52003DC0057

Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo , al Comitato Economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Quadro di valutazione dei progressi compiuti nell'attuazione dell'agenda per la politica sociale /* COM/2003/0057 def. */


COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL PARLAMENTO EUROPEO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI - QUADRO DI VALUTAZIONE DEI PROGRESSI COMPIUTI NELL'ATTUAZIONE DELL'AGENDA PER LA POLITICA SOCIALE

1. Introduzione

Questo è il terzo quadro di valutazione che la Commissione presenta per riferire dei progressi compiuti nell'attuazione dell'agenda per la politica sociale [1]. La presente edizione si concentra essenzialmente sui principali traguardi raggiunti nel 2002 [2].

[1] COM(2000) 379 del 28/06/2000; risoluzione PE A5-291/2000 del 25 /10/2000; Consiglio europeo di Nizza: conclusioni.

[2] Ma lungo tutto l'arco del documento vi sono rimandi al lavoro svolto negli anni passati e alle iniziative future, in modo da presentare una panoramica il più possibile chiara pur nella brevità della relazione.

La presentazione di un quadro di valutazione annuale rappresenta una risposta all'invito rivolto alla Commissione dal Parlamento europeo e dal Consiglio europeo di riferire delle conquiste e di verificare l'impegno e i contributi provenienti dai diversi soggetti impegnati nell'applicazione dell'agenda. Il suo obiettivo non è certo quello di stilare una classifica tra Stati membri, ma piuttosto quello di analizzare in che modo l'agenda viene trasposta in misure politiche e azioni concrete. Il quadro di valutazione rappresenta un complemento alle relazioni annuali di sintesi al Consiglio europeo di primavera con particolare attenzione alle azioni che rientrano nel quadro dell'agenda della politica sociale.

I punti di riferimento rispetto ai quali vanno misurati i progressi sono la comunicazione della Commissione del giugno 2000 e gli orientamenti politici approvati in seno al Consiglio europeo di Nizza del dicembre 2000.

L'agenda per la politica sociale rappresenta la strada scelta dall'Unione europea per modernizzare e migliorare il modello sociale europeo investendo nella gente e costruendo un welfare state dinamico. Esso dovrebbe contribuire al raggiungimento dell'obiettivo strategico definito dal Consiglio europeo di Lisbona nel marzo 2000.

Il suo obiettivo è rispondere alle sfide europee comuni che l'UE si trova ad affrontare nonché assicurare al contempo che essa possa approfittare pienamente delle nuove opportunità. L'obiettivo centrale dell'agenda è trasporre l'obiettivo di Lisbona - ulteriormente adattato dai seguenti Consigli europei - dando vita a interazioni dinamiche e reciprocamente stimolanti tra la politica economica, occupazionale e sociale.

La presente agenda dovrebbe rafforzare la politica sociale come fattore produttivo nonché la solidarietà e l'equità sociale. La promozione della "qualità" rappresenta uno dei principali motori alla base di questa agenda.

2. La situazione economica, occupazionale e sociale

La situazione economica

Nel 2001 l'economia europea ha creato circa 2 milioni di nuovi posti di lavoro. In seguito a tale performance il tasso di occupazione [3] ha continuato a crescere dal 63,4% del 2000 al 64,1% del 2001.Il tasso di occupazione delle donne è salito dal 54,1% al 55%. Nello stesso periodo il tasso di disoccupazione è calato dal 7,8% al 7,4% . Anche la disoccupazione a lungo termine ha continuato a scemare - dal 3,5% del 2000 al 3,1% del 2001. Questi miglioramenti nella performance occupazionale sono stati realizzati malgrado il deterioramento della congiuntura economica.

[3] I dati relativi al tasso di occupazione e alla disoccupazione a lungo termine sono quelli rivisti e pubblicati il 16 dicembre 2002.

Dal 2000 al 2001, la crescita del PIL è calata dal 3,4% all'1,5%, e in base alle previsioni economiche della Commissione dell'autunno 2002 [4] la ripresa sarà più lenta di quanto ci si aspettasse originariamente. Il tasso di crescita media per il 2002 è stimato all'1% nel 2002 e al 2% per il 2003. Attualmente si prevede che la crescita economica riprenderà nuovamente slancio a partire dalla seconda parte del 2003. Mentre la creazione di lavoro dovrebbe continuare a crescere in ragione di 1 milione di nuovi posti di lavoro nel periodo 2002-2003, il tasso di disoccupazione nello stesso periodo dovrebbe crescere lentamente - ovvero fino al 7,6% nel 2002 e al 7,7% nel 2003. La ricaduta del tasso di disoccupazione al livello del 2001 (7,4%) è prevista per il 2004. Al contempo si prevede che l'inflazione non dovrebbe cadere al di sotto della soglia del 2% nel 2003, mentre il deficit governativo dovrebbe salire al 1,9% del PIL nell'UE (e al 2,3% nella zona di Eurolandia).

[4] Commissione europea: Economia europea n.5/2002.

La situazione occupazionale

Malgrado il recente rallentamento dell'economia, i mercati del lavoro nell'UE hanno continuato a migliorare le proprie prestazioni grazie alla creazione di nuovi posti di lavoro aggiuntivi e al perseguimento di politiche favorevoli all'occupazione. Tuttavia, a breve scadenza, l'altra faccia di questo mercato del lavoro in ripresa è il fatto che la crescita della produttività è prevista a livelli bassi [5].

[5] Il miglioramento del rapporto tra crescita occupazionale e produttività è tra i punti principali delle misure volte a sostenere la qualità nel lavoro (vedi più avanti).

Dal 1997 sono stati creati oltre 10 milioni di posti di lavoro - dei quali 6 milioni sono stati ricoperti da donne - e vi sono 4 milioni di disoccupati in meno. Nel rivedere e valutare la strategia europea per l'occupazione si è concluso che nei cinque anni della sua applicazione sono maturati miglioramenti strutturali nel mercato del lavoro dell'UE e che i miglioramenti in materia di creazione occupazionale non possono essere attribuiti esclusivamente al ciclo congiunturale.

Il fatto che tali miglioramenti siano di natura strutturale è dimostrato dalla riduzione nella componente strutturale della disoccupazione, da un modello di crescita economica sempre più intensiva da un punto di vista occupazionale e dalla risposta più rapida, da un punto di vista del mercato del lavoro, ai cambiamenti economici e sociali. Tuttavia sono ancora necessari dei significativi miglioramenti strutturali per rafforzare la capacità dell'economia di reagire agli shock attraverso riforme dei prodotti, dei capitali e del mercato del lavoro.

Malgrado i miglioramenti osservati, permangono delle debolezze diffuse che devono essere affrontate con urgenza. Tra di esse segnaliamo:

- i permanenti alti livelli di disoccupazione e di disoccupazione a lungo termine;

- i tassi di occupazione femminile ancora bassi;

- la distribuzione irregolare dei tassi di occupazione in base ai livelli di età, con una situazione in cui sono particolarmente i lavoratori più anziani, ma anche i più giovani, a dovere affrontare significativi problemi nel trovare un lavoro o nel restare nel mondo del lavoro;

- gli immigrati, le persone provenienti da minoranze etniche si trovano ancora a dover affrontare significativi ostacoli sul mercato del lavoro;

- le differenze regionali in numerosi Stati membri, che incidono sulla coesione sociale dell'Europa;

- la persistenza di strozzature e carenze di competenze nei mercati del lavoro regionali.

Per raggiungere gli obiettivi di Lisbona entro il 2010 devono essere creati altri 15 milioni di posti di lavoro supplementari [6]. Le sfide sono ben note - si tratta di continuare a percorrere il promettente percorso delle riforme del mercato del lavoro, agevolate dalla strategia europea per l'occupazione, con maggiore vigore e determinazione, segnatamente di fronte a un clima economico meno favorevole. Si dovrebbe a tutti costi evitare il rischio di misure affrettate che ostacolerebbero il miglioramento sostenibile della performance occupazionale a medio e lungo termine.

[6] COM(2002) 9 e accordo del Consiglio dell'8 marzo 2002 - Accrescere il tasso di attività e promuovere la vita attiva.

La situazione sociale

Le debolezze strutturali individuate in seno al mercato del lavoro sono in larga misura responsabili della persistente povertà ed emarginazione sociale, che risulta tra i problemi più difficili da combattere all'interno dell'Unione. Tuttavia bisogna tenere conto anche di altri fattori, quali i problemi di salute e le disabilità, il dissolvimento delle famiglie o la carenza di competenze basilari. D'altra parte possedere un posto di lavoro potrebbe non essere sufficiente al lavoratore per sfuggire alla povertà e all'emarginazione sociale, soprattutto quando tale posto di lavoro è associato a un salario basso, ad attività di scarsa qualità, alla precarietà o a una formazione insufficiente. Per tali motivi il miglioramento della situazione dell'occupazione all'interno dell'Unione, pur rappresentando uno sviluppo assai positivo, potrebbe di per sé stessa non essere sufficiente per sortire un impatto significativo sullo sradicamento della povertà e dell'emarginazione sociale.

I dati più recenti disponibili sui redditi (riferiti al 1999) [7] evidenziano che il 15% della popolazione, ovvero circa 56 milioni di persone, si trovavano a rischio di povertà, vivendo al di sotto della soglia del 60% della media nazionale di reddito. Colpisce soprattutto il fatto che il 9% della popolazione dell'UE sia a persistente rischio di povertà (ovvero si è trovata a rischio di povertà in almeno due dei precedenti tre anni). La sicurezza sociale è fondamentale per ridurre il rischio di povertà. Senza contributi sociali il rischio di povertà sarebbe stato del 24% (escludendo le pensioni dalla definizione di contributi sociali) o del 40% (includendo anche le pensioni). Ciò dimostra al contempo il ruolo e i limiti della ridistribuzione dei redditi.

[7] Cfr. gli ultimi dati (1999) del Panel europeo delle famiglie (ECHP), disponibili dal dicembre 2002. La versione del dicembre 2002 della base dati utenti ECHP contiene significative revisioni dei dati per determinati paesi nonché miglioramenti metodologici volti a evitare la sopravvalutazione di determinati fattori e a bilanciare l'incidenza delle risposte mancate sui dati dei nuclei familiari. Per tali motivi gli indicatori relativi al 1998 e agli anni precedenti derivati dalla base dati 2001 non possono essere considerati compatibili con gli indicatori relativi agli stessi anni ma derivati dalla nuova base dati.

Esistono significative differenze tra Stati membri per quanto riguarda la diffusione di questo problema. Mentre in alcuni Stati membri il basso livello dei redditi e un insufficiente accesso ai beni e servizi basilari sono strutturali e colpiscono ancora larghe fette di popolazione, in altri Stati membri la capillarità dei regimi di sicurezza sociale e l'accesso generalizzato ai servizi pubblici nei settori vitali (istruzione, sanità, assistenza a lungo termine per gli anziani, alloggi) limitano il problema a gruppi di popolazione ben definiti.

Tuttavia i dati statistici possono fornire solo un'immagine approssimativa della diffusione dell'emarginazione sociale, giacché molti dei gruppi sociali più duramente colpiti rimangono in larga parte "invisibili" in termini di statistiche sociali, per lo meno per quanto riguarda i dati comparabili a livello UE. Ciò vale particolarmente per i senzatetto e per le persone ospitate in enti di assistenza.

L'indagine Eurobarometro 2001 sulla precarietà sociale e l'integrazione sociale evidenzia che un'alta percentuale di cittadini si considera povera (povertà soggettiva) soprattutto nell'Europa meridionale.

Per quanto riguarda la distribuzione dei redditi, i più recenti dati disponibili sulla base degli indicatori sociali evidenziano l'esistenza di significative e persistenti disparità nella distribuzione del reddito. Infatti il rapporto tra la fascia del 20% dei redditi più alti sulla scala della ripartizione dei redditi rispetto alla fascia del 20% dei redditi più bassi è di 4,6 per l'UE nel suo insieme, una cifra che cela grandi differenze tra gli Stati membri.

3. L'attuazione dell'agenda per la politica sociale

L'attuazione dell'agenda per la politica sociale per il 2002 è a buon punto. Le iniziative e misure annunciate sono state regolarmente lanciate.

3.1. Posti di lavoro più numerosi e migliori

Una delle priorità assolutamente imprescindibili dell'agenda per la politica sociale è il lavoro volto a raggiungere l'obiettivo della piena occupazione, definito nella strategia di Lisbona come ravvicinamento del tasso di occupazione il più possibile al 70% entro il 2010 e aumento del numero di donne che lavorano a più del 60% nel 2010.

Il Consiglio europeo di primavera di Stoccolma del 2001 ha aggiunto agli obiettivi di Lisbona due obiettivi intermedi: raggiungere il 67% per il tasso di occupazione globale e il 57% per il tasso di occupazione femminile entro il 2005. Inoltre esso ha introdotto l'obiettivo del 50% come tasso di occupazione per le persone anziane (55-64 anni) da raggiungere entro il 2010. Al Consiglio europeo di primavera di Barcellona del 2002, gli obiettivi quantificati sono stati ulteriormente messi a fuoco, specificando che entro il 2010 si dovrebbe raggiungere un aumento progressivo di circa cinque anni nell'età media reale di conclusione della vita lavorativa nell'UE. In tale contesto va rilevato che la Commissione e il Consiglio hanno adottato una relazione congiunta sull'aumento della partecipazione della forza lavoro nonché sulla promozione dell'invecchiamento attivo.

Il Consiglio europeo di primavera di Barcellona del marzo 2002 ha introdotto una soglia per quanto riguarda il tasso di accudimento dei bambini: entro il 2010 almeno 33% dei bambini al di sotto di tre anni di età e almeno il 90% dei bambini di età compresa tra i tre anni e l'età della scolarità obbligatoria dovrebbero avere accesso all'assistenza per bambini. Attraverso il raggiungimento di questo obiettivo si dovrebbe contribuire ad incanalare un maggior numero di donne verso il lavoro retribuito. Inoltre esso dovrebbe aiutare sia gli uomini che le donne a conciliare meglio la vita lavorativa e quella familiare.

Tuttavia se da una parte cresce l'invocazione di obiettivi europei, manca un impegno generalizzato da parte degli Stati membri, in forma di obiettivi nazionali. Tale approccio pregiudica le potenzialità dell'UE di raggiungere l'obiettivo globale per il quale si sono impegnati i leader politici di ciascuno Stato membro.

Misura chiave:

- Relazione congiunta "Accrescere il tasso di attività e prolungare la vita attiva" [8]

[8] COM(2002) 9 del 24/01/02 e adozione in seno al Consiglio nel marzo 2002.

Rafforzare e continuare la strategia coordinata per l'occupazione

Gli orientamenti per l'occupazione per il 2002 sono stati gli ultimi del ciclo quinquennale concordato in seno al Consiglio europeo straordinario sull'occupazione svoltosi a Lussemburgo nel novembre 1997. Essi sono stati presentati dalla Commissione nel settembre 2001 e formalmente adottati dal Consiglio nel febbraio 2002, sulla scorta di un parere del Parlamento europeo. Pur compatibili con gli indirizzi di massima per le politiche economiche [9], gli orientamenti per l'occupazione si concentrano essenzialmente sulle riforme della politica per l'occupazione.

[9] COM(2002) 93 del 21/02/2002 sull'attuazione degli indirizzi di massima per le politiche economiche nel 2001; COM(2002) 191 del 24/04/2002 sulla proposta di raccomandazione della Commissione relativa agli indirizzi di massima del 2002 per le politiche economiche degli Stati membri e della Comunità; adozione formale da parte del Consiglio nel giugno 2002 (GU L/2002/182/1 dell'11/07/2002).

La Commissione ha proposto lo snellimento dei cicli di coordinamento annuali della politica economica per l'occupazione a partire dal 2003. Tramite la sincronizzazione delle rispettive tabelle di marcia è stata introdotta una fase di revisione dell'applicazione delle politiche sfociante in un pacchetto di attuazione, presentato al Consiglio europeo di primavera nonché una fase di formazione politica successiva al Consiglio europeo di primavera, sfociante nell'adozione formale degli orientamenti per l'occupazione e degli indirizzi di massima per le politiche economiche.

Come misura di transizione in attesa della sincronizzazione del coordinamento politico, la Commissione si è limitata a presentare il progetto di relazione comune sull'occupazione per il 2002 al Consiglio nel mese di novembre, ed ha posticipato la propria proposta di orientamenti e raccomandazioni per l'applicazione a dopo la conclusione del Consiglio europeo di primavera del 2003. Il progetto di relazione comune sull'occupazione, che fa parte del pacchetto di attuazione, fornisce una dettagliata panoramica e valutazione delle misure e delle iniziative attuate dagli Stati membri in reazione agli orientamenti per l'occupazione del 2002 e alle raccomandazioni per l'occupazione specifiche per i vari paesi.

Lo snellimento giunge particolarmente a proposito se si tiene conto del fatto che una nuova fase della strategia europea per l'occupazione è in preparazione per il 2003. Uno dei maggiori contributi al quadro relativo a questa nuova fase è la valutazione del coordinamento delle politiche nazionali per l'occupazione dopo il Consiglio europeo straordinario sull'occupazione svoltosi a Lussemburgo nel 1997. Tale valutazione è stata un esercizio comune della Commissione e degli Stati membri. La comunicazione relativa al bilancio di cinque anni della strategia europea per l'occupazione contiene un esauriente riepilogo della valutazione e trae conclusioni positive riguardo all'impatto della strategia stessa, nonché degli orientamenti individuali e delle misure politiche. La valutazione e le susseguenti discussioni e contributi porteranno la Commissione ad adottare un'ulteriore comunicazione sul futuro della strategia europea per l'occupazione all'inizio del 2003.

Nel 2002 il Consiglio e il Parlamento europeo hanno concordato, a seguito di una procedura di conciliazione, un programma d'azione relativo a misure comunitarie di incentivazione nel settore dell'occupazione, proposto dalla Commissione nel luglio del 2000. Tale programma contribuisce allo scambio di buone pratiche, alla creazione di reti e all'analisi approfondita della situazione del mercato del lavoro.

Misure chiave:

- Orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione per il 2002 [10]

[10] COM(2001) 511 del 12/09/2001; risoluzione del PE B5/2001/739 del 29/11/2001; accordo politico in seno al Consiglio nel dicembre 2001; adozione formale da parte del Consiglio nel febbraio 2002 (GU L/2002/60/60 dell'1/03/2002).

- Raccomandazione riguardante l'attuazione delle politiche in materia di occupazione degli Stati membri [11]

[11] COM(2001) 512 del 12/09/2001; accordo politico in seno al Consiglio nel dicembre 2001; adozione formale da parte del Consiglio nel febbraio 2002 (GU L/2002/60/70 dell'1/03/2002).

- Bilancio di cinque anni della strategia europea per l'occupazione [12]

[12] COM(2002) 416 del 17/07/2002; risoluzione del PE A5/2002/301 del 25/09/2002; discussioni in seno al Consiglio nell'ottobre 2002.

- Razionalizzazione dei cicli annuali di coordinamento delle politiche economiche e per l'occupazione [13]

[13] COM(2002) 487 del 03/09/2002.

- Progetto di relazione comune sull'occupazione 2002 [14]

[14] COM(2002) 621 del 13/11/2002.

- Misure di incentivazione nel campo dell'occupazione [15]

[15] Decisione del Parlamento europeo (approvazione in aprile) e del Consiglio (approvazione nel maggio 2002).

La qualità del lavoro

Il Consiglio europeo di Lisbona ha introdotto il duplice obiettivo di un maggior numero di posti di lavoro e di migliori posti di lavoro, sottolineando la forte interdipendenza tra quantità e qualità. L'obiettivo della piena occupazione - sia per gli uomini che per le donne - trarrebbe giovamento da un aumento della qualità del lavoro, e allo stesso tempo la qualità del lavoro può essere migliorata grazie a un aumento del numero di posti di lavoro. Questa è stata una scelta strategica fatta al più alto livello politico: il futuro dell'Europa e la posizione di competitività delle imprese europee dipendono dalla produzione di beni e servizi di alta qualità, compatibile unicamente con una forza lavoro ben qualificata, in buona salute, impegnata e produttiva.

Questo approccio è uno dei punti centrali dell'agenda per la politica sociale ed è stata ulteriormente elaborato in una comunicazione della Commissione relativa all'investimento nella qualità [16]. Il Consiglio europeo di Laeken ha sostenuto l'introduzione di indicatori per sorvegliare i progressi. La priorità da assegnare a questa dimensione è illustrata da una documentazione presentata nella relazione Occupazione in Europa 2002 [17].

[16] COM(2001) 313 del 20/06/2001.

[17] Commissione europea (2002): Occupazione in Europa nel 2002. Tendenze recenti e prospettive. Lussemburgo: Ufficio per le pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee.

È osservabile un evidente legame positivo tra il tasso di occupazione e la qualità del lavoro, nonché un legame positivo qualità-produttività. Simulazioni di possibili scenari futuri dimostrano che miglioramenti qualitativi in seno ai mercati del lavoro europei rappresentano una condizione preliminare per raggiungere ulteriori riduzioni nei vari divari di età, sesso e cognizioni, che continuano a rappresentare alcuni tra gli ostacoli principali per migliorare la performance occupazionale nell'UE, nonché per combattere i divari occupazionali tra le varie regioni. Tuttavia le dinamiche attualmente osservabili sui mercati del lavoro europei non rispecchiano ancora le dinamiche qualitative necessarie per centrare gli ambiziosi obiettivi prefissi dai Consigli di Lisbona, Stoccolma e Barcellona. In mancanza di ulteriori miglioramenti qualitativi, la creazione di posti di lavoro rimarrà dunque al di sotto delle potenzialità, evidenziando i costi economici causati dalla mancanza di politiche sociali di qualità. Alla luce dell'approccio frammentario alla tematica della qualità sul lavoro di cui sono testimonianze i piani nazionali di azione per il 2002, la Commissione, nel suo progetto di relazione comune sull'occupazione per il 2002 ha sottolineato la necessità che gli Stati membri tengano maggiore conto dei miglioramenti nella qualità del lavoro nei propri piani d'azione nazionali per l'occupazione.

In aggiunta alle politiche pubbliche in oggetto, segnatamente attraverso la strategia europea per l'occupazione, anche le partnership sociali rappresentano un fattore cruciale per raggiungere l'obiettivo di "più posti di lavoro e migliori posti di lavoro".

Le dimensioni locali e regionali della strategia per l'occupazione

I divari regionali nel rendimento occupazionale rimangono alti: sia per quanto riguarda i livelli di disoccupazione che per quanto riguarda il tasso di occupazione. Tra i possibili strumenti per colmare il divario tra le regioni, si annoverano analisi volte ad esaminare le cause di tali divari nonché lo scambio di informazioni. I Fondi strutturali contribuiscono al rafforzamento della convergenza e della coesione.

Una delle condizioni preliminari per il processo di elaborazione politica nel settore dell'occupazione sono il coinvolgimento attivo e la partecipazione delle autorità locali e regionali nella definizione e nell'esecuzione dei piani d'azione nazionali per l'occupazione. Il coinvolgimento delle autorità regionali e locali è anche una delle componenti principali del metodo aperto di coordinamento e migliore governance.

Formazione e formazione permanente

Gli investimenti nell'istruzione, nella formazione e nella formazione permanente sono fondamentali per raggiungere l'obiettivo prefissato a Lisbona di una piena occupazione con posti di lavoro di qualità. La tendenza principale per quanto riguarda la richiesta di forza lavoro è l'aumento delle competenze.

Appare evidente che l'UE soffre di carenze di investimenti in capitale umano. Tale carenza, il risultato della mancanza di politiche sociali, è fonte di costi per l'economia. Essa rappresenta inoltre un impedimento alla soddisfazione della richiesta di posti di lavoro e dell'offerta di forza lavoro, crea delle strozzature, fa lievitare il costo del lavoro, come nel caso del settore TCI e restringe le potenzialità produttive dell'economia europea. Un'efficace risposta politica richiederebbe la definizione di un quadro, il varo di standard qualitativi e la progettazione di incentivi per datori di lavoro e singoli cittadini, con l'obiettivo di aumentare il volume e la qualità degli investimenti privati in capitale umano. Inoltre comporterebbe la revisione della spesa pubblica con l'obiettivo di reindirizzarla verso l'accumulo di capitali umani, di cui fanno parte anche ricerca e sviluppo [18].

[18] Tale settore è infatti definito spesa pubblica di "alta qualità" nella comunicazione della Commissione sulle finanze pubbliche nell'UME-2002 (COM(2002) 209 del 14/05/2002).

Il memorandum sull'istruzione e la formazione permanente [19] ha innescato un ampio dibattito a livello europeo che ha coinvolto tutti i soggetti e le parti interessate. Nella propria risoluzione [20], il Parlamento europeo ha invitato gli Stati membri a cooperare utilizzando il metodo aperto di coordinamento e concentrandosi sulla definizione di obiettivi concreti per la partecipazione all'istruzione nonché misure di formazione e garantendo il diritto all'istruzione e all'accesso alla formazione continua per tutti. Traendo spunto da questo dibattito pubblico, la Commissione ha presentato una comunicazione di seguito che elenca le eventuali azioni future volte a dare attuazione concreta all'area europea della formazione continua.

[19] SEC(2000) 1832 del 30/10/2000.

[20] Risoluzione PE A5/2001/322 del 23/10/2001.

La strategia europea per l'occupazione, di per sé stessa, riflette assai bene tale importante priorità grazie all'accento posto sull'occupabilità, soprattutto cercando di impedire che i lavoratori rimangano intrappolati nella disoccupazione a lungo termine nonché attuando politiche attive sul mercato del lavoro. Le risorse comunitarie messe a disposizione attraverso il Fondo sociale europeo sono in questo contesto di importanza fondamentale.

Tuttavia è necessario compiere ulteriori sforzi. Va ricordato l'accordo raggiunto dalle parti sociali a livello interprofessionale riguardo allo sviluppo delle competenze e delle capacità. Le parti sociali si sono impegnate a controllare gli sviluppi a tutti i livelli e a procedere a una valutazione nella primavera del 2006 [21].

[21] Accordo del 28/02/2002.

Misura chiave:

- Realizzare uno spazio europeo dell'apprendimento permanente [22]

[22] COM(2001) 678 del 21/11/2001; risoluzione PE A5/2002/62 del 14/03/2002; risoluzione del Consiglio del giugno 2002 (GU C/2002/163/1 del 9/07/2002).

L'occupazione e la dimensione sociale della società dell'informazione

Lo sviluppo delle competenze è fondamentale anche per quanto riguarda la dimensione occupazionale e sociale della società dell'informazione. Nel 2002 si è mirato in particolare ad esaminare e sfruttare il contributo della società dell'informazione alla gestione dei cambiamenti e dal rafforzamento della qualità nell'occupazione. Si è voluto così sottolineare il ruolo fondamentale che i posti di lavoro attinenti alla società dell'informazione hanno nell'agevolare i cambiamenti e le trasformazioni dell'economia europea.

Per fare in modo che tali cambiamenti avvengano in maniera graduale, una delle risorse fondamentali è stata individuata nell'e-learning. Per analizzare le tendenze in questo settore la Commissione ha pubblicato una relazione interinale sull'attuale stato dell'e-learning.

Misure chiave:

- I posti di lavoro nella società dell'informazione - qualità per il cambiamento [23]

[23] SEC(2002) 372 del 03/04/2002.

- E-learning: progettare l'istruzione di domani [24]

[24] SEC(2002)236 del 28/02/2002.

Mobilità

Sulla scorta della relazione della Task force di alto livello sulle competenze e la mobilità nel 2002 la Commissione ha adottato un piano d'azione per le competenze e la mobilità. Il piano d'azione dovrebbe contribuire al miglioramento delle competenze e dell'adattabilità della forza lavoro europea. Esso prevede misure volte a superare la mobilità occupazionale inadeguata, la scarsa mobilità geografica nonché la frammentazione delle informazioni sulla mobilità e la mancanza di trasparenza sulle opportunità di lavoro. Le misure annunciate, tra cui una tessera di assicurazione sanitaria europea e la creazione di un sito di informazione sulla mobilità a "sportello unico", mirano a rendere i mercati del lavoro europei più aperti e più accessibili. Sono state lanciate misure specifiche espressamente mirate ai bisogni dei ricercatori, tra cui il portale per la mobilità dei ricercatori e la rete pan-europea dei centri di mobilità per ricercatori.

Uno degli aspetti individuati nel piano d'azione riguarda il miglioramento del riconoscimento transfrontaliero delle qualifiche, riguardo al quale la Commissione ha presentato una proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio. Inoltre è il caso di menzionare l'accorto tra parti sociali sullo sviluppo di capacità e competenze. Alla fine di dicembre del 2002 la Commissione ha adottato una decisione volta a rinnovare e aggiornare la rete EURES (basata sul regolamento 1612/68), mirante ad aggiornare le responsabilità dei servizi pubblici per l'occupazione riguardo alla fornitura e alla gestione di servizi EURES, anche a livello transfrontaliero, nonché a razionalizzare la rete per prepararla all'allargamento. La decisione della Commissione è affiancata da una Carta EURES, in cui vengono descritti i principali aspetti operativi della rete.

Tra gli aspetti attinenti alla mobilità menzioniamo anche la modernizzazione delle attuali norme in maniera di libera circolazione delle persone, invocata dal Consiglio europeo di Nizza, il cui completamento è previsto per il 2003. La Commissione ha adottato una proposta relativa a una direttiva sul diritto di residenza e libera circolazione dei lavoratori, attualmente oggetto di trattative in seno al Parlamento europeo e al Consiglio.

Su questo stesso piano il Consiglio europeo di Nizza ha anche incoraggiato l'adeguamento e l'ampliamento delle norme relative ai diritti di sicurezza sociale nelle situazioni transfrontaliere. Sono stati compiuti progressi quanto alla modernizzazione del regolamento 1408/71 ed è stata avanzata una proposta volta ad estendere l'applicabilità del regolamento ai cittadini dei paesi terzi; tale proposta è stata adottata dal Consiglio nel dicembre 2002. Il medesimo Consiglio ha anche concordato gli orientamenti relativi a vari capitoli volti a riformare il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale. A tale proposito è particolarmente rilevante il capitolo sulle cure sanitarie, testimonianza del progresso compiuto verso l'introduzione di una tessera europea di assicurazione sanitaria, riguardo alla quale la Commissione presenterà una comunicazione nel 2003.

Infine va espressamente menzionata la consultazione delle parti sociali riguardo alla portabilità delle pensioni.

Misure chiave:

- Piano d'azione per le competenze e la mobilità [25]

[25] COM(2002) 72 del 13/02/02; risoluzione del Consiglio del maggio 2002; risoluzione PE A5/2002/313 del 10/10/2002.

- Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali [26]

[26] COM(2002) 119 del 07/03/2002.

- Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri [27]

[27] COM(2001) 257 del 23/05/2001.

- Proposta di regolamento del Consiglio inteso ad estendere le disposizioni del regolamento 1408/71 ai cittadini di paesi terzi [28]

[28] COM(2002) 59 del 06/02/02.

- Consultazione delle parti sociali sulla portabilità delle pensioni [29]

[29] SEC(2002) 597 - adottata dalla Commissione il 3/06/2002.

Occupazione, mercato interno e politica in materia di occupazione, mercato interno e concorrenza

Nel 2002 la Commissione ha adottato un regolamento sugli aiuti di stato per l'occupazione. Tale regolamento prevede una deroga all'obbligo di notifica per determinati tipi di aiuti di stato e fissa i massimali per tale deroghe. L'obiettivo è quello di preservare un giusto equilibrio tra la necessità di fornire incentivi all'occupazione e al rischio di effetti "peso morto" e sostitutivi. Il regolamento sottolinea l'importanza dell'attuazione di una strategia europea per l'occupazione e di innescare i cambiamenti del mercato del lavoro necessari per aumentare il tasso di occupazione in maniera sostenibile.

Nella propria comunicazione relativa alla responsabilità sociale delle imprese [30], la Commissione afferma che le norme dell'UE che regolano gli appalti pubblici, benché di natura essenzialmente economica, vanno viste anche nella prospettiva dell'esigenza di sostenibilità di cui all'articolo 2 del Trattato CE. Le comunicazioni interpretative della Commissione sul diritto comunitario degli appalti pubblici e le possibilità di integrare aspetti sociali [31] e ambientali [32] negli appalti pubblici hanno chiarito che la legislazione comunitaria offre numerose possibilità agli acquirenti pubblici che desiderano integrare considerazioni di natura sociale e ambientale nelle procedure relative agli appalti pubblici, pur garantendo al contempo il rispetto del principio del rapporto qualità-prezzo per i contribuenti e la parità di accesso per tutti i fornitori dell'UE [33].

[30] COM(2002) 347 del 2 luglio 2002.

[31] COM(2001) 566 def. del 15.10.2001.

[32] COM(2001) 274 def. del 4.7.2001.

[33] Inoltre, la mancata conformità con la legislazione pertinente, ad esempio nel campo sociale o ambientale, può essere presa in considerazione dal servizio aggiudicatore per impedire a un contraente di partecipare ad un appalto.

Misura chiave:

- Regolamento del Consiglio sull'applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato CE agli aiuti di stato in materia di occupazione [34]

[34] GU L 337 del 13.12.2002.

3.2 Anticipare e gestire i cambiamenti

L'approccio strategico adottato all'interno dell'UE prevede di cavalcare i cambiamenti. Infatti essi sono un fattore base per il dinamismo economico, giacché ringiovaniscono l'economia. Essi contribuiscono all'innovazione, incrementano la produttività, tra le altre cose grazie alla modernizzazione dell'organizzazione del lavoro, e aumentano i profitti. Questo approccio è stato ribadito nel quadro della strategia di Lisbona.

La scelta compiuta in Europa si basa su un approccio positivo nei confronti dei cambiamenti. Di conseguenza i cambiamenti dovrebbero essere incoraggiati ed agevolati. L'immobilità in termini di sviluppi economici comporterebbe la diminuzione degli standard di vita. Gestire i cambiamenti rafforza il miglioramento sostenibile delle condizioni di vita e della qualità della vita, contribuendo così a creare più posti di lavoro e migliori posti di lavoro.

Qualsiasi strategia volta a raccogliere i benefici dei cambiamenti dovrebbe basarsi su un approccio attivo e positivo. Tuttavia gestire i cambiamenti richiede partnership e impegni solidi. Bisogna basarsi sul dialogo, in particolare tra le parti sociali, e su una comprensione comune delle sfide e delle opportunità offerte dai cambiamenti.

Coinvolgere maggiormente i lavoratori nella gestione dei cambiamenti

Come priorità assoluta per il 2002, la Commissione ha lanciato una consultazione delle parti sociali riguardo all'anticipazione e alla gestione dei cambiamenti e alla messa a punto di un approccio dinamico agli aspetti sociali della ristrutturazione delle società. Il tema della gestione dei cambiamenti è stato inoltre recentemente ripreso nel programma di lavoro pluriennale delle parti sociali.

Sulla scorta dell'accordo politico della fine del 2001, all'inizio del 2002 il Parlamento e il Consiglio hanno formalmente adottato la direttiva che istituisce un quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione dei lavoratori nella Comunità europea. Questa direttiva fissa dei requisiti minimi per il diritto all'informazione e alla consultazione dei lavoratori nelle imprese [35] e negli stabilimenti [36] all'interno della Comunità. È responsabilità di ciascuno Stato membro procedere a una scelta per determinare se la direttiva si applica alle imprese che impiegano in uno Stato membro almeno 50 addetti o agli stabilimenti che impiegano in uno Stato membro almeno 20 addetti. Il termine per il recepimento della direttiva da parte degli Stati membri è fissato al 23 marzo 2005 [37].

[35] L'impresa è definita come "un'impresa pubblica o privata svolgente un'attività economica, sia a fini di lucro che non, localizzata nel territorio degli Stati membri".

[36] Lo stabilimento è definito come "un'unità economica definita in base alla legge e alle pratiche nazionali e localizzata nel territorio di uno Stato membro, nella quale è in corso un'attività economica coinvolgente risorse umane e materiali".

[37] Tuttavia esistono delle disposizioni di transizione che rimandano il recepimento a data successiva per gli Stati membri nei quali non esista un sistema generale di rappresentanza dei lavoratori sul posto di lavoro.

Dopo l'affermazione definitiva dello Statuto della società europea nel 2001 e il coinvolgimento dei lavoratori di tali società, i negoziati per un regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sullo statuto di una struttura cooperativa europea sono stati intensificati in seno al Consiglio, insieme ai dibattiti relativi a una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio complementare al progetto di regolamento con riferimento al coinvolgimento dei lavoratori.

Misure chiave:

- Consultazione delle parti sociali: "Anticipare e gestire i cambiamenti: un approccio dinamico agli aspetti sociali della ristrutturazione delle società" [38]

[38] SEC(2002) 22/5 del 15/01/2002.

- Adozione formale di una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione dei lavoratori [39]

[39] GU L/2002/80 del 23/03/2002 pag. 29.

- Rafforzamento dei negoziati su un regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo allo statuto della società cooperativa europea [40] e direttiva di accompagnamento [41] relativa ruolo dei lavoratori

[40] COM(1991) 273 -3 del 18/12/1991; base giuridica cambiata dopo il Trattato di Amsterdam - da allora prima lettura da parte del PE (27/10/99) e discussioni in seno al Consiglio (21/05/02 e 03/06/02).

[41] COM(1991) 273-4 del 18/12/1991; base giuridica cambiata dopo il Trattato di Amsterdam - da allora prima lettura da parte del PE (27/10/99) e discussioni in seno al Consiglio (21/05/02 e 03/06/02).

Salute e sicurezza sul lavoro

Nel 2002 la Commissione ha proposto una nuova strategia comunitaria in materia di salute e sicurezza sul lavoro relativa al periodo 2002-2006. Essa parte dal presupposto che la mancanza di una politica di salute e sicurezza di alta qualità è fonte di significativi costi economici [42].

[42] Cfr. anche COM(2002) 89; inoltre il tema dei "costi di una politica non-sociale" è ben documentato dall'Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul posto di lavoro, cfr. http:// agency.osha.eu.int

In passato l'UE è riuscita a raggiungere cifre assai positive, esemplificate dal sempre minore numero di incidenti sul lavoro. Tuttavia le cifre assolute rimangono alte e dal 1999 si osserva un numero crescente di incidenti in determinati Stati membri e in determinati settori. Di conseguenza il lavoro in favore di un ambiente lavorativo più salubre deve essere affrontato nel quadro della tendenza generale nelle attività economiche (più orientati verso i servizi), delle forme di occupazione (più diversificate), della popolazione attiva (più donne, e una popolazione lavorativa più anziana) e della società in generale (più variegata, ma più caratterizzata dall'emarginazione sociale).

Inoltre i paesi candidati hanno una frequenza media di incidenti sul lavoro ben superiore alla media dell'UE, soprattutto a causa del loro maggiore livello di specializzazione in settori tradizionalmente considerati ad alto rischio.

La nuova situazione necessitava di un approccio più globale alla salute e sicurezza sul lavoro. Ciò implica anche un uso più diversificato degli strumenti, che preveda non solo strumenti legislativi che fissano standard minimi, ma anche la promozione di approcci progressivi, che si tratti di valutazioni di rendimento, basate su dati e indicatori trasparenti e affidabili, di azioni svolte dalle parti sociali (sia a livello settoriale che multisettoriale), o di regimi volontari da parte delle imprese.

La nuova strategia affronta i temi chiave elencati nella risoluzione del Parlamento europeo dell'ottobre 2000 e negli orientamenti politici di Nizza relativi all'agenda per la politica sociale: consolidare e semplificare l'acquis comunitario; rispondere ai nuovi rischi (ad esempio lo stress); promuovere l'applicazione della legislazione alle PMI; agevolare gli scambi di buone pratiche.

In questo contesto la Commissione nel settembre 2002 ha proposto un progetto di decisione del Consiglio relativa all'istituzione di un Comitato consultivo per la sicurezza, l'igiene e la tutela della salute sul luogo di lavoro.

Inoltre la Commissione ha presentato un progetto di raccomandazione relativa a disposizioni in materia di salute e sicurezza per i lavoratori autonomi, adottata dal Consiglio nel dicembre 2002.

In termini legislativi, alla metà del 2002 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno formalmente adottato la direttiva sulle vibrazioni (agenti fisici), che introduce standard comuni riguardo alle vibrazioni in tutta l'UE. Nel settembre e ottobre del 2002 anche il progetto di direttiva sui rumori è stato oggetto di negoziati secondo la procedura di conciliazione tra il Parlamento europeo e il Consiglio.

Infine il Consiglio ha adottato una posizione comune sull'emendamento dell'attuale direttiva sull'amianto, sulla scorta dell'opinione in prima lettura del Parlamento europeo.

Misure chiave:

- Una nuova strategia comunitaria in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2002-2006 [43]

[43] COM(2002) 118 dell'11/03/2002; risoluzione PE A5/2002/310 del 23/10/2002; risoluzione del Consiglio GU C/2002/161 del 05/07/2002, pag. 1.

- Proposta di una decisione del Consiglio che istituisce un Comitato consultivo per la sicurezza, l'igiene e la tutela della salute sul luogo di lavoro [44]

[44] COM(2002) 486 del 04/09/2002.

- Proposta di una raccomandazione del Consiglio relativa all'applicazione della legislazione che regolamenta la salute e la sicurezza sul lavoro per i lavoratori indipendenti [45]

[45] COM(2002) 116 del 03/04/2002; parere del PE A5/2002/326; accordo politico in seno al Consiglio nel dicembre 2002.

- Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle vibrazioni (agenti fisici) [46]

[46] GU L/2002/177 del 6/07/2002, pag. 13.

- Accordo in sede di conciliazione per una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul rumore (agenti fisici) [47]

[47] COM(1992) 560 del 23/12/1992, accordo in sede di conciliazione il 23/10/2002.

- Prima lettura del PE in posizione comune del Consiglio su una proposta per una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 83/477/CEE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con un'esposizione all'amianto durante il lavoro [48]

[48] COM(2001) 417 del 20/07/2001; prima lettura del PE A5/2002/91 dell'11/04/2002 e posizione comune del Consiglio CS/2002/9635/1 del 23/09/2002.

Ambiente di lavoro e rapporti di lavoro

La modernizzazione dell'ambiente di lavoro e dei rapporti di lavoro è fondamentale per collegare le tendenze in campo economico e sociale nel quadro di contesto di una crescente interdipendenza tra le economie europee. Ad esempio si dovrebbe porre la questione di come migliorare - alla luce dell'affermazione e della diffusione delle TCI - in modo che sia l'impresa che i lavoratori ne possano approfittare in pieno. Si tratta di un punto fondamentale anche nel quadro del dibattito sulla flessibilità e la sicurezza.

La modernizzazione e il miglioramento dei rapporti di lavoro è un settore che coinvolge numerosi soggetti politici e in cui sono soprattutto le parti sociali a tutti i livelli - sia interprofessionale che settoriale nonché europeo, nazionale e regionale - a ricoprire importanti responsabilità.

Il 2002 ha visto importanti sviluppi in questo settore.

In primo luogo il Gruppo di alto livello sulle relazioni industriali ha presentato la sua relazione all'inizio del 2002. Tenendo conto delle raccomandazioni contenute in questa relazione, la Commissione ha presentato una comunicazione sul dialogo sociale nella quale essa documenta il ruolo che potrebbe essere svolto dalle parti sociali per sostenere l'innovazione e il cambiamento. La comunicazione inoltre analizza i modi in cui il dialogo sociale può contribuire a una migliore governance europea attraverso un rafforzamento della consultazione, una migliore articolazione tra diversi livelli e una maggiore trasparenza del dialogo.

In questo contesto la Commissione ha proposto inoltre una decisione del Consiglio che istituisce un Vertice sociale trilaterale per la crescita e l'occupazione. Tale Vertice dovrebbe assicurare che il processo decisionale relativo alle politiche a livello europeo tenga pienamente conto delle iniziative e delle azioni delle parti sociali.

Inoltre nel novembre 2002 le parti sociali per la prima volta hanno concordato un programma di lavoro per un dialogo sociale autonomo relativo al periodo 2003-2005, prendendo spunto dalla propria dichiarazione comune al Consiglio europeo di Laeken del dicembre 2001. Le priorità in questo programma di lavoro sono l'occupazione, la mobilità e l'allargamento nonché misure specifiche pianificate e mirate per agevolare la trasformazione dell'economia, puntando a una maggiore competitività, migliorando l'ambiente di lavoro; promuovendo la parità di accesso al mercato del lavoro e rafforzando la parità di trattamento sul lavoro (sesso, età, disabilità, antirazzismo, ecc.).

L'accordo su tale programma congiunto di lavoro rappresenta un importante passo per rafforzare il contributo delle parti sociali a livello europeo e sottolinea l'importanza data all'autonomia delle parti sociali nonché la loro responsabilità nel prendere decisioni che incidono sugli interessi di entrambe le parti del settore industriale.

Quanto ai risultati raggiunti nel 2002, nel mese di giugno le parti sociali europee hanno firmato un accordo quadro sul telelavoro. Esso rappresenta una diretta conseguenza dell'intenzione da essi annunciata durante la consultazione di seconda fase sulla modernizzazione e il miglioramento dei rapporti di lavoro, di voler negoziare un accordo volontario per creare un quadro a livello europeo da attuare da parte dei membri delle parti firmatarie.

La Commissione ha inoltre lanciato la consultazione di seconda fase delle parti sociali riguardo alla protezione dei dati personali dei lavoratori. È stata poi lanciata la consultazione di prima fase delle parti sociali sul tema dello stress.

A livello settoriale si dovrebbe menzionare in particolare la creazione di un comitato per il dialogo sociale nel settore minerario. Inoltre EuroCommerce e UniEuropa Commerce hanno concordato degli orientamenti volontari sul sostegno alla varietà delle età nel commercio. Nel settore agrario è stato concluso un accordo europeo sulla formazione professionale [49]. Nel febbraio 2001 le parti sociali del settore delle telecomunicazioni hanno concluso la prima revisione dell'attuazione del loro accordo sul telelavoro.

[49] Accordo del 5 dicembre 2002.

Nel marzo 2002 la Commissione ha proposto un progetto di direttiva del Parlamento e del Consiglio sul lavoro temporaneo. Questa iniziativa legislativa era stata particolarmente invocata dal Parlamento europeo, in seguito al fallimento del tentativo di accordo tra parti sociali su questo argomento. L'obiettivo del progetto di direttiva per la Commissione è quello di creare un quadro adeguato all'impiego di lavoro temporaneo per contribuire alla creazione di posti di lavoro e al corretto funzionamento del mercato del lavoro, migliorando al contempo la qualità del lavoro temporaneo attraverso la garanzia che il principio della non discriminazione venga applicato ai lavoratori temporanei.

In termini legislativi il Parlamento europeo e il Consiglio hanno raggiunto un accordo sulla modifica della direttiva in materia di insolvenza. La direttiva modificata rivede la direttiva originaria per adeguarla e metterla in linea con la giurisprudenza comunitaria e i cambiamenti nel mondo del lavoro. Inoltre è stato raggiunto un accordo definitivo tra il Parlamento europeo e il Consiglio riguardo alle disposizioni relative all'orario di lavoro per il settore dei trasporti stradali. La Commissione ha inoltre proposto un progetto di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'organizzazione dell'orario di lavoro. L'obiettivo di tale proposta è codificare delle norme frequentemente modificate al fine di semplificare la legislazione comunitaria e renderla chiara e trasparente.

Sulla scorta del documento di lavoro del 2001 sulla partecipazione finanziaria, la Commissione nel 2002 ha presentato una comunicazione relativa a un quadro per la promozione della partecipazione finanziaria dei lavoratori dipendenti. Si tratta di uno dei modi per motivare i lavoratori a prendere iniziative e a contribuire dinamicamente alla performance dell'impresa, consentendo allo stesso tempo che partecipino ai benefici derivanti dai traguardi raggiunti dall'impresa.

La Commissione ha inoltre formalmente istituito il Gruppo di direttori generali per i rapporti industriali, il quale dovrebbe sostenere una stretta cooperazione tra le rispettive amministrazioni nazionali e la Commissione europea. Il Gruppo dovrebbe agevolare gli scambi di formazione riguardo alla situazione negli Stati membri, l'attuazione dell'acquis giuridico nonché la sua revisione e semplificazione.

Misure chiave:

- Relazione del Gruppo di alto livello sulle relazioni industriali [50]

[50] Cfr. http://europa.eu.int/comm/ employment_social/soc-dial

- Comunicazione della Commissione relativa al dialogo sociale europeo, forza di modernizzazione e di cambiamento [51]

[51] COM(2002) 341-1 del 26/06/2002.

- Proposta di decisione del Consiglio che istituisce un Vertice sociale trilaterale per la crescita e l'occupazione [52]

[52] COM(2002) 341-2 del 26/06/2002.

- Accordo quadro sul telelavoro concluso tra le parti sociali [53]

[53] Firmato il 16/06/02.

- Consultazione di secondo livello delle parti sociali sulla tutela dei dati personali dei lavoratori [54]

[54] C/2002/4084 - adottato dalla Commissione il 29/10/2002.

- Consultazione di primo livello delle parti sociali sullo stress

- Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle condizioni di lavoro per i lavoratori temporanei [55]

[55] COM(2002) 149 del 20/03/2002; emendamenti del PE in prima lettura A5/2002/356; discusso in seno al Consiglio il 3/12/2002.

- Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 80/987/CEE del Consiglio concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alla tutela dei lavoratori subordinati in caso di insolvenza del datore di lavoro [56]

[56] GU L/2002/270/10 del 08/10/2002.

- Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'organizzazione dell'orario di lavoro delle persone che effettuano operazioni mobili di autotrasporto (trasporto stradale e autotrasportatori autonomi) [57]

[57] GU L/2002/80/35 del 23/03/2002.

- Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro [58]

[58] COM(2002) 336 del 24/06/2002.

- Comunicazione della Commissione - quadro per la promozione della partecipazione finanziaria dei lavoratori dipendenti [59]

[59] COM(2002) 364 del 26/07/2001.

- Comunicazione della Commissione - creazione di un gruppo di Direttori generali per le relazioni industriali [60]

[60] C/2002/1140 - adozione da parte della Commissione il 27/03/2002.

- Azione autonoma da parte delle parti sociali

- Quadro d'azione per lo sviluppo delle competenze e delle qualifiche lungo tutto l'arco della vita [61]

[61] ETUC, UNICE, CEEP del 28/02/2002.

- Programma di lavoro pluriennale delle parti sociali europee [62]

[62] Come adottato dal vertice sul dialogo sociale il 28 novembre 2002.

Responsabilità sociale delle imprese

Sulla scorta del seguito al libro verde del 2001, la Commissione ha presentato, nel luglio 2002, una comunicazione sulla responsabilità sociale delle imprese (RSE), la quale tiene conto dei pareri espressi nel corso della consultazione dalle parti interessate nonché delle posizioni del Parlamento europeo, del Consiglio, del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni [63].

[63] Cfr. sito Internet http://europa.eu.int/comm/dgs/ employment_social/index_fr.htm; risoluzione del PE A5/2002/159 del 30.5.2002, risoluzione del Consiglio del 3.12.2002; parere della CES (CES/2002/355) del 20.3.2002 e parere dello CdR (CdR/2001/345) del 14.3.2002.

La responsabilità sociale delle imprese è identificata come un approccio applicato dalle imprese per integrare volontariamente preoccupazioni sociali ed ambientali nelle proprie attività commerciali e nella loro interazione con i loro partner. La RSE permette alle imprese di contribuire in modo importante allo sviluppo sostenibile.

Quest'iniziativa è particolarmente importante per quanto riguarda la moltiplicazione ed il miglioramento dei posti di lavoro, il miglioramento della gestione, il miglioramento della regolamentazione, l'aumento della competitività e lo sviluppo sostenibile. La Commissione punta a promuovere le argomentazioni economiche a favore della responsabilità sociale delle imprese nonché la valutazione esterna e il benchmarking del comportamento sociale ed ambientale delle imprese La Commissione ha inoltre proposto di creare un forum multilaterale riguardo alla RSE; tale forum è stato insediato il 16 ottobre 2002 e riunisce rappresentanti europei delle organizzazioni di datori di lavoro, dei sindacati e della società civile, nonché altre organizzazioni commerciali, al fine di promuovere la trasparenza e la convergenza delle pratiche e degli strumenti nel settore della RSE.

Misure chiave:

- Comunicazione della Commissione relativa alla responsabilità sociale delle imprese [64]

[64] COM (2002) 347 del 2.7.2002.

- Creazione del forum multilaterale europeo

3.3 Promuovere l'inserimento sociale e lottare contro la discriminazione

Strategia per l'inserimento sociale - il metodo aperto di coordinamento

Il Consiglio europeo di Lisbona ha invocato misure volte a imprimere uno slancio decisivo all'eliminazione della povertà entro il 2010. Di conseguenza, il Consiglio europeo di Nizza del dicembre 2000 ha dettato gli obiettivi e i metodi di lavoro per applicare il metodo aperto di coordinamento in questo settore. Nel 2001 gli Stati membri hanno elaborato i propri piani d'azione nazionali a favore dell'inserimento sociale per il periodo compreso tra la metà del 2001 ed la metà del 2003, mentre una relazione congiunta sull'inserimento dedicata all'analisi dei suddetti piani è stata approvata dal Consiglio europeo di Laeken. Quest'ultimo ha anche approvato una serie di indicatori definiti comunemente per questo settore, allo scopo di monitorare i progressi realizzati in materia di concretizzazione dell'obiettivo di Lisbona, di migliorare la comprensione dei temi attinenti e di favorire gli scambi.

L'anno 2002 ha visto l'approvazione formale degli obiettivi e metodi di lavoro relativi alla seconda serie di PAN a favore dell'inserimento, per il periodo che inizia a metà del 2003. Una serie di discussioni e di consultazioni ha avuto luogo nel corso del secondo semestre del 2002 [65]. Una tavola rotonda è stata organizzata in ottobre allo scopo di consultare le ONG, le parti sociali e gli altri soggetti.

[65] La versione leggermente rivista degli obiettivi comuni è stata formalmente adottata dal Consiglio nel dicembre 2002.

Nell'insieme, i nuovi obiettivi comuni non si allontanano da quelli che erano stati definiti a Nizza. Il principale cambiamento è consistito nel riprendere negli obiettivi la conclusione del Consiglio europeo di Barcellona, che invita gli Stati membri a fissare, nei loro PAN a favore dell'inserimento, obiettivi per ridurre la povertà e l'emarginazione sociale entro il 2010. Inoltre, la dimensione della parità uomo-donna ed i legami tra l'immigrazione e l'emarginazione sociale dovrebbero essere trattati in modo più esauriente.

Il programma d'azione comunitario mirante a lottare contro l'emarginazione sociale è entrato in applicazione nel gennaio 2002 [66]. Il programma sostiene anche le partnership, in particolare, tra le organizzazioni che gestiscono servizi sociali, le ONG, le parti sociali e gli enti regionali e locali.

[66] GU L 10 del 12.1.2002, p. 1.

Misure chiave:

- Attuazione dei piani d'azione nazionali

- Accordo del Consiglio relativo ad obiettivi comuni [67]

[67] Dicembre 2002.

Il gap digitale

Un elemento importante della strategia di Lisbona è lo sforzo per scongiurare che il passaggio all'economia della conoscenza si traduca automaticamente in un gap digitale ed in un aggravarsi del divario già esistente in materia. La strategia scelta è quella volta ad abbracciare le nuove possibilità offerte dalle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione. In questo contesto sono particolarmente pertinenti le iniziative e-Europe attualmente in corso Un aggiornamento della valutazione comparativa dei progressi dell'azione eEurope è stato pubblicato nel 2002.

L'azione relativa al miglioramento dell'accesso dei disabili alla società della conoscenza merita una menzione particolare.

Misure chiave:

- Analisi comparativa dei progressi dell'iniziativa eEurope - eEurope 2002 [68]

[68] COM(2002) 62 del 5.2.2002.

- Garantire l'e-accessibilità - migliorare l'accesso dei disabili alla società della conoscenza [69]

[69] SEC(2002) 1039 del 26.9.2002.

- Risoluzione del Consiglio relativa all'e-accessibilità per le persone disabili [70]

[70] Adottata dal Consiglio nel dicembre 2002.

Parità di trattamento per i cittadini di paesi terzi

La proposta intesa ad estendere il campo d'applicazione del regolamento (CEE) n° 1408/71 relativo al coordinamento dei regimi di sicurezza sociale ai cittadini di paesi terzi è stata approvata dal Consiglio nel dicembre 2002 [71]. Al contempo, il Consiglio ha inoltre concluso un accordo politico riguardante la riforma dei capitoli dedicati alla malattia, agli infortuni sul lavoro ed alle malattie professionali nonché agli assegni in caso di morte . Di particolare importanza i progressi realizzati riguardo all'introduzione di una tessera europea d'assicurazione malattia .

[71] COM(2000) 186 del 28.4.2000.

Misura chiave:

- Approvazione da parte del Consiglio dell'estensione del campo d'applicazione del regolamento 1408/71 ai cittadini di paesi terzi - dicembre 2002

Lotta contro la discriminazione

Gli sforzi compiuti in questo settore nel 2002 hanno riguardato soprattutto l'attuazione del programma d'azione comunitaria di lotta contro la discriminazione (2001-2006) e la preparazione del recepimento nelle legislazioni nazionali (nel 2003) di due direttive europee che vietano la discriminazione fondata sulla razza o sull'origine etnica, sulla religione o sulle convinzioni, sulla disabilità, sull'età o sull'orientamento sessuale.

Integrazione delle persone disabili [72]

[72] Cfr. anche il capitolo sul gap digitale e sull'e-accessibilità per le persone disabili.

Il 2003 sarà un anno particolarmente importante per quanto riguarda la sensibilizzazione sui diritti delle persone disabili nel contesto dell'Anno europeo delle persone disabili. Sia a livello comunitario che negli Stati membri - a livello nazionale, regionale e locale - le misure preparatorie per un vasto spettro di azioni da portare avanti in tutta Europa sono a buon punto. È previsto che nel corso dell'anno si svolga un intenso dibattito, che contribuirà all'elaborazione di nuove idee per azioni in questo settore.

3.4 Modernizzare la protezione sociale

L'approccio illustrato nell'agenda per la politica sociale è basato sugli spunti della comunicazione del luglio 1999 relativa a "Una strategia concertata per modernizzare la protezione sociale", nella quale la Commissione propone di attuare uno scambio politico tra Stati membri e Commissione basato su quattro obiettivi chiave: rendere il lavoro proficuo e offrire un reddito sicuro; garantire la sicurezza e la sostenibilità dei regimi pensionistici; promuovere l'integrazione sociale e garantire un'assistenza sanitaria di elevata qualità e sostenibile.

Nel giugno 2000 il Consiglio ha formalmente istituito il Comitato per la protezione sociale come forum preposto a portare avanti il lavoro su questi temi.

Nel corso del 2002 si sono registrati progressi in ciascuno di questi settori; il lavoro svolto nel campo della promozione dell'integrazione sociale è descritto al capitolo 3.3.

I sistemi di previdenza sociale rappresentano un tratto essenziale del Modello sociale europeo, essi rimangono sotto la responsabilità di ciascuno Stato membro. Il livello UE può contribuire alla necessaria modernizzazione dei sistemi di previdenza sociale ottimizzando le attuali azioni correlate all'inserimento sociale e alle pensioni e, a tempo debito, la cooperazione in materia di assistenza e "lavoro redditizio" in modo da ricavarne un unico metodo aperto di coordinamento. Ciò rafforzerà considerevolmente la dimensione sociale della strategia di Lisbona.

Pensioni adeguate e sostenibili

Il Consiglio europeo di Lisbona ha richiesto uno scambio cooperativo riguardo alla futura sostenibilità dei sistemi di previdenza sociale, in particolare delle pensioni. Il Consiglio europeo di Laeken del dicembre 2001 ha appoggiato delle proposte mirate ad applicare il metodo aperto di coordinamento in questo settore. Allo scopo di assicurare che sia le dimensioni sociali che quelle finanziarie siano pienamente riprese in questo lavoro, attualmente il Comitato per la protezione sociale e il Comitato di politica sociale stanno organizzando la relativa procedura. Gli Stati membri hanno presentato le relazioni relative alle proprie strategie nazionali in materia di politica pensionistica nel settembre 2002; sulla base di tali relazioni, una relazione comune Consiglio/Commissione relativa alle pensioni verrà presentata al Consiglio europeo della primavera del 2003.

Misure chiave:

- Comunicazione della Commissione sul sostegno alle strategie nazionali volte a garantire pensioni sicure e sostenibili [73]

[73] COM(2001) 362 del 03/07/2001; risoluzione del PE A5/2002/71 dell'11/04/2002.

- Progetto di relazione comune sulle pensioni adottata dalla Commissione nel dicembre 2002 [74]

[74] 17 dicembre 2002.

Assistenza sanitaria di elevata qualità e sostenibile

Il Consiglio europeo di Göteborg del giugno 2001, nell'ambito delle proprie riflessioni su che cosa sia necessario per vincere le sfide di una società in via d'invecchiamento, ha chiesto al Comitato per la protezione sociale e la politica economica di preparare una relazione iniziale sulle sfide legate alla fornitura di assistenza sanitaria di elevata qualità e sostenibile per le persone anziane nel contesto di una società in via d'invecchiamento. Tale atto è stato considerato complementare al lavoro sulle pensioni di cui sopra.

Sulla base della comunicazione della Commissione del dicembre 2001 è stata inviata una relazione al Consiglio europeo di Barcellona del marzo 2002. Esso ha proposto tre tematiche principali - accesso per tutti; un alto livello di qualità dell'assistenza, la sostenibilità finanziaria dei regimi - come base per uno scambio cooperativo in questo settore. Dopo avere registrato il sostegno del Consiglio europeo a questo approccio, è stato inviato un questionario agli Stati membri che fungerà da base per esaminare più approfonditamente le politiche con riferimento ai suddetti temi principali. Gli Stati membri hanno risposto nell'autunno 2002. La Commissione sta elaborando una relazione comune Consiglio/Commissione da presentare al Consiglio europeo della primavera 2003.

Misura chiave:

- Comunicazione della Commissione sul futuro dei servizi sanitari e dell'assistenza agli anziani: garantire accessibilità, qualità e sostenibilità finanziaria [75]

[75] COM(2001) 723 del 5/12/2001.

3.5 Promuovere la parità tra i sessi

L'agenda per la politica sociale definisce due principali approcci alla promozione della parità tra i sessi: le iniziative specifiche e il mainstreaming.

Il mainstreaming della parità dei sessi

Mainstreaming significa integrare la parità tra i sessi in tutti i settori politici attinenti, anche procedendo a valutazioni dell'impatto di genere delle politiche proposte. Nell'ambito del nuovo pacchetto legislativo presentato dalla Commissione nel giugno 2002, le valutazioni dell'impatto di genere sono ormai divenute parte integrante delle valutazioni d'impatto che la Commissione svolgerà sistematicamente sui progetti di proposta legislativa e sulle iniziative politiche [76]. La Commissione riferisce annualmente sui progressi compiuti. Inoltre ogni anno essa porta avanti una strategia relativa alla parità di genere nelle politiche e pratiche della Commissione europea.

[76] COM(2002) 276 del 5/06/2002.

All'interno dei settori dell'occupazione e della politica sociale, la dimensione di genere è stata valutata nel quadro della strategia europea per l'occupazione, il mainstreaming di genere è stato rafforzato nell'ambito degli obiettivi per la preparazione della prossima tornata dei Piani d'azione nazionali sull'integrazione sociale, e la dimensione di genere è stata introdotta tra gli obiettivi comuni in materia di pensioni. Infine il mainstreaming di genere è stato affrontato anche nel quadro dei Fondi strutturali.

Nella propria comunicazione sugli indicatori strutturali la Commissione ha introdotto, come principio generale, una suddivisione degli indicatori per genere.

Una particolare menzione va fatta delle conclusioni tratte dal Consiglio riguardo all'incorporazione della prospettiva di genere nell'ambiente, nell'occupazione, negli affari sociali e nell'agricoltura.

Misure specifiche

Il Parlamento europeo e il Consiglio nel 2002 hanno formalmente adottato, dopo concertazione, la direttiva modificante la direttiva 76/207/CEE relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento fra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e alle condizioni di lavoro.

Per quanto riguarda la parità di partecipazione e di accesso al processo decisionale, il Parlamento europeo ha concordato una relazione d'iniziativa sulla rappresentanza delle donne tra le parti sociali dell'Unione europea.

Il tema della violenza sulle donne è stato affrontato in seno al Consiglio, il quale ha messo in rilievo che il suo sradicamento richiede un profondo sforzo da parte dei governi e dell'intera società civile. Nel contesto dell'annuale seguito all'attuazione della piattaforma d'azione di Pechino, il Consiglio ha concordato degli indicatori relativi alla violenza domestica contro le donne.

È da notare inoltre che la Commissione ha badato a incorporare il tema del genere nel suo lavoro e nei suoi contributi politici alle relazioni esterne, come dimostra ad esempio il contributo della Commissione al Vertice mondiale di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile [77].

[77] Cfr. ad esempio COM(2002)82 del 13/02/2002.

Uno studio di fattibilità sulla creazione di un Istituto europeo per i temi di genere è stato completato nel gennaio 2002 [78]. Tale studio viene attualmente utilizzato come base per future riflessioni su questo tema.

[78] Gennaio 2002; svolto da PLS RAMBOLL Management; cfr.

Infine vanno menzionati il Consiglio europeo primaverile di Barcellona e i parametri di confronto (benchmark) relativi alle infrastrutture per l'infanzia volte a garantire una migliore conciliazione della vita lavorativa e familiare [79].

[79] Questo punto è analizzato dettagliatamene nella sezione "Più posti di lavoro, migliori posti di lavoro".

Misure chiave:

- Relazione annuale sulle pari opportunità per le donne e gli uomini nell'UE (2001) [80]

[80] COM(2002) 258 del 28/05/2002.

- Strategia quadro sulla parità tra uomini e donne - programma di lavoro per il 2002 [81]

[81] COM(2001) 773 del 17/12/2001.

- Conclusioni del Consiglio sull'inserimento di una prospettiva di genere nel Consiglio Agricoltura [82] e sul mainstreaming di genere nelle politiche dell'UE [83]

[82] Maggio 2002.

[83] Riunione del Consiglio Occupazione e affari sociali del giugno 2002.

- Adozione formale da parte del Parlamento europeo e del Consiglio della direttiva recante modifica della direttiva 76/207/CEE [84]

[84] GU L/2002/269/15 del 5/10/2002.

- Relazione del PE sulla rappresentanza delle donne tra le parti sociali dell'UE [85]

[85] A5/2002/279 del 25/09/2002.

- Mainstreaming di genere nei Fondi strutturali

3.6 Rafforzare gli aspetti di politica sociale nel quadro dell'allargamento e delle politiche esterne dell'UE

Allargamento

Anche nel 2002 è stata dedicata grande attenzione all'agevolamento e al monitoraggio dell'osservanza dell'acquis comunitario nel settore dell'occupazione e nel settore sociale. Sono state prese decisione volte ad assicurare che i paesi candidati possano partecipare ai programmi d'azione sulle pari opportunità tra uomini e donne, sulla lotta alla discriminazione, sulla lotta contro l'emarginazione sociale e alle misure di incentivazione per l'occupazione. Tale passo è particolarmente importante giacché questi programmi sostengono lo scambio di informazioni e la messa in rete, oltre ad assicurare risorse finanziarie, tra le altre cose, per i soggetti a livello locale e regionale, sia pubblici che privati [86], in modo da permettere loro di partecipare attivamente a tali attività.

[86] Comprese le parti sociali e le ONG.

Sia attraverso i contatti bilaterali che attraverso le conferenze la Commissione ha intensificato il dibattito con i soggetti politici e decisionali nei paesi candidati. Nel 2002 si sono svolte due importanti conferenze volte a rivedere l'applicazione dell'acquis, compreso il metodo aperto di coordinamento nel settore dell'occupazione e della politica sociale [87]. Una serie di seminari e tavole rotonde sono state organizzate dalle parti sociali europee, segnatamente a livello settoriale, insieme alle parti sociali dei paesi candidati al fine di prepararsi per l'allargamento e alla futura partecipazione ai comitati per il dialogo sociale.

[87] Febbraio e dicembre 2002.

Mentre tutti i paesi candidati stanno gradualmente iniziando a riprendere la strategia per l'occupazione, come emerge dai documenti comuni di valutazione delle priorità in materia di politica dell'occupazione, un'attività simile è stata sviluppata nel corso del 2002 per preparare anche dei memorandum comuni sull'inserimento sociale. Tali memorandum rispecchieranno paese per paese le misure necessarie per dare forma al processo di inserimento sociale e per fornire degli orientamenti politici nel settore della lotta alla povertà e della promozione dell'inserimento sociale.

Misure chiave:

- Agevolazione e monitoraggio dell'applicazione dell'acquis comunitario

- Apertura ai paesi candidati dei quattro programmi d'azione in materia di occupazione e di affari sociali [88]

[88] C/2002/2035 adottato dalla Commissione il 6/06/2002 (lotta contro l'emarginazione sociale); C/2002/2036 adottato dalla Commissione il 6/06/2002 (pari opportunità); C/2002/2037 adottato dalla Commissione il 6/06/2002 (antidiscriminazione); C/2002/3964-1 e C/2002/3964-2 adottati dalla Commissione il 23/10/2002 (misure di incentivazione per l'occupazione).

- Documenti comuni di valutazione sulle priorità in materia di politica per l'occupazione [89]

[89] Firmati praticamente con tutti i paesi candidati; firma della valutazione comune con la Lituania all'inizio del 2003; processo di revisione con la Turchia lanciato.

- Preparazione di un memorandum comune sull'inserimento con i paesi candidati

Cooperazione internazionale e relazioni esterne

La Commissione coopera intensamente con varie organizzazioni internazionali riguardo ai temi dell'occupazione e della politica sociale. La cooperazione con l'OCSE e l'OIL è particolarmente intensa. La Commissione ha rafforzato la cooperazione con l'OIL sulla promozione degli standard fondamentali in materia di lavoro, della governance sociale e della promozione del lavoro dignitoso nel contesto della globalizzazione. Questo lavoro comprende anche la creazione di raccolte comuni di dati in settori pilota. La Commissione europea contribuirà al lavoro della Commissione mondiale sulla dimensione sociale della globalizzazione creata dall'OIL organizzando, all'inizio del febbraio 2003, un seminario ad alto livello.

Anche la cooperazione con l'ONU e all'interno del G-8 riveste grande importanza. La politica in materia di occupazione e affari sociali è stata al centro del dibattito internazionale svoltosi in seno all'Assemblea mondiale sull'invecchiamento di Madrid e in seno al G-8 di Montreal dell'aprile 2002.

Inoltre vi sono programmi di cooperazione bilaterale in campo sociale con gli USA e il Giappone.

L'occupazione e gli affari sociali, in particolare in relazione alla riduzione della povertà, alla parità tra uomini e donne e alla qualità sul posto di lavoro, sono integrati nelle politiche esterne della Commissione. In particolare la cooperazione allo sviluppo è basata su strategie integrate che comprendono elementi economici, sociali, culturali, ambientali e istituzionali gestiti a livello locale.

Lo strumento principale dell'assistenza allo sviluppo della CE è la programmazione. Essa è incentrata su documenti strategici suddivisi per paese/regione, nei quali è tracciato un "quadro strategico" per le principali priorità della CE in un dato paese o regione.

Gli obiettivi di sviluppo per il Millennio sono il fulcro della politica per lo sviluppo. Essi pongono l'accento sull'importanza dello sviluppo sociale e umano per raggiungere gli obiettivi legati allo sviluppo e alla riduzione della povertà. L'approccio integrato volto a favorire lo sviluppo economico, sociale e ambientale è il fulcro della strategia dell'UE per lo sviluppo sostenibile, come dimostra il contributo al Vertice mondiale di Johannesburg e il seguito allo stesso.

Misure chiave:

- Contributo al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio entro il 2015

- Contributo alla seconda Assemblea mondiale sull'invecchiamento [90]

[90] COM(2002) 143 del 18/03/2002; risoluzione PE A5/2002/184 dell'11/04/2002.

- Contributo al Vertice mondiale di Johannesburg [91]

[91] Cfr. ad esempio COM(2002) 82 del 13/02/2002.

4. Conclusioni e prospettive future

4.1. Sostegno pubblico alla politica in materia di occupazione ed affari sociali

La stragrande maggioranza dei cittadini europei sostiene l'intervento pubblico attivo mirante a garantire norme sociali ed economiche eque per tutti [92]. Quasi il 90% della popolazione dichiara che la lotta contro la disoccupazione, la povertà e l'emarginazione sociale debbano rientrare fra le azioni politiche prioritarie dell'Ue. Inoltre, la metà di questo gruppo ritiene che le politiche e gli sforzi attuali non raggiungano l'obiettivo dell'equità.

[92] Eurobarometro - maggio 2002.

I risultati del sondaggio per il gruppo di età compresa tra 15e 24 anni evidenzia che la domanda in termini di politica sociale non dovrebbe diminuire nel corso dei prossimi decenni [93]. Nel loro contributo alla convenzione, i giovani hanno ritenuto che la più alta priorità debba essere accordata alla lotta contro la disoccupazione, l'emarginazione sociale e la povertà.

[93] Eurobarometro - luglio 2002.

4.2. Revisione intermedia dell'agenda per la politica sociale

Tuttavia, nel quadro dell'orientamento politico generale definito nella strategia di Lisbona, dovrebbero essere elaborate azioni di rafforzamento nel settore dell'occupazione e degli affari sociali. In altri termini, dovrebbe essere garantito un grado massimo di interazione positiva tra la politica economica, la politica sociale e la politica dell'occupazione. Per questo la politica sociale svolge un ruolo determinante come fattore di produzione nella formulazione delle politiche, e per questo anche la revisione intermedia dell'agenda per la politica sociale, che avrà luogo nel 2003, esaminerà in particolare i costi generati dall'assenza di politiche sociali di qualità.

Nel marzo 2003 la Commissione organizzerà una conferenza per consentire a tutti i soggetti attivi ed agli stakeholder, tra cui il Parlamento europeo, gli Stati membri, il Comitato economico e sociale, il Comitato delle regioni, le parti sociali, le ONG, gli enti locali e regionali, le organizzazioni internazionali e gli esperti scientifici, di contribuire alla valutazione dell'attuazione dell'agenda fino ad oggi e di discutere delle priorità da fissare per il periodo restante [94]. La revisione intermedia propriamente detta verrà adottata dalla Commissione nel maggio 2003 e successivamente presentata al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale ed al Comitato delle regioni.

[94] Fino alla fine del 2005.

Di conseguenza, uno dei punti di partenza del dibattito sui costi di una politica non sociale che si terrà in seno alla conferenza di revisione intermedia verterà sul fatto che il mercato del lavoro non riguarda merci e fattori di produzione astratti, ma persone e relazioni sociali, e che pertanto esso deve contenere una dimensione intrinseca capace di motivare le persone a fornire buone prestazioni [95]. La partnership ed il dialogo sociale svolgono un ruolo essenziale a tale riguardo, riducendo l'incertezza dei soggetti riguardo al comportamento degli altri. In questo senso essi contribuiscono così al capitale sociale [96].

[95] Un fattore indispensabile anche per la promozione della qualità nel lavoro.

[96] Il capitale sociale si riferisce al ruolo delle risorse "immateriali" come le istituzioni e le relazioni sociali, nonché al ruolo della buona gestione (che implica l'aumento della partecipazione) e della coesione sociale.

Il capitale sociale plasma le relazioni e le strutture sociali tra i gruppi e rafforza il potenziale di sviluppo del capitale umano in un ambiente dinamico.

Il capitale sociale prende forma concreta nelle reti, nelle norme comuni e nella fiducia reciproca, permettendo ai soggetti ed alle istituzioni interessate di essere più efficaci nel conseguimento degli obiettivi comuni. Come componente del capitale sociale, il dialogo sociale contribuisce a far sì che un numero possibilmente alto di lavoratori prenda parte allo sviluppo delle competenze ed al guadagno di produttività.

La partnership sociale è essenziale per ridefinire il binomio flessibilità-sicurezza, anche tramite la modernizzazione dell'organizzazione del lavoro. In un'economia sempre più fondata sulla conoscenza, la partnership sociale diventa uno strumento collettivo per l'innovazione. In fondo sono i lavoratori a possedere le competenze, non i posti di lavoro.

Tuttavia, affinché la a partnership sociale possa contribuire al dinamismo ed all'innovazione, le azioni collettive, in particolare quelle dei lavoratori dipendenti, non devono restare ancorate al passato.

Benché non applicato universalmente, questo concetto caratterizza già oggi molti accordi stretti in collaborazione con le parti sociali. Nella maggior parte degli Stati membri, le politiche di concertazione bipartite (e tripartite) a livello interprofessionale prevedono una regolamentazione del mercato del lavoro volta a promuovere la crescita dell'occupazione e la competitività [97].

[97] I patti per l'occupazione e la competitività conclusi in molti paesi confermano questa tendenza.

La proposta di organizzare un vertice sociale tripartito dovrebbe facilitare l'adozione da parte delle parti sociali a livello europeo di un simile approccio, rivolto al futuro. Il programma di lavoro pluriennale per un dialogo sociale autonomo costituisce un esempio attuale di tale approccio globale, adottato dalle parti sociali europee allo scopo di concentrarsi su obiettivi di cui beneficiano sia i datori di lavoro che i lavoratori.

Questo approccio parte dal presupposto che la relazione tra i risultati economici e le prestazioni sociali è tale che un rafforzamento delle prime non genera necessariamente una diminuzione delle seconde.

Inoltre la protezione sociale può essere benefica o nociva in termini di risultati economici, alla stessa stregua in cui la mancanza di una politica sociale può avere ripercussioni economiche positive o negative. L'ammodernamento della politica sociale si basa in particolare sull'idea secondo la quale la politica sociale dovrebbe essere considerata - se del caso - un investimento volto a favorire l'efficacia del mercato piuttosto che a correggere le inefficienze. Infatti, benché la protezione sociale non abbia per obiettivo principale il miglioramento della crescita economica, essa può svolgere un ruolo decisamente positivo per l'economia.

L'approccio della Commissione, presentato nella comunicazione del giugno 2002 sulle valutazioni d'impatto, contribuirà a definire meglio i vantaggi ed i costi di una politica (non) sociale, creando una nuova cultura che dovrebbe riflettere pienamente le conseguenze economiche, ambientali e sociali delle nuove legislazioni e le principali iniziative politiche.

4.3. Principali iniziative per il 2003

Nel 2003, una serie di importanti iniziative saranno lanciate dalla Commissione [98].

[98] Cfr. anche il programma legislativo e di lavoro della Commissione per il 2003 (COM(2002) 590), che presenta la politica per l'occupazione e la politica sociale nel quadro delle priorità strategiche della Commissione.

* Revisione intermedia dell'agenda per la politica sociale;

- Sul fronte dell'occupazione, le iniziative chiave riguarderanno:

* Comunicazione relativa all'impostazione da adottare per la revisione della strategia europea per l'occupazione;

* Proposta di decisione del Consiglio relativa agli orientamenti per le politiche dell'occupazione degli Stati membri nel 2003;

* Proposta di raccomandazione del Consiglio sull'attuazione delle politiche per l'occupazione degli Stati membri nel 2003;

* Relazione della Commissione sull'età di uscita dal mercato del lavoro;

* Comunicazione relativa all'interazione tra la politica in materia di immigrazione, la politica per l'occupazione e la politica sociale nell'Ue;

* Revisione intermedia del FSE nel contesto della revisione dei fondi strutturali;

* Comunicazione della Commissione agli Stati membri che modifica le linee direttive per l'iniziativa comunitaria EQUAL, relativa alla cooperazione transnazionale per la promozione di nuove pratiche di lotta contro tutte le forme di discriminazione e diseguaglianza relative al mercato del lavoro;

-Riguardo ai cambiamenti dell'ambiente di lavoro:

* Seguito alla consultazione delle parti sociali sull'elaborazione dei dati personali e la protezione della vita privata nel contesto professionale;

* Consultazione delle parti sociali riguardo all'opportunità di modificare la direttiva 94/45/CE riguardante l'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie, tenendo conto del nuovo programma di lavoro delle parti sociali, in particolare per quanto riguarda la ristrutturazione;

* Comunicazione della Commissione relativa alla revisione della direttiva 96/71/CE relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi;

* Comunicazione della Commissione relativa alla revisione della direttiva 93/104/CE concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro;

* Direttiva della Commissione contenente un secondo elenco di valori limite indicativi per l'esposizione professionale in applicazione della direttiva 98/24/CE del Consiglio sulla protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori contro i rischi derivanti da agenti chimici durante il lavoro

* Comunicazione della Commissione riguardante la corretta attuazione della legislazione in materia di salute e di sicurezza (direttiva 89/391 nonché 6 altre);

- Riguardo all'inserimento sociale e alla lotta contro la discriminazione:

* Progetto di relazione congiunta sull'inserimento sociale 2003;

* Comunicazione della Commissione riguardante il seguito dell'anno europeo delle persone disabili 2003;

* Comunicazione della Commissione riguardante una valutazione dei progressi compiuti dall'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia, comprendente proposte di modifica del regolamento CE 1035/97 che istituisce tale organismo;

* Comunicazione della Commissione al Consiglio riguardante la convenzione dell'ONU sui diritti fondamentali delle persone disabili;

* Prima relazione europea sulla parità e la discriminazione.

- Riguardo alla protezione sociale:

* Comunicazione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale ed al Comitato delle regioni relativa alle prossime tappe della cooperazione politica nel settore dell'assistenza sanitaria e a lungo termine;

* il miglioramento della cooperazione comunitaria mirante a promuovere gli incentivi nei sistemi di protezione sociale (rendere conveniente lavorare);

* Comunicazione relativa all'introduzione di una tessera europea d'assicurazione malattia;

* Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CEE) n° 1408/71 del Consiglio relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità, e del regolamento (CEE) n° 574/72 del Consiglio che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CEE) nº 1408/71;

* Misure volte a migliorare la mobilità dei diritti di pensione professionale (seconda fase di consultazione delle parti sociali);

-Riguardo alle pari opportunità:

* Rifusione delle direttive relative alle pari opportunità;

* Relazione sulle pari opportunità nell'Ue;

* Relazione sul mainstreaming di genere;

* Programma di lavoro sulla parità tra le donne e gli uomini;

* Integrazione del mainstreaming di genere nei fondi strutturali;

- Riguardo all'allargamento:

* Proseguimento della preparazione all'allargamento;

* Firma di memorandum comuni sull'inserimento sociale;

* Relazione sui progressi dei documenti di valutazione congiunta (DVC);

* Lancio di un'iniziativa in collaborazione con le ONG per sviluppare la società civile nei paesi candidati.