati i seguenti indicatori: (a) capacità socioeconomica di adattamento, (b, c) capacità fisica di adattamento, (d) effetti negativi previsti sul rendimento dei raccolti, (e) paesi particolarmente esposti a catastrofi, (f) paesi colpiti da desertificazione/degradazione dei suoli, (g) emissioni di CO2, (h) emissioni pro capite di CO2, (i) estensione dell'area forestale in km2, (l) interesse ad assumere su base volontaria traguardi di emissione o obblighi di altro genere. Nella seconda fase, gli indicatori hanno fornito la base tramite cui procedere alla selezione delle seguenti strategie di risposta: (i) adattamento, (ii) mitigazione e (iii) conservazione/gestione sostenibile degli ecosistemi. Questa fase è stata caratterizzata dalla preoccupazione di conferire priorità alla vulnerabilità dei paesi al cambiamento climatico, ponendo maggiore enfasi sugli indicatori che esprimono tale vulnerabilità (a-f) e quindi sull'adattamento. (Per i dettagli relativi agli indicatori e al processo di selezione, si veda l'Allegato II). E' tuttavia opportuno sottolineare che le strategie indicative di risposta, avendo unicamente uno scopo di orientamento, non escludono assolutamente che i paesi non possano individuare altre eventuali priorità e ottenere la necessaria assistenza allo sviluppo. Le strategie di risposta devono essere regolarmente riviste, in particolare alla luce dei futuri negoziati sul secondo periodo di adempimento. ALLEGATI ALLEGATO I: Piano d'azione Le quattro priorità strategiche definite in precedenza sono qui tradotte in azioni per le quali si indicano i soggetti interessati. I. Elevare il profilo politico conferito al cambiamento climatico, in sede sia di dialogo che di cooperazione Azioni: - Il cambiamento climatico viene inserito regolarmente nell'agenda degli incontri politici di alto livello che trattino lo sviluppo (COM - paesi partner - Stati membri - ONG). - Si procede ad elaborare, insieme ad altre agenzie interessate di donatori, un documento congiunto sul cambiamento climatico entro il contesto dello sviluppo (COM). a) con i paesi partner Azioni: - La presente comunicazione viene inserita nelle future agende del Consiglio ACP, dell'Assemblea parlamentare paritetica ed è oggetto di consultazione nel quadro di altri accordi di cooperazione della CE, a fini di presentazione e monitoraggio del piano d'azione (Stati membri - COM) - Il dialogo in materia d'ambiente tra l'UE, in particolare le delegazioni della Commissione/i rappresentanti degli Stati membri, e i paesi partner viene rafforzata, utilizzando come base il presente documento di lavoro e il piano d'azione (Stati membri - COM - paesi partner) - Nell'attuare le raccomandazioni del vertice di Johannesburg, in particolare di quelle riguardanti le risorse idriche, l'iniziativa UE in materia di energia e la coalizione della buona volontà per l'energia rinnovabile, si intende garantire la piena coerenza con il presente piano d'azione (Stati membri - COM) - Sostegno mirato all'integrazione delle questioni legate al cambiamento climatico (in particolare in tema di adattamento), dei piani d'azione nazionale in materia e dei programmi d'azione nazionali in materia d'adattamento, quando esistano, in quadri strategici quali le strategie nazionali di sviluppo sostenibile e i DSRP (paesi partner - Stati membri - donatori multilaterali - COM) - Integrazione dei temi inerenti il cambiamento climatico nella fase di revisione del documento di strategia nazionale e del documento di strategia regionale, in particolare per quanto concerne nuove iniziative da parte dei paesi partner mirate ad interventi specifici nel contesto del cambiamento climatico (paesi partner - COM) - Integrazione dei temi inerenti il cambiamento climatico nelle revisioni dei programmi indicativi nazionali e regionali (paesi partner - COM) - Sostegno in ogni paese partner e regione mirato all'istituzione di comitati che includano i soggetti interessati cui affidare la valutazione delle attività in corso e l'individuazione delle priorità di azione (paesi partner - Stati membri - COM) - Allargamento del pubblico a cui è rivolto la versione finale del Manuale di integrazione dell'ambiente della CE, al fine di renderlo utilizzabile dai paesi partner (COM) - Sostegno alle iniziative regionali volte ad individuare le principali questioni in materia di attuazione a livello di regioni/paesi, a sviluppare strategie regionali/nazionali e ad attuare lo scambio di esperienze e lo sviluppo di metodologie (per esempio per mezzo di workshop) (Stati membri - COM) b) entro la Comunità * Integrazione del cambiamento climatico nei quadri strategici Azioni: - Migliore integrazione delle questioni legate al cambiamento climatico in altre politiche della CE e degli Stati membri suscettibili di produrre un impatto esterno sui paesi partner (Stati membri - COM) - Migliore integrazione delle questioni legate al cambiamento climatico in altre politiche settoriali della cooperazione allo sviluppo (energia, trasporti, ricerca e tecnologie, gestione delle risorse idriche, sviluppo rurale, commercio, partecipazione della società civile, sostegno istituzionale, sanità, questioni di genere, istruzione, foreste, pesca, sviluppo del settore privato) (Stati membri - COM) - Elaborazione di liste pratiche di controllo per agevolare la coerenza dei progetti con gli obiettivi legati al cambiamento climatico (COM) - Sviluppo di uno strumento di verifica di facile utilizzo finalizzato a individuare il potenziale di gas a effetto serra dei progetti a livello operativo (COM) e sua diffusione a tutte le delegazioni e entro le sedi, nel contesto dell'uso e dell'attuazione della versione finale del Manuale di integrazione dell'ambiente (COM) - Viene elaborata la versione definitiva del Manuale di integrazione dell'ambiente e si procede a renderlo operativo (COM) - Impiego efficace del Manuale di integrazione dell'ambiente (Stati membri - COM) - Formazione specifica rivolta ai soggetti cui compete la gestione di progetti e programmi, sulla base del presente documento e del Manuale di integrazione dell'ambiente (COM) - Istituzione di un Help Desk in materia d'ambiente finalizzato ad assistere le sedi e le delegazioni della Commissione e i pianificatori (COM) - Istituzione, presso le sedi e le delegazioni della Commissione, di una rete di esperti in tema di cambiamento climatico/accordi multilaterali in materia d'ambiente/ambiente (COM) - Sviluppo di un documento che riassuma gli adempimenti disposti dall'UNFCCC e dal protocollo di Kyoto, oltre che dagli altri accordi multilaterali in materia d'ambiente, e distribuzione dello stesso a tutte le delegazioni e le sedi della Commissione (COM) - Rafforzamento del dialogo tra la CE e la BEI per mezzo dell'istituzione di un gruppo di lavoro in materia di cambiamento climatico, al fine di garantire che il tema venga preso in considerazione negli strumenti di finanziamento e nei programmi della BEI, nonché nell'attuazione delle sue attività, in particolare di quelle concernenti i settori dell'energia, dei trasporti e delle risorse idriche (COM - BEI) - Monitoraggio dell'attuazione del presente piano d'azione (Stati membri - COM) - Assegnazione di una quota adeguata di risorse a livello di Commissione (sedi e delegazioni) nel quadro delle risorse finanziarie ed umane disponibili, al fine di garantire la piena attuazione delle azioni attribuite alla Commissione nel presente piano d'azione (COM) - Introduzione nella base dati della Commissione relativa allo sviluppo di un sistema di segnali specifici finalizzati a individuare i progetti collegati al cambiamento climatico, sulla base del sistema di segnali OCSE/ DAC impiegato negli accordi multilaterali in materia di ambiente, al fine di agevolare l'assolvimento dell'obbligo di rendiconto e di aumentare la visibilità delle azioni comunitarie in tutte le sedi internazionali e in tutti i paesi partner (COM) * Coordinamento e coerenza Azioni: - Istituzione a livello UE di un meccanismo di compensazione concernente le attività in materia di cambiamento climatico, a fini di studio e diffusione di informazioni concernenti l'ampio ventaglio di azioni di sostegno fornite dalla Comunità e dagli Stati membri ai paesi partner, allo scopo di migliorare il coordinamento tra progetti e programmi che contribuiscano all'attuazione della convenzione quadro e del protocollo di Kyoto e allo scopo di fornire una base su cui consolidare il potenziamento delle capacità nei paesi in via di sviluppo (Stati membri - COM - AEA) - Coordinamento a livello comunitario (dal punto di vista politico, tecnico, geografico e finanziario) della pianificazione dei programmi e delle attività concernenti il cambiamento climatico nel contesto dello sviluppo (Stati membri- COM) - Organizzazione a cadenza regolare di incontri tra gruppi di esperti degli Stati membri e dei vari soggetti interessati al fine di coordinare e attuare le raccomandazioni contenute nel presente piano d'azione (COM - Stati membri - paesi partner - soggetti interessati) - Utilizzazione dei risultati dei colloqui bilaterali e multilaterali sui cambiamenti climatici con i paesi partner per l'attuazione del presente piano d'azione e per migliorare la posizione dell'UE nei negoziati in materia di cambiamenti climatici (COM). - Miglioramento del coordinamento tra la CE e gli altri donatori multilaterali per mezzo di uno scambio più efficace di informazioni sui programmi e di un numero maggiore di attività svolte in cooperazione (COM - donatori multilaterali) - Verifica delle sinergie a livello CE tra i vari piani d'azione connessi allo sviluppo nel quadro dei vari accordi multilaterali in materia d'ambiente e d'altre iniziative internazionali (desertificazione, biodiversità, foreste, risorse idriche, ecc.) (COM) II. Sostegno all'adattamento * Ricerche sull'impatto, la vulnerabilità e l'adattamento Azioni: - Sostegno a ricerche sull'impatto, la vulnerabilità e la valutazione del rischio, ivi incluse valutazioni integrate e specificamente settoriali [49], con particolare attenzione per i cambiamenti dello spettro di variazioni climatiche e per la frequenza e la gravità di eventi climatici estremi (Stati membri - COM) [49] Per esempio nei settori della destinazione dei suoli e relativi cambiamenti e della silvicoltura. Una valutazione integrata delle risorse idriche dovrebbe prendere in esame l'utilizzo dell'acqua in un certo numero di settori e il modo in cui questi interagiscono. - Sostegno finalizzato al miglioramento degli strumenti per la valutazione integrata, inclusa la valutazione del rischio, in modo da indagare le interazioni tra le componenti dei sistemi naturali e umani e le conseguenze delle diverse decisioni in materia di azione politica (Stati membri - COM) - Sostegno a ricerche finalizzate allo sviluppo e alla valutazione delle strategie e delle misure in tema di adattamento, alla stima dell'efficacia e dei costi connessi alle varie opzioni di adattamento, nonché all'individuazione delle differenze tra le opportunità di adattamento, e i fattori che lo ostacolano, in diverse regioni, paesi e popolazioni, ivi incluse le metodologie elaborate a tale scopo (Stati membri - COM) - Sostegno alla valutazione delle opportunità al fine di includere informazioni scientifiche sull'impatto, la vulnerabilità e l'adattamento nei processi decisionali, nella gestione del rischio e nelle iniziative in materia di sviluppo sostenibile (Stati membri - COM) - Azioni volte a incoraggiare università e istituzioni di ricerca dei paesi partner a unirsi ai consorzi europei di ricerca, al fine di contribuire alle attività di monitoraggio, alla comprensione dei processi scientifici e allo sviluppo delle strategie di adattamento (Stati Membri - COM) * Integrazione delle questioni relative all'adattamento nei quadri strategici e nella pianificazione nazionale e settoriale Azioni: - Promozione della coerenza o complementarità delle misure in tema di adattamento con quelle riguardanti i settori pertinenti (risorse idriche, agricoltura, foreste, pesca, sviluppo rurale, sanità, istruzione), al fine di evitare azioni che portino ad un adattamento sbagliato (ovvero azioni che aumentano la vulnerabilità) (paesi partner - Stati membri - COM) - Sostegno al collegamento di misure in tema di adattamento, quando sia il caso, con le questioni relative all'aiuto, la ricostruzione e lo sviluppo, nonché la preparazione alle catastrofi (paesi partner - Stati membri - COM) - Sostegno finalizzato a integrare la gestione del rischio climatico nel processo di pianificazione a favore di tutti i soggetti/le agenzie nazionali cui competono gli investimenti di lungo termine, quali ad esempio quelli per le infrastrutture (Stati membri - COM - BEI) - Sostegno mirato all'istituzione di un meccanismo che consenta una maggiore collaborazione tra i soggetti/le agenzie nazionali cui compete la pianificazione nei paesi partner (paesi partner - Stati membri - COM) - Sostegno mirato al buon governo e allo sviluppo delle capacità umane e istituzionali, al fine di garantire la presenza di istituzioni stabili ed efficienti e di rafforzare così la capacità di adattamento dei paesi partner riducendo la loro vulnerabilità al cambiamento climatico (COM) * Miglioramento e sostegno di politiche/strategie in materia di adattamento e di misure collegate (direttamente o indirettamente) all'attuale situazione climatica e alla sua variabilità, ivi inclusi gli eventi estremi, al fine di rafforzare le conoscenze e la capacità di adattamento dei paesi partner di affrontare i futuri cambiamenti del clima Azioni: - Individuazione delle opzioni di adattamento al fine di ridurre l'attuale vulnerabilità al clima, in particolare di opzioni "senza rimpianto" [50] (COM - Stati membri) [50] Misure che apportino benefici anche in relazione a pressioni non climatiche. - Promozione e sostegno mirati all'istituzione di progetti pilota in materia di adattamento in dialogo con i paesi partner e nel rispetto delle rispettive questioni e priorità (Stati membri - COM) - Sostegno mirato ad aumentare la vigilanza sulle malattie trasmesse da vettore (Stati membri - paesi partner - COM - donatori multilaterali - ONG) - Sostegno finalizzato allo sviluppo/al miglioramento di codici e normative in materia di edilizia, edilizia residenziale e altre infrastrutture, ivi incluse strade, ponti, ecc. (Stati membri - COM) - Sostegno mirato al potenziamento delle capacità e alla formazione in materia di monitoraggio, valutazione e raccolta di dati a tutti i livelli pertinenti, ivi incluso l'impiego di dati e metodologie sviluppati da programmi internazionali quali la rete Global Land Cover 2000 del JRC (COM - Stati membri) - Sostegno al potenziamento delle capacità in materia di sviluppo e cura delle infrastrutture, delle reti e delle competenze per l'osservazione e la previsione ambientale, in coerenza con il previsto contributo europeo ai sistemi mondiali di osservazione del cambiamento climatico e alle iniziative GMES CE/ASE (COM - Stati membri) - Sostegno ad attività di formazione e sensibilizzazione in materia di adattamento, al fine di migliorare le competenze e di aumentare la sensibilità pubblica sul tema, rafforzando in tal modo la capacità generale di adattamento (Stati membri - COM) - Promozione volta a creare gruppi locali di soggetti interessati, al fine di garantire che gli interventi formali finalizzati alla gestione dei rischi posti dal cambiamento climatico sostengano gli interventi informali già esistenti in quell'area, contribuendo così a sviluppare strategie che associno gli sforzi congiunti e finalizzati alla supervisione strategica alle conoscenze/i processi decisionali a livello locale (Stati membri - COM - paesi partner - ONG) - Sostegno allo sviluppo delle capacità in materia di elaborazione e attuazione di programmi nazionali e/o regionali concernenti l'adattamento al cambiamento climatico (paesi partner - Stati membri - COM) - Sostegno all'elaborazione/aggiornamento dei programmi d'azione nazionali in materia di adattamento da parte dei paesi meno sviluppati (paesi partner - Stati membri - COM) * Mantenimento del sostegno all'adattamento per mezzo della conservazione delle foreste e/o della gestione sostenibile degli ecosistemi e delle risorse naturali nei paesi partner Azioni: - Sostegno mirato allo sviluppo di politiche/strategie, comprese le basi di dati di supporto, in materia di conservazione delle foreste e/o di gestione sostenibile delle foreste, delle risorse idriche e degli ecosistemi costieri, nonché in materia di destinazione dei suoli e diversità biologica, che integrino compiutamente le considerazioni in tema di cambiamento climatico, al fine di beneficiare di sinergie tra le varie questioni in tema di adattamento e sviluppo ecologico, sociale ed economico sostenibile o, quanto meno, al fine di evitare azioni che incidano negativamente sulle questioni in tema di adattamento (adattamento sbagliato) (Stati membri - donatori multilaterali - COM) - Strutturazione dello sviluppo di misure volte a minimizzare le emissioni di gas a effetto serra ascrivibili alla destinazione dei suoli in congiunzione con misure volte a minimizzare impatti climatici di carattere negativo (Stati membri - COM) III. Sostegno alla mitigazione * Integrazione generalizzata Azioni: - Azioni volte a incoraggiare i paesi partner a sviluppare una strategia concernente le misure di mitigazione, in particolare nel settore energetico (anche a livello di uso dell'energia) e in quello dei trasporti (Stati membri - COM) - Qualora i paesi partner/le regioni lo desiderino, si procederà a concentrare l'assistenza finanziaria destinata alla formulazione e all'attuazione di politiche energetiche su azioni di gemellaggio. I fondi sono inoltre destinati a promuovere l'istituzione di reti tra le agenzie per l'energia dell'UE e i centri equivalenti (già esistenti o da creare) nei paesi in via di sviluppo (COM) - Realizzazione sistematica, in relazione a programmi e progetti, di una valutazione di impatto strategico/ambientale, che includa una componente specifica concernente il cambiamento climatico, e sviluppo degli strumenti necessari a tale opera di valutazione (Stati membri - COM) - Realizzazione di una verifica sistematica dei progetti volta ad individuare le componenti aggiuntive degli stessi o gli investimenti in grado di apportare ulteriori benefici in relazione al cambiamento climatico (Stati membri - COM) - Inclusione sistematica di obiettivi di efficienza energetica nei programmi di aiuto allo sviluppo e nei progetti concernenti il settore energetico (COM) - Nel quadro dei documenti di strategia nazionale e dei programmi indicativi nazionali, viene conferita particolare attenzione al sostegno, ove possibile, volto ad individuare e attuare misure "senza rimpianto", quali l'espansione di sistemi di trasporto pubblico (dalla strada alla ferrovia), a migliorare l'efficienza dei veicoli per mezzo di programmi di manutenzione e ispezione, a migliorare la gestione del traffico, la pavimentazione delle strade, a promuovere l'installazione di oleodotti, la creazione di infrastrutture per il trasporto non motorizzato, l'aumento dell'impiego di etanolo da biomassa e di gas naturale (Stati membri - COM - paesi partner) - Sviluppo di adeguate procedure e strumenti interni, al fine di garantire il pieno sfruttamento delle opportunità, nei casi in cui l'energia rinnovabile costituisca un'opzione economicamente attraente in ragione del ciclo di vita (COM - Stati membri) - Integrazione delle questioni legate al cambiamento climatico nelle valutazioni d'impatto della sostenibilità (Stati membri - COM) - Sostegno all'impostazione ecologica dei crediti alle esportazioni per mezzo, tra gli altri, dell'attuazione della raccomandazione dell'OCSE sull'approccio comune in materia di ambiente e di crediti alle esportazioni che beneficiano di sostegno pubblico. Esplorazione di modalità tramite cui rafforzare la dimensione climatica delle attività delle agenzie per l'esportazione e promozione del contributo dei crediti alle esportazioni all'attuazione del Meccanismo di sviluppo pulito (Stati membri - COM) * Le attività nel quadro del Meccanismo di sviluppo pulito sono sostenute con il finanziamento pubblico, in particolare nei paesi meno sviluppati, nei quali il settore privato non gode di alcun vantaggio comparativo e in cui si prevedono benefici sociali aggiuntivi per mezzo di: Azioni: - Sviluppo di un gruppo di indicatori, in base all'indice di sviluppo umano del PNUS, al fine di individuare i paesi partner interessati e i benefici ausiliari eventualmente prevedibili (riduzione della povertà nella prospettiva dello sviluppo sostenibile) (COM) - Sostegno mirato allo sviluppo di un codice di condotta UE per il ricorso ad APS nel finanziamento delle attività previste dal Meccanismo di sviluppo pulito. Tale codice deve indicare chiaramente che il valore guadagnato in termini di crediti secondo il Meccanismo di sviluppo pulito, quando sia stato generato da un progetto previsto dal Meccanismo stesso e sostenuto con APS, deve essere "reinvestito" nello stesso progetto (in modo da conservare i benefici sociali aggiuntivi) o conferito al paese ospitante. (Stati membri - COM) - Aumento della sensibilità e sviluppo delle capacità del settore privato in modo da creare partenariati di investimento con soggetti UE per le attività previste dal Meccanismo di sviluppo pulito (Stati membri - COM) - Sostegno mirato alla creazione di un ambiente favorevole all'attuazione del Meccanismo di sviluppo pulito (maggiore sensibilizzazione, collegamento a una strategia nazionale in materia di cambiamento climatico o alla strategia nazionale in materia di sviluppo sostenibile, quadro regolamentare e procedure amministrative per la selezione/approvazione di progetti ammissibili ai sensi del Meccanismo di sviluppo pulito, ivi inclusa la nomina di un punto di riferimento per il Meccanismo stesso, diffusione di informazioni concernenti le tecnologie a fini di ulteriori repliche, ecc.) (Stati membri - COM) * Ricerca e trasferimento di tecnologie Azioni: - Promozione di attività di ricerca finalizzate alla dimostrazione di tecnologie pulite e innovative che siano in grado di rispondere alle esigenze dei paesi partner e di contribuire all'impegno finalizzato alla mitigazione (Stati membri - COM) - Sostegno a ricerche collegate allo sviluppo e all'uso più intenso di combustibili alternativi (Stati membri - COM) - Sostegno allo sviluppo di iniziative in materia di sviluppo delle capacità in materia di energia a livello nazionale e regionale (Stati membri - COM) - Sostegno allo sviluppo delle capacità di materia di tecnologie e beni privi di effetti negativi sull'ambiente (Stati membri - COM) - Agevolazione del flusso di informazioni sui parametri tecnici e sugli aspetti economici e ambientali delle tecnologie sane dal punto di vista ambientale tra i diversi soggetti interessati, al fine di migliorare lo sviluppo e il trasferimento di tali tecnologie (COM - Stati membri - ONG) - Sostegno all'individuazione delle barriere che ostacolano il trasferimento di tecnologie e alla definizione di misure che affrontino tali barriere per mezzo di analisi settoriali (COM - Stati membri - paesi partner) - Negoziati con i paesi partner nel contesto dell'agenda sullo sviluppo di Doha e degli accordi commerciali regionali in materia di riduzione/eliminazione di barriere tariffarie e non ai beni e servizi ambientali (COM - Stati membri - paesi partner) - Sostegno mirato a una verifica sistematica dei risultati della ricerca e sviluppo di tecnologie dell'UE, con particolare attenzione per le attività comuni di ricerca tra l'UE e i paesi partner, al fine, quando ciò sia fattibile, di diffondere risultati e di testare tecnologie pilota, metodologie e concetti nei paesi non compresi nell'Allegato I (Stati membri - COM - paesi partner) - Azioni volte a incoraggiare università e istituzioni di ricerca perché si uniscano ai consorzi europei di ricerca al fine di contribuire alle attività di monitoraggio, alla comprensione dei processi scientifici e allo sviluppo di strategie di mitigazione (Stati membri - COM - paesi partner) IV. Sviluppo delle capacità Le azioni specifiche in materia di sviluppo delle capacità relative alle precedenti priorità strategiche sono elencate nella relativa sezione. * Maggiore sensibilizzazione dei cittadini nei paesi partner per mezzo di: Azioni: - Sostegno allo sviluppo e all'attuazione di programmi di sensibilizzazione a livello di opinione pubblica e di settore scolastico (per esempio workshop, corsi di formazione) e/o campagne di informazione sul cambiamento climatico e sui suoi effetti (Stati membri - COM) - Sostegno volto a rendere disponibili informazioni sulle misure in materia di mitigazione e adattamento e a fornire consulenza tecnica sul modo in cui migliorare l'efficienza energetica a livello di fornitura e di consumo (Stati membri - COM) - Ampia disponibilità di basi di dati che descrivano la condizione degli ecosistemi e i cambiamenti degli stessi tramite i mezzi d'informazione e, ove sia possibile, Internet (Stati membri - COM - AEA - ONG) * Sviluppo delle capacità umane e istituzionali nei paesi partner in materia di attuazione dell'UNFCCC e del protocollo di Kyoto per mezzo di: Azioni: - Sostegno allo sviluppo e all'attuazione di programmi di sensibilizzazione mirati ai funzionari nazionali sulle sfide e le opportunità derivanti dall'UNFCCC e dal protocollo di Kyoto (Stati membri - COM) - Sostegno volto ad individuare le esigenze specifiche a livello nazionale e regionale in relazione all'attuazione dell'UNFCCC e del protocollo di Kyoto (Stati membri - COM) - Sostegno mirato alla preparazione di comunicazioni nazionali, ivi inclusi inventari, attività di mitigazione, metodi di sistematizzazione dei dati e metodi statistici, in particolare nella prospettiva dei negoziati sul secondo periodo di adempimento (Stati membri - COM) - Sostegno allo sviluppo di competenze negoziali in relazione alla partecipazione al processo internazionale dell'UNFCCC e del protocollo di Kyoto (Stati membri - COM) - Promozione mirata a massimizzare le sinergie tra l'UNFCCC e il protocollo di Kyoto, da una parte, e altri Accordi multilaterali in materia d'ambiente, dall'altra, in particolare le convenzioni delle Nazioni Unite in materia di desertificazione e di diversità biologica (Stati membri - COM) - Sostegno mirato a rafforzare (dal punto di vista politico e tecnico) il punto di riferimento in materia di cambiamento climatico in ciascun paese partner (Stati membri - COM) ALLEGATO II: RISPOSTE STRATEGICHE INDICATIVE PER I PAESI PARTNER DELL'UE >SPAZIO PER TABELLA> Indicatori per le esigenze di adattamento, mitigazione e conservazione A: Bassa capacità socioeconomica di adattamento (paesi meno sviluppati) (Fonte: UNCTAD http://www.unctad.org/en/pub/ ldcprofiles2001.en.htm) B: Bassa capacità fisica di adattamento: membri dell'Alleanza dei piccoli Stati insulari (AOSIS) (Fonte: SIDSnet http://www.sidsnet.org/aosis/ ) C: effetti negativi di grande portata dell'innalzamento del livello dei mari in paesi diversi dai piccoli Stati insulari in via di sviluppo(SIDS) (c* estremamente negativi) (Fonte: Rapporto annuale CGIAR 2000, p. 14). D: Grandi effetti negativi sulle rese agricole a causa di cambiamenti climatici (Fonte: Rapporto annuale CGIAR 2000, p. 12). E: i 15 paesi di cooperazione più gravemente colpiti da catastrofi naturali a partire dal 1990 (il calcolo è stata effettuato in base ai dati provenienti da EM-DAT, CRED, Università di Lovanio e Banca Mondiale). Questi paesi presentano il rapporto più elevato tra numero complessivo di persone colpite da catastrofi naturali nel periodo 1990-2001 e popolazione totale. F: Paesi colpiti che abbiano presentato rapporti al comitato per la revisione dell'attuazione della convenzione (CRIC) per la lotta contro la desertificazione. G: i 15 paesi di cooperazione con le più alte emissioni di CO2. H: i 15 paesi di cooperazione con le più alte emissioni pro capite di CO2. I: paesi con più di 200.000 chilometri quadrati di area forestale. J: paesi interessati all'inclusione nell'Allegato 1 o ad altri adempimenti. Individuazione delle risposte strategiche indicative Adattamento: Nei casi di maggiore vulnerabilità dei paesi partner agli effetti negativi dei cambiamenti climatici, è stata conferita priorità a questa strategia di risposta. Ciò si evince dal fatto che l'adattamento è stato indicato come risposta strategica per tutti i paesi che presentino almeno uno degli indicatori di vulnerabilità al cambiamento climatico (A, B, C. D, E). Ovviamente, la vulnerabilità differisce da paese a paese e gli indicatori selezionati cercano di dare conto di tale realtà. Mitigazione: Questa risposta strategica è indicata per i paesi partner che siano responsabili di grandi emissioni di CO2, che presentino livelli relativamente alti di emissione pro capite di CO2 o abbiano manifestato interesse per l'adozione su base volontaria di traguardi di emissione e/o di altri adempimenti. Per alcuni di tali paesi potrebbe risultare opportuna un'impostazione integrata della questione climatica, per esempio collegando risposte finalizzate alla mitigazione con risposte finalizzate all'adattamento. Conservazione/gestione sostenibile degli ecosistemi: Questa risposta strategica è stata attribuita ai paesi partner che presentino alti livelli di magazzinaggio di carbonio nelle foreste. Per alcuni di tali paesi potrebbe risultare opportuna un'impostazione integrata della questione climatica, per esempio collegando risposte finalizzate alla mitigazione con risposte finalizzate all'adattamento. E' poi forse opportuno porre un'enfasi particolare su un'impostazione integrata della questione climatica nel caso di paesi per i quali sono state selezionate tutte e tre le risposte strategiche, ovvero Argentina, Brasile, Cina, India, Indonesia, Messico e Venezuela. E' il caso comunque di sottolineare che, poiché queste risposte strategiche hanno un mero valore di orientamento, esse non escludono certo che ogni paese possa individuare altre priorità per le quali ottenere l'assistenza allo sviluppo. Le risposte strategiche indicative devono essere sottoposte a revisione periodica, sulla base, in particolare, dei risultati dei futuri negoziati concernenti il secondo periodo di adempimento. ALLEGATO III: INFORMAZIONE DI CARATTERE SCIENTIFICO E PREVISIONI SULL'IMPATTO DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO [51] [51] Terzo rapporto di valutazione dell'IPCC (2001). Tendenze passate * La concentrazione nell'atmosfera dell'anidride carbonica è aumentata del 31 percento a partire dal 1750, passando da 280 parti per milione (ppm) alle odierne 367 ppm. L'attuale concentrazione di CO2 è la più alta degli ultimi 420.000 anni ed è probabile che sia anche la più alta degli ultimi 20 milioni di anni. * La temperatura media globale è aumentata di 0,6 gradi Celsius a partire dal 1861. E' molto probabile che gli anni Novanta siano stati il decennio più caldo e il 1998 l'anno più caldo, sempre a partire dal 1861. I dati desumibili dagli anelli degli alberi, dalle barriere coralline, dalla perforazione dei ghiacci e dai dati storici indicano che l'aumento di temperatura registrato nel XX secolo è stato probabilmente il più consistente negli ultimi 1000 anni. Vi sono nuovi e più solidi dati, contenuti nel Terzo rapporto di valutazione dell'IPCC, a sostegno della tesi che gran parte del riscaldamento osservato negli ultimi cinquant'anni è riconducibile ad attività umane. * L'innalzamento del livello medio dei mari è compreso tra i 10 e i 20 centimetri. Il manto nevoso è diminuito di circa il 10 percento a partire dalla fine degli anni Sessanta alle medie e alte latitudini dell'emisfero settentrionale. E' anche molto probabile che il periodo annuale di glaciazione di laghi e fiumi si sia accorciato di circa due settimane nel corso del XX secolo e che lo spessore dei ghiacci artici nel periodo compreso tra la fine dell'estate fino e l'inizio dell'autunno sia diminuito di circa il 40 percento nel corso degli ultimi decenni. * E' stato misurato un aumento delle precipitazioni pari allo 0,5-1 percento in gran parte delle aree alle medie e alte latitudini dei continenti dell'emisfero settentrionale. In talune parti dell'Africa e dell'Asia, sembra essersi già aggravata la frequenza e l'intensità delle siccità. Tendenze future [52] [52] Queste previsioni di cambiamento non tengono conto della possibilità indicata dall'IPCC che si producano ulteriori impatti su larga scala e irreversibili (ulteriore destabilizzazione del clima, modificazione delle temperature e innalzamento del livello dei mari in misura più consistente), a causa del rilascio di carbonio terrestre dalle regioni coperte da permafrost, di metano dagli idrati dei sedimenti costieri e della disintegrazione delle maggiori croste ghiacciate, la cui probabilità è difficilmente valutabile. * Si prevede che, in mancanza di azioni mirate alla riduzione delle emissioni, la temperatura media di superficie aumenti da 1,4 a 5,8 gradi Celsius nel periodo compreso tra il 1990 e il 2100. * Si prevede un innalzamento del livello dei mari da 9 a 88 centimetri entro il 2100 rispetto ai livelli del 1990. * Il cambiamento climatico comporterà danni economici a causa della maggiore frequenza di cicloni tropicali, della perdita di terre asciutte riconducibile all'innalzamento del livello dei mari e a causa di danni agli stock ittici, all'agricoltura e alle riserve idriche. * In Africa è previsto l'aumento dell'insicurezza alimentare. Si prevede una generale riduzione delle rese agricole nella gran parte delle regioni tropicali e subtropicali, che renderà i paesi in via di sviluppo ancora più vulnerabili alla carestia e ai disordini sociali (o all'instabilità politica). * Il numero di persone che vivono in paesi con scarsa disponibilità idrica aumenterà massicciamente, passando da 1,7 miliardi (un terzo della popolazione mondiale) a circa 5 miliardi di individui entro il 2025 (a seconda del tasso di incremento demografico). Questo fatto inciderà sull'approvvigionamento di acqua potabile e di acqua per l'irrigazione in agricoltura. * Si registrerà un'estensione dell'ambito geografico di trasmissione della malaria e della dengue, malattie che già riguardano il 40-50 percento della popolazione mondiale. ALLEGATO IV: SINTESI DEL PROCESSO INTERNAZIONALE IN MATERIA DI CAMBIAMENTO CLIMATICO Convenzione quadro delle Nazioni Unite in materia di cambiamenti climatici (UNFCCC, United Nations Framework Convention on Climate Change) Il gruppo intergovernativo per il cambiamento climatico (IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change) è stato costituito nel 1988 sotto gli auspici delle Nazioni Unite, allo scopo di fornire una valutazione scientifica dei cambiamenti climatici. L'esito dei lavori del comitato, pubblicato nel primo rapporto di valutazione del 1990, ha sollecitato i negoziati riguardanti ciò che è poi diventata la convenzione quadro delle Nazioni Unite in materia di cambiamento climatico (UNFCCC). La convenzione è stata sottoscritta da 154 paesi al Vertice di Rio svoltosi nel mese di giugno del 1992. E' entrata in vigore il 21 marzo 1994 e rappresenta l'impegno concertato per affrontare il riscaldamento globale prodottosi in conseguenza del cambiamento climatico indotto dall'uomo (antropico). L'obiettivo finale della convenzione è "la stabilizzazione delle concentrazioni di gas a effetto serra nell'atmosfera ad un livello che impedisca rischiose interferenze antropiche nel sistema climatico. Tale livello deve essere raggiunto entro un lasso di tempo sufficiente a consentire agli ecosistemi di adattarsi naturalmente ai cambiamenti climatici, in modo da garantire che la produzione alimentare non sia compromessa e da consentire che lo sviluppo economico proceda in modo sostenibile" [53]. [53] Articolo 2 della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Ai sensi della convenzione, sia i paesi sviluppati che quelli in via di sviluppo accettano di sviluppare e presentare inventari delle emissioni di gas a effetto serra suddivisi per fonte e per metodo di eliminazione tramite "pozzi di assorbimento" (quali sono le foreste in grado di assorbire anidride carbonica) e di riferire sulle misure adottate per attuare la convenzione stessa. Le parti devono anche adottare programmi nazionali di mitigazione del cambiamento climatico e strategie di adattamento, devono promuovere il trasferimento di tecnologie, cooperare in materia di ricerca scientifica e tecnologica e promuovere la sensibilizzazione, l'educazione e la formazione dei cittadini su tali temi. La convenzione fa diversi riferimenti alla situazione speciale dei paesi in via di sviluppo. Nei principi guida a cui si ispira, essa utilizza il concetto di responsabilità e capacità comuni ma differenziate, un principio che richiede ai paesi sviluppati di assumere la guida nella lotta al cambiamento climatico. Altri principi riguardano le esigenze particolari dei paesi in via di sviluppo concernenti l'aspirazione degli stessi allo sviluppo economico e l'importanza di promuovere uno sviluppo sostenibile. Inoltre, è necessario adottare il principio di precauzione, il che significa che le parti non possono astenersi dall'attuare misure di eliminazione, mitigazione o adattamento al cambiamento climatico in assenza di assolute certezze scientifiche, quando il danno ipotizzabile sia grave o irreversibile. Per quanto sia i paesi sviluppati che quelli in via di sviluppo abbiano adottato un certo numero di impegni generali, gli adempimenti specifici riguardanti l'emissione di gas a effetto serra sono delegati ai soli paesi sviluppati. Tali adempimenti mirano, individualmente o congiuntamente, a tornare entro il 2000 ai livelli di emissione del 1990. Ai sensi della convenzione, tuttavia, i paesi sviluppati devono promuovere e finanziare il trasferimento di tecnologie ai paesi meno sviluppati e assistere i paesi particolarmente vulnerabili agli effetti negativi del cambiamento climatico, in particolare i piccoli Stati insulari in via di sviluppo e i paesi meno sviluppati, nell'assunzione dei costi relativi all'adattamento. Meccanismo finanziario della convenzione: L'articolo 11 della convenzione definisce un meccanismo di fornitura di risorse finanziarie ai paesi in via sviluppo basato su sovvenzioni non rimborsabili o agevolazioni, che include il trasferimento di tecnologie. Nel 1998, la Conferenza delle parti aderenti alla convenzione ha istituito il Fondo mondiale per l'ambiente, il quale, in funzione di soggetto operativo del meccanismo finanziario, è destinato ad assistere i paesi in via di sviluppo nelle aree della diversità biologica, dell'ozono e della gestione delle risorse idriche. Per quanto riguarda il cambiamento climatico, il Fondo mondiale per l'ambiente copre integralmente i costi associati agli obblighi di rendiconto e di monitoraggio, al parti della preparazione delle Comunicazioni nazionali, ma copre anche i costi incrementali di progetti di investimento che apportino benefici aggiuntivi in relazione al cambiamento climatico, come i progetti in materia di mitigazione e di cattura. In occasione della Settima conferenza delle parti, è stata adottata una decisione volta ad espandere l'ambito delle attività ammesse al finanziamento ai sensi del Fondo mondiale per l'ambiente, che include le attività in materia di adattamento e di sviluppo delle capacità (in particolare nell'area della preparazione alle catastrofi). Inoltre, ai sensi dell'articolo 4, le cosiddette parti dell'Allegato II [54] (paesi sviluppati) devono fornire nuove e aggiuntive risorse finanziarie a copertura: (i) di tutti i costi relativi all'inventario nei paesi in via di sviluppo e agli obblighi di rendiconto, e (ii) la totalità dei costi incrementali nella misura concordata che i paesi in via di sviluppo devono sostenere per l'attuazione degli altri obblighi che si sono assunti. A tal fine, la convenzione istituisce un meccanismo finanziario, che opera attraverso il Fondo mondiale per l'ambiente ed è gestito congiuntamente dalla Banca mondiale, dal PNUS e dal PNUA. [54] Australia, Austria, Belgio, Canada, Comunità europea, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Giappone, Lussemburgo, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera e Turchia. E' il caso di osservare che, in aggiunta al primo meccanismo di finanziamento e in conseguenza di recenti negoziati, sono stati istituiti due nuovi Fondi ai sensi della convenzione, ovvero il Fondo speciale per il cambiamento climatico e il Fondo per i paesi meno sviluppati. Inoltre, il gruppo EU+ [55] ha emanato una dichiarazione politica in occasione della ripresa della sesta sessione della Conferenza delle parti svoltasi a Bonn, nel luglio del 2001, nella quale il gruppo si impegna a fornire 450 milioni di euro all'anno fino al 2005 per il finanziamento di attività in materia di cambiamento climatico a favore dei paesi meno sviluppati. [55] Austria, Belgio, Canada, Comunità europea, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svezia, Svizzera. Altri fondi previsti dalla convenzione: alla ripresa della sessione della Sesta conferenza delle parti aderenti alla convenzione (COP6 bis, Bonn, luglio 2001), le parti hanno concordato di rendere disponibile ai paesi in via di sviluppo un livello adeguato e prevedibile di fondi e di riconoscere la necessità di finanziamenti nuovi e aggiuntivi rispetto alle risorse finanziarie esistenti. In conseguenza di tale atteggiamento, le parti hanno deciso di creare due nuovi fondi nel quadro della convenzione, in aggiunta all'iniziale meccanismo finanziario: Un fondo speciale per il cambiamento climatico destinato a finanziare attività nelle seguenti aree: adattamento al cambiamento climatico; trasferimento di tecnologie; energia, trasporti, industria, agricoltura, foreste e gestione dei rifiuti; attività mirate ad assistere i paesi in via di sviluppo che dipendono dai combustibili fossili a diversificare le proprio economie [56]. [56] Il fondo viene finanziato con i contributi dei paesi dell'Allegato II e di altri paesi in condizione di contribuire. Un fondo per i paesi meno sviluppati, destinato a sostenere programmi di lavoro a favore di tali paesi, tra i quali devono figurare, tra gli altri, i programmi d'azione nazionali in materia di adattamento. Sia il Fondo speciale per il cambiamento climatico che il Fondo per i paesi meno sviluppati sono gestiti dal Fondo mondiale per l'ambiente. Il protocollo di Kyoto (PK) Il protocollo di Kyoto (PK) alla convenzione quadro delle Nazioni Unite in materia di cambiamenti climatici è stato adottato nel mese di dicembre del 1997 in occasione della terza sessione della Conferenza delle parti svoltasi a Kyoto, Giappone, ma non è ancora entrato in vigore. Al momento attuale, il protocollo è stato ratificato da 76 paesi, oltre che dalla CE e dagli Stati membri. Il PK rappresenta un rafforzamento degli impegni esistenti disposti dalla convenzione, in particolare per quanto riguarda i paesi sviluppati, in considerazione del fatto che essi, nel passato e nel presente, sono responsabili della quota maggiore di emissioni di gas a effetto serra. E infatti, il protocollo indica obiettivi vincolanti e quantificati di riduzione delle emissioni solo in riferimento ai paesi sviluppati ovvero alle cosiddette parti dell'Allegato I [57]. A tali paesi è richiesto di ridurre le emissioni collettive di sei gas a effetto serra [58] del 5 percento in riferimento al livello del 1990 nel periodo 2008-2012 (primo periodo di adempimento). Gli Stati membri dell'UE hanno adottato, nel mese di giugno del 1998, un "accordo per la ripartizione degli oneri", con il quale si impegnano a distribuire internamente l'obbligo collettivo di riduzione a carico dell'UE pari all'8 percento. [57] Essenzialmente i paesi elencati nell'Allegato II e i paesi con economie in transizione. [58] I gas a effetto serra interessati sono l'anidride carbonica, il metano e il protossido di azoto, ovvero gas presenti in natura, e tre fluorocarboni prodotti dalle attività industriali. In modo da incoraggiare e agevolare l'attuazione degli adempimenti in materia di riduzione delle emissioni, le parti dell'Allegato I dispongono di cosiddetti meccanismi flessibili, creati allo scopo di promuovere la riduzione effettiva delle emissioni in modo economicamente vantaggioso. Tali meccanismi flessibili sono: lo scambio dei diritti di emissione, l'attuazione congiunta e il meccanismo di sviluppo pulito. Lo scambio dei diritti di emissione consente ai paesi dell'Allegato I, ovvero alle imprese degli stessi, di scambiare quote di emissione tra loro stessi, in modo da soddisfare gli obiettivi nazionali di riduzione. Ai sensi dell'attuazione congiunta, i paesi dell'Allegato I possono guadagnare Unità di riduzione delle emissioni investendo in progetti in grado di ridurre le emissioni in altri paesi sviluppati. Il fine del meccanismo di sviluppo pulito è di mantenere lo sviluppo sostenibile dei paesi in via di sviluppo e, al contempo, di assistere i paesi sviluppati ad assolvere agli adempimenti assunti ai sensi del protocollo di Kyoto. Il meccanismo di sviluppo pulito consente ai paesi sviluppati di guadagnare quote certificate di riduzione delle emissioni finanziando progetti in grado di ridurre le emissioni nei paesi in via di sviluppo. Le riduzione certificata delle emissioni può a sua volta aiutare i paesi sviluppati a soddisfare i propri traguardi di riduzione delle emissioni. Di conseguenza, il meccanismo di sviluppo pulito è di particolare importanza per quanto riguarda le relazioni e la cooperazione tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo. Finanziamento di progetti per mezzo dei meccanismi basati su progetti previsti dal protocollo di Kyoto, in particolare il Meccanismo di sviluppo pulito [59] (MSP): il protocollo di Kyoto consente ai paesi sviluppati di impiegare i crediti di emissione generati per mezzo dei cosiddetti meccanismi basati su progetti, ovvero l'attuazione congiunta (per i progetti nei paesi sviluppati) e il meccanismo di sviluppo pulito (per i progetti nei paesi in via di sviluppo) per soddisfare in parte i propri traguardi di riduzione delle emissioni. I crediti di emissione possono essere accumulati solo se le riduzioni delle emissioni conseguite attraverso il progetto sono in aggiunta a quanto si sarebbe conseguito in assenza dell'attività (addizionalità ambientale). I progetti che utilizzano l'attuazione congiunta e il meccanismo di sviluppo pulito devono essere gestiti principalmente dal settore privato. Il meccanismo di sviluppo pulito ha il duplice obiettivo di contribuire all'obiettivo finale della convenzione quadro sui cambiamenti climatici e di assistere i paesi in via di sviluppo nella realizzazione di uno sviluppo sostenibile. Esso è supervisionato da un Consiglio esecutivo, istituito in occasione della Settima conferenza delle parti (COP7). [59] In occasione del COP7 di Marrakech (29 ottobre - 10 novembre 2001) sono state assunte talune decisioni concernenti la struttura operativa dei meccanismi che consentiranno di avviare immediatamente i progetti afferenti al meccanismo di sviluppo pulito e di avviare a partire dal 2008 i progetti afferenti al meccanismo attuazione congiunta. Già nella fase attuale, prima ancora dunque dell'entrata in vigore del protocollo di Kyoto, le attività basate su progetti possono essere ammesse a fruire del MSP e generare così crediti di emissione. Il valore di questi ultimi risiederà nel fatto che i governi potranno acquisirli per soddisfare gli adempimenti previsti dal protocollo di Kyoto e che i soggetti interessati potranno impiegarli per assolvere agli adempimenti interni di riduzione delle emissioni a costi inferiori. Ciò fa in modo che il MSP fornisca un incentivo economico all'impostazione ecologica degli investimenti diretti all'estero. Il meccanismo in quanto tale, anche tenendo conto del requisito dell'addizionalità ambientale disposto dal protocollo di Kyoto, è previsto che diventi un ottimo veicolo per il trasferimento di tecnologie pulite e moderne nei paesi in via di sviluppo e che apporti, al contempo, benefici concreti in termini di sviluppo. Infine, il protocollo conferma l'obbligo di fornire nuove e aggiuntive risorse finanziarie. In conseguenza di negoziati recenti, nel quadro del protocollo di Kyoto è stato istituito un nuovo fondo, ovvero il Fondo per l'adattamento [60], e ancora più recentemente, in occasione della Settima conferenza delle parti di Marrakech (29 ottobre - 10 novembre 2001), sono state assunte alcune decisioni in materia di struttura operativa dei meccanismi che consentiranno l'avvio immediato di progetti afferenti al MSP e l'avvio a partire dal 2008 dei progetti afferenti allo scambio dei diritti di emissione e al meccanismo di attuazione congiunta. [60] Questo Fondo è destinato a finanziare progetti e programmi in materia di adattamento materiale ma solo nei paesi in via di sviluppo che abbiano aderito al protocollo, con un'attenzione particolare per i paesi meno sviluppati e per i piccoli Stati insulari. L'attuazione dei progetti è affidata ad agenzie delle Nazioni Unite. Il fondo verrà finanziato con le quote ottenute con il meccanismo di sviluppo pulito (due percento dei crediti generati da ciascun progetto afferente al meccanismo) e con altre risorse. In occasione della Settima conferenza della parti aderenti alla convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, svoltasi a Marrakech nel mese di novembre del 2001, le parti hanno anche adottato una Dichiarazione interministeriale, la quale riconosce che il vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile costituisce un'occasione importante per affrontare i nessi che legano il cambiamento climatico allo sviluppo sostenibile. La Dichiarazione pone un'enfasi particolare sulla necessità di massimizzare le sinergie tra le convenzioni dell'ONU in materia di cambiamento climatico, di diversità biologica e di desertificazione e sottolinea l'importanza dello sviluppo delle capacità, nonché dello sviluppo e della diffusione di tecnologie innovative in relazione ai settori chiave dello sviluppo. ALLEGATO V: ALTRE INIZIATIVE INTERNAZIONALI RELATIVE AL CLIMA Convenzione di Vienna: la convenzione di Vienna per la protezione dello strato di ozono è stata formulata in forma di convenzione quadro al fine di affrontare il problema dell'impoverimento dello strato di ozono. Essa è stata negoziata sotto gli auspici del PNUA, è stata sottoscritta nel 1985 ed è entrata in vigore nel 1988. La convenzione istituisce un quadro per l'adozione delle misure necessarie a "tutelare la salute umana e l'ambiente dagli effetti negativi prodotti da attività umane che modificano o si prevede che modifichino lo strato di ozono" [61]. [61] Articolo 2 della convenzione di Vienna. Per quanto non elabori misure specifiche, sostanze bersaglio o scadenze temporali, la convenzione stimola la promozione della ricerca, della cooperazione tra i paesi e dello scambio di informazioni nel contesto della protezione dello strato di ozono. Protocollo di Montreal: il protocollo di Montreal sulle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono è stato sottoscritto nel 1987 ed è entrato in vigore nel 1989. Ad esso aderiscono 183 parti, ivi inclusa la Comunità europea. Non tutte le parti hanno ancora adottato le modifiche successivamente apportate, che hanno reso più rigorose le disposizioni del protocollo. L'accordo dispone specifici adempimenti giuridici in materia di riduzione progressiva e eliminazione definitiva della produzione e del consumo di sostanze che impoveriscono lo strato di ozono, le cosiddette sostanze controllate [62]. I calendari per la loro eliminazione erano stati inizialmente stabiliti solo per i paesi sviluppati e per quelli con economie in transizione. [62] In particolare gli atomi di cloro provenienti da clorofluorocarboni (CFC) che distruggono le molecole di ozono. Emendamenti successivi al Protocollo hanno aggiunto altri CFC, ovvero tetracloruro di carbonio, metilcloroformio, bromuro di metile, idrobromofluorocarburi e idroclorofluorocarburi (utilizzati in sostituzione dei CFC) Il protocollo, inoltre, istituisce misure per il controllo degli scambi di sostanze controllate e scoraggia il commercio nelle tecnologie associate alla produzione e all'impiego di tali sostanze. Esso è stato finora modificato cinque volte [63] e le sue disposizioni sono state progressivamente rafforzate. [63] Londra (1990), Copenaghen (1992), Vienna (1995), Montreal (1997) e Pechino (1999). Ai sensi del protocollo di Montreal, a taluni paesi in via di sviluppo [64] erano stati inizialmente concessi criteri di conformità meno rigorosi. Per esempio, i paesi in via di sviluppo che presentassero un consumo annuo di sostanze controllate inferiore a 0,3 chilogrammi pro capite (poi ridotti a 0,2 chilogrammi) potevano ritardare l'adeguamento di dieci anni. La scadenza del periodo di grazia e la successiva eliminazione delle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono nei paesi sviluppati comporta che, in relazione all'attuazione del protocollo, l'accento venga posto in misura via via crescente sui paesi in via di sviluppo. [64] I paesi in via di sviluppo che agiscono ai sensi dell'articolo 5.1. I paesi in via di sviluppo beneficiano di un meccanismo di fornitura di cooperazione finanziaria e tecnica, che include il trasferimento di tecnologie. Il meccanismo finanziario ha lo scopo di coprire nella misura concordata i costi incrementali che i paesi in via di sviluppo devono sostenere in materia di attuazione e adeguamento. Esso include un Fondo multilaterale finanziato con i contributi dei paesi sviluppati e gestito da un consiglio nel quale i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo hanno uguali diritti di voto. Convenzione sulla diversità biologica: La convenzione sulla biodiversità è stata adottata in occasione del vertice sulla Terra nel 1992 ed è entrata in vigore nel 1993. Ad essa aderiscono attualmente 183 parti, tra cui la Comunità europea. Il concetto di diversità biologica copre sia la varietà di piante, animali e microrganismi (sono state finora identificate approssimativamente 1,75 milioni di specie rispetto alla cifra stimata compresa tra i 3 e i 100 milioni di specie), che le differenze genetiche entro ciascuna specie. La varietà tra e entro diversi ecosistemi è un ulteriore aspetto della biodiversità. La convenzione combina le questioni tra loro strettamente collegate della conservazione della biodiversità e dello sviluppo umano, riconoscendo che la biodiversità, essendo generalmente considerata una risorsa del genere umano, deve essere tutelata e utilizzata in modo sostenibile. La convenzione si è posta tre obiettivi principali: la conservazione della biodiversità, l'uso sostenibile delle sue componenti e la condivisione giusta e equa dei benefici derivanti dall'impiego commerciale o di altro tipo delle risorse genetiche. Essa riconosce che gli Stati godono dei diritti di sovranità sulle proprie risorse biologiche e afferma che l'accesso a tali risorse può essere concesso solo in base a condizioni reciprocamente concordate e soggette al preventivo consenso informato della parte che fornisce le risorse. Si tratta di un aspetto di particolare importanza per quei paesi in via di sviluppo che godono di risorse biologiche e di una corposa conoscenza a livello locale su come conservare e impiegare la biodiversità in modo sostenibile. Ai sensi della convenzione, tutte le parti accettano di sviluppare strategie nazionali o piani d'azione in materia di biodiversità, di identificare e monitorare le componenti della diversità biologica e di attuare misure e incentivi a favore della conservazione e dell'uso sostenibile delle stesse, di cooperare nell'ambito della ricerca tecnica e scientifica e della diffusione delle informazioni, di promuovere la sensibilizzazione e l'educazione dei cittadini sul tema, di preparare rapporti nazionali che diano conto degli sforzi adottati per attuare gli adempimenti disposti dalla convenzione. La convenzione riconosce esplicitamente la situazione speciale dei paesi in via di sviluppo e contiene riferimenti specifici alla creazione di risorse finanziarie nuove e aggiuntive e all'accesso a tecnologie opportune, tali da consentire ai paesi in via di sviluppo di coprire integralmente i costi incrementali prodotti dall'attuazione degli adempimenti assunti. In effetti, l'attuazione effettiva nei paesi in via di sviluppo è stabilito che sia contingente alla fornitura da parte delle parti dei paesi sviluppati delle necessarie risorse finanziarie e dei necessari trasferimenti di tecnologie. Il Fondo mondiale per l'ambiente è il soggetto competente per la gestione del meccanismo finanziario necessario a rendere disponibili ai paesi in via di sviluppo le risorse finanziarie. Nel febbraio del 1998, la Commissione ha adottato una strategia comunitaria in materia di biodiversità, che è stata successivamente rafforzata tramite quattro piani d'azione riguardanti l'agricoltura, la pesca, la tutela della natura entro l'UE e la cooperazione economica e allo sviluppo. I piani d'azione sono stati tutti approvati dal Consiglio. Il piano d'azione in materia di sviluppo (il testo è reperibile al seguente indirizzo: http:/biodiversity-chm.eea.eu.int) fornisce il quadro entro cui integrare gli obiettivi in materia di biodiversità nelle strategie e nel dialogo politico in materia di sviluppo della Comunità. Esso tiene conto dei principi guida e degli orientamenti adottati ai sensi della convenzione. Il Consiglio "sviluppo" ha adottato, l'8 novembre del 2001, le conclusioni con le quali accoglie con favore il piano d'azione e indica i nessi che legano la conservazione della biodiversità alla riduzione della povertà. Forum delle Nazioni Unite sulle foreste: a causa della sensibilità politica con cui si guarda a temi quali la sovranità nazionale e la destinazione dei suoli, nonché il fatto che la gestione sostenibile delle foreste deve essere adattata alle circostanze locali, non esiste ancora una convenzione mondiale sulle foreste. Eppure era stato raggiunto un consenso internazionale sulla tutela e la gestione sostenibile delle foreste già nel contesto della Conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo, in particolare nell'Agenda 21 (capitolo 11) e nei cosiddetti "principi sulle foreste" [65], nonché negli elementi relativi alle foreste della convenzione sulla diversità biologica e della convenzione quadro sui cambiamenti climatici. [65] Titolo completo: Non-legally Binding Authoritative Statement of Principles for a Global Consensus on the Management, Conservation and Sustainable Development of All Types of Forests. Sull'onda della conferenza sull'ambiente e lo sviluppo, il processo intergovernativo in materia di dialogo politico sulle foreste ha subito un'accelerazione. Nel mese di aprile del 1995, la commissione delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile ha istituito il gruppo intergovernativo per le foreste (IPF, Intergovernmental Panel on Forests), il quale, alla fine del mandato di due anni, ha negoziato più di cento proposte di azione su temi collegati alla gestione sostenibile delle foreste. Al gruppo ha fatto seguito, nel 1997, un ulteriore processo biennale, il forum intergovernativo sulle foreste, il cui scopo era di promuovere e agevolare l'attuazione delle proposte dell'IPF, di prendere in esame le questioni lasciate aperte dallo stesso (temi collegati al finanziamento e al trasferimento di tecnologie, al commercio e all'ambiente) e di discutere questioni relative alle istituzioni e agli strumenti giuridici. Il Forum delle Nazioni Unite sulle foreste è stato istituito in occasione della quarta sessione del forum intergovernativo sulle foreste come istituto sussidiario al Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC). Si tratta in effetti di un processo ambientale di carattere internazionale concepito per costruire fiducia e consenso e non accordi multilaterali in materia ambientale che siano giuridicamente vincolanti. Il suo obiettivo è di promuovere "la gestione, la conservazione e lo sviluppo sostenibile di tutti i tipi di foresta e di rafforzare l'impegno politico di lungo termine a tal fine" [66]. Per raggiungere questo scopo, il Forum intende promuovere e agevolare l'attuazione delle proposte di azione elaborate dal gruppo intergovernativo e dal forum intergovernativo e di mobilizzare risorse finanziarie, tecniche e scientifiche necessarie a tal fine. Rivestendo un ruolo di arena in cui può dispiegarsi lo sviluppo e il dialogo di carattere politico, si prevede che il Forum possa migliorare e incentivare l'impegno alla cooperazione, monitorando e valutando i progressi raggiunti nell'attuazione delle proposte di cui sopra e rafforzando l'impegno politico mirato alla gestione sostenibile delle foreste. [66] Risoluzione ECOSOC ONU E/2000/35, contenuta in E/2000/INF/2/Add.3. Il Forum riconsidererà il tema, che è oggetto di contenzioso, relativo alla necessità e all'ambito eventuale di uno strumento giuridicamente vincolante in materia di foreste nel corso della quinta sessione, in programma nel 2005, in occasione della quale verificherà anche la propria efficacia. Convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione: la convenzione contro la desertificazione è stata aperta alla sottoscrizione nel mese di ottobre del 1994 ed è entrata in vigore nel mese di dicembre del 1996. Ad essa aderiscono attualmente 179 parti, tra cui figura la Comunità europea. La convenzione definisce la desertificazione come "il degrado del suolo in aree aride, semiaride e secche subumide in conseguenza di svariati fattori, tra cui le variazioni climatiche e le attività umane" [67]. Nonostante la desertificazione sia stata inizialmente considerata un problema regionale, la sua dimensione globale è stata progressivamente riconosciuta. La convenzione sviluppa un'impostazione dal basso verso l'alto, specie nelle disposizioni che riguardano i programmi d'azione nazionali, con la quale cerca di combinare metodi tradizionali e innovativi per combattere la desertificazione prevedendo al contempo la partecipazione di tutti i principali soggetti interessati (popolazioni locali, ONG, utenti delle risorse quali agricoltori e pastori) ai processi decisionali, di attuazione e di revisione. Le successive conferenze delle parti aderenti alla convenzione hanno progressivamente riconosciuto l'esigenza di integrare i programmi d'azione nazionali entro più ampie strategie nazionali in materia di sviluppo sostenibile e di assicurare il coordinamento e le sinergie con altri pertinenti accordi multilaterali in materia di ambiente e con altre attività quali la convenzione sulla diversità biologica, la convenzione quadro sui cambiamenti climatici, il Forum sulle foreste. [67] Articolo 1della Convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione. I due obiettivi principali della convenzione sono: (i) lotta alla desertificazione e mitigazione degli effetti della siccità e (ii) conseguimento di uno sviluppo sostenibile nelle aree interessate. Gli obiettivi devono essere raggiunti per mezzo di un'impostazione integrata che affronti gli aspetti fisici, biologici e socioeconomici della desertificazione, nonché per mezzo di strategie mirate all'eliminazione della povertà. Gli adempimenti generali a carico di tutte le parti aderenti alla convenzione includono la promozione e il rafforzamento della cooperazione a tutti i livelli [68]; la promozione dell'impostazione integrata e l'integrazione delle strategie di riduzione della povertà negli sforzi volti a combattere la desertificazione e negli sforzi mirati a contenere gli effetti della siccità, conferendo la dovuta attenzione alla situazione dei paesi in via di sviluppo interessati; infine, la promozione dell'impiego dei meccanismi multi e bilaterali esistenti che mobilizzino e incanalino, al fine di combattere la desertificazione, una quota significativa di risorse finanziarie verso i paesi in via di sviluppo aderenti alla convenzione. [68] A livello subregionale, regionale, internazionale e intergovernativo. La convenzione rappresenta l'unico accordo multilaterale in materia di ambiente che abbia una dimensione regionale adeguatamente sviluppata. Tutti i paesi interessati dalla desertificazione sono raggruppati in cinque Allegati. Seppure la priorità venga conferita ai paesi africani [69] (Allegato I), gli altri paesi interessati sono raggruppati in quattro Allegati aggiuntivi: Asia; America Latina e Caraibi; Mediterraneo settentrionale; Europa orientale. Quattro Stati membri dell'UE, ovvero Portogallo, Spagna, Italia e Grecia, sono membri dell'Allegato relativo al Mediterraneo settentrionale e molti paesi candidati all'adesione sono membri potenziali del nuovo allegato relativo all'Europa orientale. I membri dei diversi Allegati hanno concordato tra loro stessi disposizioni specifiche, in aggiunta al testo di base della convenzione, e il Segretariato e altri soggetti sono impegnati a promuovere l'attuazione a livello regionale e subregionale. [69] Articolo 7 della convenzione. Ai sensi della convenzione, alle parti sono assegnati ulteriori adempimenti a seconda se esse sono classificate come parti "interessate" o "sviluppate". Alle parti interessate si richiede soprattutto di rafforzare il proprio quadro normativo (istituzione di nuove normative quando sia il caso); di sviluppare e attuare strategie e programmi d'azione nazionali volti a combattere la desertificazione e a contenere gli effetti della siccità; di promuovere la sensibilizzazione e di agevolare un'ampia partecipazione a livello locale; di conferire la dovuta priorità alla lotta alla desertificazione, la qual cosa include la destinazione a tal fine di risorse. Gli obblighi aggiuntivi a carico delle parti sviluppate riguardano esclusivamente le relazioni con i paesi in via di sviluppo, in particolare per quanto concerne la fornitura di risorse finanziarie e la mobilizzazione di finanziamenti nuovi e aggiuntivi (ivi inclusi quelli provenienti dal settore privato), al fine di sostenere e assistere i paesi in via di sviluppo nella fase di attuazione. Le parti sviluppate, inoltre, devono promuovere l'accesso da parte dei paesi in via di sviluppo a tecnologie, conoscenza e know-how. Per quanto la convenzione non goda attualmente di alcuna fonte dedicata di finanziamento [70], esiste uno strumento di reperimento di fondi/di compensazione chiamato Meccanismo mondiale, ospitato presso il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo. La gestione è affidata a un comitato composto da rappresentati del Fondo per lo sviluppo agricolo, della segreteria della convenzione per la lotta alla desertificazione, della Banca mondiale, del PNUS, del PNUA, della segretaria del Fondo mondiale per l'ambiente, della FAO e delle banche regionali di sviluppo [71]. [70] La possibilità di fornire finanziamenti a progetti collegati al degrado del suolo per mezzo del Fondo mondiale per l'ambiente è uno dei temi che verranno discussi dall'Assemblea del Fondo nel mese di ottobre del 2002. [71] Ovvero: Banca africana di sviluppo, Banca asiatica di sviluppo e Banca interamericana di sviluppo. Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e del loro smaltimento: nel corso degli anni Settanta, l'esportazione di rifiuti pericolosi (ovvero rifiuti tossici, velenosi, esplosivi, corrosivi, infiammabili, ecotossici o infetti) verso i paesi in via di sviluppo è aumentata in conseguenza del fatto che alcuni paesi sviluppati preferivano smaltire i propri rifiuti al di fuori dei propri confini. Tuttavia, molti paesi in via di sviluppo mancavano di impianti adeguati di smaltimento e delle conoscenze e capacità necessarie a gestire in maniera sicura tali rifiuti. In risposta alle pressioni di alcuni di questi paesi e alle preoccupazioni crescenti espresse a livello internazionale, nel 1989 è stata adottata la convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e del loro smaltimento, che è poi entrata in vigore nel 1992. Ad essa aderiscono attualmente 150 parti, tra cui figura la Comunità europea. La convenzione non proibisce il trasferimento di rifiuti pericolosi ma intende invece regolarlo per mezzo di un rigoroso sistema operativo di controllo, che si applica a tutti i movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi. Il sistema prevede una procedura secondo la quale il paese esportatore deve fornire preventiva notifica scritta e il paese importatore deve comunicare il proprio preventivo consenso scritto prima che il movimento transfrontaliero abbia luogo. Inoltre, le parti aderenti alla convenzione devono garantire che i rifiuti pericolosi siano gestiti e smaltiti in maniera sana dal punto di vista ambientale. I rifiuti pericolosi non possono essere esportati verso paesi non aderenti alla convenzione, né importati dagli stessi. Ai sensi della convenzione, le parti sono obbligate a ridurre al minimo i movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi, a trattare e smaltire tali rifiuti il più vicino possibile alla fonte che li ha generati e a ridurre e limitare all'origine la loro produzione. Essa inoltre prevede la cooperazione in materia di monitoraggio e prevenzione del traffico clandestino; l'assistenza, in particolare a favore dei paesi in via di sviluppo; la gestione sana dal punto di vista ambientale dei rifiuti pericolosi e l'elaborazione di orientamenti tecnici e/o codici di pratica. Oltre a ciò, le parti devono istituire centri regionali o subregionali per la formazione e per il trasferimento di tecnologie e pronunciarsi sull'istituzione di opportuni meccanismi di finanziamento su base volontaria. La convenzione è precedente all'istituzione del Fondo mondiale per l'ambiente e non è dotata di un autonomo meccanismo finanziario. Nel 1994, in occasione del COP2 [72], è stato concordato di vietare qualsiasi forma di esportazione dai paesi aderenti all'OCSE a tutti i paesi non aderenti all'OCSE di rifiuti pericolosi, quando l'esportazione avvenga a fini di recupero, riciclaggio e smaltimento finale. L'anno seguente, il divieto è stato poi integrato nella convenzione in forma di emendamento [73] ma non è ancora entrato in vigore [74]. [72] Decisione II/12 [73] Decisione III/1. [74] Sono stati finora depositati solo 30 strumenti di ratifica, rispetto al numero necessario corrispondente a 62. Nel 1999, in occasione della quinta Conferenza delle parti, è stato adottato un protocollo sulla responsabilità e il risarcimento dei danni provocati da movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e dal loro smaltimento, che tuttavia non è ancora entrato in vigore. Il protocollo attribuisce una responsabilità di diritto al notificatore (ovvero una responsabilità che resta tale anche in assenza di colpa) e l'obbligo di assicurarsi contro tale responsabilità. ALLEGATO VI: PROGETTI RILEVANTI IN TERMINI DI CAMBIAMENTO CLIMATICO FINANZIATI AI SENSI DEL QUINTO PROGRAMMA QUADRO DI RICERCA A. Previsioni e scenari relativi al cambiamento climatico 1. Sviluppo di un insieme unico di modelli meteorologici europei per previsioni stagionali ed interannuali comune 2. Rilevamento della modifica del forzante radioattivo negli ultimi decenni 3. Progetto europeo sui sistemi nuvolosi nei modelli climatici 4. Quantificazione del cambiamento climatico 5. Parametrizzazione dell'effetto climatico indiretto degli aerosol 6. Meccanismi e prevedibilità delle fluttuazioni decennali del clima euroatlantico 7.Prevedibilità e variabilità dei monsoni e impatto agricolo e idrologico dei cambiamenti climatici 8. Influssi solari sul clima e sull'ambiente 9. Esperimento di simulazione della banchisa artica 10. Rilevamento ad alta risoluzione del paleoclima del Lago Baikal: un sito chiave per le teleconnessioni eurasiatiche all'area settentrionale dell'Oceano Atlantico e al sistema monsonico 11. Meccanismi di convezione del mar di Groenlandia e relative implicazioni climatiche 12. Programma europeo di perforazioni del ghiaccio antartico 13. Ambienti marini di bassa profondità nel tardo olocene in Europa 14. Polo-oceano-polo: stratigrafia globale per la variabilità climatica su scala millenaria 15. Tracciante e circolazione nelle regioni marine nordiche 16. Proprietà microfisiche dei cirri e loro effetto sull'irradiazione: indagine e integrazione nei modelli climatici per mezzo di osservazioni satellitari combinate 17. Database climatologico per gli oceani mondiali 1750-1850 18. Sviluppo di una rete pilota europea di stazioni di osservazione dei profili nuvolosi 19. Revisione europea quarantennale dell'atmosfera globale 20. Componente europea del "surface radiation budget" di Gewex sul bilancio dell'irradiamento in superficie 21. Valutazione dell'impatto climatico del dimetilsolfuro 22. Sistema di osservazione dei gas a effetto serra in Europa B. Impatto e vulnerabilità 1. Valutazione degli effetti dei cambiamenti climatici sulla destinazione dei suoli e sugli ecosistemi: dall'analisi regionale alla scala europea 2. Valutazione della vulnerabilità di ecosistemi "shrubland" in Europa in conseguenza dei cambiamenti climatici 3. Il futuro del pozzo di assorbimento di carbonio della foresta tropicale 4. Dimensione europea dell'iniziativa di ricerca e osservazione globale in ambienti alpini - un contributo al GTOS 5. Emissione di composti volatili organici biogenici delle foreste europee ai sensi dei futuri livelli di CO2: influsso sulla composizione dei composti e sull'intensità alla sorgente 6. Progetto europeo sui processi stratosferici e loro impatto sul clima e sull'ambiente 7. Differenze interemisferiche nelle proprietà dei cirri derivanti da emissioni antropiche. 8. Influenza degli scambi stratosfera-troposfera in un clima in cambiamento sul trasporto atmosferico e la capacità di ossidazione 9. Emissioni da velivoli: contributo delle diverse componenti del clima alle modificazioni delle compensazioni di forza radioattiva mirate a ridurre l'impatto atmosferico C. Mitigazione e adattamento 1. Cambiamenti climatici e strategie di adattamento in relazione alla salute umana in Europa 2. Valutazione dinamica e interattiva della vulnerabilità nazionale, regionale e globale delle zone costiere al cambiamento climatico e all'innalzamento del livello dei mari 3. Strategie di controllo delle emissioni di gas a effetto serra 4. Attuare i meccanismi di Kyoto - contributi delle istituzioni finanziarie 5. Interazione istituzionale - come prevenire i conflitti e potenziare le sinergie tra gli istituti ambientali internazionali e quelli dell'UE 6. Procedure di verifica contabile e riferimenti di base per i progetti afferenti al meccanismo di attuazione congiunta e al meccanismo di sviluppo pulito 7. Valutazione strategica integrata delle politiche dinamiche di riduzione delle emissioni di carbonio 8. Strategie di risposta al cambiamento climatico nella gestione delle foreste europee 9. Politica in materia di cambiamento climatico e commercio mondiale 11. Procedure di verifica contabile e riferimenti di base per i progetti afferenti al meccanismo di attuazione congiunta e al meccanismo di sviluppo pulito 12. Valutazione e modelli dell'equilibrio del carbonio a livello regionale entro l'Europa 13. Mitigazione dei rischi naturali indotti dal clima 14. Analisi dei sistemi per l'innovazione in corso delle tecnologie in campo energetico 15. Valutazione delle opzioni di risposta climatica: simulazioni politiche - analisi a partire da modelli nazionali e internazionali 16. Strategie di controllo delle emissioni di gas a effetto serra 17. Nuovi modelli econometrici per l'ambiente e attuazione delle strategie di sviluppo sostenibile ALLEGATO VII: ESIGENZE E OPZIONI IN MATERIA DI ADATTAMENTO Il concetto di adattamento si riferisce a tutte le risposte in grado di ridurre la vulnerabilità ai cambiamenti climatici. Essa implica la definizione di strategie individuali e collettive di reazione e di gestione del rischio, che includano l'adeguamento di pratiche, processi e strutture dei sistemi (naturali e gestiti o creati dall'uomo). L'adattamento può essere autonomo o pianificato, reattivo o preventivo. La vulnerabilità è la sensibilità complessiva delle persone e dei sistemi (naturali e gestiti o creati dall'uomo) agli effetti negativi di tipo ambientale e socioeconomico dei cambiamenti climatici e comprende i cambiamenti graduali delle condizioni climatiche e gli eventi estremi e la capacità di farvi fronte. La vulnerabilità implica poi i concetti di rischio e di conseguente esposizione allo stesso. Migliorare la sicurezza significa ridurre la vulnerabilità riducendo o contenendo i rischi, ovvero attuando una gestione del rischio. Le valutazioni d'impatto dei cambiamenti climatici e della vulnerabilità [75] offrono la base a partire dalla quale individuare e valutare le opzioni possibili per realizzare un adattamento pianificato e talvolta costituiscono esse stesse un'integrazione a tale opera. Considerato che gli effetti ecologici, sociali ed economici dei cambiamenti climatici sono prevedibilmente destinati ad essere interrelati e geograficamente specifici, l'adattamento ai cambiamenti climatici dovrà adeguarsi a questo livello di complessità per essere efficace. Inoltre, esso dovrà affrontare sia i cambiamenti graduali delle condizioni e della variabilità del clima che gli eventi estremi. Le persone ma anche tutti i tipi di sistema sono in generale vulnerabili più ai cambiamenti improvvisi e dirompenti che a quelli graduali. Le opzioni relative all'adattamento, quindi, devono anche considerare la preparazione alle catastrofi e la prevenzione delle stesse. [75] Le valutazioni d'impatto dei cambiamenti climatici sono basate spesso su modelli quantitativi che analizzano la relazione tra le variabili climatiche e i settori d'impatto prescelti. La vulnerabilità è anche collegata alla capacità di adattamento socioeconomico (ovvero la capacità di reazione), la quale, a sua volta, è determinata da fattori quali le risorse economiche e i beni di altro tipo, la tecnologia e le informazioni, nonché le competenze necessarie al loro impiego, le infrastrutture e la presenza di istituzioni stabili ed efficienti. In molti paesi partner, tuttavia, questi elementi sono presenti in misura insufficiente, la qual cosa rende tali paesi estremamente vulnerabili ai cambiamenti climatici. Tra gli obiettivi generici di adattamento ai cambiamenti climatici si può citare quanto segue: (i) una migliore progettazione delle infrastrutture affinché siano durevoli e degli investimenti a lungo termine; (ii) una maggiore flessibilità dei sistemi gestiti che siano vulnerabili (per esempio modificando le attività o la collocazione degli stessi); (iii) una maggiore adattabilità dei sistemi naturali in condizione di vulnerabilità (per esempio riducendo le pressioni non climatiche); (iv) inversione delle tendenze che comportano un aumento della vulnerabilità (per esempio rallentando lo sviluppo in aree vulnerabili quali le pianure alluvionali o le zone costiere); (v) una maggiore predisposizione e sensibilizzazione della società. Tra le aree suscettibili di adattamento ai cambiamenti climatici vi sono la gestione delle risorse naturali (risorse idriche, costiere e forestali), i relativi settori produttivi (agricoltura, silvicoltura, pesca), le infrastrutture e gli insediamenti umani, la sanità. Di seguito vengono indicate alcune opzioni possibili di adattamento in quattro settori specifici. Risorse idriche. Adattamento in fase di approvvigionamento: (i) modifica delle infrastrutture fisiche esistenti; (ii) costruzione di nuove infrastrutture; (iii) gestione alternativa dei sistemi di approvvigionamento idrico esistenti. Adattamento in fase di fornitura: (i) conservazione e maggiore efficienza; (ii) adeguamento tecnologico; (iii) trasferimenti indotti dal mercato/dai prezzi ad altre attività. Zone costiere (in risposta all'innalzamento del livello dei mari): (i) arresto o divieto in funzione strategica di futuri sviluppi di dimensioni consistenti in aree costiere che possano essere interessate dall'innalzamento del livello dei mari; (ii) utilizzazione ulteriore ma modificata dei suoli, ivi inclusi gli adattamenti di risposta quali l'innalzamento degli edifici, l'adeguamento dei sistemi di drenaggio e una nuova destinazione dei suoli; (iii) misure di carattere difensivo che puntino a mantenere nella posizione attuale la linea di costa tramite la costruzione o il rafforzamento di strutture protettive o per mezzo del consolidamento artificiale o della manutenzione di spiagge e dune. Agricoltura: (i) modifica della scelta di colture (varietà a maturazione più lenta/più veloce, colture resistenti alla siccità/al calore, colture resistenti ai parassiti, miscele di colture); (ii) modifica delle operazioni di aratura leggera, dei tempi di lavoro e della gestione della produzione agricola (spaziatura delle file e delle piante, seconda coltura); (iii) modifica degli input (irrigazione, fertilizzanti, controllo chimico). Foreste: (i) modifica delle specie o varietà impiantate o raccolte (varietà resistenti alla siccità/al calore); (ii) maggiori investimenti nella prevenzione degli incendi; (iii) controllo della diffusione di nuove malattie. Fonte: UNEP/IVM (1998) Handbook on Methods for Climate Change Impact Assessment and Adaptation Strategies. ALLEGATO VIII: ESIGENZE E OPZIONI IN MATERIA DI MITIGAZIONE La mitigazione viene solitamente definita come l'intervento atto a ridurre le emissioni antropiche di gas a effetto serra. Il tipo, la consistenza, i tempi e i costi delle misure di mitigazione dipendono dalla diversa situazione dei singoli paesi, dai percorsi di sviluppo socioeconomico e tecnologico e dal livello desiderato di emissione di tali gas. I percorsi di sviluppo che conducono a bassi livelli di emissione dipendono da un ampio spettro di scelte politiche e richiedono consistenti adeguamenti dell'intervento politico in aree diverse dal cambiamento climatico in quanto tale. Le risposte nazionali ai cambiamenti climatici possono essere più efficaci se concepite come un ventaglio di strumenti politici finalizzati a limitare o ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Tale ventaglio può includere: imposte sulle emissioni/sul carbonio/sull'energia, concessione e/o eliminazione di sussidi, sistemi di cauzione/restituzione, introduzione di normative in materia di tecnologie e relative prestazioni, obblighi riguardanti la combinazione di diverse fonte energetiche, divieti di carattere produttivo, accordi su base volontaria, spese e investimenti dell'amministrazione pubblica. Il potenziale tecnologico ed economico di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra è contrastato da due fattori, ovvero il rapido sviluppo economico e la trasformazione sempre più rapida di talune tendenze comportamentali e socioeconomiche che determinano un aumento totale del fabbisogno energetico nei paesi in via di sviluppo. Il tasso medio annuale di crescita del fabbisogno energetico nei paesi in via di sviluppo è stato, nel periodo compreso tra il 1990 e il 1998, del 2,3-5,5 percento. Le opzioni che possono condurre i paesi in via di sviluppo ad adottare tecnologie in funzione di mitigazione consistono nella razionalizzazione dei prezzi, nel maggiore accesso a dati e informazioni, nella disponibilità di tecnologie avanzate, nelle risorse finanziarie e nello sviluppo delle capacità e delle attività di formazione. Esistono poi opportunità in ogni paese legate all'eliminazione delle combinazioni di barriere. Tutti i settori dell'economia sono in grado di offrire opzioni finalizzate alla mitigazione. Per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo, l'area dell'approvvigionamento e del fabbisogno energetico e l'area dei trasporti sono quelle che offrono il maggiore potenziale di riduzione delle emissioni, conseguibile tramite attività di mitigazione che presentano consistenti benefici aggiuntivi in termini di sviluppo economico. Energia: almeno fino al 2020 [76], l'approvvigionamento energetico e la conversione saranno ancora dominati dai combustibili fossili relativamente convenienti in termini di prezzo e abbondanti quanto a disponibilità. Tuttavia, è necessario fin da ora promuovere l'uso di tecnologie nuove e pulite in modo da anticipare l'effetto di lungo termine dei cambiamenti climatici. Le emissioni di gas a effetto serra possono essere ridotte per mezzo della sostituzione del combustibile (passando, ad esempio, dal carbone al gas), di una migliore efficienza di conversione, di un maggiore ricorso a cicli combinati e/o impianti di cogenerazione e della promozione delle fonti di energia rinnovabile (eolica, solare, geotermica...). I sistemi di approvvigionamento energetico a bassa incidenza di carbonio che possono offrire un contributo importante sono la biomassa sostenibile costituita dalla silvicoltura e dai sottoprodotti agricoli, dal riciclaggio nella produzione di energia dei rifiuti urbani e industriali, dal riutilizzo del metano prodotto dalle discariche, dall'energia eolica e idroelettrica. Per quanto riguarda il settore dell'energia, quasi tutti gli scenari di contenimento e di stabilizzazione della concentrazione dei gas a effetto serra sono caratterizzati dall'introduzione di tecnologie efficienti in relazione sia al consumo che all'approvvigionamento energetico e dal ricorso a energie a bassa o nulla emissione di carbonio. Il trasferimento di tecnologie tra paesi e regioni amplierà il ventaglio delle opzioni disponibili a livello regionale, mentre le economie di scala e l'apprendimento consentiranno di abbassare i costi relativi alla loro adozione. [76] Rapporto speciale sulla mitigazione dell'IPCC, 2001. A partire dalla fine degli anni Ottanta, il fabbisogno energetico e le conseguenti emissioni di CO2 in relazione agli usi domestici nei paesi in via di sviluppo sono aumentati cinque volte più velocemente della media globale. In tutte le regioni, il fabbisogno energetico pro capite è più alto nel settore residenziale che in quello commerciale. Nei paesi in via di sviluppo, il fabbisogno è determinato soprattutto dalle attività di cottura e dal riscaldamento dell'acqua, a cui seguono l'illuminazione, i piccoli elettrodomestici e i frigoriferi. L'intensità d'uso degli elettrodomestici è in aumento. La costante riduzione o stabilizzazione dei prezzi al consumo dell'energia in larghe porzioni del mondo riduce in tutti i settori la disponibilità a impiegare in maniera efficiente l'energia e ad acquistare tecnologie efficienti dal punto di vista energetico. Trasporti: il gas a effetto serra maggiormente ascrivibile ai trasporti è il CO2 prodotto dalla combustione di combustibili fossili, che è responsabile per più del 95 percento dell'annuale riscaldamento globale potenziale imputabile al settore in questione. Considerando le diverse modalità, il trasporto su strada è responsabile di quasi l'80 percento del consumo energetico nel settore dei trasporti. E' necessaria anche una radicale trasformazione nell'ambito del trasporto pubblico. Nuove tecnologie di trasporto e nuovi tempi di vita e di spostamento implicano che trasformazioni sollecite e massicce delle tendenze e delle prospettive sopradescritte possono essere conseguite solo con un impegno determinato. Le misure "senza rimpianto" di tipo operativo e infrastrutturale comprendono: l'estensione dei sistemi di trasporto di massa (dalla strada alla ferrovia), miglioramento dell'efficienza del parco veicoli per mezzo di programmi di manutenzione e ispezione, miglioramento della gestione del traffico, pavimentazione delle strade, installazione di oleodotti, creazione di infrastrutture per il trasporto non motorizzato, maggiore ricorso alle biomasse, all'etanolo e ai gas naturali. Infine, le opzioni relative alla destinazione dei suoli, alle relative modifiche e alla silvicoltura (foreste, terre agricole e altri ecosistemi terrestri) offrono un significativo potenziale di riduzione e cattura di carbonio, specie nelle aree tropicali. La conservazione e la cattura del carbonio consentirebbero di disporre del tempo per elaborare e attuare ulteriori opzioni. La mitigazione biologica può avvenire mediante tre strategie: (a) conservazione degli attuali pozzi di assorbimento di carbonio, (b) cattura per mezzo dell'aumento dei pozzi di assorbimento di carbonio, e (c) impiego sostitutivo di prodotti biologici ottenuti in maniera sostenibile, come il legno al posto dei prodotti per costruzioni ad alto impegno energetico e biomasse in luogo dei combustibili fossili. La conservazione dei pozzi di assorbimento di carbonio a rischio contribuirebbe ad evitare le emissioni, nel caso in cui si riescano a prevenire perdite, ma è sostenibile solo affrontando i fattori socioeconomici responsabili della deforestazione e della distruzione di pozzi di altro tipo. Nel settore dell'agricoltura, si può ottenere la riduzione delle emissioni di metano e di ossido di azoto, per esempio intervenendo sulla fermentazione enterica degli animali d'allevamento, sulle risaie, sull'impiego di fertilizzanti azotati e sui rifiuti di origine animale.