Relazione della Commissione al Consiglio - Una nuova Banca euromediterranea /* SEC/2002/0218 def. */
Relazione della Commissione al Consiglio Una nuova Banca euromediterranea Sintesi Il Consiglio europeo di Laeken del 14-15 dicembre 2001 ha invitato la Commissione a valutare la possibilità di creare una Banca euromediterranea per lo sviluppo. A questo stadio, la Commissione è giunta alle seguenti conclusioni: (1) A fronte della forte crescita demografica e delle notevoli esigenze di sviluppo della regione, la deludente performance economica dei nostri partner mediterranei nel corso dell'ultimo decennio e il recente peggioramento della situazione dal settembre 2001 costituiscono una sfida per i paesi partner e per l'UE e impongono una risposta urgente. (2) Per dare nuovo impulso al suo sviluppo, la regione ha soprattutto bisogno di orientarsi verso un'economia trainata da un forte settore privato. In termini di finanziamento dello sviluppo la regione ha bisogno sia di un massiccio afflusso di capitali sia di favorire flussi aggiuntivi a favore dello sviluppo del settore privato, in particolare le PMI. Ciò può avvenire solo a condizione che nei paesi partner venga creato un adeguato quadro giuridico e istituzionale e venga favorito il diffondersi della cultura d'impresa. (3) La partecipazione è il caposaldo di ogni politica dello sviluppo di ampio respiro e il partenariato è l'elemento chiave del processo di Barcellona. I paesi partner del Mediterraneo dovrebbero pertanto divenire partner a pieno titolo e membri di ogni nuovo assetto istituzionale inteso a promuovere lo sviluppo della regione. (4) Data l'importanza politica ed economica che i paesi partner del Mediterraneo rivestono per l'Unione europea e considerato il ruolo preponderante che l'Unione ricopre nell'assistenza pubblica allo sviluppo della regione, essenziale è il carattere europeo di ogni nuovo assetto istituzionale che venga dato ai finanziamenti per lo sviluppo o di ogni suo potenziamento. La Comunità europea, gli Stati membri e la BEI dovrebbero insieme conservare il controllo di tale assetto istituzionale. (5) Gli strumenti finanziari direttamente destinati allo sviluppo del settore privato e del settore finanziario nazionale possono essere stanziati da un fondo o da un'istituzione bancaria. Un fondo dipenderebbe esclusivamente dai contributi provenienti dal bilancio dei donatori e non eserciterebbe alcun effetto di leva sui capitali raccolti. Inoltre renderebbe difficile garantire la partecipazione dei paesi partner. Un'istituzione bancaria creerebbe un notevole effetto di leva sui capitali raccolti, consentirebbe la partecipazione dei paesi partner e fornirebbe una gamma ampia e flessibile di strumenti, compresi i prestiti e le partecipazioni azionarie. (6) Si propone quindi di creare un'istituzione bancaria, quale filiale della Banca europea per gli investimenti, che rileverebbe e svilupperebbe le attività attualmente svolte dalla BEI nella regione. Compiti principali dell'istituzione sarebbero promuovere lo sviluppo del settore privato e contribuire al finanziamento delle infrastrutture, soprattutto nei settori in corso di liberalizzazione. La Banca svilupperebbe le sue attività a partire dagli strumenti di credito comunitari e rileverebbe il portafoglio crediti della BEI nei paesi partner del Mediterraneo. (7) È previsto che il maggiore contributo alla costituzione dell'istituzione venga dato da azionisti europei: gli Stati membri, la Comunità europea e la BEI. La scelta finale dovrà essere fatta a seguito di un dialogo con i paesi partner. Tuttavia a questo stadio, considerando i meriti rispettivi di ogni opzione, una filiale a partecipazione maggioritaria della BEI costituirebbe il modo più semplice e rapido di potenziare il sostegno finanziario dell'Unione europea a favore di precise esigenze di finanziamento. (8) La presente relazione, pur fornendo alcune indicazioni, rinvia ad ulteriore esame una serie di aspetti della nuova istituzione: l'esatta dotazione di capitale, la ripartizione delle quote tra i membri fondatori, l'eventuale copertura geografica delle operazioni, il futuro della garanzia prestata dal bilancio comunitario sui prestiti concessi nella regione, il metodo per garantire la partecipazione dei paesi partner sia alla costituzione che alla gestione della nuova istituzione e i meccanismi di coordinamento che garantiscano che l'istituzione sia completamente integrata nel processo di Barcellona. (8) 1. Introduzione 2. L'attuale quadro delle relazioni economiche euromediterranee 2.1. Antefatti 2.2. Il partenariato economico e finanziario: valutazioni e prospettive 3. Il sostegno finanziario dell'UE alla regione 3.1 L'assistenza MEDA 3.2. Finanziamenti della BEI 3.3. Importo complessivo degli aiuti finanziari 4. Contesto per il potenziamento dello sviluppo economico dei paesi partner del Mediterraneo 5. Potenziare il sostegno dell'UE alla regione 5.1. Caratteristiche principali 5.2. Opzioni 5.3 Caratteristiche della filiale BEI 1. Introduzione Il partenariato euromediterraneo, lanciato dall'Unione europea e dai suoi 12 partner mediterranei con la Conferenza di Barcellona del 1995, è nato dalla consapevolezza che la zona meridionale ed orientale del bacino del Mediterraneo costituiscono un'area di importanza strategica vitale. Il "processo di Barcellona" si propone di creare un'area comune euromediterranea di pace e di stabilità, di prosperità comune e di partenariato sociale, culturale e umano. Da alora, la ricerca della pace, della stabilità e della prosperità comune ha assunto un'importanza ancora maggiore. I fatti dell'11 settembre 2001 hanno messo in luce la vulnerabilità delle economie dei nostri partner mediterranei. Allo stesso tempo, il processo di allargamento procede a rapidi passi, evidenziando la necessità di mantenere un giusto equilibrio nelle relazioni esterne dell'Unione. È quindi giunto il momento di riflettere su come far tesoro dei successi del passato facendo ulteriormente avanzare il partenariato, in linea con la comunicazione della Commissione in preparazione della prossima riunione dei ministri degli esteri euromediterranei a Valencia (22-23 aprile) [1]. In risposta all'invito rivolto dal Consiglio europeo di Laeken alla Commissione e al Consiglio di valutare l'opportunità di costituire una banca euromediterranea per lo sviluppo, la presente relazione esamina la creazione di una Banca euromediterranea (BEM) e le relative implicazioni pratiche. Il compito principale dell'istituzione, che dovrebbe assumersi e migliorare il lavoro già svolto nella regione dalla BEI, sarebbe quello di promuovere lo sviluppo di economie di mercato basate sul settore privato e di contribuire al finanziamento delle infrastrutture nei settori in via di liberalizzazione. La BEM si baserebbe sugli attuali strumenti comunitari di prestito, in quanto rileverebbe il portafoglio prestiti della BEI nei paesi partner del Mediterraneo. Concederebbe prestiti e fornirebbe capitali, contribuendo cosi promuovere lo sviluppo del settore privato nei paesi partner. [1] SEC(2002)159 def. del 13 febbraio 2002. Nello spirito del processo di Barcellona, la nuova istituzione bancaria avrebbe un carattere al contempo europeo e mediterraneo: i membri e gli azionisti sarebbero i paesi partner del Mediterraneo e l'Unione europea (gli Stati membri, la Comunità europea, la BEI). Essa avrebbe però una struttura aperta in modo da poter ampliare, se opportuno, l'azionariato. 2. L'attuale quadro delle relazioni economiche euromediterranee 2.1 Antefatti Il partenariato economico e finanziario è uno dei tre pilastri del processo di Barcellona, ed ha come principale obiettivo la creazione di un'area di prosperità comune. Con la dichiarazione di Barcellona i partner si sono posti i seguenti obiettivi di lungo periodo: - accelerare il ritmo di uno sviluppo socio-economico duraturo; - migliorare le condizioni di vita delle rispettive popolazioni, aumentando il livello dell'occupazione e riducendo il divario di sviluppo nella regione euromediterranea; - promuovere la cooperazione regionale e l'integrazione. Per realizzare questi obiettivi, i partner hanno convenuto di basare il partenariato sui seguenti elementi: - la creazione progressiva di un'area di libero scambio; - l'attuazione di una adeguata cooperazione economica e di azioni comuni nei settori pertinenti; - un consistente potenziamento dell'assistenza finanziaria dell'Unione europea a favore dei suoi partner. 2.2 Il partenariato economico e finanziario: valutazioni e prospettive A più di sei anni dal varo del processo di Barcellona sono stati fatti progressi importanti in settori chiave; in altri però i risultati non sono stati all'altezza delle aspettative. Il divario di sviluppo tra l'Unione e i partner mediterranei si è ridotto. Si sono registrati progressi nella stipulazione degli accordi di associazione, sebbene il processo di ratifica sia stato troppo lento. Ciononostante, la creazione di un'area euromediterranea di libero scambio è ormai un processo irreversibile. Inoltre, l'iniziativa di Agadir (per la creazione di un'area di libero scambio tra Marocco, Tunisia, Egitto e Giordania, con la possibilità per altri paesi di aderirvi in seguito) garantisce che il libero scambio tra i partner mediterranei diventerà una realtà, assicurando il complemento necessario della liberalizzazione degli scambi tra l'Unione e i paesi partner del Mediterraneo. La questione fondamentale per i nostri partner nel processo di Barcellona è come conseguire un elevato livello di crescita economica senza compromettere l'equilibrio interno ed esterno, creando allo stesso tempo occupazione e tutelando l'ambiente. La creazione di occupazione deve essere la priorità numero uno, non solo al fine di ridurre l'attuale elevato livello di disoccupazione, ma anche perché si stima che nel prossimo decennio 45 milioni di persone si affacceranno sul mercato del lavoro. Questa enorme sfida impone la liberalizzazione degli scambi, la libera circolazione dei capitali, ivi compreso l'incremento del volume degli investimenti esteri diretti, la riforma del settore finanziario, la riforma fiscale e di bilancio, la riforma del mercato del lavoro, la modernizzazione del sistema di sicurezza sociale, l'eliminazione degli ostacoli burocratici, la riforma istituzionale, legislativa e regolamentare. Bisogna inoltre ricercare il giusto equilibrio tra l'aumento dell'attività economica derivante dalla liberalizzazione degli scambi commerciali e l'esigenza di tutela dell'ambiente in un'area considerata come estremamente fragile dal punto di vista ambientale. È in questi settori che, nel quadro di MEDA II, la Commissione, di concerto con i paesi partner, sta sviluppando iniziative importanti per assistere i paesi nel prepararsi all'attuazione degli accordi di associazione. Le riunioni periodiche a livello di ministri, funzionari ed esperti sono divenute ormai parte integrante del processo di Barcellona. Nell'ambito di queste riunioni sono state proposte raccomandazioni e scambiate informazioni e migliori pratiche. Per quanto riguarda il partenariato finanziario ed economico, un dialogo economico regolare è stato istituito sia a livello regionale che bilaterale. Una prima riunione a livello di alti funzionari nel quadro del dialogo economico regionale rafforzato si è tenuta nel novembre dello scorso anno. La Banca mondiale e il FMI sono stati associati alle riunioni, in particolare quelle dedicate al dialogo a livello regionale. Le istituzioni finanziarie internazionali sono molto favorevoli agli accordi di associazione ai quali riconoscono una funzione catalizzatrice delle riforme. Vi è un regolare coordinamento con le istituzioni finanziarie internazionali, sia a livello di alti funzionari che di responsabili dei progetti, il che ha consentito alla Commissione di assicurarsi un elevato grado di coordinamento con altri attori chiave. Anche la Banca europea degli investimenti è stata associata a tale processo. La rete FEMISE è un altro elemento chiave del partenariato economico e finanziario. Conta più di 95 membri, per la maggior parte istituti di ricerca economica, in 27 paesi partner del processo di Barcellona. Obiettivo principale della rete FEMISE è promuovere la ricerca economica sui temi prioritari del partenariato euromediterraneo. La rete FEMISE si è rivelata una rete unica e preziosa, che presenta un alto grado di complementarità con il lavoro compiuto a livello di ministri e di funzionari. Essa fornisce inoltre un importante contributo al potenziamento della capacità di ricerca economica dei partner del Mediterraneo. Nella prospettiva dell'entrata in vigore di nuovi accordi di associazione, un numero crescente di partner dovrà affrontare la doppia sfida di liberalizzare gli scambi con l'Europa, come previsto dagli accordi di associazione, e preparare l'economia nazionale alla liberalizzazione. Il partenariato economico e finanziario di Barcellona mira a sostenere questo processo, fornendo ai paesi partner le competenze e le risorse necessarie, oltre a mettere a loro disposizione una piattaforma di dialogo, integrandone quindi gli sforzi. Il programma MEDA, benché possa essere utilizzato per affrontare una vasta gamma di problemi, rimane innanzitutto uno strumento comunitario a sostegno del settore pubblico, destinato solo indirettamente allo sviluppo del settore privato. Al contempo, il sostegno della BEI ai paesi partner si è concentrato soprattutto sulle infrastrutture di cui questi paesi hanno urgente bisogno. Sembrerebbe quindi che un approccio più attivo al sostegno allo sviluppo del settore privato possa costituire un'utile integrazione, soprattutto in un momento in cui un numero crescente di settori sará direttamente esposto alla concorrenza europea. Per questo motivo la Commissione ha proposto, in preparazione della riunione dei ministri degli esteri euromediterranei che si terrà a Valencia il 22 e il 23 aprile prossimo, di integrare la decisione sulla BEM nel Piano d'azione di Valencia [2]. [2] Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo volta a preparare la riunione dei ministri degli esteri euromediterranei di Valencia, 22-23 aprile, 2002; SEC(2002), 159 def. 3. Il sostegno finanziario dell'UE alla regione 3.1. L'assistenza MEDA Il programma MEDA [3] affronta in maniera complementare le relazioni sia bilaterali che regionali nel quadro del partenariato euromediterraneo: [3] Regolamento (CE) n. 1488/96 del Consiglio, del 23 luglio 1996, GU L 189, 30.07.1996, pag. 7, modificato dal regolamento (CE) n. 2698/2000 del Consiglio, del 27 novembre 2000, GU L 311 del 12.12.2000, pag. 1. - a livello bilaterale, la priorità viene data ai progetti indicati nei Programmi indicativi nazionali (PIN) che riguardano 8 paesi: Algeria, Egitto, Giordania, Libano, Marocco, Siria, Tunisia e Turchia; - a livello regionale l'obiettivo è quello di sostenere i progetti e le attività regionali realizzati in collaborazione da vari partner mediterranei. I 12 partner mediterranei possono tutti beneficiare dei finanziamenti ai sensi del programma indicativo regionale MEDA. Uno dei compiti fondamentali del programma MEDA è aiutare i paesi partner a prepararsi all'attuazione degli accordi di associazione euromediterranei. Esso rappresenta il principale strumento finanziario a sostegno delle riforme economiche e strutturali nei paesi beneficiari. Tra il 1995 e il 1999, per le sovvenzioni è stata impegnata una cifra pari a più di 4,4 miliardi di EUR. Il programma MEDA II (2000-2006) dispone di una dotazione complessiva di 5,35 miliardi di EUR. La tabella all'allegato 1 riassume gli impegni del periodo 1995-2001. Ingenti sono stati gli importi impegnati nel quadro di MEDA a favore dello sviluppo del settore privato, pari a 709 milioni di EUR ovvero circa il 18% del totale del sostegno MEDA bilaterale nel periodo 1995-2001 (cfr. allegato 2). La cifra comprende gli aiuti a favore di progetti in ambiti quali: lo sviluppo del settore finanziario, le piccole e medie imprese, le privatizzazioni e le questioni commerciali. Inoltre, MEDA contribuisce indirettamente a migliorare il funzionamento del settore privato, non solo contribuendo, a livello bilaterale, al miglioramento del quadro regolamentare e giuridico, ma sostenendo anche varie iniziative a livello regionale. Tra queste ultime si contano ad esempio il programma Euro-Med Mercato (9,9 milioni di EUR) e il programma Euro-Med ITQ (per l'innovazione, la tecnologia e la qualità nelle imprese - 15 milioni di EUR). Tali programmi mirano ad instaurare le condizioni necessarie a consentire agli operatori dei paesi partner di beneficiare appieno dei vantaggi offerti dalla zona di libero scambio euromediterranea [4]. [4] Preparazione della zona di libero scambio euromediterranea: elementi per la cooperazione industriale regionale 2002-2006; SEC(2002), 130 def. 3.2. Finanziamenti della BEI Con un volume medio annuo di prestiti pari a circa 1 miliardo di EUR, negli ultimi cinque anni la BEI è diventata un protagonista di primo piano nella regione, dove ora detiene un portafoglio di operazioni pari a circa 9 miliardi di EUR. Il primo mandato di prestito Euro-Med che prevedeva prestiti per un importo fino a 2,3 miliardi di EUR è stato interamente impegnato dalla Banca nel periodo 1997-1999. Nel quadro del nuovo mandato di prestito Euro-Med (II), la BEI potrà - beneficiando di una garanzia comunitaria - concedere prestiti fino a 6,4 miliardi di EUR nel periodo 2000-2006. Oltre al mandato, nel settembre 2001 la Banca ha dato vita a uno strumento per il partenariato mediterraneo, con una dotazione di 1 miliardo di EUR, a proprio rischio (privo cioè di garanzia comunitaria) per grandi progetti transnazionali nel settore dei trasporti, dell'energia e della tutela dell'ambiente (scadenza 2004). Nel 2001, il volume dei prestiti della BEI nei paesi partner del Mediterraneo è cresciuto portandosi a 1,5 miliardi di EUR, rispetto a 1,2 miliardi di EUR del 2000. Nel complesso, nonostante gli sforzi per sviluppare l'attività di prestito a lungo termine e le operazioni in capitali di rischio in collaborazione con il settore bancario e finanziario locale, il grosso degli impegni della Banca (circa il 70%) è ancora destinato ai progetti infrastrutturali. In numerosi settori esistono già interazioni tra la BEI e MEDA. I prestiti con ripartizione dei rischi, destinati allo sviluppo del settore privato, sono finanziati nell'ambito del programma MEDA e gestiti dalla BEI. Un nuovo strumento per operazioni con capitali di rischio con una dotazione di 100 milioni di EUR è stato creato nel 2001 nel quadro del programma MEDA e verrà gestito dalla BEI. Per specifici progetti nel settore della tutela ambientale, la BEI può concedere prestiti a tasso agevolato finanziati dal bilancio MEDA. La qualità dei progetti selezionati dalla Banca è un elemento essenziale per consentirle di mantenere condizioni di prestito sostenibili e competitive quali quelle che concede attualmente. Tuttavia, mentre altre istituzioni, quali la BERS e la Banca mondiale, devono rispettare un rapporto operazioni/fondi propri pari a 1:1, per preservare la loro posizione finanziaria e il rating AAA, la BEI, grazie alla garanzia prestata dal bilancio comunitario sui prestiti approvati dal Consiglio, può intervenire nei paesi terzi con lo stesso rapporto operazioni/fondi propri con cui opera nell'Unione europea, ossia 2,5:1, senza con ciò compromettere la sua posizione finanziaria. Finora ciò ha consentito alla BEI di applicare tassi di interesse inferiori rispetto a quelli praticati da altre banche multilaterali di sviluppo. Per operazioni per le quali non è possibile avvalersi dei prestiti garantiti dalla Comunità, la politica seguita dalla BEI è di ricercare garanzie commerciali a condizioni di mercato. 3.3. Importo complessivo degli aiuti finanziari Nel 2000, la Banca mondiale ha impegnato un totale di 2,5 miliardi di EUR a favore dei paesi partner del Mediterraneo, di cui 1,9 miliardi di EUR a favore della Turchia. Per i paesi del Maghreb e del Mashreq la Banca mondiale ha impegnato 605,6 milioni di EUR contro i 638,6 milioni di EUR della BEI. Il grosso degli impegni della Banca africana per lo sviluppo sono stati destinati ai paesi del Maghreb (291,2 milioni di EUR), con un finanziamento aggiuntivo di 41,6 milioni di EUR a favore dell'Egitto. Gli impegni complessivi dell'UE, compreso il sostegno finanziario bilaterale da parte degli Stati membri, ammontavano a 3,3 miliardi di EUR, ciò che fa dell'UE il principale fornitore di assistenza finanziaria a favore dei paesi partner del Mediterraneo (cfr. allegato 3). 4. Contesto per il potenziamento dello sviluppo economico dei paesi partner del Mediterraneo Risultati economici migliorati ma crescita insufficiente Il bilancio economico della regione negli ultimi anni presenta luci e ombre. La maggior parte dei paesi partner ha compiuto progressi sul fronte della stabilizzazione economica. Di conseguenza, indicatori chiave quali l'inflazione, il deficit pubblico, il disavanzo delle partite correnti, hanno fatto registrare un andamento molto favorevole, pur non mancando le eccezioni. Tuttavia negli ultimi anni, nonostante il rapido incremento della domanda internazionale, la crescita è stata deludente, mantenendosi a livelli inferiori rispetto ai livelli raggiunti da paesi che hanno attuato e sostenuto programmi di riforma strutturale, favorendo l'integrazione della loro economia con quella mondiale. Ciò è dovuto all'atteggiamento esitante di molti partner di fronte alle riforme economiche e sociali di cui si avverte l'urgente bisogno. Uno dei fattori determinanti dell'insoddisfacente bilancio della regione in termini di crescita è costituito dal lento progresso nell'aprirsi al commercio e agli investimenti. Il rallentamento attualmente in atto dell'economia mondiale e l'impatto degli avvenimenti dell'11 settembre fanno presagire che in un numero crescente di paesi si assisterà ad un deterioramento degli indicatori economici chiave. La crescita media annua del PIL nel periodo 1990-2000 è stata pari al 2% nel Maghreb [5] e al 3,6% nel Mashreq [6]. Si calcola tuttavia che, per poter assorbire la crescente forza lavoro, il tasso di crescita annuo per tutti i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa [7] dovrebbe essere pari almeno al 7%. [5] Compresa Libia e Mauritania. [6] Compreso Israele. [7] Queste stime non includono Israele e la Turchia. Nel complesso l'attuale livello di crescita è nettamente insufficiente a garantire lo sviluppo duraturo e la riduzione della povertà, con il rischio che l'equilibrio socio-economico venga ad essere compromesso. Nel Maghreb, nel corso dell'ultimo decennio, la crescita reale è stata persino leggermente inferiore all'incremento demografico, fatto questo che ha determinato una lieve diminuzione del PIL pro capite. Nello stesso periodo la disoccupazione è andata aumentando e tocca ora livelli molto elevati, prossimi al 19% nel Maghreb e al 17% nel Mashreq. La forza lavoro cresce ora ad un tasso del 3% annuo nel Maghreb, e ogni anno l'Egitto deve creare posti di lavoro per più di mezzo milione di giovani. Il ruolo degli investimenti e dei finanziamenti, e le esigenze di investimento Gli investimenti sono di importanza cruciale per sostenere i paesi del Mediterraneo nei loro sforzi miranti a conseguire livelli di crescita tali da garantire uno sviluppo duraturo. Vanno moltiplicate le fonti nazionali ed estere d'investimento; gli aiuti pubblici esterni possono sostenere gli sforzi di riforma intesi a promuovere il processo di adeguamento strutturale. Si tratta di riforme e di adeguamenti di importanza cruciale per attrarre gli investimenti privati e promuovere lo sviluppo del settore privato. Sono necessari servizi infrastrutturali ben funzionanti per sostenere le imprese, per favorire una rapida crescita interna trainata dal settore privato e per mettere in contatto gli operatori privati nazionali con possibili partner commerciali nel resto del mondo. Un'intermediazione finanziaria efficiente è essenziale per accrescere il tasso di risparmio e per consentire ai sistemi finanziari di svolgere un ruolo catalizzatore dello sviluppo economico, ivi compreso convogliare le risorse verso gli usi più produttivi. Un settore bancario e finanziario nazionale forte ed esteso è cruciale a questo riguardo. Alcune delle esigenze di investimento della regione sono tipiche dei paesi a basso/medio reddito. La maggior parte dei paesi soffre di carenze sia quantitative che qualitative di infrastrutture fisiche a livello nazionale e regionale. La maggior parte dei paesi della regione si collocano al di sotto della media dei paesi a medio reddito in termini di unità di elettricità prodotta, di chilometri di strade asfaltate, di linee telefoniche, di disponibilità di acqua potabile, ecc. Molti presentano gravi carenze in settori infrastrutturali chiave e i servizi esistenti risultano sempre più sovraccarichi a causa del rapido incremento demografico e dell'aumento della domanda (soprattutto da parte delle imprese private). Mancano anche le infrastrutture regionali. I conflitti regionali, le divisioni e l'incertezza hanno impedito la realizzazione di progetti regionali efficienti nel settore dell'energia, dei trasporti e della gestione delle acque. La qualità e l'estensione delle infrastrutture esistenti sono insufficienti per ridurre i costi di transazione a livelli compatibili con la concorrenza internazionale. Il settore privato deve diventare il motore della crescita dei paesi del Mediterraneo. Un vincolo che grava sullo sviluppo del settore è il numero limitato di fonti di finanziamento e di investimento offerte dal settore finanziario nazionale. La vasta partecipazione pubblica nei settori finanziario ed economico è una della cause maggiori del basso livello di sviluppo del settore bancario. I settori bancari locali mancano di efficienza e di competitività. In numerosi paesi ampi strati della popolazione non hanno affatto accesso ai servizi bancari. In assenza di un mercato dei capitali sufficientemente sviluppato, le fonti di finanziamento a lungo termine sono inadeguate per promuovere lo sviluppo del settore privato e i prestiti sono in genere a breve termine e connessi all'attività commerciale. Se le grandi società riescono in genere ad ottenere finanziamenti dalle banche facendo valere i risultati della loro attività, mancano al contrario altre forme di finanziamento, quali azioni o obbligazioni. La debolezza dei sistemi giuridico e giudiziario (ivi compresa la tutela dei diritti di garanzia) scoraggia il prestito bancario alle piccole imprese e ai clienti che non hanno mai contratto prestiti. In alcuni paesi sono stati introdotti programmi di microfinanza che però risultano insufficienti per soddisfare la potenziale richiesta. Gli investimenti esteri diretti (IED) forniscono un importante stimolo agli investimenti e alla crescita; le privatizzazioni sono lo strumento chiave per attrarli. Secondo la Banca mondiale, alla fine degli anni '90 gli introiti derivanti dalle privatizzazioni sono notevolmente aumentati nella regione, grazie ad importanti operazioni in Marocco, Egitto e Tunisia che hanno determinato un aumento dei flussi di IED dato l'alto livello della partecipazione estera in quelle operazioni. Gli introiti derivanti dalle privatizzazioni sono tuttavia rimasti modesti in rapporto alle dimensioni della regione, mantenendosi in media al di sotto dei 4 miliardi di EUR all'anno (all'incirca l'1% del PIL) nei paesi del Maghreb e del Mashreq. Inoltre, basso rimane il livello degli IED non connessi alle privatizzazioni. Le indagini compiute presso le imprese rivelano che molti investitori privati sono scoraggiati dalla debolezza delle istituzioni statali, in particolare il sistema giuridico, e dall'inefficienza delle procedure amministrative. Date le notevoli dimensioni che il settore pubblico assume nella maggior parte dei paesi della regione, le privatizzazioni rimangono un'importante fonte potenziale di finanziamento del deficit pubblico e di apporto di valuta forte e sono pertanto essenziali per promuovere e sostenere lo sviluppo del settore privato. Stime del volume degli investimenti necessari Sono state fatte varie stime dei costi della sostituzione dei vecchi sistemi infrastrutturali e degli investimenti supplementari necessari per rendere le infrastrutture esistenti concorrenziali sul piano internazionale. Si tratta di stime che, pur variando in funzione delle ipotesi relative alla copertura, ai tassi di crescita e ai bisogni di ciascun paese, sono tuttavia dello stesso ordine di grandezza, all'incirca 200-300 miliardi di USD nel corso del prossimo decennio per i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa (la cosiddetta regione MENA [8]). [8] Essa comprende: Algeria, Bahrein, Gibuti, Egitto, Iran, Iraq, Giordania, Kuwait, Libano, Libia, Malta, Marocco, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Siria, Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Cisgiordania e Gaza, Yemen. È inoltre possibile compiere una stima degli investimenti necessari a portare il tasso di crescita nella regione al 7% annuo, che equivale al tasso di crescita che si ritiene necessario per assorbire l'aumento della forza lavoro e per stabilizzare la disoccupazione ai livelli attuali. Il calcolo si basa sul cosiddetto ICOR (Incremental Capital Output Ratio), che misura l'efficienza degli investimenti mettendo in rapporto il tasso di investimento e il tasso di crescita. È possibile calcolare le esigenze d'investimento basandosi sulle stime dell'ICOR di 5 paesi (Algeria, Egitto, Giordania, Tunisia e Marocco), fornite dalla Banca mondiale, e sulla stima del divario nominale tra prodotto effettivo e potenziale dovuto ad una crescita inferiore al 7% nel 2000 e nel 2001. Il calcolo evidenzia un deficit annuo di investimenti pari a 40-50 miliardi di USD in questi cinque paesi, se ci si basa sui recenti tassi di crescita. Va tuttavia rilevato che nei paesi del Mediterraneo l'ICOR è relativamente alto, sintomo dell'inefficienza delle decisioni di investimento, e che questa analisi statica non tiene conto dei miglioramenti di efficienza e di produttività attesi in futuro. Un miglioramento delle politiche economiche e dell'efficienza degli investimenti, in particolare di quelli pubblici, ridurrebbero notevolmente l'entità degli importi citati, entità che sembra riflettere non tanto di bisogni quantitativi quanto piuttosto le attuali inefficienze. Gran parte degli investimenti necessari continueranno ad essere circoscritti al settore pubblico, ma una quota crescente dovrà provenire dal settore privato sia estero che nazionale. La regione non ha saputo trarre vantaggio dal boom dei flussi internazionali di capitale privato verificatosi nel corso dell'ultimo decennio (i flussi di IED non connessi alle privatizzazioni sono relativamente ridotti), ma sono proprio questi flussi che in futuro dovranno costituire una fonte importante di finanziamento degli investimenti. Tuttavia, non ci si può limitare solo all'aspetto quantitativo degli investimenti; le stime risentiranno infatti anche della qualità e dell'efficienza degli investimenti, elementi questi di notevole importanza. L'aumento degli investimenti deve andare di pari passo con riforme strutturali miranti a migliorare l'allocazione delle risorse e ad accrescere la capacità di assorbimento e lo sviluppo del settore privato. Cosa fare per aumentare i finanziamenti e gli investimenti nell'area del Mediterraneo- Uno dei principali ostacoli all'aumento dei flussi di capitali è la percezione assai negativa del rischio paese, e specialmente dalla componente rappresentata dai rischi politici, a seguito dei conflitti in corso, delle tensioni e anche dell'instabilità interna. A causa dei rischi politici le agenzie internazionali di rating attribuiscono a questi paesi un rating molto basso, o non ne attribuiscono affatto, ciò che rende più difficile e costoso il loro accesso ai mercati finanziari internazionali. Tuttavia, nonostante l'impatto dei rischi politici e di sicurezza sugli investimenti, la comunità internazionale e i paesi beneficiari possono fare molto per aumentare il livello degli investimenti, migliorando il profilo di rischio della regione e la sua capacità di attrarre investimenti. Come sottolineato nei documenti di strategia nazionale del 2002-2006, a livello più generale bisogna creare un clima migliore per gli investimenti. È vitale l'esigenza di un clima favorevole al risparmio e agli investimenti, ivi compresi un sano contesto macroeconomico, istituzioni finanziarie, giuridiche e amministrative affidabili, e una gestione efficace delle risorse pubbliche che consenta di mobilitare le risorse finanziarie sia nazionali che estere. Per instaurare un clima più favorevole all'attività economica i governi devono eliminare o ridurre gli ostacoli e semplificare le procedure. Tuttavia le riforme non possono limitarsi alla legislazione ma devono estendersi anche all'amministrazione. L'organizzazione di un dialogo mirato tra i governi, il settore privato (nazionale e estero) e i donatori potrebbe avere un ruolo importante a questo riguardo. Un clima favorevole agli investimenti consente agli imprenditori e ai mercati di sviluppare e di sfruttare le opportunità di crescita e di creazione di occupazione. L'esperienza dimostra che la concorrenza, sia essa nazionale che estera (tramite la liberalizzazione degli scambi commerciali) stimola le imprese a migliorare la loro performance e favorisce l'aumento degli investimenti. La creazione di banche private è ugualmente di vitale importanza. Le banche private spinte dalla ricerca del profitto sono maggiormente idonee a trovare buoni clientie a concedere prestiti a progetti che hanno alte probabilità di successo. Inoltre, è importante migliorare l'accesso delle PMI ai servizi di finanziamento e d'impresa (fondi di venture capital, partnership e programmi di microcredito). È anche necessario il sostegno tecnico in termini di competenze manageriali e altri servizi di assistenza alle imprese, ivi compreso l'accesso alle informazioni. La liberalizzazione degli IED finalizzata ad attrarre importanti flussi di capitali dovrebbe essere una componente chiave delle politiche economiche dei paesi della regione. Gli IED contribuiscono al finanziamento dello sviluppo a lungo termine e sono particolarmente importanti per le potenzialità che offrono in termini di trasferimento delle conoscenze, delle competenze, delle tecnologia, di creazione di occupazione, di incremento della produttività generale e di promozione della competitività e dello spirito imprenditoriale. Di cruciale importanza in questo senso è un clima favorevole agli investimenti caratterizzato da trasparenza, stabilità, affidabilità e fondato su sane politiche macroeconomiche e su istituzioni integre. Nel complesso, se da una parte la pace è essenziale per ridurre l'alto rischio paese, dall'altra è necessario migliorare sostanzialmente le politiche economiche nazionali così che possano contribuire più concretamente a creare condizioni favorevoli alla crescita e agli investimenti, che devono essere trainati dal settore privato, compreso lo sviluppo di un settore finanziario locale concorrenziale. Data la scarsa competitività generale del settore finanziario nella maggior parte dei paesi della regione e le loro notevoli esigenze di investimento, si può ragionevolmente prevedere che la richiesta di servizi concorrenziali di finanziamento dei progetti eccederà di molto l'offerta locale. 5. Potenziare il sostegno dell'UE alla regione 5.1. Caratteristiche principali Il senso di un'istituzione euromediterranea di sostegno finanziario e le varie possibili opzioni sono stati esaminati alla luce dell'analisi, svolta ai punti precedenti, delle esigenze di sviluppo della regione. Si è giunti alla conclusione che: - i./ data l'importanza politica ed economica che i paesi partner del Mediterraneo rivestono per l'Unione europea e il ruolo preponderante dell'Unione nell'assistenza pubblica allo sviluppo della regione, essenziale è il carattere europeo di ogni nuovo assetto istituzionale che venga dato al finanziamento a favore dello sviluppo o di ogni suo potenziamento; - ii./ la partecipazione è il caposaldo di ogni politica di sviluppo economico di successo e il partenariato è l'elemento chiave del processo di Barcellona. I paesi partner del Mediterraneo dovrebbero pertanto divenire partner a pieno titolo e membri di ogni nuovo assetto istituzionale inteso a promuovere lo sviluppo della regione; - iii./ tenuto conto della forte crescita demografica e dei notevoli bisogni di sviluppo della regione, i deludenti risultati economici dei paesi partner costituiscono una sfida per l'UE e impongono risposte urgenti; - iv./ viste le notevoli esigenze di crescita, i maggiori bisogni di finanziamento dello sviluppo della regione potrebbero essere soddisfatti sia tramite l'afflusso massiccio di capitali sia stimolando l'afflusso di ulteriori capitali a favore dello sviluppo del settore privato, in particolare le PMI, e verso le infrastrutture, specialmente nei settori in via di liberalizzazione. Ciò può avvenire solo a condizione che nei paesi partner venga creato un adeguato quadro giuridico e istituzionale e venga favorito il diffondersi della cultura d'impresa; - v./ nuove strutture e istituzioni devono basarsi sul notevole impegno già profuso e sui progressi già compiuti e devono pertanto essere complementari alle strutture esistenti; - vi. / la zona di libero scambio di prossima costituzione imporrà un'ampia ristrutturazione del settore privato, nonché nuovi investimenti perché i paesi siano in grado di rispettare le norme UE in materia di standard dei prodotti e di norme ambientali; - vii./ la valutazione dei meriti delle varie opzioni non dovrà basarsi esclusivamente su criteri economici ma dovrà altresì includere criteri di ordine politico. 5.2. Opzioni Sono state esaminate numerose opzioni tra cui: i./ Uno strumento o un fondo. A./ Uno strumento della BEI La prima possibile opzione è uno strumento di prestito della BEI per la regione. A questo scopo l'attuale dotazione di 6,4 miliardi di EUR di cui la BEI dispone per prestiti nella regione per il periodo 2000-2006 potrebbe essere aumentata o rinnovata in anticipo rispetto al previsto. L'opzione è di facile attuazione e presenta ridotti costi operativi. Se tuttavia l'assunto di partenza è il mantenimento della garanzia a carico del bilancio comunitario, l'opzione comporta importanti implicazioni a livello di bilancio. Ogni tranche addizionale di prestiti di 1 miliardo di EUR richiederebbe una copertura del Fondo di garanzia della Comunità di 58,5 milioni di EUR. Al momento le norme di disciplina del meccanismo del Fondo di garanzia della Comunità consentono uno spazio di manovra ben limitato, e andrebbero pertanto riviste. Inoltre lo strumento di prestito della BEI non sarebbe in grado di soddisfare una serie di esigenze di sviluppo del settore privato che sono state individuate, in particolare i bisogni di finanziamento tramite la partecipazione al capitale. L'auspicato spostamento dell'attività sul settore privato diverrebbe quindi più difficile. L'opzione non soddisfa inoltre l'esigenza di una maggiore partecipazione da parte dei paesi partner del Mediterraneo. In considerazione di questi vincoli, e per quanto l'opzione continui a costituire il modo più facile per potenziare strumenti esistenti, non si ritiene che soddisfi appieno i bisogni individuati e non verrà quindi esaminata oltre in questa fase. B./ Un fondo Una radicale riallocazione o revisione degli strumenti di bilancio finalizzata in particolare a creare un fondo rotativo per gli investimenti nel settore privato. Un fondo: - potrebbe essere rapidamente operativo; - potrebbe combinare diverse "finestre" quali partecipazione al capitale o assistenza tecnica. Tuttavia un fondo: - non sarebbe in grado di raccogliere risorse aggiuntive sui mercati finanziari e quindi non consentirebbe alcun effetto di leva diretto sui capitali raccolti; di conseguenza questa opzione genererebbe minori flussi di finanziamento per la regione; - sarebbe relativamente meno efficace e più costoso in termini di risorse di bilancio; esiste un precedente di questo tipo di strumento nei paesi ACP, nel quadro dello "strumento di Cotonou": un fondo rotativo con una dotazione di 2,2 miliardi di EUR dal bilancio FES; un fondo di consistenti dimensioni nel Mediterraneo (da un minimo 500 milioni ad un massimo di 1 miliardo di EUR) sarebbe pertanto uno strumento molto costoso per i bilanci dei donatori; per quanto riguarda il bilancio comunitario, le prospettive finanziare in vigore fino al 2006 non concedono alcun significativo margine di manovra; - sarebbe completamente dipendente dal sostegno tramite i bilanci dei donatori. I paesi partner non sarebbero tenuti a contribuire al fondo. Tale strumento non soddisferebbe quindi il principio della partecipazione dei paesi partner alle operazioni; - il finanziamento dei bisogni di sviluppo del settore privato nei paesi partner richiederebbe un'intera gamma di prodotti finanziari, in particolare prestiti che un fondo non sarebbe in grado di concedere. Inoltre, questa soluzione non consentirebbe la necessaria visibilità politica. Pertanto, l'opzione di un fondo finanziato con risorse di bilancio è stata accantonata in questa fase. ii./ Una banca. Un'istituzione bancaria consentirebbe un'ampia adesione e partecipazione dei paesi partner, un notevole effetto di leva sui capitali raccolti, e metterebbe a disposizione un'intera gamma di prodotti finanziari necessari per lo sviluppo del settore privato nei paesi partner, ivi compresi quei prodotti appositamente pensati per le situazioni post-conflitto. Una Banca euromediterranea (BEM) dovrebbe concentrarsi su quei settori che hanno finora ostacolato lo sviluppo dei paesi partner del Mediterraneo e mettere a disposizione strumenti che finora sono stati sottoutilizzati o non utilizzati affatto. Compito principale della Banca sarebbe quello di promuovere lo sviluppo del settore privato, di intermediari finanziari validi e competitivi in grado di incanalare i finanziamenti verso le PMI locali, e di progetti in grado di attrarre investimenti stranieri. Il sostegno ai progetti infrastrutturali dovrebbe privilegiare settori in corso di liberalizzazione e infrastrutture a dimensione transregionale. La BEM concederebbe prestiti e sottoscriverebbe partecipazioni azionarie sia direttamente sia, qualora possibile, attraverso intermediari finanziari locali e regionali. Consentirebbe in questo modo di sostenere lo sviluppo di banche private locali solide e competitive unendo le sue risorse in valuta forte a quelle locali. L'importanza prioritaria attribuita allo sviluppo del settore privato impone che la nuova filiale possieda un'appropriata cultura d'impresa. Potrebbe essere esaminata la creazione di uno strumento di copertura dei rischi come meccanismo complementare finalizzato a potenziare l'effetto di leva sui nuovi investimenti, nonché lo sviluppo di strumenti post-conflitto. Una "finestra" di assistenza tecnica connessa ai progetti potrebbe integrare gli investimenti della Banca. La BEM dovrebbe attenersi a pratiche bancarie sane. Al fine di fornire finanziamenti aggiuntivi piuttosto che assorbire quelli destinati ad altri settori, i tassi d'interesse dovrebbero essere progressivamente adeguati in modo da riflettere a pieno il costo del capitale, compresa la componente di rischio associata allo sviluppo delle attività private nei paesi partner. I finanziamenti agevolati verrebbero concessi solo per determinati settori, ad esempio per i progetti di tutela ambientale, per i quali i prestiti BEI già beneficiano di tassi d'interesse agevolati finanziati dal bilancio comunitario, come complemento al finanziamento di prestiti ad iniziative ben specifiche quali l'assistenza tecnica o le commissioni basate sui risultati finalizzate a favorire il finanziamento delle PMI tramite il sistema bancario locale. La BEM mirerebbe a massimizzare l'effetto di leva dei suoi interventi e quindi a perseguire attivamente politiche di cofinanziamento. Una volta fissato il principio della creazione di una banca regionale per lo sviluppo, varie sono le opzioni possibili, ognuna delle quali presenta vantaggi e svantaggi che meritano un attento esame. A./ Una banca di sviluppo regionale di nuova istituzione Un'istituzione finanziaria interamente nuova è un'opzione interessante dal punto di vista della visibilità e del pieno coinvolgimento dei paesi partner del Mediterraneo. Elevati ne sarebbero però i costi e ci vorrebbe del tempo, prevedibilmente circa due anni, perché possa essere istituita e divenire operativa. Sarebbe inoltre necessario adottare disposizioni che precisino in che modo la nuova Banca possa valersi delle pratiche e degli strumenti già in vigore. Elevati sarebbero i rischi di una duplicazione dell'attività di prestito attualmente svolta dalla BEI nel Mediterraneo. Tenuto conto di questi inconvenienti l'opzione non è stata ulteriormente esaminata. A./ Una filiale della BEI a/ Una filiale a partecipazione maggioritaria della BEI La costituzione di una nuova banca nell'ambito del gruppo BEI consentirebbe di realizzare importanti sinergie e economie di scala con conseguente riduzione dei costi operativi della nuova istituzione. Detenendone la maggioranza del capitale, la BEI potrebbe integrare la nuova istituzione nel proprio bilancio. Una serie di funzioni, quali la gestione del personale, la contabilità, la gestione degli impegni, e la consulenza legale potrebbero essere assunte dalla BEI nel quadro delle sue attività principali nell'Unione europea. Almeno nei primi anni la nuova filiale potrebbe quindi concentrarsi sulla gestione delle operazioni. Dato che questa opzione consente bassi costi operativi, la filiale potrebbe continuare a concedere prestiti a tassi di interesse molto concorrenziali. Tenuto conto dei vantaggi offerti dalla creazione di una banca, si propone di esaminare più a fondo questa opzione, considerando altresì l'importante attività di prestito che la BEI già svolge nella regione e incorporando questa importante risorsa. b/ Una filiale a partecipazione minoritaria della BEI La creazione di una filiale a partecipazione minoritaria della BEI costituisce un'opzione intermedia tra la creazione di una banca nuova e l'istituzione di una filiale a partecipazione maggioritaria. Questa opzione presenta alcuni dei vantaggi dell'istituzione di una filiale della BEI a partecipazione maggioritaria. La BEI potrebbe trasferire alla nuova filiale una parte del suo know-how, e la nuova istituzione potrebbe beneficiare del sostegno della BEI per alcune delle funzioni di gestione. Il minor grado di integrazione all'interno del gruppo BEI, rispetto ad una filiale a partecipazione maggioritaria, consentirebbe maggiore flessibilità e, nei limiti del compito che verrà affidato alla nuova istituzione, faciliterebbe la diversificazione dei suoi compiti verso interventi più distanti dalle sue attività di base. Significative sono tuttavia le differenze rispetto all'opzione della partecipazione maggioritaria. La nuova banca non sarebbe compresa nel bilancio consolidato della BEI e sarebbe molto meno integrata nell'ambito del gruppo BEI. I requisiti patrimoniali potrebbero essere diversi da quelli richiesti per una filiale a partecipazione maggioritaria, soprattutto nel caso in cui il rapporto operazioni/fondi propri dovesse essere fissato ad un livello diverso. Minori economie di scala si tradurrebbero in maggiori costi operativi - rispetto all'opzione della partecipazione maggioritaria - riflettendosi sui tassi di interessi applicati ai prestiti della nuova istituzione che dovrebbero essere fissati ad un livello superiore rispetto a quanto avverrebbe nel caso di una filiale integrata. 5.3 Caratteristiche della filiale BEI Una filiale BEI, sia essa a partecipazione minoritaria o maggioritaria, consentirebbe la piena adesione dei paesi partner. Avrebbe il compito descritto al punto 5.2.ii. Il portafoglio prestiti attualmente gestito dalla BEI nella regione, che beneficia della garanzia comunitaria, verrebbe trasferito alla nuova istituzione, assieme ad impegni di pari importo. Sul lato delle entrate, la nuova banca beneficerebbe quindi dalle entrate nette generate dagli attuali prestiti della BEI nei paesi del Mediterraneo, il che ridurrebbe i costi netti di avvio, rispetto a quanto avverrebbe nel caso della creazione di un'istituzione autonoma. Gli attuali strumenti diversi dai prestiti, come ad esempio i fondi propri o i quasi fondi propri, attualmente gestiti dalla BEI e finanziati nel quadro del programma MEDA, potrebbero ugualmente essere trasferiti alla nuova istituzione. Incorporando gli strumenti esistenti non solo si eviterebbero le duplicazioni, ma si darebbe vita in maniera rapida e efficiente ad una nuova istituzione. La BEM verrebbe dotata di sufficienti capitali in modo da garantirne l'affidabilità finanziaria e da consentirle di contrarre prestiti alle migliori condizioni. Al momento, i prestiti della BEI per progetti nell'area beneficiano di una garanzia d'insieme a carico del bilancio comunitario che copre il 65% dell'importo totale. Sebbene le attività di prestito attualmente in essere nel bacino del Mediterraneo continueranno a beneficiare della garanzia offerta dal bilancio comunitario, nondimeno il futuro della garanzia a carico del bilancio comunitario su detti prestiti e le implicazioni che tale garanzia ha sul bilancio comunitario e sui livelli complessivi dei prestiti nell'area meritano un ulteriore esame. Il rapporto operazioni/fondi propri della BEM dovrebbe riflettere il rischio associato alle sue attività. Basandosi sull'esperienza più recente - la creazione della BERS - il capitale necessario per i primi quattro anni di attività dell'istituzione (2003-2006) dovrebbe ammontare ad una cifra compresa tra i 7 e i 12 miliardi di EUR. Al fine di garantire un elevato effetto di leva dei finanziamenti e di limitare i costi a carico del bilancio della creazione di una nuova istituzione, la quota interamente versata del capitale della BEM dovrebbe essere pari al 20% o al 30% (livelli indicativi). Le restanti risorse verrebbero raccolte contraendo prestiti sul mercato. Il capitale iniziale della BEM verrebbe progressivamente aumentato in linea con l'esposizione effettiva. Al fine di assicurare il carattere europeo della BEM è previsto che gli azionisti europei - gli Stati membri, la Comunità europea e la BEI - sottoscrivano insieme la maggioranza del capitale. La sottoscrizione da parte dei paesi partner del Mediterraneo di una quota significativa del capitale della BEM è essenziale al fine di assicurarne la piena partecipazione al processo decisionale. Gli Stati membri dell'UE e i paesi partner del Mediterraneo costituiranno il nucleo iniziale degli azionisti. In una fase successiva la BEM potrebbe, se ritenuto necessario dai membri fondatori, prevedere di estendere la partecipazione ad azionisti esterni, a condizione che condividano gli obiettivi politici dell'Unione nella regione. La BEM avrebbe un consiglio dei governatori a livello ministeriale e un consiglio di amministrazione non residente. Il consiglio dei governatori sarebbe il garante della coerenza dell'azione dell'istituzione con le politiche messe in atto nel quadro del processo di Barcellona. Un'adeguata scelta del personale dovrebbe riflettere la composizione della BEM, promuovere una cultura bancaria e finanziaria comune e rafforzare il senso di partecipazione. Le possibili fonti di finanziamento della BEM rifletterebbero la composizione del suo azionariato: le quote di capitale dovranno essere garantite dai bilanci rispettivi degli Stati membri dell'UE, della CE e dei paesi partner. La partecipazione della BEI verrebbe finanziata con le risorse proprie dell'istituzione. Supponendo che la quota comunitaria sia compresa tra il 5% e il 10% del capitale della BEM, l'impatto potenziale sul bilancio comunitario della prima sottoscrizione di capitale nel quadro delle attuali prospettive finanziarie è stimato tra i 70 e i 360 milioni di EUR (livelli indicativi) [9], il cui finanziamento deve ancora essere assicurato. È probabile che un'ulteriore sottoscrizione di capitale si renda necessaria dopo il 2006 nel quadro delle nuove prospettive finanziarie al fine di sopperire ai bisogni di crescita e di garantire una migliore rapporto operazioni/fondi propri. Nel periodo iniziale sarà necessario commissionare alcuni studi tecnici il cui costo è stimato in 500 000 EUR. [9] Opzione di minima: 7 miliardi di EUR di capitale x 5% quota comunitaria x 20% capitale versato = 70 milioni di EUR. 6. Conclusioni 1. La scelta finale dovrà essere fatta a seguito di un dialogo con i paesi partner. In questa fase, tuttavia, e considerando i rispettivi punti forti di ogni opzione, una filiale della BEI sembrerebbe costituire il modo più semplice e più rapido per potenziare il sostegno finanziario dell'Unione europea a favore di precise esigenze di finanziamento. La BEM rileverebbe le attività che la BEI detiene attualmente nella regione, evitando quindi duplicazioni degli strumenti e delle istituzioni dell'UE. Consentirebbe la piena partecipazione dei paesi partner. Grazie ad importanti economie di scala all'interno del gruppo BEI, una filiale a partecipazione maggioritaria consentirebbe di ridurre al massimo i costi operativi e rappresenta quindi l'opzione più efficiente in termini di costi. Si conclude pertanto che la migliore risposta ai bisogni individuati è la creazione della BEM come filiale a partecipazione maggioritaria della BEI. 2. Una volta concordati i principi di base della nuova istituzione finanziaria, la Commissione, in collaborazione con la BEI, gli Stati membri e i paesi partner, dovrebbe procedere ad analizzare le misure pratiche necessarie per la sua attuazione. ALLEGATO 1 >RIFERIMENTO A UN GRAFICO> ALLEGATO 2 >RIFERIMENTO A UN GRAFICO> ALLEGATO 3 >RIFERIMENTO A UN GRAFICO> ALLEGATO 4 >RIFERIMENTO A UN GRAFICO> ALLEGATO 5 >RIFERIMENTO A UN GRAFICO> ALLEGATO 6 >RIFERIMENTO A UN GRAFICO>